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materiali. I tocchi sono piccoli e di colore puro; le figure appaiono senza contorni, a volte anche un po’

tremolanti. I colori sono giustapposti secondo la teoria dei complementari, in modo da acquisire maggiore

luminosità. Gli impressionisti rimangono comunque in parte all’interno della pittura tradizionale in quanto

non modificano la realtà, ma ne colgono aspetti particolari (addirittura la vibrazione dell’acqua). Alla

mostra compare una famoso quadro di Monet: “Impressione, sole nascente”; sarà questo quadro a dare il

noma all’intero movimento.

Edouard Manet

Manet nasce a Parigi nel 1832 da una famiglia agiata, molto ricca. È il vero ispiratore, il più anziano dei

giovani che si ritrovano al caffè. Non si ritiene impressionista, infatti non partecipa alle mostre perché non

vuole tenersi fuori dai percorsi istituzionali. Il suo è un occhio critico e indagatore verso la società parigina

del tempo. Egli rinuncia al chiaroscuro, alla prospettiva, si avvale della pennellata veloce ed antiaccademica.

Organizza le sue tavole e i suoi soggetti mediante piani di colore. È amico di Baudelaire, che lo definisce

pittore della vita moderna. Passa spesso come un pittore che non sa disegnare; ciò gli è rivolto soprattutto

dagli accademici.

Colazione sull’erba

Olio su tela di 208x264 cm realizzato nel 1863. Presentato nel 1865 al Salone dei Rifiutati. Il quadro sembra

una beffa al pubblico perché suscita indignazione e proteste: come si permetteva Manet, a detta dei critici,

di inserire una donna nuda a fianco di due uomini vestiti di nero? Non si tratta di ninfa o dea, non c’è

mitologia che possa spiegare: il nudo si può quasi definire come erotismo. La donna è una modella

conosciuta che posava per diversi artisti parigini, e guarda dritto negli occhi dell’osservatore: un gesto non

ammesso in quell’epoca, tanto da far giudicare l’atteggiamento di Manet come “troppo spregiudicato”. Una

seconda donna è forse ancora più indecente nell’atteggiamento: si sta lavando, seminuda. I personaggi

sembrano quasi assenti, i sorrisi sono un po’ enigmatici: sembra di essere in una situazione irreale,

ambigua. Qualcosa di

imbarazzante colpisce

sicuramente la scena.

La tecnica è sommaria,

negligente: molte scene

non sono studiate o

rese nei particolari,

pochissimi sono gli

elementi chiaroscurali.

Si nota un forte stridore

tra la pelle della donna

lattescente rispetto al

colore scuro dei vestiti

degli uomini e del

paesaggio; la scena non

è costruita secondo

leggi di prospettiva, ma

secondo piani messi in

successione. Poche

pennellate

caratterizzano visi,

figure, oggetti; anzi, sembra quasi che le figure siano abbozzate. Manet si rifà ai grandi del passato: Tiziano

con “La corsa campestre”, Raffaello con “Il giudizio di Paride”, ma il risultato sembra quasi una burla. Manet

quasi rinuncia volontariamente alle atmosfere intime in Tiziano e Raffaello, per mostrare qualcosa di

concreto. C’è una bellezza assolutamente non ideale, moralmente poco edificante: c’è quasi l’intenzione di

prendere in giro il pubblico e di violare le tradizioni del passato. Olympia

È un olio su tela realizzato nel

1863 di 130x190 cm, custodito al

Musee d’Orsay. Manet, con

quest’opera, convalida la

reputazione di pittore scandaloso.

Il quadro rappresenta una figura

femminile nuda distesa su un

letto; a destra, un domestico le

pone un omaggio floreale mentre

il gatto presente sull’estrema

destra dà un tocco di sensualità

all’opera. La donna mostrata non è

bella; il suo sguardo dritto è quello

di chi da tempo conosce la durezza

della vita. Olympia ha un fiore

all’occhio, il nastrino al collo, le

pantofole dorate, e si rivela per quella che è: una prostituta di lusso. Per non lasciare dubbi, Manet sceglie il

nome di chi, nella Parigi di allora, esercitava tal professione. Anche qui Manet si rifà a Tiziano (La Venere) e

a Goya (Maya Desnuda). Se paragonata ai valori femminili della pittura tradizionale, il quadro non regge il

confronto perché i suoi tratti sono grossolani, il viso squadrato, il naso schiacciato, il mento aguzzo. Anche

qui si nota lo stridore tra ambientazione e pelle perlacea: tal contrasto viene definito volgare.

