Storia del teatro
Le origini
Esistono varie teorie, nessuna pienamente verificabile.
Genesi nel rito
1) (1875-1915) James Frazer propone una teoria antropologica secondo cui le culture seguono i medesimi stadi di sviluppo, quindi le società primitive esistenti sono testimonianze attendibili: i fenomeni naturali sono causati da cause sovrannaturali e cercano di assicurarsene il ripetersi con mezzi adeguati, istituendo così un apparente rapporto causa-effetto. Gli espedienti vengono ripetuti e fissati in riti. Quando queste forze vengono impersonate da "attori", avviene il passaggio verso la nascita del teatro. Quando i ricordi dei riti vengono conservati e rappresentati sotto forma di dramma, il teatro diventa un'attività specializzata il cui valore estetico sostituisce quello utilitaristico.
2) 1915 Bronislaw Malinowski utilizza un approccio induttivo per individuare i termini di funzionamento delle diverse società. Le istituzioni culturali sono nate e si sono sviluppate in modo particolare in ogni società.
3) Lévi-Strauss, dopo la seconda guerra mondiale, propone lo strutturalismo: dietro la varietà dei miti esistono pochi modelli costanti, poiché il mito è il modo per organizzare la realtà.
Tutte queste teorie condividono due punti:
- Il rito e il mito sono fondamentali in tutte le società.
- Il teatro nasce dal mito.
La maggior parte degli studiosi contemporanei ritiene che esistano altri elementi che hanno concorso alla nascita del teatro.
Rito
Il rito è un modo per conoscere la realtà, ha una funzione didattica, può dominare gli avvenimenti esterni (l’effetto desiderato realizzato attraverso la sua rappresentazione), usato per celebrare una potenza sovrannaturale, può divertire. Joseph Campbell sostiene che la maggior parte di riti e miti è riconducibile a:
- Piacere
- Potere
- Dovere
La maggior parte delle funzioni attribuite al rito sono simili a quelle del teatro (secondo la nozione odierna) e possono utilizzare gli stessi elementi fondamentali, sono necessari attori ben specializzati. La considerazione di un evento come rito o come teatro dipende dalla percezione della funzione.
Il rito e il teatro sembrano assolvere la stessa funzione sociale in quanto sono espressione di un bisogno, danno ordine e forma alle idee in relazione al mondo esterno. Sono gli strumenti con i quali l’uomo cerca di superare il conflitto con la realtà e creare un equilibrio. Altri studiosi cercano la genesi del teatro nella tradizione del racconto orale o nella danza.
Una delle caratteristiche dell’uomo è la fantasia, il teatro è uno strumento per comprendere e rielaborare la realtà. Una condizione necessaria per il teatro è la concezione del mondo sufficientemente sofisticata da permettere una visione distaccata dei problemi: attitudine comica e senso estetico.
Joseph Campbell
I miti occidentali si fondano sulla tensione tra umano e divino e i ruoli differenti via via assegnati. Nei miti orientali l’uomo tende a trascendere spazio e tempo e a raggiungere l’unità con essi.
Da graffiti parietali di circa diecimila anni si ritiene che i primi riti organizzati nascano in concomitanza con la caccia. Il passaggio definitivo si ha con la nascita di insediamenti sedentari e la diffusione di riti di fertilità.
Egitto - Miti su: nascita, maturità, morte, resurrezione - Temi riscontrabili anche nei miti - Dramma Sacro di Abido (morte e resurrezione di Osiride) 2500 a.C. - 550 a.C. Esistono anche testimonianze di riti sumeri, babilonesi, caananiti dal 2500 a.C. in poi legati ai cicli stagionali.
Il teatro greco
Nella Poetica di Aristotele (384 – 322 a.C.) si trovano informazioni utili sulla nascita della tragedia e della commedia, come improvvisazioni nate dai canti del ditirambo la tragedia e dai canti dei cantori fallici la commedia. Il Ditirambo è un canto in onore di Dioniso. Alcuni studiosi non sono d'accordo con questa teoria e ritengono che la tragedia si sia sviluppata autonomamente dai cantori dei poemi epici e dalla poesia in versi. In ogni caso, intorno al 560 a.C. Tespi riunisce vari elementi precedenti come il coro e il corifeo, aggiunge il prologo e delle battute non cantate.
La tragedia è comunque strettamente collegata al culto di Dioniso, originario del medio oriente e arrivato in Grecia intorno al 13esimo secolo a.C., caratterizzato da sfrenatezza, atti cruenti e cerimonie orgiastiche, alla ricerca dell’impulso creativo originario e per propiziarsi la fertilità.
