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Albert Camus

Biografia

Nasce a Dréan il 7 novembre 1913 da un padre operaio agricolo che aveva appena preso la gestione di una viticultura

e da una madre semi-analfabeta e semi-sorda, aveva un fratello più grande. Nasce alla vigilia della Prima Guerra

Mondiale, infatti il padre di Camus è chiamato a combattere in Francia, come tanti soldati algerini muore subito

(truppe coloniali erano inadeguate per questo servizio). Camus si ritrova orfano a meno di un anno di vita. La madre si

trasferisce ad Algeri dalla nonna energica ed autoritaria, che viveva con uno dei figli quasi del tutto sordo-muto. La

famiglia vive in questo piccolo appartamento ed è lì che cresce Camus. Viene notato dal suo maestro a scuola, il quale

sentiva questo senso di responsabilità verso questi orfani in quanto era sopravvissuto alla guerra. Riceve delle borse di

studio, ma a causa della tubercolosi non riesce a finire gli studi. Diventa giornalista in una prima fase, pubblica un

primo testo in Algeria e negli anni ’40 si sposta in Franci e trova il successo nel ’42 con “L’étranger” e “Le mythe de

Sisyphe”, più o meno in contemporanea. Vince il premio Nobel per la letteratura nel ’47. Questi testi lasciano

intravedere una visione del mondo simile a quella di Sartre > esigenza di pienezza dell’uomo e mondo deludente.

Mentre il protagonista della Nausèe viviseziona la realtà, nei testi di Camus abbiamo un protagonista totalmente

scollato, non vuole capire la realtà, si ritrova prigioniero della stessa > uccide un arabo con cui un suo amico aveva

avuto una discussione, per delle ragioni che anche a lui paiono assurde. Da qui una prima forma di rivolta che si

affermerà in modo molto più netto nello stadio della rivolta, tra cui “La peste” (ci si può solo coalizzare, non per

sconfiggere il male, ma per renderne minori gli effetti). Si conclude con l’ultimo ciclo che è lo stadio dell’amore, che

non arriva a termine a causa della morte “accidentale” dell’autore. Questo stato è caratterizzato da un metodo

impiegato specifico, la sincerità.

LES “ÉTAGES” DE L’OEUVRE

Stadio dell’assurdo: Caligula, L’étranger et Le mythe de Sisyphe > quello che ha conosciuto simile a Sartre, presa di

coscienza dell’assurdità del mondo tra la fine degli anni ’30 e inizio degli anni ’40, nel momento in cui si rende conto

che l’Europa sta scivolando verso una nuova guerra mondiale. Da qui questa percezione dell’assurdità del mondo e di

un’inadeguazione tra le aspirazioni di chiarezza e l’opacità del mondo stesso, la non presenza chiara di un disegno.

>

Stadio della rivolta: Le malentendu, La peste, L’état de siège, Les justes, puis analyse dans L’homme révolté per

Sartre si realizzerà in un impegno civile, politico, con la Resistenza, e che Camus tradurrà nelle sue opere; ove di

fronte alla presenza inevitabile del male, all’inizio si subisce, fino a rendersi conto che cisi può solo coalizzare,

stringersi gli uni agli altri non per sconfiggere il male, perché non è possibile, ma per minimizzarne gli effetti

coraggiosamente.

Stadio dell’amore: Le premier homme, Don Juan, Le mythe de Némésis. > « La méthode est la sincérité » : « En

somme, je vais parler de ceux que j’aimais ». Superata questa fase combattiva, negli anni della Guerra D’Algeria, è

costantemente richiamato alla sua infanzia a causa della guerra, temi che richiamano affetti e luoghi da cui proviene >

non è solo nostalgia di una terra, di uno spazio-tempo che non tornerà mai più; ma anche una sorta di senso di colpa:

Camus che afferma questo amore per l’Algeria ha deciso di trasferirsi in Francia, perché ha deciso di usare la

letteratura come mezzo di resistenza, come sua vita, ha cambiato luogo, stato sociale. Il sociologo Vincent de Gaulejac

definisce questo fenomeno “nevrosi di classe”, un malessere legato al fatto di aver cambiato classe sociale, che

comporta un attaccamento forte al suo luogo d’origine. In qualche modo ha “tradito” le sue origini, nonostante questo

nuovo statuto sociale gli permette di rendere onore alla sua classe d’origine. Anche questa presa di coscienza non

avviene subito, né per Camus, né per il personaggio; è tematizzata, ossia se ne parla direttamente nell’opera.

