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storia dell'arte dell'asia orientale (A,B,C)

Appunti delle lezioni di storia dell'arte dell'asia orientale con la prof.ssa R.Menegazzo, tenute nel secondo semestre anno 2018.
moduli A, B e C. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Menegazzo. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia dell'arte dell'Asia orientale docente Prof. R. Menegazzo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il todaiji era enorme, con 11 campate di lunghezza e 7 larghezza e all’interno la

statua birushama di 16 m di altezza.

Con la guerra viene distrutto quello originale, quello di oggi risale al 1692.

Edificio imponente con il tetto spiovente che copre due piani. Arco che chiude

finestre dei portali e porte d’ingresso nello stile dei grandi samurai al potere in

epoca edo.

Buddha in bronzo con aureola dorata alle spalle con figure in bassorilievo di

piccoli buddha assisi su fiori di loro. La mano nel mudra della calma e l’altra

appoggiata al ginocchio, incisione sui petali del piedistallo in forma di loto, alcuni

sono sopravvissuti.

Ogni petalo rappresenta uno degli universi governati da shaka e dai suoi

bodhistva.

Struttura lignea intorno al buddha.

Magazzino del todaiji diventa museo “soshoin”, conteneva oggetti di ferro,

metallo, sete. Shosoin indica tutta l’area non solo il magazzino, oggi ci resta

dentro il todaiji, contiene diversi tesori dell’epoca nara e precedenti. Alla morte

dell’imperatore sho, l’imperatrice kmyo donò al tempio todaiji centinaia di

oggetti della famiglia imperiale, oggetti d’uso secolare, non legati alla religione.

Anche utensili usati per cerimonia apertura occhio. Si trova a ovest del

daibutsuden. Tutta la collezione imperiale è sovrintesa dall’agenzia per gli affari

imperiali che oggi è uno dei fulcri dei beni culturali del giappone, passata alla

giurisdizione dello stato. Stile azekura = a granaio, costruito in cipresso “hinoki”

usato per incensi o per kimono o profumo per bagno. Travi tagliate in sezioni

triangolari messe una sopra l’altra cosi che agli angoli queste travi si incastrano

senza chiodi.

L’effetto esterno è superficie regolare e tridimensionale con gioco ondulato

mentre all’interno le pareti sono lisce. La base è rialzata, a palafitta, con pilastri

rotondi di 2,70 m su pietre regolari che fanno da isolante e supporto contro

umidità.

Il tetto è di tegole semicilindriche curvate, agibile come magazzino dal 761. C’è

una tradizione portata avanti “mushimoshi” giorno tradizionale in cui tutti gli

oggetti vengono tirati fuori, esposti all’aria per pulire i locali, a fine stagione delle

piogge. Disinfestati dai mushi, scarafaggi. Tra 1843 e 54 fu costruito un

magazzino in cemento per la collezione del todaiji e il rito del mushi moshi

coincide oggi con mostra temporanea che viene proposto al museo nazionale di

nara.

Il tesoro dello soshoin conta oggetti dedicati al grande buddha. Esiste un registro

dei tesori che registra tutti gli oggetti appartenuti all’imperatore.

Ceramica soshoin sam sai, ceramica tricolore; verde e bianco o giallo, ciotole,

contenitore per cibi e bevande usati dai monaci.

Specchi vari.

Scatola 28 x 44 con piedini a forma di nuvola che sollevano la scatola usata

come piccolo altarino per offerte, ebano, sandalo, avorio per piedini, oro e

stagno, inseriti in questo disegno a sezione di rettangoli.

Biwa: liuto in 5 corde in legno con intarsi di madreperla, 108 cm x 31 si trova

nell’area nord del soshoin, strumenti originario indiano,

Il toshodaiji è legato alla figura di un monaco cinese che in giappone è

conosciuto come gan jin vive nel 688 e 663, nel 754 il monaco giunse a nara per

portare le conoscenze del buddismo ritsu, porta anche il rito dell’ordinazione dei

preti buddisti per il clero giapponese. Epoca in cui i rituali e leggi precise

servono, perché tutto si basa sull’importazione dall’estero.

Gan jin giunge dopo 6 tentativi in 10 anni di attraversare il mare e a causa di un

incidente ci arriva cieco. Nel 755 crea piattaforma per le ordinazioni presso il

todaiji e 400 persone + imperatrice komyo presero i voti.

Il toshodaiji costruiti 759 e non fu terminato prima del IX, viene eretto a ovest di

nara, area vicino yakushiji, area di culto hondo e portale di etrata uniti da

porticato che chiude cortile rettangolare.

Il hondo 7 campate x 4, modificato in epoca edo soprattutto nella campata che

da sul cortile, la facciata, trasformata in un porticato coperto che mediava tra

esterno e interno per la preghiera, diventa semiaperto. La campata esteriore

chiusa.

Al centro nelle campate centrali, si trovava altare. Sviluppo orizzontale statico

con un’altezza non sviluppata in verticale ma lunghezza con tetto spiovente che

fa sembrare ancora piu basso l’edificio.

Tetto modificato nell’epoca edo. Figura di buddha birushana nel 759, è la più

grande alta 3 m di quest’epoca, fatta con tecnica della lacca secca svuotata e

coperta con foglia d’oro.

È una figura carnosa con volto paffuto e rotondo e le spalle larghissime.

Sensazione di pesantezza, realizzata senza cura di particolari, liscia.

Collo largo, profilo curva verso alto con la posizione della testa piegata verso

dentro. Più realistiche sono le pieghe della veste che cade con movimento

irregolare, meno aderente. Dietro la sua figura aureola di legno che porta 100 di

piccole immagini di buddha assisi su fiore di loto.

Nel 1917 lavori di restauro da cui si scoprirono iscrizione scritta ad inchiostro con

i nomi dei lavoratori: Hirotai, nuribe hotomaro, jo fuku.

I lavoratori sul campo per la statua erano coreani, periodo in cui gli artigiani

vengono dalla corea.

- Statua di ganjin lacca secca vuota: figura umana semplice e realista, idea

di equilibrio e sobrietà, vita ascetica del monaco, sguardo cieco. Alto 82

cm, seduto in meditazione, mani sopra l’altra per meditazione, palpebre

semi chiusi. Volto spigoloso continentale con le pieghe dei zigomi segnati

e il collo sottile, le costole visibile sotto il collo, le pieghe ampie e morbide.

Naturalezza no particolari.

- Ritratto della dea hichijoten, deriva dalla divinità lakshim, dea della

fortuna, fine epoca nara, anni tra 760 e inizio 770, due opere di

quest’epoca, figura di questa diventa popolare in giappo dopo il 767 e

diventa una divinità abbondanza raccolti e pioggia. Spesso confusa con

un'altra, benzaiten a cui son dedicati molti templi e santuari. Non viene

quasi mai mostrato perché prezioso, è piccolissimo circa 53 cm, tutte e

due le immagini, sua scultura che dipinto = donna dai tratti asiatici

continentali, volto paffuto e labbra carnose, acconciatura raccolta e con

vesti ricche di sete con motivi diverse in più strati con svolazzi mossi dal

vento come se sta camminando. Colori e inchiostro su canapa, brillanti,

verde, rosso, oro pezzetti inseriti, anche questa rappresenta ‘ideale di

bellezza cinese tang.

Risulta eterea, non c’è ambientazione, si libbra in aria.

- Ritratto si shotoku taishi, inizi del VIII secolo, affiancato dal fratello piccolo

e il figlio, in statura più piccoli, con vesti semplici, colletto rotondo,

maniche larghe con pieghe ricchie, del periodo tang, calzature cinesi,

cinturi cinesi e spada, volti tang. Ha in mano uno scettro, bacchettino di

legno, scettro del potere. A partire dal VIII, dopo la sua azione venne

riconosciuto e venerato come reincarnazione di shaka e kannon, figura

semidivina, padiglioni nei tempi con la sua figura venerata come parte del

pantheon. Colori su carta.

Questi due dipinti ricalcano i canoni dell’epoca tang cinese.

- Statua yukushi nel tojodaiji, lacca secca con struttura in legno, affianco al

buddha birushana, vesti che risentono del legame che la scultura buddista

ha con il materiale: corpo e veste unica cosa, ricalca le forme del corpo,

veste bagnata e aderente. Volto pieno, squadrato e aureola riflette e

ricalca la forma della figura.

- Kannon dalle 1000 braccia dall’altra parte del buddha birushama, anni 80

del VIII, con braccia grandi e piccole, ognuna tiene in mano un oggetto che

diventa una delle rappresentazioni delle sue bodhisatva della

compassione, corona con 11 teste che lo circondano. Figura stante con

bastoni da pellegrino, tecnica lacca secca con struttura lignea in oro.

- Rotolo orizzontale, sutra illustrato che rappresenta i temi dell hingakyo, il

dharma la legge buddista, secondo cui ogni azione ha una conseguenza su

tutti. Questo rotolo ha 2 parti, inferiore un testo calligrafato con caratteri

cinesi (kanji) inseriti con spazialità verticale equivalente, superiore scene

della vita di shaka, da quando va via dal palazzo per iniziare la sua ricerca

e diventa buddha. Forse copiato intorno 756 da prototipi di pittura originai

di derivazione cinese tang. Ogni scene viene contenuta nello spazio degli

elementi della natura, montagna tratteggiata.

PERIODO HEIAN PRIMA FASE 794-894

Dall’epoca heian la sede dell’imperatore rimane fino al 1868 a kyoto.

Fino all’epoca heian coincidono i poteri nella capitale di heian kyo, dalla fine ci

sarà una distinzione tra i poteri religioso e politico-amministrativo.

Luogo scelto per lo sviluppo di una forma di buddhismo opposto rispetto alle 7

scuole di nara, impotata dalla Cina, ispirazione indiana ed esoterico per

iniziati, seguiva riti, cerimonie.

Personalità importanti furono due monaci: sai cho vive tra 767 e 822 prende il

nome postumo dopo la morte, dengyo daishi (maestro), e stato ordinato a

Nara, studia in Cina presso scuola tianthai, quando torna in giappone fonda

un monastero fuori nara che è il monte hiei.

Enryakuji, punto santo dell’epoca heian, la scuola che porta avanti prende il

nome della scuola cinese, tendai, scuola sincretista cioè aperta a spunti, non

crea scissioni ma assorbe e si modifica. Si basa sul sutra del loto, il

myorongheyo, fondamentale per la scuola è la credenza che ogni umano ha

in se la natura del budda e può raggiungere l’illuminazione tramite

meditazione, affidandosi al dharma e alla comunità di fedeli e al buddha.

Nel 807 tiene la prima cerimonia di ordinazione di un centinaio di fedeli che

entrano nella comunità tendai. L’imperatore fonda la nuova capitale ai piedi

di questa montagna, nonostante che il nord est fosse il punto da cui arrivano

le influenze maligne, tuttavia per la presenza del luogo sacro sulla montagna

gli spiriti vengono eliminati e la capitale è protetta.

La struttura della città è la stessa di nara, sulla base della chagan cinese,

misurava 4 km x 5, strade a griglia da nord a sud / est a ovest formando

quadrilateri al centro, e i 4 blocchi centrali al nord della città erano occupati

da palazzo imperiale.

Due templi potevano stare nel perimetro della città, il toji e il saiji.

Si trovavano sul lato sud della città, lontani dal palazzo imperiale. Oggi la

kyoto che visitiamo è spostata verso est e il fiume kamo che la costeggiava

diventa il fiume centrale.

Anche il palazzo imperiale è una ricostruzione del 1855 ma mantiene fede

all’originale.

Quando venne costruita, il monastero sulla montagna non era un pericolo per

la corte ma dopo questo degenera e ci fu una crescita di contrasti interni tra

religione e stato.

L’altro monaco: kukai, nominato anche come koobodaishi, vissuto tra 764 e

835, ha studiato in cina e si spinse fino all’india, torna nel 806, forse ha

studiato anche il sanscrito, era poeta, scultore a cui sono attribuite alcune

opere nel toji. Considerato grande filoso e speculatore. A lui si deve la

fondazione di un'altra scuola esoterica, shingon, scuola della vera parola.

In questo caso si basa su due sutra: dainijikyo e congojokyo.

La sede collocata vicino a heain kyo in mezzo alle montagne e il centro è il

monte koja a sud si osaka con il tempio kongobuji.

Nel 823 anche kukai ottiene un tempio nella capitale, il toji, che lui cambia in

kyogokokuji, cioè tempio per la difesa della nazione tramite il re delle

dottrine.

La shingon divenne scuola dominante del primo perodo heian.

L’insegnamento si basa su: rappresentazione del mandala. I concetti di

questo buddhismo derivano dall’india, arrivano in Cina intorno al VIII secolo e

in giappone nel IX secolo. Si basano sulla non dualità del buddha, corpo

trascendentale e fenomenico sono un'unica rappresentazione e tra gli oggetti

di culto ci sono i mandala dei due regni, ryokai mandala, diagramma dei due

mondi.

