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Capitolo 8: Il finanziamento delle imprese

Gli strumenti finanziari, i mercati e le istituzioni che lo gestiscono, hanno lo scopo di attenuare gli effetti di costi di transazione e di informazione. Le teorie moderne della finanza identificano cinque funzioni dei sistemi finanziari:

  • Acquisiscono informazioni sulle imprese
  • Stabiliscono le condizioni alle quali i creditori esercitano il controllo sui debitori
  • Elaborano sistemi di riduzione dei rischi di investimento
  • Raccolgono e aggregano il risparmio
  • Facilitano le transazioni

Queste funzioni possono essere svolte da istituzioni diverse che cambiano nel tempo. Ci sono dei vantaggi che esistono grazie all'esistenza dei sistemi bancari:

  1. Servono per rispondere meglio al meccanismo del free riding, ovvero alla presenza di attori che usano informazioni raccolte da altri per intervenire nelle operazioni senza sostenere costi. Poiché mercati ben sviluppati permettono un rapido flusso di informazioni, esso dissuade gli investitori nell'investire in imprese innovative per le quali i costi di informazione sono maggiori. Così le banche possono ridurre questi incentivi privatizzando le informazioni.
  2. Le banche possono sorvegliare meglio la gestione corretta del debito delle imprese.
  3. Riguarda la corporate governance: le regole che spingono i manager a gestire le imprese negli interessi di chi fornisce il capitale. I sistemi basati sul mercato non garantiscono questa gestione, anche perché nel caso di proprietà diffusa, potrebbero esserci sia piccoli che grandi azionisti con volontà diverse e modalità di comportamenti diversi, che invece la banca detta come oggettivi in un'ottica prudente.
  4. Dipende dalla minore liquidità che i sistemi hanno: quelli basati su sistemi più liquidi, rappresentano un vantaggio in termine di smobilitazione debiti o rifinanziamenti ma potrebbe favorire al contempo il meccanismo del free riding associandolo anche a un meccanismo di inappropriato controllo della governance.

I sistemi basati sui mercati si sviluppano in modo diametralmente opposto a quelli dei sistemi bancari:

  • Differenza nell'efficienza di sorveglianza delle imprese
  • Le banche hanno un comportamento molto prudente, in termini di investimenti
  • La corporate governance: le banche possono anche non far licenziare i manager

I sistemi “bank oriented” e “market oriented”

La storiografia ha elaborato diversi indicatori per descrivere e distinguere i sistemi di finanziamento nei diversi paesi con il decorso del tempo sulla base della prevalenza delle banche o dei mercati. Si può vedere come i paesi anglosassoni come UK e USA abbiano una tendenza nel ricorrere al mercato borsistico mentre Europa ed Oriente mostrano la prevalenza bancaria. L'indicatore è espresso come quota percentuale dello stock azionario sulle attività finanziarie complessive e rappresenta il rapporto tra struttura e attività: maggiore è il peso della Borsa nel sistema, maggiore sarà l'indice.

La golden age (fino al 1965) mostra una convergenza delle imprese verso il modello “market oriented”. Dal 1988 al 2010, l'indice per valutare il peso delle attività in Borsa è espresso dal rapporto del valore totale delle azioni scambiate in Borsa e il credito erogato dalle banche. L'uso di questo indicatore conferma le differenze tra paesi europei e anglosassoni.

In Italia il peso delle attività in Borsa, rispetto al credito al settore privato, è modesto con una rapida convergenza attorno al XXI secolo, infatti avrà un ruolo determinante anche se variabile, con tre fasi di maggiore entità:

  • Nell'età giolittiana (1896-1914)
  • Negli anni '60 questa caratteristica si riflette nel notevole sviluppo
  • Ultima parte degli anni '90 fino alla crisi 2008-2009, indebitamento in particolare nel secondo dopoguerra

La composizione del sistema bancario italiano

La struttura italiana è composta storicamente da due tipologie di istituti:

  • Banche di dimensioni medio-grandi, private o pubbliche
  • Istituti di risparmio di dimensioni anche piccole ma costituiti senza fini di lucro e su base solidaristica come le casse di risparmio, le banche popolari, le casse rurali

Le banche ordinarie si basano sulla centralizzazione del credito ed hanno la loro fase di maggiore presenza nel finanziamento delle imprese tra fine Ottocento e crisi del 1933 attraverso quegli istituti privati chiamati banche universali o miste. Nel secondo dopoguerra, sono le banche pubbliche a rappresentare questo segmento del sistema creditizio con la novità dell'esplicito divieto introdotto dalla legge bancaria del 1936 di detenere le partecipazioni di imprese: questa disposizione è collegata alla crescita dell'esposizione a breve termine verso le banche. Dal 1992, la privatizzazione delle banche ha fatto tornare indietro queste ad essere operanti nel finanziamento diretto delle imprese in una fase rapida di internazionalizzazione della finanza.

