STORIA
DELL'ESTETICA
INTRODUZIONE – 2
PLATONE – 7
PLOTINO – 11
SAN TOMMASO – 14
RINASCIMENTO E BAROCCO (VICO, BAUMGARTEN) – 8
KANT – 25
ROMANTICISMO (FICHTE, SCHELLING) – 32
I POETI ROMANTICI (NOVALIS, HOERDERLIN) – 38
HEGEL – 42
BENEDETTO CROCE – 46 1
INTRODUZIONE
LA CRISI DELL'ESTETICA
LA PERDITA DELLA PERCEZIONE SENSIBILE
Il termine estetica deriva dal greco per percezione sensibile. Banalmente, indica l'esperienza di ciò
che piace al singolo. Questa sensibilità dovrebbe essere immediata, ma in tempi contemporanei
sembra talvolta che essa debba essere costruita. Forse questo è perché, in un certo senso, il sentire
odierno è già sentito, è la riproduzione di qualcosa di già fatto altrove – così come il Novecento fu il
periodo dell'ideologia, ovvero del pensare già dato.
LA MANIPOLAZIONE ATTRAVERSO IL GUSTO
L'oggettività richiede che il soggetto prenda le distanze da una certa idea già data affinché
l'oggetto venga criticato. Nell'epoca delle ideologie, solo le grandi crisi storiche permettono di
riallargare questa distanza, che viene data per scontato, e così può rinascere la critica. La
contemporaneità riesce in questo modo a far sì che il gusto venga pilotato. La percezione, tuttavia,
è ciò che è più proprio del soggetto: chi fa guidare da altri il proprio gusto è in mano ad altri.
Nel Novecento si scrisse che ormai la società è spettacolarizzata, nel senso che lo spettacolo è il
movimento autonomo del non-vivente. La persona è portata a gioire della magia del non-vivente
che si muove come se fosse animato, ma in realtà, nel fare ciò, essa perde il contatto con sé stessa
e con ciò che essa avrebbe scelto di farsi piacere. La conseguenza indiretta è quella di consegnare il
proprio giudizio ad altri, smettere di pensare autonomamente.
L'arte contemporanea è particolarmente difficile perché ha come obiettivo il disincagliamento del
sentire.
LA MANCANZA DI UN FILO CONDUTTORE
In La condizione post-moderna di François Lyotard (1979), si profetizza che l'epoca dell'informatica
sarà in grado di trasformare il sapere riducendo il rapporto umano tra sapiente e discepolo. Egli
definisce la post-modernità come incredulità nei confronti delle metanarrazioni, ovvero rispetto ai
quadri che uniscono tra loro le narrazioni delle varie materie, degli stessi concetti tra i vari contesti.
Sembra che si stia perdendo la capacità di individuare un'unità di tutto il sapere. Nella post-
modernità, la narrazione allora cambia il suo metro di valutazione: ora il principio di legittimità di
una verità, secondo Lyotard, è semplicemente il potere mediatico-tecnologico, la capacità di
comunicare un'idea in modo efficace.
L'epoca contemporanea chiederebbe all'uomo anche di tollerare l'incommensurabile, cioè quello
che non può essere misurato, compreso dall'essere umano. Perniot vorrebbe perciò il ritorno al
culto del sentire filosofico, all'essere attratti dalla pulsione di approfondire e diffondere ciò che
viene avvertito come importante.
Per far riaffiorare questi sentimenti è forse necessario riscoprire un'autonomia di giudizio per
quanto riguarda la percezione sensibile. 2
RICERCARE LA BELLEZZA È DIFFICILE
Nonostante tutto ciò che si può dire e proporre sul bello e sulle categorie estetiche, ci si rende
conto che la loro definizione è massimamente sfuggevole. L'Ippia maggiore di Platone, dedicato
all'argomento, si conclude con nulla di più che con un Il bello è difficile. L'unico punto in comune a
tutte le riflessioni sembra quello di riconoscere che la bellezza è un percorso, è una scoperta che
passa per l'indagine della propria interiorità e che viene costruita di attimo in attimo.
L'esperienza negativa è quella veramente formativa, che lavora attivamente alla costruzione
dell'educazione. È necessario che la percezione dia motivo al soggetto di sforzarsi per formulare
una sua reazione personale. Questo è vero anche nella missione della filosofia: essa cerca la verità
universale nonostante nasca sempre in contrasto e in critica con un dato contesto storico, sociale,
di pensiero.
