Storia dell’arte
Perché studiare storia dell’arte? La storia dell’arte libera la mente, funzione cognitiva. (Giammi?)
Non significa studiare solo le forme e valori estetici ma i significati, i meccanismi del sistema in cui
agisce l’artista, ecc. Materia complessa che comprende tutta una serie di elementi che servono per
approcciarla. Salvatore Settis diceva che la storia dell’arte aiuta a vivere, ha ruolo sociale e civile.
Responsabilità importante. Art. 9 tutela del patrimonio e tutela della cultura e ricerca, la politica dei
beni culturali l’hanno trasformata (l’arte) in fattore commerciale, pertanto studiare arte può essere
pericoloso per la cultura dominante perché restituisce il patrimonio al suo vero senso.
Cos’è un’opera d’arte? Gombrich: ha scritto una storia dell’arte molto popolare; parte da questa
domanda e dice non esiste una cosa detta arte ma esistono gli artisti che un tempo scrivevano sulle
pareti delle caverne e oggi pensano ai cartelli pubblicitari, significano cose diverse in base al tempo
e all’uomo.
Lo sfondo della prima slide sono mani sulle pareti delle caverne, impronta della cultura ancor prima
della scrittura, strumento dell’uomo per comunicare.
Quadro di Rubens del bambino | Dürer della madre entrambi disegnati con amore, il criterio non è
solo la bellezza ma altro, sono entrambi straordinari.
I monelli: non si sa se siano belli come sono dipinti ma l’artista li ha resi così.
Angeli, quello italiano| fiammingo del rinascimento: si preferisce per bellezza quella italiana, con
grazia e eleganza ma vanno apprezzate entrambe. Bisogna cercare di capire, acquisire strumenti per
leggere l’opera d’arte.
Anche l’espressione può farci amare il quadro, lo rende più facilmente comprensibile.
Rappresentazione di Cristo: anche le opere con espressioni di sentimenti meno comprensibili vanno
comprese e apprezzate, del ‘600|del medioevo: nella seconda è meno ovvio ma va capito il periodo
e gli strumenti.
Abilità di rappresentare le cose così come sono: è stata un problema nell’arte, si preferiscono
immagini che rappresentano meglio la realtà in modo accurato. Lepre di Dürer uno degli esempi più
famosi | elefante di Rembrandt ha meno particolari ma con pochi tratti di carboncino si sentono le
grinze della pelle.
Conclude che i rischi sono dire mi piace o no perché per me è bello oppure mettere delle etichette
sull’arte, al di là della lettura dell’opera.
L’arte si impara con i piedi: visitando i musei, le piazze. Visitare e sentire vanno insieme.
Conoscere la cultura fa parte dell’identità di popolo. Visitare il più possibile anche perché è facile
vedere le opere al giorno d’oggi; epoca della riproducibilità, cosa toglie all’opera originale?
“Perdita dell’aura”, vedere l’opera attraverso le riproduzioni fa perdere la capacità di comunicare le
emozioni originali dell’opera: pensiamo alla Gioconda, tutti l’hanno visto ma pochi la conoscono
davvero, si vede qualcosa che già si sa.
L’opera va conosciuta nel suo ambiente e non solo dal vivo, questo è facile per le architetture, per
gli affreschi se non è stato staccato, difficile per un dipinto, se è stata spostata dal contesto originale
è importante sapere quale fosse. Es. Caravaggio e le opere per la cappella Cerasi; Annibale
Carracci fa la pala d’altare, Caravaggio quelle a lato, si ha una visione scorciata delle sue due opere
e studia degli stratagemmi per fare in modo che ci sia un cannocchiale dai due quadri verso la pala
d’altare, hanno visioni di scorci con il fascio di luce teatrale tipico di Caravaggio, valorizza una 1
situazione che poteva essere penalizzante per l’artista. L’artista tiene sempre conto del contesto,
dell’illuminazione.
Elementi da considerare per approcciare un’opera d’arte :
Cos’è l’opera d’arte? Ha una funzione estetica, oggetto di un’esperienza estetica; il bello non è
una categoria assoluta ma dipende dal contesto culturale e temporale, il concetto si è evoluto.
