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Storia dell'educazione - Pestalozzi Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia dell'educazione per l'esame della professoressa D'Ascenzo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: John Heinrich Pestalozzi, il contesto storico in cui opera, le sue opere principali e il suo pensiero, i libri che sono dedicati al popolo.

Esame di Storia dell'educazione docente Prof. M. D'Ascenzo

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Il richiamo all'ordine è considerato essenziale se si vuole instaurare l'ordine, più in generale, nella

società, anche attraverso il concreto impegno di Arner ed Ernst, i quali contribuiscono con opere di

sostegno e di carità, incentivando forme di autogoverno e decentramento popolare.

Nell'ultimo libro, il quarto, Arner si impegna personalmente con il principe per far sì che

l'esperienza di Bonnal venga estesa a tutto lo Stato e, difatti, nonostante alterne vicende, la riforma

educativa sarà estesa a tutto lo Stato. Nel frattempo, Arner si ammala e, nonostante le più alte

cariche del villaggio provino preoccupazione e apprensione per le sue condizioni, il popolo sembra

indifferente alle sorti del suo feudatario. Questo è la spunto per la teorizzazione di Glüphi circa

l'umana tendenza al male e l'importanza fondamentale di un'educazione che la ostacoli: quest'ultima

parte è detta la "filosofia del tenente" ed è idealmente la conclusione, alquanto pessimistica,

dell'intero romanzo.

Il primo e il secondo libro sono dedicati al popolo. Dimostrano che, attraverso il recupero civile e

morale, l'impegno pedagogico e l'insegnamento dei buoni valori l'uomo può allontanarsi dalla

cattiveria e ritornare alla sua bontà originaria. È evidente come questa concezione sia erede della

lezione rousseauiana. Gertrude è l'emblema di tale riscatto morale, oltre che civile; ella, inoltre, è il

simbolo della dimensione familiare e materna. Pestalozzi, infatti, dedicherà alla sua figura un'altra

opera, dal titolo Come Gertrude istruisce i suoi figli.

Il terzo e il quarto libro sono invece rivolti alle classi colte. Arner ed Ernst rispecchiano l'impegno

educativo dell'aristocrazia e della Chiesa, gruppi sociali a cui Pestalozzi attribuisce l'impegno

concreto di iniziative destinate al rinnovamento morale della società. Allo stesso modo il principe

incarna l'ideale pestalozziano di uno Stato educatore (idea paternalistica del legislatore).

Tuttavia è a Glüphi che Pestalozzi affida il suo ideale educativo. Glüphi è il maestro che Pestalozzi

avrebbe voluto essere: riconoscendo la difficoltà e l'importanza del suo mestiere, egli lo considera

più una missione che non una professione. L'ex-tenente, infatti, non ha scelto questo mestiere, ma vi

si dedica comunque con passione e costanza, proprio come si fa con una missione. Glüphi

impartisce un'educazione concreta, evitando ogni verbalismo pedantesco, inutile decoro

dell'educazione dei contadini di Bonnal, anche se "severa preparazione professionale" non esclude

un'educazione integrale. Alla sua precedente carriera di militare sono da attribuire la sua visione

pessimistica circa la natura umana, il costante richiamo all'ordine, l'attenzione per ogni particolare

dell'attività educativa e didattica, il ricorso talvolta a rimproveri, diretti se necessari anche alle

famiglie. In sostanza, Glüphi incarna la consapevolezza pestalozziana dell'importanza e del valore

sociale dell'educazione popolare. Egli educa con severità, non ammette inadempienze, poiché sa che

per i giovani contadini di Bonnal la scuola è l'unico strumento per raggiungere l'emancipazione

politica e una dignitosa vita sociale.

E’ sempre al legislatore “ideale e paternalistico”, che Pestalozzi si rivolgere per

affrontare il problema fondamentale della donna e dell’infanticidio, con la sua

opera Sulla legislazione e sull’infanticidio (1783), dove studia alcuni processi di

donne accusate di figlicidio e scopre così che la casistica parla di giovani

“servette”, donne giovani che lavorano presso i nobili e da questi vengono

spesso sedotte e poi abbandonate, oppure donne violentate o ancora

prostitute. Rimaste sole, incinte, e disperate, la loro unica scelta è quella di

uccidere il proprio figlio per evitare una condanna severissima e la colpa di una

società che le giudica come le uniche colpevoli e responsabili del loro stato. Il

delitto è innaturale nella donna, è la società che porta queste donne a

compiere un gesto così estremo, Pestalozzi chiede quindi pene meno dure e

che venga fatta prevenzione aiutando le donne in difficoltà perché possano

affidare i figli illegittimi a famiglie preparate ad accoglierli e crescerli.

