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Studio tipologico delle basiliche nel periodo paleocristiano

Arte paleocristiana

L’affermazione dell’arte cristiana coincide con la pace della Chiesa. Essa si manifesta soprattutto nell’architettura. I limiti cronologici dell’arte detta paleocristiana vanno all’incirca dal 313 a tutto il secolo VI. Ravenna diventa presto la seconda capitale del bizantinismo, accanto a Costantinopoli, e ne accentua anzi lo stile ieratico, quasi con zelo provinciale: mentre a Costantinopoli, la “Nea Roma” d’Oriente, si tentava pur sempre di salvare il meglio della tradizione antica. L’arte paleocristiana e l’arte bizantina si differenziano non solo per cronologia ma per spirito espressivo. La prima fiorisce quando è ancora viva la romanità, applicando le forme decadenti tardo-imperiali ad un programma nuovo, che concentra il lusso nelle arti del culto: la seconda invece eredita l’arte aulica dell’impero romano, infondendovi lo splendore ieratico – astratto d’una concezione orientale del mondo, remota dal quotidiano, attorno alla figura divinizzata dell’imperatore.

Architettura paleocristiana

L’opera di Costantino ebbe effetti notevoli sul mondo. Egli spostò la sede del governo da Roma a Bisanzio, consentì il culto cristiano e non solo si alleò apertamente con la Chiesa, ma assunse, all’interno di essa, una posizione anomala ma autoritaria. Non apparteneva alla gerarchia, se non per propria pretesa, ma tale pretesa poggiava sul solido fondamento dei suoi mezzi amministrativi e finanziari. Provvide ai grandi edifici della Chiesa, ed assistette energicamente l’episcopato nella ricerca di una chiara e precisa dichiarazione di fede. Era un rivoluzionario per definizione, un turbator rerum, come ben videro i contemporanei, eppure era un despota di stampo paleocristiano. Prodotto straordinario di un’età grandemente straordinaria essa stessa, Costantino, le cui private convinzioni religiose restano enigmatiche, collaborò a creare il dogma e l’architettura della cristianità.

Le chiese monumentali, principalmente in Palestina e a Roma, nacquero da questa miracolosa consociazione imperiale. Gli architetti costantiniani – i cui nomi e carriere professionali ci rimangono quasi del tutto ignoti – creativamente conferirono un’intelaiatura alla liturgia già ormai ben fissata, e realizzarono in tal modo il passaggio dallo stile tardo-antico a quello paleocristiano. Loro obiettivi immediati furono quelli di dare asilo alle congregazioni, di conseguire una certa monumentalità, di focalizzare convenientemente l’attenzione su luoghi o reliquie venerate e di modellare forme e spazi in modo atto alle ripetute cerimonie che richiamavano e celebravano gli eventi fecondi degli scorsi tre secoli.

Crearono edifici di forma basilicale intesi soprattutto come sedi per l’Eucarestia, venivano però principalmente usate per indicare e racchiudere in reliquiari luoghi e oggetti associati agli episodi del Vangelo o ad altri eventi santi. I risultati si videro precocemente in Palestina, dove, per ordine di Costantino, vennero costruite chiese sui luoghi della Natività e del Santo Sepolcro. Ambedue gli edifici, rispetto all’epoca della fondazione, sono stati alterati drasticamente, ma si è potuto ricostruire le forme generali combinando lo studio delle parti originali restanti con le prove date da antiche descrizioni e da rappresentazioni figurative generali. L’associazione di questi edifici con i luoghi più sacri della cristianità e l’antichità di essi (vennero probabilmente ambedue iniziati nel 326) ne assicurò la diretta influenza sul futuro dell’architettura sacra.

L’architetto Zenobio allineò le diverse parti del Santo Sepolcro in una sequenza alternata di spazi aperti e chiusi. Dall’ingresso orientale, che dava sulla piazza del mercato, si passava in un cortile ad atrio, colonnato, e da esso in una basilica a cinque navate a pianta quadrata. Illuminata da finestre in alto, sulle pareti, coperta di marmi policromi, coronata da soffitti piani, dorati, la basilica era conclusa da un transetto e da un abside, o reliquiario, fiancheggiata da aperture che portavano all’esterno, nel cortile del Calvario. Ad ovest di tale cortile si trovava la Rotonda dell’Anastasi, lievemente più tarda, del diametro di circa trentacinque metri, che racchiudeva la tomba di Cristo, in anelli spaziali concentrici sovrapposti e sormontati da una cupola.

