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giullare con la testa indietro. L'eredità atletica e corporea del giullare passerà al comico della commedia

dell'arte.

Questa è una danza di spade in cui si mima un combattimento ed era una delle danze più ricorrenti nella

popolazione tra la fine dell'Impero romano e l'affermarsi del Medioevo. È una danza frontale in cui due o più

persone si affrontando in combattimento e creano dei rumori con le spade. Questa immagine sarà ripresa

nella danza rappresentativa del 500. La spada è un elemento coreografico perché serviva a mimare il

combattimento e accompagnava la musica che veniva eseguita da un solista.

Dopo l'anno mille, la società medievale si comincia ad organizzare intorno ad un palazzo di un nobile che

garantiva protezione e sostentamento dato che i contadini lavoravano li. Ancora siamo in una situazione

esterna alle città e ci si aggrega a questi palazzi signorili che hanno vastissime proprietà terriere per appunto

avere protezione ma soprattutto perché si va a coltivare e sfruttare le proprietà terriere. Si prendono le terre,

si coltivano e si vive di quello che si raccoglie, dando metà raccolto al signore. Lo scandalo della moneta

sarà più tipico delle società comunali perché qui siamo ancora con il baratto.

Con l'arrivo delle città cortesi cambia radicalmente anche il modo di danzare: lo stare all'interno di un

palazzo porta alla convivenza di due livelli di fruizione di pratica. All'interno del palazzo si crea questa élite

chiusa e privilegiata che si rapporta poco con l'esterno. Una danza elitaria quasi prettamente sociale, di

divertimento, di auto rappresentazione ma che vedrà anche momenti drammaturgici e rappresentativi.

All'interno della corte abbiamo una famiglia nobile che comincia a voler stabilire dei canoni di

distaccamento dalla massa per auto certificarsi in un determinato codice di comportamento che comprende

varie tipologie, una di queste è ad esempio il vestiario. Dalla società cortese (1100-1300), la danza diventa lo

strumento privilegiato per creare un élite chiusa.

Si comincia a danzare fin da piccoli perché la danza non è solo una pratica fisica ma anche morale e

spirituale: il movimento del corpo rappresenta l'appannaggio esclusivo della classe nobiliare e il sapersi

muovere con giusta misura seguendo il ritmo della musica rispecchia l'armonia delle sfere. L'importanza

dell'imparare a danzare è importante perché chi non rispetta questi canoni di comportamento non può essere

assorbito all'interno della classe nobiliare. Questa valenza appare in particolare quando nel palazzo si

ospitano personaggi importanti provenienti da altre corti, allora in questa situazione la famiglia ospitante

offre delle rappresentazioni per far vedere la loro appartenenza a un gruppo sociale superiore. Già da ora si

capisce che la danza può essere veicolo di trasmissione di un potere politico, e del proprio prestigio. Il

discorso sulla metafisica della danza del 200 è molto complesso, ma a noi basta stabilire che ci sono dei

canoni a cui dobbiamo aderire: i movimenti devono essere misurati e i movimenti dei giullari sono privi di

armonia, volutamente.

Le vesti della dama e del cavaliere si adattano e costringono una determinata tipologia di movimenti: la dama

ha vesti lunghissime e molto pesanti e si danzava con le vesti quotidiane e normalmente le dame avevano

anche un collare molto rigida, maniche molto lunghe e ovviamente gonne lunghe e pesanti che ricadono fino

a terra. Il corsetto è molto stretto. Un vestiario del genere ci fa capire che tipi di movimenti erano disponibili

a queste donne: i movimenti della braccia era quasi vietato, si poteva al massimo alzarle per toccare la mano

del cavaliere. Al busto era negato il movimento e le gambe essendo coperte potevano avere un maggiore

movimento perché non si potevano vedere a causa della gonna, quindi i movimenti erano tanti e piccoli

anche se non si alzava mai la punta da terra. Tutto quello che non poteva fare la dama era ciò che facevano le

donne popolari. Al cavaliere era concessa maggior potenzialità fisica ed espressiva. Come si vede dalle vesti,

avevano delle calzamaglie attillate che consentivano grandi movimenti alle gambe, che questa volta sono

visibili, anche se i movimenti delle gambe erano assimilabili e richiamavano la virilità maschile. Movimenti

comunque controllati e non estremizzati. Siamo in un contesto cortese (corteggiamento spirituale, no

carnalità) per questo anche nelle danze il contatto dama cavaliere era minimo.

Nel momento dell'entrata nella corte, il giullare riesce ad evitare l'itineranza perché la necessità di assegnare

una determinata posizione sociale ad ogni tipo di persona era fondamentale in quel tempo. Quindi il giullare

che non aveva una ben specifica posizione sociale, deve diciamo essere catalogato.

Con la costituzione della società cortese il giullare riesce ad entrare a corte e gli si chiede di specializzarsi in

qualcosa. Qui il giullare acquisisce una determinazione sociale perché perde la sua inconsistenza. Avremo

quindi giullari specializzati in musica diventando cantori, nella musica e nella composizione poetica quindi

trovatori e menestrelli, giullari specializzati nella danza ecc..

