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Albert Camus (1913-1960)

Vita e opere principali

Figlio di gente modesta, figlio dell'Algeria, filosofo e scrittore, resistente, rivoltoso e umanista.

Nasce in una famiglia povera a Mondovi, nell'allora Algeria francese. Il padre, Lucien Auguste

Camus, era un fornitore d'uva locale discendente di coloni francesi nativi di Bordeaux da parte

paterna e dell'Alsazia da parte materna, invece la madre, Catherine Hélène Sintès, era figlia di

immigrati spagnoli originari di Minorca.

Perde suo padre a causa della guerra del 14' «...per servire un paese che non era suo», come scrisse

Camus una volta adulto nel romanzo "Le Premier Homme" (postumo, 1994)

Assieme alla madre e alla nonna materna, la quale rivestirà un ruolo molto importante nella sua

educazione a causa della severità e dell'accentramento dei poteri familiari (la madre è come se non

avesse avuto mai parte nella crescita del figlio), si trasferisce ad Algeri dove seguirà tutti i gradi di

scuola.

Spinto dal suo professore di filosofia, e in seguito grande amico, Jean Grenier (al quale rimarrà

legato per tutta la vita), vince una borsa di studio presso la facoltà di filosofia della prestigiosa

Università di Algeri e può proseguire i suoi studi; ma a 17 anni è colpito dalla tubercolosi.

L'assenza del padre e le dure condizioni di vita influiscono molto sul suo carattere che si mescola in

una filosofia di vita fondata sulla volontà e voti, spoglio.

Studiando filosofia, Camus inizia a sistematizzare le sue intuizioni sull'assurdo della vita e sulla

solitudine dell'uomo, affermando anche il bisogno di dare un senso alla sua vita e di comunicare con

il mondo.

Si laurea in filosofia nel 1936 con una tesi su Plotino e Sant'Agostino

In questo periodo ha la passione per il teatro e fonda la troup "L'equipe", più tardi si dedicherà a

finzioni drammatiche e diventerà un adattatore di opere di teatro antiche o straniere.

1937, "L'Envers et l'Endroit": breve raccolta di saggi che costituisce il punto di partenza del suo

operato.

1938, "Noces", raccolta di saggi lirici, canta la bellezza del mondo e l'impossibilità di scoprirne il

senso perchè la morte esiste.

Nel 1934 Camus si impegna nel partito comunista, spinto dal suo desiderio di azione sociale, ma

più in risposta alla Guerra civile spagnola che per un reale interesse alle teorie marxiste; questo

atteggiamento distaccato nei confronti dell'idea comunista lo portò spesso al centro di discussioni

con i colleghi e lo rese oggetto di critiche fino al punto di distaccarsi completamente, ma

continuando la sua attività politica denunciando gli eccessi della colonizzazione.

Il primo matrimonio di Camus con Simone Hie nel 1934 finisce dopo due anni a causa della

dipendenza della donna verso gli psicofarmaci. Sei anni dopo sposerà Francine Fauré.

Siccome scoppia la guerra nel 1940, Camus arriva in Francia ed è qui che termina la stesura de

"L'Etranger", 1942: il romanza incarna il sentimento dell'assurdo che l'autore spiega nel suo saggio

filosofico "Le Mythe de Sysiphe" e che traduce per la scena in "Caligula", 1944.

La doppia personalità di Camus, diviso tra il sentimento dell'assurdo e la rivolta attiva, lo portano a

collaborare durante la guerra a un giornale clandestino, "Combat" (cellula partigiana) di cui diventa

redattore dopo la Liberazione.

1947, "La Peste" fa di Camus il profeta della rivolta: questo romanzo simbolico in cui la peste è una

metafora del nazismo, trova il suo eco teorico ne "L'Homme revolté", 1951. Fu oggetto di molti

attacchi e porta alla rottura con Sartre che denuncia l'attitudine idealista, moralista, anticomunista di

Camus. In effetti Camus raggiunge una morale dello sforzo e del sacrificio redentore che non è

lontana dal Cristianesimo nonostante Camus sia agnostico, e al di là della rivolta, lui ha fede

nell'uomo. Il sentimento di essere incompreso, la malattia, i problemi personali, il conflitto algerino,

scoraggiano l'autore che non pubblica niente prima de "La Chute", 1956: racconto in cui l'eroe

prende coscienza della sua vigliaccheria.