Venivano così lucidamente enunciati tutti gli elementi dello stile paleocristiano. Ciascun elemento funzionale – l’atrio per i catecumeni e i visitatori, la basilica per l’Eucarestia in comune, la forma a santuario della Rotonda dell’Anastasi – rimaneva indipendente, in modo piuttosto simile a quello romano, ma veniva creata un’unità mediante la sequenza ritmica di parti illuminate più o meno, e la ripetizione di culmini emotivi ed architettonici accuratamente disposti. Dietro l’organizzazione planimetrica fondamentale si trova un uso molto comune sia nelle case che nei palazzi romani, vale a dire la progressione dalle parti piuttosto destinate a fini pubblici a quelle di uso man mano più privato. Nel Santo Sepolcro quest’uso si tradusse in termini spirituali e gerarchici, configurando così un’interpretazione architettonica di una realtà posta oltre la conoscenza umana. Per quanta influenza potessero mantenere aspetti pratici come i percorsi, la topografia, i sistemi edilizi, la direttiva centrale della nuova architettura era prevalentemente spirituale.

A Betlemme la Chiesa della Natività, edificio di dimensioni alquanto minori, faceva uso dei medesimi elementi del Santo Sepolcro, questa volta però strettamente legati insieme. Molto probabilmente un atrio più o meno quadrato, cinto da mura ed in asse, si trova di fronte alla basilica vera e propria; quest’ultima, pur essa quadrata in pianta, aveva cinque navate ma mancava del transetto. Direttamente all’altra estremità della basilica e da essa nascente si trova un elemento ottagonale, posto direttamente sopra la grotta della Natività. L’ottagono, largo due terzi della basilica vera e propria, segnava come l’Anastasi a Gerusalemme un luogo sacro, e offriva pure il mezzo di far circolare l’afflusso dei visitatori e dei pellegrini. Era probabilmente coperto con un tetto piramidale in legno centrato sul pozzo a specola, diaframmato da un’inferriata.

Tanto la Chiesa della Natività che quella del Santo Sepolcro mostrano i risultati di un acuto interesse ai problemi concreti relativi alla valorizzazione ed alla venerazione dei luoghi santi; l’uno e l’altra sottolineano tali luoghi con forme commemorative accentrate; e l’uno e l’altra associano tali forme a basiliche dalla compatta composizione.

La tradizione, e l’intento di Costantino di lasciare qualche cosa di magnifico dietro di sé, nella capitale che stava per abbandonare, possono in parte spiegare la scala gigantesca delle sue chiese di San Pietro e di San Giovanni in Laterano a Roma. Il Laterano è la più antica tra le due, ed è probabilmente la prima di tutte le chiese monumentali; si trattava di una basilica allungata a cinque navate, quasi certamente priva di transetto, ma culminante in un abside assai ampia e assai bene in scala con l’espandersi della navata e delle navatelle, che assommava a circa cento metri. Non si trattava essenzialmente né di un edificio commemorativo né di un santuario, ma piuttosto della chiesa episcopale, dato che il vescovo allora risiedeva in Laterano; pertanto della chiesa del popolo di Roma.

D’altro lato l’antico San Pietro non era soltanto una chiesa della congregazione, ma anche un santuario commemorativo, poiché era costruito sul luogo ove la tradizione poneva la tomba dell’apostolo. Si trattava di una basilica sulla medesima scala di quella del Laterano, con un immenso transetto (circa quindici metri per cento) che, in pianta, sembra sbarrare l’asse processionale e la prospettiva longitudinale dalla basilica vera e propria. In pratica, peraltro, tali funzioni non venivano affatto impedite dal transetto: le linee e le prospettive direttrici dalla navata trascorrevano ininterrotte fino al presbiterio, inquadrato entro la lontana abside. Inoltre, l’altare maggiore originario di San Pietro era posto, presumibilmente, nel transetto, forse presso l’arco trionfale sopra l’apertura tra la navata e il transetto stesso; il coro era riservato al reliquiario, coperto con baldacchino, ed alla tomba. Spostando l’asse strutturale dell’edificio e sopprimendo così per un certo tratto le file longitudinali delle colonne, il transetto rendeva più facile la circolazione, e incrociando l’asse spaziale maggiore contribuiva tanto simbolicamente che figurativamente a fissare e sottolineare l’elemento principale del complesso.

