Storia della danza e del mimo
Mercoledì 7 Novembre
Alessandro Pontremoli – Storia della danza (LeLettere 2003)
Uno dei primi che studiò la storia della danza fu Curt Sachs che scrisse negli anni '40 e '50 una storia della danza che in breve tempo fu tradotta e distribuita nei paesi europei. Nella prima parte ha un indice molto ben dettagliato, ed affronta la danza da un punto di vista antropologico. Proprio Sachs riallaccia le origini della danza con le origini stesse dell'uomo considerandola una delle prime arti rappresentative usate dall'uomo. La danza nasce con l'uomo ed è da subito una danza rappresentativa ossia ci viene trasmesso qualcosa, più o meno riconoscibile, quindi contenente un messaggio. Quindi la danza è un'esigenza primordiale dell'uomo perché la mimica, la gestualità, è la prima forma di espressione umana. Attraverso la mimica si riesce a far arrivare il messaggio a chiunque. Dunque la cinetica corporea è il primo mezzo di cui l'uomo si serve per rappresentare qualcosa.
La storia della danza si accompagna inscindibilmente con la ritualità. Questi elementi di comunicazione con un'entità superiore sono espressi prevalentemente attraverso movimenti corporei. Danza quindi legati ai comportamenti rituali dell'uomo e della civiltà. Non si tenta tanto di rappresentare qualcosa ma si cerca di creare un contatto con l'entità superiore che ci sovrasta. I momenti in cui si deve andare a caccia si cerca di propiziarsi i dei della caccia attraverso delle danze che facilitano l'entrata in comunicazione con l'entità. Le danze inizialmente non avevano accompagnamenti musicali e spesso attraverso movimenti circolari del corpo, piuttosto agitati e vorticosi si tentava di creare in noi stessi e in chi ci guardava, una sorta di straniamento.
Queste danze vogliono esser definite danze astratte perché vogliono creare una sensazione spirituale ed emotiva. Le baccanti greche raggiungevano l'estasi bevendo vino e poi facevano queste danze vorticose, senza rappresentatività e quindi vengono chiamate astratte. Viceversa talvolta si voleva rappresentare un messaggio: molte volte prima di andare a caccia si mimava una scena di caccia, per far capire che quel momento era fondamentale in quanto distaccato dalla tribù, ma che poi avrebbe portato dei benefici a questa.
Il giullare non è il più codificato tra i professionisti nella storia del teatro e della danza anche se il primo è l'istrione romano. Nel 400 abbiamo i primi trattati manoscritti sulla danza e quindi hanno un bacino di utenza elitario, rivolti a specifici signori e nobili e sono ben lontani da quelli successivi del 500.
Danza sociale e cambiamenti nel 500 e 600
Per danza sociale si intende una danza ballata per puro divertimento da una o più persone e che ha valore solamente performativo. La danza del 500 cambia perché cambia la società perché sia la danza che il teatro sono lo specchio della società che li genera. Una classe produttiva, mercantile, attiva, che è il fulcro della società, dal 500 si interesserà anche alla danza, che non sarà più cosa elitaria destinata ai pochi nobili. Per questo i manuali del 500 sono così differenti da quelli antecedenti. Tra 500 e 600, la danza diventa arte completamente autonoma rispetto al teatro. È con il barocco che si ha questo affermarsi della danza. Importante in questo percorso è la Francia di Luigi XIV, che creò e istituì per primo l'accademia istituzionale della danza Académie Royale de Danze che codificherà i movimenti e le regole della danza fino al 900. La danza pantomimica o balletto d'azione nasce nel 700.
Giovedì 8 Novembre
Se ci occupiamo della civiltà greca possiamo vedere una notevole evoluzione della tipologia della danza rappresentativa all'interno della tragedia. Per quanto riguarda la danza astratta, la società collegata al rito, come quella greca, trova larghissimo spazio nei momenti dedicati alle esigenze culturali delle popolazioni, come le baccanti, le sacerdotesse di Dioniso, si mettono in contatto con la loro divinità attraverso danze circolari che provocano un senso di straniamento che generano contatto con il dio.
Il primo fulcro di danza rappresentativa possiamo individuarla nella produzione di tragedie greche e nei suoi autori come Eschilo, Sofocle ed Euripide. Le olimpiadi ad esempio lasciavano spazio a rappresentazioni teatrali.
