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Storia dell'asia e missioni umanitarie - esperimento di ingegneria sociale Appunti scolastici Premium

Appunti che contengono una tesina per l'esame di Storia dell'Asia e missioni umanitarie, voto finale 30 e lode, ampliabile, per eventuale tesi di laurea, Il tema trattato è il genocidio cambogiano, Pouk, Hai, Pol alias Saloth Sar, Indocina tra ferro, fuoco, falce e martello.

Esame di Storia e istituzioni dell'Asia e missioni umanitarie docente Prof. F. Martelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

ideale per gli idealisti duri e puri e molti membri del circolo saranno poi i fautori della rivoluzione

L’ufficio politico del circolo funziona come quello di un partito

Cambogiana. comunista clandestino.

ancora è nell’ombra la sua presenza a Parigi passa

Pol Pot quasi inosservata, eppure fa parte sia del

Circolo che dell’UEK, i membri più influenti al momento sono Sary e Semphan. Nel 1971 il circolo

viene sciolto. Semphan, Sary e altri membri tornano in Cambogia, dove Sihanouk dopo il colpo di

stato, di Lon Nol, crea il FUNK, fronte unito nazionale della Kampuchea. Il Principe nemico diventa

un importante alleato per la lotta interna.

Lon Nol Re Norodom Sihanouk

Angkor Wat 6

CAPITOLO 1

Fratello Numero 1, Pouk, Hai, Pol alias Saloth Sar

Il villaggio di Prek Sbauv si estende lungo la riva orientale del fiume Sen. Casette di legno su palafitte

spuntano seminascoste fra le bougainvillee arancione e porpora, le campanule, i fiori gialli degli anh

kang, le siepi di cactus e le palme. E’ una zona gentile, idilliaca. La casa di Nhep si trova ad una

trentina di metri dal corso dell’acqua. Come in tutte le abitazioni tradizionali locali, tutti vivono in un

unico ampio locale, che occupa l’intero pavimento del primo piano, cui si accede da una ripida rampa

di gradini di legno dal giardino antistante. La casa in cui Nhep e Sar erano nati sorgeva sullo stesso

punto, ricorda Nhep, ed era costruita nello stesso modo preciso.La famiglia era benestante, attenendosi

agli standard locali. Loth il loro padre, era proprietario di poco più di venticinque ettari di risaie e la

loro abitazione era una delle più grandi fra le venti case circa che componevano il villaggio. Sar aveva

sei fratelli, nati tutti in tempi molto brevi, tutti nell’arco di dieci anni. I tre più giovani erano

inseparabili, soprattutto Sar e Nhep. Giocavano e nuotavano insieme al fiume alla sera, alla luce di un

lumicino, ascoltavano i vecchi del villaggio raccontare storie e leggende dei tempi di prima del

protettorato francese, affermatosi in Cambogia nel 1860. Loro nonno, Phem, era il legame con quei

tempi. Non lo avevano mai conosciuto, Loth era solito raccontare loro le sue imprese. Phem era

cresciuto in quegli che in seguito vennero definiti gli anni della disgrazia, quando gli invasori

vietnamiti e thailandesi lottavano per la sovranità di quanto restava del vecchio regno khmer. Il

Palazzo reale di Oudung era stato raso al suolo e Phnom Penh era stata distrutta.

Fra la popolazione chi era riuscito ad evitare i lavori forzati imposti dagli eserciti rivali si era rifugiato

nella foresta. Phem diventò notabile, dopo l’armistizio compromesso, fra la corte thai e l’imperatore

vietnamita e durante la grande ribellione contro i francesi nel 1885 86, organizzò i rifornimenti di

viveri per le truppe lealiste che si battevano per mantenere le prerogative della monarchia contro il

governo coloniale. Phem venne ucciso in un imboscata al di la del fiume. Da quel momento la

famiglia venne protetta dal governatore provinciale, il quale li assunse nel sistema di protezioni che

veniva dal trono. La sorella di Loth, Chang, ebbe un posto alla corte di re Norodom e all’epoca della

nascita di Sar, sua figlia Meak venne prescelta come concubina reale per l’erede designato. Non era

una storia insolita quella delle concubine in Cambogia nella prima parte del XX secolo, era una pratica

accettata e voluta, in quanto la poligamia maschile era ben vista, un uomo con tante donne era

garanzia di fertilità per il regno. La vita in Cambogia ha una qualità terrena, elementare. La natura

prospera e fruttifica. Il sole picchia come un maglio di ferro, la giungla fuma, la terra pulsa del calore e

del colore dei tropici. Al tempo in cui Sar e Nhep erano ragazzi, torme di elefanti attraversavano Prek

Sbauv, dirette verso le marcite sulle rive del Grande Lago. Il paesaggio e il tenore di vita erano, e lo

sono ancora, più simili a quelli dell’Africa che della Cina.

La famiglia di Loth, come molti Cambogiani, compresa quella reale, era di estrazione sino-khmer. Sar

aveva ricevuto questo nome per via della sua carnagione chiara, cinese, la parola Sar significa, pallido

o bianco. Ma la razza in Cambogia è decisa più dal comportamento che dalla discendenza di sangue. 7

Loth non praticava i riti cinesi, né festeggiava il capodanno cinese e nemmeno parlavano cinese.

Vivevano come khmer e di conseguenza erano di razza khmer.

Il periodo buddhista

I cambogiani, a quell’epoca più ancora di oggi, vivevano due vite parallele: una nel mondo naturale,

governata dalle leggi della ragione; l’altra, intrisa di superstizioni, popolata da mostri e fantasmi, in

balia delle streghe e atterrita dalle magie. Sotto questo punto di vista la Cambogia era, e fino a un certo

punto lo è ancora, una nazione medievale, nella quale nemmeno il sovrano prende alcuna decisione

importante senza consultare prima l’astrologo di corte. I primi ricordi di Sar erano colorati dalle

tradizioni di questo mondo infernale. A differenza delle nostre storie per ragazzi, in cui la virtù viene

premiata e le malefatte vengono punite, il mondo immaginario da cui Sar e i suoi coetanei trassero le

prime intuizione sul modo di vivere della società cambogiana, non aveva queste regole ben precise.

Nelle leggende khmer i ladri rimangono impuniti e vivono felici per sempre. Gli uomini vengono

giustiziati per colpe che non hanno commesso, e la malvagità viene lodata finché la fa franca. Sar e i

suoi fratelli furono introdotti agli insegnamenti del buddhismo theravada, i quali insegnano che la

retribuzione o il merito, nel ciclo senza fine della ricerca della perfezione, verranno non in questa vita,

ma in un’esistenza futura, proprio come il destino attuale di un uomo è il frutto delle azioni nelle vite

precedenti.

Il villaggio di Prek Sbauv era troppo piccolo per avere un proprio tempio buddhista. Ma nelle

solennità buddhiste, quattro volte al mese, Loth e sua moglie si recavano su un carro di buoi al grande

wat, o monastero, di Kompong Thom, dove i loro due figli maggiori, avevano imparato a leggere e

scrivere. Nei primi anni trenta il prezzo del riso salì, la famiglia prosperò e Loth decise che era venuto

il momento di mandare a scuola i figli minori a Phnom Penh. Vi andò per primo Chhay, seguito nel

1934, da Sar. I due fratelli viaggiarono, non su un carro di buoi, ma su moderni autobus, introdotti dai

francesi, i cambogiani stavano entrando nell’era moderna. Ma lo fecero di mala voglia, continuando a

guardarsi le spalle.