Ogni corte dispone di uno o due giullari perché allieta i momenti quotidiani della vita di corte e crea un

diversivo nelle danze sociali eseguite dai cortigiani. Il giullare mantiene dunque la sua figura di

professionista e usa le proprie capacità artistiche, fisiche e motorie per guadagnarsi da vivere.

In questa rappresentazione vediamo un giullare che conduce una danza di nobili. Sono raffigurati tutti i

personaggi della società ai quali è affiancata la morte simbolo di cosa che accomuna qualsiasi uomo.

Questa illustrazione richiama alla danza rappresentativa della classe nobiliare cortese, chiamata basse danze

la danza bassa. Questo tipo di danza è una danza piana, bassa, ossia processionale, solitamente eseguita in

coppia che si muovono processionalmente nella prima parte, poi si dispongono parallelamente tra loro ed

eseguono altri movimenti. Comunque è una danza che non concede movimenti virtuosistici e i piedi devono

essere vicinissimi al terreno come se invece di danzare si scivolasse. Caratteristica infatti sarà il passo

strisciato. La bassa danza ha una struttura coreografica complessissima. Divisa in misure e ognuna di questa

po' avere tre tipologie e ognuna ha passi sempre diversi. Il primo movimento è lento , il secondo più veloce e

il terzo nuovamente lento. La bassa danza è comunque una danza auto rappresentativa. Questa danza diverrà

poi la pavana, classica danza funebre, lenta e triste.

Il senso drammaturgico era esclusivo dei professionisti perché poter narrare una vicenda attraverso

movimenti del corpo significava avere una maggior libertà di movimento. Tra le varie portate del banchetto,

che durata tutto il giorno, si avevano o danze degli ospiti, o talvolta anche i nobili facevano una danza

scenica perché c'era una frontalità della visione. Questi momenti diversivi che si creavano all'interno del

banchetto venivano chiamati intromessi che poi daranno vita agli intermezzi, ossia momenti spettacolari

misti ibridi intromessi all'interno degli atti di una commedia o di una tragedia.

La danza di Salomè prevedeva momenti demoniaci. Questa giullare indossa una veste di veli che lascia

trasparire le forme del corpo. Il movimento della veste presuppone ad un movimento del corpo accentuato.

Una danza sensuale e discinta e rappresentava una vicenda.

La mercanzia tratta di un amore mercenario nel senso che non è un amore dedito esclusivamente ad una

persona. Abbiamo una coppia, dama e cavaliere che però si distrae ballando talvolta con altri cavalieri. In

ambiente popolare la mercanzia aveva delle valenze sessuali e spesso si tramutava in un orgia collettiva.

Questa è una danza, insieme alla sobria che prevedevano dei determinati canoni rappresentativi. Si tratta in

generale di momenti di divertimento che venivano accompagnati da strumenti. Gli strumenti principali erano

l'arpa e il liuto e talvolta le percussioni per le danze più movimentate. I cembali erano fondamentali per dare

una cadenza processionale alla danza.

Le danze di corte in particolare la danza bassa, erano danze molto complesse presupponevano all'interno

della corte una figura come un maestro di danze. Questo era colui che componeva le coreografie e soprattutto

insegnava la danza a tutti i membri della famiglia per cui lavorava. Era una figura piuttosto stanziale ed era

molto importante perché fin da piccoli i bambini erano educati alla danza. Solitamente sono figure che

appartengono al nucleo basso della società e in tutti i modi cerca di salvaguardare la sua nicchia di lavoro

creando composizioni coreutiche che necessitano di un insegnante. Quindi la musica e la danza di quel

periodo erano molto complesse e confuse perché altrimenti non ci sarebbe stata la necessità di avere un

insegnante che spiegasse anche praticamente. Oltre a questo c'è il discorso che la danza non è fine a sé stessa

ma serve per innalzare l'animo, quini l'insegnante farà fare degli esercizi di tipo spirituale. La danza dunque

ha sempre un codice di comportamento morale.

Dalla fine del 300 e nel corso del 400 abbiamo una produzione fondamentale di trattati sulla danza. Il 400,

l'umanesimo, è il secolo dei trattati e si cerca di recuperare tutta la tradizione e si ha una ricerca del classico

greco e romano che erano stati conservati nei monasteri e nelle collezioni private. Si ha bisogno di

raccogliere tutto il materiale e di fissarlo con dei codici. A tutti i livelli del sapere dunque si cerca di fissare

delle regole scritte. La danza non si sottrae a questo. La danza nobiliare ha bisogno appunto di fissare la sua

ragione d'essere. Ci sono tre importanti trattati sulla danza, a opera di altrettanti maestri di danza attivi nelle

principali corti italiane.

Quando si scrive, chi scrive si auto nobilita, quindi la stesura di trattare era fondamentale a questo scopo.

Domenico da Piacenza che è il capostipite e il maestro per eccellenza. Guglielmo Ebreo da Pesaro allievo di

Domenico. Antonio Cornazano che era un nobile che si dedicava alla danze e che scrive il trattato in onore di

una figlia della famiglia Visconti.

Giovedì 15 Novembre

Il 400 è un secolo in cui tutte le arti relative alla vita umana, vengono codificate attraverso la scrittura perché

appunto si ha la necessità di scrivere e documentare qualsiasi cosa. Per noi è fondamentale perché da qui

diamo l'avvio alla codificazione della storia della danza, soprattutto grazie alla successiva diffusione della

stampa. Quindi inizialmente i manoscritti erano destinati ad un pubblico elitario. Normalmente sono dedicati

ad un signore, ad un protettore, sperando nella sua protezione e comunque è un modo per nobilitare l'opera.

