Sant'Anselmo
Sant'Anselmo si tratta di un filosofo di epoca medievale. Il Medioevo è un periodo in cui la logica del ragionamento è stata grandemente sviluppata, da lì prende le basi la logica moderna. L'altro aspetto importante è la dialettica tra il momento della fede e il momento della ragione: la filosofia dovrebbe essere territorio del ragionamento, ma non può non tenere da conto la religione.
C'è chi crea un accordo tra fede e ragione e chi sostiene invece che sia molto meglio la fede ingenua e i ragionamenti per migliorarla non facciano altro che rovinarla. Anselmo e Abelardo sono tra chi ricerca un accordo tra fede e ragione.
Anselmo da Aosta
Anselmo da Aosta vive dalla fine dell'11° e l'inizio del 12° secolo. La sua opera si intitola Proslogion e significa "ragionamento volto all'esterno". Cerca di convincere dell'esistenza di dio anche quelli che non sono cristiani cattolici. L'argomento di Anselmo è a priori, vuole cioè usare un ragionamento mentale che prescinda dall'esperienza.
Parte da una frase della Bibbia: lo stolto disse in cuor suo che dio non c'è.
L'argomentazione di Anselmo
L'argomentazione si muove in due passi:
- Dalle parole che pronunciamo alla mente. Introduce questa frase: Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore (id quo magis cogitare nequit). Chi sente pronunciare queste parole, le capisce. Quindi almeno nella sua mente c'è il concetto di mentale, ne ha un'idea nella mente.
- Dalla mente alla realtà. Non esiste solo nella mente ma anche nella realtà: Anselmo procede per assurdo. Supponiamo che dio esista solo nella mente, questa supposizione porta a un assurdo perché ciò che esiste sia nella realtà sia nella mente è maggiore di ciò che esiste solo nella mente.
Ipotesi: ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste solo nella mente (A). Adesso pensiamo a un qualcosa (B) che esiste sia nella mente sia nella realtà. B>A. A è ciò di cui non c'è il maggiore, e questa contraddizione è assurda, quindi sarà sia nella mente sia nella realtà.
Gaunilone
Gaunilone scrive il "Liber pro insipiente" come critica ad Anselmo in cui dice: non è che tutte le parole che si dicono formano un vero e proprio concetto nella mente (es quadrato rotondo), come quando dici "ciò di cui non si può pensare il maggiore", perché non si forma un vero e proprio concetto nella mente.
Il secondo passo dice che ciò di cui non si può pensare il maggiore è l'essere perfettissimo, altrimenti non sarebbe perfettissimo.
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