Si tenevano 4 feste annuali in onore di Dioniso: Piccole Dionisie, Lenee, Antesterie, Grandi Dionisie, durante queste ultime le 10 tribù gareggiavano per il miglior inno ditirambico e per le tragedie e per i drammi satireschi. Del sesto secolo, oltre a Tespi, abbiamo Cherilo, Pratina e Frinico (elementi corali sviluppati, un unico attore temi mitologici).
Tre drammaturghi del quinto secolo: Eschilo, Sofocle e Euripide.
Struttura delle tragedie
- Prologo
- Parodos, entrata del coro, stabilisce il tono della commedia
- Episodi separati dai canti corali (stamina) che sviluppano l’azione
- Exodos
Temi: storia e mitologia
Eschilo
Autore più antico (499 a.C.), sono sopravvissute 7 tragedie: I Persiani, I Sette a Tebe, Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi), Le Supplici, Prometeo Incatenato. Eschilo introduce il secondo attore. I personaggi di Eschilo sono eroi distanti dalla vita reale, dipinti in modo breve ed efficace, coerente con la storia, usa nelle sue tragedie la spettacolarità.
Sofocle
Sette tragedie sopravvissute: Aiace, Antigone, Edipo Re, Elettra, Le Trachinie, Filottete, Edipo a Colono. Vinse 24 concorsi drammatici. Aggiunge il terzo attore e aumenta le dimensioni del coro che assume un ruolo da spettatore, i personaggi di Sofocle sono psicologicamente dettagliati, l’impatto emotivo scaturisce dalla forza dell’azione drammatica.
Euripide
Sopravvissute 17 tragedie: Alcesti, Medea, Ippolito, Gli Eraclidi, Andromaca, Ecuba, Eracle, Le Supplici, Ione, Le Troiane, Elettra, Ifigenia in Tauride, Elena, Le Fenicie, Oreste, Le Baccanti, Ifigenia in Aulide. Euripide esplora realisticamente le motivazioni psicologiche dei personaggi, sembrava mettere in dubbio i valori tradizionali attraverso i personaggi. La sua tecnica teatrale è considerata confusa, a volte manca il rapporto logico tra gli episodi, i conflitti sono sovente risolti dall’intervento divino. Usa miti minori, alcune tragedie sfociano nella tragicommedia o nel melodramma.
Tra il 434 e il 500 a.C. si data la nascita del dramma satiresco, l’unico sopravvissuto intero è il Ciclope di Euripide. Nel dramma satiresco il coro è composto da satiri e il corifeo è Sileno, i temi erano parodie mitologiche. Ambientato in campagna, comprendeva linguaggio e gestualità e danze talvolta osceni, la lingua tende alla colloquialità.
La commedia fu l’ultima forma drammatica ad essere riconosciuta, accettata nelle Grandi Dionisie nel 487-486 a.C. Deriva probabilmente dai canti fallici o dal mimo. Autori conosciuti del quinto secolo sono Chionide, Magnete, Ecphanttide, Cratino, Cratete, Eupoli e Aristofane. A quest’ultimo appartengono tutte le commedie esistenti del quinto secolo, 11 sopravvissute: Gli Acarnesi, I Cavalieri, Le Nuvole, Le Vespe, La Pace, Gli Uccelli, Lisistrata, Le Donne alla Festa di Demetra, Le Rane, Le Donne a Parlamento e Pluto. Riferimenti espliciti ai problemi del momento, della vita sociale e culturale di Atene. Ognuna ha un tema centrale; l’azione comica è innescata da una trovata: prologo con esposizione della trovata, dibattito e decisione di provare, parabasis (ode corale al pubblico), scene che mostrano i risultati della trovata e scena finale con riconciliazione.
