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L'invenzione della fotografia e l'arte contemporanea

L'invenzione di un dispositivo che permettesse di avere un'immagine bidimensionale: la fotografia. L'arte contemporanea sta completamente stravolgendo l'ideale dell'immagine. Il gruppo ha una valenza estetica e nelle pubblicità vengono spesso usate immagini di forte impatto. La macchina fotografica rende più vicine e immediate le cose estetiche.

Camera oscura

Inventata nel 1544, è una stanza buia dove si pratica un foro stenopeico su una parete e sull'altra parete si crea un riflesso di luce detta immagine latente. La camera per questo motivo venne chiamata stenoscopio. Questa luce proietta sul lato opposto all'interno della scatola l'immagine capovolta per permettere al pittore di disegnare meglio. Lo zoom è un dispositivo della camera oscura inventato prima della fotografica. Nello stenoscopio non c’erano lenti, successivamente invece si combinò la camera con la lente per avere un migliore risultato. La camera oscura era un ausilio per eseguire disegni. Nel 1525, Albrecht Dürer illustrò l'utilizzo della camera oscura nella ritrattistica e si rese conto che poteva essere molto utile a tutti coloro che volessero ritrarre quanto si trova davanti al foro. Più il foro è piccolo e più l'immagine risulta nitida e definita. Il pregio di una camera è che è un oggetto alla portata di tutti, economico. Il difetto è che il foro lascia passare pochissima luce, per cui si possono fotografare solo oggetti immobili (utilizzata molto per paesaggi). La camera oscura ebbe notevole successo nel Seicento, per permettere di eseguire ritratti anche a chi non fosse abile nell'eseguirli. Questo strumento ha avuto molto successo nel '600. Dürer inoltre, realizzava disegni in prospettiva utilizzando un reticolo quadrettato collocato verticalmente e un foglio quadrettato (su cui riportare l'immagine vista attraverso il reticolo).

In seguito venne anche creata una macchina per la prospettiva (con griglia). Veniva installata una lente sul tetto di una carrozza, trasformandola così in una camera oscura. Grazie a uno specchio inclinato nella giusta posizione per riflettere la luce entrante, l’immagine appariva su un pannello sul quale si poteva tracciare il disegno; non si era ancora riusciti a capire come potesse la luce stessa creare il disegno. Questa camera oscura era poco pratica, ma poi divenne portatile e più utile (camera obscura portabilis di Brander). In seguito, la camera oscura si avvicinò sempre di più all’attuale funzionamento che sta alla base delle macchine fotografiche: l'immagine passava attraverso la lente, veniva quindi riflessa su di uno specchio posto in fondo alla scatola inclinato di 45° per finire proiettata su un vetro smerigliato su cui era appoggiato un foglio e dare inizio all'opera di "ricopiatura".

David Allan e Regnault

La nascita della pittura: un uomo ha sulle ginocchia la sua amata. Dietro al Duomo vi è una luce che proietta la sagoma della testa dell'uomo; la donna traccia così il suo ritratto. Non si tratta più di un dispositivo meccanico come la camera oscura ma si inizia a capire l'importanza della luce [storia di Plinio]. Molti artisti lavoravano a mano libera mentre alcuni usavano degli aiuti meccanici come quello progettato da Lavater: il modello doveva stare davanti a un telaio traslucido sul quale l'ombra del suo profilo veniva proiettata da una candela o da un'altra fonte di luce; l'artista, dall'altra parte del telaio, tracciava le linee del contorno che poi riduceva alla dimensione desiderata per mezzo di un pantografo.

Durante la rivoluzione francese nasce la silhouette, un’arte che originariamente nasce in Oriente. Thomas Jefferson dispositivo per gradire. La camera oscura nel frattempo si evolve, c'è un obiettivo come uno specchio a 45°. Le pupille urbane funzionano come la camera oscura. Lavater (fine '700) usò la silhouette per studiare la formazione della testa dell’uomo. La silhouette è la rappresentazione più vuota e debole di un uomo ma allo stesso tempo la più veritiera e fedele. Sebbene molto usata, alla fine del 18° secolo venne sostituita dall’invenzione di due francesi: facevano ritratti per mezzo di una lastra di vetro, uno stilo e un pantografo. Questo meccanismo permetteva di disegnare le teste delle persone con assoluta accuratezza e con qualsiasi dimensione desiderassero.

