Negli anni ’30 il rifiuto di
Wright ad omologarsi alle
“regole” delle città,
anche quando è costretto
a lavorarci, è ancora ben
chiaro, ad esempio con le
Sant Mark’s Towers
(1929) progettate per
New York - dove rifiuta il
confine necessariamente
quadrangolare
solitamente imposto ai
grattacieli; ottiene
l’impianto intersecando
due quadrati ruotati l’uno rispetto all’altro andando a richiamare
le forme dei cactus-saguaro dell’Arizona- ma ancor di più con la progettazione
del Guggenheim Museum (1939-1959) – dove entra volutamente in conflitto sia
con la Manhattan Grid sia con la Zoning Law, proponendo un edificio circolare
che con una forma anti-storica quale quella della ziggurat (pre-colombiana)
rovesciata anziché rastremarsi verso l’alto aumenta il proprio ingombro. Idea di
fondo: “onda che non si frange mai”, lo spazio espositivo incontra numerose
difficoltà d’accettazione Wright non è in contatto con il suo tempo e il luogo.
Nello stesso periodo si intensifica la ricerca di un’architettura Usoninana (da
usa e union), ovvero di un’ architettura che possa essere simbolo della cultura
americana, unitaria, finalmente affrancata dal Vecchio Continente.
L’architettura deve quindi conciliare due aspetti fondanti della cultura
americana il rapporto con il suolo e la macchina perciò Wright integra nelle
sue case usoniane la prefabbricazione ed estremizza il rapporto con il contesto
Fallingwater, 1934-1937:
la relazione che la casa istaura con il singolare
contesto non è affatto mimetica, è piuttosto frutto della volontà di creare un
contrasto, una competizione, tra tecnica (l’architettura) e natura (cascata, si
tratta sempre di una natura violenta); all’esterno i piani orizzontali infatti (in
contrapposizione con la verticalità della cascata) sono perfettamente lisci,
mentre quelli verticali (realizzati con la pietra estratta dal luogo stesso) sono
meno regolari; all’interno invece la natura conquista lo spazio.
Johnson Wax
Administration
Building, 1936:
nel basso edificio
che si estende sul
suolo Wright
abbandona
(utilizzando i
1
grandi pilastri dendriformi nel grande open space illuminato sempre da
aperture zenitali per accogliere una luce unitaria) ogni relazione con gli stilemi
antichi europei. Grattacielo aggiunto nel complesso (1944): non rinuncia a
ricercare anche in un grattacielo lo spazio aperto, creando terrazze interne
attraverso l’alternanza di piani quadrangolari (con angoli stondati e cilindrici.
Inizia a sperimentare le forme curvilinee, ancora nell’intento di liberare
“destruction of the box”;
l’edificio dell’imposizione della scatolarità in queste
opere la suggestione è quella della levitazione, Wright smaterializza
completamente le strutture tettoniche, perde il rapporto con il suolo.
Broadacre City (1932) Living City (1958):
aggiornata è un’utopia anti-urbana,
fortemente usoniana: città enormemente diradata, ad ogni cittadino è affidato
un ettaro di terra; non è né città né campagna, rurale ma fortemente
tecnologizzata, annullando i paradossi. pochi esiti, se non nei complessi
progettati dallo stesso Wright, come l’utopico grattacielo alto un miglio,
portento di tecnologia, ma collocato in un contesto rurale ( lo sviluppo in
altezza è “giustificato” solo dal voler liberare il suolo, concentrando le funzioni).
Le Corbusier:
Viaggi di formazione: Italia, Turchia, Parigi (lavora con Perret: c.a. e le sue
possibilità costruttive, approccio logico-razionale al progetto), Berlino (Behrens)
e Atene (Partenone: macchina di pezzi assemblati, volumi puri).
Maison Domi-no, 1914: svolta e manifesto per l'opera di LC, lo studio sullo
scheletro strutturale dell'architettura moderna, LC mostra la sua volontà di
un'estetica chiara e "onesta" (netta distinzione tra i ruoli delle parti,
riprendendo anche la capanna di Logier). meccanismo semplice, pulito,
ripetibile e componibile (da cui il riferimento al domino) --> componibilità:
ricerca già attiva per la Certosa di Ema a partire dal 1907, celle singole ma in
rapporto le
une con le
altre, legate
da una
regola. 2
Villa Schowob, 1916: prelude alcuni temi
dell'architettura di LC, anche se in rapporto
con un'estetica manierista, gioco di volumi
(parallelepipedo, cilindro); pensilina
metallica, cornicioni che inquadrano
l'intonaco bianco (come per "nobilitarlo").
