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L'Europa delle corti: il gotico internazionale

Tra la fine del 300 e l'inizio del 400 si affermò in Europa un linguaggio artistico omogeneo, definito "gotico internazionale". Questa denominazione sottolinea, da un lato la continuità con la tradizione artistica gotica, dall'altro mette in evidenza la molteplicità e l'internazionalità dei centri di elaborazione del nuovo stile. In effetti, nonostante il legame con il passato, il gotico internazionale ha caratteri di ricerca originale e costituisce un'alternativa allo stile rinascimentale. I caratteri principali di questo linguaggio sono: il realismo minuto ed epidermico, che analizza tutti gli aspetti del reale e della natura e che convive con esasperazioni grottesche e atmosfere idealizzate; la predilezione aristocratica per una narrazione elegante e pacata; l'amore per il lusso; l'interesse per l'antico.

Indagine della natura e atmosfere da fiaba

Il linguaggio artistico del gotico internazionale è ricco di contraddizioni che riflettono i contrasti di un'epoca difficile della storia europea. Al profondo dissesto economico e sociale si unì il declino delle istituzioni che avevano retto il mondo medievale. Non mancarono comunque segni di ripresa: il rafforzarsi della monarchia in Francia e Inghilterra; l'ascesa economica della borghesia; il diffondersi di una nuova sensibilità religiosa. Non è perciò casuale che l'arte abbia cercato di evocare atmosfere da fiaba, che potessero in qualche modo compensare il disagio della vita reale.

Un mondo perfetto viene riproposto nei cicli decorativi, spesso dedicati a temi profani e cavallereschi. All'interno delle stesse rappresentazioni i particolari sono indagati con estrema minuzia. In questo periodo si sviluppò nelle università uno spiccato interesse per le scienze naturali e per le enciclopedie di piante medicinali. Ciò portò alla fortuna dei Tacuina Sanitaris, raccolte ed enciclopediche di precetti per la salute accompagnate da illustrazioni oggettive di tipo scientifico, che influenzarono i modi della rappresentazione, stimolando la crescita di una pittura basata sull'osservazione diretta e non più sulla ripetizione di schemi di repertorio.

Amore per il lusso e gusto narrativo

Il gusto estetico del gotico internazionale è improntato dall'amore per il lusso, per oggetti piccoli e preziosi, per decorazioni raffinate, per materiali costosi. Tale passione rispecchia gli ideali della cultura feudale ancora ritenuta esemplare e per questo è presa a modello dall’emergente borghesia cittadina. Nelle arti figurative ciò si riflette nella ricerca della perfezione tecnica nell'esuberanza delle parti decorative, nel gusto per gli effetti di una pittura arricchita da pigmenti e materiali preziosi come foglie metalliche e paste vitree.

È il caso dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, dipinta a Firenze su commissione del mercante di stoffe Strozzi. La preziosità delle vesti dei Magi, che rispecchiano la moda fiorentina del tempo, sembra essere in relazione con l'attività del committente mentre la profusione d'oro e altri pigmenti pregiati ne ostentano la ricchezza. L'interesse per la letteratura cortese portò al diffondersi di un gusto narrativo che dai soggetti di carattere profano si estese a quelli di argomento religioso.

L'arte nelle corti d'Europa

Tra i centri artistici più propositivi per la creazione dello stile gotico internazionale, in particolare fu svolto da Avignone. Sede della curia papale fino al 1376, la città si caratterizzava in un clima culturale cosmopolita estremamente fecondo. Nel 1406 re Martino d'Aragona chiese, per decorare la propria cappella, una copia della decorazione della cappella di San Miceli. Ancora in Francia, particolarmente rilevante fu il contributo degli artisti parigini, soprattutto di miniatori e orafi. Proprio in questo clima si diffuse la moda dell'arazzo nato dalla collaborazione tra pittori e tessitori specializzati. Destinato a essere appeso alle pareti, l'arazzo aveva un valore decorativo, accresciuto dalla preziosità dei materiali impiegati, ma svolgeva anche la funzione pratica di difendere gli ambienti dal freddo e dall'umidità. Più a est, la Boemia fu un'altra regione interessata dalla diffusione del gotico internazionale; qui, esso fu caratterizzato dall'idealizzazione fisionomica delle figure, dalla ricerca di uno stile dolce, dall'affluenza ritmica della linea di contorno.