Mandala è una parola sanscrita ed è cerchio, viene traslitterata in mandara in

giappone e indica il diagramma dell’universo spirituale che poteva essere

immaginato con questa rappresentazione, poteva essere scolpito, forma

pittorica e architettonica.

- Mandala takao con inchiostro oro e argento su seta, 830 a jingoji di kyoto.

Considerato più antico, si dice che questi due mandala fossero stati

eseguiti da kukai stesso in risposta a una richiesta dell’imperatore junna.

Sono due esempi antecedenti rispetto ad altri due nel tempio toji del tardo

IX.

Posa del buddha dainiji in meditazione, lo stile è tang. È pieno di gioielli,

corona e aureola ricchissime come le vesti, siede su piccolo trono a forma

di fiore di loto.

- Tazokai mandala, tratti diversi, nel toji, le figure sono più energiche con

contorni sottili a fili di ferro precisi in rosso, manca la tridimensionalità che

c’è nel takao mandala. Aspetto decorativo che prevale, movimento nelle

mani di tutte le figurine che esprimono i mudra, ma i corpi sono

rappresentati senza movimento e mostrano questo cambiamento dei primi

anni 800 in cui si fa takao e metà IX del tazokai.

- Mandara taizokai che appartiene alla coppia di mandala che si trova nel

toji all’epoca kyohokoghuji, su seta con pigmenti colorati e dorati, seconda

metà del IX, taizokai = mandala del mondo del grembo. Descrive

l’apparenza fenomenica degli aspetti della natura del buddha,

rappresentazioni simboliche come tante teste e braccia e immagini

terrifiche per il male. Composto di 12 aree da un fiore centrale iscritto in

un quadrato rosso e poi aree più larghe nei due lati esterni, poi una serie

di quadrati esterni poi il bordo della seta, forma del rotolo verticale. Dal

centro si allargano le aree e aumentano le figurine in ogni area, il fuclro

con buddha dainiji al centro con le sue emanazioni, 8 petali poi sempre più

figure più piccole. Sono 12 aree o corti, disposti in ordine concentrico per

le varie nature del buddha e della natura umana, visto dal punto di vista

della compassione del buddha dainiji, l’area al centro degli 8 petali, c’è

l’area del buddha dainiji circondati da altre figurine assise su loto con

aureola alle spalle, assisi con gambe incrocate e mani in diversi mudra.

Il buddha tiene le mani nel grembo con i palmi uno sopra l’altro e pollici

uniti nella posizione della meditazione. Figure di buddha e mano mano che

usciamo ci sono tra i petali figure di bodhisatva insieme ai buddha, nei

rettangoli intorno all’area centrale ci sono 4 manifestazioni: forze che

incanalano le emozioni, re della saggezza, conoscenza e il sapere

universale. A racchiudere queste aree ci sono i reggitori di bashra, una

sorta di scettro con impugnatura centrale e tre ganci sopra e sotto, scettro

del potere e intelletto che distrugge emozioni umane. Ci sono i reggitori di

loto per la purezza. Nelle aree esterne abbiamo figure che vengono

dall’induismo con più braccia dentro fiamme rosse (protezione figure

buddhiste), figure di bodhisatva più piccole, fughenbosatsu insieme a

elefante bianco ( diventerà parte del culto popolare), assistenti che

accompagnano che ricordano i danzatori per le vesti svolazzanti, le figure

del buddha. I guardiani nelle parti più esterne e come simbolo il fior di loto

sempre associato a questo mandala.

- Kongokai mandala, conformazione a 9 aree quadrate che dividono l’intera

superifice e ognuno di questi hanno dentro un’ulteriore divisione con

cerchio al centro. Il mondo del diamante, realizzata con colori vari su seta,

della seconda metà del IX, nel toji, buddha dainiji al centro insieme ai

buddha fenomenici, che sono apparsi nei vari templi e posti.

9 aree corrispondono ai mondi del buddha, specchio che rinfrange come

diamante e simboleggia luce dell’universo. Tutte le divinità sono esseri

illuminati, al centro assemblea ottenimento della buddità. Mudra del

pugno della saggezza con palmo che tiene indice chiuso dentro ed è il

mudra che contraddistingue il buddha dainiji. Dal rosso all’oro al bianco,

azzurro lapislazzuli, colorazione che si è conservata bene.

- Alcuni dipinti nel toji, stessi anni, dipinto su rotolo verticale con inchiostro

nero e pigmenti, con sviluppo di 2 m e 13 cm, rappresenta uno dei

monaci, che venivano rappresentati in ritratto come essere che

intraprendono percorso verso il buddhismo e quini esempio da seguire.

Una parte di questi dipinti sono fatti in cina, 7 dipinti, patriarchi della

scuola shingon, anche questo tipo di pittura era un’insegnamento non

verbale e sottolineava importanza dell’allievo maestro. Questo set di

dipinti venne date a kukai, prima del suo ritorno in giappone, ma kukai

fece rifare due dipinti a un pittore cinese nel 821. Quelli in cine hanno

realismo e tutti rappresentano monaci in meditazione. Riuchi è il quarto

patriarca, allieva di nagariuma e secondo patriarca, questi due ritratti sono

quelli rifatti in giappone. Riuchi rappresenta il patriarca che diventa

simbolo di tutti i successori che rappresentano l’esempio da seguire. Capo

rasato, sopracciglia folte ben delinate, occhi grandi neri, bocca con labbra

rosse, braffi leggeri e tonaca con fasce nere e pigmento rosso, lasciata

cadere e tenuta con un lembo sorretto dalla mano sinistra. Seduto su

piedistallo, nella mano dx ha un piccolo libro, simbolo dell’insegnamento.

Uso della tecnica a fil di ferro con contorni in pigmento rosso, non c’è uso

di sfumature, differenza dei dipinti cinesi che sono più realistici.

TOJI

Kodo: sala di lettura. Padiglione costruito su un spazio di pianura, e kukai

prevede un mandala anche scultoreo, realizza un altare centrale dove sono

posizionate 21 figure scultoree che ricordano lo stesso tipo di

rappresentazione simbolica nei mandala, lo rende tridimensionale sull’altare.

La cerimonia dell’apertura dell’occhio avviene nel 839, dopo la sua morte

(835). Tutte le sculture sono a dimensione umana e rappresentano buddha

dainiji al centro con due bodhisatva, figure di myo conoscenza suprema, e i 4

shitenno, i re guardiani + bonten e taishakuten.

La figura di fudo myo, doveva essere circondata dagli altri 4 re in origine,

produttore di tesoro, colui che genere timore, il demone diamante, sono tutti

myo, re che devono incutere timore e circondare fudo. Da una parte risultano

più uniti, drappeggi abiti ricchi nei dettagli e molto accentuati in confronto a

fudo che fa la parte di buddha con i suoi bodhisatva.

Fudo tiene in mano un laccio nella sx e nella dx una spada con impugnatura

forma di bashra, simbolo dello shingon, scettro.

Ha bracciali alla maniera indiana, volto un po indiano, capelli raccolti in una

treccia laterale, i denti sono aguzzi che escono dalle labbra, occhi con

sopracciglia corrucciate al centro, senso di forza e incutono timore, sono

aperti rivolti al basso.

10/04/18

Byodoin ricalca dal punto di vista architettonica l’architettura di tpo shinden

zukuri della nobiltà di corte con un padiglione centrale dei padiglioni a est e a

ovest. Uno di questi nasce grazie al mecenato michinaka che si fa costruire

questa residenza come estiva, si trova fuori kyoto in questa zona famosa per

le piantagioni di tè.

La sua morta, la sua residenza viene convertito a tempio dedicato ad Amida

con la sua scultura al centro della sala della fenice, hooodo. Questo culto è

legato al culto della rinascita nella terra pura: buddhismo legato ad amida.

Residenza ereditata dal figlio quando muore, la conversione al tempio ha

trasformato la sala della fenice in spazio tridimensionale che rappresenta il

raigo di Amida (1052).

La scultura di Amida fatta da jocho, maestro di scultura buddhista innovativo,

a lui si attribuisce nuovo schema e proporzione legata alla scultura, e questa

ne rappresenta la novità. A jocho furono commissionata quasi tutte le sculture

dell hojoji.

Ebbe due titoli onorifici e sono hokkyo: maestro del ponte della legge ed è un

titolo che rientra nei ranghi della gerarchia buddhista raramente attribuito a

scultori. L’altro è hogen: maestro dell’occhio della legge. Legge è

insegnamento del budda.

Ci rimane di jocho solo il budda Amida nyorai nel byodoin, l’altezza dalla testa

dal mento ai capelli: il volto, diventa l’unità di misura usata per tutto il corpo.

L’ampiezza è identica alla sua altezza e cio si rivela in una sensazione di

stabilità e compattezza. La tecnica usata, essendo sculturaa lignea è lo

yoseghi zukuri, tecnica di assemblaggio di più parti. In questo caso abbiamo

53 blocchi di legni usati. I difetti della tecnica: non si poteva scolpire i dettagli

in modo profondo e incisivo, questo da anche un senso di leggerezza ed

eleganza e permette un certo dinamismo, anche se in questo caso non è

dinamico ma massiccio e imponente. La tecnica permetteva la realizzazione

delle sculture in botteghe con aiuto di apprendisti ai quali viene affidata la

scolpitura iniziale e una volta fatte le diverse parti queste venivano

trasportate e montate in loco.

Il budda amida è situato su un alto piedistallo a loro con le mani sopra i piedi

incrociati nel mutra della meditazione, lo sguardo semichiuso abbassato,

assente o proiettato interiormente, stato meditativo. Alle spalle aureola a

giorno, forata, coperta d’oro e con motivo di fiamma a cui si aggiungono

riccioli di fiamma che vanno verso alto con forma a mandorla la cui punta

entra in un oggetto decorativo che è un ombrello rotondo con baldacchino

quadrato e simboli legati ai principi indiani. L’aureola e baldacchino hanno

decorazioni molto elaborate, forme di fiammella o riccioli che salgono e che

contrastano con la figura del budda che è semplice, con il torso liscio tranne

due scolpiture per la piega del ventre e del torace, anche quelle del collo sono

superficiali e il volto è rotondo, a luna piena. Sull’aureola figurine di

bodhisatva seduti su predelle con foulard e sete che si ripetono intorno al

budda e intorno alle pareti. Sono in piedi o assise su nuvole e suonano

strumenti o danzatori, in contemplazione e che si rifanno a un modello

indiana degli absara, figure di ninfe celesti che danzano coperte di sete, con

la posizione tribanka in accompagnamento al budda. Tutto coperto in oro.

Baffo dipinto che si rifà all’estetica indiana, pieghe della veste piccole e poche

onde rotonde leggere senza profondità. A completamento della sala dell hoodo ci

sono dei dipinti che in origine coprivano le superfici delle porte interne e

rappresentano i 9 tipi di accoglienza. In ogni dipinto vi era una lunga iscrizione di

cui rimane qualche traccia e sono quasi tutti perduti. Sono frasi con caratteri

molto piccoli tratti dal sutra del buddha della vita infinita. Oggi sono stati rimossi

e vengono mostrate sul tempio delle copie su rotolo. Temi di amida che scende

ad accogliere il morente, immagini del paesaggio, per questo primo esempio di

pittura yamatoe: nome antico del giappone e indica la pittura (e), pittura

autoctona giapponese che nasce in questo periodo e non ha influenze cinesi.

Combinata a temi buddhisti quindi con scopo educativo.

Altri esempi di raigo che mostra come il genere si diffuse in epoca heian, presso

l’hokkeji c’è un set di tre pitture su rotolo verticale e un altro nel tempio sul

monte koya.

Il primo risale a inizio XI l’altro è alla fine. Abbiamo la triade di amida con kannon

e sheishi alla destra e alla fine una figura, tutti sono sopra nuvole, il budda è

seduto su piedistallo a loto sopra nuvola e la terza figurina con stendardo sempre

su nuvola. Sheishi tiene in mano ombrello a loto e lo tiene sopra la testa di

kannon che invece ha in mano un piedistallo a loto. Le proporzioni del buddha

sono più grandi rispetto al resto, anche la postura è piu solida e rigida. I contorni

sono sempre omogenei nello spessore, tecnica fil di ferro, mentre i due laterali

sono iù esili con drappi di cui si vede il movimento, i contorni con pennello in

modo libero e con vari colori dal rosso al verde all’azzurro e oro. Si pensa si tratti

di mani diverse, forse l’immagine di Amida è precedente rispetto agli altri due

rotoli anche se il supporto è una seta simile, stessa bottega pittorica.

L’altro della fine XI inizio XII si trova sul monte koya, rappresenta il raigo nella

maniera classica, che fa riferimento alla cerimonia come descritto da genshin.