Dopo il 404 e la sconfitta di Atene i temi politici sparirono dalla commedia e la tragedia cominciò a decadere. Le gare drammatiche si tenevano durante le Grandi Dionisie, le Piccole Dionisie e le Lenee. Ogni autore presentava 3 tragedie e un dramma satiresco; verso il 487 fu inserito in gara anche la commedia con 5 commediografi. L’Arconte sceglieva gli autori e gli affidava un corego (ricco) che si accollava le spese come dovere civico. Originariamente autore e attore erano la stessa persona, finché Eschilo non introdusse il secondo attore e continuò a recitare fin quando Sofocle non introdusse il terzo attore. Gli attori erano semiprofessionisti, alla voce era attribuita molta importanza. Lo stile era declamatorio con l’intento di comunicare la carica emotiva appropriata. Si indossavano delle maschere e la gestualità doveva essere semplificata ed enfatica. Tutte le parti erano interpretate da uomini ed erano corredate da canti, danze e passi corali che rendevano stilizzata l’espressività. La recitazione si discostava dal quotidiano. All’inizio il coro aveva molta importanza con 5 membri, Eschilo lo riduce rendendolo di 12 elementi. Faceva entrate maestose e alle volte ballava e cantava insieme; era un vero personaggio che commentava e interagiva, definiva il contesto etico e fungeva da spettatore ideale inoltre, spettacolarizzava l’azione. La musica accompagnava il dramma come sottofondo e a volte enfatizzava le battute, particolari musiche erano associate a particolari idee ed emozioni. La danza includeva qualsiasi movimento ritmico ed anch’essa aveva delle qualità morali, talvolta nella commedia era sfrenata e burlesca. Maschere e costumi enfatizzavano la spettacolarità, non ci sono indicazioni certe su un vestito tipico. Gli abiti del coro e degli attori ne rappresentavano le caratteristiche e avevano degli elementi caratterizzanti. In generale l’abito era simile a quello quotidiano, ridicolizzato nel caso della commedia. Tutti indossavano le maschere che divennero via via più grandi e con tratti marcati, coprivano l’intera testa riproducendo anche l’acconciatura. Il modello di riferimento per l’architettura teatrale greca è il Teatro di Dioniso ad Atene, inizialmente l’unica struttura era l’orchestra per la danza e il pubblico si sistemava sul pendio. La costruzione dell’edificio scenico o skené è più tarda, usata sicuramente per la rappresentazione dell’Orestea di Eschilo. Probabilmente una struttura costruita ogni volta con delle porte che davano sullo spazio recitativo e un piano superiore per le divinità. Furono poi introdotti fondali dipinti in generale convenzionale, molte rappresentazioni richiedevano un solo luogo, probabilmente entrate e uscite dei personaggi indicavano i cambiamenti di luogo, o i luoghi diversi erano rappresentati dalle porte. Esistevano anche macchinari per far apparire gli attori dal cielo in volo. Gli oggetti scenici erano di norma pochi ed essenziali e non servivano per il realismo. Il pubblico sedeva sul declivio o su dei sedili in legno, nel 440 a.C. fu corretta la pendenza e furono costruiti sedili in pietra, furono istituiti dei biglietti e poi un fondo statale per comprarli (Pericle).
Del quarto secolo resta una sola tragedia: Reso. Crebbe la popolarità della commedia i cui temi si rivolgevano sempre più verso la satira mitologica e quotidiana. Commedia di mezzo 404 – 360, commedia nuova, problemi della classe media, struttura simile alla tragedia (Euripide) con personaggi convenzionali e linguaggio in versi. L’unica opera sopravvissuta è il Misantropo di Menandro. Nel terzo secolo anche la commedia cominciò a declinare. Successivamente durante le gare venivano rappresentate le vecchie opere, sparisce il corego e le sue funzioni sono affidate ad un funzionario pubblico con un fondo statale. Crebbe anche il professionismo teatrale nel 350 a.C. È di questo periodo la poetica di Aristotele che spiega la nascita del dramma e le sue caratteristiche.
Periodo ellenistico
Nel periodo ellenistico (Alessandro Magno) altre città si distinsero come centri culturali come Alessandria e Pergamo. Il teatro divenne sempre più professionale e nacque una corporazione "Artisti di Dioniso". Fu introdotto il palcoscenico sopraelevato e a volte un palco superiore. Costumi e maschere vennero sempre più esasperati ed enfatizzati, 28 maschere convenzionali coprivano tutti i personaggi tragici e 44 per la commedia. Il teatro greco sopravvisse fino al 500 d.C. ma perse vitalità dopo il primo secolo a.C. e la conquista romana.
Mimo
Spettacolo di carattere popolare, includevano anche donne, verso il 300 a.C. diventa sempre più popolare ed è incluso in occasioni ufficiali, ottiene anche una compiuta forma letteraria, tratta principalmente di scene di vita quotidiana.
Teatro romano
Le prime rappresentazioni a Roma intorno al 346 a.C. si svolgono ad opera di attori etruschi, il teatro etrusco infatti influenzò quello latino come anche alcune caratteristiche delle rappresentazioni del sud Italia. Le prime rappresentazioni secondo le forme del dramma greco sono datate 240 a.C. durante i Ludi Romani in onore di Giove. Solo una piccola parte dell’intrattenimento pubblico però era rappresentato dagli spettacoli teatrali. Le prime opere scritte e rappresentate nel 240 sono traduzioni e adattamenti di testi greci da parte di Livio Andronico. I commediografi più importanti sono Plauto e Terenzio. Di Plauto ci sono pervenute 21 commedie integre tranne una in frammenti, scritte tra il 205 e il 184, si rifanno alla commedia nuova greca ma sono arricchite di riferimenti alla vita quotidiana romana e usano una varietà di forme metriche. Terenzio era uno schiavo cartaginese affrancato, scrisse 6 opere che sono sopravvissute, importanti per i personaggi che rivelano la loro indole con il dipanarsi della storia. Lo stile e il linguaggio sono piani e composti, simili al quotidiano. Nascono anche generi che parlano della vita romana: fabula togata (commedia con argomenti romani). Le opere di Plauto e Terenzio eliminano il coro e accompagnano i dialoghi con musica ereditata dagli etruschi. Anche la tragedia era molto apprezzata anche se non sono sopravvissute parti di testi, probabilmente erano adattamenti di testi greci (fabula praetexta). Le uniche tragedie sopravvissute sono di un periodo tardo (d.C.) ad opera di Seneca, 9 tragedie, divise ognuna in 5 episodi separati da intermezzi corali non pertinenti, con un linguaggio erudito e un tono declamatorio, personaggi dominati da una sola passione ossessiva. Le scene violente e l’uso dei soliloqui e degli a parte. Octavia è l’unica fabula praetexta pervenuta. Erano diffuse altre forme teatrali che acquisiscono una valenza letteraria quando le forme maggiori iniziano a declinare (1 secolo a.C.).
