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Storia della danza e del mimo - Danza nel Medioevo

Appunti di Storia del teatro e della danza medievale relativi alle lezioni tenute dalla prof. Caterina Pagnini. Si affrontano i temi e le categorie principali della danza in ambito medievali e le sua funzioni sociali. Documento dotato di immagini. Tra gli argomenti trattati: danza, mimo.

Esame di Storia della danza e del mimo docente Prof. C. Pagnini

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ESTRATTO DOCUMENTO

una immagine da Le Roman de Fauvel del celebre miniaturista Geoffroy de Saint-Léger.

• miniatura nel “Codice d’Amore” di Ermengol de Béziers (XIII sec.) Madrid – Biblioteca del

• Monastero dell’Escorial.

Testi musicali

lo Chansonnier du Roi della Biblioteca Nazionale di Parigi

• il Codice italiano (MS Additional 29987 fols. 55v e segg.) nel British Museum

• il Llibre Vermell dell’Abbazia di Montserrat in Catalogna.

Alla luce di quanto detto finora, tentiamo di delineare un profilo dell’arte coreutica medievale.

Dalla variegata terminologia poc’anzi ricordata (carola, ronda, brando, ridda, tresca), arguiamo che

esistevano vari modi di danzare: in tondo; a fronte; a catena aperta.

Dal punto di vista ritmico, sappiamo ancora che le danze medievali si dividevano in:

danze vivaci e saltellate (proprie dei contadini e del popolo in generale con un più

• accentuato sviluppo pantomimico);

danze camminate o strisciate (proprie del ceto nobile e quindi cortigiane) nel cui ambito,

• sotto il profilo tecnico, individuiamo ancora due specie fondamentali per l’evoluzione

artistica:

danze “a carola” (in circolo, corali);

o danze “a coppia” (in fronte o in linea) tra cui si configura la danza di

o corteggiamento.

Su tali moduli nasce la danza (francese e italiana) del Medioevo della quale purtroppo non

conosciamo la coreografia che, dalle scarne descrizioni tramandate, doveva essere comunque assai

semplice. Tutto ciò che possiamo ricavare dalla sola terminologia ha un valore puramente

semantico, vale a dire che:

balade e ballata, stanno genericamente per ballare, ballo;

• rondeau, rotta, rondellus, rond, round stanno per danza in tondo;

• virelai (dal verbo virer) sta per “torcere”, quindi danza con torsione;

• carola, karol, querole, stanno per danza in cerchio;

ma, al di là di ciò, le parole nulla ci svelano sul numero dei passi, sulle movenze, su eventuali salti

ecc.

Altra cosa è invece il discorso sul piano musicale. La qualità ed il numero dei testi musicali in

nostro possesso ci consentono di ricostruire almeno quattro differenti tipologie coreutiche: danze

vocali; danze strumentali; danze sacre; danze macabre.

Le danze vocali sono le cosiddette “canzoni a ballo” e, in senso lato, anche le ballate. Esempi

classici di danze vocali sono: A l’entrada del tens clar, Souvent souspire, e Kalenda maya.

Il testo del primo di questi esempi parla di ciò che avviene all’ingresso della primavera allorché la

“regina d’aprile” indice un ballo aperto a tutte le belle fanciulle, ma dal quale debbono stare alla

larga in primis il re vecchio e geloso e, con lui, tutti gli altri mariti gelosi: Via, via, gelosi,

lasciateci, lasciateci danzare tra noi! ripete allegramente il ritornello tutto femminile.

Anche Kalenda maya può essere ricompresa tra le danze vocali. Il contenuto poetico non richiama

lieti eventi, bensì un amore infelice dell’autore, il trovatore Raimbaut de Vaqueiras, per donna

Beatrice, sorella del Marchese del Monferrato. Ma la razo che precede la composizione ci tramanda

il motivo occasionale di quest’opera che fu appunto composta sulla musica di una estampida

(ovvero di una danza) che due suonatori di viella, venuti da Parigi, eseguivano, con grande

successo, proprio alla corte dove lo stesso Raimbaut soggiornava triste e taciturno.

Le danze strumentali sono danze senza testo letterario, quindi musica strumentale vera e propria.

Nel citato De musica, Johannes de Grocheo parla di tre diversi tipi di danza medievale: Estampie,

Ductia e Nota.

L’Estampie rappresenta l’unico genere di danza di cui disponiamo di un vero e proprio corpus

musicale composto da 16 brani, provenienti da due differenti fonti di epoche diverse. Otto

composizioni, del secolo XIII, sono francesi e compaiono nello Chansonnier du Roi (vedi Fonti di

musica francese) e sono tutte chiamate Estampie, nome questo che è preceduto da una numerazione

e seguito da un’aggettivazione Real o Royal. Le altre otto risalgono al secolo XIV e sono inserite in

un codice italiano (fiorentino), acquisito dalla BL di Londra (vedi Fonti di musica italiana), con

l’intestazione Istanpitta e l’aggiunta di una titolatura più specifica: Ghaetta; Chominciamento di

Gioia; Isabella; Tre Fontane; Belicha; Parlamento; In Pro; Principio di Virtù.


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balconi

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in disciplina della arti, della musica e dello spettacolo
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher balconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della danza e del mimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Pagnini Caterina.

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