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Feudalesimo ed economia naturale

Gli economisti tedeschi del secolo diciannovesimo pensavano che lo sviluppo economico procedesse nella storia attraverso stadi regolari o tappe (Stufen). Essi formularono la Stufentheorie, nella quale il periodo qui considerato viene definito dell'economia naturale (Naturalwirtschaft), cioè del baratto di beni in cambio di beni, o dell'economia di sussistenza. Ad esso seguiva lo stadio dell'economia monetaria (Geldwirtschaft) o economia urbana. Bruno Hildebrand delineava così lo svolgersi di questo processo: “Ogni nazione comincia la sua carriera economica dall'economia naturale, perché l'uso della moneta come mezzo di scambio presuppone già un'eccedenza di lavoro o di suoi prodotti con cui procurarsi o comprare metallo prezioso. L'economia monetaria può dunque svilupparsi soltanto una volta raggiunto un certo livello di prosperità, quando cioè la gente produca di più di quanto le abbisogni. D'altra parte un'economia creditizia non può sorgere prima che siano state poste le basi di un regolare mercato monetario, ma ci si sia resi conto che la circolazione della moneta avviene troppo lentamente e che il sistema dei pagamenti è eccessivamente complicato.”

A suo giudizio lo sviluppo è in genere continuo e progressivo, anche se vari generi di economia possono coesistere l'uno accanto all'altro, per esempio un'economia naturale nella campagna e una monetaria nella città.

Storia e coesistenza delle economie

Gli storici dopo di lui stabilirono che lo sviluppo non avveniva così ordinatamente come avevano supposto i loro predecessori. Non soltanto infatti l'economia naturale e quella monetaria possono coesistere nello stesso luogo e nello stesso momento, ma non mancano diversi esempi di ricaduta da uno stadio più avanzato a uno anteriore. Inoltre, il metallo prezioso monetato non è l'unico mezzo di scambio: possono esservene altri, quali il vestiario o il bestiame (ambedue in uso nella Frisia dell'alto medioevo), il pepe (menzionato in molti documenti medievali), i grani di cacao (nel Messico), le sigarette (durante e subito dopo la seconda guerra mondiale). Il baratto diretto di beni in cambio di beni non è che il risultato della proibizione o della restrizione di scelta cui è sottoposta una delle parti contraenti.

Funzioni del metallo prezioso

Il metallo prezioso ha tre funzioni. E un materiale di alto valore, e se ne può fare ogni sorta di gioielli e di ornamenti, che in tempi di guerra, carestie o torbidi possono venire nuovamente fusi. Esso è inoltre mezzo di scambio e infine misura di valore. Le testimonianze storiche che documentano l'uso del metallo prezioso come mezzo di scambio non possono essere accolte senza una preliminare attenta valutazione.

A volte nei documenti si legge di somme da pagare in moneta, mentre altre fonti informano che il debito veniva in realtà pagato in beni; altre volte ancora compare l'obbligo di fornire dei beni la cui produzione non era evidentemente possibile in un'azienda agricola. Così i conduttori dell'Overijssel e della Gheldria s'impegnano a consegnare pepe e zenzero, e il balivo della tenuta di Velp (in Gheldria, a cinquanta miglia dal mare) è tenuto a fornire ogni anno una certa quantità di aringhe al convento di Deutz in Germania. Si tratta di prodotti che devono essere acquistati sul mercato.

Economia naturale vs monetaria

Entro quali limiti per questo periodo è lecito parlare di economia naturale o di economia monetaria? La risposta dipende soprattutto dalla distribuzione del metallo prezioso e dai mutamenti che essa subì. Lo sfruttamento di nuovi giacimenti metalliferi, il saccheggio o le riparazioni di guerra, il commercio possono variarne la quantità; e quand'anche essa rimanga costante, l'economia monetaria può espandersi per varie cause:

  • La fusione di gioielli e di ornamenti decisa per coniare nuova moneta.
  • Un'accelerazione della circolazione monetaria.
  • L'uso di lettere di cambio (l'espansione del credito del secolo XIII).

L'economia naturale, invece, può espandersi attraverso:

  • Un aumento del risparmio e della tesaurizzazione (provocato nel secolo XIV dalle molte svalutazioni).
  • Un rallentamento della circolazione monetaria.
  • Un declino dell'uso delle lettere di cambio (il fallimento dei grandi banchieri del secolo XIV, la contrazione del credito).

