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Storia della costituzione romana

Introduzione e cronologia di base

Nella realtà romana una costituzione concepita come quella odierna non è esistita, quello che è esistito è il diritto pubblico di Roma. Tradizionalmente la storia di Roma e quindi anche la storia del diritto di Roma, si divide in età monarchica, età repubblicana e età imperiale. L'età monarchica tradizionalmente è ricompresa tra il 753 A.C. e il 509 A.C. Il 753 A.C. è la data che la tradizione, in particolare gli storici antichi tra i quali Marco Terenzio Varrone, identificano come data della fondazione di Roma, data più o meno mitica di cui non siamo certi, che dovrebbe essere il 21 aprile del 753 A.C. Viceversa il 509 A.C. è la data in cui avviene la “Cacciata dei Tarquini”, cioè dei re etruschi da Roma, in particolare dell'ultimo re etrusco, Tarquinio il Superbo. Abbiamo la creazione della prima coppia di Consoli e l'avvio ufficiale del regime repubblicano, i consoli restano in carica 1 anno.

L'età monarchica a sua volta si divide in due fasi, il I° periodo è quello della cosiddetta monarchia latino/sabina (Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio e Anco Marzio) compresa dal 753 A.C. e il 617 A.C.; il II° periodo è quello della monarchia etrusca (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), nel periodo compreso tra il 617 A.C. e il 509 A.C.

Roma non nasce dal nulla, perché nel corso del I° millennio A.C., nell'area laziale erano già presenti delle comunità che gli archeologici definiscono Villanoviane, Proto Laziali, piccole comunità tribali che col tempo elaborano una cultura, un'organizzazione sviluppata, che hanno una loro identità culturale e politica che nascono intorno al Tevere e che col tempo getteranno le premesse per la fondazione della città di Roma. La fondazione di Roma (polis) è un evento “traumatico”, noi non sappiamo se effettivamente l'anno di fondazione è il 753 A.C., ma Roma effettivamente è stata fondata. Roma non nasce così spontaneamente per un semplice fenomeno di avvicinamento e di aggregazione di comunità territoriali che si espandono e si fondono insieme in maniera più o meno spontanea.

Per quanto riguarda l'età repubblicana, tradizionalmente è ricompresa tra il 509 A.C. e il 31 A.C. o secondo altri storici il 27 A.C.; il 509 A.C. è l'anno della “Cacciata dei Tarquini” (etruschi) e vengono istituiti due consoli, ai quali viene attribuito il potere supremo di governo sulla città (civitas). Da allora e per quasi mezzo millennio fu governata in questo modo; il potere supremo sarà sempre attribuito (salvo breve parentesi) a una coppia consolare, eletti in maniera abbastanza peculiare e che resteranno in carica per un solo anno. Sulla data della fine della Repubblica vi è incertezza, alcuni sostenendo che sia stata il 31 A.C. altri il 27 A.C.

Nel 31 A.C. abbiamo la sconfitta della flotta di Marcantonio e di Cleopatra da parte di Ottaviano, acquistando quindi il dominio del Mediterraneo e diventando il personaggio politico più influente di quel periodo e si vedrà riconoscere il titolo di Augustus e quindi di supremo reggitore della Repubblica e primo di fatto Imperatore. Secondo altri la data più plausibile è il 27 A.C., anno in cui siamo alla fine del III° Triumvirato, Ottaviano che ha sconfitto Marcantonio e quindi è dominus della politica romana, si presenta di fronte al Senato e al popolo romano (che era l'organo più autorevole della Roma del tempo) e riconsegna i poteri straordinari che gli erano stati concessi, a questo punto il Senato e il popolo gli riconoscono una serie di prerogative, quindi non accettano di fatto le dimissioni di Ottaviano e gli riconoscono una serie di poteri su cui in seguito tutti gli imperatori romani fonderanno il proprio impero (potere), fino almeno al V° secolo. Offrirono quindi a Ottaviano il titolo di Augustus (supremo). Nel 27 A.C. avviene questa cerimonia piuttosto solenne nella quale Ottaviano si vede riconoscere dal Senato e dal popolo romano il titolo di Imperator, anche se per la concezione dei romani si tratta sempre di una delega, cioè Ottaviano agirà su delega del Senato, quindi non è un monarca assoluto come lo concepiremmo noi oggi. Ottaviano comunque (in teoria), tutti i Principes agiranno su delega del Senato.