1917_ Si trasferisce a Parigi (dove costruisce il suo "personaggio", diventando
la modernità che predica: pseudonimo, occhiali, vestiario)
1920_ fonda l'Espirit Noveau rivista pensata per diffondere la nuova cultura
moderna (multidisciplinare).
Maison Citrohan (1920-22): la casa diviente un oggetto d'uso, una macchina
per abitare, formata da parti assemblabili e allo stesso tempo parte del sistema
urbano, la casa perde la propria retorica "immortale". Temi formali introdotti:
duplex, scala sulla diagonale, . --> 1922_costruisce il primo "prototipo" che
anzichè presentare setti portati come Perret (prime versioni) è sollevata su
pilotis e presenta il tetto giardino.
Ville Contemporanie- città per 3 milioni di abitanti
1922_ : progetto di città
utopica da sovrapporre a Parigi, maglia ortogonale, grattacieli cruciformi (60
piani), circolazione su diversi livelli, grandissimo spazio lasciato alla natura -->
mette in luce come in questa fase l'architettura di LC non sia in linea con i
tempi e anzi lui la intenda, erroneamente, come accelleratore del processo di
modernizzazione.
Padiglione dell'Espirit Noveau (1925):
1925_ cellula singola componibile -->
Immobile Ville
Verso un'architettura: sistemi di trasporto emblema della modernità (spazi
minimi); LC ne è grandemente attratto: li considera, al pari dei templi antichi,
macchine perfette, frutto di assemblaggi infallibili (chiara l'influenza futurista);
ciò nonostante le sue architetture, contraddittoriamente, non si rifanno
3
all'aspetto ingegneristico di tali mezzi (piroscafi, idrovolanti) ma alla loro
estetica: piani orizzontali, interrotti da elementi verticali; rapporti di pieni e
vuoti, bianco.
5 PUNTI: definiti da LC come Manifesto dell'architettura moderna (non
prescrizioni formali, ma principi, verità assolute), già emblematico che sia per
punti e non un discorso poetico.
l'ossatura indipendente (Maison Domi-no)
– i pilotis ( a sezione rotonda)
– la pianta libera
– la facciata libera (possibile proprio grazie alla completa indipendenza
– della struttura --> finestre a nastro)
Il tetto giardino (spazio verde "restituito" alla città)
– Villa Stein Villa Savoy
in opere come (1928-30) e (1932) è chiaro come i 5 punti
non siano esaustivi dell'architettura Le Corbuseriana, ma siano al contrario
pienamente interpretabili, nel caso di LC attraverso una singolare capacità
compositiva: Villa Savoy si inarca all'interno del suo quadrato magico, entra in
diretto contatto con l'esterno; ambedue sono controllate da rigide relazioni
geometriche (sezione aurea, triangoli) e presentano la pianta libera, intesa
soprattutto come mancanza di corrispondenza tra differenti piani, nonostante
la struttura portante. Villa Savoy esce anche dall'idea di serialità, è un pezzo
unico (assunta come “tempio della modernità”).
Lo studio di LC sulla serialità e sulla meccanicizzazione caratterizzeranno il
Citè universitarie
decennio successivo con opere come la (dove vediamo
preannunciarsi temi, tra cui il brutalismo – i sottili pilotis sono sostituiti da
grandi sostegni in c.a a vista- che saranno poi centrali nell'Unitè d' habitation)
l'appartamento Beistegui
e (totale mecanicizzazione, il concetto di pianta libera
è esaltato al massimo attraverso la possibilità di spostare le pareti divisorie
meccanicamente; con ciò convive un solarium surrealista – arredato come un
salotto, ma a cielo aperto).
Utopiche e altrettanto surreali sono le proposte urbane di LC (anche se,
sopratutto attraverso il IV CIAM del 1933 molti dei temi presenti in tali
irrealistici progetti entreranno invece a far parte dell'urbanistica del XX secolo):
separazione rigida tra le funzioni urbane, tra circolazione pedonale e veicolare
4
(in quota), grandissime infrastrutte, rapporto con la città storica assolutemente
inesistente (al massimo “scavalcata” come nel Plan Obus di Algeri).
