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Storia dell'impresa

Lezione I - 14 settembre 2009

La storia dell'impresa ha questo nome da due anni, quindi è una disciplina nuova, dal punto di vista della denominazione, della facoltà di economia (l’impresa si affrontava con il nome di storia dell’industria, storia economica ecc.). La novità è il focus, l’attenzione su tematiche storiche che hanno per oggetto specifico la storia dell’impresa, però sotto una nuova denominazione; questa novità nasce dal fatto che la facoltà si è dovuta misurare da nuovi orientamenti derivanti dal ministero.

La storia dell’impresa è una disciplina nota internazionalmente per tutti coloro che operano nell’amministrazione aziendale (Business Administration). La materia è una disciplina storiografica che si è sviluppata nell’ultimo quarto di secolo; la business history è nata nei primi anni ’20 del 1900 nel contesto americano (Stati Uniti), negli anni tra le due guerre si studiava solo in poche università molto prestigiose (Harvard) e dopo la seconda guerra mondiale prende campo nei grandi Paesi europei come Gran Bretagna, Francia, Germania.

La vicenda della storia d’impresa in Italia è una vicenda più lenta e travagliata perché ci sono delle motivazioni che attengono al caso italiano; c’è stata quella che molti hanno chiamato una lunga congiura del silenzio da parte delle imprese italiane in relazione alla propria storia, quasi una sorta di paura, ritrosia del proprio passato. Questa ritrosia si è tradotta in una sorta di atteggiamento di “Storia fai da te” di tipo ageografico che ha portato molte imprese (tutte le più importanti) a realizzare pubblicazioni, volumi prendendo una data di riferimento, 25 anni, 50 anni, 100 anni (sono rare) per raccontare la propria storia, ma questo non è fare storia, è un autocelebrarsi rinunciando ad un’analisi critica sul proprio passato.

All’estero esistevano già esempi di come le imprese si dovevano rapportare alla propria storia, quindi per colmare questo ritardo, gli studiosi italiani, che hanno inizialmente effettuato questi studi in Italia, si sono rifatti ai tanti esempi esteri, in particolare al caso americano (modello da imitare, la strada da percorrere) in maniera da trasfondere nella realtà italiana quella che era l’insegnamento, il percorso sviluppato degli Stati Uniti.

Questo si è rivelato un problema per il caso Italiano perché esso, come molti casi europei, è diverso dal contesto americano e quindi ha richiesto che si mettessero a punto tecniche, metodologie specifiche. La storia d’impresa è una disciplina a tutti gli effetti storica e la storia è una scienza del contesto e cioè una disciplina che tenta una ricostruzione dei quadri ambientali, politici, sociali, culturali e economici nelle quali le vicende dei singoli e delle collettività si vanno poi a collocare.

Le imprese non vivono di vita propria, ma sono inserite in precisi contesti storici e da questi sono fortemente condizionate nelle loro possibilità di crescita, di sviluppo e di affermazione (vale per il passato, il presente e per il futuro). Se il contesto è importante da questo dovrebbe discendere la necessità di essere in possesso di una buona conoscenza del processo storico nei suoi termini generali; non si parla della storia economica, ma della storia in generale e in particolare della storia contemporanea.

Programma del corso

Il programma che svolgeremo sarà: la rivoluzione industriale inglese con alcune caratteristiche essenziali di questa grande stagione di trasformazione economica; si parlerà anche della rottura intervenuta nel sistema di fabbrica (factory system) in cui si prevede un qualcosa di nuovo rispetto al modo di organizzare la produzione nelle epoche precedenti.

L’altro elemento da sottolineare della rivoluzione industriale inglese (seconda metà del diciottesimo secolo) è il fatto che per parecchi decenni si è protratto questo processo di trasformazione economica che ha il suo centro nell’attività manifatturiera [caratteristica dell’Inghilterra o meglio dell'area centro meridionale (Galles, Scozia e l'isola Irlandese), che già nel diciottesimo secolo si chiamava Regno Unito di Gran Bretagna].

