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Storia della critica d'arte

Punti chiave sul giudizio nell'arte dell'antichità

Come veniva considerata l'arte nell'antichità? L'ambito in cui si tratta maggiormente questo aspetto è sicuramente l'ambito greco e soprattutto sono grandi personaggi quali Platone e Aristotele che gettano i fondamenti dell'estetica, dei canoni che dureranno fino alla fine del medioevo. La prima figura è Platone.

Platone inserisce l'arte fra le arti meccaniche e quindi ne dà una considerazione negativa. Per lui le arti meccaniche erano la medicina, la guerra, l'agricoltura, tutto ciò che riguardava la nautica, l'architettura. Nel Sofista, Platone ci parla di ciò che lui pensa dell'arte. Secondo Platone il mondo in cui noi viviamo non è reale, il vero mondo per Platone è il mondo delle idee, un mondo ultraterreno e razionale. Il nostro mondo è già una copia, la realtà in cui viviamo è soltanto un riflesso del mondo delle idee. Per lui gli artisti sono paragonabili a dei giocolieri, a degli illusionisti perché creano una copia della copia quindi l'arte passa in secondo piano rispetto alla realtà perché crea un inganno. Questa è una premessa che porterà a guardare sempre con diffidenza la figura dell'artista per lungo tempo.

Dall'altro lato però, lo stesso Platone quando deve spiegare come si crea il mondo, per spiegare cosa fa il demiurgo (figura superiore che ha in mente un’idea e che poi plasma la realtà) Platone dice che il demiurgo fa come fa l'artista quindi modella la realtà. Platone da un lato disprezza l'arte ma dall'altro si serve dell'immagine dell'artista per dire come il demiurgo crea il mondo.

Termini coniati da Platone e Aristotele

Ora incontreremo alcuni termini che torneranno fino al periodo dell'umanesimo.

Il primo termine che conia Platone è l'idea, l'exemplum che è l'ispirazione, il concetto che viene rappresentato in un'opera d'arte e secondo Platone questo si può salvare, l'idea superiore alla materia si salva poi la sua traduzione vile nella materia è qualcosa che è illusorio. Una concezione un po’ più positiva riguardo all'arte l'aveva Aristotele che ha lasciato delle considerazioni sull'arte nell'etica a Nicomaco. In quest'opera egli sostiene che il principio dell'arte, il suo scopo è produrre e usa questo verbo per distinguerlo dal "fare" materiale ma anche da un processo intellettuale come la conoscenza quindi l'arte è qualcosa che si trova a metà fra un mero lavoro estremamente pratico e un atto intellettuale.

Altro principio fondamentale che fissa Aristotele è il concetto di Mimesis. Aristotele dice che un’opera d’arte si può valutare in base al livello di mimesi che raggiunge ovvero più un’opera d’arte si avvicina alla realtà, la imita e ce la rappresenta, più è bella. La validità sta nell'imitazione. Questo principio sarà poi fondamentale per tutta l'arte greca. Questo processo trova il suo compimento nell'ellenismo. Questa mentalità dell'imitazione tramonta con l'era cristiana: con l'arrivo del cristianesimo lo scopo dell'arte non è più imitare la realtà ma torna ad essere, come dice Platone, esprimere un'idea, un concetto quindi tramonterà il realismo e viene data grande importanza al simbolismo, al concetto che l'arte deve esprimere.

Ecco perché l'arte paleocristiana riprende Platone in chiave cristiana. Aristotele è stato comunque importantissimo durante il medioevo per quanto riguarda l’estetica e venne copiato fino al ‘300.

La figura di Plinio il Vecchio e altre influenze romane

Passiamo al mondo romano e abbiamo la figura di Plinio il Vecchio. Egli è una fonte estremamente importante per avere sia informazioni su artisti e opere d'arte del mondo greco, ma anche per conoscere i principi estetici dell'arte romana. Plinio il Vecchio ha scritto nella Naturalis Historia una parte interamente dedicata alle tecniche artistiche, ha citato spesso i nomi di artisti ed è insieme a Vitruvio la fonte più importante per l'arte romana.

Sempre in età romana abbiamo Seneca che nei suoi scritti ha anticipato per certi aspetti la visione del cristianesimo in quanto sostiene che la virtù è bella in sé e non ha bisogno di ornamento, quindi il significato deve prevalere sulla forma. Vitruvio era un architetto dell’età di Augusto che ci ha lasciato un trattato di architettura (Il de architectura).

