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Romanticismo

Francesco Hayez

Nasce nel 1791 a Venezia. Si forma nella sua città natale poi, grazie a Canova, vince una borsa di studio a Roma e lì si avvicina ai temi della classicità. Ma non si trova bene, torna perciò a Venezia per poi trasferirsi a Milano. Hayez è l’autore più importante della pittura romantica in Italia, pittura i cui temi a Milano erano molto usati e che avevano come ruolo quello di svolgere quasi un’azione politica. Insegna all’Accademia di Brera e lavora per la ricca industriale borghesia milanese, la quale proclamava la spinta risorgimentale. I ritratti di Hayez hanno la caratteristica dell’introspezione, e scelgono come ambientazione il Medioevo, periodo scelto come stile nazionale che in quegli anni si andava cercando.

Il bacio

Olio su tela di 110x88 cm del 1859. Si vedono due giovani, lui con uno strano cappello e lei quasi aggrappata a lui. Sembra un dipinto innocuo, in realtà ci sono evidenti messaggi: per la borghesia milanese, lui scappa perché è un patriota; il Romanticismo qui si fa strumento politico: si vuole incoraggiare la lotta risorgimentale per la riunificazione del Paese, trovare lo stile del costituendo nazionale. L’ambiente è medioevale, avviene all’interno di un edificio romanico, ed anche i due giovani vestono medioevale: lui porta le calzamaglie e il mantello; lei porta un abito azzurrognolo, tendente al grigio, che si mostra in colori cangianti, colori che contrastano tra di loro e si completano. La lezione veneziana è evidente nel vestito in quanto è trattato con grande morbidezza. Si nota una strana elettricità. C’è un’inquietante ombra a sinistra, nell’oscurità, sembra quasi essere una spia. Lui poi, ha un piede sullo scalino, quasi come dovesse fuggire per svolgere il suo compito di patriota. Inoltre, lei ha un pugnale sul fianco.

Eugène Delacroix

Nasce nel 1798 da benestante famiglia, muore nel 1863. È il vero grande pittore romantico; da un lato chiude la stagione della pittura della prima metà del secolo, dall’altro mette le basi di una nuova pittura. A lui guarderanno i pittori del realismo, ma soprattutto gli impressionisti perché è il primo ad avere una nuova concezione del colore: esso viene inteso come strumento per costruire le figure ed è usato per piccoli tocchi senza mescolare i pigmenti tra di loro; il colore è quindi utilizzato in modo puro. Ad enfatizzare ciò è il contrasto che Delacroix ottiene giustapponendo i complementari. Il modo per ottenere questo è molto intuitivo: egli semplicemente osserva dalla finestra ponendo grande attenzione agli effetti che la luminosità crea; effetti che lo stesso autore scopre durante il viaggio in Marocco del 1832. Delacroix ha una formazione classica; frequenta lo studio di Guerin, dove c’era anche Gericault, e si interessa della pittura rinascimentale, specialmente Michelangelo. I temi affrontati inizialmente sono relativi al mondo classico, però poi diventano quelli dei romantici: l’autore non si accontenta dei miti classici, per questo si volge al mondo dei romantici, specialmente per quanto riguarda la malinconia e la crisi.

La libertà che guida il popolo

Olio su tela di 235x260 cm custodito al Museo del Louvre e realizzato nel 1830. Testimonia l’insurrezione del popolo parigino durante le Tre Giornate di Parigi, avvenute tra il 27 e il 29 luglio 1830. L’opera è sicuramente ripresa da Gericault: si possono infatti trovare gli stessi schemi, addirittura il corpo morto in basso a sinistra. Lo schema piramidale però presenta un’unica differenza: se in Gericault la spinta della libertà si allontanava da noi per raggiungere la nave in lontananza, qui la spinta si avvicina, si muove verso lo spettatore, in modo da coinvolgerlo. La ragazza denudata è un qualcosa di innovativo: essa rappresenta il primo nudo realista, è tale perché ha lottato; ciò si differenzia dalla consueta concezione della nudità legata al mondo accademico. Colpisce il groviglio dei corpi: il movimento è accentuato, la nota dinamica è sottolineata. Le classi sociali son messe assieme tra di loro. La pennellata usa maggior freschezza per dare maggior istantaneità; i colori sono scuri. I colori della bandiera francese vengono ripresi da un corpo posto vicino alla libertà.

