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successive, di cui la prima è il teatro comico, sono ritenute il manifesto della riforma perché

goldoni mette a proposito, presenta una situazione di teatro nel teatro e spiega i contenuti

della riforma.

Inizia l’ultimo biennio 51/52, i rapporti si guastano.

Goldoni si sentiva il salvatore della compagnia, propone a medebac di pubblicare i copioni di

cui aveva la proprietà legale. In modo da ottenere un'altra fonte di incassi. È un punto di

svolta. Per andare in stampa dovevano esser modificate, all’inizio medebac accetta, e

iniziano ad uscire vari volumi. All’inizio del 52 decide di non rinnovare il contratto e va a

lavorare al san luca. 20/03

Goldoni avrebbe voluto diventare possessore dei copioni, ma Medebach rivendica le

commedie come proprie: aveva scarsissimo interesse che le opere venissero pubblicate e

poste a conoscenza delle altre compagnie, soluzione è la divisione dei guadagni dell’edizioni

Bettinelli (Medebach vuole pubblicare massimo 4 testi l’anno)

Nella compagnia altro problema è la condizione di Teodora, soffre di crisi depressive e ha

improvvisi recuperi sconvolgendo le previsioni di Goldoni (non può costruire un personaggio

su di lei), sottovaluta i suoi malesseri e le scrive personaggi comici al veleno, La Donna dalla

testa debole e la Finta Ammalata dove cambia l’oggetto di interesse artistico nella servetta

Maddalena Marliani, lontana dalla moderazione di Teodora (caratteri dolci e romantici) per la

sua carica d’energia e sensualità per lei scrive molte commedie facendola diventare da

seconda donna a protagonista, esempio è La Locandiera, scritta con una distribuzione di

ruoli che elimina la prima attrice causando a Teodora prima una crisi depressiva e poi una

vendetta che la porta e togliere la commedia dal cartellone (enorme successo dalla prima

nel 26/12/52) sostituendola con la Pamela per lei scritta

Le ragioni del cambio di contratto sono molteplici: Goldoni è attirato dalla possibilità di

legarsi al più grande teatro di Venezia per la Commedia (teatro di tradizione pensato per

l’opera in musica: strutturato all’italiana) che gli avrebbe lasciato una maggior autonomia di

lavoro. Vendramin ne è l’impresario, nobile veneziano che gli consente di mantenere il

numero di 8 commedie ma gliele paga di più e subito e lo esenta dall’obbligo di presenziare

completamente alle prove, gli sembra di acquisire maggior autonomia e di aver tempo da

dedicare alla nuova edizione delle sue commedie

In realtà ha grandi problemi fino al 1760: periodo molto difficile sia professionale che

emotivo, comincia ad avere crisi depressive (immagine gioviale creata da lui stesso nelle

Memorie). La prima difficoltà è con la Compagnia del San Luca, del teatro e non

capocomicale, molto meno compatta e più numerosa rispetto a quelle con cui aveva

lavorato: erano attori scritturati per un anno (contraria a quella familiare di Medebach, la

Marliani era la zia di Teodora, avendo solo 4 anni in più, la coesione familiare rendeva più

compatto il rapporto tra gli attori e il drammaturgo) il cambio degli stessi all’interno della

stagione fa fallire il suo metodo di osservazione dell’attore= si rassegna a creare grandi

commedie corali. Trovandosi in un teatro grande pensa di avere un maggiore incasso ma il

palcoscenico molto grande e profondo è poco adatto alle sue commedie di

conversazione(deve riempirlo con le azioni multiple delle commedie corali: permettono di

visualizzare in maniera più compiuta i grandi spazi del san Luca)

Successo nella Sposa Persiana: si scontra con l’opposizione degli attori poiché il contratto

di Vendramin comprende un compenso a provvigione sugli incassi (somma fissa+ incassi

dedotte le spese delle scenografie) problema esterno è causa legale contro Medebach :

facendosi forza del contratto che vende a lui i copioni continua a pubblicare le edizioni

