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Storia dell'arte classica Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia dell'arte classica. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Studio tipologico delle basiliche nel periodo paleocristiano, Arte paleocristiana, Architettura paleocristiana, Basiliche in occidente e a Ravenna, Piante centrali in occidente e a Ravenna, ecc.

Esame di Storia dell'arte classica docente Prof. A. De Simone

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ESTRATTO DOCUMENTO

ornamentazione dell’arco della navata creavano una maniera nello

stesso tempo limpida e semplificata; in un a simile disposizione non

sorprende che poco posto trovassero sia la scultura a tutto tondo che

persino, quella in rilievo. Questa qualità relativamente eterea di Santa

Sabina contrasta con le forme più plastiche e cromatiche si

Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna dell’ultimo scorcio del V sec. , le

cui colonne prive di scalanature recavano capitelli che preludono a

quelli medioevali e robusti blocchi di imposta, mentre l’interno delle

arcate che esse sostengono e a cassettoni. Le forme essenziali,

purissime della chiesa sono arricchite e ravvivate da un ampio ciclo di

scene bibliche e di processioni di martiri in mosaico di vetro colorato,

iniziato dagli ostrogoti e terminato sotto giustiniano.

Nel V sec. , le forme a padiglione, centralizzate e a volta, apparvero

anche in Italia. Formalmente se ne può trattare la genialogia fino alle

concezioni che si esprimono nel Tempio di Minerva Medica a Roma,

dell’inizio del IV sec. ed anche all’influenze dell’oriente, ma il loro

significato era primariamente simbolico e figurativo. L’esterno

estremamente schietto del cosiddetto mausoleo di Galla Placidia a

Ravenna, che data probabilmente della metà del secolo, con le sue

piane superfici in mattoni, con le forme cubiche ripetute, con le

semplici linee di arcatelle cieche, tradisce la straordinaria natura

dell’interno. Questo, evidentemente, l’architetto intendeva; gli effetti

esteriori venivano sempre più soggiogati e adeguati allo spettatore,

onde colpirlo e tradurne effettivamente l’emozione quando egli

passava dal mondo consueto all’inaudita bellezza e al mistero della

dimora spirituale. Questi interni sfidano ogni resa fotografica. A Galla

Placidia si ha un ambiente intimo debolmente illuminato, a quattro

bracci, splendente nel sommesso colore dei mosaici e dei rivestimenti

marmorei, che fisicamente delineano ma figurativamente annullano la

sostanza materica dell’edificio. Le volte a botte ed una cupola a

pennacchi congiungono i piani verticali delle pareti in un involucro

misterioso come quello del quasi contemporaneo Battistero degli

Ortodossi. In quest’ultimo edificio una copertura ottagonale venne

magicamente connessa ad una cupola emisferica per mezzo di una

trina di arcate vuote e di una immateriale incrostazione cromatica. I

diversi registri orizzontali di questo trapasso sono occupati da

un’iconografia gerarchicamente ascendente di figure e di scene

appropiate dal punto di vista sacramentale. Questo modo proto-

bizantino, che quasi rinnega i volumi architettonici mediante una

combinazione non strutturalistica di linee direttrici, dominante sia

otticamente sia simbolicamente, è una delle conquiste supreme

dell’arte cristiana. Da un punto di vista più strettamente architettonico,

la chiesa di San Lorenzo Maggiore a Milano, costruita poco dopo la

metà del secolo, è importante per intendere le composizioni bizantine.

La coerenza tra gli involucri e i dilatati spazi ad asedra fa si che essa

possa venir letta come espansione tridimensionale dell’architettura

interna illusionistica del Battistero degli Ortodossi mentre si riferisce

pure agli edifici a doppio involucro sorti a oriente d’Italia, come

quello eretto all’inizio del V sec. ad Atene all’interno dello stoa di

Adriano. Sarebbe difficile, anche dopo una rassegna tanto sintetica e

selettiva, sostenere l’accusa di decadenza, piuttosto comune contro

l’arte tardo-romana. Gli architetti e i costruttori di questo periodo

affrontarono problemi difficili e sfuggenti, con energia e talento e,

qualche volta, genio. Abbandonarono la modellazione delle masse in

favore della composizione degli spazi; legarono la propria arte a

quella musiva in un connubio indissolubile e perfetto; fondarono

forme nuove, produssero una nuova visione spaziale, e crearono un

ambiente spirituale non inferiore ad alcun altro per capacità di

commuovere e scuotere gli uomini.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA

Gli edifici paleocristiani sono caratterizzati da due tipi di piante,

entrambe derivate dall’architettura classica : quella rettangolare per le

nuove chiese, le basiliche, quella centrale, con rotonda o poligono

quasi sempre sormontato da cupola, per mausolei e battisteri, ma

anche per talune chiese destinate a sepolcro d’un martire o a cappella

palatina. Questi due tipi sono diffusi in tutto il mondo cristiano, ma

con caratteristiche varie. In origine ben distinti, essi fondono poi taluni

loro elementi, dando luogo ad altri edifici; in particolare, alla chiesa

cruciforme, ed alla basilica rettangolare sormontata da una cupola.

I nuovi templi cristiani le Basiliche, destinate non a sola dimora del

dio, ma ad accogliere le masse dei fedeli, adottano la pianta di quegli

edifici dimostratisi i più adatti ad accogliere le folle, cioè le basiliche

giudiziarie rettangolari, e precisamente quelle di tipo greco, con

ingresso in un lato breve. Dopo il 313 Costantino elevò a Roma,

Gerusalemme e Costantinopoli grandi basiliche che si affermarono per

forme e strutture già così ben definite, da avere dl miracoloso.

La basilica è orientata da ovest (ingresso) a est (altare), e inizia con un

atrio quadrangolare, con fontana delle abluzioni al centro, e portici

tutt’attorno; il portico innestato alla facciata della chiesa è il nartece,

destinato ai penitenti ed ai catecumeni, cioè ai non ancora battezzati.

Di qui si penetra all’interno attraverso un vestibolo. La chiesa è

un’aula rettangolare, a una, tre o cinque navate, di cui la centrale più

alta, divise da colonnati con architravi rettilinei o arcate, e terminante

con arco trionfale e abside.

La copertura delle navi è a capriata, con travi a vista o con soffitto a

cassettoni. Verso l’estremità della nave centrale un recinto

sopraelevato, con cancelli, delimita la “schola cantorum”, fra i due

pulpiti o amboni, per la lettura dell’Epistola e del Vangelo (Basiliche

del V – VI sec.). Dietro è l’altare, sotto un ciborio sostenuto da quattro

colonne : lungo l’abside sono disposti i sedili per il clero e la cattedra

vescovile. Un architrave di legno o di marmo, sostenuto da colonne, la

pergula, separa la “schola cantorum” dal presbiterio cioè dal luogo

destinato ai sacedoti. dalla pergula in marmo si sviluppa l’iconostasi

in legno delle chiese greco - bizantine , tutta decorata di immagini

sante. La navata destra era riservata agli uomini la sinistra alle donne,

ma spesso per le donne e i personaggi illustri vi erano pure i matronei,

cioè loggiati interni sopra le navate laterali. Talora l’estremità del

rettangolo verso l’altare è incrociata da una nave laterale, il transetto :

nelle prime basiliche italiane in genere esso è contenuto nei limiti del

rettangolo; se sporge la pianta rettangolare si trasforma in pianta a T ,

oppure a croce latina. Assai probabilmente la pianta a T aveva un

valore simbolico, come “signum domini”. Talvolta le estremità del

transetto terminano con due piccole absidi; talaltra invece il piano

rettangolare si fonde con quello trilobato delle celle tricore, così come

le tre navate longitudinali terminano ciascuna con un abside. In queste

absidi laterali, o in due piccoli ambienti inquadranti l’abside

maggiore, si dicevano la “protesis” e la “apodosis”, cioè l’inizio e la

fine della messa. Naturalmente questa pianta presenta delle varianti:

assai di frequente l’atrio è omesso, riducendosi al solo nartece. In

Oriente, dove si costruisce sempre in pietra, le zone costiere sono

fedeli alla basilica ellenistico – romana con copertura lignea a

capriata; ma nelle zone interne si introducono varianti locali: navate

coperte a volta, basilica rettangolare con cupola rotonda o conica,

nartece tra due torri, abside fra due stanze rettangolari, archi a ferro di

cavallo, tetti di pietra, e perciò colonne più robuste, integrate o

sostituite da pilastri. A Ravenna le absidi sono poligonali, in Oriente

più spesso semicircolari o quadrate. In Siria le pareti delle absidi

hanno delle specie di contrafforti a costolature, e talora, all’esterno o

all’interno, il motivo barocco, noto anche in Egitto, delle colonnine su

semplice o doppia fila, che sostengono il tetto. I medesimi sostegni

caratterizzano le costruzioni ravennati e il Rivoira vi ha scorto il

precedente orientale delle strutture romaniche. In Asia e in Egitto si

trovano pure capitelli a foglie d’acanto dentate, e pulvini fra colonne e

capitello elementi tipici dei capitelli “teodosiani” e dei capitelli

lavorati nel Proconneso, sviluppate dai Bizantini.

