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Storia della critica d'arte 18-04

2 autori del Medioevo.

Pseudo Dionigi l'Aeropagita che sarebbe un autore greco del I secolo d.C. convertito da San

– Paolo. Ma viene altresì considerato l'autore di una serie di testi: “Corpus aeropagitum” di cui

però sappiamo che l'autore è vissuto nel VI secolo. È un autore neoplatonico che scrive tra V

e VI secolo. Da qui il motivo di “pseudo” perché è in qualche modo una personalità duplice.

Pseudo Longino, autore del “Trattato sul sublime”, che è poi la fonte della critica sul

– sublime che culmina nel XVIII secolo con Edward Burke, nel 1756.

Dionigi l'Aeropagita

Tutte le sue opere sono intrise di neoplatonismo e cerca di coniugarlo con il pensiero cristiano, una

forma di sintetismo. Tanto che sono sorte diverse ipotesi sull'identità dell'autore del Corpus

aeropagitum. Secondo alcuni è un filosofo neoplatonico credente, che vuole fare una sintesi tra

pensiero neoplatonico e cristiano, alcuni dicono sia cristiano che vuole assimilare verità del

pensiero neoplatonismo, altri che sia un filosofo pagano che vuole minare il pensiero cristiano.

Le opere di Dionigi l'Aeropagita vennero tradotte dal greco al latino nel corso del Medievo ed

ebbero una grande diffusione. L'abate Sigeri, Suger [secondo il pensiero di Panofsky del 1956],

avrebbe esemplato il suo pensiero su modello delle teorie neoplatoniche di Dionigi l'Aeropagita,

che consistono nell'esaltazione del ruolo della luce [luce che in qualche modo emanazione divina]

che ci riporta in un contesto che rimanda al neoplatonismo, di una visione del mondo unitaria data

dalla massima luce fino alla totale oscurità data dalla materia inerte. Attraverso la visione mistica

della luce, l'abate Suger cerca di dare una giustificazione all'opera di ristrutturazione dell'abbazia di

Saint Denis, caratterizzata da un grande sfarzo e che si esponeva a forti critiche per lo sfarzo,

creando una contrapposizione tra rigorismo e filone più aperto per arti sontuarie, per la presenza di

elementi sontuosi e della bellezza dei materiali. Contrapposizione che verrà esemplificata dal Libro

di Sigeri dell'abate Suger da una parte e dall'Apologia a Guglielmo di San Bernardo di Chiaravalle

dall'altra.

Il testo del Corpus aeropagitum si ritrova anche in modo capillare a partire dal IX secolo, diventa

molto conosciuto e lo cita ad esempio papa Gregorio Magno. Due sono le traduzioni più importanti

del IX secolo:

Giovanni Scoto, monaco irlandese del IX secolo che venne chiamato in Francia, Panovsky

– afferma che l'abate Suger avrebbe letto la traduzione dello Scoto, in quanto traduttore e

filologo;

Ilduino, abate del monastero di Saint Denis, elemento a favore di coloro che vedono un

– legame con l'abate Suger con Dionigi l'Aeropagita.

La lettura del testo di Dionigi l'Aeropagita viene incamerata da Suger per dare fondamento alla sua

teoria sull'anagogicus mos, ovvero i modi, costumi che portano verso l'alto. La forte ostentazione di

sfarzo a Saint Denis da parte dell'abate Suger si riconduceva a questo, che attraverso lo splendore

della luce delle pietre preziose l'animo si sentiva più elevato verso Dio, fonte di questa luce.

Isidoro da Siviglia

Etimologie di Isidoro da Siviglia del VII secolo. Si presenta come una sorta di enciclopedia dello

scibile, una summa che affronta gli argomenti più disparati e tra i quali trovano spazio argomenti

attinenti alle arti visive: architettura, scultura e pittura. Anche in questo caso, come nel caso di

Dionigi l'Aeropagita, troviamo un tentativo di armonizzare le conoscenze provenienti dal mondo

pagano con quelle cristiane, c'è una sorta di sincretismo. Le fonti da cui attinge sono numerose: da

autori come Virgilio, Vitruvio e Plinio il Vecchio ad autori medievali come Dionigi l'Aeropagita.

Si chiama le Etimologie perché dall'analisi dell'etimologia linguista dei termini, Isidoro trova la

chiave di lettura per affrontare questa trattazione a carattere enciclopedico.