Bettinelli con l’aiuto di Chiari (edizioni spurie)+ la causa continua per 3 anni e alla fine

Goldoni perde in virtù del contratto accettato dall’autore

Si ha anche il versante della concorrenza e delle polemiche: rivali sono Pietro Chiari,

concorrente commerciale e scrittore abilissimo che scrive con una rapidità straordinaria

(adatta le opere per Medebach e gli copia le commedie) e Carlo Gozzi, un nobile veneziano

conservatore e tradizionalista, che non ha nessun’interesse commerciale ma lo attacca sul

piano ideologico= Goldoni predilige la borghesia e si pone contro l’aristocrazia corrotta

ponendo il popolo con valori sani a salvataggio della società Gozzi definisce il suo teatro

scandaloso e politicamente sovversivo

Gozzi controlla gli anni della crisi della repubblica (il senato si chiude in sé e vota leggi per la

censura, contro le riforme e importazioni, dichiarando uno stato di malessere): i suoi attacchi

cominciano nel 56 e investe per continuare in tal politica diffondendo fuori dai teatri volantini

volgari nei confronti di Goldoni+ pubblica pamphlet per i salotti tanto che interviene il senato

per cessare le polemiche (risonanza della vita teatrale del tempo)

Dopo averlo ignorato comincia a rispondere: nel 1761 si ha l’apice dello scontro =Gozzi fa il

grande salto e attacca Goldoni in modo diretto (vuole dimostrare come il suo teatro sia

facilmente battibile) attira dalla sua, attori del passato di Goldoni, va a lavorare per la

compagnia di Antonio Sacchi, Gozzi ne diventa drammaturgo gratuito (accusa di venalità a

Goldoni) vi fa entrare Cesare d’Arbes di ritorno dalla Sassonia, vanno in scena con il genere

di invenzione della Fiaba Teatrale (enorme successo), più grande successo di Gozzi è

Turandot: va in scena in contemporanea all’opera Una delle ultime scene di carnovale che

viene battuto nel botteghino con la riproposizione delle tecniche della commedia dell’arte

A metà del 61 accetta l’ingaggio della Commedie Francaise e lascia l’Italia: Periodo

Francese 62-93, lo trascorre a Parigi, prima pensa di inaugurare una nuova fase della sua

carriera alla Commedie, poi si rende conto del fallimento della sua sperimentazione e si

allontana dal teatro; diventa precettore di italiano per le figlie di Luigi XV, l’ultima opera

saranno le Memorie del 1787 e muore nel Gennaio del 93 amareggiato poiché la

convenzione gli aveva tolto la pensione data dal re che (gli viene restituita il giorno della

morte per meriti drammatici)

Dal febbraio 60 al 62 sono prodotti i suoi capolavori: riesce in mezzo a questa grande

amarezza a ritrovare la piena padronanza dei mezzi tecnici e superare le commedie della

riforma e verso il dramma borghese e la grande scrittura drammaturgica europea=

costruzione drammaturgica perfettamente calibrata (senza vertici o punti morti) + sistema di

personaggi ben caratterizzati e messi in relazione con l’ambiente (anticipa il dramma

borghese) elemento fondamentale è la collocazione e la lingua, scrive in dialetto veneziano,

elemento di caratterizzazione dei personaggi

Queste commedie sono fondamentalmente molto serie: la spensieratezza degli anni 50

lascia spazio alla pensosità, i finali non sono realmente dei lieti fini (la situazione si

ricompone in modo precario, lascia presagire che gli sviluppi non saranno lieti) sono

prevalentemente corali, non hanno un solo protagonista ma tutti concorrono a ristabilire

l’immagine corale e definitiva che Goldoni vuole restituire= la società è quella borghese

veneziana. la sensibilità di Goldoni è saper cogliere i segni dell’incertezza e

disorientamento/ripiegamento su se stessi che rientrano nella generale crisi della

Repubblica (Gozzi dà una spinta conservatrice modificando lo spirito di Venezia rispetto agli

anni 50, in cui trionfavano i valori dell’ottimismo).

