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Romanticismo

Corrente di pensiero nata in Germania, si sviluppa in Europa agli inizi del XIX secolo. Investe le arti visive, la letteratura e la musica.

Caratteristiche

  • Opposizione al neoclassicismo: l'artista nega la superiorità dei modelli Greco-Romani.
  • Esaltazione del sentimento e della fantasia: l’uomo deve sentire e intuire piuttosto che capire con i rigidi schemi della logica.
  • Mancanza di regole nell'arte e quindi esaltazione della libera creatività individuale.
  • Esaltazione dell'identità nazionale: l'arte si fa interprete della lotta per la libertà e l'indipendenza dei popoli.

Ideali romantici

  • Libertà: l'artista romantico sente un profondo legame con la storia e le tradizioni nazionali; per la libertà scende sulle barricate e diventa protagonista degli eventi (es. Goya: Fucilazione).
  • Natura: la pittura la riproduce nei suoi aspetti drammatici e dolci; il paesaggio amplifica il senso di infinito e l’artista lo decanta con toni commossi.
  • Sentimento: recuperati sentimento personale e valori religiosi. L'esaltazione dell'amore si intreccia con i temi della lotta clandestina per la libertà e con la denuncia degli orrori della guerra (Friedrich).

Artisti

  • Turner, Gericautt, Friedrich, Delacroix, Hayez

Pittura di paesaggio

Superando il puro formalismo classicistico, l’arte figurativa romantica si poneva come mediatrice attiva fra anima e natura, ovvero tra anima e corpo, concetto e forma. Da un lato essa doveva mirare a rendere visibile l'anima, nella sua pienezza e molteplicità di aspetti, dall'altro doveva coglierne quella forza creatrice insita nella natura, disvelando l'interiorità delle cose.

Alla pittura di paesaggio, che esprimeva appunto la concezione romantica della natura, contribuiva la teoria del sublime, altra forma differenziata del bello, che si basava sugli oggetti e sui fenomeni della natura in grado di determinare sentimenti di orrore, di paura e di morte. È la forza arcana e incoercibile che si manifesta in tali eventi che suscita l’idea del sublime. Alla quale si affiancava poi anche l’idea di pittoresco, che forniva il concetto di una bellezza anomala, non stereotipata, ma spontanea, naturale e selvaggia, da cui scaturisce quell’arte romantica più strettamente naturalistica che trova i suoi maggiori rappresentanti in Turner e Constable.

Dall’idea del sublime, che si intreccia con l’"ossianismo" e con il mondo fantastico di Shakespeare, nasce anche quel romanticismo fantastico e onirico che trova il suo maggiore rappresentante in Fussli.

Paesaggio classico

Nasce in Italia nel 1595/1600 (Annibale Carracci).

Paesaggio razionalista

Seconda metà del 1600 (Canaletto, Bellotto). Pittura di città, vedutista: stile minuzioso e molto preciso. Dopo il Gran Tour, gli inglesi acquistano molte opere sviluppando il vedutismo. 1750: interesse per la pittura di paesaggio, acquistano i quadri dei vedutisti italiani.

Royal Academy

  • Pittura di paesaggio:
    • Classico
    • Vedutismo

Joseph Mallord William Turner (1775-1851)

Tende al sublime. J.M.W. Turner nasce a Londra nel 1775. A ventiquattro anni è accettato alla scuola d’arte della Royal Academy dove, fra le altre materie, studia prospettiva, disciplina in cui spesso si esercita e che insegnerà nella stessa istituzione londinese dal 1807.

Fermatosi a Torino, Como, Roma, Napoli, Firenze e Venezia, città in cui soggiorna ripetutamente. La calda luce mediterranea ha un’importanza decisiva nello sviluppo delle concezioni artistiche del pittore. Turner si spegne a Londra il 19 dicembre 1851.

Fra i pittori romantici inglesi, Turner è senza dubbio l’interprete più appassionato e sensibile della poetica del "sublime" predicata e diffusa da Edmund Burke, secondo il quale la natura, nella sua potenza e immensità, si impone grandiosamente sull’uomo fino a stordirne i sensi. Mosso inizialmente dalla volontà di fondere l’aderenza al soggetto con la possibilità di produrre nell’osservatore la sensazione del probabile mutamento atmosferico del dipinto, egli si indirizza, successivamente, verso la ricerca luministica, lungo il cammino indicato dai paesaggi di Claude Lorrain che aveva potuto vedere a Londra nella collezione Angerstein sin dal 1799.

