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ARTE GRECA

1. L’età protogeometrica e geometrica (X-VIII a.C.)

1.1 Il difficile passaggio fra II e I millennio a.C.

1.1.1 Crolli e turbolenze dell’età oscura Dinamiche di difficile comprensione, la definizione di Dark Ages è errata; dal XIII la

società micenea è in declino, i palazzi vengono distrutti, facendo scomparire la burocrazia e la Lineare B, ma anche l’arte

monumentale del periodo, mentre la cultura materiale si impoverisce. A differenza di quella letteraria, la documentazione

archeologica non riesce a relazionare la guerra di Troia e la fine del mondo miceneo con l’invasione dorica, una conquista non

distruttiva (all’interno di un’ottica migratoria ben più ampia). Ulteriore fenomeno di spostamento è la colonizzazione ionica delle

coste microasiatiche, molto più sistematiche delle frequentazioni commerciali micenee.

1.1.2 L’età di Omero e di Esiodo La ricerca archeologica non riesce a trovare tratti specificatamente dorici nei manufatti fra II e I

millennio a.C., nonostante la loro sicura attestazione. Di capitale importanza è il passaggio dal bronzo al ferro, accelerato dalla crisi

con l’Oriente stagnifero, che causò un forte mutamento socio-politico ed economico; altre importanti differenze si attestano nei riti

funebri, con il diffuso passaggio dall’inumazione alla cremazione, nelle forme di fibule e vasi e nell’ornato di questi ultimi, che dà

nome al periodo artistico, data la geometricità delle decorazioni (che a sua volta si divide in protogeometrico, XI-X, e geometrico,

IX-VIII). Nasce la polis, dopo il dissolversi del potere miceneo, divisa fra acropoli, asty e chora, ben equilibrata, basata sul gruppo

oplitico-contadino e retta dagli aristoi (riscontrabili nell’epica omerica, di questo periodo); importante per capire l’economia è

Esiodo. La mobilità sui mari, benché pericolosa, era molto ampia (vd. Coppa di Nestore), tale da creare un massiccio fenomeno di

migrazione, detto colonizzazione arcaica.

1.2 Le prime manifestazioni dell’arte di costruire

1.2.1 Materiali effimeri per una sperimentazione vivace I primi secoli mantengono una povertà di documentazione: le strutture del

periodo sono costruite con materiali deperibili, con pietre piccole e ciottoli di fiumi per muri e zoccoli di fondazione, alzati in mattoni

crudi inseriti in telai lignei e travi leggere, con tetti straminei e pavimenti in terra battuta. La crescita di dimensione delle strutture

non è relativa ad un miglioramento delle tecniche per mattoni e simili, ma per il legno, ad incastro (probabilmente sulla scia delle

costruzioni navali), anche per via della scarsità di manodopera.

1.2.2 Delimitare e recingere lo spazio del dio Fra i tipi architettonici l’edificio sacro è sin dall’inizio il più grande e il più ricco,

mentre le abitazioni sono più pratiche; si evidenziano subito due concezioni dell’area sacra, una ionico-orientale e l’altra dorico-

continentale. In quest’ultima si sviluppano due fondamentali tipologie planimetriche, il megaron miceneo e l’oikos (il primo è un

vano rettangolare con abside finale, il secondo quadrangolare e modesto, con o senza abside, utilizzato per i naiskoi, più piccoli).

Importantissimi sono l’Heroon di Lefkandi, il Daphnepforion di Eretria, i megara nel santuario di Apollo a Thermos, il tempio di

Mazaraki (Artemide?), tutti esempi di megara a cui si affiancano i naiskoi, p.e. l’Heraion di Argo: in area dorica dunque il tempio

ricalca la casa. Differenti soluzioni sono proposte in ambiente ionico, un recinto monumentalizzato che abbraccia lo spazio scoperto

per la teofania, ovvero la statua di culto: l’Artemision di Efeso e l’Heraion di Samo (un hekatompedon).