Teatro greco e romano
Il teatro greco ha una fruizione diversa rispetto a quello romano: il teatro per i greci ha una funzione morale e non è occasione di divertimento ma è un appuntamento sociale, educativo a cui la popolazione deve sottomettersi per espletare quelli che sono i propri doveri di buon cittadini. Quindi non c'è niente di passionale nel teatro greco, ma si va a teatro per avere un'educazione morale. Il fatto stesso che il teatro sia situato al di fuori della città, della polis, in un contesto campestre, sfruttando la geografia e l'architettura naturale: il teatro si deve inserire nella natura e non deve dare l'impressione di sovrastare il resto con la sua imponenza. Si deve creare questo senso di sentore universale e l'essere deve essere in contatto non con l'edificio teatrale ma con lo spettacolo e con la divinità che ci sovrasta. Quindi già la preparazione alla visione della rappresentazione teatrale è un pellegrinaggio, un viaggio, una situazione mentale che si compie nel tragitto dalla polis al teatro. Quello che si va a vedere a teatro è qualcosa che ci deve purificare dalle sensazioni sbagliate.
Il coro della tragedia greca ha diverse funzioni: è il primo elemento che entra in scena ed è composto da diversi elementi, scomposto in due frontoni ed è solitamente guidato da una figura importante che commenterà ed introdurrà la scena che andremo a vedere. Il coro già nella sua entrata in scena, incede con passi coreografici, non naturali: si entra in scena con una cadenza innaturale. Quindi questo è un elemento estetico, coreografico, piuttosto statico e più avanti il coro assumerà una valenza drammaturgica molto più regnante rappresentando la coscienza del personaggio. Viene usato in maniera molta più libera sulla scena ed ha maggiori possibilità di movimenti, che vengono fatti velocemente e sono scomposti. Sia con la sua parte drammaturgica che con quella cinetica, il coro deve far partecipare emotivamente lo spettatore che capirà che dietro la scena sta accadendo un fatto terribile: il movimento cinetico del coro è molto più sviluppato in Euripide e sottolinea la valenza drammaturgica della tragedia. Lo spettatore attraverso questo riuscirà ad arrivare alla catarsi finale.
L'impero romano si basa sul concetto di un ente accentratore fortissimo. Quindi la capitale dell'Impero, Roma, deve essere presente ovunque e deve avere un potere collettivo molto forte. La società romana si basa su parametri diversi da quelli greci, è una società che vede nello spettacolo un motivo di divertimento, per staccarsi dal quotidiano e dai suoi problemi, liberando la mente e dedicandosi ad altro. Non c'è niente di educativo nello spettacolo romano e si esalta le passioni più animalesche.
L'istrione e l'actor nella Roma antica
Nella società abbiamo due figure rappresentative: l'istriones da una parte e l'actor dall'altra. L'actor si occupa alla rappresentazione del teatro testuale greco ed è colui che mette in scena recitando queste commedie o tragedie ed entra in scena con la maschera e ha una capacità recitativa elevatissima. Non è un professionista, recita da dilettante e lo fa per senso civico. Spesso erano dei patrizi romani che andavano in scena senza farsi riconoscere e soprattutto usavano molto la parola e pochissimo la mimica del corpo perché il loro messaggio doveva arrivare all'intelletto e non agli occhi.
L'istrione è il primo professionista del teatro della storia occidentale ed agisce sulla scena senza maschera, ed agisce demandando tutta la sua abilità alla corporeità. Non per niente la pantomima, viene dal greco e significa rappresentare una vicenda solamente attraverso la gestualità. Lo spettacolo pantomimico si riferisce solamente al piano visivo, al contrario dell'actor romano. L'istrione è il primo artista coreutico ed è il primo rappresentante del movimento del corpo e della coreutica rappresentativa. L'espressione facciale è posta al primo piano nella pantomima. Molto spesso nel teatro romano troviamo la presenza di donne e ovviamente il loro fascino corporeo attirava moltissimo ed è il primo caso in cui le donne agiscono in scena. La donna istrione romana era considerata al pari delle prostitute, etichetta che si porteranno dietro fino al 500 600.
