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Storia della filosofia

Libri

  • Dispensa da “Allnet”
  • Classico a scelta tra De anima di Aristotele, Fedone, Fedro, La repubblica di Platone, Ideologia tedesca di Marx, Meditazioni metafisiche ecc.
  • Testi sul transindividuale Morfino e Balibar

Introduzione

Concetto di anima (psiche) È un concetto che funziona nella pratica: il modo in cui esso funziona produce degli effetti reali. Per esempio, Michelle Foucault parlava di anima come prigione del corpo (critica alla espressione del corpo come prigione dell’anima di Platone) ➔ un determinato concetto di anima porta con sé determinati comportamenti. In realtà però quando noi parliamo di anima indichiamo una serie di funzioni: l’anima, come diceva Kant, serve a spiegare una serie di fenomeni.

Quali sono questi ultimi? Per esempio il percepire, i sensi: percepire è uno dei caratteri dell’anima ed è ciò che ci mette in relazione con la natura. Un’altra caratteristica dell’anima è il sentire, inteso come gli effetti della percezione sensoriale (piacere e dolore). Il sentire ci mette in contatto con il mondo ma in modo differente: ogni cosa acquista una colorazione verso il piacere o verso il dolore, non è neutro.

Altro elemento fondamentale è il desiderio: legato al movimento ➔ noi ci muoviamo a causa del nostro desiderio. Alla questione del desiderio sono legate tutte le passioni: gioia, amore, odio, gelosia ecc.

Altro elemento importante è l’immaginazione: è legata alla percezione, è la possibilità di costruire un mondo altro rispetto a quello percepito. Questo apre sulla ragione ➔ possibilità di stabilire strategie d’azione rispetto al mondo, immaginare e costruire un comportamento differente. Immaginare permette di smembrare le percezioni e di montarle in modo differente. Altro elemento legato all’anima storicamente è il sogno.

Altro elemento tra immaginare e sognare è la reverie: sorta di gioco libero della mente, un libero abbandonarsi al flusso delle immagini. Altra funzione è il ricordare: far riaffiorare delle percezioni del passato che hanno una verità, ovvero delle storie. Ricordare mi permette di costruire una storia (percezione ➔ natura, ciò che mi circonda; ricordare ➔ storia, ciò che mi è dietro).

Il pensare invece ci mette in contatto con la logica, ovvero la scienza che regola il pensare corretto. Infine il volere. Altro elemento riconducibile all’anima è il linguaggio: è una funzione dell’anima.

Rimangono una serie domande: l’anima è un’unità? L’anima è libera? L’anima è immortale? Queste tre domande hanno legate la questione dei destini dell’anima ➔ escatologia, discorso sui fini ultimi: qual è il nostro destino dopo la morte?

Le questioni di unità, libertà e immortalità sono strettamente unite, perché per costruire un discorso sui destini dell’anima, che significa scienza del castigo e del premio, è necessaria l’immortalità, libertà (se anima non è libera, non può essere punita) e unità (Locke, coscienza del giorno e della notte: se uno non è cosciente di aver compiuto un’azione, non può essere ritenuto responsabile di quest’ultima. Solo laddove noi siamo liberi siamo responsabili). Noi siamo la stessa persona fin dove possiamo tornare indietro e trovare dei ricordi.

Un’altra questione interessante è quella del carattere: è qualcosa di immutabile o si modifica nel tempo? Schopenhauer in "Il mondo come volontà e rappresentazione" sosteneva che il carattere è una sorta di scelta libera che la volontà fa prima del tempo ➔ tutto ciò che noi facciamo non è altro che il frutto della nostra scelta originaria. Il nostro carattere è immutabile e saranno le occasioni della vita a mostrare a noi stessi e agli altri chi siamo veramente.

Altra possibilità è che il carattere si costituisce nel tempo a seconda delle occasioni. Altra questione è se il carattere è determinato dal DNA o è determinato socialmente.

Ultimo elemento è se l’anima è individuale o transindividuale ➔ simile all’intersoggettività. Ma la tradizione della transindividualità sostiene che le relazioni tra gli individui come costituenti degli individui stessi. Nell’intersoggettività invece ci sono due sfere di interiorità messe in connessione da delle relazioni. Nella transindividualità il mondo costituisce l’individuo.

Concetti filosofici storici

Anima è in primo luogo principio della vita, poi della sensibilità e infine delle attività spirituali. I primi filosofi (naturalisti o presocratici) identificavano anima con archè ➔ in greco principio. Filosofia nasce come ricerca di principio. È significativo il fatto che i primi filosofi identificano il principio che regge l’anima con il principio che regge l’universo (per es. per Anassimene il principio è l’aria, per i pitagorici l’armonia ecc.).

