Storia dell’Arte
Contemporanea
Neoclassicismo
Contesto:
dell’arte moderna databili intorno al 1770 rivoluzione industriale e francese,
origini
nuova concezione dell’“io”
tra NEOCLASSICISMO e ROMANTICISMO
contrapposizione
Il primo iniziato nel 1755 con la teorie di Winchelmann
Il secondo iniziato con la ripresa del gotico in Inghilterra, poetica del sublime e Sturm und
Drang le tensioni e la drammatica realtà del suo tempo con l’intenzione di
Davidproiettò
incidere sul presente e di avviare una restaurazione estetica, stilistica e morale parla
una lingua nuova e si rivolge ad un nuovo pubblico pubblico non più elitario ma
partecipava alla creazione della storia contemporanea
lui nasce la pittura fantastica e visionaria ROMANTICA:
Friedrichcon
Pittura che si basa sui miti dell’anima, del sogno, virtù della poesia sehnsucht
(nostalgia e desiderio struggente)
Pittura che si fonda nell’immaginazione e si consuma quasi nel surrealismo
Blake e Friedrich non riuscirono liberarsi del tutto dai codici rappresentativi del
Füssli,
neoclassicismo
romantica della fecondità delle tenebre, scoperta di una mente inconscia e delle
Idea
potenzialità espressive; importanza dei sentimenti e dei moti dell’animo
apre la via all’impressionismo nuova idea di realismo: vivere
Coubert1860/70
“insieme” alla realtà
Impressionismo: fissare un momento del tempo della vita consapevoli che si trattasse di
un frammento di un continuo variare
nuovo modo di aderire all’analisi della realtà si diparte la ricerca di Cézanne
dal
“Il giuramento degli Orazi” (David) speranza nell’avvento di un mondo eroico e retto da
virtù civili “Guernica” (Picasso) con la sua appassionata denuncia della bestiale violenza
di una guerra ingiusta
↓ ↓ ↓
↓
INIZIO E FINE DI UN PROCESSO DI RIVOLUZIONE ARTISTICAriconoscimento di due
sistemi di visione, fondamentali e sostanzialmente opposti che si dipartono dalle
trasformazioni stilistiche della fine del ‘700 fino a confluire nella personalità di Picasso.
segna la fine di un’epoca (quella dell’arte moderna) mentre le avanguardie
Picasso
segnano l’inizio di una nuova alba nell’arte grazie alle teorie dadaiste e in seguito dei
surrealisti che fanno arte negando lo stesso concetto di opera artistica.
del pensiero illuminista che cerca di scalzare gli antichi dogmi e superstizioni
Diffusione
in nome della ragione Diderot e D’Alembert scrittori dell’Enciclopedia pubblicata nel
1751
questo contesto di fervore culturale si innesta una graduale trasformazione del gusto
in
e dei modi dell’espressione artistica che si basano su un rifiuto delle formule tardo-
barocche e rococò. Questo rifiuto aveva un valore moralistico, intendibile come una
opposizione all’ancien régime, del quale veniva criticata prevalentemente la frivolezza e
la superficialità oltre che la corruzione.
del neoclassicismo è stata correlata al diffuso interesse per l’antichità grazie
L’origine
anche alle sempre più diffuse esplorazioni archeologiche (Pompei 1748 ed Ercolano
1738)
Il bello neoclassico = si qualifica in netta antitesi al gusto corrente del tempo, alla
grazia sensuale e capricciosa del rocaille. E’ conforme al vero, cioè alla natura, oltre che
alla ragione e si traduce nella nobile semplicità e tranquillità delle forme, nella purezza
del contorno lineare ma soprattutto il bello coincide con il buono (kalos kai agathos)
ideale estetico si identifica con quello etico e politico.
che si diffonde rapidamente e fin dagli esordi si qualifica come uno stile
Stile
internazionale di fortissima presa che coinvolse tutti i settori della produzione artistica
confermando le esigenze di razionalità e socialità
di riguardo non solo per l’arte greco-romana ma anche quella etrusca ed egizia.
Occhio
Lo stesso riconoscimento del valore universale della bellezza autorizza l’identificazione di
questa con modelli non propriamente classici. Naturalmente questa tendenza favorì uno
spostamento dell’ammirazione dell’antichità classica verso le fasi più arcaiche e gli
aspetti più primitivi. Lo storicismo e l’interesse scientifico diffusi dallo spirito illuministico
condussero anche a un graduale apprezzamento dell’arte medioevale e del primo
rinascimento.
in letteratura si riscoprono Omero, Eschilo ed Esiodo in nord Europa, Ossian
Anche
“La poesia esige qualcosa di enorme, di barbaro, e di selvaggio” (Diderot) il primitivo
appariva seducente in quanto esprimeva non la misura e l’equilibrio classico, ma la
selvaggia poesia delle origini, nella quale risiede appunto la sua sublimità.
