Archeologia e storia dell'arte classica
Introduzione al corso
Archeologia e Storia dell'Arte Classica (Prof. Furio Sacchi) Per chi fa l'esame da 6 CFU non ci sarà la parte scritta e non occorrerà frequentare il laboratorio, perciò ci saranno 3 ore a settimana. Alla fine del corso ci verrà indicato un libro/dispensa per ritrovare le cose di cui parleremo.
La storia dell'archeologia
L'archeologia non è una disciplina univoca. Cominciamo con la storia dell'archeologia, facendo riferimento a Ranuccio Bianchi Bandinelli, che ha dato una svolta all'archeologia stessa. Costui ha il merito di aver realizzato importantissimi studi sulle peculiarità dell'Arte Romana, da sempre considerata nel passato minore rispetto all'Arte Greca. Egli opera durante la metà del '900. È un personaggio discusso, infatti portò in visita ai fori imperiali Hitler e Mussolini.
Egli scrisse un volume intitolato "Introduzione all'archeologia" nel 1972. In questo volume ci sono svariati capitoli, riguardanti l'epoca di Winckelmann, l'archeologia filologica, dove si studiano i testi riguardanti lo stato delle immagini del mondo antico, le grandi imprese di scavo, cosa accade nel '900 nel modo di vedere l'archeologia, e infine i problemi di metodo per interpretare in maniera corretta i fenomeni artistici del mondo antico.
Il valore culturale dell'archeologia
Egli riconosce nell'archeologia un valore formativo della nostra cultura; fra l'altro l'archeologia spesso può rispecchiare una nostra profondità. Tuttavia c'è un duplice atteggiamento nei confronti dell'archeologia: il momento in cui il bene archeologico si scontra con l'interesse della società moderna (pensa ai cantieri della M4, che vanno per la lunga perché bisogna indagare il terreno e i possibili depositi archeologici).
Dall'altra parte, negli ultimi tempi, si è molto affermata la tecnologia nel mondo archeologico, però spesso si incorre in una sorta di nodo difficile da sciogliere, come se la ricostruzione in 3D dell'oggetto possa essere fatta indipendentemente dal suo studio, ma non è così. Un altro aspetto di cui ha sofferto l'archeologia è il suo rapporto con la politica: pensiamo all'archeologia nel periodo fascista, quando vengono sterrati i fori di Roma; l'archeologia viene vista come uno strumento del potere, il fascismo vedeva nel recupero delle attività romane la giustificazione del loro stesso potere.
Pensiamo anche a cosa è successo recentemente nel medio oriente, quando l'Isis ha distrutto dei beni archeologici, dando loro un valore che non hanno. Queste testimonianze sono molto fragili, non dobbiamo mai darle per scontate.
Manifestazioni a favore dei beni archeologici
Un altro aspetto sono le tante manifestazioni a favore dei beni archeologici, come ad esempio il petrolio italiano: spesso non si compiono i passi funzionali per sfruttare effettivamente questo petrolio. Gli stessi strumenti dell'indagine archeologica, come lo scavo, spesso sono sentiti come un impedimento alla modernizzazione delle città e delle campagne.
Spesso viene attuata l'archeologia preventiva quando si scava, e questo porta a variazioni di progetto e sborsi di denaro notevoli. Per molto tempo l'archeologia non è esistita come scienza autonoma o come parola di uso corrente. Diderot affermava "Beati gli antichi che non avevano antichità", anche se in realtà non è proprio così, anche loro avevano un passato.
Il termine Archeologhia e la sua origine
Per i greci il termine Archeologhia era lo studio e la ricostruzione delle genealogie degli eroi e degli uomini, la nascita mitologica delle città e in generale tutto ciò che riguardava la conoscenza del passato. Il termine Archeologhia appare per la prima volta negli scritti di Platone fra il quarto è il quinto secolo.
Gli antichi usavano il termine antiquitates, che era anche il titolo di un'opera di Varrone, in cui si narravano le vicende della nascita di Roma e della sua ascesa.
Oggetti di culto nell'antichità
Leggendo i testi classici talvolta si incappa nella presenza di oggetti che nel mondo romano e greco erano considerati di culto. Essendo provenienti da un passato molto lontano, questi oggetti venivano venerati e diventavano essi stessi oggetto di culto, e come tali venivano anche venerati negli edifici templari.
Le fonti greche spesso parlano di oggetti chiamati xoana (plurale di xoanon, che indica il raschiare il legno), con cui si indicano immagini lignee che venivano esposte negli edifici templari, con un certo valore di reliquia.