Anche se il motivo di mandare Sar a Phnom Penh era quello di fargli frequentare una delle nuove

scuole elementari occidentali, in un primo momento non lo fece. I suoi genitori, invece, decisero di

fargli frequentare per un anno il Wat Botum Vaddei, un grande monastero buddhista nei pressi del

palazzo reale. Si trattava di un compromesso che rifletteva, forse in un modo inconscio, le ansietà

dell’epoca. C’era una crescente tensione fra i valori moderni e occidentaleggianti trasmessi dai

francesi e l’immobile conservatorismo introspettivo della tradizione cambogiana. Il nazionalismo

cambogiano cominciava a fremere e la sua prima preoccupazione fu il problema dell’identità

cambogiana. Il periodo al monastero era un periodo di importanza fondamentale. La disciplina

monastica era rigorosa. Come novizio Sar faceva parte di una comunità rigidamente ordinata nella

l’originalita’ e l’iniziativa venivano

quale, come in tutte le istituzione tradizionali cambogiane,

scoraggiate, la minima deviazione era punita e il massimo merito consisteva nell’ubbidienza

incondizionata all’ortodossia prevalente. 8

Il soggiorno durò circa un anno, anche se in molte biografie lo stesso Pol pot, mente per far credere di

essere stato molto più tempo, proprio perché il monastero era l’ultimo baluardo di una cultura che

stava per essere spazzata via dalla modernità francese e lui, il fratello numero uno era il vero portatore

di quella cultura radicale e non contaminata dai colonialisti/capitalisti. Come vedremo in seguito, non

manterrà nemmeno questo credo, dato che i monaci verranno secolarizzati e i monasteri verranno

c’era posto nemmeno

chiusi, nella Nuova Cambogia Democratica non per la cultura della quale, egli

stesso era pregno.

Sihanouk il funambolo

Per comprendere meglio lo scenario, nel quale il giovane Sar cresce, dobbiamo iniziare a fare qualche

passo indietro nel tempo dobbiamo ritornare al 1867. Phnom Penh, dopo essere stata abbandonata per

secoli dai sovrani Khmer torna ad essere la capitale sotto il regno di Norodom I. Un regno

storicamente schiacciato tra il Siam ( la Thailandia, all’ovest) e l’Annam ( il Vietnam, all’est) e

di essere fagocitato dai due potenti vicini. L’ossessione di tutti i sovrani

costantemente in pericolo

cambogiani. Ed è in tale contesto che Norodom I si decide a chiedere, nel 1850, la protezione della

Francia, che ne approfitta per stabilire nel paese il regime del Protettorato tredici anni dopo.

Morto Norodom, che ha cercato in tutti i modi di consolidare il proprio regno, gli succede il fratello

Sisowath, il quale però, stanco e dedito all’oppio, non ha molta voglia di governare e finisce per

cedere tutti i poteri agli inviati di Parigi. Nel 1927 sale al trono il fratello di Sisowath, Monivong, il

sovrano che regna quando il piccolo Saloth Sar arriva a Phnom Penh per iniziare gli studi. Al

momento della sua morte, nel 1940, i francesi boicottano la successione del figlio Monireth,

preferendogli il nipote, il principe Samdesh Preah, con il pretesto che questo riunisce le due famiglie

reali della Cambogia. In realtà Parigi è convinta di poter meglio controllare il giovane e inesperto

principe che regnerà con il nome di Norodom Sihanouk. Un ragazzo di 19 anni, sognatore e

appassionato di cinema, che ha appena terminato con profitto gli studi al liceo francese di Saigon e che

si ritrova inaspettatamente osannato come “Re-Dio”, un Re-Dio, sperano i francesi, devoto alla causa

di Parigi e agli interessi dei francesi. Ma hanno fatto male i loro conti. Sihanouk si rivelerà uno degli

uomini politici più imprevedibili del XX secolo, che spiazzerà continuamente amici e nemici con le

e si batterà in ogni caso, fin dall’inizio del

sue continue piroette politiche e giri di valzer istituzionali

suo regno, per l’indipendenza della Cambogia.

Nel 1942 il giovanissimo re dà subito un esempio della sua imprevedibilità. Decide in effetti di

utilizzare di un finanziamento-dono ricevuto dai francesi per il suo avvento al trono, non per costruire

una grande piscina nel palazzo reale o una nuova villa nei dintorni della capitale, come si aspettava dal

suo entourage, ma per creare piuttosto un liceo d’eccellenza, dove formare la futura élite della nazione.

Nasce quindi a Kompong Cham, la terza città del paese, il collegio che porterà il suo nome, Norodom

Sihanouk, e ospiterà una ventina di allievi selezionati (o meglio scelti) attraverso tutto il paese. In

a seguire i corsi proprio nella scuola d’élite voluta

questo clima politico, il futuro Pol Pot si appresta

da Sihanouk. Arriviamo al conflitto mondiale, la storia del paese subisce una forte accelerazione. Nel 9

marzo del 1945 i giapponesi attaccano e sopraffanno le postazioni francesi in Indocina, mettendo fine

ad una sorta di patto che avevano instaurato con il governo collaborazionista di Vichy. Tentano quindi

di acquisire le simpatie cambogiane facendo leva sul loro sentimento anti-francese. Tanto che il 13

marzo il giovane re dichiara l’indipendenza della Cambogia. Il 5 agosto viene formato il primo

governo nazionale guidato dal monaco buddhista Son Ngoc Thanh, il contestatore anti-francese che

diede il via assieme ad un altro monaco alla rivolta degli ombrelli nel luglio del 1942. A quella

manifestazione prese parte anche Saloth Sar, proprio questa data segna in qualche modo la nascita del

sentimento nazionale Khmer, verosimilmente Pol Pot prende coscienza dei suoi sentimenti

anticoloniali proprio in quell’occasione. Il sogno di Sihanouk di una Cambogia indipendente durerà

solo poche settimane, alla fine della seconda guerra mondiale, i francesi riprenderanno possesso del

loro protettorato. Ma il vento della storia ha preso ormai un’altra direzione. La guerra ha sconvolto

tutti gli equilibri coloniali.

Saloth e gli studi

Ritorniamo a raccontare le vicissitudini scolastiche che tracceranno la strada, chiamiamola del destino,

c’è un sottile filo

del futuro leader del partito comunista cambogiano, conduttore, parallelo, che lega

Pol Pot a Sihanouk. Finito il periodo di insegnamento nel monastero, Sar nel 1942, inizierà a

frequentare, la scuola cattolica Miche, situata nella capitale. Una scuola frequentata dai figli dei

funzionari francesi e dai vietnamiti di religione cattolica. Una scuola scelta dai genitori di Saloth non

certo per gli insegnamenti religiosi, ma semplicemente per il suo alto livello didattico e l’eccellente

reputazione goduta nel paese. Con i suoi compagni di classe francesi, cambogiani, vietnamiti e cinesi,

Saloth impara il francese, il catechismo e la storia di Francia. A detta di molti testimoni, Saloth è un

ragazzino obbediente ed educato, posto nelle migliori condizioni per un apprendimento di grande

apertura mentale: dalla visione buddista a quella cattolica. Dalla storia Khmer a quella della Francia e

a quella dell’impero francese. Un’opportunità di cui purtroppo non farà buon uso. Sempre nello stesso

anno, grazie alle conoscenze e alle amicizie influenti riesce ad entrare nella ristretta cerchia di studenti

ammessi all’istituto scolastico Norodom. Dopo aver, in effetti, faticosamente conseguito il certificat

d’etudes ( ha dovuto ripetere l’esame due volte!), il futuro Pol Pot è stato bocciato nelle prove

d’ammissione al liceo Sisowath, altra prestigiosa scuola della capitale. Ma Saloth – si deve essere

chiesta la famiglia preoccupata ha effettivamente le capacità intellettuali per proseguire gli studi?

