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chiaroscurali pensati per dare forti volumi alle figure stesse, sono quasi scultorei, statuali; qui è evidente

l’ispirazione michelangelesca. I corpi dei figli sono definiti da linee rette; la figura del padre è monumentale,

grazie anche all’effetto della stabilità ottenuto tramite la divaricazione delle gambe; i colori nelle figure

maschili sono accesi. Nelle donne domina la linea curva e i colori sono freddi. Colpisce la madre, colta in

penombra, come se avesse capito che la guerra non andrà completamente a buon fine; un po’ lo stesso

presagio è visibile anche nelle altre due donne.

Morte di Marat Marat muore ne 1793. Qualche mese dopo

David decide di rappresentare e celebrare

questo rivoluzionario, che oltretutto era

suo amico. Marat giace morto,

rappresentato come un eroe, con la testa

piegata. Il pittore si inventa lo spazio:

disegna la vasca coperta da panni (il panno

verde copre invece una tavola in legno che

Marat usava come scrittoio) dove Marat si

immergeva per qualche ora al giorno a

causa della sua malattia. L’assenza di metà

quadro e lo sfondo scuro rendono questo

dipinto solenne.

In primo piano, troviamo una cassetta sulla

quale sono appoggiate un calamaio e una

penna. Ci sono tutti gli elementi che fanno

capire come sono andate le cose: la lettera

della sciagurata, il coltello, la penna da

poco usata. Marat era un giacobino che si

sacrificava, infatti accoglie la lettera

sapendo della lotta fra girondini e

giacobini: ciò si tratta di una vera e propria

celebrazione, sembra quasi un Cristo laico;

i collegamenti con esso sono evidenti,

basta prendere come esempio la ferita che

rimanda a quella infierita dal centurione al

Cristo. La cassetta anticipa la scena, è una

sorta di filtro; la vasca viene così spostata.

Le carte da parati, la carta geografica e le due pistole sono eliminate. Quella poca luce che c’è, deriva da

destra; è di ispirazione chiaramente caravaggeresca. Le linee sono tutte orizzontali o verticali, tranne il

braccio.

Architettura neoclassica

L’architettura neoclassica presenta un taglio rispetto al barocco: via frivolezze e ornamenti, l’architettura

deve trovare il suo valore nei rapporti. Emerge una coppia nuova tra forma e funzione. Cambia il modo di

disegnare: il disegno è più semplice, viene abbandonato il chiaroscuro.

Robert Adam

Kedleston Hall

Un lavoro che non è stato portato a termine. Il progetto prevede un corpo centrale dipartito dal quale

partono quattro corridoi curvilinei che portano ad alte ali (le due anteriori non sono state costruite). Viene

ripreso pari pari dalla tradizione romana-fiorentina, ma l’ispirazione viene anche da Palladio. La parte

inferiore è a bugnato (lezione fiorentina). In alto, le finestre sono timpanate, mentre il timpano è alternato

a curva e triangolo. La parte centrale è evidenziata dalla citazione dell’arco di trionfo. Le colonne sono

corinzie. In alto, una sorta di attico.

La pianta rettangolare è divisa in tre parti: quella centrale è la più importante. C’è l’utilizzo della volta a

schifo, ossia metà della volta a padiglione. Nel salone, la nicchia ricorda la Cappella .

È simile allo schema palladiano, con la differenza che la sala si completa in alto con la volta emisferica.

Leo von Klenze – Walhalla Tempio dedicato ai caduti

tedeschi. Questo autore bavarese ricostruisce il Partenone in

alto, sulle rive del Danubio. È realizzato su commissione dei

Bavaresi per celebrare le vittime del 1813 a Lipsia contro

Napoleone. Misura 32mx90m.

Piermarini – La scala Pianta semplice, scala a forma di ferro di cavallo – una soluzione ottima dal

punto di vista acustico. La facciata è più complessa: ha un portico che definisce la parte centrale, la quale

termina in alto col timpano; la parte basamentale è a bugnato. Il piano superiore è ritmato da coppie di

lesene nella parte centrale e paraste nella parte arretrata e ai lati. Una sorta di mezzanino chiude tutto in

alto; è presente l’andamento ritmato anche con le finestre.

Canova

Reinterpreta il canone classico, la scultura con sensibilità pittorica. Il suo è un linguaggio sensuale: da un

lato si adegua agli imperativi neoclassici, ma questi non soffocano la sua personalità. I riferimenti sono

Michelangelo e Bernini. La sua è una scultura che sa reinventarsi a partire dal modello classico; rende

contemporanea la scultura, un po’ come fece Bernini. Canova fa ciò tramite artifizi: affronta pittoricamente

la scultura, tant’è che egli arriva a trattare con morbidezza le sue levigatissime superfici bianche, perché

così richiedeva lo stesso linguaggio neoclassico, che si riferiva alla ragione; introduce note realistiche nelle

sue opere, quasi a farle parlare; le superfici sono ricoperte da una sorta di crema dorata o rosa: così quella

materia non era più quella fredda del marmo, ma era carne viva; usava anche parti colorate, ad esempio

per le labbra, e introduceva l’oggettistica come bracciali e collane, al fine dei rendere la scultura realistica e

contemporanea. Canova si scontra con Winckelmann: quest’ultimo era a favore della monocromia. Il tema

centrale è la grazia, più che la bellezza. Grazia che va intesa non come frivola piacevolezza rococò, ma come

qualità interiore. Grazia è bellezza controllata, armonia, sentimento controllato dalla ragione; insomma,

equilibrio tra intelletto e passionalità. Ebe

Ebe è la coppiera degli dei, mostrata

nell’atto in cui avanza, leggera come

una danzatrice in perfetto equilibrio

tra braccia e gambe; la figura è

dinamica, sciolta. È sensuale: la tunica

è morbidamente arricciata sui fianchi e

rende visibili le modulazioni del seno,

ed è spinta all’iindietro da una sorta di

venticello. La pelle ha un chiaro

risvolto di morbidezza. Il venticello

crea giochi chiaroscurali sulla tunica, fa

vedere le nudità al di là della tunica

stessa. È sostenuta quasi da una sorta

di nuvola. Ebe è l’ideale canoviano, con

prerogativa principale la grazia: è

l’intelletto che guida i canoni della

bellezza. Ebe con la mano destra

sorregge l’anfora, con la mano sinistra

la coppa. È una scultura senza tempo:

rappresenta una bellezza ideale, anche

se alcuni elementi rendono la figura

realistica. Insomma, bellezza ideale

come parvenze di vita.

Paolina Borghese come Venere vincitrice

Paolina Borghese è sorella di Napoleone Bonaparte e moglie di Camillo B. È rappresentata nei panni

classicheggianti di Venere, la quale riceve da Paride il pomo d’oro come premio per essere la più bella tra

tutte le dee. È appoggiata su un fianco (come i defunti etruschi); sono dosati sapientemente i particolari

realistici: ad esempio il braccio destro, il bracciale, l’acconciatura, la piega dei cuscini e dei materassi. I

particolari pertanto, partecipano al realismo d’insieme. Ma Paolina è fuori d’ogni tempo: la sua è

un’immagine idealizzata, una divinità classica anche per come è mostrata, è una divinità austera ma al

tempo stesso serena. Lo sguardo è sereno e imperturbabile, la sensualità è data dalla nudità appena

accennata dalla superficie levigata; è oresente un rosa pallido che tempera e smussa l’atteggiamento della

dea in forme idealizzate. Il letto permette di vedere la donna da diverse angolazioni.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher patriziostella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Bianchi Giovanni.

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