L’approdo artistico di Turner è il colore, quasi svincolato da ogni riferimento naturalistico, che si fa pura luce. Nei suoi quadri gioca un elemento fondamentale la luce. Egli cerca di dare un’autonomia alla luce rappresentandola non come riflesso sugli oggetti ma come autonoma entità atmosferica. Per far ciò, usa il colore in totale libertà con pennellate curve ed avvolgenti. Le immagini che ne derivano hanno un aspetto quasi astratto che non poco sconvolse il pubblico del tempo.

Ombra e tenebre. La sera del Diluvio: Il quadro, conservato alla Tate Gallery di Londra, è uno degli esempi più noti della ricerca di Turner legata alla percezione della forza della natura. L’opposizione fra i toni caldi e luminosi della porzione centrale e delle estremità inferiori e le forti e cupe ombre che si addensano in basso a destra nell’arco superiore è quanto di più elevato si possa immaginare per descrivere lo stato della terra corrotta nel momento in cui le acque del diluvio si stanno per abbattere su di essa al fine di purificarla.

Una massa globulare appena accennata e offuscata si libra in prossimità del centro della tela, suggerendo il senso di uno sconfinato sfondamento prospettico. Ad esso pare contrapporsi la lingua di terra che si protende in direzione del punto più abbagliante, segnando la posizione dell’arca lontana. Verso questa si dirigono anche le forme animali che scorgono in basso e i funerei uccelli neri che solcano il cielo secondo un arco di cerchio. Tutto pare trovarsi in una situazione di calma sospesa e innaturale come avviene nell’occhio di un ciclone.

L’immensità del cielo è ridotta a uno spazio esiguo, per quanto dalle manifestazioni grandiose; la volta celeste è limitata in alto da un’incombente coltre di nubi scure, la cui struttura dinamica è rinforzata dalla forma quadrata della tela. Il precipitare dell’acqua è reso secondo l’effetto già sperimentato da Turner in Tormento di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi. Straordinarie, al riguardo, sono le analogie con i disegni dell’ultimo Leonardo della serie dei Diluvi. Il quadro, al pari di "Regolo", prende solo a pretesto l'episodio storico di Annibale per una immagine che in realtà è una libera ricerca di effetti luminosi e dinamici attivati da una tempesta di neve. Lo schema compositivo ricorre in molte altre opere di Turner: una specie di vortice che ruota intorno ad un punto posto in posizione leggermente decentrata. In questo caso Turner cerca la rappresentazione di quel sublime "dinamico" teorizzato da Kant: la sensazione di intensa ed emozionante paura attivata dalla potenza della natura. Potenza che ritroviamo nello spettacolare scatenarsi degli elementi in occasione di tempeste, uragani, eruzioni di vulcani, terremoti, maremoti, e così via.

Luce e colore (la teoria di Goethe): Il mattino dopo il Diluvio. Il rosso e il giallo, con la gamma delle loro combinazioni, danno vita a un cromatismo roteante che vuol significare il potere creatore e vivificante della luce. Turner aveva letto la traduzione inglese de La teoria dei colori di Goethe, procurata dall’amico pittore Charles Eastlake, e proprio in questo dipinto pare concordare con lo scrittore tedesco circa la capacità del rosso e del giallo di provocare sentimenti positivi. Vaghe forme umane di materia luminosa, forse allo stato larvale, sono trascinate, in un abbandono totale, nel vortice di luce. Mosè, seduto, scrive ispirato la Genesi, mentre un serpente eretto al centro del vortice ricorda la storia salvifica vissuta dagli Ebrei durante la permanenza nel deserto, così come è narrata nel Vecchio Testamento.

Il mattino dopo il diluvio è il giorno della rinascita, l’ottimismo dell’inizio, la speranza di un nuovo ordine di cose. È fede nell’uomo e nelle sue capacità di rigenerarsi con l’aiuto di Dio. Il colore asseconda lo stato aurorale e ne enfatizza il valore. Il vortice è vento che si fa luce e che attrae, nel suo moto spiraliforme, il genere umano verso un radioso futuro.

Il diluvio, che con la rinascita che ne consegue ha da sempre affascinato la fantasia degli artisti, pare aver trovato la fantasia degli artisti, pare aver trovato in questo dipinto di Turner uno dei momenti di massima forza evocatrice prima che Composizione IV, il dipinto di Kandinskij, di uguale soggetto, lo ponga in una condizione spirituale, liberando del tutto e definitivamente il colore della prigionia della forma.

