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Rivoluzione industriale e popolazione

Studiamo storia del welfare (storia sociale e amministrativa) per comprendere il presente (ossia le origini della situazione in cui ci troviamo oggi) a partire dal passato. Importante a questo proposito la frase pronunciata da Marc Bloch (storico francese che fece parte della resistenza): 'L’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato'. Vi è un rapporto biunivoco fra presente e passato. Per esempio, la legge del mutuo soccorso del 1886 è ancora oggi in vigore (con aggiornamenti del 2012).

Contesto della prima rivoluzione industriale

Partiamo dal contesto in cui si resero necessarie istituzioni, associazioni, politiche, legislazioni e normative (che danno applicazione alla legge) di welfare, ossia il contesto della prima rivoluzione industriale.

La prima rivoluzione industriale prende avvio intorno al 1760 in UK e fu resa possibile grazie allo sfruttamento intensivo di ferro e carbone. Grazie all’invenzione della macchina a vapore in particolare, iniziò ad essere estratta/pompata acqua dal sottosuolo, dalle miniere, in modo tale da ricavare grandi quantità di carbone e ferro (in Italia era presente ferro, anche nella zona della Toscana, ma non il carbone, infatti con l’avvio della prima rivoluzione industriale nel nostro paese fu necessario importarlo; era presente solo la lignite).

Le industrie diventarono sempre più grandi (in particolare l’industria del carbone, principale fonte energetica, e del ferro, impiegato nella fabbricazione dei macchinari) e venne adottato il sistema di fabbrica in maniera sistematica (già applicato nell’ambito dei cantieri navali, che sostituì il lavoro domestico, concentrazione degli operai nelle fabbriche situate in città in quanto sarebbe stato impossibile dislocare i macchinari o le sedi di estrazione del carbone), passaggio da regime energetico somatico (energia meccanica proviene da uomo/animale/mulini a vento/acqua, fonte energetica per eccellenza sono piante e animali o risorse naturali) a esosomatico (energia meccanica proviene dalla macchina, la fonte energetica per eccellenza non è l’energia chimica degli elementi ma l’energia chimica dei combustibili fossili), con tutta una serie di conseguenze negative fra cui l’alienazione degli operai e la forte dicotomia/dialettica che si viene a creare fra imprenditore-operaio (con un sistema di esigenze e necessità completamente diversi), ma anche positive, per esempio la nascita dei primi sindacati e partiti di massa (grazie a un confronto/collaborazione diretta fra operai stessi).

Il primo settore che si meccanizza è quello tessile, l’industria manifatturiera del cotone/lana in particolare (in cui lavoravano molte donne e bambini, emerge la questione del lavoro minorile e del lavoro femminile, che necessiteranno di un sistema di tutela specifica, previdenza e assistenza specifici, non vi è più una rete di tutela familiare).

Questione sociale

Emerge la questione sociale che riguarda il cosiddetto “proletariato” (coloro che dispongono come unico bene i propri figli) e più in generale tutte le “classi lavoratrici” (tutti coloro che non vivono di rendita) volta a trovare una soluzione a una serie di problematiche fra cui le terribili condizioni di lavoro nelle fabbriche, la povertà, la disoccupazione, le cattive condizioni igienico-sanitarie (delle fabbriche ma anche delle città, delle abitazioni (spesso le classi sociali più basse vivevano in promiscuità con gli animali, in case scarsamente areate), l’igiene come disciplina nasce nel 1870), le malattie (dovute sia alle cattive condizioni igieniche sia alla malnutrizione, sia ai contatti diretti e prolungati con gli animali), l’elevato tasso di mortalità (specialmente infantile, che non riguarda solo i bambini che lavorano in fabbrica, ma anche i bambini che lavorano nelle campagne o che vivono in città), l’emigrazione.

Cambia anche la struttura familiare. Le famiglie infatti erano più piccole, composte da genitori e figli (spesso lavorava solo il capofamiglia, che in caso di malattia/infortunio non poteva mantenere la famiglia), inoltre dopo una certa età non si poteva più lavorare in fabbrica (diversamente dalla vita rurale, in cui le famiglie erano allargate e tutti lavoravano attivamente). È necessario introdurre un sistema di previdenza e assistenza sociale (per malattie, infortuni, vecchiaia, morte).

