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-composizione: variabile in 2 sensi.

• È composto da un rappresentante di ciascun stato membro a livello ministeriale, abilitato ad

impegnare il governo dello stato che rappresenta e ad esercitare il diritto di voto per il suo governo

27

È variabile, multiforme e non stabile in 2 sensi

• A seconda della materia oggetto di discussione i governi inviano il ministro o il componente

del governo responsabile per quella materia.

• A seconda del verificarsi di nuove vicende governative l'incaricato cambia

Gli unici consigli menzionate nel trattato: consiglio affari generali e consiglio affari esteri.

In questi casi vale la regola della turnazione: il presidente del consiglio è uno dei membri interni al

consiglio che ha carica semestrale.

Organo di controllo COREPER: organo formato da funzionari amministrativi che hanno la

funzione di assicurare la continuità dell'azione svolta dal consiglio nelle diverse aree al variare della

usa composizione.

-funzionamento

-procedure deliberative: a seguito di numerose riforme oggi vi è un ss di regole procedurali per le

quali

• il consiglio “delibera a maggioranza qualificata” salvo situazioni eccezionali all'unanimità.

Nel momento in cui gli stati accettano la maggioranza qualificata, accettano anche che essa possa

prendere decisioni vincolanti anche con il voto contrario di uno o più stati: si attribuisce alla UE il

potere di decidere su un argomento anche in caso di voto contrario(perdita di sovranità).

• Criterio del trattato di Lisbona “Doppia maggioranza”: una decisione viene adottata dal

consiglio se

-voto favorevole del 55% degli stati votanti (min. 15),

varrà dal 2014 e in via definitiva dal 2017!

-rappresentanti almeno il 65% della popolazione →

Oggi è regolata in via transitoria da un protocollo: i conteggi sono fatti diversamente secondo il

“voto ponderato”. Ogni stato membro ha un tot di voti(es: malta 3, Germania-uk-italy 29) con un

quorum di 255.

• Vi sono materie in cui il singolo stato mantiene il diritto di veto in quanto viene richiesta

“l'unanimità”

-PESC:strascico del situazione precedente al trattato di Lisbona: nasce come un ambito esterno

dalla UE e si coopera dal '92 ma col metodo intergovernativo

Le successive sono Istituzioni di individui e non di stati: tale persone partecipano personalmente

3)Commissione Europea: NON rappresenta gli stati!!!!

-art 245 TFUE(17 TUE): è un'istituzione di individui e persone poiché innanzitutto i commissari

che la compongono si astengono da qualsiasi atto della loro funzione e gli stati membri rispettano

l'indipendenza dei componenti non influenzandoli nell'adempimento dei propri doveri.

È un'indipendenza dagli stati e da altri interessi estranei che ne potrebbero interessare a sfera:

mandato incompatibile con qualsiasi carica. Tali obblighi si protraggono anche con la cessazione

delle funzioni(dovere di onestà che preservano l'azione svolta negli anni di carica).

La commissione persegue l'interesse dell'UE ed è un elemento di sovranazionalità

-poteri:

• iniziativa legislativa assieme al P.eu (art 17 p2 TUE) salvo che non si disponga

diversamente. Gli atti legislativi possono essere adottati solo su proposta della commissione.

• Vigilanza sul rispetto dei trattati e della giusta applicazione del diritto Europeo: è la

guardiana dei trattati. Spesso è un contraddittore degli stati ed eventuali attriti si risolvono grazie

alla CG perchè la commissione indipendente può iniziare le procedure d'infrazione davanti alla cg,

imputando ad uno o più stati di aver male applicato il diritto UE

• Potere decisionale autonomo in determinate materie come nella tutela della concorrenza.

Quando ravvisa da parte di stati o imprese la violazione di norme sulla concorrenza, essa può, in

seguito ad una procedura amministrativa, adottare decisioni che comminano sanzioni, che possono

essere oggetto di impugnazione davanti ad autorità giudiziaria.

Sono deliberate a seguito di un'istruttoria indipendente condotta dalla direzione generale

concorrenza all'interno della commissione senza il concorso di altre istituzioni.

-procedura di nomina

• presidente della commissione:art 17 p8 TUE. Il consiglio europeo, tenuto conto del risultato

delle votazioni del P.Eu, dopo aver effettuato consultazioni a maggioranza qualificata(eccezione xk

è un atto vincolante e non politico) propone al P.Eu un candidato come presidente della

Commissione. È eletto dal P.Eu a maggioranza.

• commissari:sono nominati dal consiglio europeo + presidente della commissione che

d'intesa stilano l'elenco degli altri componenti. C'è un doppio vaglio in quanto anche il P.Eu deve

approvare l'intera composizione della commissione

tali votazioni presuppongono un serie di audizioni che i candidati devono sostenere davanti al

P.Eu, affinché non ci siano dubbi e incomprensioni sui loro intenti. Es: candidato il ministro

Buttiglione, la sua audizione su problemi etici non è piaciuta al P.Eu cosi l'Italia ha ritirato la sua

candidatura.

-composizione

• durata quinquennale coincidente a P.Eu 27: ma in realtà secondo art 17 p.5 TUE

• composta da 1 cittadino per ogni stato membro →

la commissione dal novembre 2014 la commissione è composta da un numero di membri compreso

il presidente e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri corrispondente ai 2/3 del numero

degli stati membri.

Però l'Irlanda, ratificando il trattato di Lisbona, ha posto come condizione quella secondo cui la

regola dei 2/3 doveva essere abbandonata.

• Presidente della commissione eletto a maggioranza qualificata

• Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri

-procedure decisionali:

• decisioni collegiali non particolari, imputabili a

• Le decisioni prese dalla commissione sono impugnabili solo collegialmente .

• Al suo interno decide con la regola della maggioranza.

-competenze singole:

• a ciascun commissario è attribuita diversa competenza: comissario alla concorrenza, al

mercato comune, all'ambiente, ai trasporti...

-rapporto con P.Eu: sembra un rapporto simile alla fiducia

• mandato nello stesso periodo

• nomina della commissione da parte del P.EU

• Mozione di censura: Il P.eu può votare su proposta del suo componente una mozione di

censura sull'operato della commissione.

-Se vota la maggioranza dei rappresentanti del P.Eu

-i voti favorevoli sono 2/3,

la commissione è costretta a dimettersi collettivamente e fino a nuova elezione fa le veci il P.Eu

• una novità del Trattato di Lisbona: il presidente della Commissione può chiedere ad un

membro di rassegnare le dimissioni singolarmente. Quest'ultimo è obbligato

• i parlamentari europei possono rivolgere interrogazioni ai membri della commissioni

4)Parlamento europeo. È un esperimento unico nelle organizzazioni internazionali: è eletto dai

cittadini e ha poteri importanti. Ma non ha potere d'iniziativa.

-Evoluzione nel tempo del

• nome: gli stati negli anni 51 con la CECA “assemblea comune” con la CE e

EURATOM“assemblea parlamentare europea” ne 1962 e confermata nell'Atto Unico

europeo“Parlamento europeo”

• modalità di composizione:

-fino agli anni 70 erano i componenti dei P.nazionali ad eleggerli.

-Nel 1976 il consiglio stabilisce l'elezione diretta

-col 1979 prime elezioni con Suffragio universale diretto da parte dei cittadini europei.

-Qualsiasi cittadino europeo,indipendentemente dalla cittadinanza, può partecipare alle elezioni

anche in un altro stato se vi hanno residenza.

-La ripartizione dei seggi avviene secondo un meccanismo regressivamente proporzionale

favorevole ad una minima rappresentatività nei paesi più piccoli: minimo 6 parlamentari x stato.

-Numero parlamentari: 750+1

-Si divide in partiti interni

-organizzazioni in commissioni per materie: in esse discutono le bozze della commissione e dopo

una prima istruttoria, le presentano al P.Eu

• poteri & competenze:

-funzione legislativa congiuntamente al consiglio, alla quale si affianca la funzione di bilancio. Oggi

il P.Eu ha una competenza paritetica della funzione legislativa insieme al consiglio. Prima il

consiglio doveva solo consultare il P.Eu, ma le sue decisioni non erano vincolanti.

Adottano la procedura ordinaria: un atto per essere adottato deve essere adottato sia dal Consiglio

sia dal P.Eu .

-esame pubblico della relazione annuale presentata dalla Commissione sulla sua attività dell'anno

precedente. È uno strumento di trasparenza x assicurare il controllo sulla commissione.

-esamina le petizioni che qualsiasi cittadino impresa può presentargli in una materia rientrante

dell'UE (richiesta di intervento, chiarimento, presa di posizione del P.Eu)

istituti finanziari, in realtà non è compresa nelle istituzioni UE, è un organismo ma le regole

delle istituzioni si applicano anche ad esse

-Banca europea x gli investimenti: svolge funzione particolarmente delicata: tecnicamente

organismo finanziario che finanzia opere e strutture europee in paese membri e terzi e prestiti.

Organi interni:Consiglio dei governatori & comitato direttivo

-Banca centrale: titolare della gestione della politica monetaria comune

Come la CG riesce ad essere il risolutore delle controversie fra istituzioni dell'UE

“sentenza BEI” 1999

Parti:Commissione europea vs La Banca europea x gli investimenti.

Tale contrapposizione si spiega in quanto la commissione europea vigila sulla corretta applicazione dei trattati e UE in

generale. La commissione conviene in giudizio davanti alla CG perchè asserisce che tale istituzione ha olato alcune

disposizioni UE

a) quale è l'atto che ha compiuto la Banca che viene messo in discussione?

