Il Quattrocento
Unità 1: Affermazione del gotico internazionale
Tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento si afferma nell’intera Europa un linguaggio comune, indicato con i termini di Tardogotico, Gotico cortese e soprattutto Gotico Internazionale. Ognuno pone l’accento su una particolare lettura del fenomeno complesso e dalle numerosissime sfaccettature. Definendo:
- Tardogotico: s’identifica in questo linguaggio l’ultima fiammata del Gotico,
- Gotico cortese: punta l’attenzione sul luogo di elaborazione e di fruizione di questo stile: la corte aristocratica, alla quale sono destinati eleganti sculture e dipinti, ma anche oggetti lussuosi, realizzati con materiale di pregio.
- Gotico internazionale: termine che connota nel modo più appropriato il fenomeno del rinnovamento del gotico, ne mette in luce l’ampia diffusione, il cosmopolitismo e la comunanza di carattere, frutto di un’ampia circolazione delle opere tra le corti.
Caratteri costitutivi del Gotico Internazionale
- La predilezione per la linea guizzante, morbida, spezzata in una parola espressiva, piegata alla creazione di arabeschi fantasiosi e di eleganti panneggi.
- Alla voluta ricerca di irrealtà, cui conseguenza è quella di una convenzionalità psicologia dei personaggi raffigurati, si affianca uno spiccato interesse per il realismo minuto, che indaga ogni singola cosa. Spiegandosi ad esiti grotteschi.
- L’amore per il lusso, carattere dominante della ristretta e raffinata società aristocratica che rispecchia nello stile Gotico Internazionale, investe ogni aspetto dell’arte, motivo per cui anche i soggetti religiosi ricevono un’ambientazione e una connotazione cortese, profana.
Situazione europea
Francia
Connota come il massimo centro di produzione artistica dell’intera Europa: vi si realizzano oggetti di oreficeria, codici miniati, opere pittoriche e scultoree. A Parigi operano artisti di disparate origini e spesso di orientamenti stilistici diversi. È il caso del Maestro del Maresciallo Boucicaut (attivo tra fine XIV sec e 1420) e del Maestro delle Ore di Rohan, attivi nei primi anni del XV secolo. Il primo, miniatore scultore e architetto attivo anche a Milano nel cantiere del Duomo, rinnova la tradizione minatoria parigina attraverso il vivo interesse per la definizione dello spazio e per il paesaggio. Il secondo appare, caratterizzato da un’appassionata espressività, che gli fa accostare elementi di grazia aristocratica ad altri più popolari, in composizioni nervose ed estremamente dinamiche.
Accanto alla capitale del Regno, acquistano importanza altri centri Digione e Bourges. A Digione è attivo Claus Sluter (circa 1340-1405/6), la cui opera, quasi tutta raccolta nella Certosa di Champmol, propone una nuova ampiezza e grandiosità di forme: queste caratteristiche emergono nel cosiddetto Pozzo dei profeti, che è questo resto di un monumentale Calvario innalzato al centro del chiostro della Certosa. Uno dei vertici della scultura di Sluter è rappresentato nel Monumento di Filippo l’Ardito (terminato entro il 1411 dal nipote di Sluter), in cui la figura del duca, vegliata da due angioletti ad ali spiegate, è accompagnata da un silenzioso corteo funebre di frati, che si snoda sul basamento. Ciascuno è avvolto in una veste da lutto, pretesto per virtuosistici studi di panneggio.
Tra Digione e Bourges operano i fratelli Limbourg, artisti dalla cultura composita, non esente da influssi italiani. Nella scena del Mese di Maggio, nel calendario posto all’inizio del Libro d’ore, dame e cavalieri, descritti con precisione nelle eleganti vesti, cavalcano entro un paesaggio sottilmente indagato dalla luce. Alla predilezione per una linea morbida, sinuosa e ritmica, si affianca una nuova sensibilità nella resa della natura, che si rivelerà fondamentale per la nascita del realismo fiammingo di Jan van Eyck.
Boemia
Negli anni del regno burrascoso di Venceslao (1373-1419), in Boemia trova ampia affermazione il Weicher Stil (stile molle), una versione ulteriormente addolcita del Gotico Internazionale, caratterizzata da eleganza estenuata e sensibilità languida, che viene a sviluppare le premesse poste a metà del Trecento dal Maestro Teodorico da Praga. Un’opera come la Madonna di Jindrichuv Hradec, può esemplificare i caratteri del “bello stile” boemo, destinato ad un’ampia diffusione: definite da una linea vibrante e guizzante.
