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Romanticismo

Francesco Hayez

Nasce nel 1791 a Venezia. Si forma nella sua città natale poi, grazie a Canova, vince una borsa di studio a

Roma e lì si avvicina ai temi della classicità. Ma non si trova bene, torna perciò a Venezia per poi trasferirsi a

Milano. Hayez è l’autore più importante della pittura romantica in Italia, pittura i cui temi a Milano erano

molto usati e che avevano come ruolo quello di

svolgere quasi un’azione politica. Insegna

all’Accademia di Brera e lavora per la ricca

industriale borghesia milanese, la quale proclamava

la spinta risorgimentale. I ritratti di Hayez hanno la

caratteristica dell’introspezione, e scelgono come

ambientazione il Medioevo, periodo scelto come

stile nazionale che in quegli anni si andava cercando.

Il bacio

Olio su tela di 110x88 cm del 1859. Si vedono due

giovani, lui con uno strano cappello e lei quasi

aggrappata a lui. Sembra un dipinto innocuo, in

realtà ci sono evidenti messaggi: per la borghesia

milanese, lui scappa perché è un patriota; il

Romanticismo qui si fa strumento politico: si vuole

incoraggiare la lotta risorgimentale per la

riunificazione del Paese, trovare lo stile del

costituendo nazionale. L’ambiente è medioevale,

avviene all’interno di un edificio romanico, ed anche

i due giovani vestono medioevale: lui porta le

calzamaglie e il mantello; lei porta un abito

azzurrognolo, tendente al grigio, che si mostra in

colori cangianti, colori che contrastano tra di loro e

si completano. La lezione veneziana è evidente nel vestito in quanto è trattato con grande morbidezza. Si

nota una strana elettricità. C’è un’inquietante ombra a sinistra, nell’oscurità, sembra quasi essere una spia.

Lui poi, ha un piede sullo scalino, quasi come dovesse fuggire per svolgere il suo compito di patriota.

Inoltre, lei ha un pugnale sul fianco.

Eugène Delacroix

Nasce nel 1798 da benestante famiglia, muore nel 1863. È il vero grande pittore romantico; da un lato

chiude la stagione della pittura della prima metà del secolo, dall’altro mette le basi di una nuova pittura. A

lui guarderanno i pittori del realismo, ma soprattutto gli impressionisti perché è il primo ad avere una

nuova concezione del colore: esso viene inteso come strumento per costruire le figure ed è usato per

piccoli tocchi senza mescolare i pigmenti tra di loro; il colore è quindi utilizzato in modo puro. Ad

enfatizzare ciò è il contrasto che Delacroix ottiene giustapponendo i complementari. Il modo per ottenere

questo è molto intuitivo: egli semplicemente osserva dalla finestra ponendo grande attenzione agli effetti

che la luminosità crea; effetti che lo stesso autore scopre durante il viaggio in Marocco del 1832. Delacroix

ha una formazione classica; frequenta lo studio di Guerin, dove c’era anche Gericault, e si interessa della

pittura rinascimentale, specialmente Michelangelo. I temi affrontati inizialmente sono relativi al mondo

classico, però poi diventano quelli dei romantici: l’autore non si accontenta dei miti classici, per questo si

volge al mondo dei romantici, specialmente per quanto riguarda la malinconia e la crisi.

La libertà che guida il popolo Olio su tela di

235x260 cm custodito

al Museo del Louvre e

realizzato nel 1830.

Testimonia

l’insurrezione del

popolo parigino

durante le Tre

Giornate di Parigi,

avvenute tra il 27 e il

29 luglio 1830.

L’opera è sicuramente

ripresa da Gericault: si

possono infatti

trovare gli stessi

schemi, addirittura il

corpo morto in basso

a sinistra. Lo schema

piramidale però

presenta un’unica

differenza: se in

Gericault la spinta

della libertà si

allontanava da noi per raggiungere la nave in lontananza, qui la spinta si avvicina, si muove verso lo

spettatore, in modo da coinvolgerlo. La ragazza denudata è un qualcosa di innovativo: essa rappresenta il

primo nudo realista, è tale perché ha lottato; ciò si differenzia dalla consueta concezione della nudità legata

al mondo accademico. Colpisce il groviglio dei corpi: il movimento è accentuato, la nota dinamica è

sottolineata. Le classi sociali son messe assieme tra di loro. La pennellata usa maggior freschezza per dare

maggior istantaneità; i colori sono scuri. I colori della bandiera francese vengono ripresi da un corpo posto

vicino alla libertà.