L’intento e la necessità di concentrare, focalizzare e celebrare architettonicamente un elemento o spazio specifico è caratteristica saliente dell’architettura cristiana. Gli architetti costantiniani compirono esperimenti con l’assialità vera e propria, (longitudinale e del transetto) incrociati, con rotonde ed ottagoni. Se ne può vedere una variazione in S. Costanza a Roma. Concepito forse come mausoleo, questo edificio a cupola deve molto a quelli a pianta centrale propri dell’architettura romana. Consiste di due spessi anelli concentrici in cemento rivestito con mattoni; quello più interno e più alto poggiante su colonne binate disposte radialmente intorno all’asse centrale verticale; quello più esterno e più basso definente un ambulacro circolare il cui spazio fluisce tra le colonne entro il cilindro assiale.

L’effetto è quello di un pozzo centrale luminoso cinto tutt’intorno da uno schermo circolare, a sua volta racchiuso da un corridoio più oscuro e più intimo. Necessariamente, tutte le vedute sono oblique, e si creano due mondi contrapposti, l’uno di scala immediatamente umana per mezzo dell’ambulacro, con la complessità delle sue murature curve, delle due volte, dei suoi diaframmi; un altro meno finito, per mezzo dell’alta capsula centrale illuminata da finestre nell’alto tamburo. Un tempo, tutte le volte erano coperte di mosaici policromi, sopravvivono soltanto quelli dell’ambulacro. Tanto il meccanismo strutturale dell’edificio quanto la sua calcolata gerarchia formale prefiguravano l’architettura, centralizzata più complessa e meno massiccia che gli sarebbe succeduta.

Evidentemente non esistette un unico tipo fondamentale della chiesa costantiniana. Persino la forma basilicale venne trattata in molti modi diversi e non può dirsi che sia stata in alcuna misura standardizzata. Alcuni edifici di questo periodo possedevano transetti altri no; le gallerie sopra le navatelle compaiono nel Santo Sepolcro ma non in San Pietro; le absidi erano iscritte all’interno di pareti terminali piane oppure aggettavano sotto di esse in forme ricurve o poligonali; gli edifici centralizzati potevano venir composti in anelli singoli o multipli di spazio, nascenti da piante sia rotonde che poligonali. Ma gli obiettivi dell’architettura paleocristiana vennero chiaramente definiti nella prima metà del IV sec.; in seguito, le conquiste dell’epoca costantiniana vennero ristudiate e sistemate.

In senso generale l’occidente latino, dove le gloriose basiliche romane, meta dei pellegrinaggi, rimasero per secoli il principale modello architettonico, registrò innovazioni minori dell’Oriente ellenizzato; nel quale invece l’importanza della nuova capitale, la prossimità con i santuari più venerabili, le levitanti forze sperimentali dell’architettura siriaca, anatolica ed egea, promossero tutte una creatività superiore. Vi fu naturalmente un mutuo gioco di influenze, qualche volta di significato molto considerevole, tra l’Oriente e l’Occidente, ed infatti esistono edifici sperimentali in Italia e basiliche tradizionali di forma più o meno romana in oriente. Ma, in generale, fu il vigile e sensibile talento greco delle province orientali che conformò poi l’architettura cristiana.

Con l’eccezione di Santa Costanza nessuno degli edifici costantiniani ci è rimasto se non parzialmente. Per altro, quando alla fine del IV sec. il cristianesimo divenne religione di stato, la quantità di edifici sacri che si costruivano crebbe notevolmente. L’architettura dello scorcio del IV sec. ci è in gran parte ignota, ma gran numero di chiese del V e del VI sec. tuttora rimangono. Durante questo periodo si ebbe la tendenza generale a costruire su scala piuttosto ridotta, con l’eccezione di altre chiese per pellegrini a Roma (Santa Maria Maggiore; San Paolo Fuori le Mura), e delle fondazioni imperiali a Costantinopoli (la prima chiesa dei Santi Apostoli, la prima e seconda Santa Sofia ed altri edifici dell’acropoli); nelle province, ove l’episcopato ed i parroci normalmente possedevano risorse di gran lunga minori, i risultati furono meno grandiosi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof De Simone Antonio.
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