Estratto del documento

Lezione 1 ottobre: l'imprenditore continentale

Imprenditore

Storicamente possiamo dire che l’imprenditore precede l’impresa, quindi andiamo ad approfondire questo aspetto. Un economista, Bummoll, nel 1968 reintrodusse nella riflessione economica definendolo come soggetto più intrigante tra gli attori e i soggetti dell’economia. Perché? Per la sua natura: sfuggente e mutante, non identificabile in variabili quantitative—siccome non riusciamo a dare una definizione precisa dell’imprenditore (analiticamente definita) allora facciamo fatica anche a dare una misurazione. Non riusciamo quindi, in assenza di una definizione generalmente accettata, definire in termini quantitativi questo imprenditore. C’è quindi una natura sfuggente che ci impedisce di definirlo, questa natura sfuggente è una natura storica perché in ogni contesto svolge un compito, un ruolo, funzione differente.

L’altro aspetto ancor più interessante è che di solito è all’imprenditore che si attribuisce il ruolo di soggetto perturbatore dell’equilibrio ideale. Cioè è l’imprenditore che rompe gli equilibri: è lui che ha il potere di introdurre innovazioni e rompere gli equilibri. Quindi da una parte una natura sfuggente e dall’altra una natura perturbatrice.

Nel corso della storia (ultimi due secoli) vi sono almeno due modalità di approccio alla figura dell’imprenditore:

  • Una possiamo racchiuderla in una dimensione continentale che previlegia un rapporto ermeneutico interpretativo (cioè lascia spazio all’agire in modo individuale) (per continentale intendiamo l’Europa).
  • L’altra è una funzione più analitica, dove si previlegia l’analisi dell’oggetto: l’impresa, il PIL, le grandezze macroeconomiche: questo modello nasce dall’economia inglese e rigetta l’agire in modo individuale per approdare alla sensibilità istituzionale americana—non è interessata all’agire individuale dei soggetti ma alle variabili macro, alle istituzioni.

Tradizione continentale

È la tradizione che comincia ad interessarsi a questo ruolo dell’imprenditore. I primi rudimenti/accenni all’esistenza di questa figura perturbatrice la possiamo identificare nell’Italia prerinascimentale – Italia che muove i primi passi verso una crescita economica che però viene bloccata da talune barriere, in particolare il rapporto tra popolazione e quantità di beni alimentari prodotti. L’economia italiana è la prima che nel basso medioevo che conosce questi limiti e non riesce a superarsi. In questo momento di crescita economica vi è sicuramente un’attenzione sulla figura del mercante ed iniziano ad individuare che vi è una remunerazione al rischio: il mercate si assume un rischio e a questo corrisponde un premio (nelle scritture del 1400/500, notiamo che ci sono queste annotazioni, queste sensibilità a capire cosa fanno questi mercanti e che ruolo hanno nell’economia italiana e europea).

Nel 1755, Richard Cardillon, parla dell’entrerpreneur, cioè colui che cerca di sfruttare le opportunità del mercato creato dalla discrepanza tra domanda e offerta; cioè il vero organizzatore di tutto ciò che si produce. Candillon è il primo che identifica questa figura organizzatrice, ovvero colui che si preoccupa di organizzare.

Abbiamo poi l’abate Baudeau, 1730-1792, è un fisiocrate (cioè uno di coloro che attribuiscono l’origine di tutta la ricchezza alla terra e all’agricoltura) che riconosce che c’è uno specifico ruolo della classe imprenditoriale, e questo ruolo è fittavolo: cioè colui che si assume una funzione particolare – il fittavolo è colui che prende la terra e si preoccupa di vendere i prodotti della terra; si assume quindi un duplice ruolo: il rischio ma anche l’innovazione. Siamo a metà del 700 e ciò che precede la rivoluzione industriale è una rivoluzione agraria e agronomica che porta ad aumentare la produttività della terra, aumento della produttività determinato dall’introduzione di talune innovazioni che riguardano sia l’organizzazione sia le modalità della conduzione della terra e degli allevamenti. Con l’abate Baudeau emerge il concetto di rischio e di innovazione.