Gustave Courbet

Courbet nasce nel 1819 e muore nel 1867. Si inserisce in una nuova stagione artistica e culturale che apre la

strada alla modernità. Parigi è il grande palcoscenico, è la città dove si riversa una gran quantità di persone

che lasciano la campagna e vengono in città perché questa richiede manodopera: si ha il fenomeno

dell’urbanesimo. Parigi si trasforma, da città medioevale diventa moderna, si alleggerisce per l’intrusione di

grandi viali alberati; il modello della capitale francese viene esportato anche a Vienna, Berlino, Barcellona.

La protagonista diventa la strada: “moderni significa vedere ed essere visti”. Il caffè, le dame, la vita

moderna son cose messe in evidenza; tutti, dai poveri ai ricchi, vengono mostrati: la strada pone tutti sullo

stesso piano. L’urbanesimo si sviluppa grazie al pieno regime della rivoluzione industriale. Con l’urbanesimo

la città, che prima veniva modificata di poco, è ora cambiata abbastanza radicalmente. Si agisce

innanzitutto sulle ferrovie, poi sulle mura. L’architettura ora non si interessa più soltanto di case e chiese,

ma si costruiscono anche ospedali e scuole; essa quindi si specializza e diventa più complessa, ponendo

maggior attenzione all’estetica. L’industria comincia ad entrare nell’edilizia. L’artista adesso scende in

strada, gira, osserva critico la realtà che lo circonda per poter presentare la propria realtà. La pennellata si

fa molto più veloce.

Courbet è un autodidatta, crede che il pittore deve anche esser uomo: vale l’atteggiamento; esser pittore

diventa un’attitudine. Tecnica e stile devono seguire le nuove urgenze. La tecnica è la pennellata veloce che

mostra i particolari del soggetto, che possono benissimo essere anche i difetti. Courbet è un po’ il

promulgatore di tutto questo. Egli studia soprattutto Caravaggio. È condannato dai critici conservatori, che

lo accusano di essere un pittore non convenzionale.

Funerale ad Ornans Olio su tela di

300x660 cm

realizzato nel

1849. Narra

un funerale di

uno

sconosciuto

che avviene

ad Ornans,

vicino

Ginevra. È un

dipinto

abbastanza

sconvolgente,

diventa di fatto il manifesto della pittura realista. Ciò avviene scandalizzando l’opinione pubblica perché

l’osservatore, dopo aver letto il titolo, non pensa di trovarsi di fronte ad una scena così ambigua: il quadro

crea un certo imbarazzo. Il pubblico non sembra così partecipe al funerale, a parte un po’ il gruppo di

donne a destra. C’è anche il padre di Courbet, l’uomo col cilindro un po’ in secondo piano. Molto

particolare è il fatto che, nonostante l’occasione sia un funerale, nessuno provi dolore. Il tema che emerge

è il pretesto per mostrare il pubblico della campagna, profondamente trasformato dalle rivoluzioni in atto,

dai cambiamenti, dagli sconvolgimenti sociali prodotti dalla modernità. Courbet quindi vuole evidenziare la

perdita dei valori; mostrando tale perdita, si mescola la tragedia con la satira: le classi sociali sono

mescolate. Questo dipinto non è accettato né dalla critica né dalle istituzioni, così nel 1855 Courbet,

assieme a degli spaccapietre, allestisce un “padiglione del realismo” a fianco della sede dell’Esposizione

Universale.

Lo spaccapietre

Olio su tela di 45x55 cm realizzato nel 1849. La realtà è rappresentata fedelmente senza ipocrisia, poiché

Courbet vuole mostrare le condizioni brutali del proletariato di allora. L’uomo è mostrato di profilo intento

a rompere sassi. Si vuole mostrare anche la dignità con cui l’uomo esegue un lavoro così umile. Son

mostrati i particolari: camicia, panciotto, calzini, pentola con affianco il pane. La pennellata non è levigata,

ma mostra una scena reale. Il pubblico non era preparato a questo tipo di scene

Fanciulle sulla riva della Senna

Olio su tela di 96,5x130 cm realizzato nel 1856. Contiene

elementi impressionisti: il paesaggio, le scene all’aria aperta

e la rappresentazione concreta anche delle figure. Le due

ragazze sono di astrazione medio-bassa. Ci sono nuovi motivi

legati alla pennellata, ai soggetti scelti e ad una certa

grossolanità. Le ragazze sono vestite secondo il gusto

dell’epoca; la loro posizione, un po’ goffa e quasi sgraziata,

fa capire che Courbet le ha colte in un momento di sorpresa.

