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Storia del teatro

Letture consigliate per l’Oreste e Macbeth

  • V. Alfieri, Oreste, con introduzione, commenti e note a cura di Guido Audisio, Milano, Signorili 1935
  • V. Alfieri, Oreste, a cura di R. De Bello, in Opere di Vittorio Alfieri da Asti, Asti, Casa d’Alfieri, 1967, vol. VI
  • V. Alfieri, Tragedie, a cura di L. Toschi, introduzione e appendice di S. Romagnoli, Torino, Einaudi [1993] vol. I
  • W. Shakespeare, Amleto, Macbeth; introduzione, prefazioni, traduzione e note di N. D’Agostino, Milano, Garzanti, 1989
  • W. Shakespeare, Macbeth; introduzione, traduzione e note di G. Baldini, Milano, BUR, 2008

Lezione del 16/10/14: Cos'è il teatro?

Genere espressivo appartenente allo spettacolo → spettaculum → cosa da guardare, lasciato ai margini il senso dell’udire.

Spettacolo: nello spettacolo rientrano i generi come cinema, televisivi e teatro, che possono essere:

  • Danzato (balletto)
  • Cantato (opera e musica, melodramma)
  • Recitato (di prosa)

Non rientrano nello spettacolo:

  • Il concerto musicale poiché non è finzione
  • Le trasmissioni radiofoniche poiché non sono visibili, ad eccezione dei radiodrammi (si basano sulla finzione ma non contemplano la visione)
  • Sport, poiché non c’è finzione

Il teatro è antichissimo, le sue origini affondano nell’Antica Grecia; la sua particolarità è che esso necessita di attori e spettatori, cinema e TV al contrario non ne necessitano. L’attimo che si recita muore appena lo si fa ed è irripetibile, lo stesso spettacolo ripetuto più volte è sempre diverso. Tempo della fruizione e tempo della rappresentazione devono coincidere per far riuscire lo spettacolo.

L’attore modifica o mantiene il modo di recitare in base alle esigenze e alle risposte del pubblico nel tempo. Le aspettative teatrali cambiano anche in base alle regioni di provenienza del pubblico. Inoltre, nel cinema no. La recitazione perla “papera” nel teatro è concessa, cinema e teatro è diversa, nel cinema io posso girare anche frammentariamente, mentre nel teatro c’è una necessità di un filo logico.

Le papere

Arnoldo Foà, “The Voice” (perché la voce più calda e vibrante dell’arte italiana del Novecento). In # parla anche di papere. “Recitare i miei primi 60 anni di teatro” deve avere (teatro) mentre per il cinema e TV lui si confronta con la telecamera, esso qui deve stare attento ai minimi dettagli (facciali e corporei), a teatro no perché solo gli spettatori delle prime file vedono la faccia degli attori che infatti devono dar più peso alla corporeità che è l’unico strumento per comunicare con il pubblico.

La storia del teatro: Cosa studia

È una disciplina che si trova apparentemente senza oggetto di studio perché essa è effimera (perché la recitazione muore nel momento in cui la si fa), ma in realtà, agli inizi del ‘900 nasce la registrazione, essa ci restituisce due dimensioni al posto di tre e ci priva dell’atmosfera della sala. Senza la registrazione non si può avere un residuo perenne della recitazione.

La storia del teatro: Come nasce

La storiografia è una giovane disciplina nata sulla scia della scuola delle Annales, celebre per aver introdotto rilevanti innovazioni metodologiche alla storiografia (la Nouvelle Histoire: storiografia fondata sullo studio delle mentalità e delle caratteristiche antropologiche delle civiltà). Essa è l’insieme degli studi di un dato argomento o epoca storica; studia come studiare la storia (i criteri di ricerca). Nella prima metà del ‘900 Marc Bloch e Lucienne Febvre sono gli storici che fondarono la scuola delle Annales → con la Nouvelle Histoire, gli storici intendono spostare l’attenzione dagli eventi storici allo studio del succedersi dei fenomeni di natura sociale, economica e culturale delle diverse città. Occorre andare a cercare di capire le retroscene della storia, per far ciò c’è bisogno di introdurre nuove discipline a quelle poco evidenziate (geografia, sociologia) e quindi nasce anche l’antropologia (studio dell’uomo sotto l’aspetto sociale, culturale, psicoevolutivo, artistico-espressivo, morfologico, filosofico-religioso, ecc.); sulla scia di questi ampliamenti vi è anche la storia del teatro.