Farsa
Atellana: Pomponio e Novio, come pezzi di chiusura, scene campestri, linguaggio rozzo, risse, truffe e sesso, 4 personaggi fissi con costumi convenzionali.
Mimo
Primi riferimenti 211 a.C. aveva carattere licenzioso, diventa letterario con Decimo Laberio e Publilio Siro. Breve, serio o comico, su argomenti quotidiani.
Pantomimo
Spettacolo che raccontava una storia attraverso la danza, di un solo ballerino di argomenti storici o mitologici, accompagnato da musica e coro.
Il teatro doveva competere con molte altre forme di intrattenimento come le corse dei carri, il circo, le battaglie simulate, i combattimenti dei gladiatori e degli animali feroci e le battaglie navali. Le feste erano organizzate dai magistrati che assumevano la compagnia di attori, controllavano i testi e la qualità. Gli spettacoli erano liberi e rappresentati senza interruzioni. Il primo teatro fu costruito nel 55 a.C. Normalmente costruiti in piano con palcoscenico sopraelevato e orchestra, sulla facciata posteriore c’erano 5 porte. Lo sfondo scenico era la scaenae frons che idealmente poteva essere una serie di case o un tempio. Non si facevano molti sforzi per modificare la scenografia. Ogni porta rappresentava un ambiente diverso, auleum introdotto nel 133 a.C. serviva a coprire il palco e a rivelare l’azione di colpo, il siparium tipo fondale era appeso sulla scaenea. Gli effetti spettacolari erano assolti dall’uso di molte comparse e si sviluppò anche l’uso di macchine per effetti spettacolari. Attori histriones quasi solo uomini, la loro condizione sociale era varia. Nel primo secolo cresce l’importanza del protagonista. La recitazione di norma seguiva le convenzioni greche, la gestualità e il ritmo erano molto curati ma aveva comunque un carattere convenzionale. Si usavano le maschere e i costumi erano ispirati agli abiti greci o romani, erano generalmente accompagnati dalla musica. Il teatro romano ebbe l’apice intorno al 4 secolo d.C. ma fu forte bersaglio delle critiche dei cristiani e gli attori furono posti al di fuori della comunità religiosa. Il teatro romano fu comunque travolto dalle conquiste barbare e dal crollo dell’impero.
Il teatro nel medioevo in Europa
Con la dissoluzione dell’impero venne a mancare un’organizzazione teatrale organizzata e riconosciuta, le compagnie iniziarono a viaggiare e a recitare ovunque trovassero pubblico, osteggiati e condannati dalla chiesa. Scop, cantastorie dell’Europa settentrionale, narrava le imprese degli eroi nordici. In Europa occidentale si festeggiavano numerose feste legate alle ricorrenze pagane come il solstizio d’inverno o i riti primaverili per la fertilità; su queste festività la chiesa sovrappose le feste religiose come il Natale, la Pasqua o i santi patroni. In molte celebrazioni liturgiche vennero via via inseriti elementi tipicamente teatrali, un sistema di simboli fu creato per comunicare ai fedeli gli avvenimenti e i personaggi, nei testi vennero progressivamente inserite parti dialogate e cantate che via via si trasformarono in rappresentazioni drammatiche. In questo periodo venne fuori in Germania una serie di drammi ispirati a Terenzio scritti dalla monaca Hrotsvitha di argomento non liturgico (935-973). Il dramma liturgico fu comunque la più importante realizzazione teatrale di quel periodo rappresentati nei monasteri, la piena fioritura si ebbe nell’undicesimo secolo e si diffuse anche in oriente. I drammi più antichi trattano dell’episodio delle tre Marie alla tomba di Cristo, altri parlano della natività o dei re magi, ma ne esistono molti che trattano dei più disparati eventi biblici. L’elemento scenografico era una piccola struttura.
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