Dopo la Rivoluzione Francese, intorno al 1798, divenuto già famoso, viene

chiamato a Stans (Pestalozzi’s berg film), per dirigere un orfanotrofio di 80

bambini di diverse età, orfani di entrambi i genitori o di uno solo (che quindi

periodicamente rientravano in famiglia); descriverà molto bene il soggiorno a

Stans tramite le “lettere ad un amico” in cui descriverà anche il suo stato

d’animo durante questa esperienza (durata solo 6 mesi), di prove, tentativi e

fallimento finale. L’orfanotrofio accoglieva bambini poveri e in condizioni fisiche

igieniche precarie; sporchi, ostili, spesso con i pidocchi, lasciati liberi di

vagabondare per la maggior parte del tempo. Con l’aiuto di una governante,

Pestalozzi si prende cura innanzi tutto delle loro condizioni fisiche, ripulendoli

liberandoli dai pidocchi, curandoli dalle malattie con l’ausilio di un medico; li

porta poi a fare lunghe passeggiate nei boschi cercando di trarne degli spunti

di insegnamento. Pensa poi ad un metodo per insegnare a leggere e scrivere, la

“lettura fonica” e il “metodo fonico sillabico”: questi consistono nella lettura del

suono fonico della lettera per es. la lettera M letta “m” e non “emme” (come

avveniva nell’antichità), per passare così alla lettura di sillabe e alla fine di

parole (quello che oggi viene chiamato sistema fonematico). Utilizza poi un

alfabeto a lettere mobili.

Altra strategia usata è quella del “mutuo insegnamento”: utilizza cioè i bambini

più grandi come aiuto per quelli più piccoli in termini di aiuto vicendevole

L’avvento della guerra nel 1799 e il clima ostile e difficile segna la chiusura

dell’esperienza di Stans.

Dopo un periodo di malattia e depressione, ottiene una cattedra a Burgdof,

dove approfondisce la dimensione didattica, passando poi a Yverdon (tra il

1805 e il 1824); l’istituto scolastico, che raccoglie prima 80 bambini e poi fino

a 150 è gratuito e accoglie anche bambini del popolo. In questa esperienza non

sarà solo, ma aiutato da insegnanti ed educatori specializzati nelle varie

discipline (matematica, grammatica, lingua tedesca, canto). Nasce infatti

l’esigenza di individuare un metodo semplice, elementare, sequenziale,

ordinato e suddiviso nelle varie materie per poter insegnare a tanti bambini

contemporaneamente. Yverdon è quindi un luogo di ricerca didattica che va

oltre le idee educative di Rousseau, diventando un vero e proprio laboratorio in

cui andranno come tirocinanti grandi personaggi come Owen, Froebel, Herbart,

Mme de Stael, G. Capponi. Viene promosso l’aspetto roussoiano della centralità

naturale del bambino che è in grado di intuire e imparare dalla natura

(osservazione, passeggiate nella natura, conversazioni, disegno) attraverso

l’intelligenza, che guida la mente, e il cuore, che porta verso la moralità e la

ricerca di Dio, privilegiando l’aspetto della manualità. C’è quindi il

collegamento tra mente-cuore-mano.

Nonostante la sua fama,anche l’istituto di Yverdon verrà chiuso nel 1824, tre

anni prima della morte di Pestalozzi, che si ritira a Neuhof per la stesura della

sua ultima opera “il canto del cigno”, amareggiato e deluso per le critiche che

gli vengono mosse.

Pestalozzi viene visto come “l’apostolo dell’istruzione popolare”, perché la

promuove a livello politico, sociale, mosso soprattutto dalle ragioni del cuore e

mai da quelle materiali ,spesso polemizzando e contrastando in maniera forte

contro il sistema ed attirandosi critiche anche per il suo carattere forte.

SPUNTI DI RIFLESSIONE:

-retroazione continua tra teoria e prassi (nonostante i fallimenti Pestalozzi non

si ferma,ma continua a studiare e progettare idee nuove)

-ricerca educativo-didattica non isolata: non lavora da solo ma con un gruppo

di insegnanti

-coerenza tra vita e opere


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Niclabi

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore sociale e culturale (BOLOGNA, RIMINI)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Niclabi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof D'Ascenzo Mirella.

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