In Africa spessissimo una seconda abside a ovest fronteggia l’abside

principale, e i colonnati sostengono sempre archeggiature, mai

architravi continui. La giustapposizione del rettangolo e della cella

tricora dà luogo a una pianta rettangolare trilobata, diffusa soprattutto

in Egitto. In Asia Minore, specie nella Cappadocia, si affermarono dal

secolo V le chiese a croce libera con o senza camere angolari

sormontate da una cupola impostata su torre quadrata od ottagonale,

con raccordi a cuffia d’angolo, poi a pennacchio. Poichè la cupola

anticamente era caratteristica dei mausolei, si è supposto che il suo

comparire sull’edificio di culto fosse legato alla presenza, nel cuore

della chiesa, d’un luogo santo o del sepolcro d’un martire. Essa appare

legata alla simbologia mistica della volta, come rappresentazione

dell’infinito celeste. Dalle chiese cruciformi e dalle basiliche con

cupola si giunge alla pianta a croce greca con cupola, tipica

dell’architettura bizantina. Queste varianti della basilica hanno

contaminazioni con gli edifici a pianta centrale. La pianta centrale,

rotonda od ottagonale, ad interno in diviso di monumentale unità ed

armonia, sormontata in genere da una cupola, era tipica delle tombe o

delle sale termali romane, dove il gioco sapiente delle absidi e delle

esedre tende già a raggiungere quell’ampiezza e sonorità di spazi, che

sarà caratteristica dell’architettura bizantina. Nella cristianità essa è

usata dapprima per mausolei e battisteri. Ma, accanto ad essa, si

sviluppa assai, specie in oriente una pianta centrale a cupola con

l’interno diviso in varie navate: il primo esempio si trova nel

mausoleo di Santa Costanza a Roma. Oltre che a mausolei e battisteri,

la troviamo applicata anche a chiese per le quali si è recentemente

supposto un uso speciale, cioè chiese palatine annesse ai palazzi

imperiali. Questa pianta ha interno diviso si considera una creazione

del nuovo spirito cristiano, teso ad un ideale anticlassico, che

all’ordinata armonia e al senso plastico delle strutture sostituisce una

irrealtà pittoresca e misteriosa. Essa fiorisce in Palestina, Siria,

Mesopotamia, e soprattutto in Asia Minore, talora con copertura a

cupola, talora con tetto a capriata; ma definisce anche in Occidente

taluni edifici capitali come San Vitale di Ravenna, San Lorenzo di

Milano, Santa Sofia di Benevento, San Donato di Zara e, ormai in

epoca carolingia, la Cappella Palatina di Aquisgrana. In essi,

gradatamente, dal frazionamento interno dello spazio, si torna a valori

spaziali assoluti, di sapore bizantino, ottenuti allargando al massimo il

vano centrale e accostando i colonnati e gli ambulacri alla parete

perimetrale.