Platone, in cui si trova la prima grande trattazione filosofica della tradizione occidentale, l’anima è ciò che si muove da sé. La vita è l’essenza del movimento. Con Aristotele nel "De anima" abbiamo la prima grande trattazione sistematica del concetto di anima (rimane attuale): anima è atto, è la forma del corpo. Anima sta al corpo così come l’atto della visione sta alla vista. Anima è atto della capacità propria di un corpo organico.

La domanda che viene posta quindi è in che misura questo atto è separabile dal corpo: c’è un elemento separabile o non è possibile separare anima e corpo? La risposta nei testi aristotelici è che la parte separabile dal corpo è il pensiero (ma non c’è una vera e propria risposta). Rimando ai destini dell’anima ➔ dove va a finire questa parte che sopravvive al corpo?

Per Averroè anima non è individuale ma collettiva, quindi ciò che sopravvive è ciò che si incarna nelle tradizioni, nei costumi ecc. Il "De anima" per molti secoli incarna l’intero progetto di una psicologia. Unica eccezione in questo percorso è costituita da Plotino ➔ indipendenza dal corpo, anima ha caratteri divini e per questo ha la possibilità di ritirarsi nella propria interiorità e di guardarsi dentro per cogliere la propria divinità come elemento di separazione.

Se in noi stessi pensiamo di trovare la verità, significa che vi sono due mondi separati: mondo sovrasensibile e sottosensibile. Platone taglia il reale in due: mondo che ci circonda, mondo sensibile, che non è vero, e il mondo della verità, dove tutto è immutabile ➔ mondo delle idee. Platone partorisce questa concezione pensando al problema del correlato oggettivo dell’universale. All’universale, per esempio, di cane corrisponde un’idea. La scienza ha come oggetto il mondo immutabile.

Da Plotino nasce una tradizione dell’interiorità: la troviamo in Agostino, dove l’interiorità è la via privilegiata verso Dio. La verità sta nell’uomo interiore, che in qualche modo si contrappone all’uomo esteriore dei sensi. Rispetto a Plotino qui abbiamo una differenza fondamentale: Agostino ha come quadro fondamentale oltre al Platonismo anche il messaggio cristiano. Quindi non è più il dio platonico della scienza immobile e immutabile. Divino per Agostino diventa messaggio d’amore. La confessione è il riconoscimento di questa realtà interiore.

La modernità e la concezione dell'anima

Nella modernità colui che trasforma questa tradizione dell’interiorità in una vera concezione del pensiero come spazio interiore è Cartesio: cogito ergo sum identifica una realtà sostanziale, ovvero il pensiero. Esso è sostanza divisa dal corpo. Anche in Platone corpo è separato dall’anima, ma corpo è inferiore. Per Cartesio il cogito ergo sum mi dà accesso immediato alla sostanza pensante.

Questo introduce una separazione fra pensiero ed estensione che in Aristotele è completamente assente. In Cartesio per la prima volta abbiamo la fondazione di un vero e proprio dualismo: sostanza pensante è libera e sostanza estesa agisce solo per leggi meccaniche. Nelle meditazioni metafisiche Cartesio usa per la prima volta il pronome personale “ego” ➔ io sono, io esisto. Pensa in prima persona la filosofia. Non si parlerà più di anima in senso astratto. Noi siamo una coscienza, uno spazio di interiorità radicalmente separato dal mondo meccanico. È l’ego che guarda l’universo secondo i caratteri geometrici che lo caratterizzano. Quindi carattere fondamentale della modernità è l’io cosciente, che sa cosa accade nella sua interiorità.

Con Locke c’è la messa in crisi del modello cartesiano ➔ mette in discussione il concetto di sostanza. Coscienza non è qualcosa che sta sotto e permane immutabile, però posso ammettere la coscienza nella misura in cui io riesco a tornare nel passato e ritrovare la coscienza delle cose che ho percepito ➔ si costituisce l’identità della coscienza, della persona.

Con Kant abbiamo un passaggio ulteriore: egli afferma la disgiunzione tra coscienza e anima. Siamo noi che attribuiamo sostanzialità alle cose quando vediamo qualcosa permanere, e quando vediamo qualcosa variare gli attribuiamo accidentalità. È la coscienza che attribuisce l’etichetta di sostanzialità delle cose, l’io pensante. Per Kant questo è un paralogismo: se io applico l’attributo di sostanza all’io dovrei essere in grado di vederlo dall’esterno, cosa impossibile. Anima non è dimostrabile perché necessita attributo di sostanza dell’io.