Millé – Daumier

Millé vende molti quadri, ha un enorme successo. Viene considerato l’autore dei contadini. Nella sua

poetica non c’è critica: mostra contadini bravi e buoni, senza nessun peccato; ma si ha una regressione

perché il suo è un naturalismo di matrice romana: la luce calda, tutta ovatta che avvolge le figure, è un

qualcosa di più antico. Courbet crede l’arte come agente di trasformazione della società, Millé no.

Daumier, il primo ad usare nuovi modelli e mezzi di comunicazione di massa come il testo affiancato

all’immagine, crede l’arte come un vero e proprio strumento politico. Anticipa di fatto l’espressionismo

perché anticipa un giudizio. Courbet mostra la realtà cruda e nuda, Millé è per una realtà idealizzata,

Daumier enfatizza il dato realistico; questo enfatizzare si traduce nella critica della realtà stessa che

avviene tramite la sua deformazione. Si introduce cioè il suo giudizio, che a volte ha termini caricaturali; si

parla pertanto di realismo espressionista. Tal deformazione si esplica rendendo quindi le figure molto

grossolane proprio con l’obiettivo di introdurre un giudizio politico. In Daumier la stessa tecnica si modifica:

a volte si fa sporca, a volte filamentosa.

Con l’industrializzazione dell’edilizia avvengono cambiamenti nell’edilizia stessa, nei materiali,

nell’architettura, e si introduce la figura dell’ingegnere. Nell’800 poi si introduce il restauro; a tal proposito

si notano due celebri figure: Le Duk e Ruskin. L’architettura del ferro è applicata soprattutto nel momento

in cui la modernità entra in città. Il ferro cambia la natura stessa dell’architettura.

Impressionismo

A Parigi un gruppo di giovani artisti si ritrova al Caffè Geurbois a discutere. Questi incontri avvengono a

partire del 1855. Tali artisti amavano discutere attorno ad una tecnica che sia in grado di rendere la

luminosità, la mutevolezza degli effetti naturali. Nel gruppo c’è un pittore anziano, Manet, attorno al quale

troviamo i giovani Monet, Renoir, Degas, Césanne, Sisley, Morisot e altri ancora. Il più importante dei

giovani è sicuramente Monet, il vero pittore impressionista. Manet invece non sarà mai impressionista. Non

partecipa mai alle mostre, vuole dipingere solo all’interno delle istituzioni. L’impressionismo nasce di fatto

nel 68-69, nasce soprattutto dal sodalizio tra Monet e Renoir; la prima mostra però avviene soltanto nel

1874: una mostra piuttosto anomala, in una stanza concessa dal fotografo Nadar dopo che gli artisti non

avevano trovato nessun posto. La mostra non ha un buon successo, anzi, nessun dipinto viene venduto

perché i critici giudicano questa pittura impressionista “negligente, volgare, senza tecnica”. Sono rifiutati

tutti gli elementi della pittura tradizionale come chiaroscuro e prospettiva. I quadri generalmente mostrano

interni di caffè parigini, paesaggi, scene quotidiane, borghesi a teatro. Colpisce la tecnica sbrigativa che

schizza già il colore puro sulla tela, un po’ come Delacroix. La tecnica si realizza con la pennellata veloce,

realizzata all’aria aperta (en plein air); ciò che si vuole mostrare degli oggetti mostrati è la spontaneità, la

freschezza, l’immediatezza delle scene di vita quotidiana, ma anche come la luce cambia il colore dei

materiali. I tocchi sono piccoli e di colore puro; le figure appaiono senza contorni, a volte anche un po’

tremolanti. I colori sono giustapposti secondo la teoria dei complementari, in modo da acquisire maggiore

luminosità. Gli impressionisti rimangono comunque in parte all’interno della pittura tradizionale in quanto

non modificano la realtà, ma ne colgono aspetti particolari (addirittura la vibrazione dell’acqua). Alla

mostra compare una famoso quadro di Monet: “Impressione, sole nascente”; sarà questo quadro a dare il

noma all’intero movimento.

