Lezione 1: introduzione
476 / 1492 / 1789 dividono la storia in 4 periodi: antica, medioevo, moderna, contemporanea. Moderno inteso come nuovo, migliore, non necessariamente come recente. Antonio Averlino detto “il Filarete” (1464), allievo del Ghiberti, sotto gli Sforza, scrive un dialogo d’architettura tra l’architetto e i suoi signori, spiegando qual è la vera architettura (che a Milano non vogliono): accezione negativa (Averlino vuole il classico, non il gotico). Antonio Manetti, “Vita di Filippo di Ser Brunellesco”: rinnovamento basato sullo stile romano moderno è negativo (è importato dai tedeschi). Giorgio Vasari, “Vite”, 1550: moderno è positivo, è rilettura dell’antico. Moderno è sia nuova architettura (gotica), sia architettura rinascimentale (neoclassica), con accezioni positive e negative. L’analisi del classico può rivelare le intenzioni dei progettisti: procedimento razionale. Il committente è fondamentale: dimostra la personalità dell’opera, la sovvenziona e la vuole realizzata per dimostrare qualcosa. La tradizione influenza l’opera, così come i modelli, i materiali, la tecnologia, la geometria, i colori, la relazione con il luogo. L’architetto doveva saper disegnare.
Capitelli
- Dorico: le volute sono tra l’echino e l’abaco;
- Ionico: le volute nascono dalle foglie dell’echino;
- Corinzio: le volute nascono tra l’echino e l’abaco e si appoggiano alle foglie.
Lezione 2: il modo antico dell’edificare; novità e continuità nell’opera di Filippo Brunelleschi (1377 – 1446)
Non abbiamo né disegni né trattati fatti direttamente da Brunelleschi. Antonio Manetti testimonia la sua morte: seppellito in S. Maria del Fiore, con un ritratto al naturale e un’epigrafe viene trattato come eroe cittadino (per la realizzazione della cupola e di macchine ingegnose). "Gli fu fatto tanto onore d'essere seppellito in Santa Maria del Fiore, e postovi l'effigie sua al naturale, secondo che si dice, scultura di marmo a perpetua memoria, con uno tanto epitaffio".
« Quanto sia stato eminente Filippo nell'arte di Dedalo è mostrato dalla meravigliosa cupola di questo tempio molto famoso, e dalle molte macchine inventate da lui per divino ingegno. E per le eccellenti qualità del suo animo e le sue singolari virtù, il suo corpo ben meritevole è stato sepolto in questa terra il 15 maggio 1446 per ordine della sua grata madrepatria. »
Leon Battista Alberti dedica la versione volgare del “Della Pittura” a Brunelleschi: paragone con gli antichi, Brunelleschi è riuscito a fare qualcosa che gli antichi non erano riusciti (la cupola). Mariano di Jacopo detto “il Taccola” disegna macchine di Brunelleschi (cfr. argano per sollevare pesi). Mariano lo intervista: Brunelleschi sembra una persona egoista (non vuole divulgare il proprio sapere si spiega perché non esistono trattati scritti di prima mano / cfr. tradizione dell’arte, i segreti dei bottegai e dei cantieri). Antonio Averlino “il Filarete” scrive che Brunelleschi resuscitò a Firenze il modo antico dell’edificare (afferma anche che tutti i contemporanei costruiscono con gli insegnamenti degli antichi, ma mente) in realtà la cultura classica non viene ripresa così come si faceva, ma si rielabora (= neoclassico).
Brunelleschi esordisce nel 1401, durante un concorso per formelle della porta settentrionale del Battistero di Firenze scultore in bronzo (non si forma all’interno di una bottega; suo padre era notaio e istruisce Filippo); il Ghiberti e Brunelleschi arrivano alla pari, e vengono incaricati di spartirsi la decorazione della porta, ma Brunelleschi si rifiuta di lavorare al pari del suo avversario. (1401: Firenze sotto assedio; la porta probabilmente era un tentativo di ottenere il “favore di Dio”; cfr. Chiesa del Redentore di Palladio, stesse motivazioni).
Il Battistero (1059), di stile romanico / fiorentino, ha pianta ottagonale, tripartizione di ordini (ordine architettonico con trabeazione, trilittico; sistema di archi; attico, fascia decorata); l’interno riprende l’esterno. Secondo i fiorentini, il Battistero non era medievale, era un edificio antico (cfr. Villani, Salutati). I capitelli, le colonne sono tutte uguali (mentre al tempo le decorazioni dei capitelli erano diverse l’una dall’altra). Le formelle riportano la storia biblica del sacrificio di Isacco, con riferimenti all’arte classica (lo spinaro, il torso nudo). Il disegno, il tracciato, ha forte disposizione geometrica.