Amida al centro dei tre pannelli, figura dipinta tutta in oro e siede in posizione

frontale rispetto a chi guarda con gambe incrociate su piedistallo a loto che è

dipinto uguale con oro. Il tutto si inserisce ed è supportato da grande nuvola

bianca che comprende molte figure. È una nuvola che si estende

orizzontalmente, si arriccia davanti al budda e si sfilaccia dietro, cioè sta

procedendo e lascia il suo strascico, senso del movimento. Di fronte ad amida ci

sono i due bodhisatva, seishi e kannon, di solito amida è rappresentato di ¾ non

in modo cosi frontale o frontalmente nel mudra del raigoin. Una variante di raigo

è di spalle mentre ritorna verso il paradiso dopo aver accolto morendo, il raigo

del ritorno.

Intorno al budda abbiamo una moltetitudine di figure tutte impegnate in

un’azione con una postura diversa, molo espressive ed eleganti, compare il

bianco e sono 28 figure tra preti, monaci, bodhisatva, musici e danzatori.

Amida con profilo sottili ed omogenei, contorni a fil di ferro con il nero. Labbra

rosse, capelli nero grigio, occhi semichiusi, terzo occhio e crocchia, i lobi lunghi,

la posizione del raigo in, la pianta dei piedi rivolte verso altro.

Tra le nuvole nella parte dietro al budda amida, c’è un apertura che ci mostra il

paesaggio sottostante, è autunnale, pendio con pino che si protende in avanti e

degli alberi con foglie rosse sul pendio e lasciato visibile.

Amida yamagoshi raigo, zenrinji XIII, budda circondato da aureola mentre appare

da dietro le montagne, venuta di amida tra le montagne, sempre su rotolo in

seta.

Stile yamatoe: curve montagne e costruzione per sovrapposizione di fasce di

colore senso di profondità.

Paranirvana, 1086, kongobuji, ci sono due rotoli che rappresentano questo

evento sul budda storico shaka, uno la morte e l’altro shaka che si rialza dalla

tomba dorata ed è della seconda metà XI.

Il primo è interessante perché rappresenta la scena che c’è nell’horyiji, il buddha

shaka steso su piedistallo decorato, che muore e quindi raggiunge il nirvana, il

paradiso. Tipico tema pittura buddhista su shaka, è giacente su piattaforma in

mezzo a paesaggio ricco di alberi e circondato dai discepoli, monaci, bodhisatva,

esseri viventi delle 8 classi buddhiste compresi gli animali. Ognuno di questi

esseri rappresenta una reazione diversa di fronte alla morte di shaka,

esemplificazione del diverso grado di comprensione e di significato attribuito; chi

piange per la perdita e chi è impassibile.

Vicino alla testa del buddha abbiamo le figure di bodhisatva identificati con

piccoli cartellini e gioielli, abbiamo jisò che era anche vicino nel paranirvana

dell’horyuji e ci sarà sempre come piccolo monaco che protegge il viaggiatore e

come piccolo monachello scolpito sulla roccia che protegge i bambini mai nati.

C’è kannon, monju, fugen restano calmi e sereni. Lungo i lati del piedistallo ci

sono i discepoli che sono monaci per le veste con fasce nere e mostrano il pieno

dolore, legati a un percorso terreno e non di esseri illuminati.

Sopra gli alberi sopra le montagne c’è figura femminile con falce di luna tra le

mani, la madre di shaka, principessa maya che scende a vedere il figlio morente.

In basso c’è il leone, animale forte e intoccabile che di rigira su stesso in piena

disperazione, essere lontano dalla conoscenza. Volto di shaka fatto con fil di ferro

contorno sottile rosso e particolari con nero. Le sembianze e le caratteriste si

rifanno a quelle tipiche dei principi indiani con pizzetto e baffo sottile.

Il secondo rappresenta shaka che rispondendo al dolore della madre maya e di

tutti gli esseri che non hanno comprese, esce dalla tomba per spiegare la sua

morte, fine del ciclo di rincarnazioni fino a che non raggiunge il nirvana. Questo

tema è inusuale rispetto a quello della morte, è un dipinto pieno e affollato ma si

ambienta nello stesso luogo del parinirvana. Le figure sono le stesse, solo che vi

è un intensità massiccia, questa scena accade subito dopo la morte di shaka

quando la madre maya scende, guarda i suoi oggetti della vita ascetica e qui

sono presenti: la ciotola per la carità e la sua veste da monaco. La folla è ancora

presente che piange la morte e lui si alza per spiegare. Tutti e due i rotoli usano

un’impostazione rettangolare con miriade di figure inserite quindi sono legatim a

sono stilisticamente diversi. Il dipinto con la morte ha figure delineate con

contorno preciso e sono tutte ben distinte mentre nell’altro attenzione alla luce

dorata del buddha centrale, le altre sono figure in secondo piano che non sono

protagoniste del dipinto. Contorni sempre a fil di ferro mentre diversi sono i tratti

con inchiostro nero delineati con pennellata libera.

Pittura yamatoe

Si inizia a rappresentare il mondo che circonda la propria vita. Tutta la natura a

cui si è abituati nell’anno. La pittura secolare segue i gusti del committente

senza aver funzione religiosa, trasformazione radicale. Dipinti con temi della

natura e con eventi giapponesi, ma insieme al rinnovamento dei temi ci sono

nuove tecniche nell’impostazione e nei pigmenti che sono vegetali e minerali

brillanti. Il termine viene coniato nel periodo heian per distinguerla dalla pittura

cinese definita karae. Nella pittura yamatoe fondamentale è l’uso dei colori

brillanti, e i supporti primari diventano i rotoli soprattutto orizzontali e il formato

del paravento. I soggetti preferiti sono narrativi, storie, eventi, paesaggi di kyoto,

scene di città legate alla vita della capitale, tutto giapponese.

Vengono fusi dando vita al racconto giapponese degli emakimono, rotoli illustrati

orizzontali. Con il termine karae indichiamo la pittura che rappresenta soggetti

cinesi.

Es. biografia illustrata del principe shotoku, rotolo che racconta la vita di shotoku

e diventa una figura chiave e importante per il buddhismo, viene santificato, nel

XI figura venerata. Si trattava di racconti difficili da comprendere quindi

andavano spiegati da qui la tradizione di raccontare attraverso dei dipinti che

vengono chiamati etoki, raccontati da specialisti spesso erano monaci che

sapevano a memoria tutte le vicende. Il primo esempio che ci rimane è quello

della sala della pittura dell’horyuji, costruito da shotoku, 1069, sono una serie di

pannelli di seta dipinti e posti alle parete dell’edono. Che furono poi staccati e

rimontati su tzuitate (paraventi autoportanti), oggi rimontati su pannelli. Il pittore

di questo è itinerante hatachitei, della provincia di setzu. Oggi i dipinti sono

conservati nel tokyo national museum. Sono 10 divisi in 5 coppie, si leggono da

destra a sinistra. In uan sequenza geografica e non cronologica con cartigli

inseriti all’interno di ogni spazio, indicano il titolo dell’immagine. Gli elementi del

paesaggio sono alberi in piena fioritura, montagne leggere, rocce, tutti paesaggi

che vengono costruiti verticalmente con visione dall’alto. Questa serie è il primo

esempio di questa tecnica che si afferma, tecnica del tetto scoperchiato, fukinuki

yatai.

Questo racconto è un esempio fondamentale nel processo di nipponizzazione

della pittura giapponese.

Senzui byobu, paravento a 6 ante XI secolo, nuvole, apertura tra nuvole che ci

mostra un lago, ritrae una capanna con un vecchietto che è il poeta giapponese

vissuto a fine 700, seduto su tappetto di pelliccia nel suo ritiro di eremita mentre

i discepoli portano visita al mestro. Abbiamo un giovanotto a cavallo, altre figure

se ne vanno sempre a cavallo e abbiamo un racconto che ha a che fare con

ambito letterario, soggetto cinese ma con caratteristiche del paesaggio di kyoto.

Bojui è un personaggio della cultura classica, era un personaggio cacciato ,

appartiene al sistema gerarchico imperiale, parlava in modo troppo diretto

quando si esprimeva, per cui si era ritirato a una vita di eremita, come spesso

facevano i poeti che danno vita a un filone pittorico. Diventano modelli da

imitare fino al 1800.

Torna in capitale solo per ritirarsi dal servizio e si ritira definitivamente nel suo

eremo, per scrivere.

La sua poesia è apprezzata sin dall’epoca heian, in questo periodo nasce il primo

studioso della poesia di bojui. Il senzui byobu, si trova dentro al toji di kyoto,

rappresentò nel tempio, un elemento per la cerimonia di iniziazione che fu

fondamentale fino all’epoca kamakura.

Pittura secolare anche nelle sale dei tempi.

L’eremo ha intorno alberi di pino e glicini e alberi in piena fioritura, legata

all’area di kyoto.

Il bordo racchiude ogni pannello, quindi la pittura è divisa da questo bordo in

seta.

Tanti formati della pittura secolare, rotolo, paravento e anche ventaglio

pieghevole, dove abbiamo scene tratte dalla vita dell’epoca heian, figure

femminili con chioma nera corvino che tocca fino a terra per il canone estetico, i

capelli non venivano tagliati, mentre dall’altra parte figure maschili con

copricapo allungato sopra testa dei nobili di corte detti abitanti sopra le nuvole

perché non toccavano per terra con i piedi grazie alla veste lunga. Testo

buddhista shakyo per ricopiare le parole dei testi sacri, caratteri cinesi con spazio

equilibrato.

Ritaglio di calligrafia storica, autoctona legata ai sillabari giapponesi, si tratta di

due fogli di carta con una lavorazione della carta preziosa con inserimento di

tintura della carta con fasce di colore e inserimento di polvere e scaglie di oro e

argento sulla carta stessa e la pittura di motivi decorativi dello sfondo sulla quale

si scrivevano poesie e testi in prosa. Piccoli fiorellini o mitivi di piante sotto la

calligrafia, lavorazioni fatte sulla carte stessa.

Scritture sacre delle’poca heian sul rotolo dell heiken no kyo, 34 rotoli del clan

dei tairi che si combatte con i fujiwara, sono stati donati dai taira al santuario di

izukushima, portale rosso dentro acqua. Donati nel 1164, ogni rotolo era

illustrato e fatto di fogli di carta decorati, il tutto incorniciato con bordo sempre di

carta aggiunto sotto. Il rotolo era tenuto insieme da un nottolo, con intarsi in

avorio e la prima parte con paesaggio dell’amida raigo, sulla sua nuvola

,paesaggio con loto che stanno sull’acqua, e piccoli pezzetti irregolari di foglia

d’oro inserita nella carta mentre il bianco sono pezzetti di foglia d’argento inseriti

nella carta su cui viene dipinto il paesaggio e trascizione sutra dell heiken no kyo.

Anche le donne si dedicano alla pittura, nyobo, dal 1130 e nasce lo stile detto

femminile. Dopo la morte di toba c’è inizio di lotte per la successione al trono tra

famiglia imperiale e fujiwara, guerra di hogen e di heiji, 1156 e 60. I nqueste due

guerre le due fazioni cercano supporto militare esterno che trovano nei taira e

nei ninamoto. Le due terminano nella guerra civile di genpei che segna fine

epoca heina con passaggio potere alla classe militare, da queste guerre,

vittoriosi minamoto, minamoto norokimono, crea nuovo governo scegliendo

kamakura come capitale nuova e crea il primo shogunato, forma di governo

militare.

Primo governo militare nella città di kamakura, capitale amministrative e politica

del giappone differenziandosi dalla capitale imperiale che rimane a kyoto.

Fine XI e inizio XII ancora anni di importanza data alla pittura secolare e ci

restano dei rotoli illustrati, come le illustrazioni del Genji, quelli di diverti sutra.

I taira hanno come personaggio illustre taira no kiyomori.

In questo periodo per rendere l’idea che la pittura fosse un elemento centrale

viene istituito un ufficio per la pittura femminile, nyobo edokoro, ufficio per la

pittura femminile dal 1030, in questo periodo fiorisce una letteratura e prosa

legate all’ambito femminile, la pittura farà lo stesso.

Un esempio di architettura importante di questo periodo: sala di Amida a Iwate

dentro il Chusonji è la sala più splendida del tempio, completata nel 1124 e fa

parte di un complesso di oltre 40 edifici.

Aveva una trave centrale con Amida, Kannon e Seishi + altre sculture delle

divinità guardiane della legge buddhista. Vi si trova la tomba di fujiwara

motohira, idehira. In questo ultimo periodo heian, questi signori che erano anche

i committenti dei tempi e opere, si facevano tumulare all’interno dei templi che

hanno costruito, tipo mausoleo.