Nel 1815 abbiamo Melchiorre Gioia che dice che gli “intraprenditori” sono agenti medi tra i proprietari e i capitalisti. Riprende le tematiche di Baudeau e le asserva in particolare nell’area della pianura padana, ed emerge la funzione anche da parte sua una funzione organizzativa in cui ci sia assume il rischio ed è presente anche l’innovazione.

Altra figura importante è Jean Baptist Say, 1828 (nell’800 si entra con una rivoluzione industriale che si è mostrata al mondo – ferro, la siderurgia e il tessile mostra tutta la sua potenza una volta che si è meccanizzato), è il primo a sottolineare con forza il ruolo manageriale dell’imprenditore – distinzione tra la funzione di fornire il capitale e quella di sovraintendere, dirigere e controllare la produzione = l’impresa inizia a diventare più complessa ed organizzata, inizia a richiedere capitale, lavoro, terra ecc. e quindi ci vuole qualcuno che organizzi l’impresa attraverso una funzione manageriale. Iniziamo ad avvicinarci a quello che è la fabbrica.

Lezione 2 ottobre: l'imprenditore - terza puntata

Tradizione anglosassone

La funzione di imprenditore risulta trascurata fino a metà dell’800. Sappiamo che il pensiero classico prende avvio già nel 700 con Adam Smith. Adam Smith nel 1976 “The Wealth of Nations” è una grande descrizione dell’economia britannica alla fine del 700 (in piena rivoluzione industriale). Smith cerca di indagare per comprendere quali sono i componenti essenziali di questo sistema economico che sta osservando. Ovviamente, riconosce la presenza di una figura che svolge una funzione particolare, che organizza, che si occupa di combinare i fattori produttivi ecc., questa figura però non è distinta dalle due figure classiche che compongono il sistema economico: il capitalista e il lavoratore, quindi all’organizzatore spetta un mero salario e quindi è considerato un mero lavoratore (plausibile per la poca complessità del sistema).

Negli anni successivi, però, l’economia diventa ben più complessa, la rivoluzione inizia a cambiare lo scenario economico. Un altro studioso classico Ricardo, nel 1821 non individua in alcun modo figure diverse da quello del capitalista e dell’imprenditore. Perché Ricardo così come tutta l’economia classica è interessata semplicemente all’equilibrio. In una situazione di equilibrio una figura che porta squilibri diventa una figura da espellere, nell’idea che l’economia si compone in equilibrio la figura dell’imprenditore non è nemmeno considerata. Ricardo è intenzionato all’equilibrio perché vede la Gran Bretagna a dominare l’economia ai tempi; si interessa di più all’equilibrio economico perché il suo paese è il leader dell’economia.

Nel proseguire del 1800 c’è la sensazione che qualcosa manchi tra gli attori che compongono la nostra società. Ecco allora che John Stuart Mill nel 1848 (periodo in cui la rivoluzione industriale ha mostrato completamente il suo volto e si sta mostrando anche oltre oceano), si rende conto che c’è una mancanza, ma addirittura una mancanza di vocabolo, non vocabolario non esiste un termine che descrive questa particolare figura ed è quindi costretto a ricorrere ad un francesismo: Entrerpreneur. Introduce questo francesismo per cominciare a configurare una funzione particolare che è quella dell’organizzatore, anche se Mill non arriva a riconoscerlo e a distinguerlo dalle altre figure, organizzatore vien inteso come un dirigente stipendiato retribuito con una parte del quota monte salari.

Procedendo, ora all’ultimo grande pensatore dell’economia classica che è Karl Marx. Marx arriva a distinguere il capitalista attivo dal capitalista passivo; capitalista attivo: colui che realizza un guadagno di imprenditore ed è proprietario del capitale, paga un interesse per raccogliere capitale; anche Marx, riconosce una distinzione tra chi è il mero erogatore del capitale e colui che gestisce il capitale, non riesce a elaborare ancora una categoria propria; il capitalista attivo, oltre all’interesse del capitale che ha investito, ottiene un salario. Non vi è nemmeno, da parte di Marx, la distinzione tra imprenditore e altri soggetti.