Letteratura sul pauperismo

Nel XIX secolo inoltre, si sviluppa un’ampia letteratura sul pauperismo, che viene attribuito a una serie di cause:

  • Individuali volontarie (cattive abitudini/stili di vita, oziosità, intemperanza)
  • Individuali involontarie (malattie, invalidità, disoccupazione)
  • Sociali (carestie, discriminazioni, salari inadeguati), che emerge successivamente rispetto alle altre due spiegazioni

Rimedi contro il pauperismo

I rimedi individuati sono anch’essi vari:

  • Eleemosina/beneficenza (secondo la visione tradizionale religiosa, secondo cui al problema rappresentato dal pauperismo non vi era di fatto rimedio, poiché il destino non può essere cambiato; il problema poteva quindi essere solo alleviato)

Diverso dal protestantesimo che introduce idea di autodeterminazione, che si articola in carità (tipica della chiesa, dei cristiani devoti), filantropia (ricchi, nobili oppure commercianti arricchiti) o colletta (in caso per esempio di lutto in una famiglia). Importante, ad esempio, l’opera ‘Questione sociale’ di Mazzini del 1840 (in Italia la rivoluzione industriale arriva dopo), che fa appello alla fratellanza artigiana.

Divario economico

Il divario economico fra Europa (più Usa e Canada, Australia) e resto del mondo era già presente prima della prima rivoluzione industriale: i paesi asiatici (fra cui Cina, India, Giappone), per esempio, entrano nell’età moderna (scoperta America-Rivoluzione francese/Congresso di Vienna/Unificazione tedesca) con un reddito pro capite pari alla metà di quelli europei. Tale divario continuerà ad aumentare nei due secoli successivi alla rivoluzione industriale e tuttora il dualismo fra nord del mondo e sud del mondo, fra sviluppo e sottosviluppo è uno dei problemi più preoccupanti (anche dal punto di vista ecologico).

Popolazione

La popolazione inizia a crescere rapidamente a partire dall’inizio del 1800 con l’avvio della seconda fase della transizione demografica (1800-1960, la natalità rimane elevata, la mortalità si riduce). Nell’anno 1000 vi erano 300 milioni di persone, nel 1800 1 miliardo (x3 in 800 anni) → fase 1 della demografia umana, caratterizzata da alta fertilità e alta mortalità. Nel 1800 vi erano 1 miliardo di persone, nel 1959 3 miliardi (x3 in 160 anni) → fase 2 della demografia umana, caratterizzata da alta fertilità e riduzione del tasso di mortalità (aumenta la longevità causa migliorie sanitarie, alimentari e igieniche a seguito delle rivoluzioni industriali). A partire dalla metà del 1900 invece ha avvio la terza fase della crescita demografica, con la riduzione del tasso di natalità almeno nei paesi avanzati.

Ad oggi la popolazione è pari a 7,8 miliardi e l’aumento della popolazione mondiale, che riguarda in particolare i paesi in via di sviluppo, rappresenta una delle problematiche più allarmanti, in relazione alla necessità di sfruttare sempre più intensivamente le risorse del pianeta (anche se lentamente in riduzione anche in queste realtà). Il problema principale in queste realtà è rappresentato dalla mancanza di metodi di controllo delle nascite e bassi livelli di istruzione. Si parla in questo caso di sostenibilità sociale.

Emigrazione

Per quanto riguarda l’emigrazione, occorre sottolineare come la rapidissima crescita della popolazione europea comportò uno spostamento/emigrazione massiccia in altre zone del mondo. I movimenti migratori internazionali e interni furono facilitati dalla rivoluzione dei trasporti ossia la riduzione dei costi di viaggi (per esempio venivano utilizzati transatlantici o treni, mezzi di trasporto sicuri e relativamente veloci e poco costosi). Fra il 1850 e il 1914 circa 60 milioni di persone abbandonarono l’Europa (35 milioni verso gli Usa, 5 verso il Canada, 13 verso America Latina, specie Argentina e Brasile).

Urbanizzazione

Un altro fenomeno rilevante è quello dell’urbanizzazione, ossia la crescita delle città e della popolazione urbana, che perdurerà fino ai giorni nostri (il fenomeno dell’inurbamento è tipico anche delle società post-industriali). Nel 1850 in UK, il 50% della popolazione viveva in centri urbani di più di 2000 abitanti, nel 1900 il 75%. Altro esempio, Roma nel 1850 aveva circa 100.000 abitanti, nel 1900 400.000, oggi più di 3 milioni.