Il konjijido ( la sala) le superfici con decorate con foglie d’oro, intarsi di perle e

metallo dorato, con motivi floreali e immagini sacre. Altare a baldacchino

imponente, sul parapetto le parti intarsiate e l’abbondanza di decorazioni anche

sulle colonne; questa tecnica usata per l’intarsio delle parti laccate, è makie, da

questo momento verrà usata per la lacca e prevede l’ispessimento della

superifice laccata per ottenere decori che diventano tridimensionali rispetto alla

superficie liscia, fatti con polveri di gesso, o segatura mischiati alla lacca e anche

oro e argento. Si può aggiungere anche la foglia d’oro.

Opere pittoriche del periodo nel formato dell’emakimono come il genji, il choju

ginbuzu giga, è un rotolo di caricatura di animali che si comportano come esseri

umani, parodia spassosa.

Poi il rotolo shighi san enghi emaki e il baindanaigon ekotoba.

Tutti questi rotoli in comune hanno che sono stati realizzati in equipe, in un

laboratorio. L’artista centrale è il sumigaki che traccia la linea d’inchiostro del

disegno e poi ci sono pittori che applicano i colori, calligrafi che trascrivono testi

poetici o prosa classici e poi uomini di lettere formati e colti conoscitore delle

lettere classiche che indicano le parti delle antologie che verranno citate nel

rotolo.

Lavoro completo dal punto di vista della conoscenza, questo lavoro di equipe ci

da l’idea di quanto la calligrafia fosse parte della pittura. La divisione tra le due

avverrà alla fine dell’800 a causa degli italiani chiamati per rinnovare

insegnamenti sulle arti.

L’ultimo intervento che il sumigaki fa è quello di tracciare i dettagli dei volti,

particolari minuti per completare l’opera.

Choju giga: radice del manga, meta XII si trovava nel kozanji a kyoto, esposti

raramente, erano un set di 4 rotoli, i primi 2 offrono caricature di animali e di

persone in modo ironico e divertito e con pennello e inchiostro nero, non c’è

colore e traccia veloce e libera con spessori diversi e veloce su carta. Racconto

continuo. Vignette che si succedono in modo continuo, non abbiamo poesie e

questi animali si comportano come essere umani, conigli e rane, volpe che tirano

a segno e danzano. Scimmia che funge da prete buddhista, tutta la comunità di

animali raccolti in cerchio e sull’altare invece del buddha c’è una rana con

gambe incrociate nella posizione della meditazione.

I secondi due rotoli sono più tardi e fatti forse da un mano diversa, preti e laici

oltre che animali, sembra che questo rotolo sia stato fatto dal monaco stesso,

forse una critica al clero che tratta temi religiosi in modo giocoso.

Shigisan engi emaki seconda metà del XII, nel tempio di Chogoshonshiji di Nara,

con inchiostro, colore e su carta sono 3 rotoli che parla della leggenda

fondazione di questo tempio shigisan.

Identificato come stile otokoe, pittura maschile che si distingue dall’onnae, la

pittura femminile forse fatto da un unico artista per il tratto omogeneo e per la

trattazione dei personaggi nei contorni e dei vari elementi architettonici e

naturali che fanno da sfondo al racconto. I contorni non sono in inchiostro nero

ma sono grigio scuro, e i colori sono pochi e sono stesi in modo tenue e leggera,

in modo da non nascondere le linee di contorno. È molto vivace e movimentato

che diventa realistico nella traduzione dei sentimenti e attività degli esseri. Le

line di contorno con diversi spessori, permette di rendere una certa espressività

delle figure, dei volti. Linee veloci e movimentate con linea pittorica ma

calligrafica. Questo stile cosi vitale è lo stile otokoe che si ritrova nella pittura di

opere su episodi di guerra e sarà lo stile dei samurai per opere di battaglie.

IL GENJI

Romanzo tradotto in italiano, pubblicato nel 2013.

Gengji monokatari un’opera è pittorica su rotolo, soggetto secolare non religioso

di epoca heain e un romanzo scritto da una dama di corte heian murasaki shikibu

l’appellativo legato alla carica del padre. Dimostrò con quest’opera tutte le

possibilità letterarie della lingua giapponese che non era stata sviluppata a

favore dell’uso del cinese.

Nel romanzo compie un analisi psicologica dei personaggi complessa ed è una

sorta di predecessore di Proust, per il romanzo psicologico.

Figura del principe splendente, i suoi amori, i suoi successi politici, interessi

letterari e architettonici, parla degli interessi pittorici e delle sofferenze dovute a

incomprensioni, invidia e tradimenti che l’autrice gli fa vivere perché

rappresentasse il principe splendente, ideale umano maschile all’interno della

cultura heian. Sono 54 capitoli, scritto intorno al 1008 e illustrati 1 secolo dopo.

Descrizione profonda psicologica. Ambito : i volti descritti dai pittori che

realizzano il rotolo sono uguali, stereotipati, non riconoscibili e con i moti

dell’animo che invece sono percepibili solo attraverso la lettura in relazione con

l’ambiente naturale e le loro posture. Il rotolo è forse fatto da più mani, anche

per la stesura dei colori e nei diversi pigmenti di colore, per la calligrafia

trascritta.

Quello di cui si è sicuri è che siano mani femminili quindi pittura onnae, almeno 5

mani calligrafiche diverse e 28 frammenti che ci rimangono di queste scritte con

calligrafia kana, una definita a filo d’erba.

Calligrafia legata alla psicologia e al ritmo del racconto del Genji, su carta

decorata con pagliuzze di argento inserite o soffiate sopra con metodo per fare le

nuvole. Parti dipinte o lasciate bianche.

Parte da destra verso sinistra e non sono caratteri cinesi ma iragana il sillabario

corsivo, le colonne partono con una distanza tra ogni colonna e dall’alto al basso

completano il rotolo, in alcuni punti le colonne si sovrappongono e fa provare il

sentimento di empatia con il racconto in corso nel romanzo, si infittisce dove si

infittisce il racconto e il sentimento.

Il palazzo nel folto dei boschi Yomogyu, genji sotto l’ombrello preceduto da

koremizu e sta attraversando questo giardino per arrivare all’edificio di cui

rimane una costruzione obliqua decadente che simboleggia il decadimento della

dama, c’è una figura di donna con capelli neri. Genji sta attraversando il giardino

pieno di erbe incolte e sta andando a salutare questa dama che è caduta in

disgrazia, non visitata da nessuno ma per la quale lui prova pietà. Le linee

dell’architettura e gli elementi della natura che parlano del sentimento umano

definito come il mono no ware, sentimento espresso in poesia e arte e indica

un’empatia tra cuore umano e natura.

Da qui inizia la produzione pittorica che si esprime sempre attraverso la natura.

L’unico foglio che rimane di paesaggio è l’incontro alla frontiera Sekiya, uscita

dal palazzo con carro con cortine tirate giù per coprire chi c’è dentro tirato da un

bue, sarà un motivo del kimono, il carro.

Unico pezzetto della gita imperiale con genji che si allontana e va verso radura

tra le montagne vicino al lago. Tipico stile yamatoe. Non c’è uso della

prospettiva, ma abbiamo un punto di vista rialzato obliquo su ciò che accade ed

è un punto di vista sentimentale che permette al lettore di entrare nella scena

principale del racconto e farne parte.

Murasaki mette parole in bocca a Genji, dice che ciascuno è caratterizzato da un

legame con una stagione dell’anno.

Kashiwagi 1 (cap.36) Scena con murasaki al capezzale di miosan figura

femminile stesa e racchiusa tra barriere, si entra nella stanza dall’alto con

tecnica del tetto soffiato via. Partecipiamo alla scena dell’imperatore suzaku che

prende i voti, e miosan malata e sdraiata. Dietro alle cortine ci sono le dame di

miosan in posizione abbattuta con testa in avanti e vesti grandi. Ambito di corte

senza privacy. I volti sono identici con sopracciglia di 2 trattino, gancio per naso

e un trattino per bocca. La figura del monaco si riconosce per le vesti scure.

Kashiwagi 3 (cap. 36), yugiri visita kashiwagi morente, divisorio e piccola

apertura fa capire come i due personaggi siano distanti ma vicini e un tendaggio

che nasconde le dame di corte dietro le cortine. Paravento con paesaggio ci da

notizie sugli ambienti architettonici.

Kashiwagi 4(cap 36) Genji visita il piccolo kaoro, con tendaggi sbiaditi, si sono

trovati sotto i pigmenti le linee per definire i contorni dei personaggi, forse il

disegno è stato variato da quello originale. Rispetto all’otokoe non abbiamo i

contorni che risaltano ma una tecnica detta zukurie che è un passaggio di colore

per rendere tonalità brillanti e spessi per questo c’è varietà di colori.

I grilli 2, scena interna e terrazzo affacciato sulla luna serale con tre personaggi

in un momento di tranquillità con un personaggio che suona il flauta lasciatogli

dall’amico caro e genji di fronte all’imperatore e che formano un cerchio:

estrema intimità e complicità tra i due. Si raccontano un segreto le loro vite.

Teste abbassate, rinzei da le spalle al giardino e sa di essere figlio di un adulterio

di genji quindi sorta di peccato, trasmesso con le posture e il posizionamento

nello spazio.

Yugiri e la gelosia di kumol: scena ripresa in ambito teatrale, gelosia maschile

che ha in mano lettera, davanti a lui gigante una scatola laccata per pennelli di

scrittura, dietro figura femminili spettrale della compagna di yugiri, piegata come

semiluna verso di lui con capelli scarmigliarti e veste bianca che risalta e braccia

tese, preoccupata dalla lettera. Sentimento che rende pericoloso le relazioni tra i

personaggi, energie negative che provocano danni come la morte, provocano

catena di conseguenze che ritroviamo nelle seconde generazioni. Tiene conto del

karma, motore alle azioni del genji, quindi legame alla natura e sentimenti umani

che diventano motore che scatena azioni che porta alla morte di alcuni.

La legge, genji e murasaki, i loro volti non hanno espressione rispetto ad altrii,

però murasaki ha il volto immerso nelle maniche del kimono, vediamo solo i

capelli e il volto coperto. Architettura che taglia scena trasversalmente in modo

ripido dall’angolo in alto a destra, le cortine lasciate chiuse in una stanza che

diventa un cubo vuoto e genji è seduto in basso ma da le spalle all’esterno, è

rivolto a lei con corpo piegato, ed è sul bordo dell’entrata della stanza, lei

morente vicina all’altro mondo e lui al di qua vicino alla natura di questo mondo,

e fuori c’è un paesaggio autunnale.

HEIJI MONOGATARI EMAKI -rotolo illustrato del racconto del conflitto di Heiji

Qualche decennio dopo rispetto al Genji, seconda metà del XIII, rotolo o rotoli,

sugli eventi della guerra di Heiji, soprattutto sommosse e battaglie che portano

alla fine del dominio di corte e inizio del governo samuraico. Di questo rotolo non

ci sono informazioni su artisti o calligrafi ne la committenza. Ci restano 3 rotoli

che raccontano sconfitta dei minamoto per mano dei taira.

Questi 3 rotoli sono stati mostrati insieme nel 1990 per la prima volta a boston:

Attacco notturno al palazzo di Sanjo; morte di shinzei; fuga dell’imperatore al

palazzo di rokuhara.

Sono circa 28 m di scene che raccontano paesaggi, battaglie in modo violento,

architetture e l’emergere del nuovo stile pittorico più dinamico ed espressivo

rispetto al rotolo di Genji. Esprime il gusto di una classe che non è più quella

dell’estetica di corte ma della classe samuraica. Essa fa da ponte tra la fine

dell’estetica Heian e battaglie.

Attacco notturno al palazzo di sanjo:

- iscrizione sulla prima parte del rotolo

che narra l’attacco da parte dei minamoto la notte del 1159, sferrato per

far prigioniero l’ex imperatore in un tentativo di colpo di stato, racconto

inizia con carro con nobile trainato dal bue in movimento. Stile calligrafico

veloce e le figure sono otokoe, maschili, colori leggeri e trasparenti che

riempiono le parti contornate a pennello e inchiostro nero che restano

visibili. Ogni personaggio è caratterizzato dagli indumenti e dalle

espressioni e movimenti. Il carro si dirige verso il portone principale, c’è

una serie di uccisioni, è l’episodio più drammatico con un incendio al

palazzo e una scena senza interruzione di testo come nel genji. Tutto più

fluido ed espressivo. Poi un affollamento di figure piccolissime, contrasto

tra il rosso e il nero pieno, con sensazione di movimento e prosecuzione

dell’attacco verso il palazzo. Carri che si affollano, posizioni cavalli ben

studiate. Po i carri che arrivano al dunque, linea retta obliqua che taglia

l’immagine verso l’alto ma non è definita. Attacco sferrato e noi

partecipiamo sia all’interno che all’esterno delle mura del palazzo.

Osserviamo la scena dall’alto a volo d’uccello, ci rende partecipi. Tutta la

scena è aumentata dallo svettare verso l’alto delle lance a spada corta.