L'atto oggetto del contendere è la decisione del comitato direttivo della BEI del 10 novembre 1999.

tale decisione ha come oggetto la cooperazione tra BEI e l'ufficio antifrode OLAF

OLAF: funzione di vigilare circa il rispetto da parte dei funzionari delle varie istituzioni UE della corretta applicazione

delle regole UE ed evitare eventuali frodi commesse. Funzione di monitoraggio rispetto al comportamento tenuto da

persone che operano internamente. All'OLAF sono attribuiti poter ispettivi di controllo di verifica sugli atti.

La decisione adottata dal comitato direttivo viola 2 regolamenti.

-1074/99 1075/99 riguardante i poteri d questa autorità indipendente. Si attribuirebbe di una serie di poteri di verifica e

controllo senza rispettare le prerogative dell'OLAF: la BEI si è appropriata del potere di verificare tramite servizi audit

la corretta esecuzione degli atti. Si riserva cioè la possibilità di condurre indagini all'interno della BEI ai soli servizi

interni.

b)difese?

Ricorrente: commissione resistente BEI, la quale solleva 2 ordini di difese

-preliminare: non ha competenza la CG. Usufruisce dell'art 237B trattato CE 271TUE.

In base a tale articolo sarebbero impugnabili davanti alla CG solo le decisioni prese dal consiglio dei governatori,

organo interno BEI.

La CG la rigetta in quanto anche se si parla di BEI come istituzione autonoma e indipendente è pur sempre

un'istituzione le cui decisioni sono sempre giustiziabili davanti alla Corte.

Punti n60 ecc: la CG guarda la ripartizione dei poteri interni alla BEI e verifica sulla base delle competenze

argomento di sostanza: in realtà la decisione in oggetto(cooperazione BEI e OLAF) rientra nelle competenze dal

consiglio dei governatori e da essa dove venir presa

argomento di forma: n72 è irrilevante sapere se la decisione sia imputabile al consiglio dei governatori per deroga o

se il comitato ha agito senza autorizzazione

Di fatto devono applicasi le regole che si applicano agli atti presi dal consiglio dei governatori.

Alla CG interessa la sostanza!

La CG ricorre alla giurisprudenza della CG: si basa sull'art 230 CE secondo cui non è compatibile che la decisione di

qualsiasi istituzione possa sottrarsi al controllo della CG anche se autonoma. Corrisponde al principio n75 “principio

della UE come comunità di diritto”. Si intende che lUE è un'organizzazione internazionale dotata dalla presenza di una

pluralità di soggetti giuridici di diritto eterogenei i cui reciproci rapporti sono regolati da norme giuridiche. Il diritto UE

si caratterizza per un'eterogeneità più marcata: la soggettività è riconosciuta a persone fisiche e giuridiche dal TUE e

inoltre vi appartengono anche istituzioni organi e organismi UE. Ci deve essere un meccanismo che in caso di

violazione di tali regole permette all'altro di ottenere l'accertamento di tale violazione.

Al di là dell'argomento tecnico l'interpretazione che la BEI cerca di ottenere dalla CG negherebbe il fatto che la CE è di

diritto nel senso che nè stati nè istituzioni sono sottratti alla conformità sulla base del trattato CE inteso come carta

costituzionale dell'ordinamento UE (oggi TUE e TFUE)

-merito: non amissibilità, contrarietà dei poteri dell'OLAF, tutelare l'autonomia della BEI

-in conclusione la CG delibera:

annullando la validità della decisione adottata dal comitato direttivo dela BEI per i motivi del merito

SISTEMA DELLE FONTI

L'UE ha un proprio sistema di fonti caratterizzato da un principio gerarchico o quasi gerarchico(

caratterizzato da prevalenza e subordinazione).

A questo riguardo si può fare una distinzione di massima: diritto primario superiore a quello

derivato che non tiene conto della eterogeneità.

Il principio gerarchico ha come limiti

-prima conseguenza il fatto che per essere valide norme che appartengono a d.derivato devono

rispettare le n.primarie.

-seconda conseguenza: parlando di derivato ha in sé il significato del fatto che le norme di

d.derivato trovano la propria origine e legittimazione in n.d.primario.

-in senso lato le norme di diritto primario disciplinano in via primaria, la vita di relazione all'interno

dell'UE(comunità di diritto). Tali nome creano un ss di situazioni giuridiche soggettive in capo agli

stati, organismi, istituzioni, cittadini

NORME DI DIRITTO PRIMARIO: al suo interno contiene una varietà di componenti

1)trattati, componente convenzionale di diverso genere TFUE, TUE.....

-istitutivi delle comunità, evolutisi negli anni il TCEE →

-di adesione conclusi con i nuovi stati entranti

2)atti adottati dalle istituzioni che possono avere un contenuto costituzionale:

Es il Peu, ex assemblea parlamentare, ha cambiato la propria denominazione con un proprio atto.

Tali atti appartengono al diritto primario.

3)principi generali del diritto dell'UE: norme di rango primario implicite, immanenti nel ss dei

trattati pur non essendo espresse: sono ricavate da un'opera interpretativa della CG. Norme con una

portata trasversale la cui esistenza pur non essendo espressa nei trattati può essere desunta da

un'interpretazione sistematica di uno o più trattati. Talvolta il principio non è espresso ma ricavato

dalla CG e successivamente viene inserito nei trattati

Es: principio di leale collaborazione, prima della sua espressione nel 2007 la CG l'aveva già

affermato ricorrendo ad un articolo “gli stati membri devono fare tutto il necessario per adempiere

ai propri obblighi derivanti dall'appartenenza alla CE e agli stati membri ed è vietato tenere

comportamenti contrari alla UE ” con la revisione dei trattati nel 2007 gli stati hanno preso atto

dell'esistenza di tale principio e l'hanno commutato in regola scritta

1)Trattati fondamentali

• TUE : atto fondativo dell'Ue e disciplina le regole principali di funzionamento della stessa.

• Regole più dettagliate sono contenute nel TFUE

Rapporti: il TFUE è un trattato servente rispetto al TUE ma hanno stesso valore giuridico.

Il TUE all'art 1 chiarisce che “ l'UE si fonda sia sul TUE sia sul TFUE. L'unione sostituisce e

succede alla CE”

-Trattato- è un termine sintetico,quando si parla di trattato rispetto a norme primario si comprende

in esso bisogna riferirsi anche ai protocolli e allegati al TUE e TFUE(strumenti con stesso valore

giuridico). Le ragioni son diverse in genere si preferisce inserire in un protocollo o allegato una

disciplina transitoria o posizioni relative a singoli stati o per evitare l'appesantimento dovuto a

discipline complesse

La CG considera tali trattati come la carta costituzionale europea; nel trattato del 2004 si voleva

adottare una costituzione x l'Europa, mai entrata in vigore, ma tale idea è stata superata da Lisbona.

Si ritiene che la loro formalizzazione non sia necessaria!

-Procedura di revisione dei trattati nell'UE

La revisione internazionale: procedura complessa

La revisione europea è invece più celere della disciplina internazionale alla quale viene affiancata

una procedura semplificata: ogni trattato disciplina da sé la sua revisione individuando una

procedura semplificata di revisione art 48 TUE

• procedura semplificata

-non vi è la presenza della conferenza intergovernativa: i rappresentanti dei governi, al di fuori della

struttura interna, negoziano e deliberano in favore di alcune modifiche da apportare

-in tale procedura tutte le decisioni vengono prese all'interno delle istituzioni europee.

decide il consiglio europeo che vota all'unanimità previa consultazione Peu. Metodo

intergovernativo.

-può interessare solo determinati aspetti non così fondamentali del contenuto del trattato

a)modifiche alla parte terza del TFUE riguardante le politiche UE da adottare nei settori di sua

competenza

es: art 136 TFUE: riguarda le disposizioni di politica monetaria -euro zone- stabilendo i poteri delle

istituzioni allo scopo di contribuire al funzionamento dell'unione economica monetaria. Nel caso

uno stato esca dai parametri euro zone? L'UE tramite BEI e la BCE possono fornire assistenza? Si è

attivata una procedura di revisione semplificata del trattato istituendo una disposizione in coda al

136 stabilendo la costituzione di un meccanismo di stabilità(finanziamento) per salvaguardare la

stabilità dei paesi dell'euro zone che ne hanno bisogno precisando che qualsiasi assistenza

finanziaria sarà condizionata dal rientro nei parametri.

b)se si tratta di cambiare le procedure decisionali in favore della procedura legislativa ordinaria

comunitaria (x completare l'integrazione europea!)

-Verifica dei contenuti essenziali dei trattati UE

Dal punto di vista delle competenze fra stati membri e UE.

Il principio delle attribuzioni delle competenze riguarda anche l'attribuzione di poteri degli stati

all'intera UE: esso è la diretta manifestazione di una caratteristica della UE cioè quello di essere

un'organizzazione internazionale con legittimazione derivata dai singoli stati membri.

Gli stati membri nel redigere TUE e TFUE ribadiscono in più punti la validità di tale principio

anche x la UE.

L'Art 5 TUE: “ la delimitazione delle competenze dell'UE si forma sul principio di attribuzione cioè

l'UE opera nei limiti delle competenze attribuitegli dagli stati nei trattati allo scopo di raggiungere i

suoi obbiettivi. Qualsiasi competenza non attribuita all'UE nei trattati appartiene agli stati membri”

È una doppia limitazione: di competenze e funzionale.