Come evoluzione delle baraccopoli dove alloggiavano gli operai nascono nel tempo le grandi megalopoli, ossia vaste aree urbanizzate/agglomerati urbani originatesi dall’unione di più aree metropolitane; oggi le megalopoli con più di 10 milioni di abitanti sono 24 (comprese Londra, Parigi, Mosca, Pechino, Buenos Aires, Tokyo, Delhi, Istanbul, New York, Los Angeles, Città del Messico…), nel 2030 saranno 41 secondo le stime e gli abitanti delle stesse consumeranno l’81% delle risorse mondiali. Entro il 2050 le popolazioni di queste aree necessiteranno del 50% in più di cibo e del 17% in più di acqua rispetto a oggi e gli effetti dell’inquinamento in queste aree saranno devastanti (con il moltiplicarsi delle pandemie fra gli altri fenomeni negativi, necessaria riconversione verde).

Sostenibilità sociale

Si pone quindi per la prima volta il problema di garantire la sostenibilità sociale oltre che economica e ambientale (mentre la sostenibilità ambientale ed economica sono molto studiate, la sostenibilità sociale è stata definita solo recentemente). La sostenibilità sociale consiste, ai sensi di quanto stabilito dall’Agenda 2030, nello sradicare la povertà, combattere le diseguaglianze, combattere le discriminazioni, migliorare coesione/inclusione sociale, garantire uguaglianza di genere, garantire il rispetto dei diritti umani e promuovere la pace. Una differenza fra MDGs e SDGs è che gli obiettivi volti a promuovere la sostenibilità sociale sono stati eliminati e inseriti all’interno dei target.

Rivoluzione francese e codici napoleonici

La Rivoluzione francese ha inizio nel 1789 e insieme alla rivoluzione industriale (avvio del consumismo) cambiò il mondo. Vennero infatti introdotti i nuovi principi libertà fraternità uguaglianza (non più tribunali speciali per diverse categorie sociali, principio di uguaglianza impiegherà secoli per affermarsi). Inoltre, dopo la Rivoluzione francese fu instaurato l’impero Napoleonico, e vennero varati i cosiddetti Codici Napoleonici, che sistematizzano/mettono ordine giuridico in determinate materie (diritto penale, civile, amministrativo…) e che rappresenteranno un modello per gli altri stati, rimanendo in vigore anche dopo la fine dell’impero stesso (creazione di un ordine giuridico).

Il tentativo di conquistare la Russia da parte di Napoleone fu fallimentare (a causa del cosiddetto 'Generale Inverno' ossia l’inverno molto rigido del paese), inoltre la Francia fu sconfitta anche da UK (che era diventata una potenza industriale, aveva flotte potenti, fabbricava armi tecnologicamente avanzate con cui riforniva continuamente gli eserciti ecc…).

Le istituzioni amministrative nel regno d'Italia (1861-1920)

Il welfare è gestito in questo periodo da diverse istituzioni amministrative e associazioni. Il regno d’Italia nasce nel 1861 a seguito dell’annessione al Piemonte di diverse aree territoriali dopo l’esito positivo dei plebisciti (che chiedevano ai cittadini se volessero unirsi al regno di Piemonte e Sardegna+Liguria). Nel 1866 saranno acquisiti Veneto e Friuli (dopo la sconfitta dell’impero austriaco che cambierà nome in impero austro-ungarico a seguito della sconfitta nella guerra austro-prussiana). Nel 1870 verrà annesso il Lazio (a seguito della sconfitta della Francia di Napoleone III nella guerra contro la Prussia e non può così offrire la sua protezione allo stato pontificio); mancano ancora il Trentino Alto Adige e la Venezia Giulia, che saranno conquistati al termine della prima GM.

Nel 1919 vengono annessi Trentino Alto Adige e Venezia Giulia. Nel 1924 verrà annessa la città di Fiume (e isole dell’Adriatico) a seguito di trattative internazionali (non era stata riconosciuta all’Italia con i trattati di pace). Nel 1941 l’Italia perde le province di Lubiana, Zara, Spalato nell’ambito della seconda GM. Nel 1947, alla fine della seconda GM, l’Italia perde Fiume, Pola, Dalmazia e parte delle province di Trieste e Gorizia. Nel 1975, tornerà all’Italia la zona A di Trieste e anche parte della Gorizia (tutt’oggi in parte italiana in parte slovena).

Assenza di regioni

Ovviamente ai tempi del regno d’Italia le regioni non esistevano (nasceranno nel 1970 quando viene attuato il principio di regionalizzazione presente nella Costituzione, il termine ‘regione’ compare per la prima volta nell’annuario statistico italiano del 1912, pubblicato nel 1913), esistevano solo 61 province (oggi più di 100) e raggruppamenti delle stesse, i cosiddetti ‘compartimenti statistici’ (es. comp. stat. della Toscana). Il motivo dell’assenza delle regioni può essere individuato nella paura delle tendenze autonomistiche locali, specie del sud Italia, conquistato dall’alto da Garibaldi.