1.2.3 Vivere nella città e nello spazio domestico Abbiamo maggiori documentazioni sullo spazio domestico, sul modus vivendi

dell’epoca. La tipica casa è un piccolo ambiente quadrangolare monovano (oikos), adatto ad una famiglia mononucleare, che

svolgeva le attività all’esterno; le famiglie allargate aristocratiche invece disponevano di abitazioni maggiori, simili ai megara. In

entrambi i casi i materiali costruttivi sono deperibili; interessanti le testimonianze di Emporio e Smirne, che esemplificano i due

principali criteri di insediamento: case sparse e disordinate o agglomerati strettissimi di abitazioni. Strutture regolari per un più ampio

spazio sono note nelle aree coloniali, come Megara Iblea.

1.3 Un’arte florida e potentemente espressiva: la ceramica

1.3.1 Lo stile geometrico nelle ceramiche greche Bisogna interrogarsi non solo sulla decorazione ma anche su forma e contesto. Il

termine geometrico si riferisce alle decorazioni delle ceramiche, mentre la datazione si basa sui ritrovamenti nel Dipylon di Atene e

in Attica: Protogeometrico (1050-900), Geom. antico (900-850), medio (850-760/50) e tardo (760/50-700). Inizialmente Atene

domina incontrastata, ma verso l’VIII Corinto comincia a rafforzarsi.

1.3.2 L’identità culturale di Atene attraverso le sue ceramiche Dopo il collasso miceneo Atene è una delle prime poleis a

guadagnare un forte profilo culturale, espresso soprattutto dalla produzione ceramica: appaiono, senza abbandonare la facies

micenea, vasi meglio proporzionati e rifiniti. Il Geom. antico vede uno sviluppo rapido, per la ripresa di contatti con l’Oriente, con la

ricomparsa di oro e avorio; ancora si vedono produzioni per la conservazione dei liquidi, con decorazioni che passano dalle linee

curve e cerchi a linee rettilinee e meandri, insieme alle forme a compasso. Anche se non è netto, il passaggio a Geom. medio vede

l’ordito estendersi a tutta la superficie del vaso, mentre compaiono figure animali e umane, in un improvviso salto di qualità (vd.

skyphos di Eleusi): i vasi assumono proporzioni monumentali, ma hanno fortuna anche le pissidi schiacciate con cavallini fittili. Nel

Tardo i corredi funebri evidenziano un aumento demografico; sui vasi le forme geometriche si estendono a tutta la superficie, e in

esse si incastonano scene narrative, anche famose; le figure umane non sono schematiche, ma sistematiche, con alcuni elementi

anatomici evidenziati, a formare non unità ma pluralità; inoltre in questa fase cominciano a delinearsi diversi gruppi stilistici,

botteghe e pittori, ma senza saperne i nomi: intorno al 760 comincia l’attività della bottega del Dipylon, incontrastata, sotto la guida

del Pittore del Dipylon; presto però il ferreo equilibrio viene meno, assumendo contorni meno netti, di pari passo con il declino

sociale e culturale, e anche economico, dato l’emergente e forte ceramica corinzia.

1.4 La piccola plastica

1.4.1 Tripodi e bronzetti per gli dei Dopo il collasso della società micenea abbiamo pochi esempi di arte plastica, da corredi funebri.

I principi costruttivi sono essenziali ma non banali; cominciano a cogliersi meglio dall’VIII, quando vengono dipinti anche sulle

ceramiche. Importanti nel periodo sono i tripodi, i calderoni votivi ornati di figurine; importanti sono i cavalli, status symbol

aristocratico, raffigurati a tutto tondo come cervi, tori, arieti e uccelli. Anche le rappresentazioni umane sono piccole, in genere

aurighi, opliti, atleti e suonatori. Si possono rintracciare centri di produzione, specie Corinto, anche se lo sviluppo non è coerente. Il

materiale più usato è il bronzo, ma vi è anche l’avorio.