Alfred Marschall (uno degli economisti più influenti del 20° secolo) osserverà che questa (la rivoluzione industriale) è una caratteristica che si è verificata in Inghilterra e per un lunghissimo periodo sarà da sola in questa fase di trasformazione economica così profonda da giustificare l'espressione Rivoluzione Industriale (tutti gli altri paesi sembravano essere assenti). Ma perché partiamo dalla Prima Rivoluzione Industriale e non da un altro momento? Perché l’impresa moderna nasce con la rivoluzione industriale e con essa nascono alcune figure che assumono un ruolo chiave nei processi di crescita economica; prima tra tutte quella dell’imprenditore.

Sì, in precedenza c’erano operatori economici, ma non avevano quelle caratteristiche dell’imprenditore che è caratterizzazione molto forte di questo periodo. Una volta introdotto il fattore imprenditore possiamo introdurre anche quello di imprenditorialità e quello che lo accompagna, cioè il self made man (l’uomo che si è fatto da solo); questi fattori e queste caratteristiche sono arrivate ai nostri giorni.

Sempre nell’età della prima Rivoluzione Industriale guarderemo alle caratteristiche dell’impresa e in particolare la loro struttura giuridica; da questo ci porremo un quesito e cioè il perché ad esempio una forma giuridica ritenuta tra le più indicate per l’impresa, la società anonima, già presente nella prima Rivoluzione Industriale, che è una trasposizione delle precedenti esperienze (Compagnie delle Indie, protagoniste dell’espansione commerciale a seguito dell’età delle grandi scoperte) e che sembra la più adatta per lo sviluppo delle imprese, non sia presa più in considerazione e gli venga preferita la società di persone (s.n.c., s.a.s.). Altro problema che affronteremo, relativamente alle società di persone, è il problema della responsabilità.

Parleremo anche di due delle componenti principali dello sviluppo economico moderno e cioè un'ampliamento della base produttiva e il cambiamento strutturale per quanto riguarda la popolazione attiva (coloro che lavorano) nei vari settori (primario, secondario, terziario); l’Inghilterra sarà la prima (metà '800) a passare da una prevalenza di popolazione attiva nel settore primario (agricoltura) a una prevalenza nel settore secondario (industria) e poi in quello primario dei servizi (l’Italia conseguirà questi risultati dopo un secolo).

A seguito della prima Rivoluzione Industriale la Gran Bretagna conquista una posizione di Leadership (la detiene fino alla seconda metà dell’ottocento) a livello internazionale che è frutto appunto di questa imponente trasformazione economica, la Rivoluzione Industriale; se guardiamo ai secoli precedenti l’Inghilterra non ha una posizione di Leadership, es. '200- '300 ci sono Firenze, Genova, Venezia il cuore del sistema economico internazionale (Italia dei secoli d’oro), nel '500 la Spagna (opportunità delle scoperte geografiche), il '600 c’è la fioritura della penisola olandese.

La condizione di Leadership dell’Inghilterra è messa in discussione ('870 all’incirca) da altre realtà europee e extraeuropee per il mutamento del contesto (ad es. Elementi di natura politica come l’avvento di stati e nazioni; la Germania che all’inizio dell’800 è un insieme di stati frammentati dalla caduta dell’impero romano, nel 1871 si costituisce un nuovo grande stato l’impero germanico che farà pesare la sua forza politica e economica. Nasceranno poi altre realtà come quella italiana (1861).

Nella seconda metà dell’ottocento si inizierà a parlare di una seconda rivoluzione industriale in cui il quadro economico muta sostanzialmente e si vedono parecchi elementi nuovi; entrano in gioco il protagonismo di nuovi settori industriali (la prima rivoluzione è incentrata sul settore tessile cotoniero, l’impiego del calore) come la siderurgia con lo sviluppo dell’acciaio, la chimica (primi esperimenti di Lavoisier in laboratorio) che sarà uno dei grandi settori mondiali, l’elettricità che fa terminare l’età del vapore.

Nascono nuovi settori ma anche una serie di elementi dovuti al rapporto nuovo tra scienza e tecnologia che non funziona nella prima rivoluzione. Tutti gli studi per la tecnologia nella prima rivoluzione industriale sottolineano questo: l’avanzamento tecnologico in Inghilterra nel settecento è frutto di un grande senso pratico, di una straordinaria capacità sul piano pratico-applicativo di genialità anglosassone e non di persone che hanno alle spalle grande conoscenze scientifiche.