L’atteggiamento della donna non è bello o sensuale: gli occhi sono sprezzanti e la mano sul pube non

comunica certamente arrendevolezza ma è piuttosto tesa ad esercitare la proprietà del proprio corpo.

Il bar delle Folies – Bergères Opera realizzata nell’81-82; olio

su tela di 96x130 cm custodito a

Londra presso la Courtauld

Gallery. Il soggetto è

impressionante: siamo

all’interno di un bar parigino,

uno dei locali più famosi della

Parigi della seconda metà

dell’Ottocento. Abbiamo a che

fare con l’ultimo Manet, un

Manet disincantato, che non ci

crede più. Il locale è pieno di

gente, luci, fumo. In primo piano

c’è una ragazza, non proprio

bella; alle sue spalle si vede

appunto tutto il bar e anche un

tipo che probabilmente vuole

intrattenerla. L’ambiente è

elegante, sembra si voglia parlare di successo e di soldi. Non si riesce a capire il motivo di quelle scarpe da

acrobata poste in alto. Colpisce lo sguardo della ragazza che sembra quasi alludere ad un disagio di cui non

si può capire la natura. Ma tutto il quadro è attraversato da una sorta di inquietudine e disagio. Diventa

perciò importante lo specchio, perché sembra voler diventare la metafora dell’apparenza, della vana

illusione. La disillusione nello sguardo della ragazza è cosi estranea alla folla e alla gaiezza di questa, sembra

la stessa che si può riscontrare nell’autore.

L’Impressionismo, all’inizio degli anni ’70, entra già in crisi. A restare fedele è solo Monet. Degas,

probabilmente impressionista non lo era mai stato poiché troppo attento al colore e al disegno; Renoir lo

abbandona. Si ha il periodo del cosiddetto post-impressionismo perché ormai i pittori perdono la loro carica

iniziale dicendoci che, alla fine, la loro era stata un’esperienza superficiale; la pittura cioè non aveva saputo

andare in profondità, l’approccio era legato soltanto alla ripresa dei fenomeni atmosferici e della luce sulle

cose solo in superficie. L’impressionismo si configura quindi come una parentesi di un intero processo che

dura fino ai primi anni ’80 ed è criticato proprio dal post-impressionismo, i quali autori svolgeranno una

pittura sulla via del realismo.

Claude Monet

Monet è la figura centrale dell’Impressionismo e soprattutto l’unico a rimanergli fedele. Figlio di una povera

famiglia, nasce a Parigi nel 1840 e muore a Giverny nel 1926. Trascorre la sua adolescenza a Le Havre, porto

sulla Manica dove sfocia la Senna. La sua prima fase è quella trascorsa insieme a Renoir: pittura all’aria

aperta, pennellata veloce, colori complementari. Negli anni ’80, Monet ripiega su una pittura di temi iterati:

si sofferma a rappresentare l’architettura solo per cogliere le vibrazioni sotto l’effetto della luce; l’ultima

fase è rappresentata dallo Stagno delle Ninfee: in questo periodo Monet si ritira con la moglie a Giverny,

trova agio a livello economico, e il suo impressionismo si fa quasi espressionismo; il colore è messo giù con

più violenza, il dato realistico si mescola un po’ alla fantasia. Dopo Le Havre, Monet si trasferisce a Parigi

dove frequenta il caffè Geurbois. Compie il servizio militare in Algeria, ciò gli permette di scoprire il valore

cromatico prodotto dalla luce. Tornato dal servizio, trascorre gli anni ’60 a Parigi, ed in questo periodo salda

amicizie soprattutto con Renoir e Pissarro; in particolare il sodalizio con Pissarro fa nascere

l’impressionismo. Sempre in questi anni Monet incontra in Normandia un pittore locale che gli insegna la

pittura aperta, e nel ’62 conosce il paesaggista olandese Jongking che gli insegna la pennellata veloce e

come costruire l’immagine tramite accostamento di colori e piccoli tocchi.