Platone e Aristotele

Platone e Aristotele come modello della concezione dell’anima nella grecità (per Aristotele fino alla modernità ➔ “De anima” trattazione di psicologia scientifica). Per Aristotele c’è anima già nelle piante e negli animali, ma di grado differente. La psicologia per lui è una parte della fisica ➔ scienza dei corpi organizzati. Cartesio invece oppone in modo radicale anima e corpo. Chiama la res cogitans ego ➔ anima è un io, è uno spazio di interiorità trasparente a sé stesso, è uno spazio di libertà pari alla libertà che possiede Dio. Anima si oppone al corpo: anima dentro e corpo è fuori.

Cosa mantiene in ordine la struttura del mondo? Per Platone le idee (iperuranio) e per Aristotele la forma. Con Cartesio nasce il termine idea intesa come contenuto mentale. E con lui si rompe l’idea aristotelica che l’anima. Abbiamo corpo in senso meccanicistico e anima come rappresentativa all’interno della mente la realtà fuori ➔ problema della comunicazione fra anima e corpo. Hobbes obietterà a Cartesio il cogito ergo sum ➔ pensare è una funzione del corpo, visione materialistica. Liebniz invece visione opposta: c’è solo anima.

Cartesio trova per primo uno spazio di interiorità e lo separa dal mondo esterno. Da qui inizia la modernità. Si sfalda il feudalesimo e nasce il capitalismo ➔ individuo libero. Locke fa un passo molto importante rispetto a Cartesio: dissocia radicalmente il concetto di anima dal concetto di sostanza ➔ anima non è una sostanza ma una coscienza. L’identità con Locke diventa un problema: una volta sottratta alla coscienza il concetto di sostanza, si pone il problema di come assegnarle un’identità. Cosa mi permette di dire che c’è qualcosa che permane in una stessa coscienza? Locke pone come soluzione la memoria: coscienza è identica a se stessa nel momento in cui può ripiegarsi sulla linea del tempo e ritrovare nel passato l’autocoscienza ➔ la coscienza di aver percepito. Identità personale non esiste se non esiste la coscienza.

Teorie moderne e Marx

Freud in introduzione alla psicoanalisi parla dei due grandi pregiudizi contro cui la psicoanalisi si troverà a combattere: la pulsione erotica e l’idea di coscienza ➔ psichico e cosciente non è un’idea che esiste da sempre. Quindi Locke fonda l’autocoscienza separandola dalla sostanza. Dice anche che la mente è percezione e riflessione ➔ possibilità di guardarsi all’interno.

Kant scrive “Critica della ragion pura” ➔ ragione che da se stessa pretende di fondare una serie di realtà: dio, anima e mondo. Stabilisce i limiti della coscienza umana. Oltre ciò la ragione non può fondarsi sull’esperienza e quindi brancola nel buio ➔ non abbiamo esperienza di Dio. Non abbiamo esperienza del mondo inteso come totalità. Non abbiamo esperienza dell’anima ➔ noi siamo un “io penso” cosciente di se stesso, che struttura il mondo. Essendo la sostanza una categoria dell’io non possiamo applicare all’io la categoria di sostanza ➔ bisognerebbe guardare l’io da lontano, bisognerebbe “essere Dio” ➔ punto limite della filosofia kantiana che diverrà punto di partenza della teoria hegeliana. Kant dice che non c’è sostanzialità nell’io.

Hegel dice che questo intelletto divino in realtà esiste ma non è un qualcosa che sta al di là, è qui e si chiama “spirito” ➔ è la storia collettiva di un popolo. L’io è un qualcosa che esiste sempre dentro una tradizione, una città, delle credenze ecc. Primo grande effetto di questa affermazione hegeliana ➔ gli ego non sono separati l’uno dall’altro ma esistono tutti come espressione di questo essere collettivo, noi nasciamo dentro un modo di pensare profondamente storico ➔ Hegel ci fa vedere per la prima volta che quando Cartesio dice “io penso” e quando Locke dice “io sono cosciente di me” lo dicono in una fase di storia del mondo, la quale mi permette di dire “io”, ma prima che noi raggiungessimo il livello della soggettività moderna questa interiorità non esisteva. Quindi la coscienza è un prodotto storico, non esiste da sé. Quindi è profondamente permeata da linguaggio che la esprime, dalla società in cui nasce ecc.

Nuovo passaggio: noi abbiamo bisogno dell’altro per definirci strutturalmente io. Io è l’effetto di una lotta storico-politico-sociale. Anima è lato materiale della coscienza, ha delle caratteristiche materiali specifiche. Marx condivide l’idea di coscienza come effetto storico, ma mentre Hegel pensa che la storia sia la storia dell’emergere della libertà della coscienza, Marx pensa che il motore della storia sia l’economia, intesa come i rapporti entro cui gli uomini producono la propria vita. I rapporti avvengono fra classi sociali. La società non è...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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