Transizione economica dopo l'impero romano

La caduta dell'impero romano e il passaggio dall'antichità al medioevo possono essere considerati, dal punto di vista economico, come una ricaduta dall'economia monetaria all'economia naturale. La moneta scomparve dalla circolazione, o per lo meno scomparvero quella d'oro e quella fiduciaria, ossia di rame o bronzo, e il commercio cessò. Secondo gli storici del passato ciò fu il risultato dei torbidi e delle guerre civili che devastarono l'impero romano nel secolo III d.C., e delle invasioni germaniche del secolo IV. Henri Pirenne, allontanandosi da tale interpretazione, aprì prospettive del tutto nuove all'impostazione del problema. Egli asserì che il commercio continuò dopo la caduta dell'impero romano, e che per lungo tempo ancora si continuò a battere monete d'oro. L'effettivo passaggio dall'economia monetaria a quella naturale non avvenne fino al momento in cui le terre che circondano il Mediterraneo non furono sottratte all'orbita della dominazione romana, cioè dopo le conquiste musulmane. Nel secolo VIII l'Islam conquistò l'intera costa meridionale del Mediterraneo, la Penisola iberica e buona parte del Vicino Oriente: una cortina di ferro, come si direbbe in termini moderni, divise il Mediterraneo, le cui sponde avevano sino allora costituito un unico insieme economico. Si può quindi affermare che l'economia naturale raggiunse il culmine durante i secoli VIII e IX, nell'età carolingia. Insomma, Maometto spiega Carlo Magno.

Teorie di Pirenne e Dopsch

Le teorie di Pirenne provocarono l'immediata replica di Alfons Dopsch. Egli accettò l'idea del trapasso dall'economia monetaria all'economia naturale, con i limiti di interpretazione della locuzione "economia naturale" riferita all'alto medioevo più su accennati, ma lo spostò a una data posteriore, e precisamente alla fine dell'età carolingia, contemporaneamente alle invasioni vichinghe e alle incursioni ungare e saracene. A suo giudizio, la svolta decisiva avvenne al cessare della coniazione aurea, quando continuò a circolare soltanto l'argento. La nascita e lo sviluppo del sistema feudale e dell'organizzazione curtense si accordano meglio con questa teoria che non con quella di Pirenne, le cui tesi ebbero soprattutto il merito di suscitare più ampie discussioni storiche e di stimolare ulteriori ricerche, con il risultato che le sue idee vennero notevolmente modificate.

Dopo il secolo III l'asse economico e culturale dell'impero si spostò dall'Italia e dai domini romani occidentali all'impero d'Oriente. Benché sia opinione corrente nella storiografia occidentale che i Merovingi e i Carolingi abbiano raccolto l'eredità di Roma, la bilancia del potere romano si spostò in realtà da Roma a Costantinopoli, e Roma stessa venne a trovarsi nella regione di frontiera tra il mondo civile e quello barbarico. Nel quadro della storia universale l'Occidente si ridusse a un angolo dimenticato di un mondo il cui centro si trovava nel bacino orientale del Mediterraneo, in particolare nell'impero bizantino e più tardi anche nei paesi arabi. Per l'Occidente, quella era una terra favolosa di splendore e ricchezza sconosciuti.

Sviluppo economico nell'impero romano

Identico corso seguì lo sviluppo economico. Nei secoli che precedono l'inizio della nostra era i romani, grazie alla conquista delle terre del Mediterraneo orientale, si erano impadroniti dei tesori accumulati nei paesi vinti. Molto metallo prezioso era così passato dall'Oriente all' Occidente, come tributo o come bottino. Nel II secolo queste ricchezze cominciarono a rifluire verso l'Oriente. Da quelle regioni provenivano grandi quantità di merci che la parte occidentale del mondo romano doveva pagare non in prodotti ma in oro e in argento; poiché contemporaneamente era terminata la produzione d'oro spagnola i domini romani occidentali subivano un lento drenaggio di metallo prezioso; molto inoltre ne doveva essere versato come tributo al nuovo impero persiano. Nello stesso periodo il commercio cominciò a declinare, e non comparvero più i mercanti siriani, che tanta parte avevano avuta nello svolgersi del commercio occidentale.

Conquiste musulmane e commercio

Pochi secoli dopo i musulmani, grazie alle conquiste da loro effettuate nel Vicino Oriente, divennero padroni delle più grandi riserve auree del mondo. Questo oro proveniva da quattro fonti:

  • Nei secoli VII e VIII, dal bottino rinvenuto in Egitto, in Siria e nel nuovo impero persiano.
  • Nei secoli VIII e IX dalle chiese cristiane - quelle che ancora rimanevano - tassate tanto pesantemente da essere costrette a vendere i loro ornamenti d'oro e d'argento per poter raccogliere il denaro necessario.
  • Dal secolo IX all'XI, dalle tombe dei faraoni; ne proveniva tanto da giustificare un servizio amministrativo preposto alla sua ricerca.
  • Dal Sudan, dalla Nubia e dall'Abissinia: erano infatti in mani arabe gli sbocchi delle piste carovaniere del deserto, attraverso cui si svolgeva il commercio con quei paesi.