-Eccezioni al principio di attribuzione delle competenze

-la CG interpreta estensivamente le competenze dell'UE : ricorre alla teoria dei poteri

impliciti(es: la conclusione di accordi internazionali con stati terzi è concessa alla UE

sulle materie di cui si occupa internamente '71).

-Tale eccezione si ritrova nell'art 352 TFUE -azioni non previste- “il consiglio

all'unanimità, con proposta della commissione e consultazione del Peu, può adottare

necessarie disposizioni quando un'azione non prevista dai trattati è necessaria per

raggiungere un obiettivo che i trattati stessi affidano all'UE”

Il problema non è ancora risolto perchè le attribuzioni di competenze da stati a UE non dice nulla

sulla circostanza che tale attribuzione comporti che gli stati si spoglino totalmente di potere di

azione su tale materia.

Prima di Lisbona nel trattato CEE mancava un elenco delle materie di competenza UE/stati e se tale

competenza fosse esclusiva o concorrente: le controversie dovevano essere risolte dalla CG con

grande difficoltà. Con il trattato di Lisbona tali problemi vengono risolti.

Art 2 TFUE -categorie settori di competenza dell'UE-

p1-competenza esclusiva gli stati membri si privano del potere di legiferare su tali materie con

eccezioni: a)su autorizzazione UE

b)per attuare provvedimenti UE

Lisbona art 3: materie esclusive: politica monetaria x gli stati membri che hanno l'€, trattamento

merci che entrano-escono dall'UE(dazi), regole di concorrenza delle imprese

p2-competenza concorrente sia l'UE che gli stati membri possono legiferare su tali materie.

Diritto di precedenza dell'UE sugli stati che legiferano nella misura in cui l'UE non ha legiferato

Lisbona art 4: materie di competenza concorrente: viene precisato che la competenza concorrente

è la regola residuale, energia, mercato interno, politica sociale, regolamentazione trasporti.....

l'UE ha competenza in tali campi

p5-competenza di completamento coordinamento sostegno →

per completare, coordinare, sostenere, senza sostituirsi alla competenza degli stati membri in tali

settori.

Lisbona art 6: materie di competenza sostegno completamento coordinamento: protezione

civile, istruzione, turismo, cultura...

Come caso per caso debba decidersi nei settori di competenza concorrente?

-Si applica il Principio di sussidiarietà: art 5 TUE “riguarda tutti i settori di azione europea dove

non ha competenza esclusiva”

-nei settori non esclusivi: l'Ue interviene soltanto se gli obiettivi dell'azione prevista non

possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli stati membri ma possono in

ragione della portata e degli effetti essere conseguiti meglio a livello di unione

es: golfo del Messico incidente piattaforma petrolifera. Il tema della prevenzione degli

incidenti non era adeguatamente regolamentato

è un principio soggettivo non si risolve nella pratica: se non rispettato gli atti adottati

UE sono però invalidi!!

-Per ovviare ai problemi si utilizza uno strumento che attua una procedimentalizzazione

del principio di sussidiarietà: poiché ex post non si può verificare la corretta

applicazione di tale principio, esso è verificato nel corso di un procedimento ex ante al

cui partecipano i soggetti contrari cioè i parlamenti nazionali.

Si trasmettono le proposte legislative a tutti i parlamenti dando un termine di 8

settimane per esaminarle, votare tali progetti sul rispetto del p.sussidiarietà (2 voti): in

caso di voti sfavorevoli

il legislatore europeo ne tiene conto

→ se a sfavore almeno 1/3 il progetto va riesaminato

→ se +50% sfavore il Peu e il consiglio devono verificare che si sia rispettato il

principio

-Si applica anche il principio di proporzionalità: esso è volto a delimitare l'ambito legittimo di

azione e intervento in UE.

Il Contenuto e forma dell'azione UE deve essere limitata a quanto è necessario x il conseguimento

degli obbiettivi del trattato. L'UE non deve abusare esercitando con obiettivi diverse da quello del

trattato. La UE è un'organizzazione internazionale con scopi funzionali.

Art 5 p4 TUE: fa riferimento al limite che l'UE deve rispettare

sia di forma: l'azione UE può esplicarsi attraverso l'adozione di atti di forma diversa

(regolamenti/direttive) più o meno fortemente

sia di contenuto: l'UE non può adottare regolamentazione che eccedano i limiti

Ex Tre pilastri:la UE si fondava sulla

1-comunità

2-politica estera

3-giustizia e affari interni in materia penale

Tale compartizione non esiste più con il trattato di Lisbona.

Ma le materie del II pilastro rimangono come regole particolari e diverse: il metodo comunitario è

la regola con l'eccezione del settore II, immune dalla progressiva estensione del metodo

comunitario e quindi è un settore in cui stati e governi mantengono accentrati tutti i poteri

decisionali.

Dal punto di vista delle competenze tale trattamento particolare è indicato all'art 2 TFUE: l'UE ha

non è messa tra le tre tipologie! Ma è a

competenza per definire e attuare una PESC comune →

parte.

Un'altra particolarità è l'art 352 p4: la possibilità di costituire poteri impliciti non può essere usato

nella PESC

3)Principi generali (diritto sub primario) sovraordinati al diritto derivato.

Un ruolo centrale nell'affermazione dei principi generali è stato svolto dalla CG.

I pr.generali sono principi non espressi o non completamente espressi ma che possono essere

ricavati dal ss stesso dei trattati.

Es: principio di leale collaborazione si ritiene sussistente fra stato e altro stato, fra istituzioni, fra

singole istituzioni nazionali e della comunità. Inserito nel trattato di Lisbona.

Interpretazione

Ogni ordinamento ha le sue regole di interpretazione. L'UE è un'organizzazione internazionale

creata per uno scopo. Tale sua natura si riverbera anche sul modo in cui le norme UE devono essere

interpretate. Si presume che in piccolo ciascuna disposizione adottata nell'ambito UE miri anch'essa

al perseguimento degli obbiettivi generali dell'UE.

In presenza di una disposizione, una regola interpretativa non espressa ma ricavata dalla CG è

quella secondo la quale la interpretazione preferita è quella che fa salva “l'effetto utile” della

disposizione. Si fa salva cioè l'interpretazione che privilegia il raggiungimento dello scopo →

interpretazione teleologica.

La normativa europea deve essere chiara nel contenuto e prevedibile nella sua applicazione e

nel legittimo affidamento (ordinamento UE) principio certezza del diritto

Come si applica tale principio?

La richiesta dell'annullamento di un atto richiesto alla CG determina l'efficacia ex tunc della

pronuncia della CG (mai adottato, nullità ab originem). Ma alcuni soggetti possono essersi

comportati nella maniera esplicata dalla normativa annullata: quindi chi ha acquisito dei diritti li

perderebbe. Entra in gioco il principio della certezza nel legittimo affidamento che permette alla CG

la limitazione degli effetti negativi, bilanciando caso per caso fino addirittura a mantenere dei diritti

acquisiti.

C'è un settore nei quali lo strumento dei principi generali è stato il veicolo attraverso il quale la CG

ha agito in maniera particolarmente incisiva “tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà

fondamentali della persona” tale settore deve la sua origine e affermazione al concetto dei principi

generali.

I Diritti umani non hanno connotazione economica. Negli anni 50 era un traguardo neanche

immaginabile rispetto alle funzioni delle tre comunità.

Invece il consiglio d'Europa, organizzazione internazionale, aveva adottato negli anni 50 la CEDU.

Es:diritto nazionale alla libera iniziativa privata limitata dal principio di leale concorrenza tra le

imprese. Da ciò si è capito che la Comunità doveva dotarsi di regole sui diritti umani perchè i diritti

economici limitavano i diritti umani. Gli stati membri avrebbero potuto scegliere autonomamente in

caso di contrasto tra norme nazionali e comunitarie.

Viene perciò data dignità comunitaria anche alla tutela dei diritti fondamentali: il bilanciamento si

fa quindi tra norme di diritto comunitario e non più a livello nazionale.

La tutela dei d. fondamentali costituisce un principio generale dell'ordinamento fondamentale e

quindi diritto primario, anche se i trattati non parlano di ciò esplicitamente. Poiché non c'è un

supporto testuale resta il problema dell'individuazione di quali sono i d. fondamentali tutelati,

manca un elenco.

A livello interno guardando alla cost. Ita c'è una parte dedicata alla tutela dei diritti fondamentali,

suddivisi ed elencati ma dei cataloghi sono anche nella CEDU.

La CG fa quindi riferimento a fonti esterne rispetto al d. comunitario:

-il primo riferimento x capire i diritti da tutelare è costituito dalle tradizioni costituzionali comuni

degli stati membri.

-il secondo riferimento è quello costituito dal contenuto di convenzioni internazionali concluse

dagli stati membri cioè per esempio alla CEDU.

Evoluzione

Anni 60: si apre una fase in cui la tutela dei d. fondamentali viene affermata dalla CG in assenza

di un'assente previsione nei trattati.

Con Maastricht '92 si introduce un meccanismo: art F art 6 oggi art 6TUE: “l'UE rispetta i

→ → →

d. fondamentali quali sono garantiti dalla CEDU e quali risultano dalla tradizioni costituzionali

comuni degli stati membri, in quanto principi generali dell'ordinamento comunitario”

Nel 92: tale disposizione continua a usare pr. Generali x spiegare la rilevanza della tutela di tali

diritti nell'ordinamento comunitario. Si consolida da un lato l'indirizzo giurisprudenziale degli anni

60, ma anche i problemi che essi causavano come l'esatta individuazione dei diritti che sono tutelati,

una lista!

carta di Nizza 2000: viene adottato un catalogo non vincolante, solo parametro x la CG

→ Trattato di Lisbona 2007: carta dei diritti dell'UE, ha stesso valore giuridico dei trattati

1-sentenza Frankovich 91

sentenza che rappresenta uno dei momenti dove la CG ha ricostruito il principio generale assente.