Attacco al palazzo scena centrale in cui il palazzo va a fuoco, scena più

drammatica di tutto il rotolo. Siamo di fronte al muro che divide il carro

che fa irruzione nel palazzo, ci sono i quartieri femminili con dame di corte

assemblate e sono scene di pianto e disperazione. Qualità traccia del

pennello, non sono eleganti ma sono bozzetti veloci con tratto lungo e

d’impatto dato dalle linee curve. In fine il vincitore sul cavallo nero con

dietro la processione di samurai che portano onore a minamoto.

Morte di Shinzei:

- inizia con scena inquadrata sempre dall’alto, con tutti i

samurai in una sorta di riunione d’incontro, c’è il nobuyori che conferisce

ai suoi vassalli il servizio e la scena centrale mostra shinzei (fushiwara)

che si uccide e viene sepolto tra le montagne, ambiente boshivo con pini

che chiudono la scena, due inservienti con la palla. I vassalli trovano il

cadavere e lo diseppelliscono, la parte vinta viene decapitata e la testa del

capitano avversario viene portata in parata. Contorno veloce che fa da

traccia, blu lapislazzuli e verde malachite applicati. La scena al di là delle

montagne, disegnati alla maniera cinese, ripide e rocciose, gli eroi escono

con la testa di shinzei e fanno sfilata a nobuyori, verso il vincitore. Arriva

davanti al palazzo, c’è un inserviente che accoglie testa del vinto, e la

scena viene chiusa di nuovo da elementi della natura. La parata di fronte a

tutti i carri nobili trascinati da buoi, con inservienti.

PERIODO KAMAKURA (1185-1333)

Tipo di pittura che ci introduce all’epoca kamakura, che sarà un gusto legato al

potere e alle guerre e porta avanti lo stile yamatoe anche se questo dal 1300

diventa appannaggio esclusivo della famiglia e scuola dei Tosa, porta avanti

questa pittura.

Con la vittoria nel 1185 della guerra civile di Genpei di Minamoto che sconfigge i

Taira, abbiamo la vittoria di Minamoto no yoritomo che pone la capitale a

Kamakura, una città a sud di Tokyo, viene scelta come nuova città

amministrative per questo nuovo governo militare per cui si fa incoronare primo

shogun nel 1192 minamoto no yoritomo dall’imperatore.

Potere classe dei samurai e tutta l’arte è concentrata sulle armi, periodo denso di

novità e influenzerà molto le nuove forme espressive giapponesi. La civiltà

cinese viene assorbita nuovamente, trasformata in figure nuove giapponesi e c’è

crescita di ricchezza di un giappone che rimane rurale. Questa differenziazione

tra capitale imperiale e amministrativa da vita a sviluppo della cultura

provinciale. Si espandono le terre coltivate, nasce proprietà terriera: shoen, base

per futuri feudi. Potevano essere di singole famiglie nobili o di templi, quindi

autonomia di aree terriere.

Nascono le utopie religiose, s’intensifica la disparità tra capitale e campagna:

passaggio da sensibilità di stampo imperiale a una legata alla classe militare che

definisce i propri gusti in architettura, scultura e pittura; in quest’ambito c’è

spesso una comunione tra il mondo del guerriero e del monaco con figure di

monaci pellegrini.

Entra il buddhismo zen e si delinea la figura del daynio, signori feudali che

controllano il territorio dal momento della crisi della corta imperiale e durerà fino

al 1868 con restaurazione meiji a favore di un’occidentalizzazione e governo di

stampo occidentale. Questo appellativo si vede sulle mappe catastali. La nascita

di questa civiltò nuova e cultura dei daynio da vita a forme di arti nuove, nel

teatro, ceramiche ed altre forme espressive che saranno legate al pensiero del

buddhismo zen e dei samurai. Concetto di buddhismo zen, illuminazione da

raggiungere con la meditazione: ricorda il movimento della spada nel campo di

battaglia, era un pensiero che si addiceva allo stile di vita e preoccupazioni di

questi uomini di battaglia. Lo zen è il percorso attraverso la meditazione, è il

connubio che da vita un’estetica essenziale della classe guerriera: pittura

monocromatica sumie.

Attività di ricostruzione dei templi danneggiati come l’engaguji risale al 1282, poi

la sala delle reliquie nel 1285, tempio zen legato alla scuola del buddhismo zen

rinzai, l’altra scuola è soto, come lo stile cinese zan viene tradotto e realizzato in

giappone.

In quest’epoca ci fu un’invasione di mongoli, respinti grazie a una tempesta

divina (kami) con cui i giapponesi riescono a rimetterli in acqua: kami.

Lo zen non ha un insegnamento scritto, no sutra, si basa sull’intuizione

accompagnata con l’insegnamento di koan, indovinelli, che non sono intuibili con

il sapere ragionato ma con la meditazione za zen, seduti gambe incrociate, mani

al centro del corpo, per raggiungere il satori, l’illuminazione. L’insegnamento tra

maestro e allievo è diretto, simbiosi, e negli insegnamenti ci sono discipline che

segnano la vita dei monaci tra cui la disciplina del tè, l’arte dei giardini (secchi),

l’arte della pittura monocroma, l’arte della calligrafia. Tutte queste arti sono

disciplina, eseguite come cammino parallelo da svolgere insieme per aiutare la

meditazione.

Si afferma estetica diversa da Heian, Wavi e Savi, concetto che si rifà alla

semplicità, austerità, negazione, già l’estetica del tempio va per sottrazione. È

una povertà non spregevole ma ricerca del minimo indispensabile.

Mutsuden è il kondo, sala del kodo che è hatto, portale diventa sanmon: portale

di montagna, con forme di doppio sioventi a due piani, dall’asse centrale si

arrivava all’abitazione dell’abate, e qui c’erano mutsuden e hatto, a cui si

aggiungono lo shariden e il kai san do, sala del fondatore del tempio. Lo stile è

un esempio tipico di karayo, si rifa alla cina, le finestre a campana, divisione

finestre a griglia con assi di legno che fano gioco a griglia, tetto con apertura a

ventaglio con cannette e paglia e una trabezione complessa più piano con

apertura verso esterno.

Naindamon del todaiji ricostruito a fine XII seguendo questo stile, con falde

strette, trabezione a vista imponente tipica dell’epoca kamakura. La

ricostruzione di questo tempio fu una delle priorità dell’epoca, a capo della

ricostruzione c’è il monaco chogen della scuola shingon, poi passa al buddhismo

della terra pure. Il portale del sud, naindamon, è l’esempio del concetto di

chogen di ricostruzione e stile usato in tutto il todaiji, rifatto nel 1189, stile

imponente definiti daibutsu yo, lo stile del grande buddha.

Allo stile di chogen si unisce lo stile della scuola kei, di scultura dell’epoca

kamakura per estremo realismo nel realizzare figure.

Scultura di chogen nel todaiji, lignea, realistica del periodo feudale, costruita

forse dopo la sua morte per il funerale, realizzare in legno di cipresso con

yoseghi tsukuri, pochi colori. Figura anziana e segnata dal digiuno e vita fatta di

rinuncie, con zigomi segnati, bocca piegata verso basso, occhi segnati in

profondità come le rughe della fronte e il capo rasato. Gli occhi hanno incastonati

due cristalli per le pupille, in mano tiene il rosario buddhista, con le 8 perle usate

per recitare il daibutsu, invocazione ad Amida.

La ritrattistica: non solo figure religiose ma anche storiche, c’è una fioritura di

questo genere pittorico legato a nuove esigenze di guerrieri che vogliiono essere

ricordati. La grande innovazione nell’iconografia è il ritratto. Tra cui Fujiwara no

Takanobu che dipinge minamoto no yoritomo, il primo shogun. Con l’epoca

kamakura la ritrattistica non è piu idealizzata, si raffigurano membri

dell’aristocrazia di spada, per raffigurare personalità, tratti del potere.

L’autore del ritratto fa parte dei fushiwara, ci portiamo avanti questa capacità e

potere della famiglia fujiwara a livello artistico, letterario.

Seguono ritrattista cinese, e il ritratto di grandi uomini non è solo quella delle

sembianze ma ritratto dell’anima. Termine sashin non viene adottato per la copia

dal vero, cogliere parte intima della persona ritratta cosa che la foto non può fare

esseno meccanica.

Ritratto di taira no shigenori, somiglia all’altro, ritratto sempre da fushiwara no

takanobu, scettro simbolo imperiale, qui diventa bastone di legno. Posizione con

abito che copre intera figura assisa su tappeto di tatami con bordo ricamato di

broccato, colletto rosso lasciato come unica parte di colore. La ritrattistica non va

a toccare solo ambito dei personaggi della guerra ma si allarga anche a quelli di

monaci, religiosi.

Ritratto di myoe shonin, rotolo su seta, nel kozanji, attribuiti a jonin, di fatti c’è il

monaco con la sua veste, capo rasato seduto in meditazione su albero basso con

rami che si aprono e fanno da seduta.

Mani sono tenuta in grembo in meditazione e intorno a lui c’è una griglia di linee

calligrafiche con pennellate spesse, veloci e lunghe che creano situa boschiva

intorno. C’è un integrrazione tra modello pittorico che si rifà ai saggi degli arat, e

uso di una modalità calligrafica che diventa naif con pennellate veloci e spesse

che contrastano con sottigliezza descrizione volto del monaco.

I lavori di jokei risentono dell’approccio stilistico che si rifaceva alla Cina, anche

la scuola kei si rifà a uno stile della Cina che deriva dai Tang.

Chogen passa molto tempo in Cina. In cina c’erano i Song. Questo influsso

determina la fioritura e l’approccio della scuola kei che diventa il principale

atelier di scultura in Giappone per molto tempo di riferimento. Jokei è il leader

della scuola, Hunkei, Kaikei (fine Heian e inizio Kamakura), le loro sculture sono

di forte espressività, sia figure religiose del pantheon che altre figure del

buddhismo sono fortemente espressive, in un modo inedito, muscolatura e

venatura in forte tensione, potenza simbolica espressa da tutta la tensione del

corpo. Occhi con cristalli, bocca spalancata come nel Myo, tratti che non hanno a

che fare con quelli giapponesi il naso è accentuato con narici larghe, gli zigomi e

la fronte pronunciata, profondità orbite degli occhi, caratteristiche continentali.

Kaikei, amida nyorai tutta d’oro con corona che è un'unica fascia sottile da cui si

diramano altri piccoli buddha assisi su loto e fiammelle che sono emanazione di

amida nyorai che in questo caso è stante e non seduto.

Kaikei, amida nyorai, nel saishoin, sempre stante con pieghe definiti e

naturalistiche delle vesti, differenze nella rappresentazione delle figure classiche

del buddha che è molto semplificata rispetto alle immagini più espressive per

altri che non sono buddha.

Kaikei, boisatsu, testa rasata, gioielli al collo, tipica casacca da monaco con fasce

nere, e con il gioiello in mano forse nell’altra mano in posizione di tenuta teneva

il bastone. Egli è la divinità protettrice dei viaggiatori e si trova agli incroci delle

strade, anche in posizioni centrate in città o fuori. La divinità a cui si affidano i

bambini morti o abbandonati.

Piccoli santuari a lui dedicati in posizioni inaspettate. In questo caso il

naturalismo sempre più espressivo,

kaikei, jizo bosatsu, sempre con bastone, sopra predella a forma di loto in

posizione eretta.

Unkei, Muchaku, figura monacale del 1208, sono due figure che si trovano nel

kofukuji, sono entrate nel buddhismo giapponese da quello indiano. Tiene in

mano un fagottino con un oggetto cilindrico, forse un reliquiario. Il volto è

pacato, riflessivo, che ha già compiuto percorso di meditazione e silenzio (bocca

serrata), traccia degli occhi sottili e semi aperti con sguardo di riflessione legata

al buddhismo e con tratti realistici e umani, con abiti che vengono tracciati con

pieghe profonde irregolari che danno senso di movimento e naturalezza.

Unkei, seishin, quello che accompagna Muchaku, con volto paffuto più

espressivo, guarda dritto, bocca non serrata e veste con semplice ricamo tipico.

Più carnoso e rotondo, da sensazione di una figura disposta alla predicazione per

la posizione più libera.

Unkei, Kongara nel Kongobuji, piccola figura con capelli ricci e raccolti ai lati delle

orecchie, è secondo la moda cinese, stante con mani giunte, atto di preghiera,

tra le mani un piccolo Vashra, segno del buddhismo shingon che deriva dall’india.

Ha un volto molto paffuto e bambinesco, non è feroce che invece lo caratterizza

di solito. Il corpo è rotondo e rigido, le pieghe delle vesti rendono tutto

espressivo.

Non è una scultura che guarda in avanti al fedele ma è rivolto verso sinistra,

distaccato rispetto al fedele. Questa di solito accompagna Fudomyo, assistente

della divinità.