Oltre all'oro gli arabi avevano il vantaggio di sfruttare anche le miniere d'argento del Khorasàn e della Transoxania: a causa anzi dell'alta resa di quelle miniere, il valore relativo dell'argento rispetto all'oro scese rapidamente tra il 750 e il 910 d.C., finché intorno all'anno 900 vennero interrotte le comunicazioni tra la Transoxania e Baghdad. A tale flusso d'argento nel corso dei secoli VIII e IX è forse da attribuire il passaggio dalla valuta aurea a quella argentea nell'impero carolingio. Nei paesi musulmani, e forse anche nell'impero carolingio, con l'aumento della quantità dell'oro si ebbe una reviviscenza del commercio. I musulmani misero in circolazione buona parte del metallo già tesaurizzato di cui entrarono in possesso; il prezzo delle merci crebbe e il Vicino Oriente, in particolare, importò in grandi quantità prodotti di vario genere, anche se solo dei tipi richiesti dai musulmani: schiavi d'ambo i sessi, principalmente dall'Africa e dalla Russia; pellicce, specialmente dalla Russia; legno per costruzioni navali di origine balcanica; armi, e infine stagno importato dall'Inghilterra. Monete arabe del Turkestan, datate dal 750 al 1050, sono state ritrovate a migliaia per volta in Russia e in Scandinavia.

Commercio carolingio e mediterraneo

Le possibilità di commercio con i paesi musulmani rimasero invece scarse per l'impero carolingio, che non produceva metallo prezioso e non ne conservava grandi riserve. Il reame di Carlo Magno non poteva fornire pellicce o stagno; d'altra parte l'etica cristiana proibiva di fornire schiavi o armi, benché tale proibizione non venisse sempre osservata. Nel suo commercio con Bisanzio gli articoli di lusso che l'Occidente comprava andavano poi pagati in oro; quando vi si aggiungano i saccheggi e i tributi in denaro riscossi dai Vichinghi nell'Europa settentrionale e occidentale, dagli Ungari nell'Europa centrale e dai Saraceni in quella meridionale, appare chiaro come le risorse di metallo prezioso andassero rapidamente esaurendosi, senza speranza di venire ricostituite. Da un punto di vista economico l'impero carolingio somigliava dunque a un'isola, separato com'era economicamente dal resto del mondo.

La chiusura del Mediterraneo non ebbe, in complesso, l'importanza preponderante che Pirenne sosteneva; l'effetto più paralizzante fu dovuto piuttosto a questa impotenza economica, i cui inizi datano già dall'età romana, e dalla cui minaccia crescente i Merovingi e i Carolingi dovettero difendersi sempre più strenuamente. Benché le loro terre fossero lambite da molti mari, la loro politica voltò le spalle al mare; questo carattere insulare venne ancora accentuato dal fatto che le altre parti d'Europa, al di fuori dell'impero, già da tempo avevano diretto altrove i loro traffici. La Scandinavia, l'Inghilterra ed i paesi baltici comunicavano direttamente, attraverso la Russia, con Bisanzio e con i paesi musulmani orientali. Un altro fattore sfavorevole era la necessità che Carlo Magno aveva di denaro e di energie umane per le sue innumerevoli guerre. Non deve quindi stupire se dopo il suo regno vi fu una reazione alla sua politica. Tuttavia all'impero carolingio e ai regni che sorsero sul suo territorio si apriva uno sbocco commerciale, sia pur limitato, verso il Nord; fornivano infatti sale, vetro, ferramenta e pietre da mulino alla Scandinavia. Questo commercio ebbe dapprima il suo centro in Dorestad; più tardi passò agli abitanti della costa del mare del Nord, da Stavoren a Jever, che usavano la strada del Nord. Monete frisoni provenienti da questa regione, e datate per lo più dalla seconda metà del secolo XI, vengono tuttora ritrovate in grandi quantità nel cuore della Russia e della Scandinavia.