John Constable (1776-1837)

Tende al pittoresco. John Constable nasce a East Bergholt, nel Suffolk, una contea dell’Inghilterra Sud-occidentale e muore a Londra. Il padre era un agiato mugnaio e i primi anni di John trascorrono spensierati nelle fattorie della verde e tranquilla campagna inglese, lasciando un segno indelebile in quelli che successivamente saranno i soggetti prediletti della sua pittura: cieli sconfinati, boschi frondosi, mulini scroscianti d’acqua.

Particolarmente attratto dalla natura e dalla sua riproduzione pittorica, il giovane artista si interessa soprattutto al paesaggio che, essendo visto quale teatro dell’agire umano, assume per la prima volta la dignità di soggetto artistico autonomo. Inizialmente influenzato dai grandi maestri del passato (Tiziano, Carracci, Van de Velde, Rubens), matura ben presto uno stile autonomo e personalissimo, la cui libertà, scambiata spesso per trascuratezza, quando non addirittura per imperizia, gli procurerà non poche amarezze.

Il suo stile, infatti, predilige lo schizzo immediato, l’osservazione naturalistica e lo studio dal vero, mentre i suoi soggetti preferiti sono i paesaggi dell’infanzia, alla cui rappresentazione egli dedica spesso centinaia di bozzetti preparatori, ripetuti in giorni diversi e in diverse condizioni di luce.

I paesaggi di Constable sono sempre gradevoli. Ritraggono una natura in cui c’è un felice equilibrio tra gli elementi naturali (alberi, fiumi, colline) e gli elementi artificiali (case, stradine, ponticelli). I paesaggi di Constable esprimono il sentimento di armonia tra l’uomo e la natura. Per la loro casuale e irregolare disposizione i paesaggi di Constable rientrano pienamente in quella categoria estetica del pittoresco. Ciò che manca, in questi quadri, sono le false rovine che davano al pittoresco precedente un carattere eccessivamente artificioso e letterario.

A lui guarderanno come sicuro punto di riferimento tutti i maggiori pittori dell’Ottocento: da Delacroix a Corot, fino ai Realisti francesi e agli impressionisti. Constable cerca di rappresentare tramite i mezzi della pittura le sensazioni che la natura ci propone e renderle arte. Le rappresenta attraverso il filtro del suo sentimento e ci racconta i ricordi della sua infanzia. Egli inaugura il Plein Air nel senso che il suo primo contatto con il paesaggio è vero e diretto.

Barca in costruzione presso Flatford: Questo dipinto rappresenta il primo punto di arrivo di circa un decennio di studi e di esercizi dal vero che Constable aveva condotto nelle campagne del natìo Suffolk, nella consapevolezza che solo la conoscenza profonda e quotidiana della natura, a tutte le ore del giorno e in tutti i giorni dell’anno, poteva rendere possibile una pittura veramente capace di destare emozioni.

La scena rappresenta un rudimentale cantiere navale allestito presso il mulino Flatford. Il grande barcone in costruzione, orientato secondo la diagonale del dipinto, è il fulcro attorno al quale ruota l’intera rappresentazione. In primo piano, sparsi disordinatamente, vi sono attrezzi e utensili vari, tra i quali si riconoscono due zappe, un paranco e, sulla sinistra, due caldari, in uno dei quali bolle la pece con la quale deve essere calafato lo scafo dell’imbarcazione. L’attenzione quasi esasperata a ogni minuto particolare testimonia che buona parte del dipinto è stata realizzata dal vero, direttamente sul posto, inaugurando la tecnica della pittura en plein air che, nella seconda metà del secolo, caratterizzerà tutta la produzione impressionista.

Gli alberi in secondo piano, il fiume che scorre in lontananza e, al di là di esso, il dolce sfumare dei campi, sono visti da Constable non come un semplice sfondo ma come i veri e propri soggetti principali.

Caspar David Friedrich (1774-1840)

Friedrich (1774-1840) è il pittore tedesco che per primo entrò nel clima del romanticismo tedesco. La Germania ebbe un ruolo fondamentale nella definizione delle teorie romantiche sia grazie ai movimenti letterari quali lo «Sturm and Drang» sia grazie all’opera di alcuni pensatori e filosofi quali von Schlegel e Schelling. Ma l’arte romantica per eccellenza della Germania fu soprattutto la musica che ebbe come massimo interprete Ludwig van Beethoven.