Gustave Courbet

Courbet nasce nel 1819 e muore nel 1867. Si inserisce in una nuova stagione artistica e culturale che apre la strada alla modernità. Parigi è il grande palcoscenico, è la città dove si riversa una gran quantità di persone che lasciano la campagna e vengono in città perché questa richiede manodopera: si ha il fenomeno dell’urbanesimo. Parigi si trasforma, da città medioevale diventa moderna, si alleggerisce per l’intrusione di grandi viali alberati; il modello della capitale francese viene esportato anche a Vienna, Berlino, Barcellona. La protagonista diventa la strada: “moderni significa vedere ed essere visti”. Il caffè, le dame, la vita moderna son cose messe in evidenza; tutti, dai poveri ai ricchi, vengono mostrati: la strada pone tutti sullo stesso piano. L’urbanesimo si sviluppa grazie al pieno regime della rivoluzione industriale. Con l’urbanesimo la città, che prima veniva modificata di poco, è ora cambiata abbastanza radicalmente. Si agisce innanzitutto sulle ferrovie, poi sulle mura. L’architettura ora non si interessa più soltanto di case e chiese, ma si costruiscono anche ospedali e scuole; essa quindi si specializza e diventa più complessa, ponendo maggior attenzione all’estetica. L’industria comincia ad entrare nell’edilizia. L’artista adesso scende in strada, gira, osserva critico la realtà che lo circonda per poter presentare la propria realtà. La pennellata si fa molto più veloce.

Courbet è un autodidatta, crede che il pittore deve anche esser uomo: vale l’atteggiamento; esser pittore diventa un’attitudine. Tecnica e stile devono seguire le nuove urgenze. La tecnica è la pennellata veloce che mostra i particolari del soggetto, che possono benissimo essere anche i difetti. Courbet è un po’ il promulgatore di tutto questo. Egli studia soprattutto Caravaggio. È condannato dai critici conservatori, che lo accusano di essere un pittore non convenzionale.

Funerale ad Ornans

Olio su tela di 300x660 cm realizzato nel 1849. Narra un funerale di uno sconosciuto che avviene ad Ornans, vicino Ginevra. È un dipinto abbastanza sconvolgente, diventa di fatto il manifesto della pittura realista. Ciò avviene scandalizzando l’opinione pubblica perché l’osservatore, dopo aver letto il titolo, non pensa di trovarsi di fronte ad una scena così ambigua: il quadro crea un certo imbarazzo. Il pubblico non sembra così partecipe al funerale, a parte un po’ il gruppo di donne a destra. C’è anche il padre di Courbet, l’uomo col cilindro un po’ in secondo piano. Molto particolare è il fatto che, nonostante l’occasione sia un funerale, nessuno provi dolore. Il tema che emerge è il pretesto per mostrare il pubblico della campagna, profondamente trasformato dalle rivoluzioni in atto, dai cambiamenti, dagli sconvolgimenti sociali prodotti dalla modernità. Courbet quindi vuole evidenziare la perdita dei valori; mostrando tale perdita, si mescola la tragedia con la satira: le classi sociali sono mescolate. Questo dipinto non è accettato né dalla critica né dalle istituzioni, così nel 1855 Courbet, assieme a degli spaccapietre, allestisce un “padiglione del realismo” a fianco della sede dell’Esposizione Universale.

Lo spaccapietre

Olio su tela di 45x55 cm realizzato nel 1849. La realtà è rappresentata fedelmente senza ipocrisia, poiché Courbet vuole mostrare le condizioni brutali del proletariato di allora. L’uomo è mostrato di profilo intento a rompere sassi. Si vuole mostrare anche la dignità con cui l’uomo esegue un lavoro così umile. Sono mostrati i particolari: camicia, panciotto, calzini, pentola con affianco il pane. La pennellata non è levigata, ma mostra una scena reale. Il pubblico non era preparato a questo tipo di scene.

Fanciulle sulla riva della Senna

Olio su tela di 96,5x130 cm realizzato nel 1856. Contiene elementi impressionisti: il paesaggio, le scene all’aria aperta e la rappresentazione concreta anche delle figure. Le due ragazze sono di astrazione medio-bassa. Ci sono nuovi motivi legati alla pennellata, ai soggetti scelti e ad una certa grossolanità. Le ragazze sono vestite secondo il gusto dell’epoca; la loro posizione, un po’ goffa e quasi sgraziata, fa capire che Courbet le ha colte in un momento di sorpresa.

Millé – Daumier

Millé vende molti quadri, ha un enorme successo. Viene considerato l’autore dei contadini. Nella sua poetica non c’è critica: mostra contadini bravi e buoni, senza nessun peccato; ma si ha una regressione perché il suo è un naturalismo di matrice romana: la luce calda, tutta ovatta che avvolge le figure, è un qualcosa di più antico. Courbet crede l’arte come agente di trasformazione della società, Millé no. Daumier, il primo ad usare nuovi modelli e mezzi di comunicazione di massa come il testo affiancato all’immagine, crede l’arte come un vero e proprio strumento politico. Anticipa di fatto l’espressionismo perché anticipa un giudizio. Courbet mostra la realtà cruda e nuda, Millé è per una realtà idealizzata, Daumier enfatizza il dato realistico; questo enfatizzare si traduce nella critica della realtà stessa che avviene tramite la sua deformazione. Si introduce cioè il suo giudizio, che a volte ha termini caricaturali; si parla pertanto di realismo espressionista. Tal deformazione si esplica rendendo quindi le figure molto grossolane proprio con l’obiettivo di introdurre un giudizio politico. In Daumier la stessa tecnica si modifica: a volte si fa sporca, a volte filamentosa.

