Storia della critica d'arte nel Medioevo
Pseudo Dionigi l'Aeropagita
Pseudo Dionigi l'Aeropagita sarebbe un autore greco del I secolo d.C. convertito da San Paolo. Tuttavia, viene altresì considerato l'autore di una serie di testi: il Corpus Aeropagitum, di cui sappiamo che l'autore è vissuto nel VI secolo. È un autore neoplatonico che scrive tra il V e il VI secolo. Da qui il motivo di "pseudo" perché è in qualche modo una personalità duplice.
Pseudo Longino
Pseudo Longino è l'autore del "Trattato sul sublime", che è poi la fonte della critica sul sublime che culmina nel XVIII secolo con Edward Burke, nel 1756.
Dionigi l'Aeropagita
Tutte le sue opere sono intrise di neoplatonismo e cercano di coniugarlo con il pensiero cristiano, una forma di sintetismo. Tanto che sono sorte diverse ipotesi sull'identità dell'autore del Corpus Aeropagitum. Secondo alcuni, è un filosofo neoplatonico credente, che vuole fare una sintesi tra pensiero neoplatonico e cristiano; altri dicono che sia cristiano che vuole assimilare verità del pensiero neoplatonico; altri ancora sostengono che sia un filosofo pagano che vuole minare il pensiero cristiano.
Le opere di Dionigi l'Aeropagita vennero tradotte dal greco al latino nel corso del Medioevo ed ebbero una grande diffusione. L'abate Sigeri, Suger, secondo il pensiero di Panofsky del 1956, avrebbe esemplato il suo pensiero sul modello delle teorie neoplatoniche di Dionigi l'Aeropagita, che consistono nell'esaltazione del ruolo della luce, che in qualche modo è emanazione divina. Questo ci riporta in un contesto che rimanda al neoplatonismo, di una visione del mondo unitaria data dalla massima luce fino alla totale oscurità data dalla materia inerte.
Attraverso la visione mistica della luce, l'abate Suger cerca di dare una giustificazione all'opera di ristrutturazione dell'abbazia di Saint Denis, caratterizzata da un grande sfarzo e che si esponeva a forti critiche per lo sfarzo, creando una contrapposizione tra rigorismo e filone più aperto per arti sontuarie, per la presenza di elementi sontuosi e della bellezza dei materiali. Contrapposizione che verrà esemplificata dal Libro di Sigeri dell'abate Suger da una parte e dall'Apologia a Guglielmo di San Bernardo di Chiaravalle dall'altra.
Il testo del Corpus Aeropagitum si ritrova in modo capillare a partire dal IX secolo, diventando molto conosciuto e lo cita ad esempio papa Gregorio Magno. Due sono le traduzioni più importanti del IX secolo:
- Giovanni Scoto, monaco irlandese del IX secolo che venne chiamato in Francia. Panofsky afferma che l'abate Suger avrebbe letto la traduzione dello Scoto, in quanto traduttore e filologo.
- Ilduino, abate del monastero di Saint Denis, elemento a favore di coloro che vedono un legame con l'abate Suger con Dionigi l'Aeropagita.
La lettura del testo di Dionigi l'Aeropagita viene incamerata da Suger per dare fondamento alla sua teoria sull'anagogicus mos, ovvero i modi, costumi che portano verso l'alto. La forte ostentazione di sfarzo a Saint Denis da parte dell'abate Suger si riconduceva a questo, che attraverso lo splendore della luce delle pietre preziose l'animo si sentiva più elevato verso Dio, fonte di questa luce.
Isidoro da Siviglia
Etimologie di Isidoro da Siviglia del VII secolo si presenta come una sorta di enciclopedia dello scibile, una summa che affronta gli argomenti più disparati, tra i quali trovano spazio argomenti attinenti alle arti visive: architettura, scultura e pittura. Anche in questo caso, come nel caso di Dionigi l'Aeropagita, troviamo un tentativo di armonizzare le conoscenze provenienti dal mondo pagano con quelle cristiane, c'è una sorta di sincretismo. Le fonti da cui attinge sono numerose: da autori come Virgilio, Vitruvio e Plinio il Vecchio ad autori medievali come Dionigi l'Aeropagita.
Si chiama le Etimologie perché dall'analisi dell'etimologia linguistica dei termini, Isidoro trova la chiave di lettura per affrontare questa trattazione a carattere enciclopedico. Isidoro è vescovo di Siviglia dal 601 d.C. Proviene da una famiglia nobile ispano-romana e morì nel 636. Scrive le Etimologie nell'ultimo periodo della sua vita, è un'opera infatti costituita da 20 libri. Il 19° è importante per la letteratura artistica perché è dedicato a vari argomenti tra i quali gli edifici e in questo modo trova modo di trattare argomenti di architettura, scultura e pittura. Sono fonti composite, le tipiche opere medievali sintetizzano le conoscenze del passato e queste sintesi erano diffuse anche in ambito bizantino.
