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Carmelo Bene e il teatro d'avanguardia

Carmelo Bene (1937-2002) è il maggior esponente del teatro d'avanguardia, soprattutto perché tutto il suo percorso teatrale è collocato nella zona di ricerca che si contrappone al teatro ufficiale. Ben diverso dalla sperimentazione teatrale è il teatro povero (questioni antropologiche e spirituali…). Carmelo Bene non è stato solo un teatrante, ma durante la sua vita si è occupato di cinema, è stato autore di testi di riflessione critica sul teatro e di movimenti culturali, anche se il suo profilo complessivo rimane comunque quello di teatrante.

Gli esordi e gli anni '60

Esordisce nel 1959 e attraversa diverse fasi. Un primo periodo è quello degli anni '60, ovvero gli anni più ricchi della sua carriera. Il '68 è un anno di cambiamento poiché a suo modo risente della scossa del 1968. In questo anno inizia a dedicarsi al cinema, tra il 1968 e il 1972 realizza 5 lungometraggi.

Gli anni '70 e la televisione

Negli anni '70 inizia a frequentare la televisione e a viaggiare per le varie tournée, durante le quali recita in teatri molto ampi e gode di risorse economiche notevoli grazie alla sua notorietà. In questo periodo cambia il suo percorso, diventando un maestro di teatro.

L'esordio con Caligola

L’esordio nel teatro italiano arriva nel 1959, realizzando lo spettacolo tratto da Caligola. Con il debutto di Caligola, egli non è ancora regista di se stesso ma è sotto l’allestimento di Alberto Ruggiero, anche se l’attore si esibirà in maniera alternativa al classicismo e in contrapposizione alla figura classicistica del regista. Bene spiazza le persone nel suo modo organizzativo, nella maniera con cui si relaziona al teatro che ricorda le esperienze delle avanguardie del periodo. Inoltre, interviene sullo spazio del pubblico e dedica un'attenzione particolare ai manifesti dello spettacolo.

Per Bene, creare un'idea di teatro non era solo scardinare i linguaggi artistici, ma anche tentare di piegare il funzionamento complessivo a esigenze nuove e diverse; oltre a ciò la cosa che più conta è con quale forza scuote il pubblico e quanto accade in scena.

Il dibattito e la rappresentazione di Caligola

Lo spettacolo “Caligola” suscitò molti dibattiti: alcuni spettatori si infuriarono della messa in scena, altri no; ciò che colpì fortemente fu il caos creato dal pubblico. Il critico Chiaromonte nell’opera riconosce qualche cosa che esce dall’ordinario ma che allo stesso tempo segue un senso vigoroso del teatro che eccede nella confusione. L’idea di trovarsi di fronte a un caos in scena (con Carmelo Bene) è normale; per l’artista, l’idea di confusione è un qualche cosa per sovvertire alle radici la rappresentazione.

  • La traduzione del testo con ritmo simile a quello di Majakovskij.
  • Inserite influenze büchneriani.
  • La scena fu costruita per realizzare forti sensazioni, con un fondale a panorama realizzato attraverso ombre cinesi.
  • Recitazione impostata su timbri naturalistici, con una ricerca costante che punta a realizzare una recitazione più in linea con il verso che con la prosa.

Tra tradizione e innovazione

Carmelo Bene è vicino ad artisti come Majakovskij, Mejerchol’d, Joyce, Artaud ed è lontano dalle avanguardie anche per un'altra motivazione, ossia: il rapporto con la tradizione o, per meglio dire, la dialettica complessa che mette in campo fra tradizione e innovazione. Nel suo lavoro, c’è un intreccio tra innovazione e tradizione. Carlo Cecchi lega Carmelo Bene al recupero di una tradizione d’attore tipicamente italiana. Questo mix di innovazione e recupero della tradizione è uno degli elementi più interessanti del lavoro di Carmelo. La sua idea di attore è quella di colui che fa tutto, trasformando la sua presenza scenica in una questione d’arte.

Negli stessi anni, Carmelo realizza una compagnia che è analoga alla tradizione capocomicale e per certi versi è anche un suo solco. Molti degli attori che reciteranno con l’artista resteranno con lui, come per esempio Lydia Mancinelli (la quale lavorerà con lui a spettacoli come Pinocchio) o Luigi Mezzanotte. Loro e la restante parte del gruppo vivevano la compagnia di Bene in un'amicizia teatrale e una guerra culturale, uniti dal non voler buttare via nulla della tradizione.

Il concetto di attore artifex

Lui stesso si definisce un attore artifex e propone questa figura come unica forma di attore possibile. La corda teorica di Bene è molto forte. Egli è essenzialmente un uomo di teatro che viveva sul palcoscenico. Carmelo Bene era un attore che concepiva la scena antitetica, rispetto a come era organizzato il teatro, negli anni in cui egli esordì. Rifiutava l’idea di regista come figura esterna alla scena, che stava dietro le quinte. Rifiutava l’idea di teatro come messa in scena di un testo (“io non mi metto in scena, io mi tolgo di scena”).

Quindi propone l’idea di attore artifex, ossia il superamento stesso della figura di regista e di attore a favore di una sintesi tra i due, dove l’attore si fa “artifex”, ovvero “artefice”. Questo concetto è istintivo nel modo stesso che ha Carmelo Bene di essere attore, perché il suo vissuto lo ha portato all’ideazione e allo sviluppo di questo modello.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

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