Il 400 ha questa doppia valenza, ossia il senso dell'auto rappresentazione e il senso dello spettacolo

rappresentativo che quindi presuppone che ci sia un pubblico che osserva, destinatario di un messaggio.

Inoltre la società è molto più sviluppata e complessa, ed esce dai valori medievali e si ritrova nelle città, con

caratteristica signorile con una o più famiglie che anche in maniera ufficiosa assumono il controllo politico

della città, come ad esempio la famiglia Medici a Firenze. Lo spettacolo serve a glorificare le varie fasi

fondamentali della famiglia regnante. Quindi gli spettacoli avranno una cadenza precisa e la stagione teatrale

sarà subordinata e seguirà l'andamento della società. Matrimoni, battesimi, nascite degli eredi e gli arrivi in

città di persone importante accolte dalla famiglia, sono tutte occasioni di spettacolarità offerta, nell'ultimo

caso anche all'esterno della corte. I funerali sono momento di esternazione di potenza della famiglia a cui

apparteneva il defunto. I funerali d'effige sono occasione per celebrare personaggi esterni alla città, come

successe a Firenze in occasione del funerale di Michelangelo.

Elementi fondamentali del '400:

maestro di danza

• primi trattati sulla danza

• balli spettacolari all'interno della festa signorile

Lo spettacolo diventa veicolo di propaganda e rappresentazione, infatti proprio da qui lo spettacolo

rappresentativo comincia ad avere una funzione totalmente diversa dalla danza sociale. I professionisti

avranno un ambito dedicato a loro che ci fa capire quanto siano stati importante in quegli anni. I maestri di

danza si trovano all'interno delle corti e sono fondamentali perché mantengono la valenza educativa ed

elitaria della danza all'interno della corte. Quindi il maestro è importante per mantenere la tradizione

medievale e per dare rilevanza alla famiglia. Le famiglie più importanti hanno un maestro stipendiato. I

maestri più importanti del 400 furono:

Domenico da Piacenza: De arte saltandi et choreas ducendi (1455 ca.)

• Guglielmo Ebreo da Pesaro: De pratica seu arte tripudii (1463)

• Antonio Cornazano: Libro dell'arte del danzare (1465)

Il trattato di Domenico da Piacenza è il padre di tutti i trattati ed è diviso in due parti: nella prima si spiega il

valore dell'arte della danza inteso come metafisico ed intellettuale. Si giustifica l'importanza della danza in

questo senso, e si reputa fondamentale per i nobili per distinguersi dalla massa. La danza è l'esternazione

materiale e microcosmica dell'armonia delle sfere. La seconda parte (choreas ducendi) si dedica alla

spiegazione di come queste danze debbano essere eseguite.

Guglielmo Ebreo fu allievo di Domenico, evidenzia già con il titolo del suo trattato il termine “pratica”,

fondamentale per quel secolo. Il manoscritto è composto in due parti, anche qui si spiega nella prima parte la

valenza filosofica della danza e nella seconda si danno delle nozioni sul come applicarsi nella danza.

Il trattato di Cornazano è un po' atipico: è una sintesi dei trattati precedenti anche se l'autore non è un

maestro di danza come gli altri due ma è un nobile segretario alla corte milanese che si diletta in maniera

molto intendente di danza. La sua passione lo porta a fare questo compendio dei trattati precedenti anche per

semplificare la scrittura e con la finalità di semplificare e far capire meglio il tema della danza alla sua amata

Camilla, della famiglia Sforza.

Siamo in presenza di trattati che non rispecchiano il termine che ci aspettiamo: i maestri scrivevano i trattati

non per divulgare l'arte ma per mantenere questa nicchia. Gli esempi pratici sono scarsi e sono difficili da

comprendere. Hanno una struttura con un discorso che non trova punti di riferimento all'interno del trattato.

Questi saggi ci danno l'idea della volontà di nobilitazione di questa materia, appunto per darle prestigio ma di

pratico c'è veramente poco perché se io sono troppo chiaro ed esplicito, tutti lo possono comprendere e

quindi se tutti imparano a danzare da soli, il maestro perde la sua funzione in quanto tale.

Danze di genere:

Bassa danza/Basse danse: nel 400 è una danza di corte ma nel 500 sarà abbandonata. Non è di tipo

• rappresentativo.

Saltarello/Pas de brabant: danza vivace. Molto spesso associata alla bassa danza

• Quaternaria/Nachtanz/saltarello tedesco: il ritmo era un 4/4

• Piva: danza piuttosto vivace

• Caròla/Carole: mutuata dalla danza circolare collettiva cortese e medievale.

• Ballata/Balade: deriva dalla ballata medievale. Poteva essere eseguita a coppie e aveva una struttura

• musicale elementare con la presenza del ritornello con valenza ripetitiva sia dal punto di vista

musicale che coreutica.

Rondò/Rondeau:

• Brando/Branle: è una delle danze che avrà maggior successo nel 500 600 e verrà utilizzato nella

• danza rappresentativa. Il Branle è una danza collettiva.

