CAPITOLO 1:
IL TEATRO CLASSICO GRECO-ROMANO
● Teatro e religione → Le origini.
○ Tragedia → Nasce da “coloro che intonano il ditirambo” (canto in onore di Dioniso). Il primo a parlarne
a.C) opera
è Aristotele (384-322 nella sua Poetica. Quindi, il teatro nasce in connessione con la
religione. Tragedia = canto del capro (odè) + satiro (tragòs)
. La celebrazione di Dioniso era forse
affidato ai satiri.
○ 535 - 533 a.C Le Grandi Dionisie → Ad Atene gli spettacoli teatrali sono inseriti a partire da questo
periodo nelle feste in onore di Dioniso, verso la fine di marzo.
○ Nelle tragedie pervenuteci, la figura di Dioniso non è presente. Si ipotizza un processo di progressivo
allargamento tematico, per giungere ai personaggi eroici (pers. omerici, Teseo, Ippolito, Ercole, Edipo,
Sab
Fedra, Medea ecc) che dominano il teatro del V sec.
● Gli edifici teatrali: coro, pubblicò, skenè
rina
il
○ Originariamente, nell’evento teatrale, c’era Coro che canta in onore di Dioniso e da cui si stacca
successivamente il “corifero” , il capo del Coro, il quale comincia a dialogare con il Coro, diventando un
personaggio autonomo. Questa ipotesi spiegherebbe l’ampio spazio che ha il Coro nei 32 testi tragici
M
che ci sono rimasti e soprattutto in Eschilo (525-456 a.C), il tragediografo più antico.
enn
○ L’origine religiosa della tragedia, non toglie la spettacolarità dell’evento teatrale.
■ Spettacolo → dal verbo latino “
spectare” (guardare) > “spettacolo”. I suoi sinonimi e derivati
ella
evidenziano una dimensione della visione del piacere dell’occhio che manca a “teatro”.
gr.
■ Teatro → dal verbo “theàcomai” (guardare). Termine che esalta la centralità della parola.
○ L’evento teatrale si realizza entro uno spazio specifico, l’edificio teatrale greco, che utilizza un pendìo
naturale, una collina, su cui viene impiantato un sistema di gradini a semicerchio intorno al Coro, in uno
orchestra
spazio circolare denominato ( archéomai = danzare). Il Coro danza e canta, mentre l’attore
recita. Sul fondo dell’orchestra c’è la skené che è un edificio originariamente in legno, come l’intero
teatro, e che serve all’attore per vestirsi, anche se funge in qualche modo già da struttura scenografica
minima. Sia il Coro che gli attori agivano su un ampio spazio che comprende l’orchestra e arriva alla
skené. Non c’è separazione fra lo spazio utilizzato dal Coro e spazio degli attori. Gli attori non stanno su
un palcoscenico ma operano allo stesso livello-terra in cui opera il Coro.
12
○ Coro → Inizialmente rappresentato da poi passato a 15 coreuti . Il coro si pone nella stagione più
antica, come un vero e proprio personaggio e non si limita ad una funzione di commento della vicenda.
● Gli attori e l’importanza della maschera
○ Inizialmente abbiamo un solo attore . Eschilo avrebbe introdotto un secondo attore, mentre Sofocle
avrebbe aggiunto il terzo attore. Attori sempre maschi, secondo un pregiudizio antifemminile.
○ La maschera ha un legame con l’origine religiosa della tragedia. Nelle società primitive, alla maschera
sé
compete infatti una funzione rituale evidente. Consente di diventare altro da (animale, mostro, dio
ecc). E’ chiaro che la maschera ha anche una funzione pratica:
1. Facilita l’identificazione dell’attore con il personaggio;
2. Consentiva al numero ridotto degli attori di sostenere più parti complessivamente anche una
dozzina.
○ Non si ha una documentazione certa di come fossero le maschere del V sec. ma non coincidono con
quella dell’epoca ellenistica e romana, caratterizzate da grandi bocche spalancate.
■ Epoca Ellenistica → O Alessandrina. Viene calcolata a partire dalla morte di Alessandro Magno
(323 a.C) e si estende fino al 31 a.C quando Ottaviano sconfigge Marco Antonio e diventa
Imperatore romano.
○ Attore → gr. hypokrités “colui che risponde”, forse nel senso di “colui che risponde al Coro”, ma nelle
lingue neolatine diventa “ipocrita”, qualcuno che mente, che dice le parole di un altro, che assume
falsamente le sembianze di qualcun altro. E’ l’effetto della maschera, attraverso cui l’autore diventa una
persona diversa da sé.
○ Didascalie mancanti → I primi autori erano anche attori e di qui, probabilmente, la mancanza di
didascalie nei testi greci. L’autore, in quanto contemporaneamente anche regista, non aveva bisogno di
segnare le didascalie funzionali alla messinscena.