Edouard Manet

Manet nasce a Parigi nel 1832 da una famiglia agiata, molto ricca. È il vero ispiratore, il più anziano dei

giovani che si ritrovano al caffè. Non si ritiene impressionista, infatti non partecipa alle mostre perché non

vuole tenersi fuori dai percorsi istituzionali. Il suo è un occhio critico e indagatore verso la società parigina

del tempo. Egli rinuncia al chiaroscuro, alla prospettiva, si avvale della pennellata veloce ed antiaccademica.

Organizza le sue tavole e i suoi soggetti mediante piani di colore. È amico di Baudelaire, che lo definisce

pittore della vita moderna. Passa spesso come un pittore che non sa disegnare; ciò gli è rivolto soprattutto

dagli accademici.

Colazione sull’erba

Olio su tela di 208x264 cm realizzato nel 1863. Presentato nel 1865 al Salone dei Rifiutati. Il quadro sembra

una beffa al pubblico perché suscita indignazione e proteste: come si permetteva Manet, a detta dei critici,

di inserire una donna nuda a fianco di due uomini vestiti di nero? Non si tratta di ninfa o dea, non c’è

mitologia che possa spiegare: il nudo si può quasi definire come erotismo. La donna è una modella

conosciuta che posava per diversi artisti parigini, e guarda dritto negli occhi dell’osservatore: un gesto non

ammesso in quell’epoca, tanto da far giudicare l’atteggiamento di Manet come “troppo spregiudicato”. Una

seconda donna è forse ancora più indecente nell’atteggiamento: si sta lavando, seminuda. I personaggi

sembrano quasi assenti, i sorrisi sono un po’ enigmatici: sembra di essere in una situazione irreale,

ambigua. Qualcosa di

imbarazzante colpisce

sicuramente la scena.

La tecnica è sommaria,

negligente: molte scene

non sono studiate o

rese nei particolari,

pochissimi sono gli

elementi chiaroscurali.

Si nota un forte stridore

tra la pelle della donna

lattescente rispetto al

colore scuro dei vestiti

degli uomini e del

paesaggio; la scena non

è costruita secondo

leggi di prospettiva, ma

secondo piani messi in

successione. Poche

pennellate

caratterizzano visi,

figure, oggetti; anzi, sembra quasi che le figure siano abbozzate. Manet si rifà ai grandi del passato: Tiziano

con “La corsa campestre”, Raffaello con “Il giudizio di Paride”, ma il risultato sembra quasi una burla. Manet

quasi rinuncia volontariamente alle atmosfere intime in Tiziano e Raffaello, per mostrare qualcosa di

concreto. C’è una bellezza assolutamente non ideale, moralmente poco edificante: c’è quasi l’intenzione di

prendere in giro il pubblico e di violare le tradizioni del passato. Olympia

È un olio su tela realizzato nel

1863 di 130x190 cm, custodito al

Musee d’Orsay. Manet, con

quest’opera, convalida la

reputazione di pittore scandaloso.

Il quadro rappresenta una figura

femminile nuda distesa su un

letto; a destra, un domestico le

pone un omaggio floreale mentre

il gatto presente sull’estrema

destra dà un tocco di sensualità

all’opera. La donna mostrata non è

bella; il suo sguardo dritto è quello

di chi da tempo conosce la durezza

della vita. Olympia ha un fiore

all’occhio, il nastrino al collo, le

pantofole dorate, e si rivela per quella che è: una prostituta di lusso. Per non lasciare dubbi, Manet sceglie il

nome di chi, nella Parigi di allora, esercitava tal professione. Anche qui Manet si rifà a Tiziano (La Venere) e

a Goya (Maya Desnuda). Se paragonata ai valori femminili della pittura tradizionale, il quadro non regge il

confronto perché i suoi tratti sono grossolani, il viso squadrato, il naso schiacciato, il mento aguzzo. Anche

qui si nota lo stridore tra ambientazione e pelle perlacea: tal contrasto viene definito volgare.

L’atteggiamento della donna non è bello o sensuale: gli occhi sono sprezzanti e la mano sul pube non

comunica certamente arrendevolezza ma è piuttosto tesa ad esercitare la proprietà del proprio corpo.