Nel secondo dopoguerra l’architettura di LC si allontana dall’estetica
modernista, come se non volesse essere limitato dall’essere il padre del
movimento moderno, chiudendo la sua carriera in una mera ripetizione di
soluzioni già collaudate (es. opere con materiali a vista, compreso il C.A.
brutalismo).
Unitè d’habitation (1946-52): edificio comunitario,
potenzialmente autosufficiente, macchina per
abitare; alloggi minimi (pensati secondo il sistema
proporzionale del Modulor) ma con grande qualità
abitativa (doppio livello, soggiorno a doppia altezza),
studiati per avere parti prefabbricate e comporsi
l’uno con l’altro, potendo ricoprire le esigenze di
diverse tipologie di utenti. Il grande blocco è sospeso
su massicce “zampe” rastremati verso il basso, la
copertura trattata come il ponte di una nave da
crociera (servizi) non è però un progetto
sociologico, migliorare le condizioni di un comparto
abitativo non spingere la società ad un radicale
cambiamento (vita dell’uomo in un solo edificio).
Cappella Notre-Dame di Ronchamp (1950-55): la forte plasticità e flessuosità
delle forme sembrano in contrasto con i principi dell’architettura Le
Corbuseriana, ma in realtà sono l’incarnazione dell’architettura che
“commuove”, è lo “spazio indicibile” di cui LC aveva iniziato a parlare negli
anni’30. L’interno richiama l’architettura rupestre, ma è indubbiamente
ugualmente moderno, è materia plasmata, la luce che entra è sacra, non
grandi aperture come nelle abitazioni.
Chandigarh, India: città molto grande, assolutamente non relazionata al
contesto indiano (fatta eccezione per pochi elementi simbolici), edifici di grandi
dimensioni molto lontani gli uni dagli altri; monumentalità del Campidoglio.
Deutscher Werkbund: 5
fondato nel 1907, la Germania sente la necessità di estetizzare i propri prodotti
industiali (specialmente quelli relativi all'abitazione), compiendo quel processo
già avvenuto in Inghilterra con il movimento delle Arts & Craft (la crisi nascerà
proprio dalla "denuncia" di Mathesius dopo un lungo soggiorno inglese). Nasce
dunque una collaborazione tra la sfera della produzione (industiali) e quella
ideativa-progettuale (artisti e architetti
Dalla prima Esposizione del Werkbund del 1914 il dibattito si assesta su due
posizioni contrastanti: la volontà di Mathesius di attuare una grande opera di
standardizzazione e tipizzazione, semplificando la produzione industriale ed
avendo la possibilità di ottenere un' uniformazione stilistica e la difesa,
capeggiata da Van de Velde (anche Taut e Gropius) di preservare la ricerca
individuale degli artisti/architetti. Dopo la guerra primeggerà invece la visione
del nuovo presidente Poelzig, il quale inneggia ad un ritorno spirituale
all'artigianato medievale, intendendo tanto l'arte quanto la produzione come
eventi corporativi (molta eco nel Bauhaus); l'architettura è eletta a luogo ideale
di tale cooperazione artistica. Nel 1921 invece, il nuovo presidente ( con
l'inaspettato sostegno di Gropius) fa si che si ritorni a preferire la tecnica
all'artigianato, procedendo dunque verso un'estetica unitaria, anche in questo
caso però l'architettura, vista come possibile assemblaggio di numerosissime
componenti industriali assume un ruolo centrale. --> 1927_ Waissenhof:
quartiere collinare di Stoccarda, costruito per la mostra dell'abitare, dove gli
architetti "moderni" sotto la direzione artistica di Mies Van der Rhoe
sperimentano la nuova "casa" ( elementi ricorrenti: volumi cubici, tetti piani,
intonaco bianco).