Pone in scena i prodotti piacevoli che lasciano un gusto amaro, con componente di

pensosità che prescinde dal pubblico un impegno maggiore che negli anni 50, mostra il

confronto tra l’individuo e la società che non risponde alle sue aspettative (temi di base che

rientrano del dramma borghese)vanno in massa a vedere Gozzi poiché rassicurante.

Esempio è quello dei Rusteghi, commedia in dialetto veneziano scritta per il Carnevale del

1760, debutta nel febbraio dello stesso; è una commedia comica intorno alla vicende di 4

mercanti veneziani (chiamati Rusteghi poiché selvatici e asociali) che rifiutano il contatto con

il mondo esterno legandosi a pochi amici ed imponendo ciò anche alla proprie famiglie

Si ha la vicenda del matrimonio tra due figli dei Rusteghi: vogliono farli sposare senza che si

incontrino una volta. Il ragazzo entra vestito da maschera nella casa della ragazza, sono

scoperti dai padri e minacciati a lungo, alla fine una donna li convince ad adottare un

comportamento più civile; vanno tutti a pranzo e concludono il matrimonio. È una commedia

satirica e divertente se non ponesse nei Rusteghi l’immagine di una borghesia incapace di

cambiare l’ambiente esterno: eredi del pantalone degli anni 50, si sono arricchiti da soli ma

non sono in grado di adattarsi alla società intorno a loro

L’interno è il luogo dei valori familiari e dell’onestà mentre l’esterno è rappresentato dal

carnevale come festa in cui non ci si riconosce, sono figure che odiano il teatro ( uno si

vanta di non esservi mai stato) come polemica alla rinuncia al rito sociale massimo, Lunardo

rinchiude in casa la famiglia, Margarita la seconda moglie figlia e Lucietta del primo

matrimonio, e non permette loro di andare al carnevale

Edizione di Castri del 1993, Stefania Felicioli come Lucietta e Michela Martini come

Margarita= Si ha la contrapposizione interno-esterno enfatizzata dalla contrapposizione

porta-finestra: dopo il ricordo del passato carnevale che fa piangere la matrigna, Lucietta

apre la finestra e sente le voci del carnevale che abitano un mondo altro vivono una

situazione di reclusione +tema di questa scena è l’opposizione tra la vita domestica quella

festiva= Margarita ricorda come sebbene la madre tenesse molto al suo onore la portasse a

vedere le commedie + Lucietta scalpita ed è disposta a sfidare il padre (intemperanza

dimostrata con controscene mimiche)+ Lunardo dice che non gli importa quello che fanno gli

altri ma solo della gestione di casa sua= per tutelare la dignità dei giovani occorre tenerli in

casa con le porte chiuse a chiave e i balconi inchiodati (così che non siano intaccati

dall’esterno)  prima lettura di comicità esilarante in cui vecchi incapaci di aprirsi alla

modernità non vivono la vita

Per Squarzina non sono veri vecchi ma lavorano nella vita produttiva della città: non ne

condividono più i valori ma solo le incertezze, contro il pantalone degli anni 50 che investiva

in nuove esperienze proteggono ciò che hanno dall’esterno; il rustego è borghese che ha

coscienza dell’impossibilità di cambiare la società. Il risvolto amaro della commedia sta nel

dipingere una società che è consapevole della sconfitta storica.