LE PREMIER HOMME

- Viene scritto tra il 1953 e il 1960, la creazione dell’opera sarà interrotta non solo dall’attività politica, infatti

nel 1958 pubblica Actuelles III, ma anche da problemi familiari. È nel 1959 che, grazie a un corto viaggio in

Algeria, si documenterà sul suo passato familiare, permettendogli di lavorare con continuità al suo

manoscritto (Pierre Louis Rey commente Le Premier Homme d’Albert Camus ) Verrà pubblicato postumo nel

1994 da sua figlia.

- Dal 1942 al 1946 i suoi Carnets portano traccia di un romanzo intitolato L’enfance pauvre. Alla fine, dopo

aver inventato nell’autunno del 1951 la formula “premier homme”, integra a questo romanzo gli elementi

destinati a L’enfance pauvre (Pierre Louis Rey commente Le Premier Homme d’Albert Camus).

- La ricerca del padre, quindi del proprio ruolo di uomo nella famiglia, che fa nascere il testo.

- È diviso in due parti: “Recherche su père” e “Le fils ou le premier homme”, come viene indicato nell’indice

stilato da Camus, a sottolineare il legame necessario tra questi due personaggi fondamentali, il figlio e il padre

- La figura della madre è centrale, viene indicata come intercessore, colei che fa da tramite, ma anche come

dedicataria dell’opera, opera il cui pilastro è il padre, sebbene assente. Il ruolo della madre è di fatto quello di

creare un legame tra il figlio e il padre, poiché non è elemento d’aiuto nella ricostruzione memoriale. Tutti gli

altri libri di Camus sono dedicati a maestri, questa è l’unica eccezione.

- La figura del maestro viene indicata come figura che permette il ricordo e da a Jacques i mezzi per la

ricostruzione memoriale

Questo protagonista è di origine algerina, non è casuale che tutti i testi di Camus siano situati in Algeria. I riferimenti

al vissuto di Camus sono quindi abbastanza netti > la sua appartenenza a questa terra è fondamentale. Siamo nella

seconda fase coloniale francese, la Francia infatti da avuto un primo spazio coloniale in Nord America nel XVI secolo,

ma dopo la Guerra dei Sette Anni, perde questo spazio e riparte con le conquiste, soprattutto in Africa. L’Algeria viene

conquistata nel 1830 e si libera solo nel 1962, con la Guerra d’Algeria, che si svolge dal 1954 al 1962, esattamente gli

anni in cui Camus redige “Le premier homme”, testo che lascia incompiuto. Egli muore nel ’60 in seguito ad un

incidente d’auto, lasciando accanto a sé una valigetta nella quale aveva il manoscritto di questo testo. Questo testo

nasce quindi nel momento in cui si stava disfacendo il terreno nel quale era nato, questa terra popolata da arabi e

francesi, che costituisce un’eccezione perché è una colonia di popolamento. Per colonia di popolamento intendiamo

una colonia in cui lo Stato manda una parte della popolazione a vivere, che viene pensata come un’estensione del

territorio francese, mentre la maggior parte delle colonie francesi vengono definite colonie di sfruttamento (colonies-

comptoir), dove viene mandato il personale per trarre le materie prime, ad esempio nel Congo-belga o nel Senegal. Gli

unici due casi di colonie di popolamento sono il Canada (questo spiega perché fosse così radicata la lingua francese) e

l’Algeria > è un modo per ingrandire il territorio francese e dunque vi si manda la popolazione povera. Questo

fenomeno avviene soprattutto dopo il fallimento dopo la guerra franco-prussiana del 1870 nel quale la Francia perde

l’Alsazia e la Lorena > i governanti, le autorità, i vescovi, lanciavano degli appelli chiedendo agli abitanti di queste

città di trasferirsi in Algeria. Tantissima parte della popolazione si installa lì, complice anche il clima favorevole,

questo contribuisce alla creazione di una società mista, diversificata; si crea anche un’empatia e una forma di

comunione tra i poveri > questo è fondamentale e traspare in tutto il testo, è questa comunione di fatto con la quale

Camus ha vissuto tutta la vita che viene a incrinarsi nel 1953, è per questo che c’è questa attenzione a questa terra e la

comunione tra le due comunità. Gli ex francesi d’Algeria, che tornano in Francia vengono definiti “pieds-noir”, ma

tantissimi hanno cognomi italiani e spagnoli, poiché la popolazione nei livelli bassi della società si era mischiata. Non

a caso la stessa madre di Camus aveva origini spagnole, così come “Lucie” nel testo, mentre il padre di Camus nel

testo è originaria dell’Alsazia e della Lorena, cosa che Camus credeva fosse vera per il padre reale. L’autore sceglie di

vivere in Francia, ma non si abitua mai a quei luoghi, descrive in modo negativo quindi la Francia e positivo l’Algeria.