Nel caso di Isidoro di Siviglia, dove in quest'opera parla anche di cose legate alle arti figurative e all'architettura, le sue fonti principali sono:
- De Architettura di Vitruvio del 15 a.C.
- Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, un grande trattato diviso in 37 libri che aveva come filo conduttore quello delle scienze naturali, si parla anche di arte, scultura e pittura ma sempre come corollario ad una trattazione principale legata agli aspetti scientifici. Quando parla dei minerali parla anche dei marmi, da cui ha modo di parlare della scultura, quando invece si parla della metallotecnica e dei metalli è l'occasione di Plinio per fare un excursus sulla pittura in bronzo.
Sempre sulla scia di Plinio, Isidoro propone un'origine della pittura, che consisterebbe nel tracciare il contorno dell'ombra di un uomo proiettata sulla parete. Plinio riporta questa notizia sull'origine della pittura, perciò Isidoro dimostra di conoscerlo. Nell'affrontare i marmi e i colori Isidoro dimostra un'impostazione pliniana.
Isidoro si lancia anche in considerazioni autonome. Annuncia che nella pittura è importante anche la valenza mnemonica, memoriale, di tramandare qualcosa della realtà che non è più presente. Inoltre fa una distinzione dei generi poetici e fa un paragone tra letteratura, poesia e pittura. I generi poetici sono 3 secondo Isidoro: fabula, historia e argumentum.
- Fabula: consiste in una narrazione di una trattazione poetica pura invenzione.
- Historia: trattazione di fatti realmente accaduti.
- Argumentum: narrazione di fatti possibili.
Per quanto riguarda la pittura Isidoro afferma che bisognerebbe accostarla al genere dell'historia, proprio perché ha un valore memoriale e deve limitarsi a rappresentare la realtà che realmente esiste.
Dibattito pro o contro delle immagini sacre
Il dibattito mette a confronto la realtà occidentale con il mondo bizantino, dove la diffusione delle immagini sacre aveva avuto un grande impulso e dove le icone avevano assunto una dimensione che nell'Occidente non s'era mai vista. L'icona non rappresentava tanto il santo o Dio ma si sosteneva che fosse questa presenza divina, quindi in qualche modo questo sottile discrimine tra liceità dell'adorazione dell'immagine sacra da una parte e idolatria di quando si venera l'immagine come se fosse divina dall'altra, diventava sottile e molto sfumato.
Anche in Occidente nei secoli del cristianesimo c'era stata una certa prudenza nell'uso delle immagini, si tendeva a usare simboli cristiani ispirati al testo evangelico. L'arte delle catacombe ce ne presenta molti esempi: l'agnello, il buon pastore, il pesce e così via.
Dai primi secoli del Cristianesimo si presenta un atteggiamento duplice tra chi è più o meno a favore delle immagini diversamente caratterizzato in Occidente e Oriente. Si giunge ad una figura che prende posizione sulla liceità delle immagini ed è papa Gregorio Magno. Papa tra 590 e 604 che, tra le tante cose che fa, c'è quella di prendere una posizione netta a favore delle immagini sacre. Lo fa in due lettere che vengono indirizzate al Vescovo Sereno di Marsiglia, un vescovo che era macchiato di un eccesso iconoclasta. Aveva fatto infatti distruggere diverse immagini sacre e papa Gregorio Magno lo aveva rimproverato dicendogli che era un atteggiamento sbagliato perché quelle immagini dovevano essere ripristinate.
Affermava che non bisognasse rifiutare l'adorazione delle immagini ma si dovesse controllare che quest'adorazione non degeneri in idolatria. Gregorio Magno è il primo che chiarisce quali sono i vantaggi e qual è l'utilità delle immagini in ambito liturgico. Le immagini non sono solo un ornamento, un decoro ma hanno una precisa funzione didattica nei confronti dei fedeli incolti perché insegnano il contenuto delle storie delle scritture a chi è illetterato. Hanno inoltre il vantaggio di esercitare fascino sui fedeli, anche dal punto di vista politico papa Gregorio Magno capisce che sono un modo per convogliare i fedeli verso la religione.