Forse no, ma in ogni caso bisogna insistere, occorre fare di tutto perché possa arrivare al diploma di

maturità, indispensabile per un buon inserimento lavorativo nella “città”, evitando il ritorno alla

campagna, circostanza che per i genitori sarebbe stata una sconfitta sociale. Vengono di conseguenza

attivate le” raccomandazioni” del palazzo reale, ricordiamo che una zia di Saloth era stata scelta come

concubina reale, e il fratello, sempre grazie all’influenza della zia, era stato inserito nell’apparato

gestionale del palazzo reale. Saloth pur essendo un allievo di mediocre livello, viene inserito nel

selezionato numero di studenti destinati a diventare classe dirigente del paese. 10

Nel prestigioso liceo Norodom Sihanouk i corsi vengono dispensati in francese, si insegnano tutte le

principali materie, si pratica molto sport, si studia musica e si organizzano rappresentazioni teatrali

tratte dagli scrittori classici francesi. Saloth partecipa alla vita del liceo tranquillamente, senza grandi

entusiasmi e senza far mostra di particolari qualità. Ascolta durante tutto il periodo al liceo Norodom, i

suoi insegnanti parlare, della grandezza della Francia e della sua missione civilizzatrice. Nel 1948,

Saloth si presenta all’esame propedeutico per poter partecipare alle prove di maturità. Ma viene

bocciato, ottiene voti chiaramente insufficienti. Tutto l’appoggio di cui ha goduto per frequentare il

miglior liceo del paese è stato inutile. Rinuncia quindi a seguire il percorso di maturtà-Università e si

iscrive ad una scuola tecnica, intenzionata ad acquisire una specifica professionalità in uno dei

mestieri di cui il paese ha tanto bisogno. Sceglie la falegnameria! Se però il giovane Pol pot non

eccelle negli studi, esplode in lui la passione per la politica. Con il suo compagno di liceo Yeng Sary,

personaggio destinato a svolgere un ruolo maggiore nella rivoluzione dei Khmer rossi, diventa un

attivista, molto apprezzato per il suo zelo e la sua efficacia, del partito democratico del principe

Youthevong che, nelle elezioni del 1949 per l’Assemblea costituente, coglie uno straordinario

successo: 54 deputati su 60. Nella stessa epoca comincia nelle campagne cambogiane la resistenza

armata contro i francesi. Il partito comunista vietnamita estende progressivamente la sua influenza su

tutta l’indocina, rivelandosi punto di riferimento unico per tutti i movimenti di sinistra nei regni e nelle

regioni che la compongono. La svolta decisiva per Saloth Sar arriva nel 1949, sempre grazie alle

raccomandazioni arrivate dal palazzo reale ottiene una borsa di studio per proseguire la sua

formazione didattica e professionale in Francia. Alla vigilia della partenza, re Sihanouk concesse

udienza ai nuovi borsisti nell’opulento splendore della sala Khemarin del Palazzo. A 26 anni, era

soltanto di due o tre anni più anziano di loro, ma aveva già quattro mogli e otto figli. Molti dei presenti

di quella sera sarebbero divenuti in seguito personaggi influenti nella sinistra cambogiana. Altri

elementi erano ragazzi simpatici ma di poco conto, dei quali nemmeno i loro amici più intimi

potevano prevedere un futuro importante. Uno di essi era Sar. L’unico particolare che lo distingueva

dagli altri era la sua educazione, che lo aveva reso più ecclettico. A differenza della maggior parte dei

suoi coetanei, aveva fatto un noviziato buddhista, aveva studiato catechismo in una scuola elementare

cattolica romana, aveva trascorso parte dell’adolescenza nell’harem reale di Phnom Penh, aveva

frequentato prima il liceo Sisowath e dopo la scuola Norodom, assieme ad alcuni dei più intelligenti

coetanei della nazione e alla fine la scuola tecnica per falegnami, fra allievi falegnami e calderai,

stagnini e tornitori. Secondo qualcuno si trattava di una preparazione eterogenea alla vita o, a voler

essere gentili, di un’istruzione piuttosto variegata. Tuttavia, questa aveva dato a Sar un grosso

vantaggio, perché lo aveva messo in grado di comunicare in modo naturale con elementi di ogni

genere e condizione, e di istituire un rapporto istintivo che lo rendeva invariabile simpatico a tutti. La

mattina dopo l’udienza reale il gruppo di Sar, ventun giovani in tutto, partì prima dell’alba alla volta di

Saigon, per poi imbarcarsi su una nave trasporto truppe diretta in Francia. 11

Champs-elysées

Fu a Parigi che nei primi anni Cinquanta Sar e i suoi compagni gettarono le basi ideologiche su cui

sarebbe stato costruito l’incubo dei khmer rossi. Se questo accadde non fu dovuto – come piaceva

sostenere a Sihanouk e ai suoi consiglieri francesi al fatto che la loro mente venne deformata dalla

visione stalinista del mondo allora propagandata dai comunisti francesi, il più grande partito politico

della nazione; e nemmeno dall’influenza di Mao Zedong, i cui scritti i giovani cambogiani

incontrarono per la prima volta in Francia. Stalin e Mao ebbero entrambi la loro parte nella creazione

della Kampuchea Democratica di Pol Pot. Altrettanto dicasi dei vietnamiti e degli americani. Ma

l’eredità intellettuale straniera alla base della rivoluzione cambogiana fu in primo luogo e soprattutto

francese. Il francese era il prisma attraverso il quale osservavano il mondo esterno. E nella Parigi del

1950, che razza di mondo esterno era! Se Saigon aveva fatto sentire Sar e compagni come paesani

campagna, nella capitale dell’impero francese si sentirono come su un pianeta diverso. La

venuti dalla l’Ile de la Cité, i vasti boulervad alberati progettati dal barone

la Tour Eiffel, Notre-Dame,

Haussmann, con le loro eleganti boutique, le facciate classiche e i risplendenti magazzini belle epoque,

tra le vie pavé del Quartiere Latino, il cuore studentesco, era arrivato il <<bebop>>, scandalizzando la

gente severa con la sua <<sensualità e immoralità>>. Sidney Bachet suonava al Vieux Colombier con

la New Orleans Jazz band, a due passi dalla rue st Sulpice, dove il fratello di Thiounn Mumm, Chum,

ora studente di legge, aveva alcune stanze e l’AEK( association des étudiants khmers) la sua sede.

L’esistenzialismo imperversava e aveva il suo apogeo a St Germain-des-Prés. Juliette Gréco era

diventata il simbolo di una generazione introversa e troppo permissivista, parodiata dal giovane mimo

Marcel Marceau. A Le Tabou, in rue Dauphine erano soliti riunirsi Albert Camus, Alberto

Giacometti, Maurice Merleau-Ponty e un certo Jean-Paul Sartre.

Sar e compagni sbarcarono in questo scintillante, caotico, minaccioso nuovo mondo la mattina del I

ottobre 1949, dopo una notte in treno da Marsiglia. Furono ricevuti alla Gare de Lyon da un

funzionario del ministero della Pubblica istruzione francese, responsabile dei <<coloniali>>, e da

rappresentanti dell’associazione studentesca khmer, che furono molto più d’aiuto. Sar fu fortunato a

trovare alloggio grazie ad uno dei nipoti di re Monivong, che frequentava la sua stessa scuola a Parigi,

il principe Sisowath Somonopong. Si ambientò facilmente seppur con qualche difficoltà con il

francese. Somonopong incoraggio Sar ad aderire all’AEK e prese parte a molte sue attività. Durante il

primo anno a Parigi, stando alle sue stesse ammissioni, si dedicò agli studi e non riuscì per poco a

superare l’esame finale dell’anno, ma, insieme ad altri elementi nelle sue stesse condizioni, fu

autorizzato a ripresentarsi e venne promosso, cosa che lo fece ammettere al secondo anno.