Gli istrioni accaparravano il maggior numero di udienza perché il teatro era riservato ad un élite, mentre il resto della popolazione andava a vedere gli spettacoli dei gladiatori. Molti nomi di istrioni romani arrivarono quasi al fenomeno del divismo, come Roscio, che grazie alla sua popolarità assunse una posizione privilegiata e veniva mantenuto dai nobili romani e vantava una posizione sociale di benessere, cosa che normalmente non avveniva.
Pilade e Batillo, i primi ballerini che si dedicarono alla pantomima, rendendolo uno dei generi più frequentati dalla popolazione romana. Questi due personaggi diversificando i loro repertori riuscirono ad avere più successo: il primo si specializzò nelle tragedie e il secondo sulla pantomimica comica. La loro arte scatenò delle querele all'interno degli spettatori: chi si schierava con l'uno e chi con l'altro. Lo stesso imperatore Augusto si lamentò che gli stessi patrizi dimenticassero le loro mansioni per seguire le vicessitudini di questi due pantomimi.
Dobbiamo ricordare questo tratto: l'istrione attirava su di sé le critiche di quei pensatori che ritenevano che il teatro stimolasse qualcosa diverso dall'intelletto. Uno su tutti fu Seneca, che fu il primo che mise in scena l'uccisione di un personaggio e si scagliò in modo pesante su questi istrioni e sulla spettacolarità romana che suscitava solo emozioni all'intelletto e mai sensoriali. La compresenza della musica in scena sottolineava i movimenti del personaggio e rendeva lo spettacolo ben organizzato e unificato in cui la danza e la musica si fondevano per rappresentare una scena senza l'utilizzo della parola. Le critiche rivolte a questi istrioni sono le stesse che ritroveremo nel Medioevo nei confronti dei giullari.
Espansione dell'impero e teatro medievale
Più lontani siamo da Roma, più grandi sono i teatri, come ad esempio in Tunisia, teatri monumentali, segno dell'espansione dell'impero. Quello che è emblematico è l'abbandono del significato dell'edificio teatrale con la disgregazione dell'Impero romano, l'edificio teatrale perde assolutamente di significato, politico, sociale e materiale.
Per quanto riguarda il Medioevo parliamo di spettacolarità diffusa, come del resto la società a quel tempo. Il filo conduttore della disgregazione sociale, ci è dato dalla figura del giullare che si sviluppa da quella dell'istrione romano. È una figura che passa senza tragedia e senza distruzione, dalla società romana a quella medioevale. La spettacolarità dunque segue geograficamente la disgregazione della società, microciviltà in cui il punto di riferimento diventa la dimensione al di fuori della città. Della spettacolarità romana sopravvive occasionalmente la lotta con gli animali. Il torneo medioevale si rifà a spettacoli di combattimento romani.
Il giullare si porta dietro l'eredità dell'itineranza dell'istrione romano, il giullare vive di quello che fa spostandosi di città in città per cercare di variare il suo pubblico. Quello che fa di diverso dall'istrione è il non doversi specializzare in nessuna parte particolare perché una specializzazione comporta una riduzione del repertorio, mentre ha la necessità di riuscire a proporre un vasto repertorio se ad esempio si stabilizza in una città per più giorni. Il giullare si esibiva facendo uso del proprio corpo, era un attore che non aveva la parola come repertorio principale. Il concetto di teatralità diffusa riguarda i luoghi in cui i giullari si esibivano: non c'era un luogo preciso ma si esibiva nei posti di maggior affluenza della città, come il mercato e il sagrato della chiesa. La chiesa diventa quindi il punto di riferimento della civiltà medioevale. Il giullare in chiesa non è ammesso chiaramente. Il giullare eredita anche la critica sociale, in particolare quella della chiesa. La critica riguarda l'uso sconsiderato del corpo: si usa il corpo in maniera convulsa e troppo apparente per guadagnare denaro, quindi una mercificazione del corpo. Uno dei più acerrimi rivale e critici dei giullari è Sant'Agostino. È interessante notare che piano piano, l'uso del corpo e soprattutto della danza viene accettato, con i dovuti limiti dai pensatori cristiani, questo perché ci si rende conto che la mimica corporea è uno strumento potentissimo di cui la chiesa stessa avesse bisogno per aumentare la partecipazione al movimento cristiano.