Elemento caratterizzante è la nevrosi e l’esasperazione (aggressività gratuita e sofferenza),

dimostrate dai personaggi ed in particolare da Margarita, che sposa un vedovo e viene

delusa nelle sue aspettative di maggior libertà nella vita matrimoniale quindi è esasperata,

indica l’incapacità del personaggio di adattarsi all’ambiente e alla morale dei Rusteghi, la

subisce non riuscendo a cambiarla

Questi temi si ritrovano nella Casanova: commedia in dialetto veneziano del novembre del

1760, in essa i toni di esasperazione e sofferenza investono tutti i personaggi e l’interesse

sta nelle relazioni tra i tanti personaggi = Cecilia e Anzoletto sono novelli sposi borghesi che

vorrebbero vivere al disopra delle loro possibilità, Cecilia è ossessionata dagli arredi della

casa, esaspera gli artigiani chiamati a sistemare l’appartamento cambiando idea

continuamente (disposizione dei locali, decorazioni di stucchi e tappezzerie) vorrebbe una

vita mondana pari agli aristocratici per questo rovina le finanze del giovane marito, anche lui

borghese, che ha smesso di lavorare vivendo di rendita delle sostanze della sua famiglia e

che per accontentarla passa da una promessa all’altra senza arrivare alla soluzione

Gli artigiani fuggono, vicini che prima paiono solidali con Cecilia la contestano= presa di

coscienza del fallimento e soluzione temporanea è data dallo zio di Cecilia, per amore della

sua onorabilità decide di prestarle una somma= lieto fine provvisorio, non risolve la

situazione di vitaBorghesia perdente sul fronte dei giovani che si aprono all’esterno nella

maniera sbagliata (scimmiottano un modello di aristocrazia a loro superiore)+ dei vecchi in

cui lo Zio Cristoforo, rinuncia ad intervenire nella società ma lo fa per la nipote: non dà i soldi

in cambio della maturazione come avrebbe voluto il Pantalone degli anni 50, sa che

perderebbe= la perdita del senso della misura si traduce in battute convulse e nevrotiche

che esprimono tutto il senso di profonda amarezza dei personaggi

L’ambire ai modelli di vita aristocratica è alla base della Trilogia della Villeggiatura: scritta

alla fine del 1761 (11-12), sono tre commedie unite dalla stessa storia ritrovate da Strehler.

È la vicenda di due famiglie borghesi ossessionate dalla villeggiatura, status simbol

dell’agiatezza da ostentare trasferendosi in campagna con una compagnia adeguata, anche

riempendosi di debiti, imitando le famiglie nobili (i patrizi proprietari terrieri si trasferivano in

ville di delizia per motivazione economica: per raccogliere i frutti del raccolto e controllare

l’andamento della vendemmia alla fine di luglio)= i borghesi usufruiscono solo del rito

mondano perdendo la ragione fondante del loro soggiornare.

Entrambe le famiglie della trilogia si trovano in autunno rovinate, coperte di debiti a prendere

coscienza del fallimento economico della loro dissennata condotta. Goldoni pone l’intreccio

sentimentale affianco a quello economico: Giacinta aderisce alle convenienze della

borghesia con fidanzamento di forma con Leonardo, in villeggiatura si scopre innamorata e

contraccambiata da un altro ma per il gioco delle convenienze e norme dell’ambiente sposa

il fidanzato che non ama.

Goldoni mette in scena uno spaccato d’ambiente: il personaggio è inquadrato dalla sua

condizione sociale borghesia in estrema difficoltà che prende coscienza come i Rusteghi

del proprio fallimento (risvolti sull’individuo= sofferenza, conflitto interiore come base per

quello con l’ambiente dell’800) 23/03

UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE ANALISI DEL TESTO

Ultimo testo composto per il teatro di san Luca a Venezia, prima della partenza per Parigi.

Le particolari circostanti spiegano il carattere unico, che da una parte appartiene alla

drammaturgia matura degli anni 60, di impianto corale e una dimensione seria, dall’altra il

carnovale ha un nuovo piano, il piano dell’allegoria. Presentando la commedia nella sua

prima edizione dice che è una commedia allegorica e veneziana per mettere in evidenza il

doppio binario su cui è costruita: di una storia realistica legata alla Venezia del suo tempo,

( in veneziano), il cui significato è intellegibile attraverso una prospettiva allegorica che

rimanda all’autore. Testo complesso che consente di parlare al suo pubblico di sé stesso.