1948, "L'Etat de siège" e 1949, "Le Juste" portano in scena la stessa problematica

Nel 1956 Camus lancia un appello per la pace in Algeria, ma in vano. Un anno dopo è incoronato

come Premio Nobel. Scrive ancora "Reflexions sur la guillotine" finchè nel 1960 viene ucciso in un

incidente stradale "assurdo". Nelle sue tasche fu trovato inoltre un biglietto ferroviario non

utilizzato, probabilmente aveva pensato di usare il treno, cambiando idea all'ultimo momento. In

passato aveva più volte sostenuto che il modo più assurdo di morire sarebbe stato proprio in un

incidente automobilistico

L'influenza di Camus è stata molto considerata all'epoca: ha saputo esaltare gli spiriti con il suo

profondo umanismo, affermando in un tempo dominato dal vitello d'oro del realismo, l'esistenza del

fatto morale.

Pensiero

L'operato di Camus può strutturarsi introno a due poli principali, corrispondenti alle due tappe del

suo itinerario filosofico: l'assurdo e la rivolta.

- La morale de l'assurdo: la presa di coscienza del non senso della vita conduce all'idea che l'uomo è

libero di vivere, smette di pagare le conseguenze dei suoi errori e deve esaurire le gioie sulla terra.

Queste idee sono esposte nel "Mito di Sisyphe", "L'etranger", "Caligula" e "Le malentendu" (ciclo

dell'assurdo – durante la guerra)

- L'umanismo della rivolta: l'autore arriva alla scoperta di un valore che da un senso e un limite

all'azione, ovvero la natura umana. Questo appare nella "Peste", "L'etat de siege" e "Les Justes"

prima di esprimersi direttamente nel "L'homme Revoltè" (ciclo della rivolta – dopo la guerra, no

libertà individuale)

La carriera di Camus è quindi quella di uno psicologo e di un moralista.

Il non senso della vita e il sentimento dell'assurdo può nascere dal sentimento della stranità della

natura, dell'ostilità primitica del mondo al quale ci si sente totalmente estranei. Oppure è il tempo

che porta all'annichilimento degli sforzi ed è il peggiore nemico; la routine. O ancora è la certezza

della morte che ci rivela l'assurdità e l'inattitudine dell'intelligenza che non riesce a comprendere il

mondo.

Ma non è il mondo che è assurdo, ma è il confrontare il suo carattere irrazionale e il desiderio perso

della chiarezza. L'assurdo non è nè nell'uomo, nè nel mondo, è nella loro presenza comune, nasce

dalla loro antinomia.

Camus libera i comportamenti d'evasione: da una parte il suicidio, che è la soppressione della

coscienza, dall'altra parte le dottrine che pongono al di fuori del mondo le ragioni e le speranze che

darebbero un senso alla vita, ovvero la credenza religiosa (suicidio filosofico degli esistenzialisti)

Camus prende dall'assurdo tre conseguenze: la rivolta, la libertà e la passione; trasforma in regole

della vita quello che era l'invito alla morte e rifiuta il suicidio.

- La disfatta: Camus oppone allo spirito del suicidio chi è condannato a morte ed è allo stesso tempo

cosciente di morire e rifiuta la morte. Per lui è questa rivolta che conferisce alla vita il suo prezzo e

la sua grandezza, esaltando l'intelligenza e l'orgoglio dell'uomo alle prese con una realtà che lo

attraversa e l'invita a prosciugarsi.

- La libertà: l'uomo assurdo prova solamente la sua propria libertà di spirito o d'azione. Fino

all'incontro con l'assurdo egli aveva l'illusione di essere libero, ma era schiavo dell'abitudine o dei

pregiudizi che davano alla sua vita solamente poco scopo e valore. La scoperta dell'assurdo gli

permettono di guardare tutto con un nuovo sguardo, ed è profondamente libero nel momento in cui

capisce la sua condizione senza speranza e senza un domani.

- La passione: vivere in un universo assurdo consiste a moltiplicare le esperienze con passione.

Camus insiste sulla loro quantità.

Camus analizza l'assurdo dell'uomo come condizione alienante e reale, non come necessità o unica

via. Egli opera una diagnosi di tale problema esistenziale per risolvere il quale serve una cura che

solo la solidarietà umana è in grado di produrre. L'uomo scopre la sua inconsistenza e la sua

assurdità intuendo che solo attraverso la presa di coscienza di questo stato di cose si aprono nuovi

orizzonti, il difficile è entrarci.