Funzione comunicativa e fascinazione nei confronti dei fedeli rimarrà un punto fermo nel papato, che s'interrompe con un evento molto traumatico: la crisi iconoclastica, che risale all'VIII secolo. Sono due gli imperatori bizantini che prendono netta posizione contro le immagini sacre:
- Leone III Isaurico, che comincia questa battaglia iconoclasta a partire dal 726 d.C.
- Costantino V, figlio di Leone III Isaurico, che nel 754 indice il concilio di Hieria, sulla costa asiatica del Bosforo dove ribadisce che le immagini sacre debbano essere abolite e distrutte.
A questa posizione estrema fa seguito Papa Stefano III che indice un sinodo a Roma per contrastare l'ondata iconoclasta. Quest'ultima culmina nel 787 con il 2° concilio di Nicea, cittadina della Turchia asiatica, indetto dall'imperatrice d'Oriente Irene su richiesta di papa Adriano I per deliberare sul culto delle immagini. Contrapporsi di concili tra Oriente e Occidente, tra contro e pro. Anche se c'era una motivazione religiosa nella presa di posizione di Leone III e di Costantino V, gli studiosi leggono anche delle valenze fortemente politiche. Secondo queste tesi Leone III Isaurico e suo figlio Costantino V vogliono ribadire la centralità della monarchia orientale rispetto al papato romano e anche ribadire la supremazia di questo potere imperiale rispetto al potere monastico, che in Oriente aveva ottenuto sempre più posizione e potere. Tra l'altro in Oriente erano proprio questi centri monastici che erano all'origine della produzione di queste immagini sacre.
Il 2° concilio di Nicea delibera che le immagini sono ammesse ovunque, si ritorna sulla posizione di papa Gregorio Magno, nei luoghi di culto ma anche nelle case private dei fedeli, nelle strade e contribuiscono a rendere più intensa la religiosità dei fedeli.
Libri Carolini
Queste posizioni del 2° concilio di Nicea sono all'origine dei Libri Carolini. Il concilio di Nicea delibera in greco e papa Adriano I commissiona una traduzione delle conclusioni del concilio in latino e i traduttori commettono un errore. In greco si distingueva l'adorazione di Dio, latreia, e delle immagini, per sottolineare che non fossero la stessa cosa e che non fossero la presenza divina come sostenevano i fedeli orientali, prostumensis. Nella traduzione latina i traduttori unificano questi due termini in adoratio, rivolta sia verso la divinità che verso le immagini sacre. È una traduzione approssimativa che dà origine ai Libri Carolini.
Gli atti di questo concilio arrivano tradotti in latino alla corte di Carlo Magno, dove una squadra di teologi, tra cui Teodulfo, legge questa traduzione e inorridisce. I teologi cominciano a scrivere un altro documento che prende sempre più spazio, tanto che diventa un'opera divisa in 4 libri suddivisi in 120 capitoli. È una specie di replica sulle conclusioni del 2° concilio di Nicea, dove si rifà alla tradizione cristiana, si cita spesso Sant'Agostino, e propongono una posizione di compromesso. Le immagini vanno bene perché sono efficaci ma devono rimanere fuori dai pericoli di idolatria bizantini. Si ribadisce la differenza tra il modello, il santo, e l'icona che lo rappresenta.
Altro punto importante è il chiarimento sul fatto che le immagini sono subordinate ai testi, alla parola scritta. C'è bisogno di aggiungere alle immagini dei tituli, una sorta di didascalia che spieghi il contenuto, perché l'immagine ha bisogno di un chiarimento teorico offerto dalla parola scritta. Alcuni hanno osservato che queste posizioni nei libri Carolini spingono in maniera netta tra il valore teologico dell'opera d'arte e il valore estetico, si ribadisce che nelle immagini c'è solo il valore estetico, non c'è un valore teologico. Paradossalmente questa posizione dà spazio all'autonomia dell'arte.
I Libri Carolini sono stati letti con una tesi in chiave politica, sferrano un attacco agli imperatori d'oriente e ai loro teologi vengono visti come il tentativo di Carlo Magno di proporsi come l'unico e legittimo interprete e difensore dell'ortodossia romana. I Libri Carolini sono un'opera monumentale e il papa Adriano li vuole leggere tutti ma gli viene inviata solo una sintesi dell'opera. Adriano I intuisce subito che sia i suoi teologi che Carlo Magno avessero fatto un passo più lungo della gamba e blocca la diffusione dell'opera perché non erano in linea con quanto espresso nel 2° concilio niceno. I Libri Carolini finiscono nell'oblio e verranno riscoperti e ristudiati nel XVI secolo, nel 1549 a Parigi. Finito il dibattito s'era persa la traccia dei Libri Carolini.