Fino al ‘700-‘800 era legata all’idea di bellezza e piacere suscitato dall’opera. Nel ‘900 si è andato
oltre. Esiste un criterio oggettivo sui canoni estetici? L’estetica, per Sgarbi, è movimento,
cambiamenti a seconda della cultura, perciò l’estetica classica è diversa da quella del futurismo, non
possiamo giudicare l’uno partendo dall’altro e viceversa perché si contraddicono. Non possiamo
dire qual è l’estetica giusta, non la si può fissare nel tempo, solo se si evolvono, cioè si devono
riconoscere degli elementi comuni, delle leggi generali che valgono sempre anche se declinate in
modo diverso. Così come accade nella poesia, i testi sono diversi ma compiuti, bisogna capire come
funzionano. L’opera d’arte è universale perché lo è l’armonia a cui risponde. Il giudizio nasce da
una conoscenza, si può avere un impulso emotivo ma ci deve essere la conoscenza per giudicare.
L’opera d’arte è la volontà di raccontare un contenuto (dell’artista o committente), è il risultato di
un atto creativo e di una competenza tecnica, ha un messaggio che si esprime con il codice del
linguaggio visivo, regole che variano nel tempo: più elementi messi insieme.
Procediamo per punti anche se non per forza in questo ordine:
• Collocazione: luogo per cui è stata pensata.
• Aspetto materiale: dimensioni, materiale (se un’opera è su tavola o tela ci dà delle
indicazioni cronologiche, fino a un certo punto si è usata la tavola poi la tela; anche la
provenienza geografica: Italia pioppo, Paesi Bassi rovere), tecniche (essenziale), stato di
conservazione (stato originale, rovinata dall’atmosfera, se restaurata o meno; il restauro oggi
deve essere conservativo e meno possibile invasivo).
• L’autore: chi ha realizzato l’opera, almeno la scuola.
• Data o periodo di realizzazione.
• Committenza: chi ha voluto l’opera, soprattutto nell’arte antica molto importante anche a
livello tecnico. L’artista è obbligato a usare certi colori o materiali.
• Iconografia: contenuto delle immagini.
Particolare della Cappella Sistina di Michelangelo: allievo Daniele da Volterra ha dovuto coprire i
nudi anni dopo con braghe. I restauratori dovevano decidere se eliminare questo intervento o no.
Chi è l’artista? Davanti a un’opera possiamo conoscerlo se è firmata, nella storia dell’arte antica è
difficilissimo trovarla, di Giotto ad esempio solo 3 sono firmate, quelle giudicate meno originali
cioè in cui i suoi lavoratori di bottega hanno lavorato di più. Si capisce a volte da ragioni di stile ma
non sempre sicuro (lavori di bottega ad es.), oppure nomi anonimi (quello che rappresenta le
Madonne con gli occhi grandi). Se si trovano degli scritti, documenti di committenza, oppure
documenti diversi che certificano l’artista dell’opera. Perché è difficile sapere l’autore di un’opera?
Dopo l’antichità classica, gli artisti erano considerati come artigiani, l’arte era attività manuale, si
distinguevano le arti meccaniche (livello basso) e quelle liberali (matematica, filosofia molto alte)
per questo non lasciavano la firma. Casi rari, cambiamento si ha a fine ‘200-inizio ‘300. Gli artisti
fino al 1400 erano legati alle corporazioni (associazioni di persone che facevano lo stesso lavoro, 2
con più artigiani) che controllavano tutti gli aspetti della vita di una persona, l’attività dell’artista
era disciplinata dalla corporazione.
Filippo Brunelleschi si ribella a questa situazione, era parte della corporazione di maestri di pietra e
legnami, i materiali usati per costruire, si rifiutò di pagare le tasse e uscì poco dopo perché doveva
costruire la cupola. Solo nel ‘500 nascono le accademie di belle arti, che svincolano l’artista dalle
corporazioni e si occupano di formare l’artista, si imparavano tecniche e le arti di pensiero su
modello dell’accademia platonica; diventano luogo di dibattito (metà/fine‘500).
Già nell’antica Grecia gli artisti erano considerati coloro che si guadagnavano da vivere con le
mani, pagavano le ore di lavoro, come se l’opera non avesse momenti di pensiero oltre al momento
esecutivo: artisti come Fidia e Apelle sono ricordati ancora oggi ma sono l’eccezione. Quadro che
ritrae Apelle che ritrae la cortigiana di Alessandro Magno (slide).