L'assurdo è penoso e la presa di coscienza di esso frustra e macera, ma è uno stimolo intellettuale

importante ed è nel "Mito di Sisifo" che viene posto in maniera chiara il problema. Ma la soluzione

nella solidarietà umana appare con "La Peste" che rappresenta perciò un superamento del senso

tragico e assurdo dell'esistenza umana.

Ma il tema della solidarietà umana è uno sbocco che è convincente solo in parte e che per alcuni

versi pare addirittura forzoso e non privo di derive moralistiche. Ben diverso l'atteggiamento che sta

alla base del grande e profondo tormento esistenziale molto esplicito sino all'inizio degli anni '40.

Un tormento che si esprime nell'ateismo esistenziale.

Camus affronta anche ne "L'uomo in rivolta" il tema della violenza, sia essa metafisica, libertaria o

terroristica. L'opera è anche un'analisi socio-psicologica profonda delle motivazioni che portano alla

rivolta violenta e all'omicidio.

Camus, contrapponendosi a Sartre, non sia più un esistenzialista ateo, ma semplicemente che egli

intende abbandonare il pessimismo estremo per lasciare l'orizzonte aperto alla speranza di un senso

del lottare contro il male.

Per Camus, la strada maestra dell'uomo che pensa è quella di combattere contro l'assurdo e la

mancanza di senso dell'esistere. Un assurdo che non è nella natura dell'uomo in quanto tale, ma nei

"modi" con cui l'uomo struttura negativamente il proprio esistere e il proprio convivere. Far fronte

alla "peste" (che nella sua opera simboleggia anche la dittatura) è possibile nella solidarietà e nella

collaborazione. Gli uomini, se uniti da ideali positivi perseguiti con determinazione e forza, devono

sempre rimanere vigili in attesa che «...la peste torni a inviare i suoi ratti». Ma tutto questo deve fare

i conti con lo stato personale di attività e con i propri limiti: l'artista (così come l'uomo comune) è

sempre in bilico fra solidarietà e solitudine (solidaire ou solitaire), e spesso si trova di fronte a

situazioni che avrebbe potuto evitare se avesse approfittato di un'occasione passata (La caduta).

Camus rifiutava l'appellativo di "pessimista" : «Non ho disprezzo per la specie umana... Al centro

della mia opera vi è un sole invincibile: non mi sembra che ciò formi un pensiero triste».

Se Sisifo, una volta negato Dio, vede un mondo in ogni parte di esso e può sentirsi felice per il solo

fatto di lottare contro il Dio-padrone, il nichilismo è già vinto anche se la sofferenza e l'ingiustizia

continueranno a imperversare

L'Etranger (cronaca nera : fait divers)

Meursault è un giovane impiegato d'ufficio ad Algeri, è condannato a morte per aver ucciso un

uomo arabo sulla spiaggia, senza ragioni apparenti. E' Meursault stesso che racconta, come se il

film della sua vita scorresse sotto i suoi occhi. Si divide in due parti: la prima comprende tutti gli

avvenimenti che sono successi duranti i 18 giorni precedente all'omicidio; la secondo dura un anno

e copre tutta la durata del processo.

Tutto è cominciato il giorno della sepoltura di usa madre, Meursault assiste come in un sogno e

rifiuta di vedere l'ultima volta il corpo di usa mamma. Di ritorno ad Algeri ritrova la routine della

vita quotidiana: lavoro, le uscite con Marie, conversazioni con i vicini. Una domenica, il suo vicino

Raymond l'invita ad andare sulla spiaggia, ma li un litigio scoppia tra Raymond e due arabi.

Meursault per evitare un dramma toglie al suo amico la pistola. A mezzo giorno Meursault ritorna

sulla spiaggia, fa molto caldo e il sole è accecante. Gli arabi sono ancora la: un arabo tira fuori il

suo coltello, Meursault clicca il grilletto. Tutto succede senza che se ne renda conto.

Meursault poi assiste al processo come se fosse un estraneo. Il comportamento che ha avuto il

giorno della sepoltura della madre e la sua assenza di rimorsi shockano. Meursault è accusato di

insensibilità, di non conoscere le regole della società. Non si fa più il processo di un uomo che ha

assassinato un arabo, ma di chi ha interrato la madre con un cuore di criminale. Ribellato alla

società Meursault aspetta la morte con serenità, capendo alla fine che è stato felice nel mondo.

Il carattere del protagonista è un pò strano, sembra indifferente al mondo o meglio, accetta gli

avvenimenti come capitano senza porsi domande. Questo comportamento non è compreso dagli

altri e sarà a suo sfavore durante il processo: lo accusano di essere estraneo alla società, alla

giustizia, a lui stesso, perchè ha agito senza volerlo. Meursault non aveva ancora preso coscienza di

essere estraneo al mondo, è durante il processo che realizza quanto gli altri siano diversi da lui.

