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2 direttrici di pensiero:

- Ritorno alla natura e liberi movimenti di un corpo sano, educato all’aria aperta e restituito

alle sue pulsioni originarie

- Piena adesione al progresso tecnologico, meccanica, velocità

Ruth St Denis e Ted Shawn

Ruth: educazione basata sui principi di Delsarte, pioniera della danza libera americana (esperienza

umana e artistica caratterizzata dallo spiritualismo, cresce in una comunità utopica, educazione

del corpo e mente finalizzata a formazione morale della persona senza distinzioni fra sex). Valori:

castità, liberazione donna, modernizzazione abbigliamento femminile.

Pratica ginnastica armoniosa, da cui sviluppa una concezione del movimento moderno: corpo

considerato nella sua tot’ di elementi organici e di vissuto spirituale + movimento continuo (senza

fratture, fluidi spostamenti di peso). Il suo percorso estetico parte dalla chiesa scientista (dottrina

dualistica che considera negativo il corpo ed esalta lo spirito). A Parigi viene a contatto con la

cultura orientale, elaborazione del movimento ispirata alle letture del buddhismo. Nella danza il

corpo si fa specchio dell’anima, strumento di comunicazione col divino. La concezione teorica di St

Denis si traduce nella prassi di un moto continuo, fluido, privo di scatti e interruzioni (moto

rotondo, curvilineo, sinuoso).

Nel 1913 incontra un ex studente di teologia metodista (Ted Shawn) con cui inizia un sodalizio

artistico; condividono una forte religiosità e desiderio di fissare norme, metodi, didattica della

danza. Alla fine della guerra si dedica alla music visualisation: traslazione scientifica in azioni

corporee del ritmo, melodia, strutture della composizione musicale senza intensioni

interpretative.

Ted Shawn: delsartista convinto, crede nelal danza come espressione universale del sentimento

religioso dell’uomo; non rifiuta alcuna tecnica a priori, pari dignità a tutti gli apporti al movimento

(yoga, meditazione, danze etniche). S’impegna all’elaborazione di una nuova estetica x la danza

moderna americana, individua una serie di gesti/posture mettendoli in rapporto col significato di

una situazione esperienziale immaginaria (natura simbolica del movimento).

Isadora Duncan

Il pensiero di Delsarte raccoglie i risultati migliori nella rivoluzionaria danza americana; rispondeva

all’esigenza di rinnovamento di chi, insofferente del vecchio balletto accademico, aspirava a

un’espressività libera. La sua estetica della danza ha come punto di partenza l’idea di un mitico

stato originario di armonia naturale da cui l’uomo si è allontanato e a cui deve ritornare x non

perdere la possibilità di redenzione; l’uomo deve spogliarsi di ogni costrizione, abitudine,

riappropriarsi della libertà/bellezza; i movimenti naturali possono essere recuperati a partire dal

rifiuto di tutti gli elementi accessori che la società ha sovrapposto al corpo, soprattutto femminile.

L’ideale di bellezza incontaminata è quello della Grecia antica. Da qui una danza assolutamente

libera da schemi/tecniche, corpo quasi nudo, scalzo, naturale, si muove armoniosamente

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seguendo solo l’istinto int. Il centro propulsore del movimento è il plesso solare dove si

concentrano tutte le emozioni. L’arte del danzatore consiste nel cercare le forme + belle in natura

e trovare il movimento che le esprima = utopia della danza naturale, corpo come opera d’arte

vivente.

La danza del 900 ha cercato di rendere in forma simbolica il significato e ripercussioni della nuova

esperienza di vita: forte richiamo alla riappropriazione del corpo.

C.2 IL CORPO IN MOVIMENTO: CATEGORIEESTETICHE E STRUMENTI CRITICI

Danza = corpo in movimento ritmico nello spazio e t, in situazioni di presentazione di fronte a un

pubblico; la gestualità che la caratterizza è extraquotidiana (qualitativamente ≠ da quella di un

sogg nella vita quotidiana).

Il corpo che danza è in 1° luogo un corpo sociale: strumento di comunicazione con cui una cultura

presenta la propria ideologia corporea costituita da un “dover essere” etico e estetico delle

persone + è rappresentazione di un particolare saliente epocale di cui è in grado di mostrarne

credenze, speranza, contraddizioni. Il corpo ha anche una valenza personale: il corpo proprio (io

sono un corpo) + corpo organico (io ho un corpo).

Il corpo è sempre un corpo vivente e si presenta come incarnazione unica e irripetibile di una

persona.