Dopo la pubblicazione nel 1958 delle sue Chroniques algeriennes (Actuelles III), Camus non si è quasi più espresso

nella stampa riguardo l’Algeria; la tragedia, pensiamo, lo ha ridotto al silenzio (Pierre Louis Rey commente Le

Premier Homme d’Albert Camus). Camus costituisce a pieno titolo un autore che fa parte del canone francese > è

un’opera che a posteriori viene riconosciuta come fondante e caratteristica, il termine “canone” deriva dal mondo

ecclesiastico. Si tratta di opere che si considerano imprescindibili e che di fatto stabiliscono in seguito una norma o

una base di partenza, non a caso sono le opere del canone che si prestano di più alle riscritture.

LE TEXTE

Pag. 11 > primo paragrafo

Il testo sembra incompatibile con un’autobiografia e con il suo patto di verità, abbiamo una descrizione di queste

nuvole, la descrizione parte da lontano per poi avvicinarsi, inquadratura larghissima che poi si stringe, quasi fosse

un’inquadratura cinematografica. Questo incipit è un incipit che non ci fa pensare ad un’autobiografia, perché nessuno

può ricordarsi/sapere del momento della nascita o dei momenti immediatamente precedenti, non è un ricordo

personale. Sono elementi che un narratore non potrebbe ricostruire in prima persona, ma è la possibilità che ha un

narratore di un romanzo autobiografico, può permettersi di dare un quadro che un autobiografo non potrebbe ridare.

Qui abbiamo questa evocazione concisa attraverso queste immagini del Magreb, descritto come un’isola immensa

difesa dal mare mosso al Nord e a Sud dalle sabbie del Sahara. La prima parola che si riferisce ad un’entità umana è

alla fine del paragrafo: quattro viaggiatori. Dopo tutta questa evocazione si arriva alle gocce di pioggia delle nuvole

che cadono sulla tettoia di tela che ripara i viaggiatori. Dopo le nuvole si arriva al calesse, dove si trovano i

personaggi. Non è ancora chiaro chi sia il protagonista, siamo su una strada di campagna non ancora battuta. Continua

con una descrizione del percorso e di quello che accade. A questo quadro della terra magrebina, si fa di nuovo

allusione con questa doppia presenza: l’arabo e il francese che stanno seduti l’uno di fianco all’altro. Altro elemento

importante è la descrizione di questo personaggio maschile che, per chi conosce Camus, assomiglia a lui fisicamente,

anche se non si tratta del suo alter-ego. Abbiamo 4 personaggi: un arabo che conduce la carriola, un francese, sua

moglie e un bambino di 4 anni; visibilmente stanno facendo un trasloco. Si tratta di una famiglia povera (marito ha

vestiti leggeri, moglie ha le mani rovinate dal lavoro e volto segnato dalla fatica). Questa donna è descritta in modo

molto partecipato, bella, con lo sguardo che trasmette dolcezza, bontà, ma al tempo stesso assenza e distrazione

(queste parole torneranno nella descrizione di questa donna). Questa donna deve avere un bambino e si avvicina al

momento del travaglio > il bambino che nascerà è il protagonista della storia.

Pag.13 (fine)

Questi personaggi attraversano una terra sconosciuta e vuota. Si parla di una notte dell’autunno del 1913 (quando

nasce Camus), e ci si riferisce ai personaggi come “viaggiatori”, in quanto caratteristica peculiare. Si conferma che

sono una famiglia povera. La donna è incinta e si avvicina al momento del travaglio, probabilmente avvicinato dal

lungo e difficile viaggio. Il gruppo si avvicina ad un villaggio in cui la donna partorirà il protagonista del romanzo. Si

percepisce sempre una forte empatia tra i personaggi > l’arabo (si riferisce quasi sempre agli autoctoni in questo

modo) percepisce la preoccupazione del suo compagno. Non solo per il nome, ma anche per la localizzazione

geografica non si corrisponde il protagonista con l’autore, il protagonista infatti nasce a Solferino, una città vicino

Bonn, mentre l’autore è nato in un’altra città nei pressi di Bonn. Vengono rivelati i nomi, Henri e Lucie. Qui viene

compresa la distrazione e l’assenza della donna > questa donna è mezza sorda, quindi ha una sorta di distacco dal

mondo, non comprende ciò che la gen

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher renataschiro00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Gnocchi Maria Chiara.
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