Abate Sigeri
Nel testo delle Vite Vasari lo colloca successivamente a Teofilo perché si credeva fosse dell'VIII secolo, al contrario oggi siamo a conoscenza del fatto che risalga ad almeno due secoli più tardi. Anche l'abate Suger può essere inserito in un contesto teologico, artistico e politico. È un momento di contrapposizione tra ordini monastici rigorosi ed ordini monastici più aperti allo sfarzo e al lusso. Gli ordini monastici hanno avuto origine con la regola benedettina di San Benedetto da Norcia nel 540. San Benedetto da Norcia aveva per la prima volta trasformato l'ideale monastico, rispetto a quella orientale fondata su un modello di contemplazione in solitudine, in un ideale monastico attivo e contemplativo ma aperto alla comunità. La regola benedettina si diffonde, grande diffusione del monachesimo dal periodo carolingio.
Con l'abate Suger siamo nel XI secolo, periodo in cui s'era arrivati a degli eccessi, tanto che lo stesso Bernardo di Chiaravalle, in qualche modo esponente del rigorismo, aveva chiesto a Suger di fare una riforma dell'abbazia di Saint Denis, diventata luogo di nefandezze soprattutto a causa del predecessore abate Adam. Suger diventa nel 1122 abate e la sua opera di ristrutturazione dell'abbazia si inserisce in un ampio contesto di remissione degli ordini monastici, che andava a incidere su questioni di natura politica ed economica. Era una riforma ad ampio raggio e San Bernardo si congratulerà con l'abate Suger con una lettera.
Ci sarà apparentemente una contrapposizione tra Bernardo di Chiaravalle e Suger. Bernardo di Chiaravalle è legato all'ordine cistercense, che voleva censurare gli eccessi di lusso e di ricchezza che avevano caratterizzato alcune abbazie, in particolare quelle dell'ordine clunicense, ovvero legate all'abbazia di Cluny.
Abate Sigeri invece decanta ed elogia gli splendori e la sfarzosità delle opere che lui riesce nell'abbazia di Saint Denis ristrutturate. Nonostante abbiano pensieri contrapposti si può dire che tra loro c'era un patto non scritto, non c'è mai un'aperta rivalità. Lo scontro frontale non avrebbe fatto comodo né all'uno né all'altro.
La ristrutturazione dell'abbazia di Saint Denis avviene tra il 1127 e il 1140. L'abate Suger è un convinto sostenitore della monarchia capetingia, è un consigliere dei sovrani francesi, prima Luigi VI e poi Luigi VII. Eseguirà inoltre per conto dei sovrani operazioni diplomatiche. È un uomo a tutto tondo che non si limita alla vita dell'abbazia nel suo ordine monastico.
La ristrutturazione dell'abbazia viene affidata a due scritti:
- Libellus, racconto sulla consacrazione della nuova abbazia.
- Liber, trattato sulla ristrutturazione dell'abbazia e in generale di questioni amministrative ed economiche che riguardano l'abbazia.
Nel Liber abbiamo dei capitoli che parlano di singole parti. Nel capitolo XXIV si parla del restauro dell'abbazia e si spiega che la motivazione è dovuta al degrado delle strutture, di epoca carolingia, e alla carenza di spazi, tanto che in un passo del brano l'abate Suger racconta che i fedeli sedevano l'uno sull'altro per assistere alle funzioni religiose.
Tra le descrizioni celebri c'è quella del paliotto dell'altare nel coro, quella dei pannelli nell'altare maggiore e quella del crocifisso aureo dove c'è questo momento di grande esaltazione della bellezza delle pietre preziose che adornavano il crocifisso. È proprio contemplando l'altare che Sigeri spiega la sua teoria dell'anagogicus mos, un modo per giustificare lo sfarzo. Questo sfarzo non è amore del lusso, che dal punto di vista teologico sfociava nel peccato dell'avarizia, ma è un modo per elevarsi a Dio attraverso lo splendore dei materiali.
Lo studioso Panofsky ha notato che Suger è molto presente nella ristrutturazione dell'abbazia. Sappiamo che erano presenti all'interno dell'edificio 7 iscrizioni che recavano il suo nome e 4 ritratti. C'è un eccesso di protagonismo e di presenza. Da una parte si può giustificare per la grande realizzazione dell'impresa, dall'altra parte è più un contesto ecclesiastico.
Suger fa apporre un'iscrizione sull'ingresso:
"Chiunque tu sia che cerchi di esaltare la gloria di queste porte, non meravigliarti per l'oro né per la spesa, ma per il lavoro richiesto dall'opera. Giustifica lo sfarzo. Risplende la nobile opera, ma l'opera che nobile risplende..."
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