Impressione, sole nascente Olio su tela di 48x63 cm

realizzato nel 1873 e

custodito a Parigi. Viene

esposto per la prima volta

nella mostra del 1874. In

questo quadro è assente il

disegno, quasi non c’è fase

preparatoria, ma schizzi e

figure son messi giù col

colore; non c’è quindi

prospettiva. Il senso della

profondità è quindi dato da

scale di colori che formano

piani: i colori freddi in

lontananza e i colori caldi in

primo piano. Le pennellate si

fanno veloci e brevi; il

soggetto, ossia il porto di Le

Havre, perde qualsiasi

elemento di naturalità. A

Monet interessa cogliere l’impressione di quel prezioso momento, sa che il valore cromatico porta a

differenze per ogni istante diverso. Si sente il desiderio di rappresentare la realtà nella sua fugacità: per

certi versi non è una cosa da poco, perché la rappresentazione della realtà non avviene una volta per tutte,

perciò si dà una sorta di autonomia del dipinto rispetto alla realtà, di isolamento. Poche pennellate servono

a creare un minimo di vibrazione in primo piano, dando l’impressione del muoversi delle onde. In questo

quadro è evidente come la pittura per Monet sia fatta “di occhio”: il dato oggettivo predomina sul

soggettivo; ciò verrà un po’ meno nell’ultima fase dell’autore. I papaveri

Olio su tela di 50x65 cm realizzato nel

1873 e conservato al Musée d’Orsay.

Si vedono la moglie Camilla col

piccolo Jean che camminano

nell’erba alta tra i papaveri.

Importante è la costruzione

mediante il colore; la composizione è

semplice: l’erba viene divisa dal cielo

(il quale è ravvivato da nuvole)

tramite gli alberi. A sinistra, in alto

ricompaiono la moglie e il figlio: ciò

indica il volere di Monet di integrare

il fattore tempo.

Stagno delle Ninfee

Olio su tela di 89,5x100 cm realizzato nel 1899 e custodito al

Musée d’Orsay. Il tema sono le ninfee, un tema che verrà ripreso

molte volte. C’è una continuità nella resa delle diverse parti. È

importante notare la confluenza di acqua, natura e aria: tutto si

mescola. Le tele, in questo periodo, han qualcosa di fantasioso e

fiabesco, e ciò contribuisce ad un’atmosfera un po’ ovattata e ad

un’armonia di fondo che prima mancava. In questo periodo,

importante è la sensazione.

Pierre-Auguste Renoir

Rispetto a Monet, che costituisce l’opera con la pennellata, Renoir dà l’importanza al disegno. Renoir nasce

nel centro della Francia nel 1841 e muore nel 1919. È di umile famiglia, e fin da piccolo mostra talento. È

colui che ama divertirsi, rappresentare la gente che si diverte: è il piacere ad essere al centro delle sue

opere. Il piacere è sia nel dipingere tali opere sia nel guardarle. Tra gli impressionisti è il meno attento alle

questioni teoriche; partecipa al caffè Geurbois dove conosce gli altri artisti, ma si rivela essere il meno

intellettuale. La sua pittura comunque non è ingenua o dettata da semplici questioni di spontaneità. A

Parigi sarà un assiduo frequentatore del Louvre, interessandosi alla pittura del ‘700 francese come

Waetteau o Boucher, autori cioè di scene cortigiane incentrate su feste, piaceri della vita ecc: la loro

pennellata era soffice, vaporosa; queste caratteristiche saranno riprese proprio da Renoir. Rappresenta sale

e caffè perché è interessato a rappresentare la vita moderna dei cittadini, ma quasi mai essi sono i ricchi

borghesi, bensì gli operai che di domenica si divertono; Renoir rimane così legato alle sue origini. Le sue

opere sembrano la visione moderna proprio delle fantasie della pittura del ‘700. Renoir aveva lavorato in

una bottega di porcellane, è lì che imparò a stendere il colore in modo delicato, con piccoli tocchi, a usare

tinte brillanti senza fare ombre scure. Ritiene sia importante conoscere molto bene gli strumenti di cui fa

uso.