Afferma un principio di responsabilità x lo stato membro del diritto comunitario.

-direttiva 80/9087: garanzie sostenute dallo stato sull'insolvenza del datore del lavoratore nei confronti del dipendente

(il datore non è in grado si adempiere alle sue ordinarie funzioni: situazione di fallimento). Tale direttiva richiedeva agli

stati membri di adottare disposizioni di diritto interno tali da assicurare che i lavoratori dipendenti creditori potessero far

valere le proprie garanzie.

Siamo di fronte a 2 società in stato di insolvenza : i titolari del diritto di credito sono -francovich- Bonifaci e altre

dipendenti.

Lo stato italiano non ha recepito la direttiva e per quello è stata sanzionata: i soggetti dunque vanno a richiedere

all'Italia tale risarcimento, in relazione degli obblighi comunitari allo stato italiano!

Lo stato italiano è responsabile dei danni cagionati ai soggetti x l'omissione recepimento della direttiva? SI

La CG, poiché tale regola non è esplicitamente ricavabile dal trattato, esamina il problema alla luce del ss generale del

Trattato CEE e i suoi principi fondamentali: i cittadini, quali soggetti dell'UE, hanno diritto all'indennizzo e se lo stato

italiano non tutelasse tale diritto il ss europeo di diritto comune si sarebbe sgretolato.

Ai soggetti è stato concesso indennizzo e risarcimento da parte dell'Italia.

Inoltre si basa anche sull'art 5 TCE all'epoca stabiliva l'obbligo x gli stati membri di fare tutto il necessario per

assicurare l'adempimento agli obblighi comunitari.

Successivamente l'Italia ha ratificato la direttiva ma i problemi ormai erano fatti

B) 1970 Handelsgesellchaft

Politica agricola comunitaria sui cereali

Oggetto principale del contenzioso: regolamento CEE 120/1967 “organizzazione comune dei mercati nel settore dei

cereali” e in particolare art 12 portato davanti alla CG “rilascio licenza esportazione e importazione con deposito

cauzione ed eventuale incameramento nel caso in cui l'obbligo non fosse rispettato”

Eccezioni all'incameramento: nei casi di forza maggiore(distruzione del raccolto che impedisce l'esportazione pattuita

libera dall'obbligo)

Il giudice tedesco nazionale chiede ala CG di pronunciarsi sulla validità di tale norma (un giudice nazionale quando

deve applicare atto di diritto comunitario che ritiene possa essere invalido si rivolge alla CG tramite invio pregiudiziale

in via incidentale) in quanto vede il contrasto tra norma comunitaria e principio interno costituzionale cioè la libertà di

iniziativa economica privata.

Il diritto nazionale non potrebbe limitare/derogare il diritto comunitario perchè gli stati membri si libererebbero molto

facilmente delle norme comunitarie: ma la CG non imposta l'analisi in termine di incompatibilità tra d.comunitario e

interno.

La CG stabilisce la rilevanza della tutela dei d. fondamentali come principi generali del diritto comunitario e precisa che

tali diritti fondamentali sono quelli derivanti dalla tradizione costituzionale degli stati membri.

La normativa è considerata valida e non viene violato alcun diritto fondamentale perchè l'onere della cauzione non è

eccessivo e sia un ss adeguato rispetto alla CEE.

Art 40 n3 40 TFUE art 43 art43 TFUE

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Il diritto alla libera iniziativa economica è quindi tutelato come principio generale

C-Sentenza Omega 2004

A Bonn l'impresa Omega gestisce un laserdromo.

Uno dei giochi proposti all'interno del laserdromo va contro l'art 14 della Westfalia: tale gioco andava contro l'op perchè

risvegliava istinti omicidi.

Il sindaco di Bonn emette un'ordinanza con la quale inibisce a tale società di svolgere l'attività di spararsi l'uno contro

l'altro in quanto era una minaccia per l'OP

Si sviluppa un contenzioso amministrativo impugnando l'ordinanza e poi davanti alla C.cass la società solleva questioni

di diritto comunitario

-l'ordinanza lede l'ex art 49 TCE “libera circolazione di servizi” perchè Omega aveva effettuato un servizio di

Franchaising con una società inglese Pulsar.

Scatta il rinvio pregiudiziale alla CG di interpretazione delle disposizioni di diritto comunitario.

Tali norme comunitarie possono subire una deroga ex art 46 TCE “ tale norma può ex derogata motivi di op, pubblica

sicurezza e sanità pubblica”

Evolve in un'analisi del rapporto tra norme che stabiliscono libertà economiche e principi che stabiliscono diritti non

economici n questo caso la dignità umana(art 1 cost tedesca)

La CG: “tali 2 valori sono di d. primario e non si può costituire un rapporto di prevalenza ma si deve trovare un

contemperamento tra questi 2 valori di uguale forza”

la CG deve interpretare sempre restrittivamente il concetto di OP ma il controllo giurisdizionale lascia agli stati la

possibilità di dare proprie connotazioni su tali principi in quanto in ogni stato non deve esserci la stessa concezione

perchè ogni stato ha le proprie radici e si deve valutare caso per caso.

Vince il sindaco indi!

D-sentenza MCB

Come incide il diritto europeo sul diritto di famiglia

Interazione delle diverse fonti ue in materia di tutela dei diritti fondamentali.

Oggetto: norme contenute nel regolamento CE 2201/03, carta dei diritti fondamentali, CEDU .

All'origine della vicenda: una coppia irlandese non sposata attraversa un periodo di travagliate vicende, lei abbandona la

famiglia svariate volte per percosse. La coppia ha tre figli: dopo una riconciliazione e la fissazione delle nozze la madre

abbandona nuovamente il nucleo familiare portando con sé i figli.

Nel momento in cui il padre dei figli agisce giudizialmente per ottenere l'affidamento, la madre si sposta in un altro

paese UE, UK .

La convenzione internazionale dell'Aia , per ridurre i pericoli in caso di sottrazione dei minori, lega gli stati contribuenti

da regole comuni: il giudice del luogo dove risiedono la donna e i figli può ordinare il ritorno solo se il genitore

dimostra l'esistenza di un certificato del paese di origine o se vi è una sentenza che dimostri l'esistenza del diritto di

affidamento del richiedente sui suoi figli.

La causa si instaura in Inghilterra ove la madre e i figli risiedono.

Il giudice inglese richiede al ricorrente di munirsi della certificazione irlandese che attesti che la sottrazione sia illecita.

La corte irlandese, High Court, non stabilisce l'esistenza dell'illecito in base a due leggi dell'87/90: il padre naturale ipso

iure non può avere affidamento al contrario della madre.

Essa si rivolge alla CG tramite rinvio pregiudiziale: il padre si appella alla Suprem Court:

il regolamento 2201/03 dell'UE ha un problema interpretativo perchè tale regolamento, che integra la convenzione

dell'Aia 1980, sancisce diritti fondamentali contenuti nella CDDF

Il regolamento deve venire interpretato in modo tale che il suo diritto alla vita familiare e il diritto dei minori della

CDDF non possano coesistere con il diritto irlandese.

Oggetto del rinvio interpretativo sono le norme UE, non le norme di diritto interno: ma solitamente alla CG si richiede

di pronunciarsi sull'esatta interpretazione di una norma UE per vedere se è in contrasto con normativa nazionale. Si usa

quindi una via indiretta

Quesito pregiudiziale: p.1 r 2201/03 UE “competenza riconoscimento esecuzione della materia genitoriale

matrimoniale”.

Tale normativa di diritto derivato può essere interpretata in maniera tale da permettere a un giudice nazionale di negare

l'affidamento automatico?

Il Regolamento deve essere interpretato in base alla CDDF (art 7: rispetto alla vita familiare familiare art 24: protezione

e rispetto del minore)

Merito:la CG ritiene che gli art 7-24 CDDF sono principi fondanti del R ma non estendono l'ambito di competenza.

Il R 2201/2003 parla del d. di affidamento definendolo come i diritti e doveri concernenti la cura della persona di un

minore. Quindi il R non stabilisce a chi deve essere riconosciuto tale diritto, ma rinvia agli ordinamenti nazionali lo

stabilire chi ha il diritto di affidamento tramite sentenze, leggi o accordi.

La CG prosegue nella sua analisi interpretando il R in base gli art 7-24 CDDF premettendo che tali disposizioni sono

state inserite sul modello della CEDU e già da essa trattati in giudizio.

La CG guarda a precedenti esterni: in un caso precedente la Cedu aveva stabilito che il d.nazionale interno, che

stabilisse ciò non entrasse in conflitto con l'art 8 CEDU cioè art 7 CDDF: se il d. interno garantisce la possibilità al

padre naturale di richiedere al giudice il d. affidamento, il suo d. alla vita familiare non è violato.

Alla luce dell'art 24: anche guardando la vicenda dal punto di vista dei diritti del minore non è detto che in situazioni di

conflitto il minore abbia interesse a mantenere un costante rapporto con entrambi i genitori. Si decide caso per caso

tramite legislatura interna: quella irlandese non contrasta con le norme UE.

