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La danza: storia, teoria ed estetica nel '900

Ampia fenomenologia di espressioni della danza nel tempo attuale che hanno un ruolo importante nelle culture: il corpo che danza sembra essere la risposta locale all'invasione del globale da parte di culture non facilmente omologabili che rivendicano il senso di appartenenza come condizione di dialogo tra le diverse entità, oggettivamente venute a contatto su uno stesso territorio. Ogni danza rappresenta una risposta a una precisa istanza culturale che intenda comunicarsi agli altri ed è specchio della società che la produce (il corpo che danza rivela se stesso e si presenta come corpo sociale). La danza è la presentazione di un corpo gestuale in movimento ritmico.

Il fascino della danza è dato dalla compresenza di due sistemi di comunicazione: biologico (materialità del corpo) e sociale (parola e significato). Ciò che parla fra i popoli sono le tecniche del corpo: un complesso sistema di azioni, comportamenti, gesti legati a funzioni universali (mangiare, dormire, fare l'amore, danzare); sono esigenze originarie a cui ogni cultura risponde con proprie tecniche.

L'esperienza della danza presenta molti punti di universalità, ma nella fenomenologia concreta è sempre socioculturalmente determinata (manifestazione del corpo singolo e collettivo); è l'evento dell'esposizione del corpo individuale e collettivo riconosciuto degno di interesse perché portatore del senso della condizione umana in una specifica società. Ogni cultura elabora una fisiognomica naturale con cui i membri della comunità condividono un sapere sul corpo: gesti e movimenti sono messi in relazione con passioni e stati d'animo, caratteri, categorie etiche; perciò è importante studiare le costanti.

Studi sulla danza

Il capostipite di tutti gli studi antropologici ed etnologici della danza è Curt Sachs (1881-1959); è possibile fare una distinzione tra danze armoniche/disarmoniche, imitative e non, solo/gruppo. La danza come linguaggio del corpo personale e sociale è stata storicamente usata dall'uomo nelle più diverse situazioni con funzioni particolari. Il corpo che si dona allo sguardo pubblico non lo fa mai in modo ingenuo o primitivo: è un corpo allenato, preparato a rendere efficace la sua presenza e dotato di una inevitabile artificialità.

Il performer (danzatore) quando va in scena manifesta una presenza qualitativamente diversa da quella riscontrabile in una persona comune. Sua caratteristica è il virtuosismo, inteso come uso di altre tecniche il cui scopo è segnare definitivamente la distanza dal quotidiano (trasformare il corpo per suscitare meraviglia). Mette in atto tecniche extra-quotidiane che si pongono a un livello pre-espressivo e sono collegate a tre principi fondamentali:

  • Consapevolezza: continua presenza del performer a se stesso
  • Amplificazione: dilatazione di un fenomeno biosociale
  • Spreco di energia: sforzi notevoli per mantenere un equilibrio di lusso

Altri principi includono:

  • Alterazione equilibrio: modificare nel corpo i rapporti di equilibrio e pesi al fine di creare precise tensioni muscolari
  • Ricerca dell'equivalenza: moto fisico-spirituale che spinge il performer ad allontanarsi dalla realtà del gesto quotidiano per elaborarne uno extra-quotidiano equivalente
  • Opposizioni: per compiere un'azione sulla scena l'attore parte dal suo opposto (rottura degli automatismi del quotidiano)
  • Artificialità: tecniche extra-quotidiane come potenzialità di trasgressione del quotidiano allo scopo di innescare un processo connotativo di natura simbolica che porti il corpo a un alto livello di significazione

La nascita della danza moderna

Estetica della danza tra '800 e '900

Il termine "coreico" è relativo alla danza, "coreuta" indica il danzatore e "coreografia" è la scrittura della danza. Il passaggio tra il 19° e il 20° secolo è un momento cruciale del tramonto di una certa rappresentazione del corpo e nascita di una nuova antropologia; le forme aristocratiche del balletto accademico non sono più sentite universali perché non sono più in grado di rispondere alle esigenze di una corporeità che si sta progressivamente liberando del passato.

La danza vive solo nel qui e ora (attuarsi fisico); nel '900 l'apporto dei danzatori è assolutamente originale, ogni forma di lessico e tecnica è azzerata per permettere un ritorno autentico sulla scena del corpo unico e irripetibile del creatore.

Il balletto

Il linguaggio coreografico che più rappresenta la cultura della danza occidentale è il balletto classico: sistema di segni, tecnica e metodologia di allineamento del corpo venuti elaborando in quattro secoli come grammatica del corpo aristocratico e poi borghese. A questo è associata un'estetica del corpo soprattutto femminile: la donna del balletto accademico è una creatura fragile, passiva, soggetta a un universo maschile indifferenziato (corpo etereo, sempre in equilibrio precario sulle punte, leggero, espressivo). Il corpo femminile del balletto è lo schermo di un pensiero ambivalente sul femminino romantico (paura della donna fatale e condiscendenza paternalistica verso un oggetto di culto incapace di reggersi autonomamente sulle proprie gambe). La danza classica è espressione di una certa ideologia del corpo elaborata dall'immaginario maschile aristocratico e altoborghese dell'800 (donna irreale, eterea, irraggiungibile, impossibile oggetto di desiderio).