Spagna
Partecipò da protagonista al fenomeno del Gotico internazionale. Particolarmente interessate da rapporti con l’Italia furono alcune aree della Penisola Iberica, quali la Catalogna e la zona di Valencia, ove però Gonzalo Perez (1380-1451), autore del retablo dei santi Martino, Orsola e Antonio, caratterizzato dall’uso di preziosi e velature e trasparenze. A Valencia fu attivo Gherardo Starnina (circa 1354- prima del 1413), un artista destinato a incidere, una volta tornato in Toscana, sulla contemporanea pittura fiorentina: nelle sue opere convivono cultura giottesca e tensioni lineari gotiche, apprese a contatto on gli artisti spagnoli.
Gotico internazionale nell’Italia settentrionale
Area alpina
Le Alpi nel corso di tutto il Medioevo furono un luogo di scambi proficui. Per questo motivo le zone alpine furono ampiamente interessate dall’ondata del Gotico Internazionale, al quale aderirono entusiasticamente per tutto il corso del secolo.
Piemonte
La Savoia visse una stagione artistica splendida: il duca Amedeo VIII (1416-1451) intensificò di molto i rapporti diplomatici con il Berry e la Borgogna, favorendo gli scambi culturali con la Francia e riunendo una grande biblioteca di codici franco-borgognoni e fiamminghi. Le aperture culturali del ducato di Savoia furono di grande stimolo per l’attività del torinese Giacomo Jaquerio (notizie dal 1401 al 1451), pittore al servizio degli Acaia (ramo cadetto Savoia), e di Amedeo VIII. Figura di artista itinerante operò tra Torino, Ginevra e Thonon, sviluppando sulla conoscenza dell’arte borgognona un linguaggio personalissimo, caratterizzato da una limpida gamma cromatica, da una linea fortemente espressiva e dalla compresenza di delicatezza ed eleganza, come la Salita al Calvario, nella Chiesa di S. Antonio a Ranverso (TO), databile entro secondo decennio del Quattrocento.
Alla pittura di Jaquerio e all’arte parigina si rifà anche il raffinato Maestro della Manta, autore nell’omonimo Castello, di un ciclo di affreschi raffiguranti i Nove Prodi e le Nove Eroine.
Trentino
Sul versante orientale delle Alpi, in particolare Trento, la vicenda con i territori del ducato di Tirolo favorì la penetrazione di opere e di artisti tedeschi e dell’Europa dell’Est: al pittore boemo Maestro Venceslao si deve, òa decorazione di una sala delle Torre dell’Aquila nel castello di Trento, su commissione di Giorgio di Liechtenstein, principe vescovo della città italiana. Sulle pareti della torre sono raffigurati i Mesi, intervallati da esili colonnine che inquadrano le scene: le attività agricole e i divertimenti dei signori sono descritti con minuzia e con un linguaggio fresco e pacato.
Lombardia
Negli anni del governo di Gian Galeazzo Visconti (1378-1402) e Filippo Maria Visconti (1412-1447) Milano svolge un ruolo da protagonista nella stagione di Gotico Internazionale. Le ragioni vanno cercate da un lato nell’accorta politica culturale di Gian Galeazzo, che riunisce nel castello di Pavia, una raccolta di manoscritti, stimolando la nascita di un locale scuola di miniatori; e dall’altro nell’importante cantiere del Duomo cittadino (aperto 1386). Ad esso Gian Galeazzo imprime una virata gotica internazionale, facendone un punto d’incontro tra maestranze lombarde e artisti stranieri, scultori e architetti, chiamati a fornire suggerimenti e soluzioni per i problemi stati del complesso edificio, costruito con il prezioso marmo di Candoglia.
Nel cantiere del Duomo è attestato dal 1401 al 1425 Jacopino da Tradate, massimo scultore lombardo del Gotico Internazionale. Suo capolavoro è costituito dalla Statua di papa Martino V, eseguita tra 1419 e 1421 per uno dei piloni esterni del Duomo. Tra il cantiere del Duomo e la biblioteca pavese avviene la formazione di Michelino da Besozzo (1338-1445 documentato), figura chiave per le vicende della pittura dell’ita settentrionale dall’inizio Quattrocento. Pittore e miniatore, Michelino sovrappone alla conoscenza dell’arte di Giovannino de’ Grassi gli stimoli della pittura d’Oltralpe, raggiungendo esiti di grande qualità, come nelle miniature del giovanile Libro d’Ore d’Avignone, chiaro es delle doti di disegnatore del maestro o nella più tarda tavola con lo Sposalizio mistico di S. Caterina, in cui le figure emergono dal fondo oro leggere ed evanescenti come fantasmi. Michelino si impone da subito in Lombardia come un punto di riferimento primario: al magistero dell’artista lombardo richiamano affreschi della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza (1444), raffiguranti giochi aristocratici, realizzati da un anonimo maestro in Palazzo Borromeo a Milano.