Ci sono pervenute testimonianze mediante poesie e poi ci sono giunte le vite degli artisti. Ad esempio, Cornelio Nepote che ha scritto le vite ha dedicato i suoi scritti a vite di artisti di cui oggi non conosciamo più niente. Di loro conosciamo il nome, le opere, ma materialmente nulla. Queste biografie parlano più dell’uomo che dell’artista, non ci danno grandi informazioni sullo stile, occorre attendere il rinascimento per avere più informazioni sullo stile dell’artista, per iniziare a vedere la persona come artista e non semplicemente il suo prodotto.

Fonti medioevali

Arrivando al medioevo, cosa possiamo usare come informazioni sull’estetica e sugli artisti?

Prima di tutto ci restano dei trattati tecnici, che sono dei veri e propri ricettacoli. Il più famoso è la Schedula diversarum artium di Teofilo. Egli è un monaco, siamo agli inizi dell’XI secolo, scrisse come fare gli smalti, le vetrate, come mescolare i colori, macinarli, parla dei supporti... però è pura tecnica, non parla mai dello stile, non parla di soggetti e di come dipingerli. Gli unici artisti che in questo periodo arrivano a scrivere qualcosa sono dei chierici, l’artista in sé non ha ancora una concezione del proprio ruolo intellettuale, nessun artista in questo periodo ha mai pensato né di firmarsi, né di scrivere qualcosa.

Il secondo trattato tecnico che abbiamo è stato scritto da un architetto, anche lui ecclesiastico, siamo nella Francia gotica e l’architetto è Villard de Honnecourt che scrisse il Livre de portraitures (siamo intorno al 1220). Questo è un trattato di architettura che parla delle proporzioni, portraitures è il termine con cui lui traduce il concetto di proporzioni ed è l’unico trattato di architettura gotica giunto a noi. In questo codice si cerca di ricavare proporzioni matematiche alla base dell’architettura gotica e viene spiegato il metodo della triangolazione, con cui gli architetti gotici progettavano ovvero con un insieme di figure geometriche una vicino all’altra.

Queste due personalità, Teofilo e Villard, sono le due figure che emergono dall’anonimato e praticano un’attività artistica. Tutti gli altri che scrivono di arte nel medioevo hanno trattato quest’ultima come strumento di propaganda di fede, come riflessione mistica quindi non avremo mai considerazioni tecniche ma sempre considerazioni estetiche.

Biografie degli artisti nel medioevo

Poi abbiamo i sonetti che alcuni poeti hanno dedicato ad artisti. Petrarca ha scritto dei sonetti per Simone Martini, Dante nella Commedia ha parlato di Giotto e di Cimabue. Poi abbiamo le biografie scritte in età medioevale, questo avviene a Firenze nel ‘300 perché qui torna ad esserci prima che nel resto d’Europa, l’interesse per la singola personalità, quindi per la storia di un personaggio, e quindi si iniziano a scrivere biografie. Questo culto della personalità era stato accantonato per influsso del primo cristianesimo che aveva messo al bando il culto della personalità terrena: non venivano più realizzati ritratti, i monumenti funebri non venivano più realizzati, la personalità terrena non doveva essere celebrata. Tornando ad un concetto classico di culto della personalità, si inizierà a scrivere le biografie, ad esempio verrà scritta la biografia di Giotto, Boccaccio dedicherà una novella all’artista Buffalmacco. Dunque alcuni artisti verranno proprio presi in questione, però è raro in questo periodo trovare considerazioni stilistiche, si parla della vita dell’uomo Giotto, della vita dell’uomo Buffalmacco.

Inventari e altre fonti

Altra fonte importante sono gli inventari, non solo per trovare notizie inerenti alla storia dell’arte ma anche inerenti a ciò che pensavano gli uomini del passato riguardo all’arte. Posso consultare gli inventari:

  • Gli inventari delle grandi abbazie e dei grandi monasteri che sono sopravvissuti.
  • Un inventario molto famoso è quello dei papi, si chiama il Liber Pontificalis. Questo è un codice manoscritto che ha iniziato ad essere compilato nel VII secolo e poi fino al medioevo. In questo testo si scriveva tutto ciò che i papi facevano fare nelle varie chiese di Roma.
  • Altro importante inventario è quello dell’abbazia di Montecassino. Dato che l’abbazia è andata distrutta, è un’importante fonte per ricostruire cosa c’era in questo monastero benedettino.