L'età repubblicana si divide in tre fasi: età alto repubblicana (509 al 367 A.C.) è il periodo molto lungo nel quale abbiamo le famose lotte tra patriziato e plebe, che si concludono nel 367 A.C. che si concludono con le Leges Liciniae Sextiae, che consentono l'accesso ai plebei di accedere al consolato, quindi si viene a creare una aristocrazia mista (patrizio/plebea) e nasce la classe dirigente romana che poi avrebbe guidato la città nell'espansione da prima in “Italia” e poi nel Mediterraneo. Il periodo successivo è l'età medio repubblicana (367 al 133 A.C.), in questo arco temporale avviene l'espansione di Roma nel Mediterraneo con le Guerre Puniche e in particolare dopo la II° Guerra Punica (anni dal 218 al 202 A.C.) Roma diventa di fatto padrona di tutto il bacino Mediterraneo. Succederà che a seguito dell'espansionismo territoriale molto forte che la città riesce a conseguire, affluiscono ricchezze e genti da tutto il bacino Mediterraneo e quindi avvengono importanti e anche drammatiche modificazioni nella struttura sociale ed economica della città. Anche l'economia romana subisce un'accelerazione decisiva molto importante.

L'ultima età è quella tardo repubblicana, che va dal 133 al 31 o 27 A.C. (a seconda dell'anno si preferisce collocare la caduta della Repubblica e la nascita del Principato); il 133 A.C. è l'anno in cui al Tribunato (massima carica della plebe), sale Tiberio Sempronio Gracco. Ci sono enormi conflitti sociali, legati soprattutto alla questione agraria (cioè alla divisione delle terre coltivabili, alla modalità di divisione e di assegnazione delle terre, in quanto l'economia era ancora su base agricola). Questi conflitti sfociano in uno scontro molto sanguinoso, in una crisi politico istituzionale molto grave, che culmina con la morte di Tiberio Gracco appunto nel 133 A.C. Dal 133 A.C. al 31 o 27 A.C., la storia di Roma di fatto è caratterizzata da una ininterrotta Guerra Civile interna, cioè all'esterno Roma è sempre molto forte a livello sia politico che economico, pur essendo lacerata al suo interno in maniera molto grave a livello politico. Questa Guerra Civile durata oltre 100 anni si concluderà con la salita al potere di Ottaviano, poi Augusto, che riuscirà in qualche modo a pacificare la città e l'impero inaugurando una nuova fase costituzionale.

Dal 27 A.C. la Repubblica cede il passo all'Impero, la cosiddetta età imperiale, che durerà fino al 476 D.C., anno in cui tradizionalmente collochiamo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. I Romani all'epoca parlavano di Res Publica Romana per identificare quello che noi concepiamo come Stato romano, cioè come organizzazione politico/sociale romana. Per i romani Res Publica significa appunto “Stato romano”. Res Publica indicava un insieme di persone, di cose e di istituzioni che noi riconduciamo al concetto di Stato, indipendentemente dalla forma di governo che questo Stato assume, senza tener conto che sia uno Stato monarchico, repubblicano o imperiale. Oltre al termine Res Publica i romani usavano il termine Imperium, ma con questo termine non indicavano assolutamente l'Impero romano, perché questo termine nella mentalità romana è un concetto che designa il potere, il comando che alcuni soggetti hanno sui concittadini e poi nel tempo con l'espansione di Roma, il potere che hanno le colonie verso l'esterno. L'Imperium può essere il potere esercitato dal re in epoca monarchica, dai consoli in epoca repubblicana e dal Princeps in epoca imperiale. Un potere supremo che può essere esercitato di volta in volta dalle cariche istituzionali che in quella fase storica sono deputate ad esercitarlo.