Altro aneddoto sulla condizione dell’artista è relativo al cenacolo di Leonardo da Vinci raccontato
da Giorgio Vasai, il primo biografo degli artisti dai primitivi del ‘200 fino a Michelangelo diviso in
3 stagioni con visione toscano-centrica; il cenacolo era stato commissionato dai frati dominicani di
Santa Maria delle Grazie, l’Ultima cena si trova nel refettorio e Da Vinci ci mette molto a
concluderlo e lavorava in modo poco continuativo, risponde che gli ingegni elevati lavorano quando
sembrano non farlo, pensano a ciò a cui dare forma; il duca Ludovico il Moro interviene e lui
risponde che gli mancano due teste: quella di Cristo e di Giuda e vuole prendere a modello il pretore
del convento.
Scuola di Atene di Raffaello di cui è conservato il cartone (Milano): ci sono i grandi filosofi, al
centro Platone e Aristotele e hanno tutti il volto dei grandi artisti, Platone ha il volto di Leonardo,
Euclide di Bramante, ognuno è un artista del rinascimento. Le arti meccaniche sono allo stesso
piano di quelle liberali, manifesto visivo di questa nuova consapevolezza (1500).
Autoconsiderazione dell’artista: altare di Sant’Ambrogio, opera di gioielleria molto importante,
sulla finestra ci sono 4 tondi con gli arcangeli, in uno c’è Ambrogio a cui il committente dona
l’altare, e Ambrogio che incorona l’artista per riconoscere la sua opera e la sua attività. Prime firme
che sono delle iscrizioni (Pisano) in cui si dice che la bravura dell’artista ha superato quella del
padre, consapevolezza della propria bravura.
Trattatistica: procedimenti e regole del fare, dei testi che mettono per iscritto a livello generale le
regole teoriche e pratiche del fare artistico. Dai canoni di Policleto (bellezza classica) ad es. corpo 9
volte la testa, idea del chiasmo (slide) braccio e gamba tesi contrapposti a braccio e gamba piegati;
egli teorizza queste regole del bello e dell’armonia, ci sono rimasti frammenti del testo. Libro
dell’arte di Cennini dice come preparare i colori, la parete, regole tecniche ma anche precetti morali
sulla vita dell’artista. Ghiberti prima autobiografia dell’artista indica la consapevolezza della
propria importanza. Trattati su architettura, scultura e pittura di Alberti, fare teorico (1400 secolo
dei trattati), anche Piero della Francesca scrive trattati fino al Vasai. Mettere per iscritto tecniche e
consapevolezze è indice di una presa di coscienza.
Cosa si guarda di un’opera d’arte? Analisi formale, della forma. L’opera si presenta con una
certa forma, Ludovico Dolce dice che è la parvenza delle cose, il disegno è la parvenza delle cose
che dà il pittore. Linguaggio che l’artista usa per creare la forma. Alla forma si collega lo stile, la
modalità che l’artista ha di comunicare una certa cosa.
Elementi:
Composizione: un’opera è fatta di più elementi, comporli è metterli insieme in un certo
o modo studiato a priori per ottenere un certo effetto visivo finale. Il colpo d’occhio è sulla
totalità poi si analizza nei dettagli, dal generale al particolare, effetto che dà la 3
composizione. È sempre studiata anche quando sembra libera. Nell’antichità era fissa,
l’artista non poteva inventarlo. Trittico di Giotto: la pala d’altare poteva essere singola o
polittici con in mezzo Cristo, La Madonna o un santo e ai lati altri santi o episodi di vita,
queste regole a poco a poco vengono modificate e violate appositamente. Filippo Lippi nel
1400 l’artista viola le regole, del trittico vi sono le 3 arcate che danno l’idea cioè mantiene in
parte la struttura antica ma in modo ironico l’artista va oltre, le colonne sono spostate dal
capitello ed è diverso dalla tradizione della tripartizione, gli inginocchiati sono davanti alla
struttura e non sotto.
La composizione può essere libera o strutturata (sempre studiata): nel quadro a sinistra
(impressionista, Monet periodo della fotografia) è libera, nella seconda i personaggi sono in
posa in modo armonioso.
Può essere simmetrica o asimmetrica: a sinistra simmetrica Monet, a destra asimmetrica
Turner, quest’ultimo comunica un dinamismo, l’altro è la stazione vuole far vedere
l’edificio, a seconda dello scopo hanno scelto composizioni diverse.
Sezione aurea: composizione studiatissima di Piero della Francesca, non è simmetrica, le
due porzioni sono diverse, segue la sezione aurea che è una proporzione per cui la grandezza
dell’opera (A-B) sta all’elemento della flagellazione per 2/3 (A-E) e 1/3 (E-B) all’elemento
dei 3 personaggi.