SUBLIME: ciò che colpisce l’animo con forza e commuove; accompagnato da impressioni
di grandezza e di forza e in particolare da tutto ciò che può destare orrore, dolore e
pericolo.
PITTORESCO: di diffusione contemporanea al sublime; si diffonde anch’esso in Inghilterra
e serve a definire ciò che è proprio della pittura e dei pittori per indicare non solo la
realtà pittorica di scenari naturali interessanti per spontaneità e immediatezza ma anche
per definire le caratteristiche compositive della natura “ordinata” dei giardini inglesi e i
resti degli edifici gotici e dei tempietti antichi in luoghi naturali.
TOUR
GRAND
ANTONIO CANOVA
Vita:
nato a Possano 1757- morto a Venezia 1822. Studiò a Venezia e aprì una bottega nel
1775. 1779 a Roma dall’ambasciatore Zulian. Studiò all’accademia di Francia. Si
allontanò da Roma per dei viaggi. 1815 Parigi, ambasciatore per riottenere le opere
d’arte sottratte da Napoleone. Ricoprì importanti incarichi culturali ed ebbe molti amici e
commissiona tori ricchi e potenti.
-disegno:
C. incarna i principi neoclassici di Winchelmann sia in disegno che in scultura. Attenzione
costante per il nudo sia maschile che femminile questo sia per conoscere a pieno
l’oggetto ritratto sia per conoscere una vasta gamma di posizioni ed espressioni umane
necessarie per le sue opere. (Importante lo studio che fa del gruppo scultore di Castore e
Polluce). Nel disegno fissa i suoi primi pensieri con sintesi in modo da rendere chiari
dall’inizio i connotati delle sue opere. Lo stesso discorso vale per i dipinti come
“danzatrice che regge il velo”.
-tecnica scultorea:
L’artista, come Michelangelo, riteneva il marmo unico materiale degno della scultura in
quanto l’unico capace di rendere al meglio la morbidezza del corpo e la flessibilità della
carne; per acuire questo aspetto lo stesso artista creava, a fine opera, un impasto con
cera rosata che poi spargeva nell’opera in modo da rendere l’incarnato umano.
Nella sua bottega il lavoro era organizzato in modo che Canova avesse per le mani
l’intero lavoro creativo quale il disegno e il modello preparatorio in creta e poi nella
realizzazione dei tratti particolari dell’opera che in caso potevano essere modificati a
discrezione dell’autore. Il marmo, conclusa l’opera, veniva finemente levigato fino a
renderlo quasi trasparente e soprattutto perfettamente liscio.
Orfeo ed Euridice
è un gruppo scultoreo in pietra di Vicenza (altezza m 2,03) di Antonio Canova, datato
[1]
al 1775 - 1776 e custodito nel Salone da ballo del Museo Correr a Venezia . Rappresenta
la principale opera giovanile dell'artista, nato a Possagno nel 1757.
Le metamorfosi
Le sculture sono ispirate al mito di Orfeo, contenuto ne di Ovidio e
Georgiche
nelle di Virgilio; lungo il basamento, una iscrizione riporta alcuni versi dei due
poeti latini. L'opera prese forma a Venezia, dove Canova compì i primi studi, alternandosi
tra la città dei dogi e Asolo. Il gruppo era destinato a decorare il giardino della casa di
campagna della famiglia veneziana dei Falier. L'opera procurò un'iniziale notorietà
all'artista, a seguito dell'esposizione presso la fiera della Sensa del 1776.
Orfeo si volta a guardare Euridice, condannandola a ritornare nel regno degli inferi,
Canova ferma il tempo sul momento fatale; Orfeo, voltandosi, disperatamente si accorge
di aver commesso l’errore, Euridice si arrende alle fiamme degli inferi che da li a poco la
avvolgeranno. Canova, nello stile, è ancora legato allo schema tardo barocco, egli affida i
sentimenti dei due ai movimenti; Orfeo, fugace nel muoversi, pone la mano sul capo,
questo gesto accentua il sentimento di disperazione, Euridice, alza il capo verso il cielo,
si rassegna al destino, ovvero non vedrà più il suo amore, ma nonostante la crudele sorte
lo invita a continuare per il percorso. Antonio Canova cura ogni minimo particolare, oltre
alla gestualità, fa parlare i sentimenti attraverso la mimica facciale; inoltre riempie lo
spazio delle statue con dei simboli, legati ai personaggi, Euridice in basso ha le fiamme
degli inferi, una mano vi fuoriesce afferrandola, ad Orfeo inserisce un piccolo tronco di
albero.