La danza è una rivelazione dell’essere umano: l’unico animale che compie azioni gratuite e prove

di utilità pratica. La danza riguarda l’uomo nella sua tot’ come corpo organico e sistema simbolico.

Nietzsche e il dio che danza: opposto alla tradizione dualistica occidentale (Platone); riposta

l’attenzione sul corpo, luogo dell’evidenza della vita e dell’Essere; non c’è alcuna distinzione tra

Essere/corpo; l’uomo che danza è un dio creatore che attinge direttamente all’essere aldilà di ogni

mediazione razionale. La danza è la condizione affinchè sia possibile la rivelazione della vita e

dell’essere attraverso la manifestazione del corpo vivente dell’uomo.

Valery: la danza come corpo del senso. Filosofo-poeta che si propone di sostituire il sapere della

ragione con quello dell’anima. Il corpo pensante viene prima della ragione; la danza è la +

adeguata modalità di dizione dell’essere, momento originario del pensiero. Chi danza vive la

dimensione dell’assoluto (dimensione fisica, psichica, spirituale sono un’unica realtà). Il corpo è

simbolo che tiene insieme nella ≠’ tutte le componenti della persona. La danza è estasi

(spostamento dal quotidiano a un altro t capace di rendere presente l’eterno). È archetipo di tutte

le modalità espressive dell’uomo: chi danza incarna l’essenza stessa del pensiero, liberato da ogni

vincolo linguistico, dialettico o concettuale.

Corpo e conoscenza: la prospettiva del pensiero fenomenologico. Dal XX sec. riflessione sulla

danza come materia 1° x un ripensamento radicale della struttura ontologica dell’uomo. Danza

come libero linguaggio originario in grado di dire l’essere: non insegna/discute nulla ma porta alla

luce il fondamento di ogni cosa. 6

Ambiguità: il mio corpo non può essere mai oggettivato nella sua tot’ xchè nell’operazione di

orientarsi verso se stesso deve far riferimento a un punto di vista inoggettivabile (non posso mai

dire né che io sono il mio corpo né che ho un corpo nel senso oggettuale, qualcosa sfugge e rende

il corpo inesplorabile mettendo in evidenza la sua funzione di sorgente di intenzionalità spirituale).

Il mio corpo è mezzo indispensabile della percezione ma sfugge in parte della percezione di se

stesso x arrivare alla verità. Lo sguardo dell’altro può restituirci la verità di noi, riconoscendoci

come sogg nell’essere: l’incontro tra 2 soggettività è il manifestarsi di una verità.

La danza come arte del corpo simbolico

Esperienza artistica come tentativo di parlare dell’essere: danza portatrice di 1 sguardo che cerca

di trascendere l’infinito, è legata al rito, considerata strumento privilegiato x la comunicazione col

divino.

L’arte parla dell’Essere usando il linguaggio dell’analogia, metafora e simbolo. Nella danza il corpo

è l’analogon che consente una comunicazione immediata xchè anteriore al linguaggio.

La danza è un’arte bidimensionale che si muove contemporaneamente nel t e spazio: emanazione

ritmica del corpo, slegata da fini utilitaristici, finalizzata alla comunicazione estetica; è effimera

(non lascia alcun elemento testuale persistente), visiva e cinetica (disegna forme/fig. nello spazio).

Il corpo che danza è meta-corpo capace di affermare la verità attraverso una conoscenza tot

corporea, senza mediazione linguistica, pre-espressione spontanea e immediata di una

consapevolezza.

Idee x una semiologia della danza

Il corpo è sempre strumento di comunicazione che produce senso. 2 cardini fondamentali:

- Rappresentazione del corpo: mimesi corporea di 1 storia nella forma della narrazione

- Presentazione: danza pura (esperienza di grazia, seduzione, bellezza che originano dal

movimento di un corpo che asseconda le tegole di una grammatica invisibile ma reale).

La presentazione di un corpo implica sempre un riferimento a una vita concreta (performer) che

agendo di fronte agli spettatori cerca di influenzarne l’esperienza. Ogni azione/gesto è letto come

programma narrativo. La danza si riferisce al modello drammatico dove gli atti sono concepiti in

una purezza intenzionale che è iscritta nella nostra struttura corporea.