4)Carta dei diritti fondamentali 2000 :con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona si riconosce alla

Carta lo stesso valore giuridico dei trattati. L'UE riconosce le libertà e i diritti fondamentali della

CDDF. Non differisce in quanto a contenuti da convenzioni internazionali o carte costituzionali che

riconoscono e tutelano i diritti fondamentali eccetto per una diversa ripartizione: non c'è distinzione

classica tra diritti politici, sociali... Vi sono titoli: libertà, dignità, uguaglianza, solidarietà,

cittadinanza, giustizia. Tale ripartizione riflette anche la necessità di accomodare diritti di 3-4

generazione (tutela dell'ambiente, stato sociale...)

Alcune disposizioni denunciano le preoccupazione nell'attribuzione di una forza vincolante a tale

strumento

art 51: p2 la carta non estende l'ambito dell'applicazione del D.UE al di là delle competenze

dell'UE, non introduce competenze o compiti nuovi, ne le modifiche. Viene ribadito il principio

delle attribuzioni delle competenze. La carta ha lo stesso valore giuridico dei trattati ma si

autolimita. Ha un ruolo non di attribuzione di nuove competenze o compiti, ma di fissare un

parametro da rispettare nel momento in cui legifera in altri settori

art 52: p3 laddove la carta contenga dei diritti CORRISPONDENTI a quelli garantiti dalla CEDU

il significato e la portata sono gli stessi della suddette. Ma non è precluso che il diritto UE conceda

una protezione più estesa.

Un ultimo aspetto della tutela diritti fondamentali è quello sollevato nell'ambito dell'art 6TUE: p2

l'UE aderisce alla CEDU. È un'adesione tecnica: un soggetto internazionale che aderisce alla

CEDU. È una disposizione programmatica. Tale convenzione è stata solo un parametro di

riferimento esterno da parte della CG che ne ha sempre tenuto conto. È destinata a trasformarsi in

un trattato vincolante per la UE: il negoziato di adesione tra UE e altre parti contraenti è ancora in

corso. La conseguenza consisterà per la prima volta nell'assoggettamento dell'UE e della CG ad un

ss di tutela costituzionale internazionale sovraordinato. L'adesione dell'UE alla CEDU comporterà il

rispetto dei contenuti: gli stati che non hanno rispettato la CEDU sono stati portati in fronte alla

Cedu. Lo stesso meccanismo sarà attivato per l'UE.

Vi saranno tre livelli di tutela specializzate nella tutela dei df

-le corti costituzionali

-la CG che ha come parametro di riferimento la CDDF

-la corte di Strasburgo alla quale la giurisdizione europea si assoggetterà

DIRITTO DERIVATO

le norme di diritto derivato sono un insieme vario ed eterogeneo, perchè esistono

-atti adottati nelle generalità delle materie

-atti specifici (es: pesc )

-atti delegati

-atti di attuazione / esecuzione

-atti atipici: emergono dalla prassi delle istituzioni ma non sono disciplinati dai trattati

• relativi: non standard ma disciplinati in altri trattati su specifiche materie, casi

• assoluti: atti non disciplinati e che sono il mero risultato della prassi

-atti tipici: disciplinati dai trattati art 288 TFUE e 25TUE

Art 288 TFUE: enuncia in modo non esaustivo la tipologia di atti con la quale le istituzioni

esercitano le proprie competenze.

-atti vincolanti: rivestono un'importanza principale:

• regolamenti : atto tipico

-ha portata generale e astratta(il R non si applica a un numero definito di destinatari ma a

categorie determinate astrattamente in base a caratteristiche oggettive. Non si applica

necessariamente a tutte le categorie ma ciascun R individua il proprio ambito di applicazione

soggettiva in base a caratteristiche oggettive e soggettive dei destinatari (imprese e industrie,

compagnie i navigazione, attività agricola)

-obbligatorio in ogni elemento: il R per sua definizione è giuridicamente vincolante per 'interezza

del suo contenuto nei confronti dei suoi destinatari-

-direttamente applicabile: se adottato e entrato in vigore esso produce i suoi effetti senza

intermediazioni/filtri/adattamenti/recepimenti attuati dagli ordinamenti nazionali. In tal caso si

esplica il principio di sovranazionalità: il consiglio delibera a maggioranza qualificata anche se vi

sono voti sfavorevoli in minoranza su un atto legislativo es R. Gli effetti si producono anche negli

stati che in minoranza hanno votato no.

• Direttive: vincola lo stato membro al quale è rivolta x il risultato salvo restando la

competenza degli organi nazionali in merito alla forma e i mezzi.

-Portata forse particolare: vincola lo stato membro a cui è rivolta

-atto indirizzato allo stato/stati membri

-vincola per il risultato da raggiungere, atto che obbliga lo stato solo al raggiungimento di un

risultato

- non è direttamente applicabile: è uno strumento di legislazione indiretta in quanto lo stato deve

fornirsi degli strumenti normativi interni per ottemperare.

La prassi però riconosce a volte direttive dettagliate e particolareggiate (simili a regolamenti)

I R hanno come risultato l'uniformazione nei particolari settori in cui essi intervengono. La

procedura è sempre uguale in ogni paese membro. Tale opera di unificazione è tipica del R mentre

con le direttive si parla di armonizzazione in quanto saremo in presenza di regole diverse nei diversi

paesi ma tendenti allo stesso risultato.

Quando Peu e consiglio devono adottare un atto stabiliscono in base al principio di proporzionalità

se R o D.

• decisioni: storicamente come un atto attraverso il quale le istituzioni disciplinato atti

particolari creando obblighi nei confronti di singoli soggetti (stati, persone giuridiche e fisiche).

Es:Atto con cui la commissione sancisce le sanzioni per le imprese che hanno violato il principio

della concorrenza. Corrispondono ad un atto amministrativo.

-obbligatorietà, giuridicamente vincolante

-diretta applicabilità

Il trattato di Lisbona modifica : è obbligatoria in tutti i suoi elementi se designa i destinatari è

obbligatoria solo nei confronti di essi. Se non li designa è un atto di portata generale.

Nella prassi è un atto a portata individuale ma potrebbe evolvere.

tali atti possono essere adottati in qualsiasi materia?

Si, eccetto per la PESC, settore a se stante: gli atti adottabili sono riferiti all'art 25 TUE: l'UE

conduce la propria PESC definendo i suoi orientamenti generali (atti di natura politica adottati dal

Ceu che forniscono linee direttrici generali) e adottando decisioni, diverse da art 288, che

definiscono le azioni che l'UE deve intraprendere, le posizioni che deve assumere sulle modalità

operativa di attuazione delle decisioni sulle azioni da intraprendere e posizioni da assumere.

-atti non vincolanti non definiti dall'art 288 ma ricavabili dalla prassi

• pareri: atti con quali le istituzioni portano a conoscenze ad un altra istituzione il suo punto

di vista su una certa situazione. Funzione di orientamento senza che dall'adozione di un parere

discenda alcun obbligo altrui di conformarsi.

• raccomandazioni: atti che istituzioni possono adottare nei confronti degli stati quando non

hanno competenza potere x l'attuazione di atti vincolanti o ritengono non necessario, per il

principio di proporzionalità, adottare atti vincolanti, ma vogliono indirizzare gli stati a conformarsi

ad un certo comportamento tramite un invito.

elementi comuni degli atti

Hanno una struttura simile derivata da un obbligo o da una prassi.

1)come gli atti vincolanti hanno motivazione introduttiva (preambolo) anche se non vincolante a

differenza delle leggi nazionali: ciò perchè lo stato ha un ha una legittimazione propria non

derivata!

Ha una serie di affermazioni che iniziano con “considerando” per poi introdurre la fase dispositiva

sotto forma di articoli. Dai considerando si capisce perchè le istituzioni hanno adottato l'atto, perchè

il pr. Proporzionalità giustifica la scelta, il rispetto del pr.di sussidiarietà. A volte prima di adottare

l'atto si consultano gli interessati, al fine di prepararsi adeguatamente alla giustificazione e

spiegazione dell'atto assunto.

2)individuazione della base giuridica: il riferimento all'articolo del trattato sui quali si fonda la

competenza ad adottare quell'atto, ad agire in quel settore. A materia diversa può corrispondere

procedura diversa tale indicazione è il segno del perche è stata scelta una procedura decisionale

rispetto ad altre.

sono obblighi di carattere formali ma la loro violazione consiste nell'invalidità dell'atto adottato

cioè sono requisiti di forma sostanziale.

3)divieto di efficacia retroattiva con eccezioni

4)pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE: essa è ripartita in due sezioni

-L: atti giuridici vincolanti

-C: atti giuridici non vincolanti

Non è mai condizione di validità di un atto ma è condizione perchè l'atto produca effetti obbligatori:

non vale per gli atti a portata individuale semplicemente notificati ai destinatari.

PROCEDURE DECISIONALI

-che stabiliscono come le istituzioni interagiscono tra loro

-le istituzioni hanno diversi interessi

Adozione di atti

a) Legislativa ordinaria: disciplinata da art 294 TFUE , ma non si può parlare di leggi nell'UE

quindi l'etichetta è fittizia. Procedimento standard di adozione di atti normativi UE.

Si caratterizza per un equilibrio delle posizione del Peu e del Consiglio: significa che un atto per

poter essere adottato deve ricevere il voto favorevole secondo le rispettive maggioranze sia del Peu

che del Consiglio: il mancato voto favorevole di una o altra istituzione impedisce la possibilità di

adottare quell'atto.