La Grenouillere

Olio su tela di 66x81 cm realizzato nel 1869 e custodito al Nationalmuseum di Stoccolma. In questo quadro

Renoir dimostra la sua abilità di disegnatore perché riprende l’isoletta della Grenouillere più da vicino in

modo da dare maggior struttura e solidità all’isola stessa, alle barche, alla capanna, agli alberi ecc.

Obbligatorio è il confronto con l’omonimo quadro realizzato da Monet anch’esso nel 1869 (74,6x99,7 cm,

Metropolitan Museum di New York). In Monet prevale la visione d’insieme. Entrambi sono interessati a

cogliere i riflessi mutevoli della luce sull’acqua. Le pennellate di Monet sono un po’ più larghe, quelle di

Renoir un po’ più armoniche. Entrambi hanno una pennellata quasi tremolante; Renoir ha una maggior cura

rispetto a Monet, e dimostra la sua adesione alle idee dell’Impressionismo.

Moulin de La Galette

Olio su tela di 1,31x1,75 cm realizzato nel

1876 e custodito al Musée d’Orsay. Ritrae il

ballo al Moulin de La Galette. Tecnica

tipicamente impressionista: pennellate

veloci, riflessi che filtrano attraverso le

fronde e che vanno ad intaccare i colori dei

vestiti. Atmosfera gioiosa in questo famoso

ambiente dove molti si divertivano ballando

all’aperto. C’è molta cura nel rappresentare

la moda femminile, ad esempio la donna al

centro è rappresentata col cappello e il

nastrino nero al collo. Renoir, in questo

periodo rappresenta con maggior

spontaneità la scena all’aperto. Importante

è l’aspetto compositivo: il segno interviene

nella strutturazione e nel quadro, si trovano infatti tre diagonali.

I quadri di Renoir sono maggiormente curati dal punto di vista disegnativo rispetto agli altri. Essi hanno una

buona fortuna, piacciono alla borghesia parigina. Già dal 1875 cambia il soggetto, vengono meno il

paesaggio e la scena all’aria aperta, si dedica al ritratto, specialmente delle ricche famiglie parigine. Viene

meno la pennellata veloce, tornano un po’ i contorni delle figure, si ha quasi una regressione; ma la

pennellata resta soffice e vaporosa. Insomma, la sua pittura non è assolutamente spontanea o che fa

dell’originalità la sua prerogativa.

Renoir non partecipa alle mostra degli impressionisti del 1884. Comincia a rappresentare grandi bagnanti e

torna ad impostare l’aspetto geometrico su di un paesaggio, magari anche in un secondo momento. Il

soggetto ora è ripreso dalla classicità: dal 1890 Renoir non è più un impressionista; resta un po’ la

pennellata soffice e vaporosa.

Edgar Degas

Degas non è un vero e proprio impressionista: centrale, per lui, sarà il disegno; parteciperà comunque a

tutte e 8 le mostre dell’Impressionismo. È figlio di un banchiere di origini napoletane. Nasce il 1834 a Parigi,

muore nel 1917 nella stessa città. È amico di Monet e Renoir, ma rispetto a loro è meno interessato a

cogliere le vibrazioni, gli effetti naturali in continua trasformazione per effetto della luce: per lui è appunto

importante il disegno, l’inquadratura, come fosse una fotografia. È comunque uno che si dà da fare per la

mostra del 1874. Egli si sente più legato a Courbet e Manet. Non fa del paesaggio un suo tema, non dipinge

en plein air, ma mediante ripetute sedute; ritrae scene d’interni: interni del teatro e del mondo della danza.

Essendo i soggetti interni, non usa la pennellata veloce. Si rifà ai grandi pittori anche di storia, ma lo fa per

rielaborare questi temi. Al centro dei suoi dipinti ci sono le donne, di cui Degas cerca di mettere in evidenza

gli aspetti anche più ambigui o della quotidianità. Degas oppone comunque un’obiezione di fondo a Monet

e Renoir: per lui la sensazione visiva, prima che un fatto puramente visivo, è mentale: ci può essere un

nuovo modo di vedere a patto che ci sia un nuovo modo di pensare. L’artista non è semplicemente un

apparato ricevente che capta la realtà e basta, la pittura non è semplicemente questione di occhi come

diceva Monet, ma è un fatto fisico e psichico allo stesso tempo.