Il corpo non può non comunicare, anche inconsapevolmente, es. sincronizzazione dei movimenti

(meccanismo universale della natura umana ma le modalità con cui si manifesta dipendono da

cultura e contesto sociale). La comunicazione di una determinata ideologia del corpo si realizza a

liv ≠:

- Narrativi: la danza sfrutta le potenzialità della qualità mimetica che il gesto e il movimento

posseggono (tutte quelle azioni strettamente legate alla dimensione materiale

dell’esistenza corporea che possono esser ripetute senza l’ogg cui si riferiscono, possono

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essere imitate da un altro corpo e sono immediatamente comprensibili nello stesso

sistema culturale anche senza le mediazione di 1 codice); xò è una forma di

rappresentazione del corpo limitata xchè non consente di raccontare storie troppo

complesse senza l’ausilio di 1 strumento semiotico che fornisca la chiave interpretativa, es.

il titolo)

- Danze che rifiutano tot la qualità mimetica del movimento presentando il corpo come

agente di scrittura che attinge a 1 paradigma fissato di gesti arbitrariamente connessi a

significati univoci secondo il meccanismo della codificazione; anche pantomima

(corrispondenza convenzionalistica fra un dato gesto e il senso di un’azione reale)

- Rituale: non destinata alla visione di un pubblico estraneo all’evento, sono espressioni

coreiche festive (es. balli popolari, danza sciamanica)

- Senza riferimento a sguardi ext, non vogliono rappresentare nulla: presentazione pura di

un movimento ritmico come ostentazione di grazia (danze astratte che non intendono dire-

raccontare ma offrono allo spettatore un virtuosismo)

Possibile distinzione tra:

Danza pura Danza narrativa

Esito della combinazione di gesti astratti che mostrano O rappresentativa, sostanziata da

grazia, virtuosismo e forma; offre al corpo un canale movimenti che denotano

efficace x parlare di sé e produrre sugli spettatori un sentimenti/azioni drammatiche

effetto di senso

Opposizione riscontrabile in tutto lo sviluppo storico della danza. Non è possibile pensare la danza

se non in termini di comunicazione: la vocazione del corpo è di raccontare o esser letto anche

quando il racconto è frammentario, sfuggente, enigmatico. La danza è 1 sistema in cui sono in

azione codici ≠.

Scrivere la danza: fin dalle origini si trasmette x imitazione (diretta esperienza corporea del

movimento percepito nel corpo altrui). Oggi TV, tecnologie informatiche, software x la

digitalizzazione permettono analisi e conservazione delle coreografie (cinetografia).

C. 3 LA DANZA DI UN CORPO NUOVO

Nel 900 la concezione del corpo sistematizzata dalla fenomenologia si diffonde e radica nel mondo

occidentale: scoperta dell’autosufficienza espressiva di 1 corpo unitario, rivelazione del principio

vitale che porta a concepire la danza come esperienza in grado di trascendere i lim

spaziotemporali. Ora il pensiero sulla danza diviene scienza e tecnica + si attua una radicale

connessione tra dimensione educativa e espressione teatrale.

L’euritmica di Emile Jacques-Dalcroze (musicista)

1 dei + importanti teorici e innovatori della danza, si forma in ambito teatrale-musicale. Influenza

della lebensreform, riforma che prevedeva un ritorno alla realizzazione di un movimento corporeo

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armonico prodotto da una perfetta armonia spirito-carne (stato eutonico = condizione benefica

della persona data dall’equilibrio azione/riposo).

La sua ritmica: ginnastica basata su traduzione corporea di ritmi musicali; educare il corpo

all’ascolto, sviluppare il senso muscolare (canale cinestetico capace di percepire musicalità e

ritmo).

Rudolf Laban: la danza-pensiero in movimento

Danza come esperienza concreta dell’armonia cosmica che regola l’universo; assimila la

concezione dell’esperienza performativa come evento estetico + atto etico: attenzione

all’individuo che la danza può aiutare a maturare nella propria espressione personale attraverso

un movimento del corpo libero. Dal 1913 si ritira al Monte della verità (lago >) con seguaci x

condurre una vita ritmata da natura, dà vita alla danza libera, con regole del t/spazio. La danza non

ha bisogno di appoggiarsi ad altre arti, è autonoma, si sviluppa in relazione ai ritmi naturali del

corpo e motivazioni dello spirito.

La scienza labaniana della danza si divide in 3 branche:

1. Coreologia: studia i nessi grammaticali e sintattici del movimento

2. Coreografia: scienza della scrittura della danza

3. Coreosofia: filosofia della danza che stabilisce i principi etici/estetici

La danza si realizza all’incontro di 2 ordini di principi: libertà (liberazione di ogni condizionamento

fisico, leggi ext, tecnica precostituita) + connessione intima di tutte le forme espressive del corpo

(danza musica poesia). La novità è rivendicare x la danza una tot autonomia e sup’ come arte da

cui tutte le altre derivano: il corpo in movimento genera ritmo, musica, suono, parola.