I generi di ballo teatrale si riferiscono a delle particolari situazioni: il momento fondamentale dell'evento

spettacolare in generale è la festa signorile a corte. In queste occasioni per celebrare al meglio e per far

vedere il prestigio della famiglia, lo spettacolo diventa mezzo di propaganda. Il ballo all'interno di questi

spettacoli diventa veicolo duplice sia perché si offre qualcosa a chi osserva e sia perché è momento di auto

celebrazione. Il ballo teatrale si basa quasi totalmente su rappresentazioni allegoriche, figure di riferimento in

cui la famiglia si rispecchia. Lo spettacolo di corte è a sé stante, dedicato a persone invitate, persone in grado

di recepire il messaggio dello spettacolo. Comunque il ballo teatrale, rappresentato per essere visto, deve

avere un minimo di drammaturgia anche se talvolta sottende a messaggi allegorici o politici.

I balli che si usano sulla scena comprendono le danze di genere ma ci rimandano ad un preciso messaggio

attraverso la rappresentazione.

Danze di genere a uso imitativo e teatrale: danze usate sulla scena durante i balli teatrali ossia una scena vera

e propria con valenza drammaturgica. Si deve pensare a balli rappresentativi sempre eseguiti dai nobili della

corte, quindi anche questi balli dovranno sottostare ai codici delle danze di genere. Talvolta intervenivano dei

professionisti che eseguivano una scena o un ballo più ambito, difficile o atletico, non alla portata di tutti. I

balli demandati all'ambito rappresentativo erano:

Moresca: nel 500 e nel 600, è una delle danze teatrali di maggior fortuna. Il termine ci indica che è

• una danza di successo perché nel 400 assume la valenza rappresentativa dello scontro tra le forze del

male e del bene, tra Cristiani e i Mori, visti come estranei ed entità negativa contro la quale il

cristiano va a combattere. Quindi la moresca descriveva questa battaglia. Quindi una danza

rappresentativa ma anche per come è strutturata sulla scena, si presta ad una rappresentazione fisica:

è una danza collettiva eseguita in schieramenti avversi che si fronteggiano sulla scena e si scontrano

con dei passi precisi e caratteristici ed arrivano allo scontro fisico con strumenti di scena. I costumi

stessi sono chiaramente dedicati ad una rappresentazione. I danzatori dello schieramento negativo

sono spesso dipinti di nero in faccia. La Moresca trova il suo essere nella società di corte anche se la

maggior parte delle volte sono i professionisti a rappresentarla.

Gelosia/Mercanzia/Sobria: già dalla loro nascita(1300) hanno una valenza drammaturgica.

• Piva

• Saltarello

• Brando

pagina 48 si parla del ballo delle dame estensi

Ferrara 1491 – 1529

1491: nozze tra Alfonso d'Este e Anna Sforza

• 1499: Carnevale: intermedi a l'Eunco/ cinque atti e quattro tramezi

• 1499: carnevale: 2 intermedi al Trinummo

• 1502: Carnevale e nozze di Alfonso d'Este con Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VI

Venerdì 16 Novembre

prima pacina, capitolo 3: nel passaggio tra 400 e 500 è difficile bla bla: no è sbagliato. In tutti i secoli c'è

soluzione di contiuità.

Con il 500 cominciamo ad avere una connessione tra danza teatrale e danza nobiliare. Da qui noi possiamo

cominciare a parlare di danza teatrale come un filone autonomo. Questo avviene perché ci sono molti

cambiamenti rispetto al 400: apertura all'Europa, nella moda e nello stile delle danze. La città si è resa più

complessa e ha visto l'emergere di gruppi signorili, cambia dal punto di vista della società medio bassa, con

il nuovo ceto sociale mediano, degli artigiani e dei mercanti. Questa parte della società non è né nobile né

popolare e mantiene in sé lo sviluppo sociale, è la classe produttiva. L'affermarsi e il consolidarsi di questa

classe sociale genera dei cambiamenti all'interno del governo e all'interno delle discipline ricreative. Quindi

cambia il panorama dell'utenza: se prima la danza era appannaggio della classe sociale nobile, ora si ha

questo terzo elemento che ha molto interesse verso la danza però la fruisce in maniera totalmente diversa,

infatti diventa un modo essenziale di divertimento e rilassamento e soprattutto vede nella danza un'occasione

di contatto e aggregazione sociale. Si tratta di un ceto sociale che durante il giorno lavora quindi si dedica

alla danza alla sera quindi non viene vista come professione ma come divertimento e di socializzazione. Il

saper danzare diventa elemento fondamentale per queste persone perché da modo di poter socializzare con

altre persone. Chi non sa danzare viene un po' emarginato, soprattutto dalle dame. La società che è sbagliato

borghesia, perché il termine nasce nel 700, diventa una copia della nobiltà, ma con caratteristiche diverse.