Gli elementi compositivi hanno pesi diversi: nell’opera di Giotto la figura che ha più peso è
la Madonna (sono più grandi degli altri, proporzione gerarchica), nell’opera di Raffaello, la
ninfa Galatea ha le stesse dimensioni delle altre ma le frecce degli angeli concentrano lì, dal
movimento centripeta.
La composizione ha un ritmo come quello delle colonne, uniforme, o alternato cioè gli
elementi architettonici sono alternati, anche nei dipinti (Primavera di Botticelli) si può
trovare.
• Spazio: parliamo soprattutto della pittura perché ha due dimensioni, la variabile spaziale è
significativa. Lo spazio è il luogo dove sono contenute le cose, ha tre dimensioni:
profondità, lunghezza e altezza. Scultura e architettura sono concepite per occupare un certo
spazio, invece i dipinti, essendo piatti, devono avere più o meno profondità a seconda della
volontà dell’artista. Il dipinto è una finestra aperta sulla realtà.
Nell’arte del 900 lo spazio è trattato non secondo il criterio della tridimensionalità, ma dalle
contrapposizioni di colori e linee nere (dipinto delle dune “Segni nel giallo”, pittura astratta)
e c’è una scelta voluta della bidimensionalità. Ricerca della quarta dimensione, Fontana
cerca il modo di impadronirsi della quarta dimensione “Concetto spaziale”. La concezione
dello spazio è fondamentale per il percorso e il contesto dell’artista. Nel tempo, come è stato
rappresentato lo spazio?
Arte classica: per la pittura occidentale è sempre un riferimento (Rinascimento:
recupero della classicità) mai abbandonato nonostante l’epoca buia del medioevo, si
parla spesso di rinascenze in cui volutamente in modo esplicito si recupera l’arte
classica. Pittura antica romana delle domus, affreschi rimasti: lo spazio è
rappresentato con idea della profondità come se potessimo guardare oltre la parete,
non seguendo regole precise ma la profondità è ottenuta in modo empirico tramite
l’esperienza, una finzione. 4
Arte paleocristiana (IV secolo) : parte da una stretta relazione con l’arte antica, ma
progressivamente viene meno la rappresentazione tridimensionale a favore di
quella bidimensionale. Nel VI secolo la scelta voluta è di annullare la dimensione
tridimensionale per la scelta di collocare le figure in uno spazio e tempo eterni,
tempo divino, spazio dorato (sfondi dorati e non atmosferici, no cieli con le nuvole),
spazio del sacro (distanza tra spazio dell’uomo e divino).
Processione con protagonista Teodora moglie di Giustiniano imperatore: lei
all’inizio del corteo e gli altri dietro, è come se fossero posti sullo stesso piano, le
figure sono piatte, sagome, il pavimento non è profondo e sembrano fluttuare nel
vuoto (si pestano i piedi). La tridimensionalità è data da pieghe e panneggi, dall’ idea
della porta e la figura che scosta la tenda dà l’idea dell’incedere della processione;
Teodora è inserita in una sorta di nicchia ricavata nella parete, anche la fontana è
tridimensionale: non viene meno del tutto la tridimensionalità.
Alla fine del ‘200 si riporta la tridimensionalità grazie alla scultura e poi la grande
rivoluzione avviene con Giotto: figura significativa che nella storia dell’arte
d’Occidente pone le basi per l’arte successiva.
Una delle 28 scene che Giotto affresca nel registro inferiore della basilica superiore
di S. Francesco d’Assisi: le figure sono poste su più piani con S. Francesco in primo
piano, solleva un bambino, ci sono capre contrapposte per dare l’ idea della
profondità; il crocifisso poggia sull’iconostasi: una parete che divide il presbiterio
dalla navata, nella quale ci sono figure femminili che si affacciano da una porta: è
compito dell’osservatore creare uno spazio che va oltre ciò che viene raffigurato, ci
immaginiamo una folla al di là della navata. È un’invenzione molto efficace
rappresentare questa croce enorme che viene posta sull’iconostasi attraverso un
sistema lineo e ne vediamo il retro, la carpenteria, leggermente inclinata in avanti
come a mostrare uno spazio che continua. Il pavimento e le figure sembrano
inclinate verso chi guarda, non è completamente riuscita la tridimensionalità ma un
grande passo avanti. Anche la scultura del pulpito è messa di sbieco per vedere
dentro lo spazio della navata.
Due ambienti che Giotto dipinge nella cappella degli Scrovegni (coretti)a Padova:
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