Completa l’opera, dando armonia, la perfezione anatomica, le due statue, rispolverano il
repertorio classico greco-romano, dunque Canova, ha già intrapreso, anche se non del
tutto, il nuovo percorso stilistico, nei suoi primi lavori è presente il senso curvilineo del
gusto barocco. Le due opere, oggi, sono conservate a Venezia presso il Museo Correr, il
Canova le realizzò per la famiglia Falier, fra il 1773 ed il 1776 .
Dedalo e Icaro
Data di produzione: 1779 Dimensioni: 220 cm (Altezza) Dove si
trova: Museo Correr, Venezia
L’opera, nonostante la pregevole fattura che potrebbe trarre in inganno, è una delle
prime opere in assoluto del famoso scultore. Riguardo la committenza, sappiamo che
questo lavoro è stato richiesto dal senatore Pietro Pisani, e attualmente l’opera è
conservata a Venezia. La scultura è molto interessante soprattutto nelle notevoli
contrapposizioni che il Canova mette in primo piano: possiamo notare la vecchiaia di
Dedalo in netto contrasto con la giovinezza di Icaro, e allo stesso tempo, mentre il
vecchio padre viene rappresentato inarcato in avanti, dall’altra parte invece il giovane
restituisce equilibrio alla composizione spingendosi nell’altro verso. Non bisogna
trascurare nemmeno le emozioni con cui Canova rappresenta i due protagonisti: Dedalo
infatti è pensieroso e ha un brutto presentimento riguardo questa folle impresa, mentre
Icaro invece viene rappresentato con una “smorfia” di incoscienza giovanile, tipica di chi
non teme nulla e che non si cura dei pericoli. Guardando da lontano la composizione è
possibile notare che “Dedalo e Icaro” formano una sorta di X, o meglio una
chiastica,
posizione che si richiama al discorso della contrapposizione narrata
.
precedentemente
Monumento funerario di Clemente XIV
è un'opera scultorea di Antonio Canova in marmo di Carrara e lumachella eseguita tra
il 1783 e il 1787 e conservata nella Basilica dei Santi Apostoli a Roma.
Teseo sul Minotauro
Il successo riscosso con il aveva imposto Canova al centro della
scena artistica romana, procurandogli una serie di prestigiose commissioni: la prima di
Monumento funerario di Clemente XIV.
questa lunga serie fu il
L'opera venne realizzata su commissione di Carlo Giorgi, ricchissimo mercante che
doveva le sue immense fortune proprio ai benefici ottenuti dal papa Clemente XIV, che
durante il suo pontificato si era segnalato per una modesta adesione alle istanze
illuministe e per la forzata decisione di sopprimere nel 1773, con la breve
Dominus ac Redemptor,
enciclica l'ordine dei Gesuiti.
Il grandioso mausoleo di Clemente XIV costituisce la prima brillante prova dello scultore
nella rappresentazione di una tipologia cruciale che lo terrà impegnato .
Quest'opera fu realizzata in marmo di Carrara e lumachella. In essa Canova colloca il
pontefice alla sommità del monumento con il braccio destro sollevato in un gesto
ammonitorio,sotto di lui invece sono collocate la Temperanza, china sul sarcofago con il
volto quieto e rassegnato,più in basso, invece, vi è l'Umiltà, con il capo chino, ripiegata
su se stessa, e le braccia intrecciate sul grembo, intenta a riflettere sul destino
dell'umanità. Con questa composizione Canova codificò una nuova forma di monumento
funebre,poiché utilizza forme geometriche,con figure disposte in modo asimmetrico ma
equilibrato.
Teseo sul Minotauro
Prima opera che l’autore realizza a Roma su commissione di Zulian. Soggetto e
realizzazione sono strettamente vicine alle idee di Winchelmann. 1781/83
Rappresentato a seguito della lotta, Teseo, si sta rilassando dopo la vittoria e mostra la
sua grandezza d’animo nel riposo rendendo evidente la supremazia della ragione umana
sulla bestialità dell’animale. L’animale è riverso su una roccia in una posizione a forma di
“S” rovesciata. Teseo si appoggia sulla gamba sinistra del mostro e risulta così inclinato
indietro mentre osserva la bestia. Gamba destra piegata ad angolo acuto e ruota verso
l’esterno mentre la sinistra, solo lievemente flessa è in tensione; braccio sinistro piegato
con in mano la clava; busto incurvato e spostato verso sinistra mentre la testa e reclinata
in avanti.