Tuttavia nell’estate del 1950 ci fu una serie di avvenimenti che avrebbero cambiato la vita di Sar.

Verso la fine di giugno l’AEK offrì ai propri aderenti la possibilità di due viaggi all’estero durante le

vacanze estive: uno era un giro in un campeggio di un mese in Svizzera, l’altro la partecipazione a una

<<brigata internazionale di lavoro>> per contribuire alla ricostruzione postbellica della Jugoslavia.

Recarsi in Svizzera costava circa 70 dollari americani, Sar non aveva dubbi, senza soldi poteva solo

andare in Jugoslavia che era gratuito. Dopo un viaggio di 48 ore, Sar e gli altri suoi compaesani 12

spiantati, cominciarono a lavorare per la costruzione di un’autostrada, fu proprio in quel momento

alcuni come Chhopininto vissero l’esperienza entusiasmante di poter ricostruire un paese dopo la sua

liberazione, con il sudore della fronte fianco a fianco con i compagni, e nel vedere la fede nel popolo,

stretto intorno ai suoi capi. Fu davvero un’esperienza che cambiò il corso della storia per la Cambogia,

anche l’anno dopo in campeggio. Ritornato a Parigi però ci fu’ un altro evento che fece

Sar ci tornò

deviare il corso della storia, Somonopong era tornato in patria e Saloth era rimasto senza casa, fu

allora che venne in contatto con alcuni studenti progressisti, uno di questi studenti progressisti era Ieng

Sary. I due sposeranno due sorelle conosciute e Parigi. Aiutò Sar a cercare casa, trovandogli un

alloggio presso Keng Vannsak. Nello stesso mese dell’arrivo in Francia di Sary, l’AEK elesse il nuovo

comitato esecutivo di sei elementi, del quale facevano parte Keng Vannsak e Thiounn Mumm. Furono

creati dei gruppi di discussione, qualche settimana dopo Vannsak invitò alcuni amici a discutere di

problemi politici, a casa sua, dove alle riunioni oltre a Sery e altri ex compagni del liceo Sisowath, era

presente anche Sar. Le riunioni di questo circolo, senza ancora un nome, segnarono l’inizio di un

apprendistato politico. Si forma insomma un gruppo di agguerriti studenti cambogiani, tutti fieramente

nazionalisti, contrari al regime monarchico e molto ricettivi alle tesi e alla propaganda marxista-

dell’URSS che propugna la fine del colonialismo(occidentale). I giovani cambogiani oltre

leninista

questi incontri, semi-segreti, frequentano le sedi del partito comunista francese e i circoli studenteschi

dove si discute intorno alle tesi marxiste in voga, presto tra tutti emerge Pol Pot. Se Saloth è un

mediocre studente, nelle riunioni, si impone come eccezionale pedagogo, grande affabulatore che

incanta la platea non tanto per ciò che dice, ma per come lo dice. La sua oratoria è suadente,

convincente, sorridente, non aggressiva, coinvolgente. Saltoh si rivela sempre più entusiasta degli

ideali marxisti-leninisti che assorbe senza alcun filtro o limitazione, affascinato dal concetto di una

senza classi, dell’uguaglianza perfetta, dell’assenza di contrasti sociali in un quadro politico in

società

cui tutti ricevono secondo i loro bisogni. Nell’estate del 1950, dopo essersi iscritto al partito comunista

francese, che era a favore della decolonizzazione delle colonie possedute dalla Francia e dalla parte dei

viet minh, diventa membro attivo di un circolo studentesco, diretto da Sary, quasi un cospiratore.

Abbandona del tutto l’idea di acquisire un’esperienza tecnica. Dopo più di tre anni passati a Parigi,

anni caratterizzati da abbondante militanza politica ma scarso apprendimento tecnico, si interrompe

bruscamente la sua borsa di studio. La ragione immediata è che le sue autorità si sono accorte che

Saloth non dimostra alcuna volontà di studiare, non ha superato alcun esame e non ha in pratica

frequentato la scuola. Ma, più verosimilmente, il vero motivo del taglio dei finanziamenti governativi

è dovuto ad un articolo redatto da Saloth e apparso sulla rivista degli studenti cambogiani Khmer

in cui si critica duramente la monarchia cambogiana, descritta come amica dell’imperialismo e

Nisut,

nemica del popolo, del buddhismo e del sapere. La misura del governo è colma lo stesso Sihanouk dà

ordine al Delegato cambogiano a Parigi di sopprimere la borsa di studio a Saloth e a tutti gli studenti

che hanno partecipato alla stesura dell’offensivo documento. Nel dicembre del 1952 Saloth rientra in

patria, senza diplomi, senza qualificazioni professionali, ma con un’idea ben precisa in testa: spargere

mani i semi della rivoluzione comunista nel suo paese. Una rivoluzione per l’emancipazione

a piene 13

definitiva di un popolo oppresso da secoli, vittima dell’inumano e corruttore sistema capitalista di cui

occorre cancellare ogni traccia ed eredità. Mao Zedong

Indocina Francese

Ieng Sery 14

CAPITOLO 2

Indocina tra ferro, fuoco, falce e martello

Durante la permanenza a Parigi, di quelle mezza dozzina scarsa di giovani che cominciarono a riunirsi,

nell’inverno del 1950 nell’appartamento di Keng Vannsak a Parigi, in tutta l’Indocina la guerra stava

per inghiottire definitivamente ogni logica, proprio in quella parte di mondo, si giocava ormai da un

centinaio di anni ad essere colonizzatori e spartitori di territori, noncuranti della popolazione locale, mi

azzardo a dire che il primo esperimento sociale brutale, perpetrato ai danni del popolo cambogiano, fu

proprio per mano francese, con l’instaurazione del finto protettorato, senza lasciare fuori Russia, Cina

e Stati uniti, sempre pronti a darsi battaglia con prove di forza sui campi più disparati dal Vietnam, alla

Thailandia, al Laos, naturalmente lontani dai loro confini nazionali. Sempre la stessa tecnica da

centinaia di anni, appoggiare o rifiutare le richieste d’aiuto di nazioni in difficoltà, creando alleati e

nemici a loro piacimento. Il I ottobre 1949 oltre ad essere il giorno in cui Sar e i suoi amici arrivarono

a Parigi, fu il giorno in cui Mao Zedong proclamò la fondazione della RPC, segnò anche l’inizio della

fine della presenza francese in Indocina. Per tutti gli anni quaranta, Ho Chi Minh si era sforzato di

mascherare la realtà che i viet minh fossero una forza controllata dal Partito comunista Indocinese. Ho

si presentava come nazionalista, combattendo una guerra anticolonialista in una zona del mondo in cui

la decolonizzazione era come un’onda di marea: Birmania, India, Indonesia, Malaysia e Filippine

stavano tutte lottando per scrollarsi di dosso i loro dominatori imperialisti.