Art 289TFUE: la procedura legislativa ordinaria consiste

-nell'adozione di una direttiva, regolamento, decisioni

-congiunta da parte del Peu e del Consiglio

-su proposta della Commissione.

Si utilizza in mancanza di opzione contraria pII

293 TFUE: sono atti legislativi gli atti adottati con una procedura legislativa!

Procedura ordinaria

• proposta della Commissione che la trasmette al Consiglio e Peu che si esprime per primo:

• Il Peu adotta in prima lettura il testo. Trasmette il risultato della deliberazione al Consiglio.

• Il consiglio o adotta, votando, lo stesso testo ed è definitivo.

Se non viene approvato il testo in prima lettura adotta una propria posizione in prima lettura e

trasmette il risultato al Peu.

• La seconda lettura del Peu u avere 3 esiti

1)il testo del Consiglio è definitivamente approvato

2)il Peu respinge la posizione del Consiglio: l'atto proposto si considera non adottato

3)il Peu propone emendamenti: il test emendato va comunicato al Consiglio e alla Commissione. Se

il consiglio approva l'atto è adottato in caso contrario si fa un'eventuale

-3a lettura -procedura di conciliazione mediante costituzione di un comitato(27 Consiglio, 27

parlamento, 1 rappresentante commissione)- che se entro 6 mesi ha esito positivo porta il comitato

di conciliazione ad adottare un progetto comune trasmesso al Peu e Consiglio che entro 6 settimane

devono adottarlo.

4)Se il Peu non si pronuncia: silenzio assenso

b)Legislativa speciale: si contraddistingue per il fatto che sono atti o del consiglio(più numerose) o

del parlamento(es: nell'approvazione del suo statuto, nel fissare con atti le modalità del diritto

d'inchiesta) in collaborazione con l'altra istituzione. Son atti legislativi anch'essi ma il ruolo delle

istituzioni non sono equiparati.

È attuabile solo nei casi previsti dai trattati.

Es: art 81 TFUE “competenza UE in cooperazione giudiziaria civile: per realizzare tali obiettivi il

Peu e il consiglio deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria adottano una serie di

misure sul riconoscimento delle decisioni...” Ma vi è una deroga: pIII“le misure relative al diritto di

famiglia con implicazioni transnazionali sono stabilite dal Consiglio che delibera secondo una

procedura legislativa speciale all'unanimità previa consultazione obbligatoria ma non vincolante

del Peu”

La qualificazione di un atto che dipende dalla procedura eseguita non riguarda gli effetti normativi

dell'atto ha una serie di conseguenze pratiche

-I lavori del consiglio si svolgono in seduta pubblica.

-Il potere di controllo dei P nazionali sul rispetto del principio di sussidiarietà riguarda solo le

procedure legislative.

-Quando un atto è legislativo, incide sulle condizioni di ricevibilità dei ricorsi di annullamento

proposti su quell'atto alla CG

c)Procedure non legislative

Una di questi atti è quelo adottato per la materia di PESC, comunque vincolanti

Art 24 TUE pI cII “la PESC è soggetta a norme e procedure specifiche; è definita ed attuata dal Ceu

e dal Consiglio che deliberano all'unanimità. È esclusa l'adozione di atti legislativi ”

sono sentenze che risalgono ad un assetto normativo non attuale

1)Caso Cabotaggio stradale 1994

Controversia tra Peu e Consiglio riguardo al reg 2454/92 adottato dal Consiglio sulla base art 75 CEE “modalità per

adottare le norme x garantire l'accesso ai vettori non residenti” (professionisti del trasporto di persone in uno stato x che

ricevono in base al R il diritto di offrire e effettuare trasporto di persone irregolari all'interno di un altro stato senza aver

ricevuto il permesso)

Tale regolamento liberalizzava i trasporti irregolari e x i trasporti regolari di linea specifici solo frontalieri

Ma risultava che su proposta della Commissione, la bozza del R attuava una liberalizzazione toutcort del cabotaggio

stradale maggiore rispetto a quello varato.

Il Peu chiede l'annullamento del R alla CG perchè il R doveva essere varato sulla base dell'art 75 CE: il consiglio

doveva deliberare il R previa consultazione del Peu.

Oggi si applica la procedura ordinaria prima vi era solo la consultazione.

Il Peu era stato consultato ma solo sulla bozza iniziale e aveva proposto tre emendamenti, 2 dei quali approvati.

La versione definitiva del 1992 aveva stravolto la bozza: l'ambito di applicazione era molto più ristretto.

Il Peu ritiene di non esser stato consultato sulle ulteriori modifiche sostanziali.

CG:concorda con il Peu: esso non deve essere consultato solo sul progetto ma tale diritto vi è ogni qualvolta il

Consiglio modifichi sostanzialmente il progetto.

La Cg tutela il ruolo del Peu per un embrionale principio di democraticità: ad oggi si capisce ancora di più.

La CG pur invalidando l'atto mantiene gli effetti perchè lo ritiene un inizio di liberalizzazione: chiede però al consiglio

di provvedere ad un'ulteriore liberalizzazione.

Leggere 2008

2)Armi

Riguarda la ripartizione delle competenze, prima del trattato Lisbona, tra Ce e Ue.

Riguarda due atti adottati in materia PESC, che è un settore ancora oggi con delle sue regole.

Nel 2002 il Consiglio adotta un'azione comune volta alla lotta contro la proliferazione delle armi leggere in particolare

negli stati dell'Africa Occidentale.

In seguito nel 2004 viene adottata un'azione che prevede un contributo finanziario per l'istituzione di un'unità di armi

leggere all'interno del sindacato dell'ecovas. Il contributo sarebbe andato a trasformare la moratoria in convenzione.

La commissione si rivolge a causa di quest'ultimo progetto alla CG : tale decisione aveva un fondamento normativo

inesatto. Si fondava in realtà sull'art 277 CE che attribuiva alla comunità una competenza in materia di sviluppo

Ue pre-Lisbona: la Ce ha una competenza comunitaria in materia di cooperazione allo sviluppo con stati terzi in via di

sviluppo attraverso varie forme di sostegno, accordi di libera circolazione di merci, finanziamento....

La commissione europea si è posta la domanda di chi si dovesse occupare della situazioni sul limitare le armi leggere in

Africa: la PESC o UE?

Ancor oggi a tale incasellamento infatti corrispondono procedure decisionali diverse e pesi diversi

La commissione si rivolge alla Corte chiedendo che la decisione venga annullata e che sia considerata illegittima la

decisione sul tributo finanziario dell'UE sulla base dell'art 47 TUE “subordinazione delle competenze UE nei confronti

delle competenze CE:”

La CG: bisogna guardare allo scopo dell'atto. Il fondamento normativo è corrispondente allo scopo preponderante.

La CG a livello generale afferma che quando un atto si fonda in maniera paritetica su più scopi il fondamento normativo

si deve basare sui diversi atti a cui tale obbiettivo si può ricondurre. Ma rileva una presenza paritetica sia alla Pesc che

alla UE.

La regola deve essere derogata ex art 47(40 TUE: presidio alle competenze della comunità, si escludeva che

riconducendo le azioni a competenze UE si svuotassero le competenze CE) che difende le competenze comunitarie.

La CG annulla la decisione poiché si è in presenza di atti pariteticamente di competenza Ue e Ce eccezionalmente

prevale la competenza comunitaria ex art 47.

Art 47 TUE: primato della CE che imponeva il ricorso alle procedure e atti tipici del I pilastro.

Con Lisbona vi è l'abolizione dei pilastri: le disposizioni contenute nell'ex 47 TUE sono state sostituite dall'art 40 TUE.

Scompare il principio del primato del primo pilastro sugli altri. L'azione dell'UE sul piano Pesc ha la stessa dignità degli

altri settori.

L'attuazione della PESC lascia impregiudicata l'applicazione e la portata delle attribuzioni delle istituzioni previste dai

trattati x l'esercizio delle competenze di cui gli art da 3 a 6(azioni dell'Ue in altre materie).

Tale disposizione viene completata dall'art 47 IIC: l'attuazione delle politiche negli art 3-6 lascia parimenti

impregiudicata l'applicazione delle procedure e la portata delle attribuzioni che all'UE sono attribuite in materia di

PESC.

reciproca protezione: nessuna può pregiudicare l'altra. Tali disposizioni sono foriere di problemi.

Es: oggi azione e in materia di limitazione dell'uso di armi nucleari: è un'azione di PESC o di politica ambientale? È

cruciale ai fini della scelta della procedura legislativa o non legislativa. Il compito di interpretazione dell'art 40 spetta

alla CG: dovrebbe continuare a prevalere implicitamente il ricorso a procedure coinvolgenti il Peu in caso di materie.

Rapporti Ue con altri ordinamenti giuridici nazionali dei paesi membri

La chiave di lettura:

• effetto diretto del diritto UE

• primato del diritto UE

sono caratteristiche di creazione giurisprudenziale non presenti esplicitamente nei trattati. Sono i

fattori più decisivi

Teoria/dottrina dell'Effetto diretto:

-modo di essere e operare dell'UE all'interno di ss giuridici nazionali.

-Come UE incide sulle situazioni giuridiche soggettive individuali

-posizione che il diritto Ue assume rispetto alla normativa nazionale.