Lo scrittore greco Pausania dice che diversi xoana erano conservati nel famoso tempio di Era nell'isola di Samo. L'utilizzo del legno nel realizzare sculture è comune nei paesi nordici: in Svizzera hanno trovato molte immagini lignee oggetto di venerazione. Dal momento che il materiale è deperibile, difficilmente questi oggetti arrivano ai giorni nostri.
Ritrovamenti casuali e significativi
In genere però l'archeologia riguarda scoperte di tipo casuale. Il più delle volte quello che colpiva la fantasia degli antichi è il reperimento degli scheletri, non è caso che molti autori ne parlino, fra cui Fabio Pittore, il quale dice che il nome Campidoglio deriva dal fatto che scavando nelle fondamenta del tempio di Giove Capitolino, per costruirlo, fu ritrovata una testa umana. Campidoglio quindi deriva da caput oli, quindi da testa.
In alcuni interventi realizzati nel giardino romano del palazzo dei conservatori sul Campidoglio, sono state individuati degli scheletri databili all'età del ferro, di un gruppo appartenente ad un villaggio che risiedeva sul colle Capitolino.
Testimonianze archeologiche non scritte
In altri casi abbiamo testimonianze non scritte ma avvenute: per esempio vari rilievi (concepiti come narrazioni continue): in quello che vediamo, ritrovato nel tempio di Ercole a Ostia, notiamo dei pescatori che tirano una grande rete da pesca all'interno della quale sono rappresentati diversi soggetti. Il soggetto principale è nudo, ha una folta capigliatura e tiene sollevato un oggetto di forma cilindrica (forse una clava), mentre l'altro braccio è proteso in avanti.
La presenza della clava ci permette di identificarlo con il Dio Ercole, che vediamo in ogni caso al centro del rilievo. Anche in questo caso tiene una clava, indossa una corazza e protende la mano verso un piccolo altare sul lato opposto del quale c'è un'altra figura che ripone un oggetto. Chiude il tutto un'altra figura maschile che tiene in mano una corona.
Cosa racconta la scena del rilievo
Cosa ci racconta questa scena? La scena centrale ci dice che seguito del rinvenimento di una statuetta di Ercole, è stato istituito un culto a Ercole stesso. L'interpretazione del personaggio che indossa la toga (abito tipico del cittadino romano) è facilitata da un'iscrizione che dice che un aruspice ha posto questo rilievo grazie alla decisione del senato locale. Perciò quel personaggio è un aruspice/sacerdote. Perciò questo rilievo ci racconta una scoperta archeologica avvenuta nel mare di fronte a Ostia.
L'interesse di Cicerone per l'archeologia
Anche Cicerone aveva un certo interesse nei confronti dell'archeologia, in particolare durante un viaggio in Sicilia, a Siracusa, decise anche di andare a cercare la tomba di Archimede. Egli dice che il sepolcro era ignorato dai siracusani, era coperto da rovi, e accanto alla tomba c'era una colonnina.
Cicerone in questo suo passo è una sorta di archeologo antelitteram, infatti ha un obiettivo e libera il sepolcro dai cespugli, aggiungendo anche l'analisi del testo iscritto sul sepolcro, che lo aiuta ad identificare la tomba di Archimede.
Altri esempi di atteggiamenti verso i beni archeologici
Facciamo un altro esempio: ci troviamo in età augustea, dove si testimonia un atteggiamento ben diverso da parte degli antichi nei confronti dei beni archeologici. Si dice che per molto tempo la città di Corinto è stata abbandonata; Cesare fece rivivere la colonia. Si decide di saccheggiare le tombe della città greca, perché si sapeva che ci sarebbero stati corredi.
Trovarono molti vasi in ceramica e in bronzo: meravigliati riguardo la tecnica utilizzata per realizzare questi vasi, ne raccolsero tantissimi e li vendettero. La città di Roma si riempì di oggetti trovati nelle tombe di Corinto. Per la loro bellezza, questi vasi furono acquistati dalle ricche famiglie nobili romane. Questo è un atteggiamento ben diverso da quello di Cicerone, in questo caso lo scopo è di lucro.
Utilizzo funzionale dei ritrovamenti
Abbiamo poi un altro caso: utilizzo funzionale a rendere valide alcune interpretazioni storiche. Ci rifacciamo a Tucidide che visse nel V sec a.C., e che ha una particolare attenzione nell'interpretare i resti archeologici. Nel primo libro delle sue storie, l'autore riporta questa notizia: Tucidide vuole dimostrare che l'isola di Delo era già stata abitata precedentemente (gli ateniesi occuparono l'isola di Delo, e la "purificarono" rimuovendone le tombe), e che grazie all'archeologia si è potuto collocare la popolazione precedente in un certo periodo storico.