Friedrich è interessato, nella poetica del romanticismo, soprattutto al lato mistico della natura. La prima opera che lo rese noto fu la «Croce sulla montagna» o pala di Tetschen, del 1808. Questa pala d’altare è composta unicamente da un paesaggio di montagne, su cui si staglia il segno nero di una croce. Che un paesaggio potesse essere un’immagine religiosa è una grossa rivoluzione che non poco stupì i critici del tempo. In essa, tuttavia, è chiaramente avvertibile una suggestione religiosa data dallo spettacolo della natura, intesa come opera divina, in cui la presenza della croce serve principalmente ad elevare il nostro pensiero a Dio.

Questi paesaggi di Friedrich sono lo spettacolo della natura ma servono anche a misurare la piccolezza dell’uomo nel confronto con tale vastità di orizzonti. E la categoria che più sfrutta questa pittura è proprio il sublime, così come lo aveva definito Kant: quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato dall’assolutamente grande e incommensurabile.

Il sentimento panico della natura, sede dell’infinito che ci riporta a Dio, è la maggiore caratteristica di Friedrich. Ed è ciò che lo distingue da altre tendenze romantiche anche tedesche e di ispirazione religiosa, quali i Nazareni, che invece perseguirono una immagine della religione e della fede più aderente ai modelli letterari e medievali. Friedrich, nel cercare Dio solo nella sua creazione, è sicuramente più originale ponendosi come il maggior pittore romantico tedesco.

«Il quadro si stende davanti a noi come l’apocalisse e poiché tutta la sua uniformità e illimitatezza come primo piano ha soltanto la cornice, quando lo si guarda è come se a uno avessero asportato le palpebre». Anche se la presenza umana vi resiste, è evidente la sua piccolezza in confronto all’immensità della natura. Protagonista è il mare nordico, quasi nero, e il cielo altissimo. Il quadro non ha un centro preciso e non ha nessun origine o limiti, suggerendo il senso di uno spazio continuato all’infinito.

Il viaggiatore sopra il mare di nebbia: in questo quadro di Friedrich, forse tra i suoi il più famoso e anche quello più sfruttato, si avverte immediatamente la poetica del pittore. Il sublime, ossia il senso della natura possente e smisurata, viene qui presentato con una evidenza da teorema matematico. Su una roccia di origine vulcanica un uomo, raffigurato di spalle, ammira il panorama che gli si apre davanti. La nebbia che gli è innanzi è quasi come un mare da cui emergono come isole le cime delle montagne. Non vi è vegetazione che crea angoli accoglienti. Le rocce sono nere e inospitali. Emergono dai fumi di una nebbia che sembra quasi il vapore che sprigiona la terra dal suo interno.

Il paesaggio ha qualcosa di così arcaico che sembra di ammirare la Terra subito dopo la Creazione. L’uomo che ammira questo spettacolo ci dà il confronto tra la piccolezza della dimensione umana e la vastità dell’opera della natura. È raffigurato di spalle così che lo spettatore del quadro deve condividere il suo punto di vista e compenetrarsi nel suo stato d’animo. Lo stato d’animo, cioè, di chi avverte dentro di sé il sentimento del sublime: meraviglia e quasi sgomento di fronte all’immensità dell’universo.

Romanticismo in Francia

Rapporto uomo-storia

In Francia, l’"ossianismo" si combina con il mito napoleonico, da cui scaturisce l’aspetto storico e mitico dell’arte romantica, che trova i suoi cantori nel primo Géricault e in Delacroix. Non interessa più il tema del rapporto uomo-natura ma quello del rapporto uomo-storia. Gli artisti ci raccontano i grandi episodi contemporanei per far emergere la natura umana, le sue passioni e i suoi sentimenti (racconto delle esperienze umane).

La novità che Delacroix e Géricault propongono è il recupero intenso del colore il quale serviva a trasmettere emozioni (privilegia il sentimento sulla ragione).

Théodore Géricault (1791-1824)

«Se gli ostacoli e le difficoltà scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari».

Théodore Gericault (1791-1824) svolse le sue prime esperienze pittoriche nell’ambiente neoclassico francese che in quegli anni era influenzato dalle figure di David e Ingres. Divenuto pittore indipendente, grazie alle notevoli risorse economiche familiari, nel 1816 Géricault si presentò al concorso Prix de Rome, ma non risultò vincitore, ciò nonostante progettò un viaggio di studio a Roma.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Di Macco Michela.
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