L'arte preziosa di Gentile da Fabriano

In Italia, uno dei protagonisti del gotico internazionale è stato Gentile da Fabriano. Le sue prime opere, eseguite per la città natale come il polittico con l’Incoronazione della Vergine per il convento di Valle Romita presso Fabriano, mostrano un linguaggio inedito per l'Italia centrale. Le elegantissime figure dei santi, definite dal disegno lineare delle pieghe delle vesti preziose, si librano senza peso su prati fioriti. L’oro del fondo, interessa anche le stoffe e dà luce alle figure. Successivamente Fabriano si recò nei più importanti centri artistici italiani, Venezia, Brescia, Firenze, Orvieto e Roma contribuendo a diffondere il gusto internazionale. Nulla resta dell'attività veneziana. Tuttavia l'influenza di Gentile sulla pittura lagunare fu notevole e stimolò il distacco dalla tradizione bizantina. Degli affreschi eseguiti tra il 1414 e il 1419 per Pandolfo Malatesta al broletto di Brescia, restano soltanto alcuni frammenti con vedute di città. A Brescia Gentile incontrò papa Martino V, che lo invitò a Roma per realizzare un ciclo in San Giovanni in Laterano, ora perduto. Restano invece a documentare la grande arte del pittore, le opere risalenti al periodo fiorentino, come l'Adorazione dei Magi e il Polittico Quaratesi che denotano una profonda maturazione dell'artista. Le figure vi appaiono solidificate da un chiaroscuro più marcato rivelando l'influsso dell'arte di Masaccio e di Masolino. Anche i panneggi acquistano una maggiore consistenza e i volti dei personaggi una più intensa verità.

L'adorazione dei Magi

1423, Firenze, galleria degli Uffizi

Nella tavola dipinta per la cappella di Palla Strozzi nella chiesa fiorentina di Santa Trinita, Gentile da Fabriano raffigura il tema dell'adorazione dei Magi in chiave fiabesca, trasformando l'episodio religioso in un momento di vita cortese. È questa la sua più importante opera. La scena centrale con il corteo dei Magi si dispiega su tutto il campo del dipinto. La partizione viene invece conservata nel coronamento dove, entro tre tondi, sono raffigurati l'angelo annunziante, la vergine annunciata e al centro Cristo giudice. Anche la predella è divisa in tre scomparti raffiguranti la Natività, ambientata in una notte stellata, la fuga in Egitto, che si svolge in un paesaggio assolato, e la Presentazione al tempio, il cui originale si conserva al Louvre. La cornice, intagliata e dorata, è originale e presenta su di pilastri decorazioni dipinte, con i fiori ed erbe che spuntano dai trafori, richiamando le decorazioni dei manoscritti miniati del tempo.

Architettura e scultura

Nell'ambito dei grandi cantieri architettonici avviati al principio del 400, la collaborazione tra artefici di diverse nazionalità e il conseguente utilizzo di un linguaggio artistico internazionale assumono un rilievo particolarmente significativo. La tipologia della cattedrale gotica, concepita in Francia tra la fine del XII e il XIII secolo, aveva conosciuto una grande diffusione. L'esaltazione degli affetti ornamentali, che segna tutta la produzione figurativa tardo gotica si sposa in architettura con una ricerca continua del superamento dei limiti precedentemente raggiunti, nell'altezza delle volte e nell'ingegnosità delle soluzioni statiche. Più stretto si fa, inoltre, il legame tra architettura e scultura.

Il Duomo di Milano

Il cantiere della cattedrale di Milano, avviato nel 1386 e ancora attivo nell’Ottocento, fu il più grandioso del 400 e svolse un ruolo di protagonista nell'intreccio di rapporti politici e culturali del tempo. Voluto da Gian Galeazzo Visconti, l'edificio rispecchia gli orientamenti culturali del duca, interessato all'architettura francese e tedesca e deciso a gareggiare con le cattedrali d'oltralpe. I primi architetti attivi nel cantiere sono significativi: Giovannino de’ Grassi, Ulrico di Enzingen, Jean Mignot. L'estrema dilatazione dell'impianto si richiama alle tipologie locali mentre il degradare delle navate rispecchia il modello delle grandi cattedrali europee. La stessa scelta del materiale da costruzione, il marmo al posto del tradizionale mattone, denota la volontà di adeguarsi ai modi d’oltralpe. Il grande afflusso di maestri della Francia, delle Fiandre, dei paesi tedeschi e di varie regioni d'Italia dà al cantiere un carattere cosmopolita, e provocò profonde trasformazioni nella scultura.