La camera lucida

Dispositivo ottico utilizzato come ausilio per il disegno. Il brevetto appartiene a William Hyde Wollaston. È un obiettivo composto da due lenti, una divergente e una convergente. Permette di sovrapporre otticamente l'immagine da ritrarre sulla superficie sulla quale si sta disegnando. L'artista può vedere contemporaneamente sia la scena che la superficie del disegno come in una doppia esposizione fotografica. Questo permette di trasferire i punti chiave dalla scena alla superficie di disegno, grande aiuto per un'accurata resa prospettica. L'artista può anche tracciare facilmente i contorni degli oggetti nella scena.

Canaletto (Venezia, 700-800)

Era uno dei più grandi pittori di vedutistica e usava la camera oscura nella prima fase di progettazione del disegno. La pupilla è il foro stenopeico e quindi gli occhi sono delle camere. Realizza molte vedute paesaggistiche grazie all'uso dello zoom (che è un'invenzione della camera oscura e non della macchina fotografica). Il suo punto di vista era in posizione rialzata rispetto all'occhio oppure in luoghi poco accessibili alle persone; viste grandangolari, ampiezza alla rappresentazione; il dipinto è il risultato della composizione delle diverse prospettive. 1. Campo Santi Apostoli, 2. Molo verso ovest con libreria e colonna di S. Teodoro.

La fotografia come arte e tecnica

La fotografia da molti non era considerata un’arte, ma essa invece era un’arte e una tecnica. La religione ha avuto un forte influsso sull’arte; la pittura, la scultura e l’architettura dipendono tutte dalla religione. Con la riforma protestante però, il legame tra l’arte e la chiesa si affievolì e le scene delle sacre scritture non furono più i soggetti principali rappresentati da pittori e scultori. I pittori che fino a quel momento avevano dedicato la loro vita alla rappresentazione di paesaggi e figure di armonia classicheggiante o fantasie estranee al cittadino comune, iniziano a pensare di dipingere scene di vita quotidiana e ritratti dei vicini di casa. La pittura assunse un carattere democratico e portò alla nascita dell’arte democratica per eccellenza: la fotografia.

Lezione 2: la nascita della fotografia

La fotografia nasce da un processo grafico. Nascono scuole per dipingere con la camera oscura nelle quali vanno anche a studiare aristocratici stranieri. Molti di questi riportano nelle proprie patrie dei souvenir, delle vere e proprie immagini di Venezia. I più bei dipinti di Canaletto e infatti sono conservati nei musei inglesi.

Inventori: i padri della fotografia sono Niepce, Daguerre, Talbot, Hershel, Archer, Maddox. Il 1839 è stato ufficialmente riconosciuto come anno dell'invenzione della fotografia grazie a Daguerre, francese, pittore e inventore del diorama, una tecnica di spettacolo in cui le immagini, spesso dipinte su un'enorme tela da entrambi i lati, erano illuminate per trasparenza da diverse fonti luminose che variavano di intensità e colore, simulando i processi naturali come il sorgere del sole. Daguerre fece la pubblicazione del nuovo procedimento fotografico il 7 gennaio all'Accademia delle scienze di Parigi. Il collaboratore Niepce è considerato da alcuni autori il vero inventore della fotografia. Egli ricoprì la lastra con un sottile strato di bitume di Giudea e la espose per ben otto ore nella camera oscura ottenendosi sulla lastra un’impressione fotografica che chiamò eliografia. La luce che penetrava la camera ottica induriva il bitume, le parti ancora umide venivano lavate via con un olio di lavanda e petrolio. Così si otteneva un'immagine realizzata fotograficamente. Il contributo che Niepce dette alla fotografia venne oscurato da Daguerre, il cui merito fu ridurre il tempo di esposizione a 20 minuti. Raggiunse tale risultato grazie alla scoperta di un metodo di sviluppo con i vapori di mercurio, creando l'immagine latente, invisibile, su una lastra che veniva sottoposta alla luce. Infine l'immagine rilevata veniva fissata con un bagno di acqua salata. Nel 1826 i due inventori vennero a conoscenza delle rispettive offerte e nel 1829 si associarono. Niepce però morì prima che i risultati della loro collaborazione fossero pubblicati e così l'intenzione prese solamente il nome di Daguerre venendo chiamata dagherrotipo. Solamente una ricompensa economica è meritata al figlio di Niepce.