Brunelleschi si iscrive alla corporazione degli orafi (1404). Viaggia a Roma con Donatello per studiare le sculture antiche. A Roma rimane colpito dalle rovine romane si interessa d’architettura. Studia la regola che determina la prospettiva (Manetti dice che è stato il primo, in realtà non è così perché i pittori già si cimentavano nella geometria prospettica). La cupola di S. Maria del Fiore è estradossata (la curvatura si vede all’esterno), a tamburo basso, con arco acuto (domina su Firenze), rivestita a coppi e sovrastata da una lanterna. La larghezza è di 41m (inizialmente era di 36m, ma la tribuna viene ampliata). Ne era stato realizzato un modello ligneo. Mura interne in mattoni a trama di spina di pesce. Cupola realizzata senza uso di armature di sostegno. Brunelleschi è progettista e architetto, disegna in 1:1 e crea le macchine utili alla costruzione (macchinari anche per il rifornimento di viveri per gli operai). Cupola a costoloni, a doppia intercapedine. Brunelleschi lavora ad anelli struttura autoportante (non ha bisogno di sostegni durante la costruzione; Filippo afferma che, secondo i suoi studi, era questo il modo di costruire degli antichi).
Ospitale degli Innocenti: ospitava gli orfani di Firenze. Piazza che si circonda di portici. Crea pochi disegni, il porticato viene realizzato secondo indicazioni verbali. La costruzione è finanziata dalla Corporazione della Seta (la sua corporazione). L’architrave ai lati scende fino a terra. 7 arcate fronteggiano il portico, sorrette da colonne; paraste sorreggono la trabeazione (architrave tripartito). Realizzato con pietraserena; portico sopraelevato rispetto la piazza (perché così da sotto si vedono le volte / sotto si trovano i magazzini. Capitelli pensili sorreggono le arcate delle volte a vela del portico. È nuovo perché rispetto l’Ospitale di S. Matteo ha la trabeazione, proporzioni diverse, volte a vela (non a crociera), colonne armoniche (h=10 volte il diametro). Fusto della parasta scanalato / colonna a fusto liscio. Decorazioni in ceramica negli oculi situati nel pennacchio; capitelli tutti uguali, sovrastati dal pulvino (cfr. S. Miniato al Monte, XI sec).
Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo (1419): cappella sepolcrale della famiglia Medici. Pianta quadrata (scarsella) con vani minori, composto da due spazi diversi ma comunicanti (sala e altare), uniti da paraste che sostengono una trabeazione continua; volta a ombrello unghiata che copre la struttura. La volta poggia su pennacchi sferici (cfr. S. Sofia). All’esterno, la volta è coperta da tegole (non è estradossata); il tiburio (struttura esterna che copre la volta /cupola non nella sua dimensione intera) avvolge la parte inferiore della volta. Paraste piegate a libro e paraste filiformi sostengono i sistemi di archi e volte (la parasta filiforme nasce dall’esperienza gotica). Cfr. Cappella degli Scrovegni (XIV sec), Battistero della Cattedrale di Padova (1281), Cappella di Onofrio Strozzi (come comunicano gli spazi tra loro).
Cappella Pazzi (1429, dopo incendio del Monastero di S. Croce), finita post mortem di Brunelleschi (il portico non è suo). Pianta rettangolare (una campata in più rispetto Sagrestia Vecchia); nel complesso simile a Sagrestia Vecchia (= la famiglia Pazzi era alleata dei Medici). Paraste d’angolo piegate a libro asimmetriche.
Lezione 3: il modo antico dell’edificare; novità e continuità nell’opera di Filippo Brunelleschi (1377 – 1446)
San Lorenzo: Brunelleschi ne disegna la pianta (imposta già lo spazio). Viene finito e modificato dopo la sua morte. Imposta lo spazio secondo forme quadrate (cfr. modulo del portico dell’Ospitale degli Innocenti). Portico degli Innocenti applicato alle navate (colonne, arco che sostiene trabeazione inferiore, trabeazione superiore che inquadra la struttura e giunge al sistema di pilastri che sostengono la cupola in prossimità della crociera. Trabeazione delle navate (sostenute dalle cornici ad arco delle cappelle) alla stessa altezza dei pulvini (“cimase”) delle colonne che sostengono le navate forte geometria, forte impostazione (cfr. settore di trabeazione ripresa dal Battistero di Firenze) paraste = proiezione appiattita delle colonne. Mensole nei pennacchi (per sostenere i conci della trabeazione). 1 campata = 11 braccia / le paraste dei pilastri di sostegno della cupola (1,5 braccia) hanno la stessa dimensione del diametro delle colonne.