I giovani cambogiani di Parigi si vedevano sotto la stessa luce: erano in primo luogo e soprattutto

patrioti, impegnati sia pure a una certa distanza, in una lotta comune per la libertà. Nessuno di loro

considerava la guerra in Vietnam niente di più che una lotta coloniale. Il comunismo non si era ancora

nemmeno profilato al loro orizzonte. Dopo la vittoria cinese, quest’età dell’innocenza ebbe termine. Il

trionfo di Mao portò in quello che in sostanza era stato un piccolo conflitto locale la logica della

Guerra Fredda e trasformò l’Indocina da una zona coloniale depressa in un teatro di scontro per le

grandi potenze, la cui rivalità avrebbe afflitto la regione per il successivo mezzo secolo. La Cambogia

divenne quindi teatro di scontri, tra questi blocchi di potere, come in una partita di Risiko dove i “rossi

e i neri” hanno pian piano fagocitato gli altri carri armati, li hanno costretti a tingersi del colore

dell’una o dell’altra fazione. Ripercorrendo la storia troviamo questi esempi nella colonizzazione delle

Americhe, indigeni schiavizzati, costretti a produrre per il bene di un patria adottiva, fino al momento

in cui non servivano più alla causa “civilizzatrice”, solo per saziare la sete di potere, in questo grande

cocktails al gusto di scacchi. La frattura politica globale cominciata tre anni prima, con il discorso

della << Cortina di ferro>> di Wiston Churchill, aveva finalmente raggiunto l’asia. In un mondo

diviso in due campi rivali, proclamò il portavoce di Stalin, Andrej Zdanov, Hanoi si era schierata

<<nel campo basato sull’URSS e le nuove democrazie, appoggiata dalle forze del lavoro e dai

movimenti democratici e dai partiti comunisti fratelli di tutte le nazioni, dai combattente per la

liberazione nazionale nelle colonie e nelle dipendenze di tutte le forze progressiste e democratiche >>.

15

Esperimenti sul campo

Il 18 gennaio 1950 la Cina fu la prima potenza estera a riconoscere il regime di Ho Chi Minh nel

Vietnam del nord. Mosca e i suoi alleati seguirono subito l’esempio. Poco dopo, Stati Uniti e Gran

dell’appena costituita

Bretagna risposero riconoscendo la Cambogia e gli altri due Stati Associati

<< >>

Unione Francese, il Laos e quello che sarebbe stato conosciuto come Vietnam del sud. La Thailandia,

esortata dall’America a scegliere fra l’anti-comunismo e l’anti-colonialismo, fece altrettanto,

ricompensa l’assistenza militare americana. Nel giugno quando scoppiò la guerra di

meritandosi come

Corea, la logica del contenimento, con le sue teorie del dominio e dei blocchi difensivi, era divenuta la

radicale con l’occupazione

base della linea politica americana. Anche il Vietnam subì un mutamento

da parte dei comunisti cinesi della fascia di confine. I combattimenti aumentarono a ritmo

drammaticamente sostenuto. Nel corso dei due anni seguenti i cinesi, armarono ed addestrarono sei

divisioni nordvietnamite. Venne abbandonata la pretesa che i viet minh forze semplicemente

nazionaliste e fu dato molto rilievo ai legami fra i movimenti rivoluzionari vietnamiti, laotiani e

cambogiani. Il generale Giap, a capo di una commissione speciale del partito comunista indocinese,

proclamò che l’Indocina era << un’unità strategica>>. Si insistette che l’indipendenza del Vietnam

non sarebbe arrivata senza rendere libere due nazioni, Laos e Cambogia. L’obiettivo finale era una <<

Repubblica democratica dell’iIndocina>> che fungesse da avanguardia della rivoluzione comunista in

Il 12 marzo 1950, data molto importante, segna l’inizio di una rivoluzione, che

tutto il sud-est asiatico.

porterà nell’arco di 25 anni alla distruzione totale di un popolo, i dirigenti del Partito comunista

indocinese nel Vietnam del sud, diedero inizio a una riunione che si protrasse per dieci giorni con i

futuri capi della rivoluzione cambogiana presso Hatien, a pochi chilometri a sud dal confine. Il

discorso principale fu tenuto da Nguyen Thanh Sin, che Giap aveva posto a capo degli affari

cambogiani. Egli presentò quattro punti : primo, in assenza di un proletariato cambogiano, la

rivoluzione Khmer doveva basarsi sui contadini; secondo, bisognava dare la precedenza assoluta

all’addestramento di quadri cambogiani per svolgere attività politica fra le masse khmer e ottenere

l’appoggio popolare per un’azione militare- i vietnamiti avrebbero potuto essere di aiuto, ma toccava

ai cambogiani farsi avanti; terzo, il modo migliore per avvicinarsi ai cuori e alle menti dei khmer era

quello di passare per i monaci buddhisti, i quali avevano massima influenza nei villaggi e infine,

bisognava modificare i concetti vietnamiti del comunismo per allinearli alla realtà cambogiana era

perché il Paese non l’avrebbe accettato: lo slogan corretto

inutile, per esempio, attaccare la monarchia,

era << liberare il sovrano dal giogo coloniale francese!>>.

Khmerland

Nel 1951 il partico comunista cambogiano prende forma, durante l’estate di quell’anno il Comitato di

Lavoro di Ngueyn Thanh Son cominciò a stendere gli statuti e il programma politico di quello che

sarebbe stato il Partito rivoluzionario popolare del Khmerland (PRPK). Anche la se questione era

equivoca, il nuovo partito cambogiano a rigor di termini, non era marxista-leninista. Si trattava di un

– non dell’avanguardia della classe lavoratrice ma dell’avanguardia della

partito protocomunista 16

nazione. Questa definizione è molto importante per capire gli avvenimenti che accadranno dopo il 25

aprile 1975, anche se Vietnam, Laos e Cambogia hanno un nemico comune il colonialismo

francese- il loro grado di evoluzione è diverso. Missione della rivoluzione Vietnamita è liberare la

nazione, sviluppare la democrazia popolare e stabilire il socialismo. Quella della rivoluzione Laotiana

e Cambogiana è liberare la nazione e costituire un governo anti-imperialista. Idee queste che vennero

trasmesse a Sar una volta tornato in patria, possiamo dire che era il sentimento portante della

in seguito, dai campi di lavoro, all’abolizione

rivoluzione dei Khmer Rossi, con tutto quello che sfociò

della moneta. Il ritardo della costruzione del PRPK era dovuto alla poca preparazione dei quadri

cambogiani. Nei tre anni precedenti, si avviarono le scuole per l’addestramento politico in Vietnam, i

studenti cambogiani andarono all’istituto Truong Chinh, dove trascorsero sei mesi per

migliori

apprendere la teoria marxista-leninista, i pensieri di Mao Zedong, il materialismo dialettico, le

strategie di guerriglia e la teoria della guerra di popolo. Un poco alla volta nei distretti cambogiani

sotto controllo comunista venne istituito un sistema di amministrazione locale. Anche il Khmerland

avrebbe avuto un equivalente dei << Comitati del Popolo>> viet minh. In ogni cantone vennero

organizzati un battaglione di guerrieri e un reparto di milizia e lotterie per raccogliere fondi per le

truppe. In poche parole la nuova organizzazione politica venne accuratamente dotata di tutte le

guarnizioni di uno Stato moderno. Ma erano solo un ornamento, le zone liberate erano minuscole e il

controllo del governo Popolare del Khmerland su di esse tanto debole che le decisioni venivano

sempre prese dai vietnamiti oltre il confine, si era passati ad una doppia colonizzazione, il Khmerland

era solo una maschera di finzione per il controllo vietnamita. Non si trattava soltanto del fatto che il

Vietnam nutriva progetti egemonici su un vicino più debole, ma rifletteva piuttosto la

contrapposizione fra due popoli che non andavano d’accordo. L’instabilità politica della prima metà

del 1952, dovuta al piccolo colpo di coda di Sihanouk nei confronti dei democratici, aveva permesso ai

viet minh e ai loro “alleati” khmer di consolidare la presa sulle campagne. Dopo il <<colpo>> di

Sihanouk del giugno, i francesi aumentarono quelli che chiamavano <<sforzi di pacificazione>> e

cominciarono a stabilizzare e in seguito a ridurre il livello dell’infiltrazione viet minh. Il comando

francese sapeva che se voleva strappare la popolazione al controllo dei vieth minh e degli Issarak,

soltanto nel nome di Sihanouk. Il sovrano sapeva che, per ottenere l’indipendenza, era

poteva farlo

necessario continuare l’insurrezione finché i francesi non avessero accettato la sua Crociata, come

unica soluzione realistica. 17

CAPITOLO 3

Ritorno in Patria

Quando Sar rientrò da Parigi trovò una nazione in guerra. Massacri tra le fila khmer, che

combattevano con asce e bastoni, i francesi parlavano di missioni <<per andare a far fuori qualche

viet>> allo stesso modo in cui, in seguito, gli americani parlarono di << ammazzare qualche gook>>.