2. L’età orientalizzante (VII a.C.)

2.1 Un’età di profonde trasformazioni

2.1.1 L’epifania di un mondo irrazionale e mostruoso Con età orientalizzante si intende un fenomeno stilistico di circa un secolo,

ove la cultura greca, si lascia affascinare da nuovi motivi non geometrici, orientali, che presto vengono assorbiti e rielaborati. Già dal

IX i commerci con l’Oriente erano ripresi, intensificandosi ed ampliandosi nell’VIII: da ciò entrarono in contatto con raffigurazioni

mostruose ma pregiate. Inoltre l’accresciuta importanza dei santuari greci faceva convergere ricchi doni dai dinasti orientali.

Contribuì anche la fuga dei popoli assoggettati dagli assiri, che importarono in Grecia termini e tecniche nuove, insieme a mode e

miti, costellati di mostri. Ovviamente l’assimilazione è travagliata, data la rigorosità geometrica, e i contenuti più oscuri e violenti

vengono limati (scontro mitico ordine/caos), e dalla metà del VII la tempestosità espressiva si trasforma in organicità compositiva,

per gradi: nell’area ionica ed eolica i costumi orientali vennero più velocemente assorbiti, stigmatizzati dalla madrepatria, e la

geometricità si sgretolò anche nei maggiori porti commerciali, tranne ad Atene, che si chiuse orgogliosamente nel linguaggio

geometrico, rimanendo per decenni ai margini del panorama artistico.

2.1.2 Legislatori, tiranni e colonizzazione A livello storico è importante l’affermazione di legislatori e tiranni, al seguito di pressioni

sociali e crisi nell’aristocrazia: ai semimitici legislatori democratici si affiancano i tiranni, specie sull’istmo e in Ionia.

Contemporaneamente aumentano esponenzialmente le colonizzazioni.

2.2 Verso la pietrificazione del tempio

Nel VII l’architettura sacra passa dall’essenzialità a forme più esigenti, specie per i nuovi materiali costruttivi, verso il blocco di

pietra squadrato, il tetto in tegole, la terracotta, mentre il legno viene sempre sostituito dalla pietra. Le tegole fittili vengono attribuite

a Corinto dal 680, p.e. a Butades; gli edifici divennero più duraturi, ma la necessaria diminuzione dell’inclinazione del tempio causò

l’allargamento della campata della cella, tanto da rendere obbligatorio lo scarico del peso sulla peristasi.

2.2.1 Gli sviluppi nel Peloponneso Continuano gli sviluppi dorici, p.e. con l’Heraion di Argo, il Poseidonion a Istmia, l’Heraion di

Olimpia e l’Apollonion di Thermos, anche se non sono ben conservati. In particolare nell’ultimo si scandisce la divisione fra

opistodomo, naos e pronao; cominciano poi i primi accorgimenti per risolvere il conflitto angolare.

2.2.2 … e nella Ionia Anche in quest’epoca la documentazione proviene da Samo ed Efeso. Sull’isola il vecchio hekatompedon

dell’Heraion è sostituito da un altro, davanti al quale si costruisce un altare; tipicamente ionica è l’enfasi sul pronao.

2.3 La nascita della scultura monumentale

Intorno al 700 Mantiklos dedicò all’Apollo di Tebe una statuetta votiva, chiaro esempio della direzione evolutiva della concezione

figurativa greca: esso abbandona la piattezza delle opere precedenti, in favore di un rafforzamento di glutei, cosce e pettorali, che

compongono un volume solido e potente, sempre assiale: l’addizione assiale di volumi è base della scultura del VII e VI.

2.3.1 Dedalo e il rivelarsi dell’artista Come primo scultore monumentali i Greci indicavano Dedalo, figura mitica che ritrae il

prototipo dell’artista plastico, non più di scarse dimensioni. Compaiono perciò autentiche firme, dal nassio Euthykartidas a

Polymedes, artisti che sono soprattutto artigiani, senza concettualità.