Art 289 TFUE(atti del diritto UE): nel parlare di regolamenti dice di applicabilità diretta( e non

effetto diretto) A differenza di quanto accade nel diritto internazionale, siamo in presenza di un atto

che diviene operativo nell'ambito dei singoli ordinamenti senza bisogno dell'intermediazione di una

atto intero che lo ratifichi, recepisca, filtri. Una volta pubblicato diventa operativo senza che i

singoli paesi membri debbano o possano adottare misure di accettazione.

Una conseguenza di tale caratteristica dei regolamenti è data dal fatto che i R possono essere

invocati dai singoli perchè creano diritti e obblighi diretti nei loro confronti.

Applicabilità diretta significa normalmente Efficacia diretta e ne è una sua conseguenza:

possibilità del singolo di applicare a proprio beneficio norme chiare, precise, incondizionate.

Disposizione che può essere invocata dai singoli che si avvale direttamente di una normativa.

Non trova riscontro nella giurisprudenza che le confonde.

Distinzioni:

Il regolamento è direttamente applicabile, le sue disposizioni hanno efficacia diretta.

Il regolamento in deroga può prevedere nel suo contenuto misure di attuazione da parte degli stati:

in tal senso il R intrinsecamente presuppone che gli stati adottino misure di attuazione revocando

l'applicabilità diretta. I singoli possono impugnare il provvedimento emesso dallo stato.

Se il R ha disposizioni chiare, precise, incondizionate allora è direttamente applicabile e inoltre le

norme hanno efficacia diretta, se è assoggettato a condizioni, misure integrative, siamo presenza di

un R direttamente applicabile le cui disposizioni non hanno effetto diretto. I due profili non sono

per forza coincidenti.

Formalmente solo il R è dotato di diretta applicabilità ma è l'unico tra le varie manifestazioni che ha

tale caratteristiche: l'efficacia diretta è attribuibile ad altre manifestazione del d.UE?

Trattati: l'efficacia diretta è però attribuibile ad altre manifestazioni UE? Nella sentenza Van Gen

and Loose estende l'efficacia diretta anche al trattato anche se pacificamente non è direttamente

applicabile ma necessita dell'ordine di esecuzione contenuto nella legge con cui il P autorizza la

ratificazione del trattato. Tuttavia le disposizioni possono avere efficacia diretta/effetto diretto se

precise chiare e incondizionate. (la società di import export ha dei diritti nei confronti dello stato

affinché non venga imposto tale dazio). Possono essere invocati dai singoli che chiedono di vedersi

applicati dei diritti.

Direttive: pretendono strutturalmente un atto di recepimento nazionale in quanto fissano degli

obbiettivi liberamente raggiungibili. Non possono essere direttamente applicabili per loro natura.

a) la direttiva è un atto che crea obbligo nei confronti degli stati non degli individui anche qualora

non vi fosse il recepimento corretto

b)le direttive sono formulate dettagliatamente: quindi alcune norme possono presentare

caratteristiche tali da poter esser considerate chiare precise e incondizionate e quindi efficacia

diretta.

la CG sostiene che le direttive possono avere efficacia diretta in senso verticale se si dimostra

che la disposizione è chiara, precisa e incondizionata e la controparte è lo stato o amministrazione.

Es: sentenza Francovich: uno stato non recepisce entro i termini una direttiva lavorativa

sull'introduzione di un elemento ulteriore della retribuzione. Vi sono due soggetti sottoponibili alla

direttiva, un dipendente pubblico e uno privato. Non è giusto che lo stato al quale la direttiva è

destinata, benefici di un suo inadempimento. Lo stato non può utilizzare come difesa il mancato

recepimento quando è parte in causa del rapporto giuridico. Questo è perchè il responsabile del

mancato recepimento che cerca di trae il vantaggio è il debitore del rapporto obbligatorio.

Solo nel caso del lavoratore pubblico(privato vs stato) si può avere efficacia diretta e non nei

confronti del lavoratore privato perchè il rapporto è orizzontale.

2)Primato del d. UE sul diritto interno: distinzione tra posizione della

• CG: il diritto dell'UE prevale sul diritto interno anche sul rango costituzionale. Approccio

monista.

• Ccost italiana non è mai stata di questo avviso. Interpreta oggi i rapporti in maniera diversa

dalla CG.

In passato iccome la autorizzazione alla ratifica e l'esecuzione dei trattati comunitari erano avvenute

con legge ordinaria statale, negli anni 60 sosteneva che in virtù del fatto che l'autorizzazione alla

ratifica erano avvenuti con legge ordinaria statale i rapporti fossero soggetti alle normali regole di

conflitto fra le leggi, principi statali (es: successione temporale delle leggi nel tempo: una legge

ordinaria poteva abrogare un regolamento comunitario precedente). Il diritto comunitario doveva

essere trattato alla stregua del diritto interno.

Successivamente la Ccost ha impostato i rapporti tra d.comunitario e interno sull'art 11 cost:

disposizione nata con in mente la partecipazione all'Onu che ammette, a parità, la limitazione della

sovranità con l'obiettivo della pace e sicurezza internazionale.

Utilizzato poi in funzione della CE, aveva come conseguenza il fatto che norme nazionali in

contrasto con norme comunitarie venivano ritenute in violazione dell'art 11 e quindi

incostituzionali. Ma l'incostituzionalità in Italia non può essere fatta valere da tutti i giudici

nazionali in base al controllo costituzionale accentrato. Se un giudice nazionale si fosse trovato

davanti un tal contrasto avrebbe dovuto riferirsi alla Ccost affinchè essa pronunciasse una

valutazione di legittimità.A una parte assicura il rito comunitario ma dava implicazioni

problematiche. Si ha la sospensione del procedimento a quo del giudice giudicante, il rinvio dopo

un vaglio di non manifesta infondatezza e la pronuncia.

1)sentenza Simmenthal 1978

Materia: ditta di importazione di carni in italia è soggetta all'imposizione di alcuni diritti di visita sanitaria da parte

dell'amministrazione delle finanze dello stato italiano. Paga un tributo in collegamento con l'importazione per

controllare la regolarità, qualità della carne.. Vuole restituzione perchè è un dazio simulato, m l'amministrazione si

rifiuta. Viene instaurato un contenzioso a Susa, che deve decidere gli effetti sulla richiesta di restituzione di questi diritti

di visita contrastante con un regolamento 805/68 circa l'organizzazione comune dei mercati nei settori delle carne

bovine, direttamente applicabile.

È pacifico che vi sia un'incompatibilità tra la legge italiana 1239/70 e il R che ribadiva l'illegittimità dell'imposizione

dei dazi: il pretore riscontra un contrasto tra legge comunitarie e legge italiana posteriore.

questione pregiudiziale: La legge viola l'art 11 cost. Il pretore osserva che la soluzione di un siffatto problema

implica il rinvio della questione di illegittimità alla Ccost per violazione dell'art 11. (p.13 e segg)

Quali sono le conseguenze dell'applicabilità diretta di una disposizione del d.comunitario in presenza di una normativa

interna successiva in contrasto con essa? Il giudice deve per forza rivolgersi alla Corte e attendere la decisione?

La CG risponde:la applicabilià diretta va inteso che le norme comunitarie che hanno tale natura devono esplicare i

loro effetti in tutti gli stati membri a partire dall'entrata in vigore. Sono fonte mediata di diritti e obblighi.

Punto 17:sottolinea preminenza del diritto comunitario sul diritto interno per quel caso. Bisogna rendere ipso iure

inapplicabile il diritto interno incompatibile ma ciò avviene in quanto detti atti comunitari fanno parte integrante “con

rango superiore rispetto alle norme interne”dell'ordinamento vigente che è quello comunitario.

Al di la di un'impostazione strutturale ci sono altri indizi che giustificano il fatto che il meccanismo di costituzionalità

italiana non è adatto per assicurare la diretta applicabilità.

Che senso avrebbe a riconoscere ad ogni singolo giudice il diritto di disporre di rinvio pregiudiziale a CG se non fosse

riconosciuto a qualsiasi giudice nazionale di dare immediata applicazione alle norme che x la CG hanno applicabilità

diretta, ma solo ad un organo?

L'effetto utile della disposizione che prevede il rinvio pregiudiziale sarebbe inefficace.

La CG ritiene che qualsiasi giudice nazionale nell'ambito della sua competenza ha l'obbligo di applicare direttamente il

d.comunitario disapplicando di propria iniziativa le disposizioni contrastanti di diritto interno precedenti o successive

senza attendere la previa rimozione in via legislativa o costituzionale.

Una norma dotata di diretta applicabilità disapplica e prevale su qualsiasi norma interna perchè strutturalmente nata x

essere immediatamente applicata.

La CG con gli anni 80 e la pronuncia “Simmenthal” ha cambiato la sua impostazione e l'ha

avvicinata alla CG pur non allineandosi ad essa: concetto della disapplicazione. Ha un approccio

attualistico in quanto riconosce 2 ordinamenti giuridici distinti anche se collegati tra di loro: non si

può subordinare norme di un ss ad un altro

La teoria del primato non è mai stata accettata dalla CG perchè sarebbe un approccio dualistico!

Vi possono essere tra d. comunitario e d.italiano incompatibilità da risolvere.

La sentenza Granital fa riferimento al principio delle competenze: ci sono 2 ordinamenti giuridici

autonomi e la ragion d'essere di essi sta nella volontà degli stati membri di attribuire alla comunità e

unione competenza in determinate materie. Se questo atto è all'origine dell.o.g. comunitario, esso

deve prenderne atto. Se è in contrasto la disposizione di diritto interno, in ossequio al principio di

attribuzione, la disposizione interna si ritira lasciando spazio all'applicazione della norma

comunitaria. Non c'è prevalenza né abrogazione ma disapplicazione, in quanto la norma rimane

esistente e in vigore.