Per Sar il cambiamento fu chiaro appena sbarcò a Saigon: non era più possibile andare alla stazione

degli autobus e salire su uno di quelli per Phnom Penh. Ora c’era una colonna quotidiana, scortata dai

militari. Truppe pattugliavano la capitale cambogiana. Ma fu il viaggio di ritorno a Prek Sbauv a fare

comprendere davvero a Sar quanto fosse cambiata la Cambogia in sua assenza: la campagna

cambogiana era ridotta all’indigenza, i suoi parenti avevano perso tutto, terre, animali, capanni. Dopo

aver vissuto in Europa non poteva minimamente accettare tali condizioni di vita. Per Sar la colpa era

del capitalismo, il rimedio era l’indipendenza, per consentire ai cambogiani di gestire i loro affari in un

sistema di giustizia sociale. I francesi avrebbero risposto che la colpa era della guerra e che non

c’erano risorse sufficienti, per mantenere un conflitto interno e dare possibilità lavorative a tutti. Ma i

giovani nazionalisti come Sar non si lasciavano impressionare e ribattevano che senza il colonialismo

non vi sarebbe stata guerra e di conseguenza nemmeno l’insicurezza. Sar è stato il primo elemento del

Cercle, in circolo fondato da Sary, a rientrare in Cambogia. Le truppe coloniali violentavano le donne,

bruciavano i villaggi e distruggevano i depositi di riso. I vieth minh non erano molto migliori:

torturavano sistematicamente i prigionieri, le squadre dei sicari vieth minh uccidevano i dignitari locali

e gli avversari politici. Il rientro in patria di Saloth Sar non fu certo un soggiorno di piacere. Saloth

non osa confessare alla sua famiglia che in Francia è diventato un convinto comunista, ma si affretta a

prendere contatto segretamente con una guerriglia indipendentista, guidata dal cugino del re, che si va

organizzando con grande difficoltà al centro del paese. Ma più che per la sua abilità nel maneggio

delle armi si fa notare per la sua capacità di indottrinamento. Viene assegnato alle sezione della

propaganda! Saloth quale membro del partito comunista francese, diventa d’ufficio affiliato del partito

comunista vietnamita, poi diventato il partito comunista cambogiano, il PRPK, dichiarato illegale dal

governo regio. Il 7 maggio del 1954 i francesi sono irrimediabilmente sconfitti dall’esercito nord-

vietnamita a Dien Bien Phu. Una data simbolo, un luogo emblematico, un evento entrato nella Storia.

E’ la fine dell’Indocina Francese.

Sihanouk che già nel 1953 aveva dichiarato l’indipendenza, nel 1955, fa una mossa davvero

inaspettata, abdica a favore del padre, indice le prime elezioni libere e si candida alla carica di Primo

Ministro. La popolarità di cui gode- e forse qualche broglio elettorale- gli consente di riuscire

facilmente nel suo intento. La repressione politica, in special modo nei confronti del vietatissimo

partito comunista, viene affidata da Sihanouk a qualcuno che, qualche anno più tardi, lo tradirà

clamorosamente: il Ministro della difesa Lon Nol. Intanto Saloth conduce con grande abilità una

“doppia vita”. Sul piano politico, intensifica, la sua attività tesa a sviluppare il partito comunista

cambogiano sempre clandestino e osteggiato dalle autorità governative, facendo in particolare intensa

18

opera di proselitismo. Sul piano personale e pubblico, segue invece parametri di assoluta normalità.

Dopo essersi sposato nel 1956, con Khieu Ponnary, conosciuta a Parigi, che lo fa entrare come

insegnante, in una scuola. La sua vita da professore durerà fino al 1963, dopodiché scomparirà senza

lasciare tracce, nella jungla, braccato dalla polizia governativa.

1963/1965

La vita del futuro Brother number one, correva pari passo agli eventi che sconvolgevano quella parte

di mondo durante quegli anni. Nel novembre del 1963 il presidente sudvietnamita Ngo Dinh Diem e

suo fratello furono assassinati in un colpo di stato di ispirazione americana. Gli Stati Uniti non

avrebbero fatto pace finché la Cambogia non fosse diventata parte di un fronte anti-comunista e fosse

stata risucchiata in una guerra che l’America era destinata a perdere. L’assassinio di Diem fu seguito

da quello di Kennedy. In quel mese di novembre Sihanouk prese due importanti decisioni,

nazionalizzò le banche, le compagnie assicurative e le aziende di import-export. Qualche giorno dopo,

L’uomo,

il principe si prese una vendetta pubblica e molto feudale su uno sventurato khmer sereo.

Preap In, fu arrestato e tradotto, in una gabbia di ferro, davanti ad un congresso Sangkum

frettolosamente riunito. Quando si rifiutò di rinunciare al partito della libertà, una folla di sostenitòri

del principe lo coprì di insulti e lo bersagliò per due ore con immondezze, finché non venne trascinato

davanti un tribunale militare. Preap In fu condannato a morte. La sua fine, di fronte ad un plotone di

esecuzione, venne filmata e per il mese successivo il documentario di quindici minuti, venne proiettato

a ogni rappresentazione in tutti i cinema della nazione. Nel gennaio del 1965 la Cambogia interrompe

le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Una mossa davvero fatale ammetterà vent’anni dopo

Sihanouk. Nello stesso mese, Saloth Sar diventa dirigente di una delegazione del partito cambogiano

ad Hanoi. Il partito mirava a istituire piene relazioni fra partito e partito e a concordare le linee guida

della futura strategia del Partito cambogiano alla luce dell’allargamento del conflitto fra i comunisti e

il governo sudvietnamita appoggiato dagli americani. L’accordo con Hanoi venne raggiunto all’inizio

di aprile. Sar partì a piedi per la Cambogia di nord-est, in compagnia di Keo Meas. Poi seguirono il

sentiero di Ho Chi Minh, attraverso le montagne del Laos meridionale fino alla cordigliera annamita.

Al suo arrivo, dopo due mesi e mezzo di viaggio, Sar incontrò Ho Chi Minh e Le Duan, il segretario

generale del PVL. Ma se Sar sperava in un aiuto armato vietnamita contro Sihanouk rimase

penosamente deluso. Hanoi non avrebbe gradito in alcuna circostanza vedere l’insurrezione estendersi

Ma fin dall’inizio dell’anno era avvenuta una serie di episodi che la rendevano

alla Cambogia.

impensabile. L’entrata in guerra di truppe di terra americane aveva spostato sul sud ogni attenzione del

Vietnam, e l’ultima cosa che si desiderava era una rischiosa distrazione in un altro settore, inoltre non

erano per una risoluzione armate in territorio cambogiano. La decisione della Cambogia di rompere i

rapporti con gli Stati Uniti significava che da un punto di vista obiettivo Sihanouk era diventato un

alleato. La visita del 1965 fu come uno spartiacque. Fino a quel momento i cambogiani avevano

sopportato a malincuore quello che consideravano un pesante paternalismo vietnamita, ma non

avevano mai dubitato di condividere un obiettivo comune. Dopo i colloqui ad Hanoi Sar concluse che

19

gli interessi vietnamiti erano incomparabili, se non addirittura ostili, con quelli del comunismo khmer.