1 dei suoi contributi + importanti è la teoria dello spazio: parte dal concetto di cinesfera (spazio

max alla portata del corpo del danzatore e movimento rotatorio dei suoi arti) ed esplora i piani

spaziali in cui il corpo del danzatore agisce e le direttici del suo movimento.

Coreutica = scienza che analizza le relazioni spaziali del movimento.

Mary Wigman ovvero l’assolutezza della danza (allieva di Laban)

Sostenitrice dell’assoluta autosufficienza espressiva/tecnica della danza tedesca, elabora

un’estetica della danza che si basa su una concezione della corporeità come sintesi di componenti

spirituali/fisiche.

Il corpo è l’agente immediato, diretto e naturale di un movimento concepito come espressione

delle forze oscure, inconsce, ma potenti che si agitano nel profondo dell’individuo.

Solo un corpo allenato con la ginnastica danzante può elevarsi al di sopra della tecnica x approdare

alla sfera dell’arte trasformando un impulso int in un’idea comunicabile e in un gesto carico di

significato. 9

Anni 30, crisi danza tedesca (nazismo, difficoltà economiche).

Doris Humphrey: la danza come “arco fra 2 monti”

Madre fondatrice della modern dance, convinzione che l’arte sia una continua rivelazione della

vita. Ispirandosi alla nascita della tragedia di Nietzsche individua nell’opposizione fra principio

apollineo (perfezione della stabilità, razionalità = morte statica, equilibrio simmetrico che porta il

corpo alla stasi) e dionisiaco (attrazione x pericolo, desiderio dell’oblio della soggettività = morte

dinamica: disequilibrio spinto alle estreme conseguenze) i fondamenti della sua teoria sul moto. Il

desiderio di muoversi spinge la materia organica a uscire dal suo centro di equilibrio, ma il

desiderio di conservare la vita induce a un ritorno all’equilibrio x salvare l’organismo dalla

distruzione.

La danza è attraversata da una drammaturgia naturale (arco di movimenti tra la posizione eretta e

distesa entro cui sono possibili tutte le azioni ed emozioni). Ogni azione naturale dell’uomo è la

manifestazione dell’eterna lotta tra forze opposte del dramma umano quotidiano della

sopravvivenza in un ambiente fisico dominato da realtà contrarie.

La sua tecnica: non propone es. decontestualizzati (proposte graduali dalle + semplici a +

complesse), ma intere sequenze di movimenti. Insieme a Marta Graham è 1 dei pinti di riferimento

imprescindibili x la formazione del danzatore contemporaneo.

Da ora in poi corpo come unità costitutiva di corpo organico e sistema simbolico (espressione della

comunione fisico-spirituale).

C. 4 LA DANZA DEL SECONDO 900

Codificazione del movimento coreografico e tecnica esecutiva; autori che hanno cercato di

ritrovare una matrice comune alle ≠ fenomenologie del movimento; dopo la danza delle emozioni

e archetipi di Graham, il post modern del 60/70 riporta l’accento sulle qualità del movimento

come materia 1° della danza. Ciò che accomuna gli artisti contemporanei in questa fase è il

recupero alla danza come sua connaturata narratività + uso del corpo non solo come strumento di

virtuosismo ma organo di senso e medium artistico.

Si precisa il concetto di tecnica della danza, si tende a ancorare una serie di principi fisici, biologici,

psicologici inerenti il corpo e il movimento x legittimarle sul piano scientifico.

Tecnica = insieme organico, scientifico ed estetico fondato, di almeno 2 elementi:

- Training specifico che prepara il corpo all’esecuzione di movimenti finalizzati a ottenere dal

corpo certi risultati formali

- Paradigma: di azioni fisiche che permette la realizzazione di quei movimenti

La forma è il fine estetico, la tecnica lo strumento con cui raggiungerlo, il movimento del corpo è

la materia concreta dell’espressione coreica. Ogni tecnica sviluppa un’impronta particolare e uno

stile riconoscibile = elementi caratterizzanti di un linguaggio coreografico.


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Ankh79

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in educazione degli adulti e della formazione continua
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della danza e del mimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Pontremoli Alessandro Piero Mario.

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