Unkei, Kongo Rykishi, guardiano, il nastro al braccio mette in evidenza la

potenza, mano in tensione e l’altro braccio elevato nella posizione che ricorda il

tribanka indiano.

Il volto è molto corrucciato con sopraciglia al naso e occhi profondissimi, bocca

spalancata, tutta energia fuori e muscolatura esagerata per tutto il corpo.

Unkei, kongo rykishi nel templio manjuji di kyoto, somiglia a quello di prima,

bastone tenuto in mano e l’altra in posizione di guardia, stessa posizione dei

piedi meno accentuata ma con svolazzamento di vesti, le costole e torace in

evidenza e bocca spalancata con occhi di cristalli per effetto di maggior realismo.

Anonimo, Ankoku Doji, scuola kei, corrisponde alla divinità dell’inferno, segna i

nomi, quindi ha in mano penna, segna i nomi di chi va all’inferno. Figura che

spaventa, ha le sembianze di un notaio, di una figura dell’amministrazione.

Copricapo simile a quello della nobiltà con orecchie lunghe, veste di funzionario,

qualità non positiva.

Nella scultura si riporta la compatezza geometrica, rotondità del volto e stesso

tipo di posizione anche del corpo, naturalismo, volto non religioso, rigidità

formale di un personaggio amministrativo importante.

Ritratto di minamoto no yoritomo del XIII secolo, transizione dalla pittura

yamatoe alla pittura con resa tridimensionale, scultura del primo shogun, volto

rotondo e pieno, compatto, introduzione di occhi fatti con cristalli inseriti che

davano intensità, volto nella versione anziana con spalline della giacca classica

per l’uscita e la caccia, karighinu, gonna pantalone ampia. Le pieghe sono linee

spezzate, rigide e l’unica piega rotonda è l’apertura del pantalone.

Ha lo scettro del potere in mano, e apertura di manica che da sensazione di

movimento.

Grande buddha Daibutsu gigante con fusione del bronzo in aree quadrate, vuoto

all’interno. Simbolo della città di Kamakura.

È un epoca di guerrieri, quindi botteghe che si dedicano anche alla produzione di

armature e oggetti militari, funzionali alla battaglia ma eleganti e belli.

PERIODO MUROMACHI - ARCHITETTURA 1333-1568

Nel corso dello sviluppo di questa nuova estetica samuraica va sempre più

rafforzandosi uno stile ibrido, aumento influenza continente che ha origine

all’interno e grazie al ruolo dei templi zen.

Fioritura discipline dello zen, inizia a essere introdotto tra fine Heian e inizio

Kamakura, e questo diventa un evento importante che segna un cambiamento

durevole fino a oggi. Gran parte dell’estetica semplice fa capo all’insegnamento

intorno allo zen. Esso non si basa sui sutra ma sulla capacità intuita del discepolo

accompagnato dal maestro verso il percorso di meditazione e raggiungimento

illuminazione. Questo tipo di semplicità e rapporto diretto attecchisce con la

classe samuraica. Le due grandi scuole, renzai e soho che accettano l’uso delle

arti come percorso per accompagnare la meditazione. L’estetica proposta è

definita wavi, austero, semplicità. Si inserisce in uno spirito di una classe di

battaglia, momento di incertezza, di figure pronte alla morte.

Wavi savi: povertà e patina del tempo.

In architettura stile kara yo contrasta con quello wa yo. In questo periodo prende

piede un altro genere di arte, i giardini secchi, vengono indicati con karesansui, è

una riproduzione con sassi e ghiaia, muschi e piccole erbe, di quello che è il reale

paesaggio che si vede in un contesto naturale.

Parola che deriva dalla cina e indica il paesaggio.

Kinkakuji o padiglione d’oro a kyoto, circondato a giardino con arbusti, rocce in

posizione specifiche e oggi circondato dall’acqua. Costruito intorno al 1398 da

Yoshimitsu come residenza per il suo riposo e passatempi su colline nord di

Kyoto. In seguito viene trasformato in tempio. Diventa kinkakuji dopo la sua

morte, 1408, complesso con più padiglioni sparpagliati. Edificio su tre piani non

lineari. Yoshimitsu prende possesso dell’are nel 1397 e qui fa costruire edificio

nello stile shinden tsukuri con giardini a cui sono stati aggiunti altri padiglioni. Ci

andò a vivere nel 1399, anno in cui si ritira da shogun. Rifatto negli anni 80 e

riaperto nel 1987. Tra piani con due tetti, forma rettangolare 4 x 5, ricrea la

forma del chiosco cinese sul lago. Primo piano sull’acqua con veranda per il relax

e riposo, venivano tirate cortine di bambù verso il basso o alto, secondo piano

che ricrea una L pareti tutte scorrevoli chiuse e quello in alto ha la funzione di

tempio con le sculture di Amida.

Tempio Ginkakuji: tempio di argento o sala del buddha, costruito nel 1489,

all’inizio si chiama jisoji e diretto da yoshimatsa nipote di yoshimitsu, famiglia

ashikaga a cui si deve fioritura arti. D’argento non c’è traccia, esso è stato eretto

a fianco di un templio della scuola tendai acquisito da yoshimatsa e nel 1483 già

12 padiglioni erano completati e in quell’anno lo shogun vi prese residenza.

Costruito immerso nel bosco alle falde di montagne a kyoto, con tanto verde e

presenza di giardino di sassi, ghiaia rastrellato. Tetto fatto di cannette e non

tegole, struttura in legno, finestre di carta, si perde dentro il paesaggio in cui si

trova.

Secondo piano con finestre a forma di campana stile kara yo, piano terra usato

per meditazione aperto sul giardino si può entrare dai camminamenti di rocce e

piano superiore per divinità.

Semplificazione forme della natura con tronco di cono che ricorda il fuji e

rastrellatura a onde che è azione che fa parte della disciplina legata alla

meditazione.

L’edificio di fianco è il togudo, stanza di 4 tatami, usata per cerimonia del tè, più

antica esistente e minuscola, è chiamato dojinsai.

Struttura imponente schiacciata, molti degli elementi che troviamo qui li

ritroviamo nell’epoca momoiama: si inizia a decorare lo spazio della stanza

principale vissuta con mensole a zig zag falsate, a diverse altezze.

Due giardini: daisen in nel shointein’en più complicato, costruito il complesso nel

1509. È nella parte est-nord e tocca anche le sale usate per i ricevimenti dei

monaci, incontri di poesia e nei luoghi d’intrattenimento di questo monaci

samurai. Questi giardini servivano per meditazione con rocce in posizione di

ricordo montagna, torrenti, mare, isole.. disposizione piatta con rocce alte e

verticale alternate a piccole, basse, larghe + muschi in una distesa di ghiaia

sottile rastrellata circolarmente e verticalmente si ricrea il moto dell’acqua calmo

e vorticoso vicino rocce.

Arte figurativa = nuova modalità di ritratto di personaggi storici e figure

religiose.

Ogni zona del tempio zen aveva diverse tipologie di opere appese alla parete,

c’erano dipinti esposte nelle aree dei fedeli e quindi destinate a un pubblico

generico e c’erano aree destinate solo ai monaci con opere pittoriche legate al

pensiero zen e quindi principalmente legate a una disciplina più ferrea.

In quest’epoca si ampliano tantissimo i temi che i monaci potevano dipingere per

i templi e quindi aumentano i soggetti = dai ritratti di grandi maestri fino a scene

di paesaggio che evocavano l’evanescenza della natura e quindi una natura

utilizzata per trasmettere la sensibilità e i concetti filosofici legati allo zen.

Si sviluppano stili e modalità diverse, abbiamo una serie di artisti che si

affermeranno con madalità pittoriche qualificate come legate allo zen che

diventeranno i nomi più importanti della storia dell’arte giapponese, tra questi

pittori abbiamo ad esempio un prete pittore: kijizan mincho che vive tra la metà

del ‘300 e ‘400 e si forma presso il tempo kofukuji di Kyoto.

Abbiamo diversi esempi di questo artista tra cui un’opera che rappresenta la

morte del Buddha del 1408 su seta, realizzata per mostrare la morte del Buddha

Shaka (soggetto del Parinirvana).

1)Uno dei generi classici che si affermano come simbolici della pittura zen è il

genere Chinzo ovvero ritratto di maestri zen: ritratto di DAITO KOKUSHI, 1334 >

seduto su sedia con piedi scalzi e bastone tenuto tra le mani, simbolo

dell’insegnamento, è un oggetto realmente utilizzato nelle ore di meditazione e

serve a bacchettare chi si addormenta. Ha una veste decorata anche con sete

preziose.

2)Il secondo genere che si afferma all’interno della pittura zen è il genere

Doshakuga = pittura che cerca di convogliare l’esperienza personale

dell’illuminazione rappresentando figure semileggendarie che servono a dare

l’esempio di comportamento nella dedizione del percorso della meditazione; tra

queste figure semileggendarie abbiamo le figure di due eremiti che sono Anshan

e Shide (Gittoku in giapponese) = due figure rappresentate spesso nello stesso

dipinto o in dittici, Anshan è rappresentato mentre medita con l’assistente che lo

va a trovare con la scopa in mano.

Altro soggetto è Kannon; oppure il monaco Bukan rappresentato spesso con la

tigre seduto al suo fianco che rappresenta la fermezza della sua persona e del

suo spirito che tiene ferma anche la parte più selvaggia e più libera del suo

carattere.

Altra figura è il monaco Kutai = figura grassoccia con testa pelata che di solito è

rappresentato in scene divertenti.

Infine abbiamo il Bodhidharam = prete indiano ritenuto fondatore dello zen

Abbiamo anche figure già illuminate

3)Terzo genere pittorico = pittura di paesaggio = viene definita come Shigajiku,

abbiamo un espressione libera attraverso i simboli della natura del percorso che

porta alla meditazione e alla contemplazione

Ricordiamo Kao e Mochuan = due monaci pittori che hanno realizzato opere

pittoriche nella forma del ritratto di esseri semileggendari e illuminati.

Mokuan fu un prete zen nella zona di Kamakura e porta tutto il suo bagaglio dal

Chan cinese all’interno dello Zen giapponese

Un altro nome è Muqi che troviamo anche come Mokkei che è un altro monaco

attivo nella seconda metà del XIII secolo (opere nel Mason).

Scultura = monaco Muso Kokushi, artista e architetto dei templi e dei giardini di

quest’epoca, viene ritratto in scultura, prosegue la vicinanza al ritratto dal vero.

Ha un impostazione pittorica: figura seduta su grande sedia con bastone o mani

su ginocchia

Un artista importante è il monaco Josetsu, contemporaneo a Shugun, il suo

lavoro principale che ci rimane è il dipinto chiamato: “Come catturare un pesce

gatto con una zucca” = rappresenta un personaggio che tiene in mano una

zucca (fiaschetta per le bevande) e nel fiume c’è un pesce gatto che sguizza

veloce e che difficilmente potrò essere preso. E’ un lavoro del 1413 circa e fu un

dipinto commissionato da uno Shogun Ashikaga. Fu realizzato come decorazione

di un paravento in stile cinese (unica parete e piedi).

In occasione della presentazione del dipinto allo Shogun, 30 preti zen assistono

alla cerimonia e scrivono delle poesie di elogio che inizialmente non erano

applicate nella parte alta del dipinto ma erano dietro al dipinto (oggi sono sopra

al dipinto). Il dipinto viene staccato dal paravento e viene applicato su rotolo

verticale. Scritte in verticale con sigilli rossi.

E’ un tipo di pittura GOshakuga un po inusuale perché come soggetto dipinge un

Koan ovvero una tipica modalità di presentazione di un problema da parte del

maestro monaco al discepolo la cui soluzione non può essere raggiunta

attraverso la logica ma solo attraverso l’intuizione e quindi meditazione. ( è un

indovinello rappresentato).

Sono delle frasi, parabole che vengono lanciate per creare una rottura nel

pensiero ragionato e che vanno a interrompere il flusso dei pensieri.

Tecnica = inchiostro nero, più nero per i primi piani e mano a mano che si vuole

far percepire la lontananza degli elementi l’inchiostro viene diluito. Il tutto è

avvolto in una sorta di nebbia, di vuoto che lascia l’interpretazione del paesaggio

al lettore. L’omino è realizzato con pennellate velocissime, pantaloni bianchi,

braccia tese verso l’acqua.

Pochi colori dati al paesaggio, poco giallo sul paesaggio e sul pesce. Alla fine

sbucano montagne dietro la nebbia = uso di kukan che indica lo spazio vuoto,

creazione bellissima della pittura giapponese dove non si usa la prospettiva ma

questo vuoto che si può tradurre in silenzio

>>stile sumie

Una delle iscrizioni che erano scritte all’interno delle calligrafie fa riferimento alla

maniera pittorica di questo paesaggio: nuova modalità espressiva che poi

troverà la massima espressione alla fine del ‘400

Sul Mason: anche un rotolo attribuito al suo allievo Shugun realizzato con

inchiostro e colori

Grande pittore: Sesshu Tooyoo, 1420-1506, ha una vita travagliata di

cambiamenti ma sarà lui a portare la pittura sumie al massimo della potenzialità.