Questo rapporto che si stenta a cogliere prima diventa sempre più importante nella seconda rivoluzione industriale perché lo sviluppo della tecnologia nei nuovi settori sarà sempre più dipendente dal possesso di rigorose conoscenze scientifiche.

Altre caratteristiche della seconda rivoluzione industriale sono relative a nuove forme di finanziamento alle imprese (nella prima rivoluzione tutto sommato il finanziamento non sembra essere un grosso problema perché il sistema messo in piedi funzionava egregiamente; il ricorso al credito bancario era sostanzialmente assicurato da forme di erogazione del credito di tipo tradizionale, cioè credito a breve di tipo commerciale. C’era anche l’autofinanziamento, cioè le imprese destinavano una parte dei profitti che venivano realizzati nell’attività svolta all’attività produttiva).

Queste forme di finanziamento della prima rivoluzione non sono più adatte perché tutti i settori come siderurgia, chimica, settore elettrico e metalmeccanico sono, contrariamente al tessile, caratterizzati da una elevata intensità di capitale, il che significa che sono tutti settori in cui la componente capitale fisso (macchinario, impianto) prevale nettamente sulla componente capitale circolante (materia prima). In questi settori nuovi troviamo tutte le imprese così dette capital intensive per le quali l’esigenza del finanziamento è importante, quindi il sistema creditizio dovrà mettersi in sintonia con queste nuove esigenze delle imprese creando delle innovazioni in campo bancario per rispondere alle nuove richieste di finanziamento.

Come accennato in precedenza, nella seconda rivoluzione industriale c’è un ribaltamento della Leadership che comincia a manifestarsi nell’ultimo decennio dell’ottocento e si proietta su gran parte del novecento, rendendo protagonisti altri paesi (la nuova Germania unificata e una nuova realtà extraeuropea gli Stati Uniti d’America dopo la prima guerra mondiale).

Negli ultimi trent’anni la leadership economica industriale è stata di nuovo in discussione con la crescente importanza dell’area asiatica (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Singapore e realtà enormi come India e Cina) grazie alla globalizzazione (progressiva integrazione dei mercati mondiali) negli anni '90 a seguito della caduta dei regimi comunisti.

Esperienza italiana

La prima parte del corso serve ad avere una cornice in cui includere l’esperienza italiana (seconda parte del corso) attraverso grandi categorie macroeconomiche comprendendo la vicenda della crescita economica italiana studiando domanda e consumi nel lungo periodo; il nostro paese è divenuto uno dei più importanti dal punto di vista economico nel 21° secolo pur avendo un mercato interno debole, asfittico (carente). Da questa analisi emergerà il ruolo di lungo periodo che ha avuto lo Stato per alcuni settori.

Il ruolo dello Stato è importante in Italia perché ha sostenuto e gestito lo sviluppo economico; la presenza dello Stato è iniziata già nella vecchia Italia liberale a fine '800 e nella prima guerra mondiale e troverà modo di accrescere la sua forza negli anni del regime fascista con la nascita dello Stato Imprenditore che possederà un gran numero d'imprese diventandone l'azionista di riferimento (IRI- istituto per la ricostruzione, ENI); gli anni d'oro dello Stato imprenditore sono gli anni della ricostruzione post bellica fino agli inizi degli anni sessanta; la condizione dello Stato imprenditore è divenuta difficoltosa nella metà degli anni '70 fino ad arrivare agli anni '90 in cui c’è stato l’abbandono della proprietà pubblica con il processo di privatizzazione.

Altri aspetti sono la tecnologia (che l’Italia non produce ma è dipendente dall’estero) le forme di finanziamento (con il modello incentrato sulla banca mista).

L'impresa come soggetto storico

L’ultima parte del corso è dedicata all’impresa come soggetto storico; si farà capendo come è nata la storia d’impresa, come si è sviluppata, quali problemi ha affrontato; vedremo anche alcuni casi aziendali [nei settori sopra citati e il caso del principe Piero Ginori Conti di Larderello (PI-SI-GR) sullo sfruttamento di energia geotermico elettrica – si frutta fenomeni vulcanici].