Santo Spirito: iniziata negli anni ’40, realizzata dopo la morte di Brunelleschi. Aveva previsto 4 porte (bizzarro, di solito si usavano in numero dispari), perché la navata centrale è il doppio della navata laterale (modulo). Rapporto tra transetto e navata 1:2. Stesso sistema interno di S. Lorenzo (la trabeazione non poggia sulla chiave degli archi (non è la mano di Brunelleschi). Contro il pilone della cupola porta una semicolonna che sostiene l’arco della navata. All’interno delle navate toglie le paraste e la trabeazione perché la muratura è già strutturale (sistema di cappelle all’interno / muro rettilineo all’esterno la struttura non è dritta, è già arcuata non è parete piana). Cfr. Giuliano da San Gallo riporta nel suo taccuino la pianta della chiesa: all’esterno si vedeva il gioco delle cappelle emicicliche.
Chiesa Oratoria Scolari (Rotonda degli Angeli): rimasta incompiuta perché i fondi della famiglia committente furono usati per finanziare la guerra. Pianta ottagonale all’interno, 16 lati all’esterno scavati da nicchie; all’interno, ai lati si trovano le cappelle (derivano dall’esperienza di SMF?), cfr. padiglione degli Horti Liciriani, Tempio di Minerva Medica. All’interno, paraste con la fessura al centro (tra 2 paraste).
Tribune morte SMF: elementi posti sotto al tamburo, di forma semicircolare, scavate all’esterno da nicchie. Sistema di doppie colonnine (doppie perché fosse stata una sola sarebbe stata troppo tozza).
Lezione 4: Leon Battista Alberti (1404 – 1472), umanesimo e architettura
Medaglia di LBA, bronzo, di Matteo de Pasti. Medaglia ispirata alla tradizione romana (da un lato il profilo, dall’altro l’emblema, un geroglifico egizio rappresentante occhio alato con 7 fiamme e la scritta “quid tum?”). La domanda è presa da Cicerone, e ha il significato di chiedersi il senso delle cose LBA si interroga di continuo. Molto diverso da Brunelleschi, Alberti è dotto, è umanista (cfr. Pio II, 1463, l’uomo si distingue dall’animale per la capacità di tramandarsi le cose). È architetto (non è comunque il suo lavoro).
Di famiglia fiorentina (banchieri del Papa) mandata in esilio dopo scontri tra fazioni, nasce a Genova (figlio illegittimo), vive tra Venezia, Padova e Bologna (dove studia legge) 1430 rientra a Firenze. Scrive il “Della pittura”, dove cita Vitruvio. Viaggia a Roma (sotto il Papa Eugenio IV). Alberti viene assunto dal patriarca di Grado come segretario ha una rendita può dedicarsi agli studi. Diventa abbreviatore apostolico (controlla le lettere e le bolle papali). Con Niccolò V inizia a demolire la vecchia chiesa di S. Pietro e comincia a costruire il coro della nuova chiesa (cfr. disegni di Bramante / collaborazione di Bernardo Rossellino). In realtà Alberti proponeva di restaurare la chiesa. 1452: il “De re edificatoria” è già scritto dall’Alberti. Ha studiato gli edifici antichi.
“Descriptio urbis Romae”: trattato per l’urbanizzazione di Roma (per i lavori di Niccolò V); pone il Campidoglio come centro formale della città (no S. Pietro), e misura gli edifici circostanti attraverso distanze e angolazioni, in modo da studiare come intervenire su alcune strade importanti. Alberti dirige i cantieri per posta, non vi si reca mai direttamente (cfr. lettera a Matteo de Pasti per la Chiesa di S. Francesco a Rimini). Tempio Malatestiano (Basilica Cattedrale di Rimini): Sigismondo di Pandolfo Malatesta vuole fare il mausoleo della famiglia. È vicario del Papa autorità (quando cambia il Papa, Pio II, viene scomunicato). Inizia creando 2 cappelle (Agostino di Duccio e Matteode Pasti) dedicate a S. Sigismondo e S. Michele. L’esterno è interamente di LBA (crea l’involucro). Importanza decorativa all’interno, non ci sono scheletri strutturali, l’attenzione è concentrata al bello. Si nota che l’intervento di Alberti è a sé, non tiene conto di ciò che riveste (cfr. porticato regolare ai lati, si vede che le finestre dietro sono sfasate rispetto le luci degli archi).