2.3.2 Lo stile dedalico a Creta Il VII vede la nascita della scultura monumentale a tutto tondo, specie a Creta, nel Peloponneso e

nelle Cicladi. A Dedalo vengono attribuiti xoana (statue di culto spesso lignee) e sphyrelata (statue composte da lamine bronzee

inchiodate a legno, tecnica orientale dalla vita breve perché subito sostituita dalla fusione cava), specie da Creta, p.e. dal tempio di

Apollo Delphinios a Dreros, da cui proviene la triade apollinea. Essa precede il vero e proprio stile dedalico, che parte dalla metà del

VII: la Dama d’Auxerre ne è una delle più riuscite manifestazioni, di dimensioni maggiori ma non ancora realistiche, che come la dea

lignea di Samo risale al 640/30 (come l’aryballos proto corinzio del Louvre. Tali elementi (frontalità figurativa, volumi geometrici

assiali, dettagli incisi etc.) si trovano anche al tempio A di Priniàs, dove nell’architettura vengono inserite statue a tutto tondo e a

rilievo: la sculura cretese mostra spiccata attitudine per la kore, mai per il kouros e a volte per la kore nuda.

2.3.3 … e nel Peloponneso Stile dedalico si ritrova anche nel Peloponneso, dove si sarebbero spostati gli allievi: sull’acropoli di

Micene, nell’Heraion di Olimpia.

2.3.4 Le Cicladi: il kolossòs e il marmo Primo piano nella scultura monumentale orientalizzante hanno le Cicladi, con le loro cave

di marmo, a Nasso e Paro. L’impeto innovativo arriva dal Vicino Oriente, specie dall’Egitto, da cui potrebbe arrivare il kouros, nudo,

con le braccia dritte lungo i fianchi e un piede leggermente in avanti; esso si riscontra per la prima volta in un bronzetto a Delfi,

venendo poi riproposto in dimensioni colossali, come il colosso dei Nassii a Delo. Alcune statue colossali giacciono ancora

semilavorate nelle cave di marmo, p.e. quelli di Melanes e di Apollonas. I kouroi e i kolossoi (non necessariamente enormi) avevano

probabilmente funzione votiva, come la kore di Nikandre.

2.4 Oreficerie, bronzi e avori

L’influsso orientale si coglie anche nei manufatti in bronzo, terracotta ed avorio; i tripodi sono sostituiti dai calderoni con orli

decorati, ma dai santuari emergono anche scudi, armi, elmi, corazze; importante la lamina di bronzo, posta su legno nell’Heraion di

Argo. Anche nell’intaglio di legni, ori ed avori si raggiunge un buon livello, insieme alla coroplastica d’argilla.

2.5 Il tracciante luminoso delle ceramiche

Secondo la tradizione Corinto avrebbe inventato, oltre alla coroplastica e alle tegole fittili, la pittura, in origine semplice restituzione

del profilo delle figure a campitura bruna; le tecniche pittoriche trovano ampia applicazione nella ceramografia, ove si marca sempre

più la differenza fra regioni e città.

2.5.1 La ricca Corinto e le sue ceramiche Traccia delle ricche vestigia dell’antica Corinto, rasa al suolo nel 146, sono, insieme alle

scarse rovine del tempio di Apollo, le numerose ceramiche, dal superbo successo fra VIII e VI. Lo stile protocorinzio si evolve dagli

stilemi tardogeometrici dal 720 fino al terzo quarto del VII. In una posizione importantissima, Corinto esportò moltissima ceramica

in tutto il Mediterraneo, grazia anche alla colonizzazione (734 Siracusa). Dal 720 comincia l’immissione di elementi nuovi, specie

orientali, per concorrere con Atene: in genere sono vasi piccoli e sottili, di argilla fine, con ornato subgeometrico e miniaturistico,

ricco; compaiono forme nuove, come gli aryballoi, e in generale quelle per gli unguenti: l’evoluzione di questi determina la divisione