Joseph Nicephore Niepce

Borghese aristocratico che faceva l'inventore di mestiere. La voglia di inventare nel '700-'800 era molto forte e nascono così anche strutture legali per proteggere gli inventori e i loro brevetti (Nel periodo dell'illuminismo c'erano delle spie che indagavano nei paesi per scoprire i brevetti degli inventori). Il mestiere diventa sempre più in voga. Joseph e il fratello inventano un motore a scoppio e la bicicletta. Egli inizia a immaginare un sistema per avere delle copie di qualsiasi disegno/oggetto senza incidere le immagini (infatti era a conoscenza degli effetti della luce). La luce ma soprattutto il calore provocano cambiamento. Inizia a cercare un materiale che secondo lui reagisce in un certo modo al calore; prende il bitume di Giudea, lo ammorbidisce e lo spennella su una lastra. Appoggiando un'immagine sul bitume e mettendola sotto la luce, dopo un po' si ottiene una matrice grafica (un negativo) senza l'ausilio umano. È un processo scientifico e grafico che porterà alla fotografia. Il sistema inventato da Niepce è chiamato eliografia. Successivamente prende il bitume e lo inserisce nella camera oscura creando così la prima immagine fotografica mai realizzata al mondo (non è più la rappresentazione di una semplice immagine bensì della realtà). È la visione da una finestra: si vedono il comignolo, all'angolo della casa e il fienile. Per fare una foto del genere ci sono volute dalle 8 alle 10 ore, il sole nel frattempo si muoveva e infatti nella foto non ci sono ombre.

Louis Jacques Daguerre

Scrivere delle lettere a Niepce ma lui le ignora. Era uno scenografo iperrealista e il sistema di comunicazione visiva spettacolare che si chiamava diorama. Era un dispositivo teatrale nel quale lo spettatore veniva posto davanti ad una tela in cui il soggetto rappresentato era architettonico o paesaggistico. Era una tela semi-trasparente ed usava la luce sia davanti che dietro. Era un sistema quasi cinematografico. La scelta del sito da rappresentare doveva comunicare, i luoghi dovevano avere un significato e una storia di una leggenda. Il diorama era una sala circolare in cui il pubblico si sedeva: una sala circolare roteante senza proscenio. C'era una tela dietro alla quale vi erano delle luci e degli specchi.

Rosslyn Chapel: cappella in Scozia, sito di molte leggende e miti, costruita nel 1446. In questa chiesa venne fondata la massoneria. Nel 1826 comparve in una rivista l'immagine della Chiesa creata con il diorama. Nella chiesa c'era una colonna detta dell'apprendista creata da un giovane ragazzo. La colonna doveva essere creata da un architetto ma mentre quest'ultimo venne mandato in Spagna per intraprendere degli studi, l'apprendista si mette all'opera. Quando l'architetto torna, vede la bellezza della colonna creata da un semplice ragazzo e decide così di ucciderlo. Daguerre ha sete di fama e gloria e vuole scoprire le tecniche di Niepce, così si mette in contatto con lui.

Oltre al diorama esistevano altre forme di rappresentazione dell'immagine. Venne inventato anche il panorama. La gente pagava il biglietto per vedere il paesaggio a 360°. Venivano proiettate sulle pareti le realtà e poi ridipinte. Il dramma è una superficie piatta mentre il panorama è a 360°.

Lezione 3: la dichiarazione pubblica del dagherrotipo

7 gennaio 1839: viene fatta la dichiarazione pubblica del dispositivo per rappresentare la realtà graficamente. Dopo lunga insistenza Daguerre e Niepce si incontrano e arrivano alla conclusione che debbono lavorare insieme e dividere il ricavato a metà. Fanno un contratto e poi entrambi si rivelano quali erano i loro studi segreti fatti per rappresentare la realtà. Creano anche un alfabeto segreto per poter comunicare senza pericolo delle spie: nel 1833 però Niepce muore e il contratto passa al figlio il quale non si rende conto dell'importanza dei segreti del padre così trascurata la cosa. Alla fine a Daguerre andrà il 70% del ricavato mentre al figlio di Niepce solo il 30%. Nel 1839 nella rappresentazione ufficiale in cui vengono invitati molti scienziati francesi. Viene presentato il dagherrotipo (inventato da entrambi ma prende il nome solo da Daguerre che si proclama inventore senza l'aiuto del compagno). Il dagherrotipo è un'immagine fotografica su supporto rigido in argento. L'immagine era storta e la luce bruciava la foto, per questo Daguerre usa l'argento per fare in modo che la foto non sparisca. Boulevard du temple: L'immagine data dal dagherrotipo dà contemporaneamente negativo e positivo: è un enorme difetto. Daguerre invia agli altri Stati e le fotografie per presentare la sua invenzione e regala il suo dagherrotipo alla Francia in cambio della pensione a vita. Il 19 agosto 1839 Daguerre avrebbe dovuto spiegare in pubblico come poter fare il dagherrotipo ma quel giorno era ammalato così il giorno seguente esce un libro che spiega. Già da subito ci si poteva lanciare nel mondo della fotografia. Molti pittori abbandonano il loro lavoro per diventare fotografi. Il limite era perché vi era poca luce. Delacroix sostiene che la pittura sia morta. Anche il dagherrotipo ha tempi di posa molto lunghi. Iniziano a nascere correnti artistiche come la pornografia. Inizia il mondo della catalogazione linneana. Uno specchio nel vecchio: viene fotografato un bambino con uno specchio a fianco. L'uso del dagherrotipo nel mondo dell'editoria: le immagini editoriali erano prodotte da fotografie dal vero.

