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IL TEATRO NELL’ANTICA GRECIA

Radici della civiltà teatrale: origini legate ai rituali religiosi

-Dio Dioniso > dio dell’ebrezza e del vino, poi associato agli spettacoli teatrali

-Ditirambo > canto dedicato a Dioniso, eseguito da un coro di sacerdoti o da fedeli da cui si stacca una voce

solista

-Tragedia > tragos (animale sacro a dioniso) + oidè

PRIMO LUOGO TEATRALE: Teatro di Dioniso ad Atene:

-altare posto a una delle estremità dell’antica orchestra;

-di fianco al teatro: tempio di Dioniso = aspetto religioso

Lo spettacolo antico nasce in stretta connessione con la divinità religiosa della comunità = raduno della

collettività, infatti il teatro ha anche la funzione in senso sociale e religioso

-Auditorio: per tutta la comunità, elemento di unione

Nel teatro di Atene venne trovata una sovrapposizione di sistemazioni progressive. Ora vediamo un tempio

del III/ IV secolo.

Fine VI secolo d.C. > c’era solo lo spazio per l’orchestra e gradoni in legno

-presenza attore > costruzione spazio skène, originariamente era una tenda che occultava oggetti di scena,

più avanti divenne una struttura lignea che assume la funzione di sfondo scenografico. Si aprivano delle

aperture.

-Logeion: luogo su cui si parlava

La costruzione di tutto ciò, comporta la riduzione e lo spostamento dell’orchestra.

-Nell’orchestra c’era il coro > i membri del coro entrano attraverso le parodoi e rimangono per tutto lo

spettacolo. I membri fanno parte della popolazione.

-Zona gradoni > theatron > luogo dove si guarda, si sviluppa e si divide in sezioni:

attraverso scalette verticali e corridoi orizzontali

Spettacolo teatrale: 1 volta all’anno

Valore collettivo dello spettacolo

-Grandi Dionisie

-Gare drammatiche: 3 autori per una trilogia tragica e un dramma satiresco

-Organizzazione statale attraverso l’arconte eponimo

-La funzione del corego

-La presenza del theoricon

Elementi fondamentali della civiltà teatrale greca=

-spettacolo finanziato e organizzato dallo stato, è la polis che si occupa del finanziamento e

dell’organizzazione delle grandi dionisie, sia in maniera diretta attraverso la presenza di un magistrato

(l’arconte eponimo) che nominava i coreghi.

-Corego: cittadino privato che si incaricava del finanziamento delle scenografie e dell’organizzazione del

coro, elemento necessario per la tragedia greca. Egli pagava a sue spese lo spettacolo e riteneva questo

incarico molto prestigioso che gli consentiva un ritorno di immagine, gli garantiva la popolarità presso la

comunità della polis, spesso era l’anticamera della carriera politica, finanziando lo spettacolo promuoveva

la sua immagine di politico. Questa è la conferma di quanto lo spettacolo era in stretto collegamento con la

comunità.

-Nel V secolo a.C. si tratta in particolare della polis di Atene > grandi dionisie sono una manifestazione

ateniese, avvenivano in primavera e venivano invitati molti stranieri per manifestare il prestigio della città.

Per i cittadini erano previsti dei biglietti da ritirare pagando, questi soldi poi venivano restituiti quando essi

si presentavano a teatro > idea di importanza conferita al teatro > biglietto = theoricon

Andare a teatro era un’occasione molto desiderata dai cittadini perché gli spettacoli erano progettati come

delle gare drammatiche: un concorso a premi con una giuria specialistica e la possibilità dell’assemblea

popolare di esprimere il proprio giudizio di preferenza. Le grandi dionisie avevano come regolamento

l’ammissione di tre autori per ogni edizione: ciascuno dei quali doveva presentare una trilogia tragica e un

dramma satiresco > tre tragedie completate da una quarta composizione più breve di carattere parodistico

satirico, il dramma satiresco alleggeriva lo spirito del pubblico

Rimane solo un esempio di dramma satiresco: il ciclope di Euripede

Era presente un giorno dedicato alle commedie, nel V secolo vengono destinate a un’altra festività (le

enee), e alla fine si aveva la proclamazione del vincitore con il riconoscimento pubblico e premi in denaro

per l’autore che riusciva a vincere.

Il pubblico andando a teatro ogni anno aveva una certa competenza nei confronti dello spettacolo ed era

molto attirato perché prima gli attori e i componenti del coro, venivano reclutati dalla popolazione (c’erano

parenti e amici). Andare a teatro era un’occasione per vederli in scena.

Quello della civiltà teatrale era una sorte di periodo d’oro.

