Estratto del documento

Introduzione

La crisi dell'estetica

Il termine estetica deriva dal greco per percezione sensibile. Banalmente, indica l'esperienza di ciò che piace al singolo. Questa sensibilità dovrebbe essere immediata, ma in tempi contemporanei sembra talvolta che essa debba essere costruita. Forse questo è perché, in un certo senso, il sentire odierno è già sentito, è la riproduzione di qualcosa di già fatto altrove – così come il Novecento fu il periodo dell'ideologia, ovvero del pensare già dato.

La manipolazione attraverso il gusto

L'oggettività richiede che il soggetto prenda le distanze da una certa idea già data affinché l'oggetto venga criticato. Nell'epoca delle ideologie, solo le grandi crisi storiche permettono di riallargare questa distanza, che viene data per scontato, e così può rinascere la critica. La contemporaneità riesce in questo modo a far sì che il gusto venga pilotato. La percezione, tuttavia, è ciò che è più proprio del soggetto: chi fa guidare da altri il proprio gusto è in mano ad altri.

Nel Novecento si scrisse che ormai la società è spettacolarizzata, nel senso che lo spettacolo è il movimento autonomo del non-vivente. La persona è portata a gioire della magia del non-vivente che si muove come se fosse animato, ma in realtà, nel fare ciò, essa perde il contatto con sé stessa e con ciò che essa avrebbe scelto di farsi piacere. La conseguenza indiretta è quella di consegnare il proprio giudizio ad altri, smettere di pensare autonomamente. L'arte contemporanea è particolarmente difficile perché ha come obiettivo il disincagliamento del sentire.

La mancanza di un filo conduttore

In La condizione post-moderna di François Lyotard (1979), si profetizza che l'epoca dell'informatica sarà in grado di trasformare il sapere riducendo il rapporto umano tra sapiente e discepolo. Egli definisce la post-modernità come incredulità nei confronti delle metanarrazioni, ovvero rispetto ai quadri che uniscono tra loro le narrazioni delle varie materie, degli stessi concetti tra i vari contesti. Sembra che si stia perdendo la capacità di individuare un'unità di tutto il sapere.

Nella post-modernità, la narrazione allora cambia il suo metro di valutazione: ora il principio di legittimità di una verità, secondo Lyotard, è semplicemente il potere mediatico-tecnologico, la capacità di comunicare un'idea in modo efficace. L'epoca contemporanea chiederebbe all'uomo anche di tollerare l'incommensurabile, cioè quello che non può essere misurato, compreso dall'essere umano. Perniot vorrebbe perciò il ritorno al culto del sentire filosofico, all'essere attratti dalla pulsione di approfondire e diffondere ciò che viene avvertito come importante. Per far riaffiorare questi sentimenti è forse necessario riscoprire un'autonomia di giudizio per quanto riguarda la percezione sensibile.

Ricercare la bellezza è difficile

Nonostante tutto ciò che si può dire e proporre sul bello e sulle categorie estetiche, ci si rende conto che la loro definizione è massimamente sfuggevole. L'Ippia maggiore di Platone, dedicato all'argomento, si conclude con nulla di più che con un Il bello è difficile. L'unico punto in comune a tutte le riflessioni sembra quello di riconoscere che la bellezza è un percorso, è una scoperta che passa per l'indagine della propria interiorità e che viene costruita di attimo in attimo.

L'esperienza negativa è quella veramente formativa, che lavora attivamente alla costruzione dell'educazione. È necessario che la percezione dia motivo al soggetto di sforzarsi per formulare una sua reazione personale. Questo è vero anche nella missione della filosofia: essa cerca la verità universale nonostante nasca sempre in contrasto e in critica con un dato contesto storico, sociale, di pensiero.

La missione dell'estetica

La filosofia opera per astrazione, cercando un miglioramento da una parte e gettando via la concretezza delle cose della vita, nel disperato tentativo di saper afferrare qualcosa nel divenire caotico. Tuttavia, lo stile del ragionamento filosofico passa attraverso tanti linguaggi, complessi, diversi, irriducibili. Ogni ideatore espone le proprie idee a modo suo, seguendo delle sue inclinazioni. Chi disprezza la filosofia perché sarebbe un'intellettualistica presa di distanza dalla vita, forse ignora che molti, invece, impregnarono la propria ricerca con le loro esperienze, i loro modi d'essere ed i loro obiettivi.