Fenomeni ricorrenti nell'archeologia
Per concludere, si possono individuare tre fenomeni ricorrenti:
- L'oggetto antico aveva una certa autorità, e l'importanza di certi luoghi come il Campidoglio era data dagli oggetti ivi rinvenuti.
- Arricchimento con gli oggetti archeologici (caso di Corinto).
- Tradizione e esibizione: l'oggetto antico oltre ad essere autorevole è anche raro, e possono essere attribuiti a esso poteri magici, legittimandone il proprietario.
Svetonio ci dice che Augusto, nella sua politica dell'apparire, non prediligeva la ricchezza (le ville ricche), ma gli oggetti notevoli per rarità e antichità, che conferiscono nella mentalità di Augusto maggiore legittimità e potere rispetto alle grandi costruzioni. In questo punto convergono anche le parole di Tucidide.
Verso la moderna archeologia
La scoperta di oggetti di arte antica
Occorre fare una premessa, ovvero qual è una delle principali cause del ritrovamento di oggetti di arte antica: si tratta della necessità dell'uomo di scavare il terreno, a partire dalla necessità di seppellire i defunti, per arrivare alla costruzione delle abitazioni. L'argilla per produrre i vasi presuppone l'individuazione di banchi d'argilla (e quindi la necessità di indagare il terreno); o comunque la ricerca di oggetti preziosi.
Queste tendenze fanno parte della storia dell'uomo, ma per quanto riguarda l'epoca medievale l'illustrazione degli strati del terreno fu molto intensa, perché si voleva ricercare sulla base delle informazioni orali e della memoria, i luoghi dove vi erano edifici antichi, per reperire i materiali non più reperibili in superficie. Nel Medioevo è crollato il sistema di reperimento di pietre e marmi, dal momento che non c'erano più le grandi vie di percorrenza; conviene di più andare a spogliare ciò che è rimasto dei monumenti classici.
Scoperte e riutilizzo di manufatti
Spesso, nelle testimonianze, si parla della scoperta di favolosi tesori, ma in ogni caso in genere si volevano ritrovare manufatti che si prestavano a un certo utilizzo. I ritrovamenti venivano modificati per la costruzione di qualcosa di nuovo. Alcuni reperti, però, per la loro bellezza, colpirono gli scopritori e vennero mantenuti così come il passato li aveva tramandati loro.
Uno degli elementi scatenanti è l'edificazione e la costruzione dei principali luoghi di culto durante l'epoca medievale. Per esempio il Duomo di Modena: occorre capire quanto materiale serve e andarlo a reperire. Molte delle città europee che facevano parte dell'impero romano, hanno continuato ad essere costruite e ricostruite su sé stesse, e questo permetteva di identificare nella città i luoghi dell'abitato precedente, potendo compiere un recupero finalizzato e economico.
L'uso di materiali antichi permetteva, nel caso in cui si fosse vicino alle cave, di prendere dei materiali per creare nuove costruzioni. Per quanto riguarda il recupero abbiamo delle testimonianze, quali per esempio gli atti sulla traslazione del corpo di San Giminiano, dove vi erano tante pietre e marmi. Modena nel primissimo medioevo scompare al di sotto del vicino fiume che copre la città antica, e la nuova Modena si sposta più lontano dal baricentro, per questo motivo il materiale ritrovato fu abbondante.
La regolamentazione degli scavi
Chi doveva intervenire sul Duomo di Modena ottenne delle concessioni per scavare, per recuperare del materiale, cercando di regolamentare una prassi del rimpiego (se no sarebbe stata una fonte di contrasto, perché tutti avrebbero voluto recuperare quei materiali). Si tratta di "sfruttamento" del mondo antico per la costruzione della città moderna, anche se alcuni elementi particolarmente preziosi venivano mantenuti così com'erano, come i leoni di epoca romana nel duomo di Modena.
Gli scavatori di questo periodo non erano tanto attratti dall'interesse archeologico, quanto erano interessati alla funzione che l'oggetto antico poteva riacquistare nel periodo moderno. Questo aspetto non deve far passare in secondo piano altri atteggiamenti che si hanno nel Medioevo nei confronti delle antichità.
Il complesso religioso di Venosa
Passiamo quindi alla città di Venosa in Basilicata, dove viene creato un grande complesso religioso (X secolo), grazie al materiale di riutilizzo a cui viene assegnato un significato particolare. Il complesso si compone di due nuclei principali: il primo è intitolato alla Santissima Trinità, poi in un secondo momento (fra la fine dell'XI e l'inizio del XII sec) la chiesa fu ampliata, ma la nuova parte non venne portato a termine (l'Incompiuta).