Alcuni avvenimenti del calendario liturgico vengono celebrati perché fulcro della fede e in questi momenti ci si avvale di una microdrammaturgia all'interno delle chiese che mima, con l'aiuto della musica, le vicende del Cristo, molto spesso servendosi dell'aiuto dei giullari, che devono usare il loro corpo in maniera molto sobria. Questo momento è di evoluzione della figura del giullare anche se socialmente rimane ai limiti della società, non essendo catalogabile a causa della sua non specializzazione e della sua itineranza.
Spettacoli danzati nel Medioevo
Per quanto riguarda gli spettacoli danzati, il giullare si serviva di alcuni modelli molto semplici: tipiche erano le ballate e i rondò, di struttura formale molto semplice, due stanze uguali e il ritornello. Con queste ballate il giullare cantava e ballava, quindi rappresentava una micro drammaturgia. Nelle feste paesane il giullare guidava la festa ed era l'attrattiva principale e invitava gli spettatori a danzare insieme. La figura del cerchio rappresenterà la chiusura dell'amore e rappresenta il fulcro della cultura medioevale. Molto spesso succedeva che questo cerchio, formato da varie persone, si aprisse e formasse una riga per poi ricongiungersi.
La danza macabra si localizza spesso nei cimiteri e viene eseguita in particolari momenti dell'anno, in particolare durante il carnevale che è un momento antropologicamente singolare perché ogni ruolo sociale si mescola tramite il travestimento. Nel momento del carnevale tutti possiamo essere uguali.
Venerdì 9 Novembre
(immagini) Rappresentazione di una baccante in atteggiamento danzante. La figura è scomposta dal punto di vista fisico perché queste donne appunto eseguivano dei movimenti scomposti per raggiungere Dioniso. L'atteggiamento del corpo è predisposto ad una rotazione e spesso le baccanti ballavano nude dando vita a situazioni abbastanza spinte.
Questi sono giullari che si esibiscono anch'essi con un movimento estremizzato, alterato e scomposto. Questi movimenti all'interno della corte erano assolutamente vietati ai nobili che appunto chiamavano i giullari per vedere questi movimenti a loro vietati.
Questa immagine ci fa capire quale erano le varianti spettacolari dei giullari (immagine con lettere: a b c d...) La figura A è una donna facente in movimenti estremizzati. Mentre la C si ha la classica posizione del giullare con la testa indietro. L'eredità atletica e corporea del giullare passerà al comico della commedia dell'arte.
Questa è una danza di spade in cui si mima un combattimento ed era una delle danze più ricorrenti nella popolazione tra la fine dell'Impero romano e l'affermarsi del Medioevo. È una danza frontale in cui due o più persone si affrontano in combattimento e creano dei rumori con le spade. Questa immagine sarà ripresa nella danza rappresentativa del 500. La spada è un elemento coreografico perché serviva a mimare il combattimento e accompagnava la musica che veniva eseguita da un solista.
Dopo l'anno mille, la società medievale si comincia ad organizzare intorno ad un palazzo di un nobile che garantiva protezione e sostentamento dato che i contadini lavoravano lì. Ancora siamo in una situazione esterna alle città e ci si aggrega a questi palazzi signorili che hanno vastissime proprietà terriere per appunto avere protezione ma soprattutto perché si va a coltivare e sfruttare le proprietà terriere. Si prendono le terre, si coltivano e si vive di quello che si raccoglie, dando metà raccolto al signore. Lo scandalo della moneta sarà più tipico delle società comunali perché qui siamo ancora con il baratto.
Con l'arrivo delle città cortesi cambia radicalmente anche il modo di danzare: lo stare all'interno di un palazzo porta alla convivenza di due livelli di fruizione di pratica. All'interno del palazzo si crea questa élite chiusa e privilegiata che si rapporta poco con l'esterno. Una danza elitaria quasi prettamente sociale, di divertimento, di auto rappresentazione ma che vedrà anche momenti drammaturgici e rappresentativi. All'interno della corte abbiamo una famiglia nobile che comincia a voler stabilire dei canoni di distaccamento dalla massa per auto certificarsi in un determinato codice di comportamento che comprende varie tipologie, una di queste è ad esempio il vestiario. Dalla società cortese (1100-1300), la danza diventa lo strumento privilegiato per creare un élite chiusa. Si comincia a danzare fin da piccoli perché la danza non è solo una pratica fisica ma anche morale e spirituale: il movimento del corpo rappresenta l'appannaggio esclusivo della...
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