In ultima analisi, l'estetica probabilmente è quella forma di filosofia che vuole essere attenta a farsi carico della corporeità, della vita di ciò che tratta. Di conseguenza, essa si pone il problema di mantenere il rispetto per il proprio stile in sé, nella riflessione e nella prescrizione del gusto.

L'intuizione di Baumgarten

Definizione dell'estetica

L'estetica, da un lato, è una riflessione su questioni che hanno da sempre attraversato il pensiero dell'uomo e la mentalità dei suoi popoli. Dall'altro, il primo libro che si intitolava Estetica e che diede inizio alla speculazione sistematica sull'argomento comparve nel 1735: era l'opera incompiuta del professore della Scolastica Tedesca Alexander Gottlieb Baumgarten. Il filosofo, in tale sede, si impegnò a delineare i tratti dell'estetica come materia. Venne allora preliminarmente definita come una poesia metafisica, che rifletta su sé stessa, una scienza della conoscenza sensitiva. Altri nomi che l'estetica si meritò nell'opera furono significativamente gnoseologia inferiore, arte dell'analogo della ragione, arte del pensare in modo bello, teoria delle arti liberali.

Estetica come gnoseologia inferiore

La definizione della sensibilità come conoscenza inferiore si deve a Leibniz, filosofo di riferimento della Scolastica Tedesca. Secondo lui, la conoscenza ha infatti diversi gradi: può essere chiara o oscura. La prima si divide ancora tra distinta e confusa: una conoscenza chiara e distinta è analitica, ovvero distingue tutte le caratteristiche proprie di un oggetto degno di essere soggetto scientifico; la conoscenza chiara ma confusa è più complessa, non riguarda il riconoscimento di tutte le parti di un tutto, ma semplicemente l'impressione generale attraverso cui il sistema totale è definibile in una tale maniera.

La distinzione serve alla gnoseologia scientifica, la confusione in questo senso è utile all'arte. Queste due sono diverse capacità di analizzare il mondo per l'uomo, quindi entrambe vanno salvaguardate ed esaminate nei propri contesti. Ora, quella dell'arte è detta conoscenza inferiore nel senso etimologico di ciò che viene prima; l'estetica per Baumgarten è proprio questo. Per il primo estetologo, dunque, l'obiettivo di una filosofia a cui interessi essere completa è una percezione sensibile consapevole. L'esperienza fornisce degli elementi per analizzare scientificamente e logicamente il suo oggetto, salvo poi essere la causa di un ritorno all'indagine sul contenuto di quello stimolo sensoriale in sé e per sé. Questa è detta tecnicamente conoscenza estetico-logica.

Estetica come arte dell'analogo della ragione

L'estetica è l'arte, ovvero la tecnica, dell'analogo della ragione nel senso che esamina tutto ciò che possiamo pensare all'infuori della semplice razionalità analitica. Baumgarten elenca alcuni esempi di ciò che intende:

  • L'intuizione;
  • L'immaginazione, ovvero la ricerca di ciò che non c'è, ma che potrebbe esserci;
  • Il gusto;
  • Il sentimento, definito come emozione consapevole, elaborata e resa attiva;
  • La memoria, il luogo di creazione dei fantasmi, le essenze della nostra fantasia.

Queste diventeranno tutte categorie dei dibattiti estetici, non a caso. Baumgarten tiene a specificare che i fantasmi della memoria possono sia essere verosimili che eterocosmici, ovvero propri di un mondo possibile.

Estetica come arte del pensare in modo bello

Il bello, tradizionalmente, è ricercato da due tecniche: la retorica e la poetica. L'estetica si impegna trasversalmente allora a fornire le basi e gli strumenti a materie simili. Baumgarten ha ancora una volta una concezione leibniziana della bellezza: essa è il convergere dei molti all'uno. Se il mondo è un caos, e se l'ordine è utile all'uomo, allora ogni qualvolta delle sue parti si raccolgono a formare un senso comune si ha qualcosa di bello. La bellezza si trova nella struttura dei nessi relazionali di un sistema, ovvero nella facoltà di un tutto di essere qualcosa di più che l'insieme delle sue parti, di aggiungere alle sue parti la preziosità della propria definizione.