○ Costumi → Le raffigurazioni vascolari del V sec. attestano una certa vicinanza ai costumi
contemporanei. I calzari sono di epoca ellenistica.
● Gli effetti speciali.
○ theologhéion → “luogo da dove parla un dio” definito come una piattaforma posta al di sopra della
Polluce
skené. Ci parla di questo theologhéion Giulio ne Onomasticòn. Essendo il libro scritto nel II
d.C, non abbiamo attestazioni di questo lemma nel V a.C però era possibile che gli attori potessero
raggiungere il tetto della skené con una scala nascosta sul retro della stessa: sono le divinità che
compaiono in alto.
○ mechané → lat. machina è una sorta di gru che solleva in aria gli attori, come in una specie di volo
Sab
Medea ( Euripide ) → La protagonista fugge alla fine con i cadaveri dei figli su un carro volante
➢
messo per lei a disposizione dal Sole. In Euripide, la mechané ritorna con insistenza.
rina
○ deus ex machina → Intervento risolutore di un dio che compare per mezzo del marchingegno e vale a
significare una soluzione artificiale e un po’ incongrua dal punto di vista drammaturgico.
sec.
○ ekkùklema → Secondo Vincenzo Di Benedetto, è da escludere l’esistenza nel V l’ekkùklema, una
M
macchina che doveva proiettare all’esterno l’esito di un’azione svoltasi all’interno, in un palazzo o la
enn
casa, mostrando i cadaveri. Era sufficiente, secondo lo studioso, aprire le porte per presentare i
cadaveri: se si voleva garantire una visuale più ampia, si poteva ricorrere alla rimozione di una parte
ella
della facciata che doveva essere facilmente smontabile.
● Funzione civile del teatro
○ Le Grandi Dionisie erano organizzate direttamente dallo Stato ateniese che provvedeva a pagare sia gli
attori sia gli autori, mentre le spese del Coro erano assunte da ricchi privati cittadini come forma di
tassazione sulle persone abbienti dal momento che ad Atene non c’erano le imposte dirette sulla
proprietà. Il biglietto d’ingresso era rimborsato dallo Stato ai cittadini che ne facevano domanda. Lo
Stato si assumeva il peso di un’iniziativa culturale perchè riconosceva la funzione civile del teatro.
una (<
○ Gli spettacoli teatrali si inserivano in struttura agonale agone
, gara a premio) fra tre autori,
ciascuno dei quali faceva rappresentare in un giorno: una tetralogia composta da 3 tragedie + 1
dramma satiresco. Non sempre le trilogie erano concatenate.
■ Dramma satiresco → Formula burlesca che prevedeva la presenza dei satiri e che rappresentava
un contrappeso più leggero rispetto alle 3 tetralogie. Ciclope (Euripide) unico dramma satiresco
pervenutoci.
Orestea (Eschilo) → Unica tetralogia pervenutaci. Presenta una concatenazione organica nelle
➢
tre tragedie:
1. Agamennone → uccisione di Agamennone per mano di sua moglie, Clitemnestra;
2. Coefore → Omicidio di Clitemnestra e del suo amante per opera del figlio di
Agamennone, Oreste;
3. Eumenidi → Assoluzione di Oreste dal peso di aver ucciso la propria madre.
○ I premi erano previsti per miglior attore, miglior autore e miglior coro.
● Le “convenzioni” del teatro: discorso sulle unità aristoteliche.
Nella
○ Poetica
, Aristotele non detta delle norme, ma si limita a prendere atto di ci- che nei fatti accadeva
nelle tragedie che leggeva. Constatava ciò che nella maggior parte delle tragedie, la vicenda si
svolgeva in un luogo fisso , senza cambiamenti di scena e si svolgeva entro un solo volgere del sole,
tempo
quindi in un lasso di dalle 12 alle 24 ore.
Agamennone (Eschilo) → La tragedia inizia nel cuore della notte con l’annuncio della caduta di
➢
Troia e nel corso della tragedia, arriva direttamente Agamennone. Si ha una forzatura dei tempo
assai energica.
○ Rinascimento → Trasformano le semplici constatazioni di Aristotele in obbligo, in criteri normativi e
rigidi, validi sia per la tragedia che per la commedia, poi sopravvissuti fino alla rivoluzione romantica
(Italia e Francia)
○ Divisione in 5 atti → La divisione della tragedia sembra una codificazione che si impone in età
ellenistica. Infatti, nel V sec. questo non poteva avvenire in quanto le tragedie non presentavano una
struttura regolare di scansione di parti e atti. Orazio nella sua Ars Poetica dichiarerà che “ non sia né
più breve né più lungo di cinque atti il dramma che vuole essere richiesto e messo in scena”. Anche
nelle commedie latine di Plauto e Terenzio abbiamo la scansione in 5 atti.
● Eroe e il fato
○ Materiale
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