Un’altra spinta della nascita del teatro avviene nella seconda metà del ‘900 con Braudel e Le Goff → dicono che bisogna studiare nelle civiltà storiche, le forme teatrali → interazioni tra pubblico, attori e finanziatori; la nascita della regia; in musica; commedia dell’arte. Lo storico del teatro si deve porre domande inerenti su come, cosa e quando nasce e sui motivi politici e intellettuali della nascita.

Lezione del 17/10/14: Attore

Deriva dal vb latino agere: condurre, fare ed agire appare la parola attore è colui che agisce davanti ad un pubblico “fingendo" o rappresentando un’azione. In Spagna e a Londra la recitazione è legata all’azione mentre in Italia essa sta a rappresentare il re -ossia citare più volte, rifacendosi di più al dire che al fare. La recitazione è connessa a una parola importante: essa è giocare (to play), un’azione connessa al gioco, sospesa dalla realtà → “facciamo finta che”, è richiesta allo spettatore la sospensione dell’incredulità (suspension of disbelief - Coleridge), assistere a un’opera comporta la sospensione della facoltà di criticare secondo le leggi della realtà. Nel medioevo i pg che interpretavano i ruoli negativi venivano allontanati dalla società.

Teatro e carnevale

Il teatro si situa in un posto diverso dal reale → carnevale → seconda vita, secondo mondo. Nell’antichità c’erano due mondi paralleli, quello pagano e quello della religione. Nel medioevo il carnevale era contraddistinto da leggi diverse: c’era la libertà, la negazione dei privilegi dell’alta classe sociale e dai taboo, una sorta di mondo schizofrenico. Ciò è reso possibile solo grazie al travestimento e da qui deriva la nostra tradizione di travestirci a carnevale (idea di uguaglianza). Durante i carnevali medioevali c’è un’abbondanza per le vie della città; i padroni portavano cibo in abbondanza per la città; la plebe usava questi giorni come sfogo per liberarsi dalla frustrazione dell’intero anno. Dipinti di Bruegel Il Vecchio: Lotta tra carnevale, Paese della cuccagna.

Differenza tra carnevale e teatro:

  • Carnevale → spazio fuori dal reale che coinvolge tutti, lo si vive
  • Teatro → distinzione tra gli attori e gli spettatori, lo si assiste

Questa creazione dello spazio diverso dagli altri arriva per una perpetrazione spaziale (es. artista di strada che quando inizia la sua performance chiede spazio al pubblico che lascia un frammento di strada → questo spazio diventa un luogo altro; si crea una sorta di effetto soglia. La perimetrazione teatrale avviene anche nel tempo, il richiamo vocale e il passaggio con il cappello sanciscono l’inizio e la fine dello spettacolo di strada.)

Lo spettatore è un ospite che guarda allo spettacolo in maniera passiva ed è guidato dall’attore (guida) che è visto come uno sciamano che ha la capacità di indurre sensazioni ed emozioni. Platone nello Ione racconta l’episodio con il rapsodo (colui che racconta le gesta della poesia) che impersonificava il pg che interpretava, ovvero si immedesimava nel personaggio di cui raccontava le gesta. (Dal racconto e interpretazione della poesia si iniziano a recitare anche altre cose).

Primi attori e terminologie

Polo primo attore della civiltà greca —> che per piangere portava con sé le ceneri del piccolo figlio morto e così riversava i suoi dolori personali nel personaggio. Una verità assoluta su come interpretare i pg non c’è, dipende dalle scuole, vi è un dibattito su come l’attore debba vivere il suo lavoro, se deve vivere i suoi personaggi in prima persona e vivere le emozioni pienamente come Polo.

