Istruzione popolare a Bologna
Legge Orlando (1904)
La Legge Orlando del 1904 innalzò l’obbligo scolastico a 12 anni durante l'età giolittiana. Il dibattito sulla scuola secondaria continuò fino al fascismo e al 1923, quando con Giovanni Gentile l'obbligo di frequenza fu innalzato a 14 anni (almeno sulla carta) per adeguarsi alla convenzione internazionale di Washington. Tuttavia, soprattutto nelle realtà rurali, questo obbligo fu largamente disatteso.
Per la lotta all’analfabetismo e per ridefinire i valori e i modelli di comportamento e “fare gli italiani”, un ruolo cruciale fu affidato ai libri di testo come mediatori, in particolare nella manualistica scolastica. Questi includevano libri, ma anche diari, quaderni, la dettatura di testi e le memorie stesse degli insegnanti. La ricerca di questo materiale storico è stata svolta da G. Chiosso e R. Sani per individuare editori, luoghi di produzione, autori, la politica editoriale e scolastica, nonché la normativa sui libri di testo per comprendere quale sia stato l’effettivo ruolo didattico dei libri a scuola.
L'istruzione popolare a Bologna prima dell’unità
Le scuole Pie furono fondate verso il 1616 per volontà di uno scolopio, Francesco Giannelli, che nel suo passaggio tra Firenze e Bologna fondò questa istituzione. Era una congregazione mista tra laici ed ecclesiastici dipendenti dal vescovo e attraversò le vicende napoleoniche (quando divennero scuole municipali) per poi rientrare sotto il controllo del vescovo. Queste scuole furono riconfigurate fino ad arrivare all’unità d’Italia e dopo furono inglobate nel comune di Bologna, entrando nel patrimonio scolastico educativo. Erano organizzate in 7 classi di livello di apprendimento e gli insegnamenti andavano dal compitare le lettere fino alla lettura, scrittura e far di conto, una materia molto importante all’epoca per le attività commerciali.
Avevano un’utenza popolare, erano gratuite (lo rimasero fino al 1830), per soli maschi e largamente frequentate dai figli dei commercianti e del popolo che potevano utilizzare le loro conoscenze nel lavoro. Vi era una grande capacità didattica dei docenti che si traduceva anche nella competenza nella composizione dei testi scolastici. I bambini arrivavano in queste scuole con una minima competenza nel riconoscere le lettere. Questo minimo insegnamento iniziale veniva dato da “maestrine” nei 4 quartieri principali della città.
Il loro patrimonio, anche economico con rendite e sovvenzioni, didattico con tradizioni e libri che venivano scritti soprattutto dai docenti, che si facevano anche autori della loro disciplina, e che trovavano degli stampatori/tipografi (i grandi editori, che avranno una visione imprenditoriale molto più ampia e macchine per la stampa molto più complesse, arriveranno più tardi, il capostipite sarà Zanichelli). Le principali tipografie erano 4 (che continueranno ad esserci anche dopo l’unità): Marsigli, Chierici, Nobili, Masi.
- Scuole private Minarelli: Fondate da Camillo Minarelli, erano specializzate nell’insegnamento dell’aritmetica e stenografia. Tra gli insegnanti che lavorarono in queste scuole, importante è la figura di Salvatore Muzzi e della sua famiglia (fratelli e figli), che scrisse molti libri di testo (anche dopo per la casa editrice Zanichelli).
Si coglie anche qui l’introduzione del metodo normale di Francesco Soave. Origini, organizzazione e scopi dal ‘600 all’Unità.
L'istruzione popolare a Bologna dopo l’unità
- I cattolici intransigenti (Acquaderni, Casaroni).
- L’associazionismo di mutuo soccorso tra moderati, democratici e progressisti.
- La ricerca di autonomia: le proposte di riforma di Pepoli (1867-1868) e Panzacchi (1869-’70).
La Bologna prima dell’unità era la seconda città dello Stato Pontificio e quindi una città importante, collocata ai confini dello Stato, che da sempre riconosceva a sé stessa una forma di sua autonomia personale, legata anche all’università. Fin dal ‘600 aveva avuto prosperità economica legata all’industria della seta, prodotta in città e commercializzata sul mar Adriatico. Nel corso dell’800, con la Rivoluzione industriale e le fabbriche, questo commercio entrò in declino e Bologna conobbe un periodo di povertà e pauperismo con percentuali alte di vagabondaggio e accattonaggio, e quindi la presenza di opere pie che accoglievano e contenevano queste persone.
Dopo le varie vicende storiche da Napoleone alla Restaurazione e il ritorno dello Stato Pontificio, vi è un intervento sul piano dell’accoglienza ai poveri ad opera di un cardinale, Carlo Pizzoni, che guidò il potere politico ecclesiastico durante tutto il periodo della Restaurazione cercando di ripristinare le strutture per poveri già esistenti e sul piano educativo favorendo da un lato le scuole private e dall’altro entrando nel merito disciplinare costituita dalle scuole Pie.
Il Risorgimento
Il 1848 vide figure principali come Mazzini e Marco Minghetti (area liberale moderata); fu un periodo di sfiducia dei ceti dirigenti, nobili e borghesi e moderati a partire dal ’48 ma anche successivamente. Era contestato l’immobilismo dello Stato Pontificio ed era forte il problema della sicurezza nelle città. Il 1859 vide la fine dello Stato Pontificio e una giunta provvisoria di governo liberal moderata e dopo il 1861 (proclamazione del Regno) vide un periodo di governi provvisori che emanarono via via piccole parti della legge Casati in tutta Italia e anche in Emilia Romagna (fino all’ufficializzazione del 1877); questo significava per le varie realtà locali la possibilità di legiferare in modo autonomo.
-
Storia dell'educazione - positivismo e sistema scolastico tra 700 e 800
-
Riassunto esame storia dell'educazione e del sistema scolastico, prof.d'Arcangeli, libro consigliato La scuola dell…
-
Storia dell'educazione
-
Storia 800