Su un terreno reso fertile da un antico odio, vennero sparsi i semi dell’inimicizia. Ma questo non

trasparì a quell’epoca e le due parti continuarono a comportarsi come se fossero fratelli d’armi. I

vietnamiti misero Sar in contatto con i dirigenti del Partito Laotiano e poi organizzarono la sua

partenza da solo per Pechino. Nel clima politico cinese trovò qualcosa di entusiasmante dopo le

ad Hanoi. Mentre i vietnamiti pensavano ai problemi pratici della guerra con l’America, la

sofferenze

Cina era coinvolta in una vasta campagna ideologica- il Movimento di educazione socialista- per

trasformare il modo di pensare di centinaia di milioni di contadini cinesi. Mentre i vietnamiti

pensavano a rifugi inviolabili e ai problemi logistici, agli armamenti di Mosca in arrivo da Pechino, i

cinesi pubblicarono un articolo embrionale, con il titolo Evviva la vittoria della guerra popolare. Il

che i popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina erano ormai gli alfieri della

suo messaggio-

rivoluzione mondiale. Per Sar questo articolo fu folgorante, il quale dava al futuro capo incontrastato

della Khampuchea democratica, le motivazione per le quali i vietnamiti avevano fatto orecchie da

Le contraddizioni principali diceva l’articolo, erano << fra l’imperialismo e i popoli

mercante. com’era la posizione del Partito cambogiano-

oppressi e fra il feudalesimo e le masse>> - non <<fra

gli imperialisti e il campo socialista>>, come sostenevano i vietnamiti. E per buona misura,

aggiungeva che l’esito della lotta rivoluzionaria era deciso non dalle armi, ma dalla <<coscienza

rivoluzionaria proletaria e dal coraggio dei comandati e dei combattenti. L’esperienza di innumerevoli

guerre rivoluzionarie ha portato alla verità che un popolo il quale si leva in piedi a battersi a mani nude

alla fine riuscirà a sconfiggere le classi governative armate fino ai denti>>. Anche per i cinesi

comunque la lotta armata in Cambogia non avrebbe portato benefici, la cooperazione con Sihanouk

era vitale per continuare la guerra nel sud. Approvarono il programma del Partito cambogiano;

appoggiarono la sua posizione anti-revisionista; lodarono il <<suo autentico marxismo-leninismo>> e

la sua fiducia nei contadini; e incoraggiarono Sar a lottare attivamente per opporsi all’imperialismo

americano. Il Partito cinese offrì addirittura aiuti materiale che Sar rifiutò cortesemente sostenendo che

i tempi non erano ancor maturi. Il mese che Sar trascorse in Cina segnò l’inizio di un’alleanza de

facto.

Guerra di popolo

Verso la fine del 1965 gli americani avevano autorizzato le incursioni con i B-52 lungo tutto il confine

tra il Vietnam del sud e la Cambogia. Dopo essere stati costretti a parecchi spostamenti, i dirigenti del

Partito cambogiano vennero trasferiti dai viet cong nel gennaio del 1966 in un campo più sicuro.

Thanh generale nord vietnamita, esortò Ieng Sary a mantenere rapporti neutrali con Sihanouk stesso

consiglio dato dai cinesi un anno prima, il gesto di Thanh irritò molto Sar che considerò il gesto come

un tradimento alle sue spalle. Convoco dietro questa scia di rancore verso i vietnamiti, un plenum

allargato di elementi del Comitato Centrale e di alti funzionari di zona, per discutere il programma di

un partito tutto nuovo di ispirazione maoista. Cambiarono nome al partito non più partito operaio ma

PCK, Partito comunista della Kampuchea. Si spostò la sede operativa dall’ufficio 100 che si trovava in

20

territorio vietnamita e lo si portò nel Ratanakiri in territorio cambogiano, proprio per allontanarsi dalla

morsa del partito comunista vietnamita. Venne concordato inoltre che ciascun comitato di zona

l’inizio della lotta armata nelle zone rurali. Ma ancora i cambogiani non

cominciasse i preparativi per

erano pronti a sfidare apertamente i loro fratelli maggiori vietnamiti, approvarono l’espansione delle

reti clandestine nelle città, una lotta politica più attiva e lo sviluppo di una violenza politica e infine

della violenza armata quando le circostanze la giustificavano. Le raccomandazione dei vietnamiti e dei

cinesi, sulla cautela e la pazienza nei confronti di Sihanouk non erano state prese minimamente in

considerazione, i cambogiani avevano già iniziato ad agire per dare vita ad una guerra interna.

L’aggressività nei confronti della politica di Sihanouk venne accelerata dagli avvenimenti nella

capitale. Il principe aveva indetto le elezioni, non scegliendo, per la prima volta, di sua spontanea

volontà i candidati. Gettò i dati lasciando il paese nelle mani della sorte. Il risultato non fu quello che

voleva, l’assemblea scelse una sfilza di burocrati e uomini d’affari. Un mese dopo il principe fece una

di persona il primo ministro e il gabinetto, com’era solito fare,

nuova sorpresa: invece di designare

invitò l’Assemblea a scegliere; ma anche questa volta il risultato non fu di suo gradimento. I deputati

scelsero Lon Nol, nessuno dei membri del nuovo governo era lealista di Sihanouk. Il funambolo si era

autoinflitto un colpo mortale. Pochi mesi prima il presidente indonesiano Sukorano era stato

spodestato da un colpo di Stato dell’esercito. Lon Nol fedelissimo della monarchia non avrebbe

pensato minimamente ad un azione del genere, ma era meglio non stuzzicare il destino. Il governo di

destra e anti-comunista, ricordiamo che per 10 anni Lon Nol era stato il responsabile della repressione

nei confronti del Partito, per il PCK era un dono divino. La nomina di Lon Nol, burattino nelle mani

degli americani, giustificava il ricorso alla violenza politica ad alto livello, era arrivato il momento di

prendere il potere con la forza. In quel preciso momento si delineò una netta linea di demarcazione, il

movimento comunista cambogiano, chiese ai propri sostenitori di decidere, un aut aut che avrebbe

portato il PCK ad un isolamento totale. Con Sihanouk non si poteva sicuramente trattare, anche se il

nemico era comune, dato che il principe noto per le sue traballanti scelte politiche, non era

minimamente affidabile. La lotta armata cominciò nel nord del paese, vennero armati i contadini, il

governo centrale mandò rinforzi, la spirale della violenza e della contro-violenza cominciò a produrre i

suoi frutti. La goccia che fece traboccare il vaso e portare tutte le simpatie contadine, verso il PCK, fu

proprio nel momento in cui il principe lasciò il paese per recarsi in Francia, lasciando presiedere Lon

Nol per tutto il gennaio e il febbraio di quell’anno,1967, alla vendita dei raccolti di riso, fu venduto più

del 60% del riso, costringendo i contadini a consegnarlo con la forza. La guerra di popolo, sognata e

voluta dal PCK era realtà.