Altra fonte importante sono le stesse opere d'arte. Come può un’opera d’arte essermi utile per comprendere la sua critica d’arte? La sua presenza o la sua assenza. Ad esempio, se un tipo di opera d’arte è molto diffusa, ciò mi dice che quel tipo di opera è molto apprezzata ovvero mi dà delle informazioni anche sul gusto del tempo; viceversa, se un’iconografia è poco diffusa ho modo di capire che non era un soggetto particolarmente amato o capito.

Un’altra fonte che posso cercare nei testi è la letteratura periegetica. Questo termine indica tutti gli scritti fatti dai pellegrini, cioè tutti coloro che andavano in pellegrinaggio a Roma, a Santiago de Compostela, in Terra Santa e componevano delle guide di pellegrini. Queste sono state realizzate per lungo tempo soprattutto dall’età carolingia in poi, quindi dall’VIII secolo, poi sono stati aggiornati e rinnovati.

  • I più famosi sono il De Lociis Sanctis che parla di Gerusalemme e i Mirabilia Urbis Romae (Le meraviglie della città di Roma).

Spesso queste guide ci raccontano di opere d’arte che non ci sono più quindi danno informazioni importanti, ma soprattutto riportano i commenti dei pellegrini ed è interessante soprattutto il punto di vista dei pellegrini inglesi piuttosto che francesi e che impressione hanno dei monumenti romani. Questo ci dice come venivano viste le opere d’arte attraverso i punti di vista delle varie popolazioni d’Europa. I toni sono sempre abbastanza favolistici, il racconto non è sempre attendibile circa la posizione o la leggenda sul monumento, però indubbiamente rispecchia il gusto del tempo.

Evoluzione del concetto di arte nel medioevo

L’arte e l’operare artistico per tutta l’età medioevale è pura tecnica, è una tecnica al servizio di un ideale più elevato (riferimento a Platone). Quindi nel medioevo alla concezione naturalistica, di mimesis del mondo antico, si viene a sovrapporre una concezione spiritualistica. Ciò che è importante è il messaggio spirituale, non devo guardare un’opera d’arte per apprezzarla in sé, non devo apprezzare l’oggetto ma mi deve sempre rimandare a qualcosa d’altro, è veicolo, è strumento per qualcos’altro.

Nel Secondo Concilio di Nicea del 787 vengono proprio stabiliti i ruoli delle personalità che si occupano di arte. Si stabilisce che l’invenzione dell’arte, l’ispirazione di un’opera d’arte viene chiamata ingenium. Questo ingenium non spetta all’artista ma ai chierici, agli ecclesiastici, prima ancora di loro i padri della chiesa i quali sono stati i primi che hanno stabilito alcune forme d’arte, alcune immagini e poi ci si deve attenere a queste guide. Il tramandare un’immagine si chiama tradito, l’iconografia è come viene rappresentata un’immagine, si stabilisce che questo Santo, l’Ascensione, l’Assunzione, verranno rappresentate in un determinato modo sulla base di quanto stabilito dai padri della chiesa, il chierico, il committente che stabilisce cosa fare dell’opera d’arte è l’operaius, è l’ecclesiastico, l’intellettuale. L’artista è sempre nominato come artifex. Il nome dell’operaius è sempre ricordato quello dell’artifex mai, l’arte medioevale è quasi sempre anonima salvo alcuni casi eccezionali di personalità incredibili che ci sono giunte (Wiligelmo per il Duomo di Modena, Antelami) sono casi tuttavia eccezionali. Si distacca la personalità ideatrice dalla personalità esecutrice, questo scollamento durerà fino al rinascimento maturo e la completa libertà dell’artista verrà solo in età romantica (1820). Anche Michelangelo e Raffaello e Leonardo con tutta la personalità e l’autonomia che potevano avere partivano da ciò che gli veniva chiesto.

È apprezzata molto di più la materia con cui è realizzata un’opera d’arte piuttosto che la forma che essa ha. Perché se devo manifestare il potere del committente o l’importanza di un concetto religioso, l'importanza materiale dell’opera si trasforma in importanza di questo concetto. L’idea viene chiamata exemplum perché diventa un modello replicabile in altre opere d’arte. E allora come è possibile valutare la bravura dell’artista? In quel tempo viene rilevata in base alla sua capacità di adeguare l’exemplum alla materia ovvero di trasformare questo concetto in un’immagine concreta. Quanto più c’è corrispondenza, quanto più è bravo in questo tanto più l’artista esegue il suo compito.