Il primo nucleo venne realizzato nel X secolo quando vi erano i Longobardi. Fra l'XI e il XII sec c'è un cambiamento politico: al ducato longobardo si sostituisce il potere dei Normanni. Roberto il Guiscardo, un principe normanno, nel 1069 decide di far seppellire nella chiesa della Santissima Trinità i resti del fratello e predecessore Umfredo, Guglielmo Braccio di Ferro e Drogone. Roberto il Guiscardo voleva far diventare il primitivo nucleo della Sanissima Trinità una sorta di cappella di famiglia. Questo desiderio fece sì che prendesse piede un progetto più ampio, per cui questo edificio sarebbe diventato un monumento in gloria ai Normanni.
La pianta della chiesa ricorda molto le piante delle chiese della Normandia (transetto centrale, grande coro, navate con colonnati). Nel momento in cui si osservano le pareti dell'Incompiuta si noterà che queste sono praticamente totalmente costruite con blocchi prelevati dalla città di Venusia riutilizzati nelle pareti stesse. Le iscrizioni romane in questa parte sono lasciate visibili. L'utilizzo più massiccio di elementi figurati e blocchi provenienti dalla città di Venusia si trovano nel transetto orientale, costruito con lastre di età romana assemblate fra loro con lo scopo di enfatizzare questo ingresso monumentale.
Il riutilizzo come legittimazione politica
Anche per quanto riguarda i leoni di Modena, riuscirono a recuperare un leone mentre l'altro lo costruirono. Ci sono poi anche le sculture di due uomini e due donne. Lo scopo di questo riutilizzo è l'esibizione del materiale antico come forma di legittimazione del nuovo potere politico. In questo modo l'architetto vuole mostrare che c'è una continuità fra il potere antico (di Roma) e il nuovo potere dei Normanni: l'antico serve per sostenere e avvalorare il nuovo potere, il potere dei Normanni si basa su glorie antiche.
L'antiquaria e il Rinascimento
La nascita dell'Antiquaria
Con il Rinascimento nasce la cosiddetta Antiquaria, ovvero una disciplina che ha come oggetto lo studio delle antichità e dei suoi manufatti. Dal punto di vista della cultura europea si cominciano a leggere in traduzione gli scritti degli studiosi antichi, che escono dalle biblioteche dei monasteri e cominciano a diventare materiale utilizzato dai nobili per avvicinarsi al pensiero degli antichi. Questo stimolerà anche una curiosità per i resti del mondo antico ancora visibili.
Questo fa sì che comincino a formarsi le prime raccolte di oggetti antichi che entrano a far parte delle proprietà delle famiglie aristocratiche e nobiliari, anche i privati cercano di crearsi delle loro collezioni. Il legame fra il mondo dell'erudizione e dei testi antichi viene anche manifestato nella pittura dove nelle raffigurazioni degli studioli dei personaggi storici o dei santi si notano i libri e gli oggetti.
Per esempio "La visione di Sant'Agostino" di Carpaccio → si vede il suo luogo di studio e meditazione, dove ci sono libri (immaginiamo testi antichi), e sulla mensola lungo il muro appaiono oggetti antichi. L'antico convive con opere d'arte moderna, come la figura del redentore presente in questo studiolo.
L'antico come fonte di ispirazione
L'antico diventa, sia nella forma scritta che in quella artistica, elemento di riflessione e paragone, un modello, una fonte di ispirazione. Un contemporaneo di Pietro Bembo scrive uno scritto in suo memoria per ricordarlo dicendo che egli aveva riempito il suo studio di antichità, in particolare ritratti e immagini di antichi illustri in marmo, immaginette di bronzo corinzio e monete d'oro e di bronzo da collezione. Il collezionismo delle monete diventa importante per le immagini che vi sono impresse (i volti degli imperatori antichi).
Questa fonte ci dice anche la motivazione: non si tratta solo di uno spirito da collezionista, ma i reperti servivano anche per sollevare l'animo ogni volta che egli si distoglieva dagli studi letterari per riprenderli poi con spirito più vigoroso. L'oggetto antico diventa anche motivazione per il presente.
La riproduzione dell'antico
La riproduzione dell'antico diventa molto forte in questo periodo storico: pensiamo alla Certosa di Pavia attribuita all'architetto Amadeo. La facciata si compone di medaglioni ispirati all'antichità (simil monete). Gli studiosi e gli eruditi di questo momento disponevano di testi antichi, testi biblici, ma anche una serie di miti e leggende del passato, accanto ai quali vi erano manufatti antichi che avevano raccolto. Non si aveva però ancora una dimensione storica ben precisa, si stava formando in quel momento.
Tuttavia nel 400 Brunelleschi e Donatello cominciano a ispirarsi dagli antichi ruderi, quindi l'eredità del passato diventa modello da imitare e da riprodurre. Gli artisti cercano nell'architettura del passato i canoni formali dell'arte antica.
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