Nasce a sud del Giappone nella costa occidentale, a sud di Kyoto, e presto si

trasferisce a Kyoto. Qui studia con Shugun. Poi si trasferisce a … e qui trova

appoggio presso una famiglia ricca che è la famiglia Ouchi, che sarà il suo

sponsor.

Sesshu esce dal tempio e apre un suo studio privato che si chiama Unkokuan

senza affiliarsi a nessun tempio zen ma lavora da solo, libero dai legami con il

tempio.

1477-79 = viaggia in Cina grazie all’aiuto della famiglia Ouchi, arriva a Pechino,

visita lungo questo percorso templi legati allo zen e tutti i luoghi famosi della

Cina. Studia la pittura ming dell’epoca e di ritorno dalla Cina fonda Tenkaikogaro

(studio) per poi tornare nel Unkokuan nella zona di Yamagugi.

Della sua produzione pre-Cina non ci rimane niente, ci rimane solo post-Cina.

*Opera = paesaggio invernale e autunnale, 1470, nuovo stile, diverso rispetto a

tutto quello visto finora.

Sono rotoli che appartenevano a un set di rotoli che descrivevano le 4 stagioni,

oggi ci rimangono solo 2.

Realizzati con solo inchiostro sumi su carta e poi montati su rotolo verticale. I

soggetti sono templi cinesi così come il paesaggio e le montagne si rifanno a

paesaggi cinesi ma lo stile di Sesshu è uno stile solo suo, non c’è nessuno che

riesce a riprodurre la sua modalità: linee spesse, dense, decise, linea che passa

da una velocità squadrata e spezzata all’inchiostro diluito e morbido, fino a

lasciare il bianco della carta, creando gradazioni di nero che l’inchiostro

permette.

-Paesaggio invernale = asimmetria nella costruzione del paesaggio con elementi

che si sovrappongono per fasce verticali, elementi più vicini a noi che

percepiamo in primo piano perché vengono decentrati in un angolo e dipinti con

inchiostro polveroso/nerissimo; mano a mano che ci spostiamo in verticale, in

profondità, il colore è meno carico e pennellate più ampie, fino ad arrivare a grigi

trasparenti e bianco quasi candido della carta- IL paesaggio è semplice, pochi

arbusti, alberelli, sentiero, e in fondo la presenza di un tempietto, e alle spalle di

esso cime altissime. Linea centrale che ci porta verso l’alto e da un senso

dell’altezza anche in senso spirituale.

Il paesaggio diventa centrale, diventa un vero e proprio soggetto.

Questa pittura viene definita Haboku o ad inchiostro spezzato = esempio =

Paesaggio di Sesshu chiamato Hanoku sansui ovvero paesaggio con inchiostro

nero spezzato. Misura 153 cm di lunghezza e 3 cm di larghezza (?) ed è del 1495.

L’inchiostro sembra quasi lanciato sulla carta, è un tratto veloce.

CI sono calligrafie chiuse da sigilli rosse che implica la scrittura di più persone.

Modalità nuova e di libertà assoluta del pennello di Sesshu = non si ottiene

semplicemente dalla velocità ma sovrapponendo pennellate più dense a

pennellate più umide, ciò da l’effetto di profondità e di rotondità, si va dal nero

più denso a pennellate più liquide e larghe; fino a uno sfondo che percepiamo

come vuoto ma l’inchiostro diluito in realtà copre tutto lo sfondo del dipinto. IN

lontananza montagne alte.

Non è un paesaggio descritto ma evocato. C’è una sorta di isola vicina a una

zona d’acqua, poi un piccolo villaggetto appena accennato, uno steccato, da una

parte c’è una barchetta con pescatori appena accennati.

Fu realizzato come dono per un suo discepolo che si chiama joshuisoen, tempio

del Engakuji a Kamakura.

Sulla parte superiore del dipinto abbiamo delle iscrizioni tra cui una lunga

iscrizione di Sesshu con la data del dipinto e le circostanze della realizzazione di

questo dipinto, racconta brevemente il suo viaggio in Cina.

Il dipinto in questo caso funziona come una sorta di ritratto del maestro zen e

aveva il significato per il suo allievo di conclusione di ciclo di studi per cui poteva

essere considerato un dipinto dipendente, è come se fosse l’attestato di laurea.

Joshuisoen torna a Kamakura e si ferma nei vari templi e i monaci aggiungono

frasi di congratulazioni sopra quella di Sesshu. ( MOLTO IMPORTANTE QUESTA

OPERA!!)

La firma del maestro è a sinistra in basso nell’angolo.

*Altra opera di Sesshu, artista molto versatile, è un opera su paravento a sei

ante: Paravento guru e garzette = paesaggi che fanno parte della tradizione di

pittura di fiori e uccelli, soprattutto nella forma del paravento prechè permette

uno scorrere delle immagini, ogni elemento della natura acquista un significato,

solitamente significati benaugurali.

Gru in primo piano con becco verso il basso con colori bellissimi; dall’altra parte

garzette bianche in volo.

Abbiamo lo scorrere del tempo in un paesaggio che da una parte è invernale e

dall’altra è primaverile, c’è il susino aggrovigliato, il pino con la gru (soggetto a

sé), rosso delle camelie che compare

Parte invernale = bellezza del nero con cambiamenti improvvisi di tonalità che

permettono la resa di parti non coperte dalla neve, abbiamo una particolare

attenzione nel riempire piccoli rami con rami ancora più piccoli.

Parte primaverile= tutto giocato su gradazione di nero + aggiunta di piccoli punti

di colore: rosso, verde, giallo. Presenza di altri uccellini.

Altra opera di Sesshu = rotolo verticale che rappresenta un Meisho del Giappone

ovvero una lunga striscia di terra coperto di pini = Ama no Hashidate. Realizzato

con inchiostro nero con la solita tecnica più scuro e poi diluito. Profondità data

per fasce, ci muoviamo dal basso verso l’alto. La vista è a volo d’uccello.

Lungo la costa ci sono edifici, templi, si notano sentieri che vanno su fino le

montagne.

Questo dipinto si può datare 1501-1506 per la presenza di una pagoda che

venne costruita nel 1501 e che bruciò nel 1507 e quindi il dipinto fu realizzato in

questo breve arco di anni.

In questo momento storico, come abbiamo visto con Sesshu, nasce un

ordinazione monacale di uomini che sono insoddisfatti della loro vita e si ritirano

e rinunciano alle loro cariche e prendono i voti senza affiliarsi a un tempio

particolare ma in solitudine, dedicandosi alle arti e facendo spesso da consulenti

agli shogun in ritiro. Vengono chiamati tonseisha che però rimangono ai margini

della società come uomini liberi che si dedicano all’arte. = la scuola che segna

questo tipo di figura è Sanami = BUDDHISMO DELLA TERRA PURA = tre

generazioni di pittori affiliati al buddhismo, questi tre grandi pittori sono: Noami,

Geiami e Soami > questi tre pittori ebbero un ruolo importante come consulenti

per i grandi nomi della classe samuraica di quell’epoca.

Lo stile di questa scuola Ami, diversissima da Sesshu

Esempio = Paesaggio nelle quattro stagioni, si passa da una stagione all’altro

senza nessun tipo di interruzione, il paesaggio è segnato da montagne deboli

arrotondate e con un piccolo laghetto al centro, una lingua di terra che si allunga

nel laghetto, la presenza di una cascata e poi gruppi di pini, il tutto però in una

situazione soffice, indefinita che ha una qualità completamente diversa da

Sesshu-

Quest’opera è su una copia di paraventi e sono attribuiti a Soami,

contemporaneo a Sesshu.

LO stile è quello dei Song e i riferimenti sono a Muchi

Pennellate soffici, paesaggio indefinito, pochi dettagli nerissimi, c’è una

sensazione di paesaggio fluttuante..

(Nel mason ci sono esempi di Soami come l’opera su 16 pannelli scorrevoli oggi

rimontati su rotolo verticale)

Sesson – Pravento Kacho, paraento a sei ante = usa lo stile di Sesshu, nero

intenso alternato a nero trasparente. Pochi elementi che danno la sensazione

della velocità. Genere del Kacho ovvero fiori e uccelli.

-primo pannello a dx : Corso d’acqua con anatre accoppiate, corso d’acqua che si

infrange contro la roccia e si crea una schiuma.

Albero con fronde e gemme appena fiorite, uccellini accovacciati qua e la,

camelie.

-Il secondo, a sx, invece ha uno specchio d’acqua dove ci sono foglie di loto che

escono dall’acqua, potenza della pennellata usata per le rocce e per le foglie del

salice. Anche qui abbiamo garzette, uccelli bianchi.

Sesson – rotolo verticale delle stagioni, sistentico al massimo con potenza di

pennellata dove si capisce la velocità con cui viene tracciato il dipinto, si

percepisce la forza del vento che soffia = albero che si protende obliquo con rami

nudi, il movimento delle onde a riccio e barchetta in balia del vento

completamente piegata. Tutto il resto è lasciato vuoto. Sensazione del vento.

Nascita della scuola a servizio dello shogunato che va avanti per secoli, di cui

oggi abbiamo ancora artisti di questa scuola Kano. Diventa la scuola del potere,

al servizio dei potenti che dipingerà da qui in avanti le opere che vanno ad

abbellire templi e castelli e residenze di feudatari e degli shogun.

(Da qui in avanti, dal periodo Muromachi, la pittura cinese viene chiamata Kanga,

fino all’epoca Togogawa)

PERIODO MOMOYAMA

Casa tohugawa che darà vita a 650 anni di governo e la pace dei 250 anni.

Affermazione di poteri locali, provinciali che fanno capo a uno di questi signori

feudali con un tipo di architettura e pittura che è un’affermazione del potere.

Scuola kano: splendore legandosi all’economie della classe samuraica che si

esprime nella struttura dei castelli e grandi templi associati alle famiglie

samuraiche.

Chokushimon 1696-1614, Daikokuji – kyoto

Architettura che rappresenta il potere samuraico, fioritura dello sfarzo che porta

a forme complesse e all’inserimento nelle strutture lignei a incastro, fregi dorati

o con pigmenti colorati che richiamano i motivi tratti dalla natura che diventano

simbolici, benaugurali e buona fortuna.

Questo portale ricostruito in epoca successiva è corrispondente alla forme di

portale che troviamo all’entrata dei castelli.

Nishi Honganji, Kyoto protezione del giappone legato al potere, la sala di Amida

con il tetto che diventa imponente con falda spiovente e altezza pareti diventa

bassa rispetto al tetto. Ricorda e riporta le proporzioni massicce legate al senso

di potere dato nei castelli.

Due forme di architetture per castelli tradizionali: quelli fortificati con muraglie di

rocce di pietra incastonate su alture naturali o artificiali detti yamashiro.

I castelli di pianura che hanno diverse caratteristiche, sono costruzioni che

ricordano la residenza nobiliare di epoca heian, hirashiro: castello di hazuji, vicino

alle sponde del lago Biwa a Kyoto, fu distrutto in un incendio nel 1583. Anche il

castello di Osaka, fu costruito tra 1584-96 dal secondo condottiero toyotomi

hideoshi, e un terzo quello di fushimi voluto da hideoshi e abitato fino alla sua

morte.

Castello di Himeji, 1609, provincia di Hyogo

Himejy cittadina a poca distanza da Hobe e Hiroshima, il castello di Mazumoto

nella prov di Nagano.

Himeji è un castello bianco, detto dell’airone per il colore dato dalla calce

ignifuga, fortificato con rocce che creano curva concava verso alto e pendenza

che doveva impaurire e far desistere i nemici dall’attacco. Inizialmente piccola

fortezza ereditata da Toyotomi da un Damyo Ikeda, ultimato nel 1609 a cavallo

tra momoyama e Edo. Nel completamento dei lavori ci furono ampliamenti

rispetto all’originale. È stato restaurato nell’ultimo decennio. Edificio principale

che è il maschio centrale con tre torrette che sono i tre maschi minori collegati

da passaggi. La divisione in piani non corrisponde con i camminamenti interni del

castello, espediente per evitare attacchi (epoca dei samurai definiti ninja). 7

piani interni e 5 livelli esterni, ci sono dei semipiani che sono percorribili

all’interno e raggiungibili da porticine che portano alle finestre da dove

sferravano attacchi con archi o cannoni.

Introduzione armi da fuoco.

Struttura lignei non di mattoni, con pilastri giganti a sostenere la struttura.