I fatti di Samlaut

La mattina del 2 aprile 1967, i contadini di Samlaut aggredirono un gruppo di soldati che

sorvegliavano l’acquisto del riso, ne uccisero due e rubarono parecchi fucili. Poi duecento contadini

marciarono sul vicino villaggio di Kranhoung, sede di un grosso insediamento giovanile, degno

simbolo di tutti gli abusi che il governo aveva inflitto loro, e lo diedero alle fiamme, distruggendolo. 21

Prima di sera erano stati attaccati due presidi militari in due altri villaggi e il capo di una comune era

stato ucciso. Nei quattro giorni successivi ci furono altri attacchi, due ponti stradali furono distrutti e

un alto funzionario locale venne giustiziato. Poi arrivarono i primi reparti di paracadutisti per dare

inizio a quella che Sihanouk definì eufemisticamente <<repressione e pacificazione>>. Entro la fine di

aprile duecento ribelli erano stati catturati e diciannove uccisi. Il principe visitò Samlaut, offrendo

un’amnistia e facendo ampie distribuzioni di viveri e di vestiario. Tuttavia gli attacchi contro i presidi

dell’esercito continuarono e gli abitanti di altri tre villaggi abbandonarono le case per unirsi ai ribelli.

Entro la fine del mese il principio di rivoluzione fu spento, i comunisti cambogiani non si erano fatti

scappare l’occasione di trattare con il nuovo governo, ancora i tempi non erano maturi per espandere a

macchia d’olio il germe rivoluzionario. Nel frattempo si era deciso, nel terzo plenum del Partito di

dare un’attiva preparazione alla ribellione. Sihanouk come sempre mostrò, in quest’occasione il suo

lato da giocatore d’azzardo, in quanto dimostrò indulgenza verso i ribelli da un lato e dall’altro diede

all’esercito di vendicarsi sugli altri, non appena l’insurrezione ebbe termine. Le base dei

via libera

comunisti nella giungla furono bombardate dall’aria, i villaggi mitragliati e dati alle fiamme. In un

certo momento della primavera del 1967, forse all’inizio di giugno, i quattro membri della

Commissione Permanente Sar, Nuon Chea, So Phim e Ieng Sary si incontrarono all’ufficio 100 e

decisero di effettuare un nuovo tentativo di insurrezione generale, questa volta su base nazionale, nel

corso dell’inverno. Scrissero al Partito Comunista Cinese, che erano pronti alla guerra interna. I

vietnamiti rifiutarono di aiutarli, Sar chiese che i Khmer risistemati in Vietnam potessero ritornare in

Cambogia per unirsi alla lotta, ma non ottenne risposta. Nel 1968 vietnamiti e cambogiani sapevano

che avevano bisogno l’uno dell’altro, Sar faceva pressioni sulla Cina e i vietnamiti fornivano ai

cambogiani aiuto logistico e sanitario attraverso il sentiero di Ho Chi Minh. Alla fine degli anni 70 le

erano compagni di letto scomodi. Nel dicembre del 1967 i piani di sollevazione erano ormai completi.

Il 18 gennaio 1968, con un attacco all’alba contro una guarnigione dell’esercito a Bay Damran,

della lotta armata, in seguito sarebbe stata celebrata come l’inizio della

cominciava la seconda fase

All’inizio della rivoluzione il consenso da parte della popolazione era al

guerra rivoluzionaria.

massimo, studenti cambogiani ritornavano dall’estero per prendere parte alla lotta armata, i villaggi

erano come delle roccaforti nonostante le torture e le continue minacce del “regime” asservito agli

americani instaurato da Sihanouk e Lon Nol, il comunismo sembra davvero la via da seguire. Anche

perché il giro di vite nella capitale cambogiana girava vorticosamente, gli eventi erano incontrollabili.

Sihanouk che credeva la Cina uno stato alleato, ruppe i trattati sino-cambogiani, non trattò con il

Vietnam per ridefinire i confini e ultima mossa alquanto suicida, chiuse ai mercati internazionali, Lon

Nol quindi veniva legittimato dai padroni americani nel 1970, a prendere il potere e destituire

Sihanouk. L’aria che si respirava in Cambogia era davvero pesante, la destra al potere sotto la mano

della strapotenza americana e dall’altra parte i khmer rossi, soprannominati cosi proprio dallo stesso

Sihanouk, con il popolo che era sempre di più dalla parte di questi ultimi, all’inizio del nuovo

decennio la partita per Sihanouk e Sar era ancora tutta da giocare. 22

Capitolo 4

LE KHMER ROUGE

Fino alla primavera del 1970, niente che Saloth Sar avesse fatto o permesso che venisse fatto dal

Partito che dirigeva diede il minimo indizio degli episodi abominevoli che sarebbero seguiti. Stando a

tutte le apparenze, era ancora sempre lo stesso personaggio sorridente, gradevole e che parlava a bassa

voce, il quale, da studente a Parigi era ricordato per il suo umorismo e come buon compagnone; e in

seguito come insegnante a Phnom Penh, era stato adorato dai suoi allievi e infine, da comunista, era

per la sua capacità di mettere d’accordo tendenza e gruppi differenti. Il suo alias

apprezzato

rivoluzionario degli anni sessanta rifletteva la sua reputazione. Si faceva chiamare infatti Pouk, che

significa materasso, in quanto il suo ruolo era quello di ammorbidire i contrasti. Certo, sotto il suo

comando il Partito comunista aveva dichiarato guerra a Sihanouk, ma in buona parte gli era stato

imposto. In uno stato profondamente corrotto, retto da un autocrate e lacerato dall’ingiustizia sociale

ed economica, la ribellione armata era diventata non solo una scelta naturale, ma addirittura

inevitabile, per qualsiasi giovane idealista, uomo o donna che fosse, preoccupato del bene della

nazione. Per di più, la ribellione non era stata, nei primi momenti, molto diversa da conflitti simili in

altre parti del mondo. I capi villaggio che collaboravano con i khmer rossi, furono trucidati in pubblico

con esemplari esecuzioni di massa, vi furono dei piccoli atti di banditismo, ma nulla a confronto delle

atrocità perpetrate dal dalle truppe governative, in questa fase della ribellione sicuramente la violenza

era appannaggio del governo cambogiano. Con questo non si vuol dire che le forze che avrebbero dato

una forma tanto malvagia alla rivoluzione dei khmer rossi non fossero già al lavoro, vorrei solo

ricordare che la violenza generata dal colonialismo e dal “capitalcolonismo” è stata precorritrice di

tutta quella che scaturì in Cambogia dopo l’aprile 1975. Basti pensare al principio guida che si era dato

il PCK, se catturi un contadino rimandalo a casa se catturi un combattente è un nemico quindi

uccidilo, si doveva tracciare una linea netta di demarcazione , tra loro e gli altri. Dato che quello era il

modo in cui si comportavano le truppe governative. Anch’esse facevano pochi prigionieri. Ma la

giustificazione dei comunisti, tracciare una linea netta di demarcazione sollevò problemi diversi. Le

forze governative uccidevano i loro prigionieri perché Sihanouk aveva ordinato una repressione

esemplare. I khmer rossi lo facevano perché i <<nemici>> erano definiti come incorreggibilmente

ostili. Non si trattava ancora di un articolo di fede, ma l’approccio maoista, strumentale nel conseguire

la vittoria nella guerra civile cinese, che i prigionieri nemici potevano e dovevano essere convertiti alla

causa comunista, non rientrava nel modo di pensare dei cambogiani. Nelle culture confuciane della

Cina e del Vietnam, gli uomini, in teoria, sono sempre in grado di essere riformati. Nella cultura

khmer no. La linea di demarcazione è assoluta. Questo atteggiamento è conforme al pensiero e al

comportamento khmer, ma la sua applicazione dipende dalle circostanze. Alla fine divenne

predominante in ogni aspetto della politica e della pratica del PCK. 23


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doej

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sviluppo e cooperazione internazionale (Facoltà di Giurisprudenza, di Scienze Politiche, di Scienze Statistiche)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher doej di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e istituzioni dell'Asia e missioni umanitarie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Martelli Fabio.

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