Quindi il potere di disapplicazione è esteso a tutti i giudici nazionali.

La Ccost interviene nel momento in cui c'è un contrasto, antinomia tra una norma di diritto interno e

una norma comunitaria NON direttamente applicabile (es: direttiva). Anche in base all'art 117 si è

stabilito che la potestà legislativa è esercitata in relazione agli obblighi derivati dalla partecipazione

con l'UE.

Il trattato che adotta una costituzione per l'Europa nel 04 mai ratificato: ridisegnava l'assetto istituzionale UE alla luce

dell'allargamento a 10 nuovi stati membri. Stabiliva il principio del primato dell'UE. Il trattato di Lisbona, che

decostituzionalizzava la riforma contiene una dichiarazione nella quale si precisa tenuamente che per giurisprudenza

costante della CG che i trattati e diritto Ue prevalgono sul diritto degli stati membri

mancato recepimento della direttiva

2)sentenza Faccini-Dori 1994

Direttiva CE: tutela dei consumatori in relazione ai contratti conclusi fuori dai locali commerciali. Una direttiva che

proteggeva i consumatori che concludono il contratto nel domicilio, per strada o gite turistiche.

La signora Faccini Dori viene avvicinata alla stazione di Milano nel'89 e viene convinta ad aderire a un corso di lingua.

Si ravvede dopo alcuni gg: la società sostiene illegittimo il recesso e che restasse il credito nei confronti della società è

stato ceduto ad un altro soggetto, che agisce nei suoi confronti con un decreto ingiuntivo. La signora impugna il decreto

di ingiunzione sostenendo che la somma non è dovuta perchè ha esercitato il diritto di recesso nelle forme previste dalla

direttiva UE dell'87, non ancora attuata pur essendo il termine di recepimento già scaduto.

Questione pregiudiziale alla CG

-le disposizioni in rilievo della direttiva hanno le caratteristiche intrinseche x poter avere effetto diretto? SI

xk gli art 1-2-5- sono incondizionati e sufficientemente precisi(il consumatore deve essere informato sulle modalità di

recesso!)

-l'effetto diretto può valere tra privato e privato? NO perchè si darebbe potere alla comunità norme che facciano sorgere

con effetto immediato obbligo nei confronti dei singoli. Ma tale competenza la comunità ce l'ha solo nel caso di

adozione di R.

La signor Facini può solo chiedere il risarcimento allo stato italiano perchè esso non può avvantaggiarsi del mancato

reperimento.(Francovich)

3)kucukt dedeci 2006

Direttiva 2000/78: parità di trattamento in materia di lavoro.

La signora viene licenziata dalla società Swedez dopo 10 anni di lavoro: ma il termine di preavviso viene calcolato

secondo un'anzianità di servizio di 3 anni.

Infatti una Norma del BGB 622: non bisogna tener conto degli anni accumulati prima del 25esimo anno di età! La

disposizione disincentiva il lavoro giovanile e inoltre facilità giovani di trovar lavoro rispetto agli altri. Impugna il

termine di preavviso e sostiene che la disposizione del BGB è in contrasto però con la normativa comunitaria che lotta x

risolvere le discriminazioni lavorative.

Questioni pregiudiziali

-contrasto tra disposizione tedesca e direttiva UE? SI. Mentre il divieto di discriminazione nel luogo lavorativo sull'età

non è assoluto, le deroga tale principio devono essere adeguate necessarie per il perseguimento di obbiettivi specifici.

Ma vi è disparità di trattamento fra chi lavora dai 25 ai 28 e chi dai 18 a 25: per entrambi non si calcola il periodo tra 18

e 25 ma gli anni di lavoro son di più.

-la direttiva UE può essere direttamente applicata dal giudice del lavoro?

p-44 e segg: la CG ricorda di aver dichiarato che una direttiva non crea obblighi nei confronti dei singoli tuttavia

non potendo creare in capo a singoli obblighi da il compito a giudice però di interpretare le norme interne

conformemente al d.comunitario (pr. nterpretazione conforme p.48).

SOLUZIONE: la CG dice (p50-segg)che la direttiva non ha sancito il principio di parità di trattamento in materia di

occupazione ma si è limitata a dare a tale principio espressione concreta, in quanto è una specifica espressione del

principio generale della parità di trattamento. Afferma h per riconoscere piena efficacia al principio di non

discriminazione fa si che il giudice nazionale debba disapplicare la disposizione senza che sia obbligato a proporre alla

Cgla questione pregiudiziale xk vs principio generale

Riconosce la diretta applicabilità pur negandola. Non bisogna vede l'effetto sul datore di lavoro.

Si riconosce nella direttiva qualcosa che è presente nel principio generale: il giudice nazionale deve disapplicare la

normativa interna non perchè in contrasto con la direttiva ma con un principio.

2)Caso: sentenza Kleuber vs Austria 1996

Causa di grande interesse x molti paesi membri anche se non direttamente interessati.

Vicenda: responsabilità dello stato: mr Klebeur legato allo stato austriaco x un contratto pubblico come prof università.

Assunto e nominato gli vene attribuita una qualifica in termine di anzianità(decimo scatto).

Egli in più richiede un'indennità di particolare di servizio: essa può ex richiesta se si sono prestati almeno 15 anni di

servizio. Egli li ha effettivamente prestati ma non tutti presso l'università austriaca ma anche in altri stati membri UE.

Il conteggio degli anni all'estero però è escluso dalla legge. Il signor sostiene che debba essergli attribuita perchè se no

vi sarebbe una violazione dell'articolo 48 trattato CE sulla libera circolazione.

La repubblica austriaca respinge la richiesta sostenendo che tale indennità speciale è un premio di fedeltà per chi lavora

per il proprio paese.

Quesito pregiudiziale posto alla corte ma poi ritirato: la CG non vede violazione x la sentenza Schoening, risolutiva

anche x la vicenda Kebleur. Ma il giudice austriaco interpreta in modo sbagliato e non riconosce l'indennizzo. Ma la CG

non si era espressa sull'ostacolo della libera circolazione del premio di fedeltà.

Il cuore della vicenda è diverso però: uno stato può essere responsabile se la violazione della norma comunitaria viene

dal supremo organo giurisdizionale nazionale che ha negato al sig. Kebleur l'indennità?

Per questo l'unica scelta è fare causa allo stato

La CG: il principio di responsabilità è valido verso qualsiasi organo giurisdizionale.

Ci sono una serie di obiezioni sollevate dagli stati che sostengono come stendere tale principio anche agli o.g

metterebbe in discussione la certezza del diritto e l'indipendenza dei giudici.

La Cg dice che il principio di responsabilità non ha come conseguenza la ritrattazione di una causa già definitiva di una

sentenza definitiva. Richiede un risarcimento e non una revisione. Inoltre non afferma il principio di responsabilità dello

stato non dei giudici! Affermato tale principio: quali sono le condizioni in presenza delle quali la responsabilità può ex

applicata?

1)quando la disposizione violata ha lo scopo di attribuire un diritto al singolo

2)quando la violazione è sufficientemente grave

3)quando vi è un nesso causale tra la violazione dell'obbligo e il danno subito dai soggetti

che in caso di violazione commessa da organi di ultimo grado.

Il regime austriaco osta alla libera circolazione

-danno x cittadini immigrati e disincentiva la libera circolazione dei lavoratori austriaci

quindi è vs art 48 trattato e r 1612/68

La CG afferma ce una misura tale potesse essere ammessa solo in caso di scopo legittimo e interessi pubblici ma in tal

caso non ci sono. La fedeltà al datore non è convincente perchè in concreto l'indennità viene applicata a professori che

lavorano con diversi datori anche privati, all'interno dell'Austria

Decisione: sussistono le tre condizioni nel caso concreto x la responsabilità statale?

Il punto 1: sussiste

Il punto 2: la violazione non è sufficientemente grave, non è manifesta in quanto il d.comunitario non ha elementi certi.

NO RISARCIMENTO!

3)Commissione vs magistratura italiana 2009

Siamo in presenza di una procedura di infrazione: avviata dalla commissione contro un paese membro x far dichiarare

alla CG che il paese in questione ha commessa una violazione del d.UE

Materia: 117/88 responsabilità civile derivante dall'esercizio della funzione giurisdizionale del magistrato in qualsiasi

materia

Art 2: Possibilità di risarcimento a favore di chi ha subito un danno ingiusto derivante dalla funzione giurisdizionale.

La responsabilità è esclusa in caso di interpretazione di norme di diritto e valutazione di prove di fatto. Lo stato

potrà fare azione di regresso nei confronti dei magistrati, non superiore a 1/3 dell'annualità.

L'Italia non si è adeguata alle interpretazioni della CG del 2005: una violazione manifesta comporta un risarcimento del

danno del singolo!

Ripresa causa del 2006 sui traghetti del mediterraneo con violazione della Cassazione.

La commissione contesta la normativa italiana:

-riguardo alla limitazione imposta dall'art 2 è contrastante con l'interpretazione della CG che richiede solo i punti 1-

violazione di diritti -2 nesso causale -3 gravità (sentenza Kleuber.)

Il giudice italiano infatti è responsabile solo in caso di dolo e colpa grave(negligenza intensa): lo standard dell'Italia è

troppo intenso i parametri della CG !


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia cultura e religione. Dall'antichità all'età contemporanea
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gui Francesco.

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