È del tutto comprensibile che negli anni della prima rivoluzione industriale e negli anni successivi non si fosse creata ancora questa distinzione e questa idea. Lo scenario inizia a cambiare con la ferrovia. 1825 la prima ferrovia con finalità economica (non solo espositivo) che metteva in contatto Liverpool con Manchester; la nascita della ferrovia porta anche dei cambiamenti strutturali: l’impresa ferroviaria ha bisogno di organizzarsi, ha bisogno di muovere capitali di lungo periodo, ha bisogno di nuovi strumenti per valutare l’efficienza del capitale, ha bisogno di figure che organizzino e gestiscano si pone il problema di individuarla questa figura, che ormai ha un ruolo importante e visibile che non può essere trascurato. Nell’economia classica, però, non c’è spazio e quindi bisogna uscire da questo involucro.

Anche in Gran Bretagna si avverte questa necessità, e la si avverte per primo con Alfred Marshall, che è il primo pensatore ad uscire da questa generale idea di equilibrio, e incomincia a spezzettare l’economia, si accorge che ci sono delle diversità, che non è tutto legato alla concorrenza perfetta ma che esistono diverse modalità di mercati (ex oligopoli), diversi tipi di imprese – si rende conto che questa diversità sia da attribuirsi specialmente agli organizzatori della produzione. Organizzazione inteso come quarto fattore della produzione oltre il capitale, il lavoro e la terra. Anche in questo caso è stroppo presto, Marshall è ancora impregnato dall’ideologia classica e quindi identifica il ruolo dell’imprenditore solo per le piccole e medie imprese; tuttavia, è una apertura al cambiamento e al futuro.

Sicuramente, a partire dalla metà dell’800, la persona che individua la figura dell’imprenditore vero e proprio è Schumpeter. È colui che alla fine dell’800 da identità e dignità alla figura dell’imprenditore; è figlio dell’individualismo metodologico di Menger(?), della razionalità di Weber (?), dello spirito di impresa di Sombart (?), questi affluenti culturali consento a Schumpeter chi è, e soprattutto cosa fa, l’imprenditore. Per arrivare a definire e riconoscere l’imprenditore ci sono stati dei passaggi, lui ha bisogno di osservare i cambiamenti economici e capire dove si va ad insinuare la figura dell’imprenditore. Schumpeter riconosce che l’anima del processo capitalista, cioè dello sviluppo economico, è l’innovazione; lui osserva l’economia dell’Europa centrale (lui è austriaco), nel periodo in cui la Germania diventa una delle maggiori potenze mondiali. Seconda rivoluzione industriale, si arriva dal ferro all’acciaio, si arriva all’energia elettrica. L’innovazione diventa il motore dello sviluppo economico, le innovazioni provocano cambiamenti che danno luogo all’evoluzione economica. Ma cos’è l’innovazione? È l’introduzione di una nuova funzione di produzione, e con nuova funzione di produzione si intende un nuovo prodotto, ma anche un nuovo processo produttivo (ex. l’acciaio è l’affinamento del ferro – nuovo prodotto, ma è anche nel contempo anche nuovo processo, e un nuovo modello organizzativo). Questi cambiamenti, innovazioni emergono grazie alle nuove imprese. Mentre nella prima rivoluzione industriale non ci sono i nomi delle imprese (tessili), nella seconda emergono i nomi dei portatori delle innovazioni aspetto importante. Le nuove imprese, però, sono legate a uomini nuovi che si fanno carico di introdurre le innovazioni attraverso queste imprese (le imprese iniziano a legarsi a dei nomi).

L’altro aspetto importante è che Schumpeter individua il carattere dell’innovazione: le innovazioni non sono distribuite in maniera uniforme ma tendono ad ammassarsi in grappoli c’è l’innovazione dell’energia elettrica che cambia i sistemi di illuminazione, poi cambia settori e passa alla forza motrice e coinvolge man a mano sempre più settori – possiamo dire che c’è una parte centrale e poi via via si applica ad altri settori. Le innovazioni non sono mai distribuite casualmente, ma tendono a concentrarsi in certi settori e nei loro dintorni. Inoltre, Schumpeter, nota che il progresso non è per sua natura armonioso, ma procede per stadi: ci possono essere delle rotture tra un’innovazione e quella successiva, il progresso non è ordinato e graduale (si parla infatti di prima rivoluzione, seconda e così via).

Definita l’idea di Schumpeter in tutti questi aspetti ecco che arriviamo alla figura dell’imprenditore: è colui che realizza l’innovazione, quindi la nuova combinazione di fattori produttivi è promossa da questi innovatori, che sono gli imprenditori. Nel capitalismo concorrenziale, cioè il capitalismo che si regge sulla libera combinazione di fattori produttivi, la libera iniziativa, l’imprenditore è identificato come il capo dell’azienda (il più delle volte è anche il proprietario).