Isidoro è vescovo di Siviglia dal 601 d.C.. Proviene da una famiglia nobile ispano-romana e morì

nel 636. Scrive le Etimologie nell'ultimo periodo della sua vita, è un'opera infatti costituita da 20

libri. Il 19° è importante per la letteratura artistica perché è dedicato a vari argomenti tra i quali gli

edifici e in questo modo trova modo di trattare argomenti di architettura, scultura e pittura. Sono

fonti composite, le tipiche opere medievali sintetizzano le conoscenze del passato e queste sintesi

erano diffuse anche in ambito bizantino. Nel caso di Isidoro di Siviglia, dove in quest'opera parla

anche di cose legate alle arti figurative e all'architettura, le sue fonti principali sono:

De Architettura di Vitruvio del 15 a.C.;

– Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, un grande trattato diviso in 37 libri che aveva come

– filo conduttore quello delle scienze naturali, si parla anche di arte, scultura e pittura ma

sempre come corollario ad una trattazione principale legata agli aspetti scientifici. Quando

parla dei minerali parla anche dei marmi, da cui ha modo di parlare della scultura, quando

invece si parla della metallotecnica e dei metalli è l'occasione di Plinio per fare un escursus

sulla pittura in bronzo.

Sempre sulla scia di Plinio, Isidoro propone un'origine della pittura, che consisterebbe nel tracciare

il contorno dell'ombra di un uomo proiettata sulla parete. Plinio riporta questa notizia sull'origine

della pittura, perciò Isidoro dimostra di conoscerlo. Nell'affrontare i marmi e i colori Isidoro

dimostra un'impostazione pliniana.

Isidoro si lancia anche in considerazioni autonome. Annuncia che nella pittura è importante anche la

valenza mnemonica, memoriale, di tramandare qualcosa della realtà che non è più presente. Inoltra

fa una distinzione dei generi poetici e fa un paragone tra letteratura, poesia e pittura. I generi poetici

sono 3 secondo Isidoro: fabula, historia e argumentum.

Fabula= consiste in una narrazione di una trattazione poetica pura invenzione.

Historia= trattazione di fatti realmente accaduti.

Argumentum= narrazione di fatti possibili.

Per quanto riguarda la pittura Isidoro afferma che bisognerebbe accostarla al genere dell'historia,

proprio perché ha un valore memoriale deve limitarsi a rappresentare la realtà che realmente esiste.

Dibattito pro o contro delle immagini sacre

Il dibattito mette a confronto la realtà occidentale con il mondo bizantino, dove la diffuzione delle

immagini sacre aveva avuto un grande impulso e dove le icone avevano assunto una dimensione

che nell'Occidente non s'era mai vista. L'icona non rappresentava tanto il santo o Dio ma si

sosteneva che fosse questa presenza divina, quindi in qualche modo questo sottile discrimine tra

liceità dell'adorazione dell'immagine sacra da una parte e idolatria di quando si venera l'immagine

come se fosse divina dall'altra, diventava sottile e molto sfumato. Anche in Occidente nei secoli del

cristianesimo c'era stata una certa prudenza nell'uso delle immagini, si tendeva a usare simboli

cristiani ispirati al testo evangelico. L'arte delle catacombe ce ne presenta molti esempi: l'agnello, il

buon pastoro, il pesce e così via.

Dai primi secoli del Cristianesimo si presenta un atteggiamento duplice tra chi è più o meno a

favore delle immagini diversamente caratterizzato in Occidente e Oriente. Si giunge ad una figura

che prende posizione sulla liceità delle immagini ed è papa Gregorio Magno. Papa tra 590 e 604

che, tra le tante cose che fa, c'è quella di prendere una posizione netta a favore delle immagini sacre.

Lo fa in due lettere che vengono indirizzate al Vescovo Sereno di Marsiglia, un vescovo ch'era

macchiato di un eccesso iconoclasta. Aveva fatto infatti distruggere diverse immagini sacre e papa

Gregorio Magno lo aveva rimproverato dicendogli ch'era un atteggiamento sbagliato perché quelle

immagini dovevano essere ripristinate. Affermava che non bisognasse rifiutare l'adorazione delle

immagini ma si dovesse controllare che quest'adorazione non degeneri in idolatria. Gregorio Magno

è il primo che chiarisce quali sono i vantaggi e qual è l'utilità delle immagini in ambito liturgico. Le

immagini non sono solo un ornamento, un decoro ma hanno una precisa funzione didattica nei

confronti dei fedeli incolti perché insegnano il contenuto delle storie delle scritture a chi è

illetterato. Hanno inoltre il vantaggio di esercitare fascino sui fedeli, anche dal punto di vista

politico papa Gregorio Magno capisce che sono un modo per convogliare i fedeli verso la religione.

Funzione comunicativa e fascinazione nei confronti dei fedeli rimarrà un punto fermo nel papato,

che s'interrompe con un evento molto traumatico: la crisi iconoclastica, che risale all'VIII secolo.