John Ruskin

È uno storico inglese critico d'arte. Si rende conto che la fotografia è utilissima per riprodurre dettagli architettonici. Dice: “photography is verity”. Nella riprodurre l'immagine fotografica per la stampa, si può sbagliare perché non si conosce la realtà effettiva.

Lezione 4: Sir John Herschel e William Henry Fox Talbot

Sir John Herschel: aristocratico astronomo esperto delle proprietà dell'argento. William Henry Fox Talbot nacque a Lacock Abbey. Fu colto di sprovvista dalla notizia dell'invenzione del dagherrotipo: rimase sconcertato perché sino a quel momento aveva creduto di aver inventato lui stesso la fotografia. Nelle sue due pubblicazioni “The pencil of nature” e “on photogenic drawing” uscì a descrivere in che cosa lo avesse portato a compiere esperimenti fotografici. Pensò di tentare un metodo che aveva sperimentato anni prima: prendere una camera oscura e proiettare l'immagine dell'oggetto su una carta lucida trasparente posta su una lastra di vetro, posizionata al centro della camera oscura. Su questa carta l'oggetto appare nitidamente e può essere tracciato con una matita. Le tavole di questo lavoro sono state impresse mediante la sola azione della luce senza alcun intervento della matita dell'artista. Tra le scoperte a queste c'è il negativo fotografico dal quale si potevano ricavare i positivi. Battezzò le sue stampe Talbotypes e successivamente calotipie. Talbot e Herschel sono i primi inglesi a incidere la foto su carta nello stesso momento in cui in Francia Daguerre stava inventando il dagherrotipo. Talbot aveva una camera lucida: un prisma di cristallo che permette di vedere il riflesso della realtà. Era ignaro del fatto che in Francia qualcuno stesse inventando il dagherrotipo. Talbot, amico di Herschel, gli chiede un aiuto. Era un negativo non contento prese un foglio fotosensibilizzato, lo mette sotto e creando il positivo. Talbot lo chiama il disegno fotogenico “photogenic drawing”. Decade così anche il limite del dagherrotipo che creava immagini distorte.

Questo processo era utile anche per la creazione di volumi e di design grafico. Talbot vuole capire quali siano i limiti della sua invenzione. Il disegno fotogenico avviene per contatto diretto appoggiando l'oggetto su un foglio. Casa di Talbot: Lacock Abbey. Attualmente è il museo nazionale. Talbot nella sua casa aveva delle finestre sporgenti. Ad un certo punto decide di mettere il foglio all'interno di un dispositivo: decide di usare anche lui nella camera oscura come Daguerre e Niepce. Inserisce il foglio fotosensibile nella camera oscura e crea la foto, nel 1830 (Daguerre invece nel 38-39). Egli sostiene che gli oggetti possano auto-delinearsi senza l'aiuto della matita dell'artista. Nel 1843-44 e le immagini riproducibili possono essere inserite nei volumi e anni il primo fotolibro (photobook) “the pencil of the nature”.

Dagherrotipi e l'accettazione della fotografia

Il dagherrotipo era accettato da tutti, come lo erano anche i soggetti: vedute di paesaggio e architettura in un contesto pittoresco erano motivi accattivanti e furono tra i primi ad essere fotografati con tale procedimento. Il più antico dagherrotipo realizzato da Daguerre nel 1837 è una natura morta mentre la prima fotografia su carta ad opera di Talbot è finestra a Lacock Abbey. Nel '39 Daguerre presentò all'Accademia delle scienze di Parigi il primo ritratto mediante dagherrotipo una persona. I pittori furono tra i primi a discutere dell'impatto della fotografia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dalpa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Maggi Angelo.
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