L'esperienza del Werkbund finisce con la crisi del '29 e l'affermarsi del potere
nazista (che inizialmente lo assume come organ statale, poi ne limita
l'associazione), dopo aver già attraversato un importante periodo di crisi dopo
l'esperimento del Siedlung di Vienna dove fu chiaro sia come molti elementi
temi fortemente ragionati potessero poi diventare un mero e banale repertorio
stilistico, sia come la modernizzazione della casa non riuscisse ad abbatterne i
costi. 6
Walter Gropius e il Bauhaus:
Gropius e la scuola del Bauhaus hanno un ruolo centrale all’interno del
movimento moderno, legato più che ai singoli “prodotti” per la creazione di un
linguaggio, di un vocabolario artistico-architettonico “moderno”. Il ruolo di
Gropius è per lo più un ruolo politico e di riformazione della figura
dell’architetto (scissione tra ideatore e realizzatore, figura del disegnatore):
nella sua scuola (che pur essendo stata attiva per soli 14 anni ha avuto una
straordinaria eco, soprattutto in America à Bauhaus virtuale) si sforza di
ricreare una collaborazione tra le arti, volta ad un’architettura concepita come
opera d’arte totale (in linea sia con la direzione di Poelzing del Werkbund e
riprendendo i temi delle
Arts & Crafts).
La carriera di Gropius
inizia nello studio di
Behrens, del quale è
chiara l’influenza nelle
Officine Fagus (1911-14)
nell’unità del
parallelepipedo e nella
scansione “templare” di
elementi opachi e
trasparenti, anche se la
scelta di svuotare
l’angolo (arretrando i
piastri) nega la
monumentalità
“classica” della
Turbinenfabrik
avvicinandosi di più alle
scatole di vetro
contemporaneamente
diffuse negli USA,
“monumentalità fabbrica
industriale” à
modello all’esposizione del Werkbund a Colonia (1914) : riprende il tema del
vetro (denudamento dell’architettura, “onestà”), la scansione pieni e vuoti, ma
7
anziché presentare un corpo chiuso e monolitico ma si estende, prediligendo
l’orizzontalità, con chiara influenza delle Case della Prateria wrightiane.
1919_ diviene direttore della Scuola di arti applicate di Wiemar e pochi mesi
dopo fonda il Bauhaus, fin da subito dichiara la sua intenzione di creare una
scuola-laboratorio, che comprendesse un’unità di arti applicate (architettura-
arti decorative, senza confine tra i due aspetti), con chiaro riferimento alle
corporazioni medioevali. à cattedrale di vetro sulla copertina del programma:
simbolo della cooperazione di una società fondata sulle arti, che trova il suo
baricentro nell’opera architettonica; il fatto che sia interamente di vetro la
proietta però nel futuro, rendendo chiaro come per Gropius non si tratti
soltanto di una citazione, ma di un obiettivo.
E’ emblematico che nel programma di studi
offerto agli studenti sia assente la materia
“architettura”, Gropius ritiene infatti che si
tratti di un punto d’arrivo, di un coagulo di
conoscenze (arti figurative, materiali,
teoria) che lo studente deve compiere rda
sé attraverso la pratica (una sorta di
tirocinio presso lo studio di Gropius stesso).
à fondamentale è soprattutto il primo anno,
l’insegnamento preliminare, volto ad
azzerare ogni conoscenza pregressa degli
studenti, ogni pregiudizio; il ruolo di
“maestro” fu svolto per lungo tempo da
Itten, enigmatico personaggio, votato alla
religione modeista che “riprogrammava” i suoi studenti in tutti gli ambiti della
vita (dieta, vestiario etc) per renderli “recettivi”.
Approccio moderno alla didattica (es. concorso per il logo della scuola)
Volontà, come nei college americani, di creare un forte senso di
appartenenza (feste, teatro).
Haus Sommerfeld (1920-1921): opera firmata da Gropius e Meyer,
completamente in legno per una donazione fatta alla scuola, agli allievi è
affidata la progettazione degli interni/arredi/oggetti (approccio Arts&Crafts, ma
esiti formali molto più geometrici-semplificati) à dal riferimento alla cattedrale
sull’invito all’inaugurazione si intuisce come il Bauhaus consideri già questo
primo esperimento riuscito in termini di cooperazione
interpersonale/interdisciplinare.
A partire dal 1923, però, il mistico riferimento al medioevo e inizia a prendere
Haus Am
piede una corrente più “realista” (abbandono dell’utopia, macchina à
Horn: nuovo modello di abitazione, componenti prefabbricate, esito di
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un’effettivo lavoro d’equipe. à risultato mediocre, impianto non ripetibile e/o
accorpabile; riferimenti wrightiani (luce da un’alta fascia di claristorio).
Gli oggetti prodotti dal
Bauhaus, già in questi stessi
anni, invece raggiungeranno un
alto grado modernità: riduzione
all’essenziale, semplicità ed
economia
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