Il termine per indicare gli attori in Grecia non è sempre stato lo stesso, bensì si diceva Hypocritès ossia colui che risponde, era chiamato a Roma Histrio, ossia colui che rimanda a una dimensione corporea (un prestito dal greco mediato dall’etrusco), difficilmente (nell’antica Roma) si userà la parola Actor poiché potrebbe rischiare di far confondere l’attore con l’oratore, non riconoscendo all’attore la facoltà di parola. L’attore ha la possibilità di parlare e di influire su vasto pubblico grazie alla parola. L’attore è assai influente, cercheranno di mettergli dei limiti. Già a Roma vi era il conflitto tra oratore e attore (gli oratori prima giostravano il pubblico a proprio piacere con la parola, poi quando arrivano gli attori si sentono minacciati da questi e dunque limitano la loro facoltà di parola screditandoli) e (sempre a Roma) il rapporto tra attore e potere sarà aspro a causa della paura che l'attore influenzando il popolo potesse suscitare una qualche rivolta.

Attori nella storia

Per combattere il mondo pagano la Chiesa combatte anche il teatro, nel medioevo verranno dimenticati i teatri, si perderà la nozione dell’attore e ad intrattenere le persone ci saranno i giullari (odierni artisti di strada), che verranno bollati nella società del tempo con i peggiori termini, tra cui “bufones” (comici), “saltatores” (saltimbanchi) e “hystriones”. Solo con la ripresa nel 1500 del teatro ci saranno nuovi nomi con i quali chiamare gli attori. Leone De’ Sommi chiamerà gli attori “recitanti”; egli scriverà sui problemi del teatro, è un bibliotecario che scrive “4 dialoghi in materia di rappresentazioni sceniche”. Qui analizza come un attore debba interpretare un personaggio, come debba toccarsi e cosa deve fare sul palco (gesta).

Niccolò Barbieri userà per la prima volta il termine “Comico”. Il tentativo di distinguere la categoria degli attori da coloro che facevano i ciarlatani o i saltimbanchi (allestitori di spettacoli per attirare la gente alle loro bancarelle); si tratta di una sorta di rivendicazione sociale e morale e la soluzione vincente sarà l’appellativo “comico”. L’attore, specialmente in Italia, sia che reciti commedie sia che reciti tragedie verrà chiamato “comico”; solo nell’800 verrà chiamato attore.

Drammaturgia

Drammaturgia —> testo o corpo dei testi scritto per il teatro. Il testo scritto si divide in:

  • Edizione a stampa, concepita o rivolta ad un pubblico di lettori, essa ha una volontà commerciale
  • Copione per gli attori; spesso può essere censurato o vistato (in epoca di censura)

[1 e 2 non sempre sono uguali]

In antichità venivano allestiti spettacoli senza copione, il testo aveva un valore consuntivo e veniva stampato a termine di uno o più cicli di rappresentazione; già in Grecia si trovò questo modo di rappresentazione. La scrittura consuntiva del copione ha anche un valore di selezione di cosa mandare ai posteri (si manderanno solo opere di Eschilo). La trasmissione avveniva in maniera orale. Eschilo e Sofocle insegnavano; ciò si ritrova anche in Antico Regime —> periodo politico- istituzionale dal 1500 al 1789 —> si recita senza copione. Noi abbiamo le trascrizioni di Shakespeare e Molière grazie ai presunti autori, coloro che non trascrivevano le opere, anche perché Shakespeare e Molière erano attori.

Gli spettacoli nascono grazie alla drammaturgia dell’attore, è il caso della commedia dell’arte. In essa ciò che l’attore studia è il canovaccio, ossia un sommario di ciò che bisogna fare in scena a sommi capi. Il canovaccio è un particolare testo teatrale che riassume il racconto e lo divide in scene di cui indica i personaggi e i fatti, ma non le battute. Le battute, infatti, sono direttamente improvvisate dagli attori sulla scena, quindi possono variare di volta in volta. Un attore si lega ad un personaggio che torna più volte generalmente in forma diversa (negli anni l'interpretazione cambia).

Canovaccio e teatro di giro

# - Flaminio Scala —> Raccolta di 50 canovacci Il teatro delle favole rappresentative Il capocomico sceglie i canovacci, gli attori e programma la tournée e questo perché il teatro è di giro (in Italia) fino alla metà dell’800/900. Ciò cambia nella seconda metà del ‘900 quando sono sempre più spesso i teatri ad accogliere intorno a loro gli spettacoli —> nel teatro di produzione gli attori firmano contratti per uno o due spettacoli.