Quello a cui si dedicano questi personaggi è una danza di tipo sociale che permette di trovarsi in un luogo

con altre persone. Infatti in questi anni nasceranno molto scuole di danza, non aperte a tutte a causa

dell'elevato costo. Nel 500 abbiamo sia in Italia che all'estero un grande sviluppo delle scuola. Di nuovo

quindi abbiamo la figura del maestro di ballo che si occupa all'istruzione delle persone, quindi questa figura

si snobilita. Nelle scuole c'erano anche i musicisti che anch'essi percepivano uno stipendio. Essendoci un

pubblico più ampio che necessita di essere istruito si ha un maggior numero di trattati che sono molto più

semplificabili e consultabili per essere accessibili a tutti. Anche con l'invenzione della stampa c'è possibilità

di avere un gran numero di copie. Ci sono molte indicazioni pratiche i illustrazioni, quindi ad un discorso

teorico scritto segue la descrizione pratica di come deve essere eseguito un passo o una danza. Alcuni di

questi trattati furono Il ballarino e Nobiltà di dame di Fabrizio Caroso da Sermoneta, il primo del 1581 e il

secondo del 1600. Le gratie d'amore di Cesare Negri detto “il Trombone” e Ad suos compagnones

studiantes di Antonio Arena, comandante militare delle truppe francese, che scrisse il trattato nel 1528

durante una battaglia in Italia. Già dal frontespizio del trattato Il Ballarino ci fa capire diverse cose: dedicato

a Bianca Cappello della famiglia Medici, Veneziana di origini e per questo grandissima amante del teatro e

dello spettacolo. Il trattato è diviso in due parti: nella prima si ha un'analisi dettagliata dei passi di danza e

delle nomenclature dei singoli passi da cui poi possono derivare delle coreografie più ampie. La cosa

interessante è che ogni voce che viene analizzata è ben individuata all'interno del trattato. Nella seconda

parte vengono presentata delle coreografie intere e io sono capace di eseguirle perché mi è stato spiegato il

funzionamento nella prima parte.

Il trattato di Negri: si ha addirittura un indice sia nella prima che nella seconda parte, questo per avere la

massima leggibilità del trattato. (pag 97, secondo capoverso: i movimenti spaziali bla bla: è sbagliato perché

nel 400 non ci sono figurazioni a cerchio collettivo, più tipicamente medievale).

Il trattato di Arena, scritto in lingua maccheronica, viene composto perché nel periodo in cui si trova in

trincea, scrivendo le nozioni della danza, al loro ritorno in patria sarebbero stati capaci di socializzare con i

balli. Inoltre era un modo per allontanare la tristezza e dava la possibilità di tenere il corpo in allenamento.

Il trattato di Thowot Arbeau, chiamato Orchéosographe è un trattato sotto forma di dialogo tra maestro e

allievo. È importante perché ci descrive le principali danze del Cinquecento e ci avvia alle danze del secolo

successivo. La pavana è una danza che è la mutazione della bassa danza. La Gagliarda è la danza

rappresentativa del 500, danza vivace ma la vivacità non è tanto riferibile al ritmo della musica ma alla

velocità con la quale si eseguono i passi.

La ciaccona ha origini spagnole o latino americane ed è una danza popolare che viene immessa nel ballo

nobile con attenti aggiustamenti e nasce come danza sessuale.

Firenze 1539 – 1589

1539: VI intermedio al “Il Commodo” di A. Landi in occasione delle nozze tra Cosimo I ed Eleonora di

Toledo. Ballo di Satiri e Bacco. Con questo intermedio io spettatore vado a vedere una rappresentazione

totalmente staccata dall'opera. Ci si riferisce quasi esclusivamente alla mitologia.

L'intermezzo è a sé stante. Nell'intervallo tra un atto e l'altro vengono rappresentati questi intermedi che

venivano realizzati con un esecuzione canora o musicale e servivano sia per far riposare lo spettatore sia per

permettere il cambio scena. Avevano pochissimo di rappresentativo. Questo nel 400 perché nel 500 gli

intermedi assumono una valenza molto più forte.

L'intermedio è una tipologia spettacolare che noi definiamo ibrida. Gli elementi portanti sono la musica, la

recitazione in prosa che andrà velocemente scomparendo, e soprattutto la danza.

L'intermedio diventa il momento di sperimentazione scenografica.

La prima opera in musica è rappresentata nel 1600 ed è l'Euridice. Per i matrimoni vengono offerti spettacoli

come La Pellegrina di Girolamo Bargagli. Durante questa commedia furono rappresentati sei intermedi che

cominciano ad avere una unitarietà drammaturgica. Il sesto intermedio ci interessa particolarmente perché la

danza raggiunge un'autonomia notevole nel senso che se negli altri intermedi la danza serve più da contorno

ed ha una funzione estetica, nel sesto la danza assume per la prima volta nella sua storia, all'interno di uno

spettacolo composito, una valenza drammaturgica. Il sesto intermedio è dedicato esclusivamente alla

rappresentazione di questa danza. È un ballo a fortissima valenza drammaturgica perché continua e finisce la

vicenda dei precedenti intermedi.

Mercoledì 21 Novembre

Ribadiamo che l’intermedio è un tipo di spettacolarità allestita negli spettacoli di corte, d’elitte, non di teatro

pubblico.

Dal ‘600 in poi, esclusi alcuni esperimenti sporadici, il teatro pubblico a pagamento diventa una realtà

diffusa.