Debutto 16 febbraio 1762, coinvolge emotivamente il pubblico che riconosceva sotto il

personaggio principale, anzoletto, la figura di goldoni.

LA VICENDA

Una riunione di tessitori, in casa di un proprietario di bottega di stoffe, Zamaria che decide di

riunire i suoi collaboratori per festeggiare il carnevale. Tra gli invitati c’è anzoletto, di cui è

innamorata la figlia di Zamaria, ma quell’occasione apparente festosa si rivela occasione di

tensione perché domenica viene a sapere che anzoletto sta per partire per la moscovia,

dove ha un lucroso contratto di lavoro. La ragazza cade nello sconforto, e allo stesso tempo

destabilizza gli altri artigiani, perché anzoletto lavora per la bottega.

Allegoria giocata sull’immagine di equivalenza tra tessuto e testo. Come il disegnatore

progetta l’ordito del tessuto, e il telaio lo produce, così in teatro l’autore scrive il testo,

l’intreccio della commedia, indica le battute e gli attori realizzano il suo progetto vivificandolo

sulla scena. Goldoni si nasconde dietro l’immagine del disegnatore; i tessitori sono i suoi

attori e il padrone della bottega è l’impresario del san luca.

L’allegoria funziona, così che goldoni si sbaglia e in un pezzo delle sue memorie inserisce

un lapsus: dice che anzoletto va a Parigi (in realtà va in Moscovia).

Rimandi allegorici secondari, che rimandano all’idea del teatro francese; i ricami francesi

sono i generi della scena francese che goldoni ammira e teme.

EQUIVALENZA TRA TESTO, DISEGNATORE, ARTIGIANO E TESSUTO.

L’idea di teatro come bottega è un rimando interessante, mette in luce quel connubio di

letteratura e artigianato, di cultura e teatro come lavoro materiale che contraddistingue il suo

lavoro.

La sua riforma si distingue per essere nata a contatto con la scena.

Anche qui, è importante ribadire l’importanza della componente artigianale del suo lavoro;

anzoletto disegna e mette in luce la sua fantasia ma se non ha la componente dell’artigiano

che lo aiuta e non tiene conto di questa componente, i suoi tessuti non possono essere

realizzati.

Egli ottiene successo perché sa unire l’invenzione con la tecnica, come goldoni.

Di questa consapevolezza goldoni investe il personaggio del disegnatore, come una figura

matura e consapevole, una delle difficoltà della resa scenica sia di riuscire a tenere in

equilibrio la fisionomia del giovane innamorato con la sua forte consapevolezza.

ALLEGORIA ALL’INTERNO DELLA COMMEDIA

La prima scena importante è quella in cui anzoletto compare sul palco, metà primo atto,

scena 15 (I,15), vede anzoletto chiamato a rendere conto di questa ragione della partenza

per la moscovia, anzoletto non nega difronte alle invitate che sono Marta e polonia, cerca di

giustificarle alla luce della sua dimensione professionale. È un goldoni che vuole prendere la

pubblico la grande opportunità di andare a lavorare in una dimensione europea cosmopolita:

italiano chiamato ad esportare il proprio talento e metterlo al servizio della città più

importante a livello teatrale, ovvero l’orgoglio di goldoni, le speranze e le sue aspettative.

Lingua: veneziano, all’interno però ci sono diverse sfumature di lingua. Usa il dialetto

veneziano per connotare i vari personaggi, fra tutti quello che si capisce meglio è anzoletto

perché usa un modello di costruzione della frase e alcuni termini italianizzati. Insistenza

voluta da goldoni. Anzoletto rappresenta goldoni che è l’intellettuale che si apre all’esterno e

fa un teatro per tutta l’Italia, intenzione di dar vita al progetto della diffusione del gusto.

Anzoletto spiega alle donne che ha ricevuto una proposta e vuole accettarla spiega che la

prospettiva di lavoro all’estero ha una forte attrattiva e successo. Sottolinea come il modello

italiano, fosse già stato ben accolto in quelle terre; il teatro italiano ha avuto successo

all’estero, quindi attori italiani lavorano all’estero e sono sempre comici dell’arte. Anzoletto

non dice tutta la verità ma solo quella che gli interessa.