C'è un'altra distinzione terminologica, l'età imperiale per gli storici del diritto viene divisa in Principato e in Dominato, a sua volta il Principato viene definito Alto Impero e il Dominato Basso Impero. Il Principato è la fase iniziale dell'Impero, che inizia con Ottaviano Augusto, nella quale c'è un soggetto il Princeps (“Imperatore”), che è titolare dell'Imperium (potere supremo), che però ancora subisce una certa influenza da parte di altri organi costituzionali, in primo luogo il Senato e le assemblee del popolo. La fase successiva invece, che gli storici definiscono Dominato (coincidente con il Basso Impero), indica un periodo nel quale, il Princeps (cioè l'Imperatore) è più “monarchico” (non intesa come monarchia moderna), cioè il Princeps è più libero di esercitare in maniera tendenzialmente assoluta il proprio Imperium. La fase Alto Imperiale, cosiddetta fase del Principato si inaugura con Ottaviano Augusto e termina intorno al 180/235 D.C., ma in realtà non c'è un evento chiaro che ci possa far capire quando finisce la fase Alto Imperiale. Viceversa tra Alto e Basso Impero noi non troviamo un evento di cesura molto chiaro, ci sono una serie di fatti a livello di storia generale (sociale ed economica), che ci consentono di dire che succede qualcosa che incide profondamente anche a livello politico/giuridico per cui il modo in cui viene gestito il potere e il modo in cui viene percepito il ruolo e la funzione del Princeps muta sensibilmente e passiamo da Principato a Dominato.

Questi fatti generali che noi troviamo in questo periodo temporale, sono ad esempio crisi belliche esterne, cioè l'Impero è confrontato sempre di più a scontri e guerre ai propri confini; una forte inflazione monetaria (crisi economica); un processo di accentramento amministrativo e legislativo; la diffusione della cittadinanza romana a tutti i membri dell'Impero. Tutta una serie di fattori che messi insieme segnalano una cesura da una fase all'altra, però non possiamo individuare con certezza una data. La tradizione colloca la fine dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 D.C., quando abbiamo la deposizione dell'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto, da parte degli Ostrogoti, che sono entrati in Italia e preso il controllo della penisola. Tuttavia anche per la data finale, in cui possiamo correttamente collocare la fine dell'Impero, però questa data va modificata in relazione a tutte le varie zone. L'Impero cade, ma non cade lo stesso giorno dappertutto, in particolare per quanto riguarda la Gallia Centro/Settentrionale, possiamo dire che l'Impero cade verso la metà del V° secolo quindi un po' prima del 476 D.C., così come per la Spagna. In Africa Settentrionale l'Impero cadde ancora prima, precisamente nel 439 D.C., con l'invasione dei Vandali e poi successivamente l'islamizzazione dell'Africa Settentrionale (avvenuta non prima del VII° secolo D.C.). Per quanto riguarda invece la penisola italiana la data è formalmente il 476 D.C., anche se gli storici ritengono che si debba correttamente parlare di caduta dell'Impero Romano d'Occidente in Italia non prima del 568 D.C. Anno nel quale si concludono le Guerre Gotiche, avendo la fine del Regno Ostrogoto e dopo poco l'invasione dei Longobardi. Questi sono anni di devastazione, di crisi e miseria per gli abitanti della nostra penisola. L'Impero Romano d'Oriente invece, resterà in vigore fino al 1453 D.C., quando il sultano Mehmet II° invade Costantinopoli e la islamizza.

La nascita di Roma e la geografia dei luoghi

L'area di riferimento dell'antica Roma è quella che gli archeologici come Latium Vetus (Lazio vecchio), siamo agli inizi dell'ultimo millennio A.C., il paesaggio a livello geografico non è molto diverso da quello odierno, è soltanto ovviamente molto più accidentato e segnato da contrasti molto più forti, ci sono gole e avvallamenti molto profondi che contribuiscono ad accrescere l'isolamento delle varie comunità che crescono e fioriscono nei vari colli. Un tempo gli insediamenti umani nascevano sempre sui colli e mai a valle per ragioni di sanità, perché negli avvallamenti c'erano gli acquitrini, paludi e malattie di ogni genere e quindi tendenzialmente le comunità umane nascevano sempre in collina e mai in pianura.

Quindi abbiamo una serie di gole che dividono colli più o meno alti che sono separati l'uno dall'altro, l'isolamento è favorito dalla presenza di boschi molto fitti ed estesi, interrotti da una serie di paludi ed acquitrini che rendono estremamente difficoltosi i collegamenti. L'economia prevalente si basa sull'allevamento, si tratta di comunità di pastori e allevano principalmente la pecora e animali adatti a vivere nei boschi (cinghiali, maiali), animali che data la realtà geografica tipica di quel periodo più si adattano all'ambiente circostante. Abbiamo anche forme rudimentali di agricoltura e in questo tipo di agricoltura il farro ha un ruolo centrale. Il farro è un cereale povero che però può essere coltivato in zone umide, poteva quindi essere coltivata in una realtà non bonificata come era quella di quegli anni. Il farro poi manterrà un ruolo molto importante a livello simbolico per la celebrazione del rito matrimoniale romano, proprio perché all'epoca le prime comunità di villaggio che si sviluppano nel Lazio in quel periodo, vivono principalmente coltivando farro e quindi attribuiscono al farro un ruolo e una funzione anche simbolica molto importante.