L’intermedio fiorentino diventa un punto di riferimento per la spettacolarità di corte francese e inglese

(balletto di corte e il mask). Il Ballet de Court si sviluppa in Francia grazie alla regine Caterina de Medici,

mogli di Enrico II (morto durante un combattimento di un torneo). Caterina diventa regnante a quando i suoi

figli hanno l’età per regnare, muoiono tutti senza eredi. Lei sa che lo spettacolo ha un grande potere e

ritrovandosi sola a governare ha bisogno di uno strumento forte, anche perché si ritrova in un periodo in cui

la Francia è devastata dalle guerre, ma soprattutto dalla guerra civile. Allora lei manda al popolo il messaggio

che regno francese unito e coeso. Sarà uno spettacolo ibrido, con l’accompagnamento musicale, con i

balletti: entre di ballo (entrate di ballo). 1565 allestimento di un balletto per il ricevimento degli ambasciatori

polacchi; 1581 allestimento Balletto comico della regina: il più compiuto di questi esperimenti, poiché ha

una composizione drammaturgica più compiuta. Dopo questa data il balletto di corte inizia a decadere, anche

perché alla corte francese Caterina fece sposare sua figlia Margherita e Antonio di Navarra, ma Antonio la

ripudia e allora vengono combinate le nozze tra Maria de Medici e Enrico IV. Lei porterà in Francia tutta la

spettacolarità medicea. Enrico IV muore e Maria si ritrova ad essere la regina del figlio regnante Luigi XII.

Il masque già presente con Elisabeta I a cui successe Giacomo I già re di Scozia e Irlanda. Giacomo prima è

un re che s presta molto all’apertura verso l’Europa, al contrario di Elisabetta. Giacomo tenta di tessere dei

rapporti politici con Spagna e Francia. Arriviamo non si sa come ad Anna di Danimarca che sarà molto

importante per il masque inglese per il quale metterà le basi. Anna si occupa in prima persona

dell’allestimento degli spettacoli, manda lei stessa le istruzioni all’apparatore di corte Inigo Jones. Il poeta

Ben Jonson ed Inigo Jones sotto Anna di Danimarca daranno vita alla più alta rappresentazione del masque

inglese (recitato, ballato, suonato, cantato). Il quali riesce ad avere un’unitarietà di corte maggiore rispetto al

balletto di corte. Nel libretto del masque leggiamo che Ben Jonson non era d’accordo che la regina di

Danimarca interpretasse il ruolo di regina del Niger e che si truccasse il viso ed il corpo interamente di nero.

Dal 1604 al 1618 tutti gli spettacoli di corte erano organizzati allestiti ed interpretati dalla regina. Durante la

festività natalizie tutti i masque venivano interpretati dalla regina. La parte danzata all’interno del masque

era molto ben strutturata e ben eseguita. I torchbearer era molto fondamentali poiché portavano

l’illuminazione in scena, il più della volte erano bambini, oltre alle illuminazioni ad olio già presenti. Era

un’illuminazione logistica i cui personaggi entravano ed uscivano danzando. Anche i professionisti sono

molto importanti per il masque: Ben Jonson fa una modifica, inserisce una parte antecedente, chiamata

antimasque, che dovrebbe spiegare e fare da sfondo. È il momento privilegiato per denunciare u problemi

della corte: come l’uso eccessivo del denaro di corte, con personaggi inferici, satiri, …

Il 1600 è un secolo fondamentale per la storia della danza. Dobbiamo far riferimento alla Francia perché

vede come protagonista politica Luigi XIV. Egli fa della danza lo strumento politico per eccellenza nel suo

regno. Diventa talmente abile in questa arte da poter esser paragonato ad un professionista, ne faceva un

allenamento quotidiano. L’anno prima di diventare re vede una rappresentazione pubblica coi lui come

protagonista Ballet de la Nuit (1653), di durata di sei o sette ore, per tutta la notte fino al sorgere del sole,

motivo per cui si ricorderà di lui come il Re Sole. Voleva che le sue cortigiane fossero ben istruite all’arte

della danza. Nel 1661 fa fondare L’Académie Royale de Danse, il primo ente statale di formazione per la

danza lasciata all’insegnamento di Pierre Bauchamp. Undici anni prima della fondazione dell’ Académie

Royale de Musique, il cui insegnamento era demandato a Jean-Baptiste Lully. Assieme a Moliére formano la

Comédie – Ballet. Con danze assolutamente compenetrate all’azione drammaturgica dell’opera.

Nel 1700 esce il primo trattato di notazione coreutica della danza, attraverso i segni, scritta dal collaboratore

di Bauchamp, Roger Fuillier. Con cui si sanciscono le regole della danza accademica, il prototipo della

danza, le cinque posizioni dei piedi vengono descritte qui.