Sono due gli imperatori bizantini che prendono netta posizione contro le immagini sacre:

Leone III Isaurico, che comincia questa battaglia iconoclasta a partire dal 726 d.C.

– Costantino V, figlio di Leone III Isaurico, che nel 754 indice il concilio di Hieria, sulla costa

– asiatica del Bosforo dove ribadisce che le immagini sacre debbano essere abolite e distrutte.

A questa posizione estrema fa seguito Papa Stefano III indice un sinodo a Roma per contrastare

l'ondata iconoclasta. Quest'ultima culmina nel 787 con il 2° concilio di Nicea, cittadina della

Turchia asiatica, indetto dall'imperatrice d'Oriente Irene su richiesta di papa Adriano I per deliberare

sul culto delle immagini. Contrapporsi di concili tra Oriente e Occidente, tra contro e pro. Anche se

c'era una motivazione religiosa nella presa di posizione di Leone III e di Costantino V, gli studiosi

leggono anche delle valenze fortemente politiche. Secondo queste tesi Leone III Isaurico e suo

figlio Costantino V vogliono ribadire la centralità della monarchia orientale rispetto al papato

romano e anche ribadire la supremazia di questo potere imperiale rispetto al potere monastico, che

in Oriente aveva ottenuto sempre più posizione e potere. Tra l'altro in Oriente erano proprio questi

centri monastici che erano all'origine della produzione di queste immagini sacre.

Il 2° concilio di Nicea delibera che le immagini sono ammesse ovunque, si ritorna sulla posizione di

papa Gregorio Magno, nei luoghi di culto ma anche nelle case private dei fedeli, nelle strade e

contribuiscono a rendere più intensa la religiosità dei fedeli.

Queste posizioni del 2° concilio di Nicea sono all'origine dei Libri Carolini. Il concilio di Nicea

delibera in greco e papa Adriano I commissiona una traduzione delle conclusioni del concilio in

latino e i traduttori commettono un errore. In greco si distingueva l'adorazione di Dio, latreia, e

delle immagini, per sottolineare che non fossero la stessa cosa e che non fossero la presenza divina

come sostenevano i fedeli orientali, prostumensis. Nella traduzione latina i traduttori unificano

questi due termini in adoratio, rivolta sia verso la divinità che verso le immagini sacre. È una

traduzione approssimativa che da origine ai libri Carolini. Gli atti di questo concilio arrivano

tradotti in latino alla corte di Carlo Magno, dove una squadra di teologi, tra cui Teodulfo, che

leggono questa traduzione e inorridiscono. I teologi cominciano a scrivere un altro documento che

prende sempre più spazio, tanto che diventa un'opera divisa in 4 libri suddivisi in 120 capitoli. È

una specie di replica sulle conclusioni del 2° concilio di Nicea, dove si rifa alla tradizione cristiana,

si cita spesso Sant'Agostino, e propongono una posizione di compromesso. Le immagini vanno

bene perché sono efficaci ma devono rimanere fuori dai pericoli di idolatria bizantini. Si ribadisce la

differenza tra il modello, il santo, e l'icona che lo rappresenta. Altro punto importante è il

chiarimento sul fatto che le immagini sono subordinate ai testi, alla parola scritta. C'è bisogno di

aggiungere alle immagini dei tituli, una sorta di didascalia che spieghi il contenuto, perchè

l'immagine ha bisogno di un chiarimento teorico offerto dalla parola scritta. Alcuni hanno osservato

che queste posizioni nei libri Carolini spingono in maniera netta tra il valore teologico dell'opera

d'arte e il valore estetico, si ribaisce che nelle immagini c'è solo il valore estetico, non c'è un valore

teologico. Paradossalmente questa posizione da spazio all'autonomia dell'arte.

I libri Carolini sono stati letti con una tesi in chiave politica, sferrano un attacco agli imperatori

d'oriente e ai looro teologi vengono visti come il tentativo di Carlo Magno di proporsi come l'unico

e legittimo interprete difensore dell'ortodossia romana. I libri Carolini sono un'opera monumentale e

il papa Adriano li vuole leggere tutti ma gli viene inviata solo una sintesi dell'opera. Adriano I

intuiscce subito che sia i suoi teologi che Carlo Magno avessero fatto un passo più lungo della

gamba e blocca la diffusione dell'opera perché non erano in linea che quanto espresso nel 2°

concilio niceno. I libri Carolini finiscono nell'oblio e verranno riscoperti e ristudiati nel XVI secolo,

nel 1549 a Parigi. Finito il dibattito s'era persa la traccia dei libri Carolini.

Abate Sigeri

Nel testo delle Vite Vasari lo colloca successivamente a Teofilo perché si credeva fosse dell'VIII

secolo, al contrario oggi siamo a conoscenza del fatto che risalga ad almeno due secoli più tardi.