Quando in Italia la commedia dell’arte era superata, in Francia il modello italiano che restavo

in auge era solo quello, il quale era in crisi e gli attori pensavano di poter rinnovarlo

chiamando goldoni., qui introduce il progetto di creare un misto, un genere nuovo fatto da

“una mano italiana calibrato sul gusto dei francesi”; idea del misto va in direzione di quel

rinnovamento dei generi tradizionali che porta al superamento del genere commedia come

tradizione, ma è interessante anche capire che quello che ha in mente non è il dramma

borghese ma un misto che unisca la comicità pura, il gusto ludico del teatro tipico italiano

con nuovi elementi seri e patetici.

Modello di commedia diversa, ed è consapevole di dover cambiare perché i gusti delle

nazioni sono diverse, sa di dover adattare il proprio talento a un auditorio che non è quello

veneziano e sa anche di non poter attingere all’osservazione del mondo francese con lo

stesso acume che aveva usato per il mondo italiano. Per molti anni farà fatica ad esprimersi

in francese.

Anzoletto è l’esempio di un intellettuale che accetta di misurarsi con l’Europa e accetta la

sfida di un nuovo genere e lo fa con l’orgoglio di chi vuole aumentare la gloria del proprio

paese e con la voglia di imparare nuovi “lumi”. Un goldoni che pensa di ritornare e che è

disposto a rinnovare il suo modo di scrivere, questa situazione lascia perplessi i suoi

compagni di lavoro, anche goldoni aveva dei punti oscuri che verranno fuori nella commedia

che abilmente nasconde, ma prevalenti erano le obbiezioni del mondo teatrale veneziano; le

voci che corrono sono di goldoni che abbandona la compagnia del san luca quando le

fortune iniziano a essere meno rosee per colpa di Gozzi che prende la palla al balzo.

Goldoni risponde mettendo in chiaro come i rapporti con i suoi impresario non vengano

interrotti ma invece le condizioni contrattuale siano sospese, infatti a metà della scena

entrano i due servitori che chiedono di andare a parlare con il padrone.

Nella prima scena del secondo atto goldoni costruisce con un colloquio tra Zamaria e

anzoletto, il confronto è in realtà il confronto tra l’autore e il suo impresario. Zamaria si

mostra comprensivo nei confronti di anzoletto e cerchi di mantener viva una collaborazione e

ne vuole il ritorno.

Vendramin ( l’impresario di goldoni) aveva minacciato goldoni di portarlo in tribunale in

quanto il contratto durava fino al 65, così lo assicura che gli manda commedie e si sarebbe

impegnato a non dare nessun altro lavoro a nessuna compagnia italiana. Questo fa rientrare

la tensione e fa costruire l’immagine benevola di un accordo dei suoi committenti che

rassicura il pubblico di Venezia, un pubblico di abbonati annuali, che compravano i palchi e

si sentivano destabilizzati dall’idea dell’abbandono di un drammaturgo.

Goldoni va incontro alle aspettative e non abbandonerà il suo pubblico, garantisce alcune

commedie.

Una delle accuse mossa da vendramin era che goldoni voleva andare via ma in realtà lui fa

vedere la lettera ricevuta dalla comedie francaise con scritto che lo vogliono: questo viene

detto anche nella discussione tra Zamaria e anzoletto.

Complotto per condurre trattative con compagnia parigina e goldoni invece risponde in

maniera ferma con una verità, l’offerta della comedie italienne contenuta in una lettera,

conteneva l’offerta e zanuzzi cerca di attirare a Parigi anche altri autori, l’offerta non

proveniva da goldoni ma ne era interessato. Goldoni si difende dall’accusa sottolineando il

vantaggio economico che l’offerta comportava.

Serie di osservazioni che hanno una rimando preciso alla realtà.