La banca universale ha la sua motivazione strategica originaria nel sostegno all'industria considerata necessaria per la crescita economica moderna, che richiede forti investimenti per perseguire economie di scala. Gli strumenti di questo tipo sono rappresentati dalle aperture di credito, anticipazioni, investimento diretto in azioni e partecipazioni e anche dallo sconto delle cambiali.

Il secondo tipo di banca privilegia una logica di rete, essendo decentrata e articolandosi in una molteplicità di banche di piccole dimensioni, diffuse sul territorio legate a piccole e medie imprese. Non richiede il coordinamento con la politica monetaria e la stabilità dei cambi; i tassi di interesse sono in genere bassi e regolati dalla domanda locale. Gli strumenti usati sono le semplici transazioni commerciali, cambiali, avalli e sconti.

Le grandi banche e le grandi imprese

In Italia, nel XIX secolo, il credito era esercitato da poche banche: il Banco di Roma, la Banca Commerciale Italiana, il Credito Italiano e la Società Bancaria Italiana. Esse sono banche universali, per il fatto che esercitavano ogni forma di raccolta e di prestito: cambiali, avalli, sconti ma anche aperture di credito, partecipazioni, collocamento di azioni. Erano impegnate nel sostegno di attività industriali private legate all'importanza delle economie di scala in questi settori ed in un paese così poco sviluppato, facevano ricorso al finanziamento bancario per sostenere gli investimenti necessari.

Le banche gestivano una vasta gamma di operazioni, come trasformazioni bancarie, societarie, ristrutturazioni interne, ecc. Anche se nella maggior parte dei casi finanziavano lo sviluppo di imprese solide, per avere un minor rischio di investimento. Per finanziare gli investimenti rilevanti come quelli richiesti dai mercati moderni, era necessario un adeguato mercato mobiliare in grado di far fronte a questi impegni di investimento. Questo compito era affidato alla Borsa che svolgeva questo in maniera efficiente fino al 1907: fino a questa data il sistema italiano pur privilegiando il credito bancario, vantava un numero notevole di operazioni tenendo conto che erano le stesse banche a collocare i titoli mobiliari.

Crebbe infatti poi la tendenza di società anonime costituite da banche miste medesime, inoltre aiutate da partner tedeschi e svizzeri che aiutavano a smobilitare i capitali, partecipazioni, ecc. senza ricorrere alla Banca d'Italia. Questo meccanismo si inceppò con la crisi della Borsa nel 1907 quando non poté più trasferire ad altri operatori una percentuale dei rischi assunti per la limitatezza del mercato finanziario: la crisi quindi ridusse la possibilità di finanziamento alle imprese accresciuta inoltre anche dal contorno delle caratteristiche del lungo periodo delle imprese italiane, ossia la conduzione familiare o comunque la ristretta presenza di soci di maggioranza che temeva di perdere il controllo qualora ci fosse stata la quotazione in Borsa.

Ulteriore indebolimento fu dettato dallo scaturirsi del primo conflitto mondiale, che portò le imprese a creare dei gruppi in modo da sostenersi a vicenda e regolarsi tramite autofinanziamento: ma le pratiche dei gruppi, indebolirono la possibilità da parte delle banche miste di valutare attentamente i beneficiari dei fondi. Con la scelta di tornare al gold standard, il cambio lira-sterlina, fissato a “quota 90” nel 1926, le banche si trovarono ancora più impigliate nel finanziamento delle imprese e nelle difficoltà del mercato mobiliare di collegate agli elevati tassi d'interesse per la stabilizzazione dei cambi: fu la crisi 1931-1933 a porre fine alle banche universali private in Italia.

Venne creato un nuovo sistema di intermediazione, creato da imprese pubbliche le quali emettevano titoli a garanzia fissa e questo permise di raccogliere le risorse necessarie per finanziare le holding pubbliche dell'Iri.

Nel dopoguerra (1947) il ruolo delle banche nelle attività di investimento, era molto ridimensionato: le grandi imprese organizzate in holding, si finanziavano con profitti mentre l'investimento dell'attività pubblica era eseguito tramite obbligazioni. Inoltre venne limitato il potere delle banche maggiori, dando più peso a quelle minori che erano molto più vicine alle realtà imprenditoriali, questo ebbe a breve termine degli effetti:

  • Deterioramento della capacità di raccolta informazioni clientela
  • Allocazione delle risorse basate sul frazionamento del credito, favorendo la copertura dei rischi di tipo permanenti patrimoniali
  • Il mercato di capitale perse la funzione di ausilio al sistema finanziario
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matty_91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof D'Errico Rita Maria Michela.
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