Dall'indifferenza passa alla rivolta: lui è colpevole, ma ama la vita: gli altri non hanno capito che il

suo amore per la vita si esprimeva attraverso una comunione silenziosa e profondo con il mondo e

non attraverso le convenzioni sociali e rituali.

Ne "L'etranger" Meursault trova sotto il suo pagliericcio un vecchio giornale che raccontava la

storia che Camus sviluppò poi ne "Le malentendu" (fait divers : cronaca nera) con qualche

dettaglio: Jan ha un donna ma non un figlio, non è assassinato a colpi di martello, ma addormentato

e poi affogato nel fiume. Camus poi rende le due donne le protagoniste dell'azione piuttosto che la

vittima, e inventa il vecchio domestico, oltre che anche gli altri clienti facevano la stessa fine.

Meursault formula la morale de "Le malentendu" . Se Meursault appare come la vittima di una

potenza cosmica, Jan sembra avere la libertà di evitare il suo malessere.

Le Malentendu (il malinteso)

[differenza con il film: storia uguale, ma la moglie è l'unico personaggio colorato perchè indossa un

vestito giallo, il resto paesaggio/clima è buio e triste e la madre e la sorella sono sempre grigie)

Variante tragica della parabola del ritorno del figliol prodigo

L'action se passe en Boheme.

Act I

Mere: "j'aspire à la paix, a un peu d'abandon" (la morte..elle est fatigueé)

Martha: "le jour ou nous serons devant la mer dont j'ai tant reve vous me verrez sourire, mais il faut

beaucoup d'argent"

Martha: "il faudra le tuer" (le voyageur riche)

Jan: "tout etait plus difficile que je ne l'avais cru" (la madre e la sorella non lo riconoscono, viene

servito con della birra come tutti gli altri, mentre lui si aspettava almeno un pasto caldo e

accogliente, è rimasto commosso e non aveva più parole)

Maria: vuole che Jan parli subito chiaro, rivelando la sua identità, presentando sua moglie, dicendo

che vivono in un paese felice davanti al mare e al sole

Maria: è spaventata dal posto, nel paese non c'è una faccia allegra, è sospettosa e non ridono più,

vuole partire e tornare a casa

Jan: "ce n'est pas le bonheur que nous sommes venus chercher. Le bonheur nous l'avons"

Maria: "je ne veux pas que tu m'y laisses seule" (vuole restare con lui, è la prima notte dopo essere

sposati da 5 anni che non dormono insieme)

Jan: "j'ai compris que ma mère avait besoin de moi"

Maria: "tu prends la voix de la solitude, ce n'est pas celle de l'amour"

Jan: "on ne peut pas toujours rester un etranger = un homme a besoin de bonheur , il est vrai mais il

a besoin aussi de trouver sa definition, et j'magine que retrouver mon pays, rendre heureux tous

ceux que j'aime, m'y aidera"

Maria se ne va dicendo "Adieu"

Jan: da un nome falso Hasek Karl e dice di non essere cosi povero, ma che è contento.

Martha sta per leggere il passaporto di Jan, ma viene interrotta dal domestico e quindi è distratta.

Gli chiede poi dove abita (vicino al mare in Africa) e se è sposato (la sua donna è in Marocco)

Martha: "vous avez choisi un auberge tranquille, nous recherchons le bon client"

Jan: "il m'a semblè simplemente que nous n'etions pas si etrangers que cela l'un à l'autre" (parla

della solitudine, ma lei si arrabbia e gli dice che deve avere il diritto di essere un cliente e di non

preocuparsi per il resto)

Jan: "un fils qui vous aurait pretè son bras?" (si riferisce alla madre, vuole indagare di più sui suoi

sentimenti, ma la sorella è scocciata, non vuole che il cliente entri nei loro pensieri familiari)

Mere: "un fils! Oh! Je suis une trop vieille femme! Le coeus s'use"

Jan: "il est vrai, mais je sais qu'il n'oublie jamais"

Martha: "trop d'annes grises ont passé sur ce petit village et sur nous"

Mere: "voyez ces mains qui sont encore fortes, elles pourraients maintenir les jambes d'un homme"

(allude ai corpi delle vittime, ma intanto l'ha chiamato MON FILS e Jan le chiede perchè, lei

risponde che è confusa

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luigi1046 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Mauri Daniela.
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