BASILICHE IN OCCIDENTE E A RAVENNA

Delle basiliche romane, distrutte le strutture costantiniane di San

Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e

Sant’Agnese, ricostruite in varie epoche, la più antica basilica

conservatasi è S. Pudenziana della fine del IV inizio V sec. , a tre

navate, con archeggiature a tutto sesto poggianti su capitelli a

campana ornati di foglie lanceolate, simili ai capitelli tardo – romani

d’Africa. Seguono Santa Maria Maggiore, elevata da Sisto III nel

secolo V, con nave centrale assai ampia, e architrave continuo su

colonne ioniche; Santa Sabina, fondata da Papa Celestino e compiuta

essa pure da Sisto III , dove tornano gli archi a tutto sesto su colonne

corinzie; San Pietro in Vincoli, le cui parti risalenti al secolo V hanno

arcate su colonne doriche e infine San Pancrazio. Nel secolo VI

l’influenza orientale, già affermatasi a Ravenna domina a Roma e a

Napoli. Nel San Lorenzo fuori le Mura di Roma, costruito da Papa

Pelagio, ora presbiterio dell’attuale basilica, la navata ha un matroneo

con arcate e pulvini di sapore orientale, mentre la trabeazione e i

capitelli corinzi sono tolti da edifici classici. nelle basiliche campane

permane un gusto scenografico pittorico di reminescenza pompeiana,

mente si affermano gli elementi orientali. Fra le più antiche e il San

Salvatore di spoleto, con decorazione della facciata simile a edifici

diocleziani come il Palazzo di Spalato, e volta del presbiterio

impostata su mensole angolari, come quelle di Qoga Qa’lesi in Asia

Minore. Tanto il San Salvatore che il tempietto del Clitunno, forse

edificio pagano adattato al culto cristiano, con colonne decorate

all’orientale da spirali e losanghe, sono stati attribuiti dal Deichmann

all’epoca longobarda come opere di architetti orientali. Il gusto

scenografico campano si afferma in due delle quattro chiese di

Cimitile esplorate da Gino Chierici: nella basilica nuova di San

Paolino, tre sonore arcate mettono in comunicazione la facciata con la

parete nord dl San Felice, permettendo di vedere dall’interno il sacello

del Santo. Lo stesso tipo di arcate, con vista sulle catacombe di San

Gennaro, torna nell’abside del San Gennaro extra Moenia di Napoli in

origine a una sola navata rifatto a tre navate nei secoli IX e XV . Nel

San Giorgio Maggiore sul fondo dell’abside corre un colonnato ad

archi con piccolo deambulatorio, e sotto ai capitelli compaiono i

pulvini orientali. Nel San Giovanni Maggiore torna l’abside traforata

ed elementi orientali contaminano i capitelli e i pilastri classici. Della

basiliche dell’Italia settentrionale rimangono solo tracce : a Milano

nel IV sec. San Simpliciano, con pianta a T ; nel V sec. Santa Tecla ;

ad Aquileia le due basiliche, pre-teodoriana e teodoriana del IV sec. la

Basilica Nord, posteriore all’invasione di Attila e la Basilica del

Fondo Tullio del VI sec. con abside e transetto di età posteriore. Le

coste venete e dalmate sono legate all’arte ravennate, come testimonia

la bella Basilica Eufrasiana di Parenzo, ricostruita dal vescovo

Eufrasio sui resti di una basilica costantiniana nel 543-554, a tre

navate con triplice abside, atrio, battistero ed episcopio. I capitelli con

pulvini sono di tipo bizantino, a paniere traforato, o del tipo

zoomorfico. Vestigia di basiliche dalmate sono a Lagosta e Butrinto.

Le basiliche ravennati, per quanto bizzantineggianti, conservano lo

spirito classico. Ravenna, capitale dell’Impero d’Occidente con

Onorio, occupata dai Visigoti di Teodorico nel 493, conquistata dai

bizantini all’inizio del VI sec. manifesta fin dalla tarda romanità modi

costruttivi locali, legati alla necessità di alleggerire i muri per evitare

gli sprofondamenti nel suolo acquitrinoso. Sono archeggiature,

pilastri, costolature nelle pareti degli edifici, che suddividono i punti

scarico del peso; questi modi, assieme ai pulvini orientali,

comparivano già nella distrutta Basila Ursiana del IV sec. per

affermarsi poi nella Basilica di San Giovanni Evangelista della prima

metà del V sec. con loggetta absidale del VIII sec. e nelle basiliche

teodoriciane e giustinianee del secolo V e VI, dove compaiono pure i

capitelli a traforo: Sant’ Apollinare Nuovo, con colonnati ad

archeggiature e con pulvini, Sant’ Apollinare in Classe, dello stesso

tipo, San Vittore, Sant’Andrea, Spirito Santo.

PIANTE CENTRALI IN OCCIDENTE E A

RAVENNA

I più antichi mausolei cristiani quelli di S Elena e Santa Costanza,

rappresentano i due tipi di rotonda adottati dagli architetti

paleocristiani. La prima è la solita rotonda romana a interno indiviso.

La seconda a quel pittoresco interno diviso in navate mediante un

corridoio anulare con volta a botta e peristilio, che appare invenzione

nuova, anticlassica, e troverà la massima diffusione in Oriente. Alla

stessa concezione va collegato il Battistero Lateranense, iniziata da

Costantino come rotonda e completato da Sisto III (432-440), su

pianta ottagonale con tamburo e alta cupola. L’ambiente anulare

interno aveva anch’esso in origine, come S. Costanza la volta a botte.