La postura di Teseo indica comporta che ci siano 5 punti di appoggio. I due corpi che
costituiscono il gruppo scultoreo formano una costruzione piramidale perfettamente nei
canoni neoclassici.
Lo scopo è raggiungere la bellezza ideale come quella dei greci non esiste in natura
ma si può produrre grazie all’idea di bello e ad una completa padronanza della tecnica.
Ercole e Lica
Data di produzione: 1795-1815 Dimensioni: 335 cm (Altezza) Dove si trova: Galleria
Nazionale d’Arte Moderna, Roma
La statua è stata voluta da Onorato Gaetani, facente parte dei principi d’Aragona; questo
importante cliente, infatti, rimasto ammaliato da una precedente opera del Canova,
“Adone e Venere”,
ovvero decise di commissionare allo scultore questo lavoro. Canova
accettò immediatamente tale lavoro, ma ci furono diversi inconvenienti durante la sua
lavorazione, che portarono Antonio Canova a continuare l’opera a fasi intermittenti;
d’altro canto, ad un certo punto, anche lo stesso Onorato Gaetani successivamente ci
ripensò e non volle più tale statua, fino a che questa venne acquistata da un banchiere
romano di nome Giovanni Torlonia che poi la espose all’interno del proprio palazzo.
Il momento in cui viene rappresentato è quello in cui Ercole, sta scagliando per aria Lica,
il quale aveva consegnato la tunica da parte di Deianira all’eroe; il motivo della folle
rabbia dell’eroe greco è dovuto al fatto che la tunica datogli dal ragazzo era cosparsa del
sangue di Nesso (il quale era stato ucciso da Ercole precedentemente con una freccia
cosparsa del veleno dell’Idra di Lerna), e a causa del veleno mescolato al sangue della
creatura, secondo la leggenda, Ercole avrebbe preso fuoco.
Stilisticamente l’opera è molto interessante: da una parte abbiamo Ercole rappresentato
nel momento in cui i suoi muscoli sono tesi al massimo, pronto a scagliare il ragazzo nel
mare; Lica invece, è palesemente disperato (come si evince dalla sua espressione) e sta
cercando invano di aggrapparsi all’altare presente alle spalle dell’eroe o anche alla pelle
del leone lasciata cadere a terra.
Tra le varie reazioni che scaturirono alla vista di quest’opera, in particolare i Francesi
videro in questa composizione la Francia che distruggeva la monarchia, ma Canova negò
assolutamente che quest’opera avesse un fine ideologico, contrariamente a molte delle
.
Jacques-Luis David
opere di
Maddalena penitente
Data di produzione: 1793-1796 Dimensioni: 90 cm (Altezza) Dove si trova: Palazzo Doria-
Tursi, Genova
Abbiamo già accennato che questa è una delle due versioni della scultura: l’altra opera
Museo dell’Ermitage, a San Pietroburgo
avente lo stesso nome si trova attualmente al . Le
due sculture sono sostanzialmente differenti, poiché Canova ebbe grandi difficoltà nello
scegliere la composizione migliore per poter rappresentare questo tema. bisogna sapere
che questa scultura è stata la prima opera di Canova a giungere a Parigi, la quale venne
acquistata da Raffaele de Ferrari, Duca di Galliera e successivamente, grazie alla
presenza della moglie Maria Brignole-Sale de Ferrari, nativa di Genova, l’opera giunse
nella destinazione odierna.
Canova ha scelto di rappresentare Maria Maddalena mentre è in ginocchio su una pietra,
con il busto leggermente in torsione e così anche la testa; attraverso questa
rappresentazione Canova ha cercato di trasmettere un forte senso di pateticità e di
dolore provato dalla donna. Nella sua disperazione, Maria Maddalena regge con le
braccia e gambe un crocifisso di bronzo (il materiale di quest’ultimo è differente dal
marmo della statua volutamente). La donna è vestita con un semplice panno tenuto su
con una corda, che permette alle spalle di essere scoperte, parte delle quali sono coperte
invece dai lunghi capelli sciolti.
Canova ha cercato di rappresentare la donna a metà tra la bellezza del suo corpo
attraente e dall’altra parte il tentativo di chiedere perdono a Dio per la sua vita dissoluta.
Lo stesso scultore, per cercare di esaltare il realismo della figura, ha cosparso il marmo
con un color giallo, rendendo più vivo il colorito di Maria Maddalena. Molto interessante
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