Lezione 2 - 17 Settembre 2009

La rivoluzione industriale ha la caratteristica di essere stato un fenomeno di rottura del processo storico. Uno dei più grandi storici dell’economia l’americano David Mendes nelle pagine introduttive di un suo celebre manuale Prometéo liberato (Prometéo = simbolo di ribellione), sulla rivoluzione industriale, tra la fine del '700 e l’inizio dell’800, afferma che la rivoluzione industriale ha la stessa importanza per la storia dell’umanità dell’invenzione della ruota.

Nella rivoluzione industriale inglese si ritrovano le stesse radici dello sviluppo economico moderno, sintetizzabili in due snodi essenziali: da una parte l’allargamento della base produttiva dell’economia e dall’altra una trasformazione strutturale; ciò significa che le economie che sono state investite nel tempo da uno sviluppo economico pronunciato hanno conosciuto un progressivo passaggio della forza lavoro più consistente della agricoltura (settore primario) ad altri tipi di attività (secondarie di tipo secondarie come l’industria) fino a una maggioranza di occupati nei settori del servizio.

La rivoluzione si manifesta in Inghilterra che è parte della Gran Bretagna (centro meridione Inghilterra, ovest Galles, nord Scozia e all’epoca l’intera isola irlandese, ora solo l’Irlanda del Nord). Ma perché l’Inghilterra visto che non ha una posizione di primato all’inizio del diciottesimo secolo? I fattori economici e sociali (componenti secondarie) che contribuiscono a renderla diversa dai paesi dell’Europa continentale sono:

  • Un mercato più omogeneo (cioè è un mercato che non ha tutte quelle barriere di natura fiscale dell’Europa continentale)
  • Una migliore rete dei trasporti (non terrestre ma fluviale)
  • Un migliore tenore di vita (gli elementi che vengono da viaggi con relazioni e testimonianze dicono che c’è un miglior abbigliamento con diffusione di abiti di lana, una miglior alimentazione con utilizzo di pane di frumento, cioè quello bianco di miglior qualità e non con cereali minori (segale, orzo), una maggior diffusione di calzature in cuoio e non zoccoli come il resto dell’Europa)
  • Una maggior stratificazione sociale, cioè non ci sono pochi ricchi e una stragrande

Lezione 3 - 21 Settembre 2009

L’imponente trasformazione economica, che si produce nell’arco di quasi un secolo da metà '700 a metà '800, porta ad una sostanziale trasformazione strutturale della società inglese (la popolazione attiva è impiegata nel settore industriale e terziario; il censimento del 1851 segnala un 22% di addetti al settore primario, soprattutto agricoltura, un 43% all’industria e un 35% al complesso delle attività terziarie) oltre che a un’ampliamento della base produttiva.

Il liberismo degli anni '60 dell’800 sembra destinato ad avere successo, ma ad un certo punto nell’Europa continentale si afferma un orientamento decisamente contrario segnato dal protezionismo e quindi fortemente orientato alla protezione dei mercati interni. Perché a un certo punto si produce questo ribaltamento rispetto a una tendenza che sembrava una vincente e destinata a dilagare internazionalmente?

Per comprendere il quadro che prelude questo tipo di orientamento protezionista si deve avere chiaro le mutazioni dell’assetto geopolitico dell’Europa tra il 1815 i il 1914 (cioè quando la carta geopolitica dell’Europa viene ridisegnata dal congresso di Vienna). Cosa presenta l’assetto geopolitico del 1815? Sostanzialmente una grande divisione, ad esempio nell’area germanica (la Germania si trova suddivisa in 39 stati: esempio Regno di Prussia, Edimburgo, Brema) nell’Italia (esistono stati pre unitari: il Gran Ducato di Toscana, il Lombardo Veneto, il Regno di Sardegna, il Regno delle due Sicilie, lo Stato Pontificio) e lo stesso vale per altre realtà dell’Europa.

Quello che colpisce all’inizio di quel processo che vede una spinta alla costituzione degli stati nazionali diversi dagli stati attuali multietnici, multiculturali, multireligiosa, nell’età romantica (1815), è una spinta alla costituzione di stati a base etnica; cosa significa a base etnica? Significa che si tenta una ricomposizione di realtà statuali attraverso una serie di elementi comuni che hanno attinenza alle caratteristiche somatiche.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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