Le cose cambiano = già alla fine del V secolo, con la decadenza della polis e le note circostanze che portano

alle lotte tra polis e con la fine dell’indipendenza, la situazione inizia a cambiare.

Lo spettacolo cambia: si diffonde in tutte le polis e con Alessandro Magno in tutto il mondo ellenistico, con

un cambiamento di repertorio > comincia ad essere un’occasione di esibizione artistica degli attori e del

coro e di narrazione di storie mitiche che ormai hanno perso il legame con i valori fondanti della comunità

Cambio dal punto di vista architettonico:

Teatro di Epidauro > IV secolo a.C. architetto Policleto

Questa organizzazione spaziale è molto diversa da quella del teatro di Atene:

-l’orchestra è più piccola

-la skenè è più imponente : si eleva (3/4 metri di dislivello) e si viene a creare un nuovo elemento

architettonico ovvero proscenio (proskenio) cioè il fronte del palco che veniva a comprendere delle porte

che portavano al sottopalco e dei pannelli decorativi (pinakes)

-Thyromata ovvero gli ingressi > le entrate erano significative: dalla porta centrale entra il protagonista,

dalla porta di destra entra il secondo attore (la “spalla” del protagonista) e dalla porte di sinistra

l’antagonista.

-il coro inizia a perdere l’importanza > nell’orchestra vengono inseriti i gradini per le persone importanti

(nel teatro romano sarà presente l’orchestra ma non il coro)

-fusione tra skenè e theatron attraverso le architravi della parodoi (entrate laterali)

Effetti speciali e scenografie =

Il IV secolo a.C. vede il trionfo e l’affermarsi di effetti di scenografia.

Esempi:

-Theologeion > terrazza sopra il teatro da cui far apparire gli dei (importante nella tragedia)

-Mechanè che diventa in latino: deus ex machina > era una carrucola che consentiva di calare sul

palcoscenico una divinità la quale rimetteva ordine nella condizione umana, risolvendo sia la commedia che

in diversi casi, la tragedia. Diventa talmente abusato questo artificio scenico, da entrare nel linguaggio

comune: significa l’espediente che risolve una situazione.

-Ekkyklema > era una pedana ruotante che veniva fatta avanzare fuori da una porta. Era l’elemento terrifico

che portava di fronte al pubblico il cadavere dell’omicidio, atto che non si faceva vedere al pubblico.

Ragioni morali si combinano con ragioni pratiche. Infine si ritira la pedana.

-La scaletta di Caronte > serviva per far apparire gli dei infernali : era presente una botola con delle scalette

e un tunnel che finiva sotto l’orchestra

L’attore (hypocrites) =

Significa “colui che si distacca dal coro”. Originariamente l’attore è solo uno e poi piano piano gli attori

diventano due e poi tre. Secondo la tradizione fu Eschilo ad introdurre il secondo attore e fu Sofocle a

introdurre il terzo. In generale ogni attore recitava più parti, l’autore sapeva questo limite e prevedeva

delle scene che avessero al massimo tre attori.

Gli attori nel teatro greco avevano tutti la maschera > lo vediamo nel vaso Pronomos (V secolo a.C.):

rappresentazione di un coro e degli attori in una pausa. Uno degli attori è vestito con il kitone con in mano

la maschera (era una maschera tutto volto comprensiva di parrucca).

La maschera consentiva il cambiamento di ruolo. Secondo molti studiosi aveva anche la funzione di

amplificare la voce: l’apertura consentiva di rendere più forte il tono di voce.

L’attore recitava in versi e anche parti accompagnate dalla musica.

Il calzares: sandali completamente piatti.

Nella rappresentazione del vaso Pronomos, attorno all’attore sono presente dei satiri (il coro) >

testimonianza del dramma satiresco. Moltissimi studiosi si sono concentrati sulla figura che indossa una

tunica corta: molti lo identificano o nell’autore o nell’istruttore del coro. L’autore a quell’epoca era

chiamato a dirigere la composizione (erano dei registri) > i testi delle tragedie greche non hanno didascalie,

non erano necessarie perché era presente l’autore che dirigeva gli attori.

L’attore ellenistico > statuetta di un attore del III secolo a.C.

dettagli molto diversi:

-maggior imponenza, presenza di calzari con una zeppa altissima, chiamati cothurni. Venivano indossati per

adeguarsi all’alta skenè (per aumentare le proporzioni)

-i costumi prevedevano imbottiture soprattutto per ingigantire le spalle, per rendere più imponente

l’attore; lo stesso avveniva per la maschera: aveva un’altissima parrucca ed erano molto pesanti proprio per

la presenza di un’espressione molto enfatizzata sul viso. Tutto questo peso portava gli attori a muoversi

molto poco, con l’uso delle pose, utilizzando al meglio la propria voce > la tragedia era molto statica dove il

codice principale è la parola, diventa dunque un genere poetico.