in Protocorinzio antico, medio e tardo, anche grazie alle fonti storico letterarie. Fino alla fondazione di Gela (689) è PCA (vd. Tomba

di Bocchoris), con nuovi elementi ma ancora relativamente geometrici, senza narrazione; fino al 650 è PCM, con figure più spigliate

e meglio connotate, nonché narrative, guadagnando in potenza e monumentalità, come per il cosiddetto Pittore di Bellerofonte, e per

gli unguentari a forma di animale; fino al 630 è PCT, con vasi di maggiori dimensioni (vd. Olpe Chigi) e la massima potenzialità

espressiva, senza i riempitivi geometrici negli spazi e con policromia: si ritrova comunque la divisione in fregi decorativi sovrapposti,

con una capacità miniaturistica notevole

2.5.2 Irrequietezza e crisi ad Atene In Attica si rimaneva ancorati al superato stile geometrico; il primo ad avventurarsi oltre fu il

Pittore di Analatos, nel cosiddetto stile protoattico: elementi geometrici si affiancano anche a elementi nuovi, sempre a silhouette, sia

nell’hydria di Analatos che nell’anfora del Louvre. Nei decenni successivi, dal 680, per ca. 50 anni (protoattico medio) lo stile

geometrico si evolve, anche nella tecnica pittorica detta stile bianco e nero; tipiche del periodo sono le figure di grandi mostruosità,

come per il Pittore di Polifemo, che inserisce il mito nell’anfora eponima; la fuga di Odisseo appare nel Pittore della Brocca degli

arieti, poco più giovane. I vasi di queste fasi non hanno successo commerciale, provengono da un’area ristretta, a testimoniare una

profonda crisi ateniese, da cui l’Attica si riprende intorno al 630, che vide un rapido incremento commerciale, fino a Egitto e Etruria.

3. L’età arcaica (VI a.C.)

3.1 Da Pisistrato alle Guerre Persiane: dalla tirannide alla democrazia

Durante l’età arcaica le trasformazioni sociali vedono il consolidarsi delle classi artigianali, grazie al rinnovato ruolo del commercio

e alle migliorie tecniche; il primato nella ceramica passa da Corinto ad Atene, mentre la prima con Sparta rimane forte nei bronzi.

Notevole impulso alle attività è dato dalle tirannidi, i Cipselidi e i Pisistratidi, e dalla moneta; la ricchezza si concentra nei thesauroi

dei santuari. Le espressioni dei kouroi diventano meno rigide e più naturali, e si comincia a dipingere scene quotidiane.

3.1.1 Atene: Solone, Pisistrato e la nascita della democrazia Ad inizio VI le tensioni fra aristocrazia e popolo vedono sorgere

Solone (594-3), che riformò il sistema giuridico e monetario. Ma la pace si rivelò effimera, e col riaccendersi delle tensioni, salì al

potere Pisistrato, dopo tre tentativi, governandola dal 534 al 528, esiliando gli Alcmeonidi. Il suo fu un buon governo, estendendo

alle Cicladi il potere della polis, ma alla sua morte i figli non furono all’altezza: Ipparco venne ucciso nel 514, Ippia cacciato nel 510,

e salì al potere Clistene, sconfiggendo Isagora.

3.1.2 Gli altri protagonisti Durante questo secolo Sparta diventa egemone sul Peloponneso (Lega), con un grande fervore

economico e commerciale, grazie agli appoggi con Taranto e Cirene, ma in seguito la città si chiuse. Corinto mantenne un ruolo

importante anche dopo la caduta dei Cipselidi nel 585, dominando il nord della Grecia grazie a Corcira e la Magna Grecia grazie a

Siracusa. Invece le città ioniche videro mutare radicalmente il proprio destino, dopo la sconfitta di Creso ad opera di Ciro nel 546: i

Persiani conquistarono la zona, ponendo dei tiranni sottoposti.

3.1.3 I Greci per la libertà Dopo la rivolta ionica de

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gneo Giulio Agricola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia del'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bejor Giorgio.
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