Il cammino dell’Europa II: dalla crisi dell’eurocentrismo alla progettata unificazione di fine Novecento
Il Novecento è stato un secolo di radicali mutazioni, di cruenti antagonismi, di contrasti ancora irrisolti. Le grandi guerre mondiali, i totalitarismi, le violenze e le disuguaglianze si contrappongono all’affermazione delle democrazie e dei principi umanitari, mentre il progresso tecnico e scientifico e la diffusione del benessere compiono balzi straordinari.
Crisi dell’eurocentrismo
La Grande Guerra fu radicalmente diversa da quelle del passato per il ricorso a nuove, potenti armi come i cannoni a lunga gittata, i gas asfissianti e i sommergibili, nonché le prime comparse, pur non ancora rilevanti, dei primi aerei e carri armati. Lo scontro si sarebbe consumato in un logorante conflitto più di posizione che di movimento, per sostenere il quale ogni Paese avrebbe dovuto dimostrare grandi capacità di tenuta morale, politica ed economica.
Al termine della guerra, che durò oltre 1500 giorni, provocando 10 milioni di vittime, la produzione industriale nei Paesi europei stentava a riprendere un ciclo regolare, a causa dei problemi posti dalla riconversione delle fabbriche e dal ritorno alla vita civile di milioni di uomini, mentre gli Stati Uniti entravano in una fase di forte sviluppo. Inoltre, la conferenza di pace che si aprì nel 1919 a Versailles ridisegnò la carta europea, sconvolgendo la vita di oltre 250 milioni di persone che si trovarono cittadini di una nazione diversa, e stabilendo una pace punitiva nei confronti delle potenze sconfitte, in particolar modo della Germania, costretta a pagare somme ingenti per riparare ai danni di guerra.
La guerra cambiò le gerarchie internazionali, facendo degli Stati Uniti il primo Paese al mondo per peso economico e influenza politica. Negli anni del dopoguerra divennero il Paese leader sui mercati finanziari internazionali, nei quali il dollaro stava sostituendo la sterlina inglese come moneta regolatrice degli scambi. Anche il Giappone era emerso come protagonista sulla scena mondiale, ed il ritmo accelerato del suo sviluppo, lo collocò in pochi anni ai vertici dei Paesi industriali. La Russia intanto passava, attraverso la rivoluzione comunista guidata da Lenin, da un sistema zarista a un nuovo regime restando un’incognita per il resto del mondo.
Regimi totalitari
Fenomeni come l’inflazione, il debito pubblico e la disoccupazione assunsero, nell’Europa del primo dopoguerra, dimensioni incontrollabili, causando una marea di moti popolari di protesta contro il carovita, attraverso scioperi e occupazioni di fabbriche, che presero spunto dalle ideologie egualitarie a cui la rivoluzione russa stava dando nuova linfa.
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