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Venezia nel primo '500

Mentre Firenze e Roma vivevano esperienze artistiche in contiguità, Venezia seguiva un percorso in gran parte separato, costituendo l'altra grande alternativa al Rinascimento maturo. L'opulenza e la collocazione nella laguna conferirono una visione figurativa diversa dalla astrazione fiorentina e dal classicismo anticheggiante romano.

Estetica veneziana

Venezia si caratterizzava per un'estetica festosa, quasi carnale che si esprimeva nella piacevolezza cromatica, con figure entro spettacolari ambientazioni paesistiche. Queste erano costruite con virtuosistici tocchi di colore, liberi dalla costrizione del disegno preparatorio. Nei primi decenni del '500, si assistette a una svolta artistica grazie alla congiuntura di fine secolo.

Artisti locali e forestieri

I pittori locali come Bellini, Carpaccio e Cima da Conegliano, e i pittori forestieri come Perugino, Solario, Leonardo e Dürer (1505-07), contribuirono a una sperimentazione feconda, rendendo Venezia un'avanguardia. Durante il secondo e terzo decennio, si visse un'epoca florida che segnò il corso dell'arte occidentale grazie a figure come Tiziano e Giorgione.

Ricchezza e politica

All'inizio del secolo, la città godeva di ricchezza, non ancora colpita dai contraccolpi della nuova rotta atlantica e dal predominio turco sul Mediterraneo orientale. L'espansione e l'inimicizia di Francia, papato, Spagna e impero si coalizzarono nella Lega di Cambrai (1508-10). Negli anni '60, anche durante il predominio spagnolo, Venezia riuscì a mantenersi libera Repubblica autonoma.

Neoplatonismo

Il neoplatonismo a Venezia si differenziava da quello di Firenze, asettico e intellettualistico, e da quello di Mantova, ascetico. A Venezia, il neoplatonismo era caratterizzato dalla musica, simbolo di armonica perfezione immateriale, e dall'amore spirituale. Questi diventavano oggetto di commissioni, esprimendo il fascino del mondo fisico e la piacevolezza delle emozioni visive con una concezione naturale e profana della bellezza.

Dipinti neoplatonici

I dipinti neoplatonici veneziani, specie all'inizio del secolo, erano di solito in piccolo formato, destinati a circoli ristretti di amatori e collezionisti eruditi.

Iniziative della comunità germanica di Venezia

La decorazione del Fondaco dei Tedeschi fu affidata a Giorgione e segnò l'esordio di Tiziano. La Chiesa di S. Bartolomeo vide l'affermazione di Dürer e Sebastiano del Piombo. Questi artisti condividevano una ricerca figurativa comune, caratterizzata da uno stile monumentale di ispirazione classica, come Raffaello e Michelangelo, ma con una nuova e preponderante interpretazione cromatica della forma. La gradevolezza del colore, il segno mosso e vibrante della pennellata erano elementi distintivi del loro lavoro.

Tonalismo

Il tonalismo veneziano si distingueva per accordi di colore armoniosi e un equilibrio proporzionato dei vari timbri di colore. Le tinte erano virate tutte sul medesimo equilibrio di toni, come nelle tele di Tiziano o Del Piombo, risultando delicati e soffusi senza un colore troppo squillante che stacchi dagli altri. Questo modo di dipingere era controllato e studiato, sebbene il Tiziano maturo si staccasse da questo pur mantenendo la piacevolezza cromatica come mezzo espressivo principale, scegliendo di costruire le figure con tinte accese e dall'impatto visivo più violento rispetto alle serene armonie cromatiche giorgionesche.

Sebastiano del Piombo

Sebastiano Luciani, noto come Sebastiano del Piombo (1485-1547), operò tra Venezia e Roma. Inizialmente influenzato da Bellini, assimilò poi la tecnica pittorica di Giorgione, caratterizzata da solennità monumentale. Tra il 1508-09 dipinse i Santi Bartolomeo e Sebastiano, ante dell'organo della Chiesa di S. Bartolomeo, utilizzando una vibrazione creata con l'uso sfumato dei colori. Le sue opere riflettevano un'impostazione scenografica e grandiosa, influenzata dall'arte di Michelangelo e Raffaello. Lo sfumato giorgionesco era interpretato in senso plastico e monumentale, dando alle forme compattezza e risalto volumetrico.

Orientamento scultoreo di Sebastiano

Il naturale sbocco del suo lavoro fu il trasferimento a Roma nel 1511, chiamato da Agostino Chigi per decorare Villa della Farnesina, progettata da Baldassarre Peruzzi e già affrescata da Raffaello. Entrò nella sfera di influenza di Michelangelo, che spesso fornì disegni per le sue opere, creando un amalgama tra capacità disegnativa fiorentina e resa coloristica veneziana. Un esempio clamoroso è la Resurrezione di Lazzaro (1517-19), in concorrenza con la Trasfigurazione di Raffaello per Giulio de' Medici, futuro Clemente VII. Le figure possenti e muscolose richiamavano Michelangelo, mentre i colori caldi e la pennellata mossa riflettevano il retaggio veneto.

Giorgione

Giorgione (1478-1510), originario di Castelfranco Veneto, si formò nell'orbita di Bellini ma sviluppò una cultura più complessa rispetto alla formazione da bottega. La sua carriera iniziò all'inizio del secolo e continuò fino al 1510, portando novità che influirono profondamente sull'arte veneziana. Vasari lo collocò tra gli iniziatori della “maniera moderna” e spiegò la sua novità con la conoscenza di Leonardo. Come Leonardo, sentì il bisogno di superare la maniera rigorosamente simmetrica del XV secolo, affrontando il fondamentale problema dell'imitazione della natura.

Innovazioni di Giorgione

Nel 1500, "Le tre età dell'uomo" al Palazzo Pitti, Galleria Palatina, dimostrano la resa dei fenomeni psicologici e la luce morbida e sfumata. Giorgione osservava in modo empirico la natura, imitava i colori naturali e stendeva la materia pittorica con un effetto mosso e vibrante fatto solo con i colori stessi, senza altro studio di disegno in carta, secondo Vasari. La sua pittura a macchie, senza linea di contorno né disegno, era evidente nel "Guerriero con scudiere" del 1501. Per la prima volta, il colore diventava un mezzo espressivo autonomo, non più subordinato a contorni o chiaroscuri delle cose. Gli accordi di colore equilibrati e armoniosi creavano immagini morbide e palpitanti con tocchi di materia pittorica stesi sulla tela senza un profilo preciso, una innovazione che avrebbe influenzato una generazione di pittori, tra cui il grande Tiziano.

Storiografia artistica del '500

Nel 1504-05, la Pala di Castelfranco per il Duomo e il confronto con la Pala di S. Zaccaria di Bellini mostrano una composizione con schema semplificato e intimista, forse mutuato da Costa o Francia, aggiornati su Perugino. La purezza geometrica della composizione consente una limpida e agevole disposizione delle forme strette intorno al trono della Vergine, collocato insolitamente in alto e indietro.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

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