L’assenzio

Olio su tela di 92x68 cm realizzato nel 1875-1876 e

custodito al Musée d’Orsay. Il tema è tipicamente

impressionista: siamo all’interno di un noto caffè, luogo

frequentato dagli stessi Courbet e Manet. Non ci sono

né la voglia di vivere di Renoir né la spontaneità di

Monet. Lui è un artista amico di Degas; lei rappresenta

una povera ragazza, lui un clochard. Lui ha lo sguardo

un po’ burbero, lei guarda da un’altra parte, assorta nei

suoi pensieri: è probabilmente una povera prostituta

instupidita dall’alcol; questo suo essere ce lo rivela

l’abbigliamento un po’ paccottiglioso. Da notare i

personaggi: non stanno al centro, quasi che la loro

individuazione sia la fine di un processo che parte dal

primo tavolino, giunge al secondo tramite il giornale e

continua con la caraffa. Essi hanno un’ombra un po’

sporca, ma a dir la verità tutto appare sporco. Lei ha un

assenzio davanti, lui un bicchiere di vino. Degas tramite

questo dipinto non fa critica sociale, ma mostra la

scena interessato a mostrarci l’enigma di cosa leghi

questi due personaggi. Il tema, più dell’alcolismo, è

quello della solitudine che forse Degas stesso aveva

patito. Anche la scelta di condurre l’osservatore ai

personaggi è un ulteriore segno della meditazione che Degas ci induce. Tutto appare opaco, stantìo, sporco.

Degas non vuole che si indaghi solo in superficie: essere impressionista non vuol dire rinunciare a capire

questo aspetto.

Jacob Camille Pissarro

È un po’ il legante della maglia: va d’accordo con tutti, cerca di mediare le situazioni. Nasce nelle Antille nel

1830, muore nel 1903 a Parigi. Diventa pittore quasi da autodidatta, si avvicina soprattutto a Courbet per il

dipingere all’aria aperta e in aperta campagna col cavalletto: dipinge infatti soprattutto paesaggi. Partecipa

alle otto mostre impressioniste e alle riunioni al caffè Geurbois. È il meno famoso ma il più fedele: vuole

sistemare i dissidi all’interno del gruppo; è amico fraterno di Cézanne, il quale è a metà tra impressionismo

e post-impressionismo. Usa diverse tecniche: passa dalla pennellata veloce a quella puntinista, cura la

figura dal punto di vista geometrico, misura tutto. È un socialista convinto: le sue scelte si rifanno a umili e

contadini.

Entrata del villaggio Voisins

Olio su tela di 45x55 cm realizzato nel 1872 e custodito al Musée d’Orsay. Il tema è quello del villaggio. La

prospettiva è centrale. C’è una strada sterrata che conduce ad un gruppo di case. Il punto di vista è

piuttosto ribassato per dare importanza agli alberi. Gli alberi a destra gettano ombre trasversalmente alla

strada, e ciò crea un certo brio e felicità. A sinistra, ci sono due piccole donne e un ragazzino che si avvicina.

Il cielo è terso, la giornata è luminosa: è una giornata tipica della Francia del Sud. Ciò che interessa di

questo dipinto è la solidità, la compattezza delle case: l’immagine è costruita con un impianto ben preciso.

Emerge compattezza, anche cromatica, delle case di sinistra: essa è una caratteristica di Pissarro,

caratteristica che si troverà anche in Cézanne.

Alfred Sisley

È figlio di inglesi. È un pittore di paesaggi, ma si rifà anche alla

tradizione inglese come quella di Turner. È interessato all’impianto del

dipinto: ragionata è l’inquadratura.

Neve a Louveciennes

Olio su tela di 60x50,5 cm realizzato nel 1878 e custodito al Musée

d’Orsay. Il dipinto ha il fuoco ribassato, le linee dei muri non son

simmetrico ma alla fine convergono ottimamente: c’è grande

attenzione al taglio e all’inquadratura. Il dipinto è impressionista per il

tema del paesaggio. La tavola è quasi monocroma se non fosse per

l’ocra dei muri. Il cielo è considerato molto importante. La pennellata è

veloce, dà brio e movimento all’interno nonostante la staticità

dell’inquadratura. Post-Impressionismo

Con il postimpressionismo si inaugura una nuova stagione artistica, si cercano altre vie; soprattutto,