Secondo punto che goldoni mette in chiaro, è il fatto del crollo della qualità del repertorio, il

pubblico temeva questo, goldoni lusinga il pubblico veneziano elogiando i talenti e il buon

gusto della città, e delle novità poi arriva ad affermare in modo serio, che lui ha fatto troppo.

Questa è una delle ragioni che spinge goldoni a partire perché è sfinito dal ritmo di lavoro e

la continua tensione che il mercato teatrale gli imponeva. Consolatoria è la risposta di

Zamaria, che dice di essersi sempre trovato bene con anzoletto e di avere avuto dei

guadagni confortanti, i compratori sono gli spettatori, che non va ingannato con una merce

scadente. Quando anzoletto ricorda che qualche volta i disegni son andati male e hanno

buttato i tessuti, significa che hanno speso per l’allestimento per testi che non hanno avuto

successo. È una ferita aperta, alcuni spettacoli di goldoni non avevano avuto successo.

Zamaria dice che anche se non sono andati bene li ha “smaltiti in terra ferma”, altra verità ,

la compagnia del san luca lavorava da ottobre a febbraio, poi con la pasqua, faceva il giro in

terraferma per la laguna, che era il nord italia, veneto e Lombardia, con gli spettacoli che

non erano andati bene a Venezia. Anche qui l’osservazione contiene un elemento di preciso

rimando alla verità lavorativa dei comici.

Ultima parte è l’accordo finale, che ha una radice reale, perché goldoni promise quello che

anzoletto promette qui, mandare dei disegni, quindi dei testi destinati alla compagnia in

modo che le novità non mancassero anche con l’autore assente e lontano. Sarà cosi per

diversi anni, invia un gruppo di commedia tra cui Il ventaglio, nel 1765, scritta prima in forma

di canovaccio per i francesi e la trasforma in una commedia articolata per i suoi vecchi

comici.

In questo filone allegorico principale, c’è un aspetto da considerare: il fatto che goldoni non

si accontenta di nascondersi sotto le spoglie di questo disegnatore saggio e ponderato,

infatti goldoni trasferisce una parte della sua personalità anche in un altro personaggio,

momolo, è un artigiano un tessitore che si occupa di ammorbidire i tessuti prima di venderli,

il cui nome ci fa venire in mente il primo personaggio comico creato da goldoni, momolo

cortesan 1738, l’abbozzo di commedia che goldoni aveva scritto con le sole parti del

protagonista. Questo è un parente stretto di quel mercante, ha la stessa fisionomia un po’

bullesca, sempre pronta a mettere sulla battuta la realtà, ma è positivo, con sani valori, un

gran lavoratore attaccato alla dimensione locale di Venezia. È l’artigiano che resta, tutti alla

fine partiranno anche Zamaria, e la bottega rimane a Momolo, un filone più nascosto in cui

goldoni rappresenta una vena di attaccamento ai valori veri della città, alla Venezia della sua

giovinezza messa in polemica con la Venezia di quei tempi. Questa strategia meno diretta, si

vede subito dalla scena di ingresso di momolo quando egli nella scena 9 si presenta come

un personaggio che riprende un po’ quel vecchio spirito veneziano, che quando parla dice

che non va a teatro, un segno di distacco preciso. (I.9)

REGIA DI SQUARZINA

Quando mette in scena il carnovale nel 1968, ha passato i 40 anni ed è direttore dello stabile

di Genova. Anche lui condivide con la poetica del piccolo e di Strehler il modello di

rinnovamento della regia. Entrambi si contraddistinguono nei primi anni del dopoguerra, dal

46 al 50 per avere attuato un processo di rinnovamento del repertorio e delle modalità di

organizzazione dello spettacolo. Due esponenti della generazione che introduce il modello di

teatro di regia in Italia.