Castello di matsumoto, non è sulla collina ma su una piattaforma rialzata di

massi, minore dimensione, all’interno di un laghetto artificiale con angoli di

muraglione con incastri di grandi e piccoli massi. Castello del corvo per il colore

nero dato dalla pece, sempre in legno, contro attacchi con frecce. Finestre

piccolissime e struttura che ricorda la pagoda con più piani verticali e alternanza

tra pareti chiare e scure.

Parte dietro è l’unica non circondata dall’acqua.

In epoca edo questi castelli verranno abbandonati, o distrutti durante battaglie

per unificazione del Giappone. Gran parte sono distrutti durante la rivoluzione

Meiji.

Un altro colpo inflitto fu dato dalla seconda guerra mondiale, col bombardamento

di Tokyo, che è stata completamente distrutta oltre che a Hiroshima.

Portale entrata del terzo castello di nijojo (jo:castello) richiama il portate

dell’altro.

È il più imponente e sfarzoso sia per le placche dorate lavorate a giorno e anche

per le travi orizzontali che stanno all’interno del portale, traforate e lavorate con

motivi di natura legati al beneaugurio. Castello che si sviluppa in orizzontale

come un unico padiglione, struttura a palafitta con apertura di shoji, porte

scorrevole esterne, apribili, con veranda verso esterno e tetto con due ali

spioventi molto profonde che danno senso di architettura schiacciata, sviluppato

in orizzontale.

È l’architettura che segna il passaggio dalle strutture shinden tsukuri heian al

nuovo tipo di stampo samuraico che è la shoin tsukuri. Tutto il portale è in legno

con materiali naturali, e aggiunta di fregi di terracotta coperta di pigmenti e

intarsi di metallo. Motivi legati al mon, stemma della famiglia,motivi di gru che

volano tra pini e inserimento di tantissimi colori.

Corpo centrale del castello segue da una parte il gusto elegante della classe

nobiliare con cambiamento verso spazi aperti e apribili sull’esterno. Il complesso

principale è ninnomaru.

Giardino fatto di cascate, ruscelli, rocce e piccoli ponti che collegano le varie aree

e fioriture varie.

Non di stampo zen ma godibile dai residenti come un vero e proprio paesaggio.

L’architettura del castello è interessante perché oltre alle verande, riporta

all’interno una struttura in legno con i corridoi interni che fanno da divisorio tra

stanze interne e shoji esterni. Sistema di appoggio del legno che una volta

calpestato emette un suono detto dell’usignolo, ed era un allarme.

Tutte le stanze sono coperte di tatami aperte e divisbili a seconda dell’uso con le

porte scorrevoli, i fusuma. Il nijojo si trova nel cuore di kyoto. La costruzione è

legata a odano inizia nel 1569 terminato per mano di tokugawa, primo

shogun,primi decenni 600. Spesso dipinto nelle pitture di fine 500-600 che segna

transito dalla pittura di natura a quella di genere.

Inizialmente fu eretto riciclando parte dei materiali del castello di fushimi, parte

distrutta da un’incendio. Ciò che resta è il castello a cui ha messo mano ieiasu

nel 1603 quando soggiornò a kyoto in occasione della sua nomina a shogun. La

nomina avveniva con benedizione dell’imperatore.

Lo rinnova nel 1626 con aggiunta di torre. Questo è uno dei luoghi più legati alla

produzione pittorica della scuola kano. Sale grandi e spaziose con alcune parti

rialzate di pochi cm, dove lo shogun riceveva subordinati, con grandi paletti

scorrevoli, motivi enormi, dipinti giganti per impressionare, mostrare potere e

sfarzo di chi li possiede, pareti completamente ricoperte di foglia d’oro su cui

vengono dipinti i vari motivi come il pino o fioriture come il crisantemo. Tutti

simbolici. Pino: albero preferito per le pitture samuraiche e simbolo del proprio

potere. Soffitto a cassettoni con motivi decorativi elaborati, l’uno dentro l’altro,

sembrano broccati, completo riempimento dello spazio.

Kano kamiu: maestro a servizio di ieiasu per creare le stanze sfarzose per la

visita imperatore, soggetti ripetitivi molto simili, piccoli inserti di paesaggio nello

stile yamatoe, ma la scuola kano va avanti per generazioni sperimentando e

mischiando due modalità e creando opere che vedono vari stili mischiarsi.

La villa imperiale di katsura: si trova a kyoto e ha una struttura di villa immensa

con giardino immenso all’interno, forma a zig zag con fulcro affacciato su grande

lago, con ruscelli e rivoli.

Cancello imperiale: portale in cannette, tsuki, stile tsukiia, stile austero, pilastri

sono tronchi d’albero nella forma originale con piccole travi arrotondate che

traversano il tetto. Apprezzamento forme naturale e assimetriche.

Fine 500 e inizio 600

kyoto continua ad essere il fulcro della cultura ed è cuore della cultura

tradizionale. Costruita vicino al fiume katsura, viene eretta s uterreno della fam.

Fujiwara, contesto legato alle famiglie vicine a quella imperiale. Fu un principe a

iniziare l’opera intorno al 1620. Primi anni epoca Edo, viene poi ampliata dal

figlio, ci lavora intorno agli anni 50 del 600 e la bellezza di questa villa anche da

tutti gli spazi che collegano il giardino alle staccionate, legano l’architettura

all’essenzialità strutturale e predilizione per materiali naturali. Anche qui gli

edifici che formano la villa sono shoin, costruzioni rialzate, con shoji apribili

sull’esterno e forme di tetti che riprendono le forme classiche con falde spioventi

e profondità di tetto. Esempio per i nostri artisti moderni come gropius e wright.

Edo

Uno dei ponti importanti che ritroviamo nelle immagini dell’ukyoe è l’nihonbashi

e il riohubashi rappresentato per i fuochi d’artificio e le feste.

1705: urbanizzazione più densa e fitta, sviluppo della città che portà allo sviluppo

delle vie stradali, come il tokaido e la via dell’isokaido. È una popolazione

soprattutto maschile di samurai, i chonin che sono i mercanti e fuori dalla città i

contadini considerata la più importante sotto quella samuraica che abita Edo in

quegli anni, e intorno a questo si sviluppano aree d’intrattenimento e piacere,

come i quartieri del piacere, fuori dalla città.

Continua la produzione pittorica di ritratti per il potere.

Ritratto di Oda Nobumaga, inchiostro su seta, 1583, vesti ingombrati e linee

spezzate, spigole per il drappeggio degli abiti e realismo con tratti sottili nel

volto, viso segnato dalla vecchiaia.

Ritratto di Toyotomi Hideyoshi sempe su seta e seduto nella posizione ufficiale a

gambe incrociate su stuoia di tatami che lo rialza, sempre con volto riconoscibile

e personalizzato ma gli abiti ancora con formalità distaccata da un realismo.

Ritratto di tokugawa Ieyasu, su baldacchino che ricorda un altare, sorta di

divinizzazione è del 1646 ed è su carta. Piccolo camminamento con i due leoni

cinesi posti ai lati dell’altare con i due guardiano con bocca spalancata e chiusa.

Alle spalle c’è un pannello dipinto con motivi della natura simbolici come il pino,

e uccellini nel filone della pittura di fiori e uccelli.

Scuola kano

Inizia attività a servizio degli shogun famiglia shigaka, scuola ufficiale non solo di

condottieri (aristocrazia di spada di alto rango) ma anche di templi zen.

Kano masanobu era un artista che alternava motivi cinesi e giapponesi yamatoe

e lavora presso il padiglione oro e argento a servizio degli shogun in ritiro nelle

colline est.

Il figlio Kano monotobu rafforza queste qualità e la potenza di questa scuola

viene aumentata da uno sposalizio con la figlia di tosa mizonobu, della scuola

tosa che porta avanti la pittura yamatoe secondo stile della classe imperiale.

Carica di capo dell’ufficio della pittura del governo e trasforma i temi religiosi in

temi secolari e decorativi, con l’uso del colore insieme all’inchiostro nero.

A lui sono attribuite decorazione del daitokuji a kyoto, lavora al myoshinji e il

nanzenji sempre a kyoto. L’apice della decoratività e forza decorativa della

scuola si raggiunge con etoku che lavora con obunaka, sotto ideioshi e decora i

loro castelli, sia di osaka che iasuchi.

Nel 1564 i governatori di kyoto, famiglia osokawa, commissiona un set di

paraventi sul tema rakuchu rakugai Illustrano scene e paesaggi e luoghi celebri

della capitale imperiale. Cmbina lo stile della scuola tosa con colori brillanti e

figurine piccole + oro, per rendere lo spazio non completamente definibile per

lasciare libera interpretazione. Sarà uno degli espedienti che aiuta nella

composizione di immagini che ricoprone intere superfici o grandi paraventi.

Etoku riesce ad abbinare al suo stile imponente anche lo stile cinese fatto solo

con inchiostro nero e motivi del cachoga, con gusto scarno e veloce nel tratto

che perdilge la monocromia legata allo zen.

(veduta dello hojo del jukoin nel daitokuji – 1566 i pannelli)

Elementi sempre identici cambia pennellata e stile, ma gli elementi sono sempre

quelli il susino, bambù e il pino i tre amici dell’inverno. Stanza del jukoin,

commissionata nel 1566 a etoku che lavora insieme al padre, incaricati da uno

dei membri della famiglia osokawa.

Sala centrale del jukoin, si affaccia sul giardino quindi apribile con 16 porte

scorrevoli con soggetto delle 4 stagioni, scorrere del tempo senza barriere da

destra a sinistra con elementi beneaugurali come il susino, il pino, la gru. I punti

focali di queste pitture sono i grandi alberi e le presenze della natura più grande

che riempiono lo spazio. Tutto lo spazio è coperto da polvere oro sottile lasciata

cadere che da la sensazione di spazio vuoto ma anche espediente per riempirlo.

Uso delle tonalità d’inchiostro nero, intenso a grigio trasparente, il nero dato con

pennellate veloci e linee spezzate e brevi per rendere naturalezza dei volumi con

zone in ombra più scure, e le rocce composte di poche linee una sopra l’altra a

comporre le formazioni rocciose un po tridimensionali non perché c’è la

prospettiva ma per le sfumature. Le anatre sempre in gruppo, rappresentate con

una che ha il becco sotto acqua e una che guarda altrove. Acqua con pennellate

rotonde ce danno sensazione plastica, poche erbe, bambù che si incrocia col

susino.

1576-79 etoku dipingi pannelli del castello distrutto insieme al figlio mizonobu.

Ultimi anni di vita di etoku, lavoro intenso, con molte committenze a servizio di

hideoshi per il castello di osaka.

Hinoki byobu – eitoku, 1543-90: coppia di paraventi a 4 ante in cipresso

Sono 8 ante in totale, oggi suddiviso in 2 paraventi da 4, inizialmente però nel

1590, era realizzato come fusuma, pittura su porta scorrevole, per residenza del

principe toshigito (della villa di katsura).

Pochi elementi, un cipresso massiccio che taglia ante del paravento con piano

ravvicinato del tronco visto per un solo segmento da dove si diramano 2 grossi

rami a destra e sinistra per riempire la lunghezza dell’opera. C’è qualche roccia,

nuvole dorate in foglia d’oro che si aprono in modo schematico su un corso

d’acqua blu lapislazzuli. Il verde della malachite per chiome del cipresso.

Tutto più rigido non c’è piu pennellata morbida monocrama zen, costruzione

dell’immagine in modo molto schematico, non più naturalismo, forme solide e

grosse. Il fondo oro rende la pittura piatta.

Resa delle muffe dell’albero, spesso rappresentata, pennellate che tracciata con

pennello secco e colore denso ricavato dalla malachite più bianco dell’ostrica.

Curve costruite del tronco e delle rocce non più pennellate veloci.

Veduta frontale ma espediente della nube fa spaziare in profondità con

posizionamento di elementi nella parte alta.

Eitoku – leoni cinesi, 1590.

Dipinto di fine XVI, un paravento a 6 ante, realizzato con inchiostro, colore e

nuvole di foglia oro, che coprono quasi intera superifice, gli unici elementi lasciati

leggere sono pennellate pesanti per rocce, e soggetto centrale la cui potenza è

data dai corpi massici, quasi fumettistici che vogliono rendere il potere, la

ricchezza, diventano un simbolo del temperamento della classe samuraica.

Dimensioni enormi, lasciati a sé con la loro corporeità. Tecnica kimpechi,

applicazione foglia d’oro su nuvole, usate per la prima volta da lui col figlio.

Sanraku, pruno e fagiano su 4 porte scorrevoli 1651, non c’è nulla di realistico, i

rami creano movimento artificioso nelle 4 ante, tema del fagiano col prugno

abbinamento che si vede spesso, fa parte di uccelli simboli di buon auspicio.

È l’unico che non è figlio di nessuno della famiglia di eitoku, è un paggio a

servizio di hideoshi che sarà presentato a eitoku e quindi viene adottato da lui


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verdena6

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher verdena6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte dell'Asia orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Menegazzo Rossella.

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