Accanto alla fortunata versione addolcita del Gotico Internazionale proposta da Michelino, in Lombardia prende piede anche la linea più espressiva e grottesca di questo stile, in particolare gli affreschi di Franco e Filippolo de Veris (1400).
Veneto
I due centri maggiormente interessati agli sviluppi del Gotico Internazionale, Verona e Venezia, mostrano caratteri e indirizzi differenti. Verona, presenta a inizio Quattrocento un orientamento marcatamente lombardo, testimoniato dall’attività di Stefano da Verona (circa 1379-dopo il 1438) il padre fu attivo a lungo a Pavia per G. Visconti. Stefano, formatosi a Pavia a contratto con l’arte paterna e con la pittura di Michelino da Besozzo, predilige l’uso di una linea morbida, di colori teneri e di una materia pittorica fusa, come evince l’osservazione dell’Adorazione dei Magi della Pinacoteca di Brera a Milano, datata 1435.
Diversa è la situazione a Venezia, dove a inizio Quattrocento, si impone un lento ma progressivo svecchiamento della tradizione di marca bizantina, che coinvolge la pittura, scultura e architettura. Di particolare importanza è la presenza di artisti “forestieri” di primissimo piano, come Gentile da Fabriano e Pisanello, attivi nella decorazione della Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale. In particolare l’arte del maestro marchigiano imprime una svolta al rinnovamento della pittura veneziana, come testimoniano la produzione matura di Jacobello Fiore, attività di Michele Giambono e gli esordi di Jacopo Bellini.
Gotico internazionale in Italia centrale e meridionale
Emilia Romagna
A Bologna nel 1388, si apre il cantiere della Cattedrale di S. Petronio, affidato all’architetto Antonio di Vincenzo: l’enorme edificio, che non verrà mai terminato (manca rivestimento sup. facciata), è impostato su tre navate coperte da volte cuspidate rette da dieci pilastri con capitelli fogliati. Lo slancio verticale della navata centrale dell’edificio viene equilibrato dall’ampio spazio destinato lateralmente alle cappelle. Nella decorazione pittorica della cattedrale bolognese, risulta impegnato il massimo esponente del Gotico Internazionale emiliano, Giovanni da Modena, dal 1409 al 1456. Intorno al 1410 il maestro vi realizza la decorazione ad affresco della Cappella del mercante di sete Bartolomeo Bolognini. Sulle pareti sono raffigurati, il Giudizio Universale, Scene della vita di S. Petronio e Storie dei Magi, nei quali Giovanni da Modena mette in campo una straordinaria carica espressiva, che rasenta il grottesco, ed un’attenzione verso suggestioni popolari.
Marche
I rapporti intrattenuti dai signori locali con Veneto e Lombardia fanno sì che la penetrazione del Gotico Internazionale sia particolarmente precoce. È questo il caso dell’attività di Lorenzo Salimbeni (noto dal 1400 al 1420), che nel 1400 firma il graziosissimo Trittico con al centro il Matrimonio mistico di Santa Caterina. La figura tagliente ed aristocratica della S. Caterina, l’arrovellarsi dei panneggi della Vergine, la straordinaria delicatezza degli incarnati delle figure tradiscono, accanto all’indipendenza della pittura di Gentile da Fabriano, un notevole aggiornamento sulla miniatura lombarda e francese.
Qualche tempo dopo il Trittico di San Severino, Lorenzo con il fratello Jacopo, affresca l’oratorio di San Giovanni ad Urbino con al Crocifissione e le Storie del Battista, nelle quale i fatti della vita del santo sono affiancati da gustosi episodi di vita quotidiana che conferiscono un tono spensierato alla narrazione.
Firenze
La città di Firenze costituisce un caso a sé nel panorama del Gotico Internazionale, in quanto l’adesione agli stilemi del Gotico cortese si lega da subito con la forte tradizione classica dell’arte toscana, fatto particolarmente evidente nella scultura. Ne deriva uno stile spesso piuttosto severo, lontano dalle tensioni estreme del Gotico norditalico. Personalità di particolare spicco nella diffusione del Gotico internazionale in Toscana è quella di Pietro Giovanni detto Lorenzo degli Angeli (e Lorenzo Monaco dai critici dell’Ottocento). Partito da formule post-giottesche, si adegua progressivamente e con molta cautela alle novità proposte dalla plastica ghibertiana. Particolare importanza deve aver rivestito per lui anche il ritorno in patria, del pittore Starnina. A partire dai primi anni del XV secolo, le figure dei dipinti di Lorenzo Monaco si allungano e divengono più aeree. Esemplare di questa svolta nell’arte del maestro è l’Adorazione dei Magi degli Uffizi (1422). In questo dipinto, caratterizzato da una stupefacente gamma cromatica dall’effetto acidulo e da una luce irreale, Monaco rinuncia a qualunque descrizione realistica: gli animali sono completamente inventati e sul fondo della scena trova posto un ardo paesaggio stilizzato.