Giovedì 22 Novembre

La comedie ballet è un fenomeno che nasce e muore senza lasciare una tradizione che sarebbe stata molto

valorosa perché siamo a fine 600, momento in cui la danza comincia a ricevere aspre critiche da parte degli

intellettuali. Il pensiero degli intellettuali si ferma a indagare sulle situazione della vita umana e non

risparmia neppure le arti. I filosofi illuministi discutono molto delle varie arti proprio perché desiderano che

queste arti diventino uno stimolo non tanto per i sensi, quanto più per l'intelletto. Dalla metà del 600 e per

tutto il 700 si cerca di dare una valenza spirituale a tutte le arti. La danza viene accusata di essere non

adeguata all'uomo illuminista. Effettivamente viene colpita dalle critiche di quest'ultimi. Alcuni di questi si

scagliano contro le rappresentazioni dei balletti, anche se non hanno quasi mai un momento riservato perché

servono solo per permettere il cambio costumi e per far riposare lo spettatore. Gli intellettuali che vanno a

vedere l'opera in musica si scagliano sulla tipologia dei balletti e sui ballerini: siamo in un epoca dove oltre

che agli intermedi danzati abbiamo anche l'operà ballet: questo genere è un'opera in cui la danza occupa la

maggior parte del tempo della rappresentazione. Non c'è un filo drammaturgico unico dove la vicenda viene

narrata dal balletto ma è uno spettacolo frammentario che è formato da una serie di balletti che si susseguono

abbastanza ben concepiti dal punto di vista iconografico ma che non hanno nessuna relazione l'uno con

l'altro, quindi non c'è una base drammaturgica che li unisce e anche gli stessi balletti non hanno una vicenda

strutturata da rappresentare. Oltre a questo dobbiamo dire che queste coreografie hanno lo scopo di mostrare

dei costumi molto ben curati e devono mostrare il virtuosismo dei ballerini, occasione appunto per

quest'ultimi per far vedere il loro valore atletico. Quindi nulla di ciò stimolava l'intelletto. Per questo furono

aspramente criticati, appunto per la mancanza di riflessione. Augusto Vestris, che si era formato in Francia,

sarà tra i più acclamati sulla scena grazie alle sue doti atletiche. Bravissimo ballerino soprattutto dal punto di

vista virtuosistico e ovviamente sulle scene faceva valere questa sua caratteristica. Attirava un gran numero

di spettatori anche se non rappresentava e non stimolava niente dal punto di vista intellettuale. A cavallo del

XVII° e XVIII° secolo, inizia quella che a tutti i livelli è la tradizioni del divo. La danza nelle opere in

musica non si era ancora congiunta con la valenza drammaturgica: sul fatto della presenza della danza

nell'opera in musica riflettono anche i compositori delle musiche perché vorrebbero che la danza aiutasse lo

svolgimento della vicenda e non servisse solamente dal punto di vista coreografico. Il personaggio più

importante che si dedica a questa problematica è colui che sarà l'artefice della riforma dell'opera in musica:

Willibald Gluck. Uno dei maggiori compositori del 700. La sua riforma prevede innanzitutto che l'opera in

musica abbia una valenza intellettuale più ampia. Quindi i virtuosismi vengono ridotti e mentre si canta nelle

arie il testo del libretto deve essere pienamente compreso e soprattutto la musica deve servire ad enfatizzare

gli stati d'animo del danzatori. La danza deve essere presente in modo drammaturgico all'interno dell'opera in

musica. Il librettista con cui Gluck strinse una grossa collaborazione era Ranieri de' Calzabigi, che si

stabilisce alla corte di Vienna. Grazie a questo duo, il ballerino Gasparo Angiolini, arrivato anch'esso a corte,

detterà la riforma sulla danza pantomimica. Ballerà inizialmente nei teatri Veneziani. Da giovane conosce a

Vienna il coreografo di corte Antonn Hilverding che già da tempo sulla scia delle interpretazioni degli

intellettuali stava riconsiderando la danza, dal punto di vista di poterla rendere completa e autonoma come

una pantomima. Hilverding stava lavorando su delle coreografie a sé stanti che potessero rappresentare una

vicenda compiuta attraverso l'esclusivo utilizzo del corpo. Il “balletto drammatico” o “d'azione” furono

appunto una sua creazione. Angiolini diventa allievo di H e successivamente torna in Italia dove produce

delle coreografie per conto suo. H lo chiama a sostituirlo al teatro imperiale a Vienna perché lui si stava

trasferendo alla corte russa. La scelta ricade su Angiolini perché secondo H era l'unico che fosse in grado di

sostituirlo. Arrivato alla corte viennese, Angiolini incontra Gluck e Calzabigi. Questo è un momento

fondamentale nella storia della danza: l'incontro di tre personalità di una valenza enorme che riesce a

produrre questa innovazione grazia alla loro capacità di collaborazione che produrrà la riforma dell'opera in

musica. Nel 1761 nasce e viene rappresentato quello che viene considerato il manifesto della riforma della

pantomima: il Don Giovanni con le musiche di Gluck, il libretto di Calazabigi e le coreografie di Angiolini.

La vicenda è demandata esclusivamente all'agire del corpo sulla scena. Non ci sono momenti parlati, tutto

quello che c'è è la musica e il corpo che danza. Nel libretto si spiega la portata di questa collaborazione.

Perché la pantomima sia efficace dobbiamo rappresentare qualcosa che il pubblico conosce. Nel libretto, che

è un vero e proprio manifesto si descrive l'intenzione dei tre e il perché viene scelto il Don Giovanni.