Anche l'abate Suger può essere inserito in un contesto teologico, artistico e politico. È un momento

di contrapposizione tra ordini monastici rigorosi ed ordini monastici più aperti allo sfarzo e al lusso.

Gli ordini monastici hannoavuto origine con la regola benedettina di san Benedetto da Norcia nel

540. San Benedetto da Norcia aveva per la prima volta trasformato l'ideale monastico, rispetto a

quella orientale fondata su un modello di contemplazione in solitudine, in un ideale monastico

attivo e contemplativo ma aperto alla comunità. La regola benedettina si diffonde, grande diffusione

del monachesimo dal periodo carolingio. Con l'abate Suger siamo nel XI secolo, periodo in cui s'era

arrivati a degli eccessi, tanto che lo stesso Bernardo di Chiaravalle [in qualche modo esponente del

rigorismo] aveva chiesto a Suger di fare una riforma dell'abbazia di Saint Denis, diventata luogo di

nefandezze sopratutto a causa del predecessore abate Adam. Suger diventa nel 1122 abate e la sua

opera di ristrutturazione dell'abbazia si inserisce in un ampio contesto di remissione degli ordini

monastici, che andava a incidere su questioni di natura politica ed economica. Era una riforma ad

ampio raggio e San Bernardo si congratulerà con l'abate Suger con una lettera. Ci sarà

apparentemente una contrapposizione tra Bernardo di Chiaravalle e Suger.

Bernardo di Chiaravalle è legato all'ordine cistercense, che voleva censurare gli eccessi di lusso e di

ricchezza che avevano caratterizzato alcune abbazie, in particolare quelle dell'ordine clunicense,

ovvero legate all'abbazia di Cluny.

Abate Sigeri invece decanta ed elogia gli splendori e la sfarzosità delle opere che lui riesce

nell'abbazia di Saint Denis ristrutturate.

Nonostante abbiano pensieri contrapposti si può dire che tra loro c'era un patto non scritto, non c'è

mai un'aperta rivalità. Lo scontro frontale non avrebbe fatto comodo né all'uno né all'altro.

La ristrutturazione dell'abbazia di Saint Denis avviene tra il 1127 e il 1140. L'abate Suger è un

convinto sostenitore della monarchia capetingia, è un consigliere dei sovrani francesi, prima Luigi

VI e poi Luigi VII. Eseguirà inoltre per conto dei sovrani operazioni diplomatiche. È un uomo a

tutto tondo che non si limita alla vita dell'abbazia nel suo ordine monastico. La ristrutturazione

dell'abbazia viene affidata a due scritti: Libellus e Liber.

Libellus, racconto sulla consacrazione della nuova abbazia;

– Liber, ritratta della ristrutturazione dell'abbazia e in generale di questioni amministrative ed

– economiche che riguardano l'abbazia.

Nel Liber abbiamo dei capitoli che parlano di singole parti. Nel capitolo XXIV si parla del restauro

dell'abbazia e si spiega che la motivazione è dovuta al degrado delle strutture, di epoca carolingia, e

alla carenza di spazi, tanto che in un passo del brano l'abate Suger racconta che i fedeli sedevano

l'uno sull'altro per assistere alle funzioni religiose. Tra le descrizioni celebri c'è quella del paliotto

dell'altare nel coro, quella dei pannelli nell'altare maggiore e quella del crocifisso aureo dove c'è

questo momento di grande esaltazione della bellezza delle pietre preziose che adornavano il

crocifisso. È proprio contemplando l'altare che Sigeri spiega la sua teoria dell'anagogicus mos, un

modo per giustificare lo sfarzo. Questo sfarzo non è amore del lusso, che dal punto di vista

teologico sfociava nel peccato dell'avarizia, ma è un modo per elevarsi a Dio attraverso lo splendore

dei materiali.

Lo studioso Panofsky ha notato che Suger è molto presente nella ristrutturazione dell'abbazia.

Sappiano che erano presenti all'interno dell'edificio 7 iscrizioni che recavano il suo nome e 4 ritratti.

C'è un eccesso di protagonismo e di presenza. Da una parte si può giustificare per la grande

realizzazione dell'impresa, dall'altra parte è più un contesto ecclesiastico.

Suger fa apporre un'iscrizione sull'ingresso:

“Chiunque tu sia che cerchi di esaltare la gloria di queste porte,

non meravigliarti per l'oro né per la spesa, ma per il lavoro richiesto dall'opera.

Giustifica lo sfarzo.

Risplende la nobile opera, ma l'opera che nobile risp

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gingy. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della critica d'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nigro Alessandro.
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