LA MISSIONE DELL'ESTETICA
La filosofia opera per astrazione, cercando un miglioramento da una parte e gettando via la
concretezza delle cose della vita, nel disperato tentativo di saper afferrare qualcosa nel divenire
caotico. Tuttavia, lo stile del ragionamento filosofico passa attraverso tanti linguaggi, complessi,
diversi, irriducibili. Ogni ideatore espone le proprie idee a modo suo, seguendo delle sue
inclinazioni. Chi disprezza la filosofia perché sarebbe un'intellettualistica presa di distanza dalla
vita, forse ignora che molti, invece, impregnarono la propria ricerca con le loro esperienze, i loro
modi d'essere ed i loro obiettivi.
In ultima analisi, l'estetica probabilmente è quella forma di filosofia che vuole essere attenta a farsi
carico della corporeità, della vita di ciò che tratta. Di conseguenza, essa si pone il problema di
mantenere il rispetto per il proprio stile in sé, nella riflessione e nella prescrizione del gusto. 3
L'INTUIZIONE DI BAUMGARTEN
DEFINIZIONE DELL'ESTETICA
L'estetica, da un lato, è una riflessione su questioni che hanno da sempre attraversato il pensiero
dell'uomo e la mentalità dei suoi popoli. Dall'altro, il primo libro che si intitolava Estetica e che
diede inizio alla speculazione sistematica sull'argomento comparve nel 1735: era l'opera
incompiuta del professore della Scolastica Tedesca Alexander Gottlieb Baumgarten. Il filosofo, in
tale sede, si impegnò a delineare i tratti dell'estetica come materia. Venne allora preliminarmente
definita come una poesia metafisica, che rifletta su sé stessa, una scienza della conoscenza
sensitiva. Altri nomi che l'estetica si meritò nell'opera furono significativamente gnoseologia
inferiore, arte dell'analogo della ragione, arte del pensare in modo bello, teoria delle arti liberali.
ESTETICA COME GNOSEOLOGIA INFERIORE
La definizione della sensitività come conoscenza inferiore si deve a Leibniz, filosofo di riferimento
della Scolastica Tedesca. Secondo lui, la conoscenza ha infatti diversi gradi: può essere chiara o
oscura. La prima si divide ancora tra distinta e confusa: una conoscenza chiara e distinta è
analitica, ovvero distingue tutte le caratteristiche proprie di un oggetto degno di essere soggetto
scientifico; la conoscenza chiara ma confusa è più complessa, non riguarda il riconoscimento di
tutte le parti di un tutto, ma semplicemente l'impressione generale attraverso cui il sistema totale
è definibile in una tale maniera.
La distinzione serve alla gnoseologia scientifica, la confusione in questo senso è utile all'arte.
Queste due sono diverse capacità di analizzare il mondo per l'uomo, quindi entrambe vanno
salvaguardate ed esaminate nei propri contesti. Ora, quella dell'arte è detta conoscenza inferiore
nel senso etimologico di ciò che viene prima; l'estetica per Baumgarten è proprio questo. Per il
primo estetologo, dunque, l'obiettivo di una filosofia a cui interessi essere completa è una
percezione sensibile consapevole. L'esperienza fornisce degli elementi per analizzare
scientificamente e logicamente il suo oggetto, salvo poi essere la causa di un ritorno all'indagine
sul contenuto di quello stimolo sensoriale in sé e per sé. Questa è detta tecnicamente conoscenza
estetico-logica.
ESTETICA COME ARTE DELL'ANALOGO DELLA RAGIONE
L'estetica è l'arte, ovvero la tecnica, dell'analogo della ragione nel senso che esamina tutto ciò che
possiamo pensare all'infuori della semplice razionalità analitica. Baumgarten elenca alcuni esempi
di ciò che intende:
L'intuizione;
• L'immaginazione, ovvero la ricerca di ciò che non c'è, ma che potrebbe esserci;
• Il gusto;
• Il sentimento, definito come emozione consapevole, elaborata e resa attiva;
• La memoria, il luogo di creazione dei fantasmi , le essenze della nostra fantasia.
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•
Queste diventeranno tutte categorie dei dibattiti estetici, non a caso.
1 - Baumgarten tiene a specificare che i fantasmi della memoria possono sia essere verosimili che eterocosmici, ovvero propri di un mondo possibile.