Il bar delle Folies – Bergères Opera realizzata nell’81-82; olio

su tela di 96x130 cm custodito a

Londra presso la Courtauld

Gallery. Il soggetto è

impressionante: siamo

all’interno di un bar parigino,

uno dei locali più famosi della

Parigi della seconda metà

dell’Ottocento. Abbiamo a che

fare con l’ultimo Manet, un

Manet disincantato, che non ci

crede più. Il locale è pieno di

gente, luci, fumo. In primo piano

c’è una ragazza, non proprio

bella; alle sue spalle si vede

appunto tutto il bar e anche un

tipo che probabilmente vuole

intrattenerla. L’ambiente è

elegante, sembra si voglia parlare di successo e di soldi. Non si riesce a capire il motivo di quelle scarpe da

acrobata poste in alto. Colpisce lo sguardo della ragazza che sembra quasi alludere ad un disagio di cui non

si può capire la natura. Ma tutto il quadro è attraversato da una sorta di inquietudine e disagio. Diventa

perciò importante lo specchio, perché sembra voler diventare la metafora dell’apparenza, della vana

illusione. La disillusione nello sguardo della ragazza è cosi estranea alla folla e alla gaiezza di questa, sembra

la stessa che si può riscontrare nell’autore.

L’Impressionismo, all’inizio degli anni ’70, entra già in crisi. A restare fedele è solo Monet. Degas,

probabilmente impressionista non lo era mai stato poiché troppo attento al colore e al disegno; Renoir lo

abbandona. Si ha il periodo del cosiddetto post-impressionismo perché ormai i pittori perdono la loro carica

iniziale dicendoci che, alla fine, la loro era stata un’esperienza superficiale; la pittura cioè non aveva saputo

andare in profondità, l’approccio era legato soltanto alla ripresa dei fenomeni atmosferici e della luce sulle

cose solo in superficie. L’impressionismo si configura quindi come una parentesi di un intero processo che

dura fino ai primi anni ’80 ed è criticato proprio dal post-impressionismo, i quali autori svolgeranno una

pittura sulla via del realismo.

Claude Monet

Monet è la figura centrale dell’Impressionismo e soprattutto l’unico a rimanergli fedele. Figlio di una povera

famiglia, nasce a Parigi nel 1840 e muore a Giverny nel 1926. Trascorre la sua adolescenza a Le Havre, porto

sulla Manica dove sfocia la Senna. La sua prima fase è quella trascorsa insieme a Renoir: pittura all’aria

aperta, pennellata veloce, colori complementari. Negli anni ’80, Monet ripiega su una pittura di temi iterati:

si sofferma a rappresentare l’architettura solo per cogliere le vibrazioni sotto l’effetto della luce; l’ultima

fase è rappresentata dallo Stagno delle Ninfee: in questo periodo Monet si ritira con la moglie a Giverny,

trova agio a livello economico, e il suo impressionismo si fa quasi espressionismo; il colore è messo giù con

più violenza, il dato realistico si mescola un po’ alla fantasia. Dopo Le Havre, Monet si trasferisce a Parigi

dove frequenta il caffè Geurbois. Compie il servizio militare in Algeria, ciò gli permette di scoprire il valore

cromatico prodotto dalla luce. Tornato dal servizio, trascorre gli anni ’60 a Parigi, ed in questo periodo salda

amicizie soprattutto con Renoir e Pissarro; in particolare il sodalizio con Pissarro fa nascere

l’impressionismo. Sempre in questi anni Monet incontra in Normandia un pittore locale che gli insegna la

pittura aperta, e nel ’62 conosce il paesaggista olandese Jongking che gli insegna la pennellata veloce e

come costruire l’immagine tramite accostamento di colori e piccoli tocchi.

Impressione, sole nascente Olio su tela di 48x63 cm

realizzato nel 1873 e

custodito a Parigi. Viene

esposto per la prima volta

nella mostra del 1874. In

questo quadro è assente il

disegno, quasi non c’è fase

preparatoria, ma schizzi e

figure son messi giù col

colore; non c’è quindi

prospettiva. Il senso della

profondità è quindi dato da

scale di colori che formano

piani: i colori freddi in

lontananza e i colori caldi in

primo piano. Le pennellate si

fanno veloci e brevi; il

soggetto, ossia il porto di Le

Havre, perde qualsiasi

elemento di naturalità. A

Monet interessa cogliere l’impressione di quel prezioso momento, sa che il valore cromatico porta a

