Neoclassicismo
Il neoclassicismo è una corrente artistica che si propone di studiare l’antico, più precisamente il classico romano ma soprattutto greco. Si sviluppa soprattutto in Francia poiché qui avvennero cambiamenti politici e di potere, e guarda soprattutto alla ragione e alla realtà. La cultura neoclassica prende avvio dall’Illuminismo, pertanto si guardava con favore alla società che l’arte aveva prodotto.
Boullee
Architetto del periodo della Rivoluzione Francese che rivoluziona l’architettura. È un autore capace di grandi visioni architettoniche. La sua particolarità è quella di non aver realizzato, egli infatti fa soltanto disegni su carta. Molti storici vedono nella sua architettura i primi vagiti dell’architettura moderna: un’architettura monumentale, scenografica, senza aspetto decorativo, che utilizza figure semplici, si rifà ai grandi eventi architettonici della classicità.
Progetto per la biblioteca
Immagine prospettica. Grande sala rettangolare con volta a botte rettangolare che termina in fondo con una sorta di arco trionfale. In alto, un’apertura per la luce. C’è molta semplicità. Lo spazio è diviso in tre parti: gradonato (3 grandi gradoni, nei quali i libri diventano pareti), colonnato (ordine ionico), volta a cassettonata. La linea nera al di sopra della trabeazione divide lo spazio e dà slancio alla volta. (vedere la pianta del Museo e il Genotafio di Newton).
Jacques-Louis David
È l’autore più importante del Neoclassicismo. Vince il Prix de Rome, una borsa di studio che permetteva il soggiorno a Roma e lo studio dei grandi artisti; ciò gli permette di restare nella Capitale per 5 anni, dal 1775 al 1780. Si interessa alla pittura di Michelangelo, alla struttura formale di Raffaello e al modo di rendere la luce di Caravaggio. Segue un ritorno in Francia, ma nell’85 si reca nuovamente a Roma in quanto ricevette un importante incarico. Viene esiliato in Belgio, dove lavora per la borghesia. David è interessato alla classicità dal punto di vista estetico, ma anche etico in quanto ammirava la società di allora. Si misura spesso con la storia: fa pittura storica.
Giuramento degli Orazi
Opera segnata da una certa retorica; segna il primo consistente approdo linguistico. Diventa il manifesto dei rivoluzionari, anche se era commissionata dai monarchici; serviva per svegliare gli assopiti giovani aristocratici. Affonda nell’etica romana. L’ambiente è quello della Roma monarchica: c’è la lotta tra Roma e Albalonga (tra orazi e curazi). La scena è paradigma dell’intera successiva produzione. È ambientata in una casa romana, più precisamente all’interno del cortile; qui avviene il giuramento tra il padre e i tre figli. A sinistra si trovano i figli, al centro il padre e a destra le donne; tale suddivisione è scandita anche dalla presenza delle tre arcate. La scena è strutturata da un preciso impianto prospettico con punto di fuga centrale che coincide con la mano sinistra del padre. Le linee di fuga definiscono il disegno della pavimentazione. La luce proviene da sinistra, è caravaggeresca, ossia teatrale, scenografica: permette di valutare i corpi per la loro potentissima plasticità. I corpi, appunto, sono definiti attraverso passaggi chiaroscurali pensati per dare forti volumi alle figure stesse, sono quasi scultorei, statuali; qui è evidente l’ispirazione michelangelesca. I corpi dei figli sono definiti da linee rette; la figura del padre è monumentale, grazie anche all’effetto della stabilità ottenuto tramite la divaricazione delle gambe; i colori nelle figure maschili sono accesi. Nelle donne domina la linea curva e i colori sono freddi. Colpisce la madre, colta in penombra, come se avesse capito che la guerra non andrà completamente a buon fine; un po’ lo stesso presagio è visibile anche nelle altre due donne.
Morte di Marat
Marat muore nel 1793. Qualche mese dopo David decide di rappresentare e celebrare questo rivoluzionario, che oltretutto era suo amico. Marat giace morto, rappresentato come un eroe, con la testa piegata. Il pittore si inventa lo spazio: disegna la vasca coperta da panni (il panno verde copre invece una tavola in legno che Marat usava come scrittoio) dove Marat si immergeva per qualche ora al giorno a causa della sua malattia. L’assenza di metà quadro e lo sfondo scuro rendono questo dipinto solenne. In primo piano, troviamo una cassetta sulla quale sono appoggiate un calamaio e una penna. Ci sono tutti gli elementi che fanno capire come sono andate le cose: la lettera della sciagurata, il coltello, la penna da poco usata. Marat era un giacobino che si sacrificava, infatti accoglie la lettera sapendo della lotta fra girondini e giacobini: ciò si tratta di una vera e propria celebrazione, sembra quasi un Cristo laico; i collegamenti con esso sono evidenti, basta prendere come esempio la ferita che rimanda a quella infierita dal centurione al Cristo. La cassetta anticipa la scena, è una sorta di filtro.
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