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ESTETICA COME ARTE DEL PENSARE IN MODO BELLO
Il bello, tradizionalmente, è ricercato da due tecniche: la retorica e la poetica. L'estetica si impegna
trasversalmente allora a fornire le basi e gli strumenti a materie simili. Baumgarten ha ancora una
volta una concezione leibniziana della bellezza: essa è il convergere dei molti all'uno. Se il mondo è
un caos, e se l'ordine è utile all'uomo, allora ogni qualvolta delle sue parti si raccolgono a formare
un senso comune si ha qualcosa di bello. La bellezza si trova nella struttura dei nessi relazionali di
un sistema, ovvero nella facoltà di un tutto di essere qualcosa di più che l'insieme delle sue parti, di
aggiungere alle sue parti la preziosità della propria definizione.
ESTETICA COME TEORIA DELLE ARTI LIBERALI
Le arti liberali, infine, tradizionalmente si oppongono alle arti meccaniche; in altre parole, sono
tutte quelle materie teoretiche opposte agli studi pratici. Secondo Baumgarten, più che altro, le
arti liberali sono le belle arti settecentesche, ovvero quelle tecniche fini a sé stesse, non funzionali.
Esse sono insomma l'espressione completa della conoscenza sensitiva.
In ultima analisi, l'estetica è il baluardo della filosofia anti-dualista, ovvero contro quella che vuole
vedere l'uomo come contrapposizione tra mente e anima, sfera razionale ed emotiva.
L'ESTETICA È LO STUDIO DEL NON-SO-CHE
Baumgarten era un razionalista; ma allora com'è possibile che egli avesse riflettuto tanto a fondo
su concetti almeno apparentemente irrazionali come sono le categorie estetiche? Questo si deve
alla definizione, da Leibniz in poi, del molto fortunato concetto tecnico di non-so-che, espediente
per analizzare tutto ciò a cui la mente non può tendere con la ragione.
Il non-so-che, l'incomprensibile di per sé, trova il suo fondamento nel grande mistero della vera
conoscenza della natura delle monadi . Secondo Leibniz, nulla esisteva all'infuori delle monadi:
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addirittura la materia era solamente un fenomeno, un modo di apparire a noi di ciò che esse sono.
2 - La monade è la sostanza prima e indivisibile, la base della realtà e l'unica vera creazione di Dio, ma è quantitativamente un centro di pura attività
spirituale, che forma i fenomeni caratterizzandosi in diversi modi. Contemporaneamente, ogni monade in realtà contiene non solo sé stessa (cioè,
strettamente, come si pone più che in altre modalità alternative), ma rispecchia e condensa anche tutto ciò che esiste o che è possibile in ogni tempo,
spazio o universo. 5
IL CONCETTO DI ARTE
ORIGINE DEL CONCETTO
L'arte è insieme una cosa, che sia materica o semplice movimento o esecuzione, e un'azione
produttiva, un fare. I Greci la chiamavano con il corrispettivo di tecnica, techne, cioè la
identificavano con un procedimento che implica delle regole e dà luogo ad un oggetto. Come ogni
poietica, la causa discriminante che spinge un uomo ad adottare una techne è l'avere un generico
fine, materiale o immateriale che sia. I Latini tramandarono il termine con la parola ars, che arrivò
ad indicare propriamente una procedura per produrre qualcosa in generale, di modo che fosse
adatto allo scopo per cui era fabbricata.
Questa definizione si mantenne tale nella filosofia greca, ovviamente, e conseguentemente nel
Medioevo: laddove Aristotele chiamava arte la disposizione delle cose secondo verità, S. Tommaso
la identificava con la retta ragione delle cose da farsi.
Nella sua etimologia più profonda, il termine arte contiene la radice indoeuropea molto comune
ar-, che indica la conformità allo scopo, nonché la predisposizione di qualcosa a calzare bene al fine
per cui esiste. Lo stesso prefisso si ritrova nella parola arto, per esempio.
L'ISPIRAZIONE
Sempre i Greci dicevano mousikè qualcosa che s'è reso degno di sopravvivere al tempo, di essere
ricordato. Questo concetto è assimilabile all'ingrediente dell'arte che chiamiamo ispirazione. Il
termine s'è immediatamente identificato così con le arti delle Muse, ovvero le arti per
antonomasia di oggi. Nella Teogonia del cosmo di Esiodo, seppure le Muse sarebbero notturne e
non a disposizione dell'umano, esse arriverebbero dall'alto ad ispirare improvvisamente gli uomini
e a conferirgli i poteri straordinari di placare le contese e consolare dalla morte.