Sicilia
Nella Sicilia di Ferdinando di Castiglia e Alfonso d’Aragona (1416-58), fioriscono nei primi decenni del Quattrocento gli scambi con la Spagna, la Francia e i Paesi Bassi. La complessa cultura di questi anni produce a Palermo un’opera isolata di eccezionale qualità: il Trionfo della Morte di Palazzo Sclafani. Il grande affresco, oggi staccato e conservato nella Galleria Regionale della città siciliana, si trovava nel cortile di Palazzo Sclafani, trasformato nel 1446 in ospedale: è probabile che a tela data sia da riferire l’opera, che potrebbe essere stata commissionata dallo stesso sovrano. Vi è raffigurata la Morte su un cavallo scheletrico che fa irruzione in un giardino, schiacciando con violenza i rappresentanti dei diversi strati sociali e puntando veloce verso un gruppo di dame e di cavalieri elegantemente abbigliati. La crudezza di certi particolari, linea tagliente e la semplificazione delle forme orientano le ricerche verso un artista siciliano di nascita, ma impregnato di cultura franco-borgognona e attento agli sviluppi della pittura catalana, che si potevano seguire a Napoli.
Gentile da Fabriano
Gentile da Fabriano (1370 circa-1427), si può annoverare tra i massimi maestri del Gotico internazionale, sia per la qualità della pittura che per le sue vicende bibliografiche, che ci restituiscono l’immagine di un artista girovago, in continuo movimento tra corti e città prestigiose, la cui fama supera ben presto i confini della penisola. La sua pittura appare caratterizzata da eleganza, estrema sensibilità per la luce e il colore, grande virtuosismo tecnico. Tappe più importanti della vicenda di Gentile: probabilmente tra il 1405 e il 1415 trova a Venezia (dal 1409 per realizzare la perduta decorazione di Palazzo Ducale): dal 1414 al 1419 esegue per Pandolfo Malatesta gli affreschi del Broletto di Brescia, nel 1422 è a Firenze, dove si trattiene fino al 1425. Nel 1427 raggiunge Roma per affrescare un ciclo di S. Giovanni in Laterano, incompiuto per l’improvvisa morte del maestro e verrà terminato da Pisanello. È probabile che la sua formazione sia avvenuta in contatto l’ambiente cosmopolita della corte viscontea.
Sembra denunciarlo una delle prime opere de catalogo del maestro, la Madonna col Bambino e i Santi Nicola e Caterina d’Alessandria nella Galleria Nazionale di Perugia, che mette in campo numerosi riferimenti all’arte lombarda: alla miniatura di Giovannino de’ Grassi da pensare la veste della Vergine, non mancano neanche diverse assonanze con le opere giovanili di Michelino da Besozzo. Le stesse osservazioni possono valere per uno dei capolavori di Gentile, il Polittico di Valle Romita, realizzato nel primo decennio del ‘400 e inviato all’omonimo eremo francescano nei presso di Fabriano. Le figure si stagliano su un fondo oro lavorato, vestite di abiti e manti dei quali si riesce a percepire la consistenza materica. I quattro Santi laterali (Girolamo, Francesco, Domenico, Maria Maddalena), poggiano su prati coperti di fiori. I loro volti sono dipinti a punta di pennello con un finissimo tratteggio.
Se il Polittico di Valle Romita può fornirci un’idea della qualità esibite da Gentile a Venezia, la fase successiva della sua arte è testimoniata dall’Adorazione dei Magi dipinta nel 1423 per la cappella Strozzi in S. Trinità a Firenze, dove si percepisce una maggiore solidità nella definizione della figure ed un interesse più pronunciato per la resa dello spazio. Tali elementi caratterizzano con maggior forza il Polittico dipinto da Gentile nel 1425 per la famiglia fiorentina Quaratesi e trovano una ragione nell’approfondimento delle novità messe in opera, contemporaneamente, dalle avanguardie rinascimentali fiorentine.
L’adorazione dei Magi, fu affidata a Gentile da Fabriano da Palla di Nofri Strozzi. Trovava originariamente posto nella cappella di famiglia in S. Trinità a Firenze, costruzione terminata nel 1423, a sovraintendere i lavori fu probabilmente chiamato Ghiberti. La cappella Strozzi, è costruita da due ambienti: al vano principale che ospitava la grande tavola di Gentile, se ne affianca uno minore, dedicato da Palazzo alla memoria del padre.
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