Drammaturgia

La tragedia è una composizione nata nel V sec. A.C.: si tratta del genere più alto nell’espressione

drammatica( riconosciuto come tale da Aristotele al pari dell’Epica)= i dialoghi sono in trimetri tragici + i

monologhi del coro, che sono in forme svariate/ ritmi diversi > atti e scene compaiono nella tragedia

ellenistica e saranno norma rinascimentale, prima la suddivisione avviene per : Prologo (può essere

eliminato: momento iniziale con monologo o breve dialogo) + Parodo (nome del passaggio per l’ingresso

del coro con un canto, poi si ferma nell’orchestra e vi si siede)+ alternanza tra Episodi( scene dialogate tra

attori/attori e coro che risponde con corei) e Stasimi (canti del coro. Può danzare nell’orchestra, infatti il

suo nome significa muoversi danzando, o recitare parti liriche e riflessive che guidano lo spettatore/

illustrano tematiche come la miseria della condizione umana)+ Epilogo ( si consolida con il sopravvento

dell’età spettacolare)

TRE AUTORI PRINCIPALI DELLE DRAGEDIE:

1.Eschilo

-Vive nella prima metà del V sec. a.C. e ci rimangono 7 delle sue tragedie dove il coro ha una presenza

preponderante tanto da dare il nome alle stesse, egli prende in considerazione il rapporto tra gruppi di

figure e gli dei. 472 A.C. : i Persiani (coregia di Pericle) raccontano della disfatta dell’esercito persiano di

Serse da parte della madre dello stesso e del suo consigliere a Susa( sono puniti dagli dei ma visti con

compassione)

-Usa abitualmente una trilogia compatta tematicamente ( tre episodi che in modo diverso trattano lo stesso

tema): esempio è il rapporto uomo- giustizia nell’Orestea( 458 A.C. due anni prima della morte ) che tratta

il ritorno a casa di Agamennone e la sua uccisione da parte di Clitemnestra e dell’amante+ Vendetta di

Oreste nei confronti dei due ( chiamata Le Coefore: portano le libagioni, momento essenziale dell’opera

quando incontra Elettra sulla tomba del padre) + il tormento portato ad Oreste dai dubbi del pentimento e

degli dei degli inferi ( Eumenidi: dee degli inferi) = agire di Oreste inscritto nel fato e rappresentazione dei

valori greci essenziali

2.Sofocle

-Presenta terne autonome con opere caratterizzate dal nome del personaggio: Antigone nel 442 A.C. +

Edipo re nel 412 A.C+ Elettra nel 413+ Filottete nel 409= non si ha ancora il personaggio a tutto tondo ma

creato per costruzioni archetipiche. Prima si ha l’azione e poi il personaggio > base per la tradizione delle

composizioni successive

-Si tratta del intellettuale e politico più famoso nel V sec. A.C. attraverso i ricordi di Aristotele

3.Euripide 485- 406 A.C

-Autore con pochissimo successo ad Atene e più volte censurato ma con straordinaria fortuna nei teatri

ellenistici: gli attori modificano le sue tragedie per mettersi in mostra tanto che nel 330 si ha una legge di

XXX che mette in obbligo l’archivio delle opere ufficiali (ci ha portato a conoscere tali opere)= si hanno 17

composizioni dell’artista in cui mette in luce la decadenza della Poleis e dei valori tradizionali attraverso un

lieto fine e talvolta la comicità( Elena: versione in cui a scatenare la guerra è il suo fantasma mentre elle si

trova in Egitto dove Menelao tornato da Troia la salva dal re+ Ifigenia in Tauride: vicende di Ifigenia che

salvatasi si trova in tale regione)

-Presenta come base delle sue composizioni la psicologia del personaggio e l’individualismo tragico come

nelle figure di Medea( cede alla follia per essere poi salvata dal deus ex machina) e di Fedra( prima versione

nell’Ippolito velato: così detta per il suo coprirsi dalla vergogna dopo essersi congiunto alla matrigna+

seconda versione come Ippolito Incoronato: innocente/ l’amore della matrigna è un castigo di Venere)

unica opera ripresa da Seneca

IL TEATRO ROMANO IN CONTRAPPOSIZIONE AL TEATRO GRECO

Lo spettacolo è all’interno delle festività, come in Grecia, ma è completamente diverso l’atteggiamento

degli spettatori: non è concepito come educazione religiosa e culturale. Il teatro non ha una funzione

culturale ne educativa, ma puramente una funzione di divertimento.

