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Indipendenza greca

La Grecia di inizio '800

"Greci"/Rumeli erano sudditi ottomani di religione greca. Nei primi '800, le principali città con il maggior numero di greci (sia in senso etnico che linguistico che religioso) erano Istanbul, Salonicco, Smirne (porto su costa anatolica), e Tripolis (nel Peloponneso centrale, sede del governatore ottomano).

Nel mondo greco esisteva una complessa gerarchia sociale con una grande élite di Fanarioti che produceva vescovi, arcivescovi, patriarchi, governatori di Moldavia e Valacchia (scelti tra i greci in quanto territori di religione greca); marinai civili e militari nell’esercito ottomano; contadini in stato semi-servile; briganti.

Il Peloponneso, noto anche come Morea, insieme a Livadia formava una provincia ottomana composta dal 10% di musulmani, quasi tutti urbani e concentrati perlopiù a Tripolis. Vi era una stretta collaborazione con il governatore ottomano e la riscossione delle imposte era affidata all’autorità locale. In quest’area emergevano i primates (collaboratori del governatore), uno cristiano e uno musulmano, figure altamente odiate dal popolo (fonte: descrizioni dei viaggiatori) che avevano il monopolio della riscossione del tributo, eletti dall’assemblea dei capi villaggio a Tripolis.

[1810, Descrizione degli umori del popolo greco da parte di un viaggiatore amico di Byron. Impossibile rivoluzione senza l’aiuto di potenze straniere perché le élite (fanarioti, primates, ricchi mercanti, clero) erano soddisfatte della situazione: tutti odiati dal popolo come “amici della tirannia”.]

I tre scenari che producono l’evento insurrezionale

La prima insurrezione della Società degli Amici

Nel 1814, a Odessa (città commerciale e militare creata da Caterina II per l’esportazione del grano russo, con popolazione immigrata in prevalenza di ebrei, greci, bulgari, russi), tre piccoli mercanti greci di ideologia giacobina complottarono nella “Philiki Hetairia” segreta. Riuscirono a creare una rete di adesioni ovunque nel mondo mercantile greco, sulla scia di Fereos. Cercarono un capo segreto ai vertici della società: prima scelta Kapodistras, eminente nobile greco residente nell’allora russa Corfù, consigliere dello zar in politica estera. Partecipò al Congresso di Vienna e cercò di sollevare la questione greca ma Metternich rispose, sprezzante, che “non conosco greci ma solo sudditi cristiani del sultano”, rifiutando il principio di nazionalità. Kapodistras declinò in quanto conservatore. Seconda scelta: principe Ypsilantis, figlio di un ex governatore di Valacchia destituito perché collaborava con i russi. Ypsilantis si alleò con la Russia e divenne aiutante di campo dello zar.

Nel 1820, sotto la guida di Ypsilantis, i congiurati delinearono il primo progetto insurrezionale, simile nella prima parte a quello di Fereos: raccogliere armi a Trieste e trasportarle via mare nel Peloponneso e intanto dare fuoco ai cantieri navali ottomani a Istanbul. Alla fine venne scelto il piano B: venne raccolto un piccolo esercito in Russia per poi entrare in Moldavia e Valacchia (si pensava che i rumeni fossero ospitali in quanto di religione greca e inoltre non c’era controllo militare ottomano diffuso in quelle aree, anche perché dopo il Trattato di Bucarest del 1812 gli ottomani non potevano portare eserciti lì senza il consenso russo), passare il Danubio e arrivare in Grecia.

Agli inizi di marzo 1821, iniziò la discesa dell’esercito, una catastrofe perché si inimicò la popolazione locale contadina in Valacchia (in rivolta). La Russia inoltre sconfessò l’esercito: il sultano ricevette carta bianca per eliminare gli insorti. Oltre alla scomunica politica russa, arrivò la scomunica religiosa del patriarca.

L'assedio di Alipascià

Dal 1808, sul trono ottomano vi era l’ultimo discendente di Osman che riuscì a eliminare tutti i grandi Ayan tranne uno in alta Albania, il pascià d’Egitto e il visir Alipascià a Jannina (capoluogo dell’Epiro). Alipascià si era formato una specie di suo principato con assoggettamento del territorio coltivato e riscossione della decima. Il sultano, deciso ad eliminarlo, gli revocò il titolo e gli ordinò di andare a Istanbul, ma lui si rifugiò in una fortezza sul lago, dove le truppe ottomane vennero concentrate per assediarlo (dall’autunno 1820 al gennaio).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/03 Storia dell'europa orientale

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