La facciata richiama il tema dell’arco trionfale (cfr. Arco di Augusto a Rimini, 27 a. C.); le cornici degli archi si rifanno a quelle dei lati unitarietà. I capitelli sono disegnati dallo stesso Alberti. C’è un’iscrizione a caratteri maiuscoli antichi ripresa della tradizione greco-romana: dedica a Sigismondo affermare la fama, la sua autorità (Sigismondo voleva essere seppellito in facciata assieme alla moglie). La chiesa non viene terminata, una medaglia di Matteo de Pasti mostra come sarebbe dovuta essere una volta terminata: cupola semisferica (cfr. Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme) no transetto ma crociera circolare.
Giovanni di Paolo Rucellai (mercante bandito dalle cariche pubbliche per scontri con il Papa fa fidanzare il figlio con la figlia di Piero Medici) commissiona 4 edifici per Firenze.
- Palazzo: proprietà acquisite in tempi diversi problema della facciata. Porticato interno. Sito vincolato per la vicinanza di altri edifici; piazza triangolare sul davanti. Facciata tripartita in altezza, bugnato liscio (gentile), lesene (continuità verticale) che sostengono la trabeazione (marcapiano), bifore. Il disegno della facciata è molto importante. Richiamo a Palazzo Medici Riccardi. Cornice dell’ultimo piano con mensole (riferimento al Colosseo / anche la continuità verticale delle lesene). Opus reticularum (cortina alla base, richiamo alla tradizione antica). Capitelli differenti in ciascun ordine (capitelli liberi). Gli ingressi sopravanzano le lesene;
- Chiesa di S. Pancrazio;
- Santa Maria Novella. Chiesa di grandissime dimensioni. Rucellai ottiene il patronato sulla facciata (1458). Apertura di una grande piazza sul davanti. C’è un’iscrizione che riporta il nome di Rucellai. Alberti interviene su una facciata già iniziata (tutta la parte inferiore, fino agli archi superiori): incornicia con membrature possenti (pilastro + colonna), fa risaltare la trabeazione (fregio: fila di vele spiegate al vento simbolo di Rucellai); trabeazione sovrastata dall’attico liscio, molto alto, anch’esso incorniciato (l’attico serve perché le lesene superiori non sono in asse con le colonne inferiori). Usa volute semplici per raccordare la parte superiore con la parte inferiore. Riferimenti a San Miniato al Monte e al Battistero di Firenze (cromie, archetti, forma della facciata a capanna, attico, decorazioni dell’attico); si riferisce anche al Pantheon per quanto riguarda l’ingresso (paraste che sostengono una volta a botte).
- Sepolcro di Giovanni Rucellai, replica del Santo Sepolcro di Gerusalemme (rettangolo + abside). Decorazione in lastre marmoree, lesene piegate a libro (cfr. Brunelleschi), trabeazione conscritta. La cappella riprende il principio dell’ossatura di Brunelleschi (lesene filiformi / lesene che sorreggono la trabeazione, copertura a botte). Originariamente, colonne che reggevano direttamente la trabeazione (perché in origine la cappella faceva parte della Chiesa di San Pancrazio, oggi sconsacrata il lato colonnato è stato murato, le colonne sostituite da lesene).
Lezione 5: Leon Battista Alberti (1404 – 1472), umanesimo e architettura
Ludovico Gonzaga governava su Mantova; nel 1459 si allea col Papa in occasione della crociata contro i Turchi il suo dominio diventa marchesato (= stato autonomo). Inizia ad emulare l’arte e l’architettura degli altri Stati italiani (forte concorrenza mecenatismo artistico). Il “Filarete” scrive che Gonzaga si intende di architettura e che è il “fautore del modo di fare antico”. Rapporto epistolare tra LBA e Ludovico (parlano di Vitruvio, di architettura). Chiede ad Alberti di soggiornare a Mantova. San Sebastiano viene costruito in prossimità delle mura cittadine, a sud, lontano da Palazzo Ducale (è lungo una delle strade direttrici della città).
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