La trasformazione architettonica di Venezia

Lo stile gotico “fiorito” improntò l'architettura di Venezia conferendole l'aspetto caratteristico che ha conservato fino a oggi. Fu, infatti, al principio del 400 che Venezia iniziò a trasformarsi, da città costruita prevalentemente di legno, in una città di pietra e mattoni. Durante tutto il secolo, il Canal Grande si arricchì di facciate sontuose, caratterizzate dalla sovrapposizione di portici, loggiati e finestrate a traforo che creavano un suggestivo e particolare gioco di ombre e luci, esaltato dalla policromia di marmi pregiati. Tra gli edifici più importanti spicca la Ca’ d’Oro, realizzata tra il 1421 e il 1440 dal lombardo Matteo Raverti. Gli stessi artisti sono attivi nel cantiere di San Marco, destinato a completare la facciata della chiesa medievale con una fastosa decorazione irta di guglie, pinnacoli, trine marmoree e coronate di statue. L’edificio più sintomatico dell’interpretazione veneziana del nuovo stile fiorito è il Palazzo Ducale che, tra il 1424 e il 1457, venne ingrandito fino a congiungersi col fianco della basilica. La struttura dell’edificio ribalta l’impianto tradizionale: il piano superiore “pieno” decorato da un paramento marmoreo che suggerisce l’effetto di un grande tappeto orientale, poggia sui due “vuoti” della loggia aerea e del portico del pian terreno, in cui si addensa l’ombra. La ricca decorazione scultorea dell’edificio trova la sua sontuosa conclusione nella porta della Carta che conduce al cortile del palazzo.

Lo studio dell'antico

La riscoperta dei classici caratterizzò la vita culturale del Rinascimento, lo stesso concetto umanistico di rinascita da cui deriva il termine Rinascimento, implica l'idea di un risveglio sia dello spirito, sia dell'arte dell'età classica. Teorizzata nel 300 dal Petrarca, l'idea del ritorno all'antico giunse a influenzare gli artisti tra la fine di quel secolo e l'inizio del 400. Anche i maestri legati alla cultura ora tardo gotica mostrarono un forte interesse per l'arte classica, ma fu nell'ambiente fiorentino del primo 400 che lo studio dell'antico assunse il valore di autentica conquista. Attraverso gli strumenti offerti dalla storia e dalla filologia, l'eredità classica venne indagata e posseduta, così da divenire fonte di creazione originale. Per i protagonisti del primo Rinascimento fiorentino, Brunelleschi, Donatello e Masaccio, il classicismo rappresentò non solo lo stimolo a compiere opere originali, ma anche a riscoprire la natura, la rappresentazione del corpo umano, dei modi del corpo e dell'animo.

Alla ricerca di un modo nuovo di vedere e rappresentare il mondo, gli artisti rinascimentali si rivolsero, come modello di forma di contenuto, alla civiltà classica. Mostrarono un atteggiamento critico e la coscienza del divario storico e culturale che li divideva dall'epoca medievale. I classici furono quindi studiati, indagati e misurati. Nel 1402 e nel 1404 Brunelleschi e Donatello si recarono insieme a Roma per approfondire la loro conoscenza dell'antico. I due artisti fiorentini erano i primi a intraprendere quel viaggio di ricerca e di formazione che resterà fondamentale per gli artisti italiani e stranieri fino al XIX secolo. Donatello e Brunelleschi invece acquisirono una conoscenza straordinaria del mondo figurativo degli antichi e su di essa basarono la propria opera di rinnovamento della scultura e dell’architettura italiane.

Brunelleschi: lo studio dei monumenti antichi e la cupola del Duomo di Firenze

Alla metà del 300 la costruzione del Duomo di Firenze, iniziata nel 1296, era giunta al tamburo ottagonale d’imposta della gigantesca cupola. Brunelleschi e Ghiberti risultarono vincitori a pari merito, ma le competenze tecniche del primo fecero sì che egli diventasse l'unico responsabile dell'opera che lo terrà impegnato tutta la vita. Il problema da risolvere era essenzialmente tecnico: l'arresto dei grandi cantieri pubblici, legato alla crisi del 300, aveva provocato la dispersione delle maestranze specializzate e non vi erano più carpentieri in grado di realizzare le grandi impalcature lignee, necessarie a sostenere la cupola durante la costruzione.

