GENESI E DIFFUSIONE DELLE ISTITUZIONI INFANTILI TRA IL ‘700 E L’800
- Contesto storico
- Ragioni politico-sociali…ma non solo
- Precursori: da Platone a Comenio e Campanella, educazione o utopia?
L’istruzione popolare infantile nella fascia d’età 2-6 anni
La fascia d’età all’epoca non era così ben definita e non esistevano norme che
regolano le strutture atte ad accogliere i bambini piccoli, quindi si parla di istituzioni
infantili in fascia pre-elementare laddove non era ancora consolidata la fascia delle
elementari. Queste istituzioni nascono con una funzione a metà tra l’assistenziale e
l’educativo/istruttivo in senso stretto e raccolgono bambini in età molto varia, dai 2 o 3
anni fino ai 7 circa. Il quadro entro cui matura un’istanza a favore dell’assistenza
infantile è quello della seconda metà ‘700-primi’800, legato al contesto storico,
economico e sociale della Rivoluzione Industriale. Nella prima fase della Rivoluzione
donne e bambini erano largamente sfruttati nelle industrie tessili, filande o spesso in
miniera: in particolare i bambini piccoli che venivano mandati nelle miniere dove
potevano facilmente entrare in spazi molto ristretti. I turni di lavoro erano estenuanti,
donne e bambini venivano sottopagati e il lavoro, spesso pericoloso, non era tutelato
da assistenza, né politiche sociali o infrastrutture di alcun genere. Con le prime
denunce sulle condizioni di sfruttamento del lavoro proletario, portate avanti dagli
intellettuali dell’epoca che attaccavano il capitalismo legato allo sfruttamento delle
condizioni dei lavoratori (Marx ed Engels i principali esponenti), scoppiarono anche le
prime proteste “dal basso”, ma anche i primi movimenti religiosi e filantropici, che
sostenevano l’uguaglianza e la necessità di politiche sociali a sostegno dei lavoratori.
Ne scaturisce un dibattito sul ruolo dell’intervento di Stato e società nel confronti della
persona indigente (specie in area inglese e francese): da un lato vi sono i sistenitori di
una sorta di “carità” statale (in Gran Bretagna con la “poor-law” e successivamente le
“poor-hauses”, leggi e luoghi di accogliemento ma anche di controllo e pulizia dalla
miseria delle città), dall’altro lato invece si pensava di assegnare alla “società civile” il
compito di provvedere ai poveri. I due modelli vengono ridiscussi ampiamente nel
corso del 1700, quando in piena rivoluzione francese , la costituzione del 1783 parlerà
di “diritto positivo all’assistenza” di indigenti e inabili.
Tra gli intellettuali e filantropi matura anche l’attenzione per l’infanzia sfruttata
arrivando alla necessità alla sua tutela (‘800-‘900), per ragioni oltre che sociali e
culturali anche filosofiche e teoriche, con il richiamo a Platone sull’utopia (la città del
futuro, la società nuova e migliore), Comenio (1600) e anche a Campanella (‘500-‘600
italiano che aveva già prefigurato una società dove i bambini erano educati nella
scuola). Questo significa anche avere un progetto culturale, sociale e politico, oltre alla
riflessione teorica forte intorno alla tutela della fascia di età 3-7 anni. Questa fase si
sviluppa in diverse aree geografiche, ma principalmente inglese, italiana, tedesca.
AREA FRANCESE:
Oberlin: pastore protestante (1771), vissuto in terra di confine tra Francia e
Germania: avviò le prime scuole-asili (sale d’asilo) in maniera molto embrionale
avvalendosi di collaboratori non professionisti.
Madame pastoret (1801): nei suoi salotti ospitava bambini da 3 a 6 anni le cui madri
erano lavoratrici.Era un primo tentativo di togliere i bambini dalla strada oltre che dal
lavoro che li sfruttava.
Claude Pape: avviò a Parigi in alcune sale luoghi di assistenza a bambini molto piccoli
che venivano intrattenuti in queste sale con giochi e preghiere; personaggio molto
discusso e anche accusato di pedofilia (un filone drammatico che già all’epoca viene
avanti).
Paul Cochin: nel 1833 pubblica un “manuale per le sale d’asilo”, una sorta di
“vademecum” per chi volesse ispirarsi all’esperienza degli asili.
Maria Pape Carpantier (1815-1878): (sposa il figlio di Claude Pape): cominciò a
lavorare con il suocero e avviò successivamente una serie di sale d’asilo a Parigi e
fuori: a differenza di quelli precedenti però, i bambini qui non venivano solo accolti e
accuditi, ma anche istruiti per il mondo nuovo, quello “utopistico”. La novità che lei
introduce e diffonde, è la “lezione di cose”, che presenta all’esposizione di Parigi nel
1867: si tratta di un metodo sul piano teorico del recupero di “oggetti” e “cose” da cui
imparare e fare esperienza; si ha quindi il superamento della lezione di tipo
nozionistico e mnemonico. Attraverso piccoli semplici oggetti la maestra stimola la
naturale curiosità del bambino facendogli domande sull’oggetto (cos’è, di che forma, a
cosa serve ecc.). La cosa diventa quindi uno strumento didattico che si richiama al
sensismo. Le “cose” vengono raccolte in vere e proprie collezioni, che costituiranno un
ruolo importante nella didattica degli anni anche successivi (sono tutt’ora presenti in
musei o in scuole antiche). Si dedica poi anche alla formazione delle maestre d’asilo
(scrive insegnamento pratico presso le sale d’asilo 1858),partecipa inoltre anche alle
lotte per l’emancipazione femminile in Francia, coniugando il discorso educativo con
quello sociale per i diritti delle donne lavoratrici (se
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