Nel S. Stefano Rotondo, della fine secolo, appare un caratteristico

impoverimento di forme e tecniche. A Napoli, il battistero quadrato di

S. Giovanni in Fonte, dei primi del V secolo a tamburo della cupola

impostato su volticelle angolari a cuffia di tipo sassanide. Allo stesso

tipo di pianta centrale con colonnati e navate interne si rifà il

Battistero di Nocera dei Pagani, mentre nel S. Saturnino di Cagliari

compaiono elementi degli edifici cristiani d’Africa.

Ma la più sonora costruzione a pianta centrale del secolo V è il S.

Lorenzo di Milano, che si rivela anche dopo le riforme del tardo 500 :

chiesa che per l’audace applicazione di volte, arcate, strutture

variamente mosse e raccordate, continua la grande tradizione spaziale

degli edifici termali romani. La pianta è quadrilobata, con

deambulatorio e loggiati interni sul vano centrale, e grande cupola.

Altri tre edifici a pianta centrale sono ammessi a San Lorenzo : S.

Ippolito a croce greca, l’oratorio di S. Aquilino, ottagono con atrio a

forcipe, e il piccolo oratorio di S. Sisto.

La stessa pianta ispira vari edifici ravennati del V e VI secolo,

sormontati da cupole costruite in genere col sistema dei doli, mediante

incastri ad anello di vasi cilindrici disposti a filari orizzontali. Il

Mausoleo di Galla Placida di struttura romana con reminiscenze

dell’Asia Minore (chiesa a croce della Cappadocia), è una piccola

costruzione a croce libera, con volte a botte, e cupola cieca al centro,

sopra pennacchi continui; esternamente compaiono le arcatelle cieche

per alleggerire il peso della cupola. La pianta crociata di Galla Placida

si direbbe par aver suggestionato molti edifici del Veneto e della

Dalmazia come i Sacelli di S. Prosdocino a Padova e di S. Maria

Materdomini a Vicenza (secolo V), e la chiesa di S. Nicola in Borgo

Grande e di S. Eufemia di Spalato posteriore al secolo IX. Il

Battistero degli Ortodossi , elevato nel 449 – 458 sul fondamento di

una sala termale romana e un ottagono di tipo pagano con quattro

nicchie nelle pareti a cupola costruita coi doli, e sostenuta da un

doppio ordine di arcate. Le riquadrature e gli archetti di mattoni delle

zone superiore esterna sono del X secolo circa. Teodoriciano è il

Battistero degli Ariani, un ottagono del quale e iscritto un edificio a

quattro absidi: il deambulatorio ottagonale attorno a un nucleo

centrale quadrilobato costituisce una tappa di passaggio tra gli antichi

edifici romani, uso il tempio di Minerva Medica, e costruzioni

paleocristiani, con il S. Lorenzo Milanese e il S. Vitale.

Nel S. Vitale (secolo VI), le coincidenze con le forme orientali, e, in

particolare, con quelle della contemporanea chiesa di SS. Sergio e

Bacco a Costantinopoli – alloro volta frutto di elaborazioni orientali di

strutture romane - sono evidenti. La pianta, ottagonale, con mura

laterizi, contrafforti e pilastri nelle pareti esterni con atrio a forcipe e

abside nel lato opposto all’ingresso e ancora di buon nervo classico.

La cupola interna, costruita col sistema dei doli, poggia su otto

colossali pilastri fra i quali vi sono colonnati a esedre su due ordini,

con loggiato, e colonne a capitelli traforati : ne risultano un ambulacro

ottagonale al piano inferiore, un matroneo al superiore, interrotti solo

dal presbiterio. Il pavimento, già sopraelevato per il parziale

sprofondamento delle mura perimetrali, è stato attualmente riportato a

livello originale, ristabilendo l’antica armonia di rapporti dell’interno,

tutto giochi di luci e di ombre, esaltate dal cromatismo prezioso dei

mosaici. Anche qui, come nel S. Lorenzo, sono bizantini in senso

spaziale e il prevalere dei valori atmosferici su quelli di massa.