Lo studio dei monumenti antichi, come il Pantheon, in cui tutti i problemi di pesi e spinte della struttura erano stati risolti al suo interno, suggerì a Brunelleschi una soluzione rivoluzionaria. La cupola sarebbe stata costruita senza centine lignee, ma soltanto con l'aiuto di impalcature mobili, grazie alla disposizione di mattoni a spina di pesce, desunta dagli esempi romani, che avrebbe dato solidità alla parete senza gravare il peso. Così le forze risultavano equilibrate e non avevano bisogno di altri sostegni. Alla necessità di creare una struttura autoportante risponde l'espediente della doppia cupola: la cupola interna, più piccola e più robusta, ha il compito di reggere quella esterna. Dal punto di vista formale ed estetico Brunelleschi inventa una soluzione che non solo completa un edificio concepito in un altro periodo, ma lo rinnova profondamente.

Le architetture di Brunelleschi

Le architetture di Filippo Brunelleschi si caratterizzano tutte per la proporzione delle forme e degli elementi che le compongono. Così il portico dell'Ospedale degli Innocenti a Firenze, iniziato nel 1419, è concepito come elemento di raccordo tra l'edificio e la piazza della Santissima Annunziata. La struttura è basata sulla ripetizione modulare della campata cubica coperta con volte a villa; le nove arcate sono rette da colonne con capitelli corinzi di ispirazione classica. Gli edifici a pianta longitudinale progettati da Brunelleschi come le chiese di San Lorenzo e di Santo Spirito, sempre a Firenze, ripetono lo schema del loggiato degli Innocenti sviluppandolo in simmetria bilaterale. L'interno di San Lorenzo, a tre navate con cappelle laterali, è caratterizzato dalle perfette proporzioni delle parti con il tutto, che dà all’insieme una straordinaria unitarietà. Nella chiesa di Santo Spirito lo spazio è più articolato. In altri edifici, come la Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, la cappella dei Pazzi e la rotonda di Santa Maria degli Angeli, Brunelleschi elabora soluzioni sullo schema della pianta centrale particolarmente amato nell'antichità.

Cappella dei Pazzi

1430

La cappella fu commissionata a Brunelleschi dalla nobile famiglia gentilizia fiorentina dei Pazzi, il cui stemma è ripetuto quattro volte all'interno, nei pennacchi della cupola. All'esterno e il portico assume un andamento mosso e plastico grazie al contrasto tra le dense ombre in basso e la luminosità delle superfici sporgenti. All'insistita e angolosa geometricità della facciata fa da contrappunto il centrale arco a botte, derivato dall'arco di trionfo romano. La pianta quadrata, coperto da una cupola a forma di ombrello cui si affiancano due brevi ali sormontate da volte a botte. All'interno prevale una concezione dinamica dell'architettura che sfrutta la potenza espressiva dell'elemento coloristico. Sulle semplici pareti intonacate, spiccano, infatti, le membrature in grigia pietra serena, i tondi con gli apostoli in terracotta invetriata bianca e blu, opera di Luca della Robbia e i fregi dipinti dell'architrave. I tondi vivacemente colorati nei pennacchi della cupola che rappresenta i quattro evangelisti e sono stati eseguiti da Andrea della Robbia. La cappella è il primo edificio del Rinascimento in cui sia all'interno sia all'esterno acquistano una scala e un carattere monumentale. La distribuzione degli spazi è molto complessa e si basa sul rapporto geometrico fra linee rette e linee curve. Sulla pianta quadrata, attraverso un gioco di archi e di pennacchi, si è imposta la cupola circolare creando lo spazio cubico ed emisferico proprio di una cappella. La parte inferiore dell'ambiente è ordinata in maniera statica, con le linee verticali di una serie di paraste disposte a calcolati intervalli lungo le pareti e delimitate dalla forte trabeazione orizzontale. Al di sopra si libera il gioco dinamico degli archi, dei cerchi e delle strutture, che si conclude nella raggiera delle nervature della cupoletta e nel suo occhio centrale.

Il concorso del 1401: Brunelleschi e Ghiberti a confronto

Nel 1401 venne indetto a Firenze un concorso per la realizzazione di una nuova porta bronzea per il battistero. Il tema biblico proposto era quello del Sacrificio di Isacco, da svolgere a rilievo entro una for...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher storia92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Pinelli Antonio.
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