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Periodo Asuka (538-710)

In questo periodo venne introdotto il buddhismo in Giappone tramite la Corea, la quale lo importò a sua volta dalla Cina. Ciò ebbe importanti ripercussioni sulla vita dei giapponesi, e anche l'arte ne risentì. Inizialmente, non essendo pratici delle nuove tecniche, gli architetti giapponesi furono aiutati da artisti coreani.

A differenza dei templi shintoisti, quelli buddhisti si prefiggevano lo scopo di ricreare in terra il paradiso del Buddha, per cui erano riccamente decorati, ed erano modellati sulla base dei prototipi cinesi. La pianta era simmetrica, con l’orientazione verso Sud, poiché nella geomanzia cinese questa era la direzione più fausta. L’accesso al complesso avveniva tramite il Grande portale meridionale (nandaimon); il portale mediano (chūmon) delimitava l’ingresso dell’area principale del tempio.

Hōryūji è il più antico edificio ligneo del mondo, e da solo fornisce un quadro quasi completo dell'arte Asuka. Venne distrutto e ricostruito più volte, e ogni volta venivano aggiunti edifici. Il sai-in (tempio occidentale) comprende la sala d’oro (kōndō), la pagoda a cinque piani e il kōdō (sala delle prediche).

La sala d’oro è un sacrario riservato all’icona più importante del tempio. Sotto il tetto centrale vi è il mokoshi, al quale non corrisponde una divisione interna dell’edificio, ma dà l’impressione che l’edificio abbia più piani, e probabilmente fu aggiunto per proteggere il muro intonacato dalla pioggia.

La pagoda è modellata secondo il modello degli stūpa indiani, nei quali venivano conservate le reliquie del Buddha. Sopra la cavità della pagoda, si trova il sostegno centrale, composto da due pilastri e una cuspide in bronzo, che simboleggia un ombrello tenuto sulla testa del Buddha. Il sostegno ha l’unica funzione di sostenere la cuspide. L’intera struttura pare stabile poiché l’altezza dei tetti diminuisce man mano che si sale.

Il portale mediano ha quattro intercolumni, ognuno dei quali presenta l’entasi, un rigonfiamento mediano, con il diametro della colonna digradante dalla metà verso la sommità e alla base. Esso era un elemento dell’architettura greca, ma pare che qui assumesse un altro significato, poiché è più cospicuo nel Kondō, che nelle altre strutture.

Tardo periodo Heian (894-1185)

Nell'894, la corte giapponese decise di porre fine alle relazioni ufficiali con la Cina; ciò era dovuto al senso di fiducia in sé che nutriva la corte, e della consapevolezza dei giapponesi dei valori che li separavano dalla Cina. In questo periodo, il potere fu assunto dai Fujiwara, i quali avevano un senso estetico raffinato e privo di vigore. Continuò ad essere praticato il mikkyō (buddhismo esoterico), ma l’attenzione si posò interamente sul culto del Buddha Amida, il quale dava la possibilità ai fedeli di essere ammessi nel suo paradiso dopo la morte. Venne anche diffusa la credenza del raigō, ovvero la discesa del Buddha Amida in terra per accogliere e scortare l’anima del fedele nel suo reame.

A sostenere tali credenze, i palazzi eretti combinavano architettura, scultura, progettazione dei giardini affinché ricreassero in terra il paradiso del Buddha.

Shinden-zukuri (stile da camera da letto)

Componente essenziale di questo stile era un giardino, che comprendeva uno stagno e colline artificiali. Allo shinden erano collegate tramite dei corridoi le tai-no-ya (stanze d’abitazione sussidiarie). Almeno uno dei corridoi terminava affacciandosi sullo stagno.

Yosegi zukuri (tecnica a tasselli)

Tecnica già conosciuta dalla fine del X secolo, ma che in questo periodo raggiunge il culmine grazie a Jōchō. La tecnica consiste nel partire da piccoli blocchi di legno in modo da modellare l’esterno della statua, il cui interno rimaneva cavo, per poi unirli e coprirli con lacca e oro. Ciò permise una migliore conservazione delle statue lignee, in quanto le statue piene erano più soggette alla variazione di temperatura. Essendo cava, la statua era più leggera e quindi facile da trasportare; inoltre al suo interno erano stipati oggetti come sūtra e documenti. Poiché era costruita a blocchi, permetteva una più veloce realizzazione, in quanto più artisti potevano lavorarci contemporaneamente.

Il konjikidō (sala dell’aureo splendore) deriva il suo nome dal fatto che all’interno e all’esterno era ricoperto da lamine d’oro. All’interno sono presenti piattaforme, che oltre ad ospitare una triade dell’Amida e due guardiani, ospitano le mummie di tre generazioni di capi clan, cosa molto strana, in quanto in Giappone l’uso della mummificazione non era di uso comune.

Oltre alle comuni raffigurazioni del raigō, ve ne sono alcune che richiedono che l’Amida discenda sulla terra all’istante, note come haya raigō (raigō veloce). Nella pittura buddhista dell’epoca, è assente l’aura di terrore e mistero tipico dei precedenti periodi, poiché si tentava di convertire gli eretici tramite la bellezza e la ricchezza di dettagli, in particolare del kirikane (oro tagliato), che raggiunse il suo massimo splendore. Anche gli dei più spaventosi del mikkyō erano rappresentati come dei di grande bellezza. Questo cambiamento di stile si attribuisce al fatto che le donne avevano acquisito una sempre maggior influenza nella scelta dei valori estetici. La loro influenza aumentò sia per via delle intricate politiche matrimoniali dei Fujiwara, sia perché il Sūtra del loto prometteva la salvezza a tutti gli esseri, di entrambi i sessi.

Il sūtra del loto era uno dei sūtra più famosi in Giappone, e richiedeva come mezzo per la salvezza che il fedele ne recitasse e copiasse il testo, per cui sono arrivate fino a noi molte copie, le quali erano spesso scritte su carte riccamente decorate.

Pitture profane e rotoli illustrati

Con la fine delle relazioni con la Cina, con la crescente consapevolezza e fiducia che i giapponesi avevano acquisito, e soprattutto con l’invenzione della scrittura kana, dal IX secolo si assistette a una grande produzione letteraria, alla quale era strettamente connessa la pittura profana, detta Yamato-e (pittura giapponese), la quale era in contrasto con la Kara-e (pittura cinese).

Nello Yamato-e si dipingevano scene e storie nazionali, ma poteva anche essere un paesaggio o un dipinto narrativo, a patto che il soggetto fosse profano e trattato in maniera diversa dallo stile Kara-e. Purtroppo non sappiamo come avvenissero le distinzioni tra i due stili, poiché le poche testimonianze rimaste sono molto criptiche.

I tipi di paesaggi dello Yamato-e sono:

  • Meisho-e (immagini di famose località pittoresche)
  • Shiki-e / Tsukinami-e (immagini delle quattro stagioni e dei fenomeni della natura)

I paraventi giapponesi sono suddivisibili in tre categorie:

  • Tsuitate, piccoli paraventi lignei ad un solo pannello, usati per separare in più parti un edificio o una stanza
  • Paraventi scorrevoli: usati come infisso e divisorio semi-permanente dell’edificio, sulla cui superficie venivano dipinte direttamente le decorazioni; tali paraventi erano divisi in fusuma, composto da parecchi strati di carta stesi su leggere porte lignee munite di grata
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/20 Archeologia, storia dell'arte e filosofie dell'asia orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bea.binaghi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte dell'Asia orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Salviati Filippo.
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