Abbiamo poi anche una forma rudimentale di arboricoltura, quindi alberi da frutto, in particolar modo il fico; mentre la coltivazione della vite e dell'ulivo è attestata in epoca successiva. L'area geografica in cui si collocano le comunità del Latium Vetus è molto ristretta, ha dimensioni modeste, a nord è delimitata dal Tevere, a ovest dal mare, a est la zona di Rieti e i primi altopiani che poi segnano il confine tra i Latini (che sono le popolazioni che vivono nel Latium Vetus) e i Sabini, che invece sono la popolazione Italica che era insediata a est, verso l'Appennino Centrale; a sud il territorio è delimitato dai Colli Albani, che delimitano il confine con la pianura verso Terracina e verso il Lazio Meridionale.

Roma in questo contesto ancora non esiste, esistono solo comunità di villaggio divise ed isolate tra di loro. La fondazione di Roma è una cesura molto forte, un episodio formale che sancisce la nascita di una nuova realtà politico sociale. Le strutture sociali che popolano il Latium Vetus sono le comunità di villaggio, cioè questa realtà geografica così accidentata segnata da: avvallamenti, colli, paludi, acquitrini, boschi dove i collegamenti sono molto difficili perché non ci sono strade o se ci sono spesso interrotte è popolata da quelle che gli storici e archeologi chiamano le comunità di villaggio. Sul funzionamento e organizzazione di queste comunità di villaggio è necessario parlare sinteticamente di due tesi formulate da due importanti storici e giuristi: Pietro Bonfante e Eduard Meyer. Questi due storici formularono due tesi opposte, che però hanno la caratteristica di basarsi sul fatto che sia per Bonfante sia per Meyer lo Stato (la comunità politica di base) è una costante nella storia delle comunità umane, non si hanno comunità umane organizzate anche a livello più o meno primitivo, senza la presenza di uno Stato.

Secondo Pietro Bonfante nel corso della lunga storia di Roma elementi differenti avrebbero svolto funzioni analoghe in differenti epoche storiche. Elementi diversi svolgono la stessa funzione in epoche storiche diverse. Questi elementi per Bonfante sono essenzialmente tre: la famiglia, la gens e la civitas. In particolare secondo Bonfante il nucleo di base delle comunità di villaggio è la gens. Queste comunità di villaggio che popolano il Latium Vetus sono organizzate politicamente attorno alla gens o (plurale gentes). La Gens usando un termine un po' improprio è la grande famiglia allargata. Col termine gens si identifica il nucleo più o meno esteso di tutti quei soggetti legati tra loro da vincoli parentali, quindi non è la famiglia in senso ristretto ma sono tutti quei soggetti che hanno legami parentali più o meno remoti. Per Bonfante questo è l'elemento fondamentale delle comunità di villaggio, l'elemento che ne caratterizza la vita politica e sociale.

Eduard Meyer parte da un punto di vista diverso se non addirittura opposto; Meyer sostiene che tutte le popolazioni presenti in Italia in quel periodo storico sono caratterizzate dal fatto di essere gruppi etnici molto ben distinti, abbiamo i Latini (nel Latium Vetus), i Sabini (più a est), gli Etruschi (a nord), gli Oschi (popolazione indoeuropea stazionata nella Campania antica preromana, sud). Sono gruppi etnici molto coesi e molto ben distinti anche a livello linguistico, soprattutto gli Etruschi dagli altri i quali non parlavano una lingua indoeuropea, quindi una identità linguistica molto forte. Per Meyer l'elemento politico di base non era la gens, ma il cosiddetto stato stirpe, un'identità più ampia rispetto alla gens perché si identificava con la stirpe, con il gruppo etnico di appartenenza. Per Meyer la comunità cittadina (la civitas vera e propria) si forma in epoca successiva come conseguenza della disgregazione dello Stato stirpe, cioè i Latini ad esempio insediati in un determinato territorio, venivano retti a livello politico da un organismo che non era limitato alla geografia locale.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher edogiannini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Costituzione romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Sabbioneti Marco.
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