Con l’industrializzazione dell’edilizia avvengono cambiamenti nell’edilizia stessa, nei materiali, nell’architettura, e si introduce la figura dell’ingegnere. Nell’800 poi si introduce il restauro; a tal proposito si notano due celebri figure: Le Duk e Ruskin. L’architettura del ferro è applicata soprattutto nel momento in cui la modernità entra in città. Il ferro cambia la natura stessa dell’architettura.

Impressionismo

A Parigi un gruppo di giovani artisti si ritrova al caffè Geurbois a discutere. Questi incontri avvengono a partire del 1855. Tali artisti amavano discutere attorno ad una tecnica che sia in grado di rendere la luminosità, la mutevolezza degli effetti naturali. Nel gruppo c’è un pittore anziano, Manet, attorno al quale troviamo i giovani Monet, Renoir, Degas, Cézanne, Sisley, Morisot e altri ancora. Il più importante dei giovani è sicuramente Monet, il vero pittore impressionista. Manet invece non sarà mai impressionista. Non partecipa mai alle mostre, vuole dipingere solo all’interno delle istituzioni. L’impressionismo nasce di fatto nel 68-69, nasce soprattutto dal sodalizio tra Monet e Renoir; la prima mostra però avviene soltanto nel 1874: una mostra piuttosto anomala, in una stanza concessa dal fotografo Nadar dopo che gli artisti non avevano trovato nessun posto. La mostra non ha un buon successo, anzi, nessun dipinto viene venduto perché i critici giudicano questa pittura impressionista “negligente, volgare, senza tecnica”. Sono rifiutati tutti gli elementi della pittura tradizionale come chiaroscuro e prospettiva. I quadri generalmente mostrano interni di caffè parigini, paesaggi, scene quotidiane, borghesi a teatro. Colpisce la tecnica sbrigativa che schizza già il colore puro sulla tela, un po’ come Delacroix. La tecnica si realizza con la pennellata veloce, realizzata all’aria aperta (en plein air); ciò che si vuole mostrare degli oggetti mostrati è la spontaneità, la freschezza, l’immediatezza delle scene di vita quotidiana, ma anche come la luce cambia il colore dei materiali. I tocchi sono piccoli e di colore puro; le figure appaiono senza contorni, a volte anche un po’ tremolanti. I colori sono giustapposti secondo la teoria dei complementari, in modo da acquisire maggiore luminosità. Gli impressionisti rimangono comunque in parte all’interno della pittura tradizionale in quanto non modificano la realtà, ma ne colgono aspetti particolari (addirittura la vibrazione dell’acqua). Alla mostra compare una famoso quadro di Monet: “Impressione, sole nascente”; sarà questo quadro a dare il nome all’intero movimento.

Edouard Manet

Manet nasce a Parigi nel 1832 da una famiglia agiata, molto ricca. È il vero ispiratore, il più anziano dei giovani che si ritrovano al caffè. Non si ritiene impressionista, infatti non partecipa alle mostre perché non vuole tenersi fuori dai percorsi istituzionali. Il suo è un occhio critico e indagatore verso la società parigina del tempo. Egli rinuncia al chiaroscuro, alla prospettiva, si avvale della pennellata veloce ed antiaccademica. Organizza le sue tavole e i suoi soggetti mediante piani di colore. È amico di Baudelaire, che lo definisce pittore della vita moderna. Passa spesso come un pittore che non sa disegnare; ciò gli è rivolto soprattutto dagli accademici.

Colazione sull’erba

Olio su tela di 208x264 cm realizzato nel 1863. Presentato nel 1865 al Salone dei Rifiutati. Il quadro sembra una beffa al pubblico perché suscita indignazione e proteste: come si permetteva Manet, a detta dei critici, di inserire una donna nuda a fianco di due uomini vestiti di nero? Non si tratta di ninfa o dea, non c’è mitologia che possa spiegare: il nudo si può quasi definire come erotismo. La donna è una modella conosciuta che posava per diversi artisti parigini, e guarda dritto negli occhi dell’osservatore: un gesto non ammesso in quell’epoca, tanto da far giudicare l’atteggiamento di Manet come “troppo spregiudicato”. Una seconda donna è forse ancora più indecente nell’atteggiamento: si sta lavando, seminuda. I personaggi sembrano quasi assenti, i sorrisi sono un po’ enigmatici: sembra di essere in una situazione irreale, ambigua. Qualcosa di imbarazzante colpisce sicuramente la scena. La tecnica è sommaria, ma efficace.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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