differenze per ogni istante diverso. Si sente il desiderio di rappresentare la realtà nella sua fugacità: per

certi versi non è una cosa da poco, perché la rappresentazione della realtà non avviene una volta per tutte,

perciò si dà una sorta di autonomia del dipinto rispetto alla realtà, di isolamento. Poche pennellate servono

a creare un minimo di vibrazione in primo piano, dando l’impressione del muoversi delle onde. In questo

quadro è evidente come la pittura per Monet sia fatta “di occhio”: il dato oggettivo predomina sul

soggettivo; ciò verrà un po’ meno nell’ultima fase dell’autore. I papaveri

Olio su tela di 50x65 cm realizzato nel

1873 e conservato al Musée d’Orsay.

Si vedono la moglie Camilla col

piccolo Jean che camminano

nell’erba alta tra i papaveri.

Importante è la costruzione

mediante il colore; la composizione è

semplice: l’erba viene divisa dal cielo

(il quale è ravvivato da nuvole)

tramite gli alberi. A sinistra, in alto

ricompaiono la moglie e il figlio: ciò

indica il volere di Monet di integrare

il fattore tempo.

Stagno delle Ninfee

Olio su tela di 89,5x100 cm realizzato nel 1899 e custodito al

Musée d’Orsay. Il tema sono le ninfee, un tema che verrà ripreso

molte volte. C’è una continuità nella resa delle diverse parti. È

importante notare la confluenza di acqua, natura e aria: tutto si

mescola. Le tele, in questo periodo, han qualcosa di fantasioso e

fiabesco, e ciò contribuisce ad un’atmosfera un po’ ovattata e ad

un’armonia di fondo che prima mancava. In questo periodo,

importante è la sensazione.

Pierre-Auguste Renoir

Rispetto a Monet, che costituisce l’opera con la pennellata, Renoir dà l’importanza al disegno. Renoir nasce

nel centro della Francia nel 1841 e muore nel 1919. È di umile famiglia, e fin da piccolo mostra talento. È

colui che ama divertirsi, rappresentare la gente che si diverte: è il piacere ad essere al centro delle sue

opere. Il piacere è sia nel dipingere tali opere sia nel guardarle. Tra gli impressionisti è il meno attento alle

questioni teoriche; partecipa al caffè Geurbois dove conosce gli altri artisti, ma si rivela essere il meno

intellettuale. La sua pittura comunque non è ingenua o dettata da semplici questioni di spontaneità. A

Parigi sarà un assiduo frequentatore del Louvre, interessandosi alla pittura del ‘700 francese come

Waetteau o Boucher, autori cioè di scene cortigiane incentrate su feste, piaceri della vita ecc: la loro

pennellata era soffice, vaporosa; queste caratteristiche saranno riprese proprio da Renoir. Rappresenta sale

e caffè perché è interessato a rappresentare la vita moderna dei cittadini, ma quasi mai essi sono i ricchi

borghesi, bensì gli operai che di domenica si divertono; Renoir rimane così legato alle sue origini. Le sue

opere sembrano la visione moderna proprio delle fantasie della pittura del ‘700. Renoir aveva lavorato in

una bottega di porcellane, è lì che imparò a stendere il colore in modo delicato, con piccoli tocchi, a usare

tinte brillanti senza fare ombre scure. Ritiene sia importante conoscere molto bene gli strumenti di cui fa

uso.

La Grenouillere

Olio su tela di 66x81 cm realizzato nel 1869 e custodito al Nationalmuseum di Stoccolma. In questo quadro

Renoir dimostra la sua abilità di disegnatore perché riprende l’isoletta della Grenouillere più da vicino in

modo da dare maggior struttura e solidità all’isola stessa, alle barche, alla capanna, agli alberi ecc.

Obbligatorio è il confronto con l’omonimo quadro realizzato da Monet anch’esso nel 1869 (74,6x99,7 cm,

Metropolitan Museum di New York). In Monet prevale la visione d’insieme. Entrambi sono interessati a

cogliere i riflessi mutevoli della luce sull’acqua. Le pennellate di Monet sono un po’ più larghe, quelle di

Renoir un po’ più armoniche. Entrambi hanno una pennellata quasi tremolante; Renoir ha una maggior cura

rispetto a Monet, e dimostra la sua adesione alle idee dell’Impressionismo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher patriziostella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Bianchi Giovanni.

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