Angiolini spiega anche cosa è la portata di questa riforma della pantomima ossia che la danza, senza il

dialogo deve riuscire a rendere l'opera completa e a far capire la vicenda. L'importanza della musica è

fondamentale perché la danza da sola non susciterebbe nulla. La musica serve a sottolineare gli stati d'animo

del personaggio e delle determinate situazioni. Nel 700 le musiche per i balletti non erano composte

appositamente per questi ma venivano adattate. Nel 1762 viene messa in scena l'Orfeo e Euridice di Gluck ,

un anno dopo la consacrazione della riforma della danza. Questa opera, realizzata sempre in collaborazione

dei tre personaggi che lavorano insieme sia per la riforma della danza che dell'opera in musica. La più

importante danza dell'Orfeo è la “danza degli spiriti beati”, una danza lunghissima e drammaturgica.

Jean Georges Noverre, maestro di danza, fu protagonista della querelle contro Angiolini che vedeva il

dibattito sull'ideatore della riforma. Noverre mette in scena i suoi balletti riformati molti anni dopo quelli di

Angiolini. La querelle si dirama per tre anni dove i due coreografi si scrivono contro continuamente.

Il divismo femminile comincia ad avere una consistenza per quanto riguarda le danze. Marie Sallé aveva una

grande espressività e con movimenti del corpo molto morbidi che la rendevano l'interprete ideale per

Angiolini. L'altra interprete era Marie Camagot, ballerina di grande capacità virtuosistica. Riusciva ad

eseguire molte piroette consecutive ma tralasciava in parte la qualità espressiva. La seconda aveva un

repertorio più popolare.

Un balletto importantissimo, rivalutato e riproposto sulle scene: La Fille Mal Gardée, del 1789. È il balletto

che va individualizzato come l'antesignano del balletto romantico. La vicenda è plurale e i personaggi sono

appartenenti alla classe contadina e si portano sulla scena elementi di vita quotidiana.

Venerdì 23 Novembre

Dalla metà dell'800 i balletti vengono rappresentati anche singolarmente a teatro. Il romanticismo recupera la

dimensione intima dell'uomo e le sue passioni e vede una rinascita di quelle che sono le passioni umane

rispetto alla razionalità. Oltre a questo c'è il recupero delle tradizioni folcloriche popolari soprattutto quelle

nordiche. È il periodo in cui nasce il romanzo storico. Esaltazione dei valori popolari ma soprattutto il

recupero della visione onirica del sogno e della realtà ultraterrena. L'uomo non si sente appagato dalla vita

quotidiana e cerca rifugio in una dimensione che esula da quella reale. Il sogno viene stimolato da

intellettuali anche attraverso gli oppiacei, che causa straniamento e quindi rende più facile trovare una

situazione piacevole. La natura viene recuperata nella sua simbiosi con l'animo umano. Tutte queste

caratteristiche sono la parte fondante della rivoluzione romantica, sono alla base del balletto romantico.

La Sylphide, rappresentato il 12 Marzo 1832 all'Opéra National de Paris. Questo balletto è il primo modello

di produzione romantica. Maria Taglioni, molto giovane al tempo era figlia del coreografo Filippo. È

l'iniziatrice di un tipo di danza che diventerà di riferimento sia per il balletto romantico sia per la danza

classica. Infatti Maria Taglioni perfezionò la tecnica del ballo sulle punte dei piedi. È il primo balletto in cui

la ballerina danza per un intero atto sulle punte. La Taglioni già qualche anno prima aveva affascinato gli

spettatori con un'esibizione particolare: l'anno prima viene rappresentato un melodramma che si intitola

Robert le Diable, di Mayeb che vede al suo interno un momento coreografico, una scena in cui il

protagonista si trova in un cimitero ad invocare gli spiriti per conquistare la sua amata. Questi spiriti sono

anime di suore. Il balletto si chiama “balletto delle monache”, e qui entra in scena la Taglioni, con il volto

coperto, l'ambientazione è quasi infernale e lei che balla sulle punte. La sua interpretazione colpì il pubblico,

in particolare il tenore protagonista dell'opera, Adolphe Nourrit, che istigò il padre della ragazza a comporre

una coreografia interamente per la figlia. Egli scrisse il libretto della Sylphide e la Taglioni interpretò il

personaggio creato appositamente per lei. Il balletto romantico della Sy è diviso in due atti: il secondo è un

atto che si svolge in una dimensione ultraterrena. Il primo è caratterizzato da colori vivaci, in una dimensione

compatta e costumi che rimandano a quelli popolari e l'ambientazione luminosa e la danza che si adegua a

questa situazione infatti è una danza piuttosto virtuosistica. Il secondo atto invece è completamente diverso:

c'è proprio una cesura per quanto riguarda scenografia e modalità di ballo. Presenza della nebbia che fa

perdere i contorni delle figure e le ballerine sono tutte vestite in bianco quindi risaltano vista l'ambientazione

oscure. Per raggiungere lo scopo di ultraterreno, si fa uso di una danza leggiadra, fatta di sollevamenti e di

movenze. Le ballerine vengono fatte scendere dall'alto. Una innovazioni nel costume è quella del tutù, veste

fatta di numerosissimi veli, molto ampia, che va sotto il ginocchio, è una veste che crea questo senso di

leggiadria visto che con il movimento delle gambe, si alza e si abbassa dolcemente. Nel secondo atto quindi

si usa una danza sulle punte che insieme al tutù e all'ambientazione danno questo senso di ultraterreno. L'atto


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balconi

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in disciplina della arti, della musica e dello spettacolo
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher balconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della danza e del mimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Pagnini Caterina.

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