Economia monetaria e allevamento del bestiame

Gli inventari dei monasteri di Werden e di Fulda rivelano che, rispetto alle aziende agricole delle zone più meridionali, quelle delle regioni costiere nordiche fornivano in proporzione meno merci come pagamento in natura e ricorrevano più frequentemente al pagamento in denaro. L'economia monetaria vi era quindi restata in vita a un grado elevato. L'allevamento del bestiame, insieme con il commercio, dovette certo contribuire all’uso più diffuso della moneta; è infatti ben noto come nelle zone in cui prevale l'allevamento la moneta abbia un peso maggiore che nelle zone in cui dominano le colture arative. Lo stesso bestiame serviva come mezzo di scambio, e quindi come moneta. Per epoche posteriori i documenti mostrano che nelle zone in cui predominava l'allevamento gli affitti erano generalmente pagati in moneta, mentre i coltivatori continuavano a pagare i loro in natura.

Cambiamenti economici nei secoli X e XI

La situazione comincia a cambiare nei secoli X e XI con l'animarsi del traffico tra Venezia e l'Italia meridionale da una parte e il Vicino Oriente dall'altra. Il mutamento diventa evidente con la prima crociata (1096-1099), dopo che i crociati dell'Europa occidentale posero saldamente piede in Terra Santa. Volgeva allora alla fine il commercio frisone. Le crociate trasferirono molto metallo prezioso all'Europa occidentale, mentre cominciarono ad essere sfruttate le miniere delle montagne dello Harz e delle Alpi. Nel 1204 la conquista di Costantinopoli aprì la via alle miniere d'oro della Crimea, e, assai più importante, l'oro venne importato dal Senegal. Nel 1252, per la prima volta dopo 500 anni, fu possibile coniare monete d'oro, segno sicuro che l'era dell'economia di sussistenza era terminata.

Feudalesimo e il sistema economico nell'impero carolingio

Il centro dell'economia naturale era l'impero carolingio, comprendente la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Germania occidentale, la Svizzera e l'Italia settentrionale di oggi. Ne restavano fuori l'Inghilterra, la Scandinavia, l'Europa orientale, i Balcani, l'Italia meridionale e la penisola iberica. Il sistema economico eccezionale che dominava nell'impero lasciò la propria impronta sulle istituzioni sociali: ad esso corrisponde il pieno sviluppo del feudalesimo.

Nel suo ambito è opportuno distinguere tra feudalesimo politico, o sistema dei feudi, e sistema curtense. Alcuni elementi del primo possono venire rintracciati già negli ultimi tempi di Roma, quando già esisteva il vassallaggio, nel quale il vassallo doveva obbedienza al signore da cui riceveva i propri mezzi di sussistenza. La relazione tra signore (senior, seigneur) e vassallo (celtico gwas, villano o servo) corrispondeva a quella che lega il padrone al dipendente; la commendatio o omaggio, forma con cui il vassallo si poneva alla mercé del signore, aveva il valore di un atto di sottomissione. In origine i franchi praticavano il giuramento di fede tra capo e seguace, fatto prima di una spedizione bellica o di un saccheggio. Si trattava di una associazione fra uguali; nella stessa forma franca di vassallaggio che ne derivò, signore e vassallo erano ancora legati l'uno all'altro da giuramenti di fedeltà, così da agire su un piano di uguaglianza. Il vassallo riceveva un beneficium (beneficio o feudo) consistente in terra o, altre volte, in uffici pubblici. Quantunque beneficium e vassallaggio andassero generalmente congiunti, tuttavia nei primi tempi non dovevano mancare vassalli privi di beneficium e beneficia non ancora assegnati a un vassallo. Se al principio il vassallo riceveva un feudo quale ricompensa dei suoi servigi, successivamente egli serviva il signore - in verità era costretto a servirlo - perché possedeva un feudo. Era dunque il feudo il fatto più importante, non il giuramento di obbedienza o di servizio al signore. Lo stato medievale, basato sul vincolo personale tra sovrano e vassallo, dava origine a una piramide feudale che si allargava dal signore al vassallo in capo, al valvassore, ecc. La decadenza ebbe inizio quando un vassallo poté avere molteplici signori, così da fare del giuramento e del servizio un'arma che poteva ritorcersi alle loro spalle.

Il sistema feudale si trova nelle sue forme più caratteristiche nei regni carolingi, in particolare fra la Loira e il Reno, e in Borgogna; più tardi venne introdotto dall'esterno negli stati crociati del Levante e, in Inghilterra, dopo la conquista normanna del 1066; in forme incomplete, oppure del tutto inesistente fu in Scandinavia, lungo la costa del mare del Nord (regioni frisoni), in Irlanda, in Spagna, in Corsica, in Sardegna, in Italia e nell'Europa orientale.

È importante rendersi conto che non tutta l'Europa feudale era feudalizzata allo stesso grado; tanto meno il feudalesimo si sviluppò dappertutto con lo stesso ritmo o giunse in qualche luogo a uno

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'agricoltura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze agrarie Prof.
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