Anni 60: Squarzina è diventato direttore dello stabile di Genova, vive un momento di

difficoltà, il 1968, l’anno della contestazione politica e sociale, ha ripercussione in ambito

teatrale; oggetto: i teatri stabili e l’operato dei registri del teatro stabile, che vengono accusati

di aver fallito il loro modello di ammodernamento dello spettacolo e di rinnovamento del

pubblico.

Il teatro di regia è accusato di essere passivista, fondato solo sul testo, incapace di parlare

allo spettatore contemporaneo.

Nell’estate del 68, si dimette prima il direttore del teatro stabile di Torino de Bosio, ad agosto

Strehler lascia il piccolo fino al 72, Squarzina prepara lo spettacolo.

Sceglie questa commedia perché nella duplicità dei piani trova la possibilità di dare la sua

risposta al momento storico in cui vive. Da una parte questo goldoni realistico che racconta

la società del suo tempo con una definizione psicologica attenta alle differenze sociali,

linguistiche, rapporto ambiente tra interno e esterno, si addice al suo metodo di lavoro, di

regista di prima generazione, dall’altra parte c’è la dimensione allegorica, cosi realizza gli

obiettivi della sua regia, di trovare un aggancio con l’attualità, mandare un messaggio allo

spettatore, e vede nella figura di goldoni che parte, lascia Venezia ed è contestato, se stesso

e la sua generazione registica anch’essa accusata di aver tradito gli obiettivi e abbandonata

dal pubblico. Quindi sovrappone all’immagine di anzoletto, goldoni l’immagine del regista e

in generale l’immagine dell’intellettuale italiano che lascia la patria e va cercare nuove idee

all’estero, in una dimensione capace di riportare all’attualità questa commedia.

Monta uno spettacolo che vuol essere una sorta di piccolo sunto della regia di prima

generazione, combinando insieme la capacità di leggere criticamente ed interpretare il testo

nella sua dimensione realistica e linguistica con la prospettiva di inserirci un messaggio

attualizzante per interessare il pubblico.

Gli esiti danno ragione all’interpretazione del regista perché in una stagione dominata dagli

esperimenti del teatro di ricerca, rimane in scena fino al 73, riesce a guadagnarsi i consensi

del pubblico e l’apprezzamento per la qualità dalla critica.

Riesce a raccontare sia goldoni che la storia del teatro contemporaneo.

Parte in collaborazione con la compagnia del teatro stabile di Genova, il regista ha

disposizione attori che contrattualmente sono legati al teatro da delle modalità di scrittura

che durano 3 anni minimo. Per quei anni è una grande novità perché anche gli stabili fanno

contratti di 1 anno, invece Squarzina e il suo direttore amministrativo perseguono la

creazione di un nucleo costante di attori cosi ce il regista possa creare lo spettacolo insieme

alla compagnia.

Il secondo e il terzo atto sono costruito sullo stesso schema: grande tavolata di persone

sedute intenti al gioco di carte nel secondo, alla cena nel terzo, a prima vista due condizioni

anti teatrali, una condizione di noia, ma goldoni lo fa ravvicinano alla sua epoca il pubblico al

palcoscenico, per far apprezzare lo scambio, Squarzina capisce che l’unico mezzo per

rendere viva questa scrittura è costruire il concertato degli attori con il contributo di ciascuno.

Spettacolo che nasce più che dal progetto del regista, dal confronto con la compagnia, dallo

studio della lingua veneziana, che Squarzina conduce facendo leva su alcuni attori veneti,

che aiutano i compagni attraverso prove cosicché lo spettacolo prende forma su tutti i

personaggi direttamente sulla scena.

La prima parte: mette in luce il realismo goldoniano che Squarzina trova fondo della

commedia.

L’ambientazione del primo atto, costante per gli altri due, è il laboratorio/casa di Zamaria.

Parte da questa indicazione di goldoni per mettere all’interno della sua scena quanto sia

importante la dimensione del lavoro. Coerentemente con la poetica dei rusteghi, goldoni

scrive un atto presentando una festa che si svolge in una casa privata, in contrapposizione


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verdena6

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher verdena6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cambiaghi Mariagabriella.

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