Agli inizi del medioevo c’è stato un momento storico di crisi che ha generato due modi differenti di concepire l’arte:

  • Il nostro modo occidentale.
  • Quello ortodosso, ci chiediamo perché le icone ancora oggi vengono realizzate allo stesso modo ed è un po’ la stessa ragione per cui gli egizi in duemila anni non hanno mutato la loro arte.

C’è stato un papa che per primo nei suoi scritti ha dato importanza all’arte nel suo ruolo educativo. Questo papa è San Gregorio Magno che ha scritto fra l’ultimo decennio del VI secolo e l’inizio del VII. Nelle sue epistole ha lasciato un concetto importante: Pictura quasi scriptura cioè l’immagine e la pittura è un modo semplice di tradurre un concetto che non è accessibile a chi non solo non sa leggere ma anche non capisce il latino. Tutte le letture nelle chiese venivano fatte in latino. Allora come si poteva conoscere il vangelo, le scritture, le storie dei santi? Attraverso l’immagine, Biblia pauperum, la chiesa si rende conto dell’importanza e della potenzialità dell’arte, per questo le immagini devono essere chiare, semplici.

La crisi iconoclasta

Ad un certo punto per ragioni religiose e politiche questo ruolo viene negato nel momento che viene chiamato “Crisi iconoclasta” nel 730 l’imperatore di Bisanzio Leone Isaurico su consiglio del clero di Bisanzio emette un decreto in cui si vieta il culto delle immagini, perché viene decretato che è blasfemo venerare un’immagine, si accusa di paganesimo coloro che lo fanno. La chiesa risponde che non si venera l’oggetto bensì l’exemplum cioè il concetto che c’è dentro e ciò è ancora alla base della rappresentazione dell’arte sacra oggi.

Quali sono i motivi per cui a Bisanzio si è giunti a questo? Sicuramente un motivo politico, ovvero che il clero bizantino non accettava l’autorità papale, ed è ciò che ancora oggi divide noi dagli ortodossi. Poi era fortissimo l’influsso sia della cultura islamica che si stava diffondendo che negava la rappresentazione di Dio, quella zona orientale era influenzata da un monoteismo aniconico, gli stessi ebrei non ammettono la rappresentazione di Dio e poi a Costantinopoli si parlava il greco, era l’erede del sapere greco e Platone aveva detto che qualsiasi immagine era una copia dell’idea quindi venerare qualcosa di materiale che era una copia dell’idea quindi della divinità era paganesimo.

I papi occidentali invece ribadiranno l’importanza delle immagini: Papa Gregorio II e Papa Adriano I, siamo già in età carolingia quindi verso la fine dell’VIII secolo inizi IX e verrà creata una formula che si può sintetizzare così: Invisibilia per visibilia cioè le cose invisibili attraverso quelle visibili, quindi tutto ciò che è del mondo superiore può essere compreso dalle menti più semplici attraverso il disegno e la pittura, ciò giustifica tutta l’arte sacra e arriverà con il gotico a giustificare l’arte sacra. Se io voglio rappresentare la ricchezza di Dio, la bellezza del creato faccio una chiesa ricca in questo senso si giustificava filosoficamente la ricchezza delle chiese.

Proprio per ribadire questi concetti vengono presi testi antichi e commentati a sostegno di queste idee. In particolare c’è un testo: Il De Coelesti Hierarchia e De Divinis Nominibus erano degli scritti di un monaco che era chiamato Pseudo Dionigi Areopagita, un monaco siriano del V VI secolo. Tale monaco è stato confuso con Dionigi Areopagita (filosofo dell’areopago di Atene, convertito da San Paolo) a ciò è stato sovrapposto Dionigi di Francia. Questo testo è stato utilizzato come base all’estetica del gotico in Francia, non a caso Saint Denis è l’abbazia gotica più antica di Francia. In questo testo si dice che “la bellezza è creata da Dio, tutte le cose materiali contengono una parte della bellezza di Dio quindi la bellezza terrena è giustificata perché è riflesso di quella celeste” e allora perché nel romanico prolificano...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher badblackmoon.77 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della critica d'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Fumarco Cristina.
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