Strutture amministrative

Dal punto di vista amministrativo/delle strutture si parla di una ‘piemontizzazione’ del nuovo stato come estensione della politica adottata dal regno di Sardegna nel decennio precedente il 1861 sotto la guida di Cavour (aveva promosso irrigazione, trasporti e riforme amministrative prendendo come modello la Francia). Nel 1865 fu emanata la “legge per l’unificazione amministrativa del regno d’Italia”, che prevede un’articolazione in ministeri (alcuni decentrati sul territorio) e prefetti come amministratori delle province (rappresentante del governo sul territorio, dipendente dal ministro dell’interno). Nel 1861 i ministeri erano i seguenti: Interno, affari esteri, grazia giustizia e affari ecclesiastici (anche per cercare di risolvere la diatriba stato chiesa), finanza, agricoltura industria e commercio (che gestiva anche il tema del lavoro e welfare del lavoro come pensioni, salari ecc), pubblica istruzione (statale, per distinguerla da quella religiosa), lavori pubblici (ministero tecnico relativo alle infrastrutture, comunicazioni e trasporti), guerra, marina.

Codici legislativi

Relativamente ai codici legislativi, il Codice civile, di procedura civile, di commercio (oggi contenuto in quello civile, dal 1942), della marina mercantile, penale furono unificati attraverso lo stesso meccanismo di “piemontizzazione”, ossia l’estensione di quelli del Regno di Sardegna al resto d’Italia per mettere/creare un ordine giuridico. L’unica eccezione è rappresentata dal Codice penale solo per il compartimento statistico della Toscana, in quanto la Toscana conservò il codice penale granducale, che aveva abolito la pena di morte alla fine del 1700 (nel 1889 l’unificazione in questo senso avverrà grazie al Codice Zanardelli).

Autonomie locali

Per quanto riguarda invece le autonomie locali, al momento dell’Unità si opta per un doppio decentramento: burocratico (organi periferici dei ministeri, ossia i prefetti, rappresentanti del governo sul territorio) e autarchico (ossia che si amministra da sé, costituito da comuni e province; i consigli comunali e provinciali erano eletti dai cittadini a suffragio molto ristretto (basato su censo, chi possedeva terre in più comuni poteva votare in più comuni), il sindaco era invece di nomina regia, scelto su indicazione del prefetto fra gli eletti al consiglio comunale; l’organo esecutivo della provincia, la cosiddetta ‘deputazione provinciale’ era invece presieduta dal prefetto e aveva compito di controllo sugli atti emanati dai comuni). In più vi era il circondario, amministrato dal sottoprefetto (amministrava ogni capoluogo di circondario, mentre il prefetto ogni capoluogo di provincia, es. Toscana, capoluogo di provincia es. Siena, capoluogo di circondario, Montepulciano); saranno soppressi nel 1927. Sono importanti perché le istituzioni amministrative e associazioni che si occupavano di welfare erano su base circondariale.

Governo Crispi

Nel 1889 sotto il governo Crispi della sinistra storica (liberali di sinistra al governo dal 1876 sotto Depretis) viene istituito un secondo ministero tecnico, il ministero delle poste e dei telegrafi (emblema delle tecnologie comunicative, importante strumento di innovazione del paese). Il paese di riferimento è la Germania di Bismarck. Allo stesso periodo risale anche un maggiore impegno dello stato in relazione al tema della salute, con l’istituzione della Direzione Generale di Sanità presso il ministero dell’interno (con l’obiettivo di migliorare l’igiene e curare malattie endemiche come malaria, pellagra, tubercolosi, colera, nonché garantire cure gratuite ai poveri).

Rilevante anche la riforma della scuola del 1877 (legge Coppino), quella sul diritto di voto del 1882, nonché l’approvazione del Codice Zanardelli del 1889 e la riforma sul diritto di voto a livello locale del 1888-1889. Il codice Zanardelli (dal nome dell’allora ministro della giustizia) crea un ordine giuridico/sistematizza la materia penale in tutta Italia (unificazione penale); esso abolì la pena di morte e riconobbe in linea di principio il diritto di sciopero nel settore agricolo e industriale purché condotto ‘senza abusi’ (ossia senza violenza o minaccia). Per i dipendenti pubblici (es. ferrovieri, tipografi…) lo sciopero continuò a rimanere vietato (considerato reato, in quanto la protesta sarebbe stata rivolta contro lo stato).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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