L'IMITAZIONE
Invece, l'importante parola mimesis, imitazione, provenne dai culti misterici della Grecia arcaica, e
significa letteralmente fare come. Nella sua accezione originaria, i fedeli di quei culti compivano dei
procedimenti fini a sé stessi per imitare le azioni degli dei ed elevarsi al loro livello, tralasciando la
propria identità limitata originaria. In un certo senso, oltre all'imitazione, mimesis indica
un'identificazione così profonda con la realtà rappresentata da interiorizzare e possedere la sua
essenza più intima.
OPINIONI DIFFERENTI SULL'ARTE
In modo negativo, tuttavia, abbandonare sé stessi per avvicinarsi ad altro può anche essere visto
come una perdita della propria potenzialità. Proprio facendo leva su questo secondo aspetto
dell'imitazione, Platone si convinse a screditare molte forme d'arte in quanto allontanamento dalla
potenza dell'anima più vera dell'uomo, quella razionale, nonché dalla rappresentazione della realtà
in sé. Eppure, lo stesso filosofo si ritrovò a mitizzare un Demiurgo che doveva creare il mondo con i
mezzi propri dell'arte. Secondo Platone, tutti gli artisti a questo punto imitano, anche se in diversi
modi: se il pittore imita le cose sensibili, il poeta lo fa con la parte più instabile di noi.
Il suo avversario Gorgia, al contrario, definiva la poesia e l'arte in generale come ciò che è in grado
di suscitare l'empatia e di evocare il piacere di approfondire il dolore, quindi è intrinsecamente
interessante. L'uomo, secondo Democrito e poi Aristotele, impara tutto tramite imitazione, perciò
la mimesis è strutturalmente essenziale all'umano. L'arte simula ciò che per egli è fondamentale.
Esiste una teoria millenaria che riassume che la potenza dell'arte è quella di svelare l'essenza della
stessa realtà rappresentata, prenderla e portarla nel mondo in sé – proprio attraverso l'imitazione.
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L'ANTICHITÀ CLASSICA
PLATONE
UNO SGUARDO NEGATIVO SULL'ARTE
Platone mantenne un'opinione globalmente negativa di molte forme d'arte. Egli stesso fu un poeta
in gioventù, ma si narra che, quando incontrò Socrate e ne divenne allievo, bruciò tutti i suoi lavori
per dedicarsi al puro pensiero. Da quel momento, maturò la convinzione che l'infatuazione per
l'arte fosse come un amore deviante e pericoloso, invitante ma da evitare.
La filosofia sola è la salvezza, il rimedio all'errore di ogni tipo: qualcosa che possa distogliere dalla
riflessione in questo senso è semplicemente velenosa. Sono da condannare soprattutto Omero e i
poeti tragici: alle esposizioni delle loro opere i Greci si recavano con la sensazione di avvicinarsi al
senso della vita, alle cose in sé, ma quella sensazione doveva essere illusoria. Significativamente,
Platone scriveva che, se un domani fosse giunto ad Atene un finissimo imitatore, sarebbe stato
doveroso coprirlo di ogni onore, ma si sarebbe dovuto che non poteva esserci posto per lui in città.
LA MIMESIS COME PERDITA DI SENSO
L'imitazione, secondo Platone, allontana infatti dalla realtà perché si limita a simulare le cose, che
sono già di per sé dei gradi inconsistenti dell'essere. La rappresentazione, in generale, è una
perdita sempre più profonda del senso vero ed assoluto dell'oggetto.
L'arte si occupa appunto di riproduzioni, che il filosofo chiama eidola, da cui idoli in italiano. Il
termine compare particolarmente nel mito della caverna, in cui tra l'altro si auspica che ogni uomo
fugga dalla conoscenza delle semplici ombre delle cose. Osservare l'estetica significa dunque
adorare una realtà che non è opportuna, è inutile.
Altrove – bisogna ammettere – Platone riferisce però un ruolo pratico dell'imitazione. Nel Sofista,
per esempio, ci si riferisce alle immagini del mito in modo positivo . Esse avrebbero infatti
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un'importante funzione epistemologica: il racconto aiuta a preparare lo studio di concetti sofisticati
e aiuta anche ad intuire contenuti giudicati troppo elevati per la nostra mente.
ARTE E VERITÀ SONO ALTERNATIVE
Nel dialogo giovanile dello Ione, dedicato ad un rapsodo ateniese, si sottolinea che arte e ragione
sono alternative. Nel momento in cui si concepisce l'arte, è necessario intaccare le proprie facoltà
razionali – nonché dunque parte della propria personalità. Chi possiede delle facoltà razionali
totalmente intatte non sa fare poesia, scriveva Platone in proposito. Questo avviene perché
l'esperienza artistica è ciò che per definizione non
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