Schumpeter si trasferisce in America, così come moltissimi altri studiosi europei all’inizio degli anni 20 30 del 900 (periodo molto difficile in Europa, dove non tutti erano voluti, in America c’era la libertà di esporre il proprio pensiero), e li capisce che c’è qualcosa di nuovo e di diverso tra l’Europa e Manhattan come la città raffigurata dei grattacieli, grattacieli che rappresentano le grandi imprese: l’America ha avuto uno sviluppo molto rapido anche grazie alla grande imprese, che si concentra anche nello spazio (a Manhattan), molti pilastri, tra le maggiori imprese, trovavano il loro quartiere generale proprio in questa città in quei grattacieli. Queste grandi imprese si contraddistinguono per la loro organizzazione gerarchiche, si perde l’immedesimazione tra impresa e persona, l’impresa inizia ad essere un’impresa manageriale. Schumpeter è, quindi, costretto a rivedere la sua teoria dell’imprenditore – è infatti possibile distinguere un primo Schumpeter che descrive la figura dell’innovatore che cambia l’economia (nella sua fase europea), e poi negli anni successivi è costretto a modificare la sua idea/tesi, chi è l’imprenditore nei grandi grattacieli americani? Non c’è più una persona su cui identificare la figura dell’imprenditore innovatore, perché ai suoi occhi la figura dell’imprenditore innovatore è internato ora dalle gerarchie, dalle organizzazioni di impresa…tant’è vero che in capitalismo, socialismo e democrazia, influenzato dall’osservazione della società americana, vede le grandi imprese; le gerarchie, quindi, vanno a sostituire il ruolo esercitato e svolto dall’imprenditore. Nel secondo Schumpeter, quindi, è l’impresa stessa che si da un’organizzazione.

Schumpeter introduce quindi l’idea di gerarchia di impresa.

Anche in America iniziano ad emergere correnti diverse. Si afferma una riflessione sull’istituzione. Knight dice che l’imprenditore non è più innovazione, l’imprenditore non è più innovatore. L’elemento centrale non è più l’innovazione (dicevamo anche prima che tra un’innovazione e l’altra ci possono essere e ci sono delle rotture) ma l’assunzione del rischio e dell’incertezza. Secondo Knight l’innovazione è già avvenuta nei primi anni del 900, ora diventa importante diffonderla; assume un ruolo centrale la distinzione tra rischio ed incertezza il rischio è prevedibile (rischio della grandine, rischi economici…) e quindi mi posso assicurare, quello che rimane è l’incertezza (prevedere cosa succederà sui mercati, la direzione che prenderà la tecnologia, quali combinazioni produttive verranno) che è difficile da prevedere. Imprenditore è, quindi colui non tanto che si assume il rischio ma ancor di più colui che si fa carico dell’incertezza – è colui che riesce ad assumersi il compito di gestire l’incertezza. Secondo Knight, quindi, sono imprenditori coloro che riescono a governare l’imprevedibilità (del mercato, dei gusti del consumatore ecc.).

Lezione 2 ottobre: l'imprenditore: ultima puntata

Altrettanto interessante, oltre al pensiero di Knight, è il pensiero che si diffonde in Europa, soprattutto quello dei soggetti che provenivano da una metodologia individualista della scuola austriaca. La scuola neo austriaca, procedendo con queste metodologie di ricerca, ha consentito loro di focalizzare l’attenzione, soprattutto sui sistemi economici, cioè lo studio e l’individuazione delle ragione per le quali alcuni sistemi economici sono superiori ad altri ci riferiamo soprattutto al Fonaiek (?) e la sua riflessione sulla superiorità del sistema economico fondato sul libero mercato, i

Anteprima
Vedrai una selezione di 15 pagine su 67
Storia dell'impresa Pag. 1 Storia dell'impresa Pag. 2
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 6
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 11
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 16
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 21
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 26
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 31
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 36
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 41
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 46
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 51
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 56
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 61
Anteprima di 15 pagg. su 67.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'impresa Pag. 66
1 su 67
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandra30unimib di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Varini Valerio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community