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Storia dell'educazione - Dewey

Appunti di Storia dell'educazione per l’esame della professoressa D'Ascenzo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: John Dewey, il contesto storico, le matrici culturali(evoluzionismo, idealismo, pragmatismo), il filone di interpretazione che è quello marxista.

Esame di Storia dell'educazione docente Prof. M. D'Ascenzo

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sociale e su come strutturare anche la richiesta di istruzione “dal basso”. In particolare

esisteva già un modello “tradizionale”, con una scuola affidata alle comunità fortemente

autonomistica e con scarsa autorità centrale, che vedeva da una parte le scuole per le

elìte, le classi sociali più elevate, e dall’altra le “common school”, o scuole comuni per il

popolo che avevano come base le “tre R” (ossia readin, ritin, rithmetic ossia scrivere,

leggere e far di conto) seguita da eventuali forme di avviamento professionale. Su questi

modelli molto leggeri e di forte stratificazione sociale, si crea un dibattito su come

adeguare la scuola alle nuove forme sociali legate all’urbanesimo e all’immigrazione,

anche legate alle idee europee legate al positivismo, attivismo e idealismo. Si creano così

due correnti di pensiero:

gli innovatori e progressisti, aperti ad una scuola nuova, attiva e puerocentrica e di

- cui fanno parte Horace Mann e Francis Parker.

I Conservatori e tradizionalisti, che temevano un’alterazione del modello culturale,

- politico e scolastico esistente e che l’introduzione di attività manuali e creative

all’interno potessero distrarre dalla scuola intesa come luogo di formazione,

costruzione di competenze, di addestramento e di preparazione alla società.

In questo dibattito si inserisce pienamente Dewey: nato nel Vermont, frequenta

l’università di Baltimora dove trova alcuni docenti che contribuiscono fortemente alla

sua formazione culturale, filosofica e politica; qui infatti conosce le posizioni

dell’evoluzionismo, pragmatismo e idealismo, in particolare verso alcune figure, ad es.

il biologo Staneley Hall attraverso il quale apprende la legge biogenetica che condivide

inizialmente per poi distanziarsene perché ne coglierà l’aspetto troppo conservatore

(idea di educazione dove l’educando deve adattarsi al percorso di conoscenza

dell’umanità); per Dewey l’educazione deve invece cogliere il lato più dinamico,

evolutivo, nel senso che anche in questo processo evolutivo sono coinvolte anche

l’esperienza personale dell’individuo e la sua soggettività e creatività. Recupera quindi

la dimensione dinamica (e non quella statica) della legge biogeneti

ca.

Dal filosofo Morris, Dewey recupera l’idea dello sviluppo del mondo e della storia come

un continuo divenire che non ha soste, una visione dinamica della realtà e di continua

trasformazione, che l’uomo coglie sia in termini soggettivi e interiori ma anche in

termini filosofici, cercando di cogliere in sé un senso di questo divenire anche se in

realtà non esiste un vero e proprio senso.

Altra matrice filosofica di Dewey è quella di Charles Peirce e William James:

introdussero negli Stati Uniti il pragmatismo, corrente culturale e filosofica sviluppatasi

a fine ‘800 e che sottolinea l’importanza della pratica e dell’azione e l’interdipendenza

tra pensiero (teoria) e azione (pratica) e l’importanza della volontà e degli impulsi della

condotta umana, legati ai suoi interessi che lo spingono verso alcuni argomenti e non

altri. Nell’ambito pedagogico in particolare il pragmatismo afferma anche che

un’esperienza è vera quando può essere convalidata dalla pratica. Con queste matrici

culturali e filosofiche, Dewey si approccia al problema educativo entrando anche nel

dibattito dell’epoca schierandosi subito dalla parte dei progressisti, tanto che nel 1896

apre una scuola sperimentale annessa all’università di Chicago in cui insegna filosofia.

Nel 1897 pubblica “il mio credo pedagogico”, la sua prima opera pedagogica: suddiviso

in 5 formule (o credo pedagogici):

1 definizione di educazione= partecipazione dell’individuo alla coscienza sociale della

specie (riferimento all’evoluzionismo). Questo implica già una visione dinamica rispetto

alla legge biogenetica. Introduce il concetto di socializzazione, condivisione, valori,

saperi ; il bambino fin da piccolo impara le regole sociali e valori e modelli di

comportamento dati direttamente o indirettamente dagli adulti o dai pari. E’ un

processo sociale che inizia quindi fin dalla nascita e il bambino vede il volto della

madre con cui crea la sua prima interazione sociale dinamica e una dimensione

personale psicologica anche in termine di interessi personali. Il concetto di interessi in

Dewey è molto diverso da quello della scuola tradizionale ( per Herbart,scuola

tradizionale, l’interesse è qualcosa che sta tra l’uomo e la disciplina e deve essere

stimolato anche dall’educatore). Per Dewey l’interesse è qualcosa che deve venire da

dentro ed è legato all’esperienza e alla storia individuale e che spinge

all’approfondimento dello studio; solo partendo dagli interessi spontanei, interni al

bambino e non portati dall’esterno e che vanno riconosciuti e favoriti, si può

apprendere e insegnare in maniera significativa (richiamo a Rousseau e al

puerocentrismo).

Dewey elaborerà un percorso che va dalla scuola materna fino ai 18 anni che prevede

una progressione di natura psicologica e metodologica; si deve procedere attraverso

l’azione (“learning by due”, si impara facendo).

2 definizione di scuola: è un’istituzione sociale e una comunità “in miniatura” che

semplifica la vita sociale e perché sia efficace deve partire dalle esperienze familiari al

bambino, in una dimensione di continuità con la sua vita, i suoi interessi e una

dimensione “del fare” che non si deve perdere (come avviene invece nelle scuole

tradizionali). L’azione è strumentale all’apprendere (visione pragmatica); non c’è una

gerarchia delle materie, tutte sono importanti, si parte dalle esperienze pratiche e si

arriva, man mano che il bambino cresce, all’apprendimento delle varie materie di cui si

deve cogliere anche il legame interdisciplinare tra di loro. E’ il concetto della “storia

come laboratorio”, cioè si fanno attività pratiche manuali, falegnameria, ceramica,

cucina, e da queste si arriva ad insegnare gli studi che sono collegati (es. cucina con

fisica o chimica ); una visone non statica ma molto dinamica e implica una concezione

del maestro/educatore in continuo adattamento al contesto che si crea, diventa colui

che accompagna questa costruzione del sapere, come una sorta di collaboratore, non

c’è cattedra né predella (visione frenetiana), è uno strumento del progresso sociale,

che continua per tutta la vita del singolo e anche dello sviluppo dell’umanità.

Nell’accompagnamento di questo processo di vita continuo il maestro diventa un

“annunciatore di Dio”, non come visione religiosa ma intesa come razionalità

dell’esperienza di vita.


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AUTORE

Niclabi

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore sociale e culturale (BOLOGNA, RIMINI)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Niclabi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof D'Ascenzo Mirella.

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