Estetica come teoria delle arti liberali

Le arti liberali, infine, tradizionalmente si oppongono alle arti meccaniche; in altre parole, sono tutte quelle materie teoretiche opposte agli studi pratici. Secondo Baumgarten, più che altro, le arti liberali sono le belle arti settecentesche, ovvero quelle tecniche fini a sé stesse, non funzionali. Esse sono insomma l'espressione completa della conoscenza sensitiva. In ultima analisi, l'estetica è il baluardo della filosofia anti-dualista, ovvero contro quella che vuole vedere l'uomo come contrapposizione tra mente e anima, sfera razionale ed emotiva.

L'estetica è lo studio del non-so-che

Baumgarten era un razionalista; ma allora com'è possibile che egli avesse riflettuto tanto a fondo su concetti almeno apparentemente irrazionali come sono le categorie estetiche? Questo si deve alla definizione, da Leibniz in poi, del molto fortunato concetto tecnico di non-so-che, espediente per analizzare tutto ciò a cui la mente non può tendere con la ragione. Il non-so-che, l'incomprensibile di per sé, trova il suo fondamento nel grande mistero della vera conoscenza della natura delle monadi. Secondo Leibniz, nulla esisteva all'infuori delle monadi: addirittura la materia era solamente un fenomeno, un modo di apparire a noi di ciò che esse sono.

La monade è la sostanza prima e indivisibile, la base della realtà e l'unica vera creazione di Dio, ma è quantitativamente un centro di pura attività spirituale, che forma i fenomeni caratterizzandosi in diversi modi. Contemporaneamente, ogni monade in realtà contiene non solo sé stessa (cioè, strettamente, come si pone più che in altre modalità alternative), ma rispecchia e condensa anche tutto ciò che esiste o che è possibile in ogni tempo, spazio o universo.

Il concetto di arte

Origine del concetto

L'arte è insieme una cosa, che sia materica o semplice movimento o esecuzione, e un'azione produttiva, un fare. I Greci la chiamavano con il corrispettivo di tecnica, techne, cioè la identificavano con un procedimento che implica delle regole e dà luogo ad un oggetto. Come ogni poietica, la causa discriminante che spinge un uomo ad adottare una techne è l'avere un generico fine, materiale o immateriale che sia. I Latini tramandarono il termine con la parola ars, che arrivò ad indicare propriamente una procedura per produrre qualcosa in generale, di modo che fosse adatto allo scopo per cui era fabbricata.

Questa definizione si mantenne tale nella filosofia greca, ovviamente, e conseguentemente nel Medioevo: laddove Aristotele chiamava arte la disposizione delle cose secondo verità, S. Tommaso la identificava con la retta ragione delle cose da farsi. Nella sua etimologia più profonda, il termine arte contiene la radice indoeuropea molto comune ar-, che indica la conformità allo scopo, nonché la predisposizione di qualcosa a calzare bene al fine per cui esiste. Lo stesso prefisso si ritrova nella parola arto, per esempio.

L'ispirazione

Sempre i Greci dicevano mousikè qualcosa che s'è reso degno di sopravvivere al tempo, di essere ricordato. Questo concetto è assimilabile all'ingrediente dell'arte che chiamiamo ispirazione. Il termine s'è immediatamente identificato così con le arti delle Muse, ovvero le arti per antonomasia di oggi. Nella Teogonia del cosmo di Esiodo, seppure le Muse sarebbero notturne e non a disposizione dell'umano, esse arriverebbero dall'alto ad ispirare improvvisamente gli uomini e a conferirgli i poteri straordinari di placare le contese e consolare dalla morte.

L'imitazione

Invece, l'importante parola mimesis, imitazione, provenne dai culti misterici della Grecia arcaica, e significa letteralmente fare come. Nella sua accezione originaria, i fedeli di quei culti compivano dei procedimenti fini a sé stessi per imitare le azioni degli dei ed elevarsi al loro livello, tralasciando la propria identità limitata originaria. In un certo senso, oltre all'imitazione, mimesis indica un'identificazione così profonda con la realtà rappresentata da interiorizzare e possedere la sua essenza più intima.