Lo spettatore romano si accosta al teatro, chiamato a Roma lo “spettaculum”, come una pura occasione di

svago. L’obiettivo è diverso e, dunque, anche la considerazione dei diversi generi teatrali.

Il teatro che viene promosso dallo Stato, e collocato entro la circostanza delle feste religiose, è chiamato

“ludi”, veniva celebrato durante le ricorrenze festive in cui la normale attività quotidiana veniva sospesa e

dentro cui trovavano spazio manifestazioni di diffusa spettacolarità; c’erano recite drammatiche ma erano

l’aspetto minoritario, gli altri eventi, quelli più popolari, erano le corse dei carri, i combattimenti dei

gladiatori, le caccie agli animali selvatici, i balletti acquatici e le naumachie.

A Roma finanziare una serie di ludi era un modo per attirare il consenso, per tenere a bada il consenso della

plebe, indipendentemente dal contenuto che gli si presentava. Questi spettacoli vengono finanziati in

particolar modo dagli anni dell’Impero, i primi sono finanziati da Giulio Cesare.

All’interno della moralità romana il teatro è malvisto, c’è una forte differenza tra il modello repubblicano e

il periodo imperiale:

-Periodo repubblicano > il senato ritiene estraneo il teatro dalla moralità romana, in quanto il teatro è

otium e mollezza.

Da qui la scelta, fino ad Augusto, di non costruire mai edifici teatrali, non esistono degli edifici destinati

all’utilizzo spettacolare ma solo strutture provvisorie. Gli storici latini, che parlano di teatro, affermano che

il teatro arriva a Roma attraverso manifestazioni “istriones” di origine etrusca o dalla Magna Grecia.

-Età imperiale > si arriva alla costruzione dei primi edifici stabili. Prima del Teatro di Marcello abbiamo la

costruzione del Teatro di Pompeo (di cui non rimane nulla) mentre del teatro di Marcello rimangono dei

resti. Teatro di Marcello = dedicato al nipote di Augusto

1° differenza = collocato al centro alla città su una superficie piana, non c’è più il declivio naturale che

costituiva il presupposto per la costruzione del teatro. I romani inventano e progettano una struttura

autonoma > ingressi multipli sotto la cavea numerati che consentono il contemporaneo ingresso degli

spettatori, attraverso delle scale. Accessi, chiamati “vomitoria”.

Forma di edificio più adatto a ospitare i ludi : l’anfiteatro, non il teatro.

Termini

-Cavea > ima cavea, media cavea, summa cavea (i più bassi erano per le classi sociali più alte)

-Orchestra > variazione: fusione tra la parte della scena e la parte della cavea che arrivano a contatto, così

che l’orchestra diventi un semicerchio (emiciclo). La riduzione dell’orchestra si spiega con il fatto che

l’orchestra non viene più utilizzata come spazio scenico, il tutto si svolge sul palcoscenico.

-Il palcoscenico è come nel teatro ellenistico, elevato di 4-5 m rispetto all’orchestra, quindi perfettamente

separato. Il coro a Roma è un elemento secondario, compare ancora nelle tragedie di ambientazione greca

e quando c’è agisce sul palcoscenico; negli altri generi scompare.

-Assume importanza la parete scenica > Scaenae frons (fronte scena) = presenta delle tre aperture, quella

al centro chiamata “porta regia” e quelle ai lati “ospitalia”. Nel teatro di Marcello è molto monumentale ed

è coperta

-Versurae > sono generalmente due uscite, una verso la campagna e una verso la città

-Velarium > usato sia per ombreggiare l’area e sia per occultare elementi della scena

-Siparium > fondale dipinto che si poteva mettere all’ingresso delle porte, per dare qualche immagine di

carattere scenografico

Nel teatro romano la parte drammatica, fondata su un testo, è la porzione minore e non la parte più amata.

Erano presenti diversi generi drammatici, alcuni destinati a creare dei modelli sul teatro occidentale ma con

poco successo, in quanto il pubblico romano vuole divertirsi non riflettere.

Il termine per indicare la composizione drammatica è “Fabula”.

1. Fabula cothurnata > tragedia mitologica (tragedia greca)

2. Fabula pratexta > tragedia romana

Commedia scritta:

3.ambientazione greca > fabula palliata da “pallium” mantello greco (ha successo)

4.ambientazione italica (non romana perché per ragioni

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher verdena6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cambiaghi Mariagabriella.
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