L'estetica applicata di Francois Delsarte

Francois Delsarte nasce e opera in piena epoca romantica: ideologia che esalta la figura del cantante attore ballerino facendoli eroi. L'artista è egli stesso opera d'arte, capace di diventare potenza divina che incanta e trasforma. Delsarte è un pioniere teorico della riscoperta del corpo espressivo; ritiene il gesto e la mimica superiori alla voce/parola, si dedica all'osservazione della realtà quotidiana e arriva alla scoperta fondamentale della sua estetica applicata: legge di corrispondenza tra lo status interiore e manifestazione esteriore (il grado di intensità emotiva e vitalità si esprimono con precise posture del corpo).

Parte da una prospettiva platonica: corpo dell'attore fatto a somiglianza divina e contemporaneamente involucro pesante da plasmare togliendo l'eccesso/superfluo per raggiungere l'essenza, ovvero l'arte come strumento di mediazione tra divino e umano. Voce, gesto e parola: emanazioni del corpo che concorrono contemporaneamente all'espressione artistica del performer. Il gesto è agente diretto dell'anima, dal gesto nasce la danza, dalla voce la musica, dalla parola la poesia; tuttavia, ogni arte è riflesso delle stesse leggi universali.

Disprezza la concezione "l'art pour l'art", essa è portatrice del Bene, Vero, Bello. Il gesto ha stretta connessione con la dimensione interiore dell'uomo: la verità della persona è raggiunta e comunicata solo quando un sentimento si correla biunivocamente con un segno, tuttavia non tutti i gesti sono frutto di una disposizione sincera (solo il nucleo originario della gestualità è raggiungibile con la rivelazione divina).

Delsarte cerca di coniugare i termini ragione e sensibilità, metodo delle tre fasi:

  • L'attore stabilisce ogni particolare del proprio spirito gestuale attraverso una minuziosa analisi del gesto
  • Ripetizione del testo fino a piena autonomia e meccanicità dei movimenti
  • Immedesimazione (possibili anche gesti involontari)

Quanto più il performer apprende con un lavoro di costante ripetizione tanto più la progressiva immedesimazione lascia spazio ai movimenti inconsci e spontanei. Aspetto più interessante: topografia del corpo. Corpo diviso in tre parti (testa/spirito, tronco/qualità animiche, arti/componenti vitali). Da questa concezione è possibile costruire la partitura di un dato personaggio. La natura interiore del gesto è definita da rapporto tra diverse componenti organiche, dal ritmo, parola, direzione del gesto e rapporto con spazio, ovvero visione olistica del corpo (psiche e fisico coesistono come ogni parte dell'architettura anatomica).

Lo statunitense Steele McKaye, suo allievo, torna in patria col bagaglio naturale dell'estetica applicata, da cui inventa il Delsarte System, proposto come tecnica educativa per tutti finalizzata al raggiungimento di una scioltezza armonica dei movimenti (ginnastica armonica per equilibrio interiore).

Dal delsartismo alla danza moderna

Rivoluzione estetica che dall'inizio del '900 investe tutto il sistema delle arti:

  • Wagner: spettacolo come armonioso insieme di arti del corpo, parola, musica, canto
  • Letteratura: recupero di una fisicità sonora della parola danzante (Valery, Mallarmé), futurismo e teatro festivo come luogo ideale per l'espressione del corpo addestrato

Parole d'ordine: liberazione, armonia gestuale, bellezza del nudo, corpo come opera d'arte. Le direttrici di pensiero includono:

  • Ritorno alla natura e liberi movimenti di un corpo sano, educato all'aria aperta e restituito alle sue pulsioni originarie
  • Piena adesione al progresso tecnologico, meccanica, velocità

Ruth St Denis e Ted Shawn

Ruth St Denis: educazione basata sui principi di Delsarte, pioniera della danza libera americana (esperienza umana e artistica caratterizzata dallo spiritualismo, cresce in una comunità utopica, educazione del corpo e mente finalizzata a formazione morale della persona senza distinzioni fra sessi). Valori: castità, liberazione donna, modernizzazione abbigliamento femminile. Pratica ginnastica armoniosa, da cui sviluppa una concezione del movimento moderno: corpo considerato nella sua totalità di elementi organici e di vissuto spirituale e movimento continuo (senza fratture, fluidi spostamenti di peso). Il suo percorso estetico parte dalla chiesa scientista (dottrina dualistica che considera negativo il corpo ed esalta lo spirito). A Parigi viene a contatto con la cultura orientale, elaborazione del movimento ispirata alle letture del buddhismo. Nella danza il corpo si fa specchio dell'anima, strumento di comunicazione col divino. La concezione teorica di St Denis si traduce nella prassi di un moto continuo, fluido, privo di scatti e interruzioni (moto rotondo, curvilineo, sinuoso).

Nel 1913 incontra un ex studente di teologia metodista (Ted Shawn) con cui inizia un sodalizio artistico; condividono una forte religiosità e desiderio di fissare norme, metodi, didattica della danza. Alla fine della guerra si dedica alla music visualisation: traslazione scientifica in azioni corporee del ritmo, melodia, strutture della composizione musicale senza intenzioni interpretative. Ted Shawn: delsartista convinto, crede nella danza come espressione universale del sentimento religioso dell'uomo; non rifiuta alcuna tecnica a priori, pari dignità a tutti gli apporti al movimento.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della danza e del mimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pontremoli Alessandro Piero Mario.
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