Opinioni differenti sull'arte

In modo negativo, tuttavia, abbandonare sé stessi per avvicinarsi ad altro può anche essere visto come una perdita della propria potenzialità. Proprio facendo leva su questo secondo aspetto dell'imitazione, Platone si convinse a screditare molte forme d'arte in quanto allontanamento dalla potenza dell'anima più vera dell'uomo, quella razionale, nonché dalla rappresentazione della realtà in sé. Eppure, lo stesso filosofo si ritrovò a mitizzare un Demiurgo che doveva creare il mondo con i mezzi propri dell'arte. Secondo Platone, tutti gli artisti a questo punto imitano, anche se in diversi modi: se il pittore imita le cose sensibili, il poeta lo fa con la parte più instabile di noi.

Il suo avversario Gorgia, al contrario, definiva la poesia e l'arte in generale come ciò che è in grado di suscitare l'empatia e di evocare il piacere di approfondire il dolore, quindi è intrinsecamente interessante. L'uomo, secondo Democrito e poi Aristotele, impara tutto tramite imitazione, perciò la mimesis è strutturalmente essenziale all'umano. L'arte simula ciò che per egli è fondamentale. Esiste una teoria millenaria che riassume che la potenza dell'arte è quella di svelare l'essenza della stessa realtà rappresentata, prenderla e portarla nel mondo in sé – proprio attraverso l'imitazione.

L'antichità classica

Platone

Uno sguardo negativo sull'arte

Platone mantenne un'opinione globalmente negativa di molte forme d'arte. Egli stesso fu un poeta in gioventù, ma si narra che, quando incontrò Socrate e ne divenne allievo, bruciò tutti i suoi lavori per dedicarsi al puro pensiero. Da quel momento, maturò la convinzione che l'infatuazione per l'arte fosse come un amore deviante e pericoloso, invitante ma da evitare. La filosofia sola è la salvezza, il rimedio all'errore di ogni tipo: qualcosa che possa distogliere dalla riflessione in questo senso è semplicemente velenosa. Sono da condannare soprattutto Omero e i poeti tragici: alle esposizioni delle loro opere i Greci si recavano con la sensazione di avvicinarsi al senso della vita, alle cose in sé, ma quella sensazione doveva essere illusoria. Significativamente, Platone scriveva che, se un domani fosse giunto ad Atene un finissimo imitatore, sarebbe stato doveroso coprirlo di ogni onore, ma si sarebbe dovuto che non poteva esserci posto per lui in città.

La mimesis come perdita di senso

L'imitazione, secondo Platone, allontana infatti dalla realtà perché si limita a simulare le cose, che sono già di per sé dei gradi inconsistenti dell'essere. La rappresentazione, in generale, è una perdita sempre più profonda del senso vero ed assoluto dell'oggetto. L'arte si occupa appunto di riproduzioni, che il filosofo chiama eidola, da cui idoli in italiano. Il termine compare particolarmente nel mito della caverna, in cui tra l'altro si auspica che ogni uomo fugga dalla conoscenza delle semplici ombre delle cose. Osservare l'estetica significa dunque adorare una realtà che non è opportuna, è inutile.

Altrove – bisogna ammettere – Platone riferisce però un ruolo pratico dell'imitazione. Nel Sofista, per esempio, ci si riferisce alle immagini del mito in modo positivo. Esse avrebbero infatti un'importante funzione epistemologica: il racconto aiuta a preparare lo studio di concetti sofisticati e aiuta anche ad intuire contenuti giudicati troppo elevati per la nostra mente.

Arte e verità sono alternative

Nel dialogo giovanile dello Ione, dedicato ad un rapsodo ateniese, si sottolinea che arte e ragione sono alternative. Nel momento in cui si concepisce l'arte, è necessario intaccare le proprie facoltà razionali – nonché dunque parte della propria personalità. Chi possiede delle facoltà razionali totalmente intatte non sa fare poesia, scriveva Platone in proposito. Questo avviene perché l'esperienza artistica è ciò che per definizione non...

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 49
Storia dell'estetica Pag. 1 Storia dell'estetica Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 49.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'estetica Pag. 46
1 su 49
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EmanueleMartinelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Diodato Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community