Monumento alquanto a se va considerato il Mausoleo di Teodorico,

posteriore al Battistero degli Ariani, che ha decorazioni e calotta di

copertura di sapore barbarico. Come molte tombe romane circolari, si

compone di due organismi sovrapposti : sul corpo inferiore

decagonale, con massicci pilastri sostenenti robuste archeggiature, si

imposta un corpo circolare più piccolo, sormontato da una calotta

monolitica in marmo istriano. I grossi conci istriani con i giunti

tagliati a zeta, mostrano una tecnica già nota alla romanità (Palazzo

Diocleziano di Spalato); ma il bel fregio superiore, col motivo

barbarico dei triangoli sormontati da cerchi, simile a quello della

corazza di Teodorico, ci orienta verso l’arte dei conquistatori, il cui

spirito non dovette rimanere estraneo alla concezione generale di

questo rude monumento. Il ballatoio esterno era già noto a Roma nello

pseudo – tempio rotondo di Portunno a Porto.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA RAVENNATE

S. APOLLINARE IN CLASSE

In questa basilica, consacrata nel 549, cioè in pieno periodo greco -

bizantino, si affermarono gli antichi modi struttivi locali, con

l’ossatura di arcatelle e pilastri che alleggeriscono il peso delle pareti

esterne, per evitare gli affondamenti nel terreno acquitrinoso della

città. L’abside poligonale, che risponde al gusto ravennate di precisare

i piani, appare elemento più vicino a talune chiese orientali. Il

campanile a diversi ordini di finestre e del IX – X secolo.

S. APOLLINARE NUOVO

La basilica di S. Apollinare Nuovo, dei primi del secolo VI ,

originariamente basilica ariana di S. Martino “in coelo aureo”,

conserva le sonore strutture paleocristiane, con tre navate a nitide

archeggiature che accentuano il senso spaziale del luminoso interno.

Ma i capitelli sono già lavorati al trapano secondo la moda bizantina, e

sormontati dai pulvini a tronco di piramide rovesciata. La costruzione

è dei tempi di Teodorico, ma alcuni dei mosaici, come quelli

bizantineggianti che qui si vedono, con teoria di Vergini martiri,

appartengono agli anni del vescovo Agnello (seconda metà del VI

secolo), quando la chiesa fu tolta agli ariani e consacrata al culto

cattolico.

MAUSOLEO DI GALLA PLACIDA

Il mausoleo di Galla Placida, sorella di Onorio Imperatore, è una delle

più interessanti strutture a pianta centrale del V secolo. E’ una piccola

costruzione a croce libera, con volte a botte, e cupola sull’incrocio

delle braccia (in tutto mascherato all’esterno da rivestimento cubico

con tetto a spioventi), che ha i suoi precedenti non solo in oriente, ma

anche in ipogei pagani del tipo di quello dei servili, sulla via Appia.

La sua robusta architettura di masse contrasta con la fantastica veste

musiva su fondo azzurro, che ricopre interamente l’interno. Questo

contrasto – struttura ancora di buon nerbo classico, decorazione

fastosa all’orientale, che per mezzo della pittura da valori cromatici e

spaziali all’architettura - conferisce all’edificio una caratteristica

inconfondibile.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA-BIZANTINA A

RAVENNA

S. VITALE

La chiesa di S. Vitale, costruita nel VI secolo, su pianta ottagonale ancora di

tradizione classica, ma con doppio ordine di loggiati e di esedre fra i pilastri

che sostengono la cupola, presenta forti coincidenze con l’architettura coeva

di Bisanzio. Anche le transenne, i capitelli traforati, i pulvini che li

sormontano con decorazioni a rilievo, sono di gusto e lavorazione bizantina.

Tuttavia la sua fondazione (526) è di un anno precedente a quella di SS.

Sergio e Bacco di Costantinopoli, al quale si vuole paragonarla.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA ROMANA

S. MARIA MAGGIORE (ROMA)

E’ la tipica basilica romana, verosimilmente dei tempi di Papa

Sisto III (432-440), anche se taluni insistono nel vedervi la costruzione

originaria di Papa Liberio, del secolo IV. La navata centrale assai ampia,

con finestroni e soffitto a cassettoni, è divisa dalle due navate minori

mediante un colonnato ionico sostenente architrave continuo, nel quale

persiste il concetto classico di limitare armoniosamente lo spazio, in virtù

di linee rette. Tuttavia gli elementi antichi sono molto restaurati, poichè le

colonne e i capitelli, tolti da vari templi pagani secondo la moda del

periodo, e perciò di varie dimensioni, furono eguagliati o rifatti durante i

restauri del Cinquecento, quando fu rifatto anche il soffitto. In luogo della

trabeazione piattabande di mattoni assai ribassate, mascherate da cornici di

stucco variamente restaurate.


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof De Simone Antonio.

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