emergerà una nuova necessità da parte dell’artista, ovvero non guardare più alla natura bensì alla realtà

interiore. Il sistema capitalistico si evolve ancora di più, è un sistema che risiede in poche mani, che

comincia a tagliar fuori artigianato e piccole industrie; ciò ha anche implicazioni sociali: i rapporti si

modificano, vengono meno i valori di riferimento che avevano guidato l’uomo. L’artista, in questa

travolgente situazione, sembra un po’ indietreggiare, rinchiudersi; non raccoglie con lo stesso impeto la

sfida di 30 anni prima, la fiducia nella modernità viene meno. Perso questo entusiasmo, i nuovi artisti

cercano altrove – non nella metropoli – una ragione di vita e di lavoro; fuggono dalla città perché si sentono

difformi. Gauguin andrà nella Bretagna (Francia del Sud), Van Gogh cercherà un’armonia in Provenza.

Insomma, la fuga sembra essere il nuovo paradigma, il nuovo modello rispetto ad una realtà che non è così

gioiosa come appariva da alcuni impressionisti. Gli artisti ora indagano la realtà dei sogni, le visioni. La

pittura en plein air, quella del contatto diretto con la natura, quella delle sensazioni e delle impressioni,

sembra ormai superata. Su rinuncia alla pennellata veloce e spontanea, alle immagini colte con freschezza,

perché tutto ciò non corrisponde più al nuovo modo di vedere la realtà. Per Baudelaire la natura è un

insieme di simboli, di corrispondenze, di suoni, di profumi; ora l’artista deve svelare il mistero di questi

nuovi mondi e farsi profeta di un nuovo linguaggio che non indaga più solo la realtà ma che accolga invece

le segrete corrispondenze. Proprio per non tradire le impressioni ricevute, gli artisti sperimenteranno

nuove tecniche. La più famosa diventa quella del puntinismo, inaugurata da Seurat. I quattro artisti

principali del Postimpressionismo sono molto diversi tra loro ma hanno in comune un elemento: col

Postimpressionismo il dipinto termina di essere la finestra da cui osservare la natura e comincia a diventare

un’apertura sull’interiorità le cui leggi, dice Freud, appartengono ad un mondo diverso, parallelo. Non c’è

più ricerca di identità tra dipinto e realtà: ciò vuol dire che il dipinto comincia ad avere una propria

autonomia, vale per la sensazione che il dipinto stesso comunica; l’immagine non vale quanto immagine ma

per le sensazioni che produce; il dipinto diventa una seconda natura, una realtà differente dalla natura

osservata. Non si avverte più da parte degli artisti il bisogno di spontaneità e di necessità, ma di tornare a

riflettere, magari in atelier, riguardo equilibrio e solidità delle figure: si torna all’esperienza di una pittura le

cui scelte sono studiate, pensate. L’Impressionismo vede la sua data di fine nel 1886, data dell’ultima

mostra; sempre in quell’anno avviene la Mostra degli Artisti Indipendenti, una mostra molto importante

con Seurat, Gauguin, Van Gogh.

Paul Cézanne

È importante perché la sua ricerca è alla base del cubismo (e di Braque). La prospettiva salterà

completamente. La sua alta realtà necessita di alcuni strumenti. Cézanne nasce nel 1839; è figlio di un ricco

commerciante, e dovette combattere per farsi accettare pittore dal padre. Fu un’importante personalità di

fine secolo; è un personaggio schivo, riflessivo. La sua formazione avviene senza maestri. Si trova già a

Parigi nel 1861, dove conosce Monet e Manet, frequenta il Louvre, apprezza Delacroix ma si sente in

qualche modo influenzato positivamente da Courbet apprezzandone la densa materia pittoresca. Cézanne

sente il bisogno di dipingere all’aria aperta a contatto con la natura ma, al contrario degli impressionisti,

non è interessato a proporre l’apparenza della realtà; a Cézanne interessa la transitorietà della realtà

quanto coglierne la struttura profonda. La pittura cezanniana è una pittura di relazioni, legami, rapporti

proprio perché mira alla solidità delle cose; ma soprattutto la sua sarà un’opera che si confronta con la

realtà mai in termini semplicemente percettivi, bensì in termini conoscitivi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher patriziostella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Bianchi Giovanni.

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