Canovaccio della pazzia di Isabella

  • Antefatto
  • Descrizione dei personaggi
  • Tracce di una materialità di fare teatro (“robe per la commedia”)
  • Descrizione scena per scena dell’azione

Nel 600/700 alcuni attori cercano di scrivere il canovaccio per esteso, aggiungendo cioè dettagli essenziali e facendo quasi tutti l’azione di purgare ciò che rimanda alla scena, il superfluo, la lingua viene normalizzata sul toscano, tolti riferimenti al sesso frequenti nel 1600 e al mondo corporeo basso che erano; l’attore si sente inferiore al letterato, spariscono spesso le didascalie. Il rapporto ambiguo tra attore e drammaturgia ricorre anche nel teatro dell’800. Nell’800 l’attore è sempre dotato di un copione esteso ma non lo legge, bensì si fa dare le battute di sua competenza, ossia fine della battuta prima e inizio di quella dopo. Nel testo, quando c’è, non si racconta minimamente la messinscena.

Copione di Rina Morelli - Frammento della locandiera - 1952 Festival Parigino, regia di Luchino Visconti —> da tre anni recitava quel pezzo. Spostamenti di battute e segni di ritmo facevano parte del lavoro dell’attore. Il testo non ci racconta l’incontro con il corpo, con la voce, con la memoria, che sono caratteristiche stilistiche. L’attore è di fatto sempre l’autore anche quando il testo non è suo, l’attore arricchisce il testo con le sue emozioni, gesti e parole. L’attore guida la comprensione della scena tramite la prossenica e i suoi atteggiamenti mimici. L’edificio adibito ad accogliere la rappresentazione si divide in 2: spazio scenico e spazio dello spettatore, e ciò può variare, può essere di tipo frontale o separato.

Strutture dei teatri

1. Teatro all’ Italiana (es. teatro di Atri): spazi separati dall’arco scenico. Esso nasce alla fine del ‘500 - inizi del ‘600. Qui vi si svolgono due riti: il rito sociale e il rito teatrale. Chi va nei palchetti lo fa per osservare e per farsi osservare, le famiglie lo affittano e lo acquistano per la stagione e vi fanno quello che vogliono, lo usano come un salottino di casa, anche per incontri amorosi; dello spettacolo si seguivano solo alcune scene. Il teatro è usato anche per i riti teatrali, specchio in cui ogni società si ammira.

2. Teatro Elisabettiano: riprende il modello italiano. La scena è aperta ed è aggettante sul pubblico, il pubblico e la scena si incontrano. L’attore è contornato dal pubblico e dagli spettatori anche alle spalle —> ricordano i teatri dell’antichità (es. teatro di Epidauro).

3. Teatro De Arena Brasile: questo richiama l’arena Leonardo Nobrega.

4. Scena anulare: lo spettatore sta al centro dello spazio e attorno si svolge la rappresentazione (contrario dell’arena) - Prima metà del ‘900 - (es. teatro di Gropius).

Nel teatro del 2° Novecento gli architetti tentarono di eliminare la differenza tra l’area della scena e quella del pubblico e di costruire spazi vuoti riempiti da attori e spettatori, ciò influirà nel modo di recitare degli attori. Anche in base alle tecniche che si possedevano cambiava il modo di interpretare dell’attore, ad es. se si usava la lampada ad olio l’attore non si poteva spostare molto, con l’arrivo della luce e del gas invece sì.

Scenografia

Scenografia —> insieme di elementi pittorici o plastici che ricostruiscono un luogo fantastico o reale. A volte serve ad avere una funzione evocativa di lettura nella lettura. Scenografia verbale non costruita sulla scena, composta solo di battute, personaggi, luoghi e spazi, diversi nel tempo; era molto utilizzata nel corso del ‘600/’700 dove dovevano creare un ambiente illusorio —> accessoria.

Regia

Regia —> mezzo che ha la funzione di coordinare diversi linguaggi e codici della scena: testo, attori, scenografi, costumisti, falegnami e tecnici delle luci. Si propone di fare dello spettacolo un discorso unitario, coerente ed armonioso.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Spinelli Leonardo.
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