Storia del teatro e dello spettacolo
Modulo I: il testo
La storia del teatro è stata a lungo inglobata nella letteratura come una branchia di essa. Questo perché il testo (meglio detto, testo letterario drammatico) era l’unica fonte su cui si basavano gli studi teatrali. Per questo motivo, l’approccio teatrale occidentale viene definito testocentrico, diversamente da quanto accade nel teatro orientale, dove la componente attoriale è preminente rispetto a quella letteraria.
Solo negli anni '60, con la nascita della Theaterwissenschaft (scienza del teatro), inizia ad essere preso in considerazione lo spettacolo, come evento teatrale nel suo complesso e non limitandosi al solo testo drammatico. Infatti, la critica mossa contro il testocentrismo è una visione parziale dell’evento spettacolare (usando una metonimia: pars pro toto = una parte per il tutto), mentre il testo è solo una parte del “tutto”.
Il teatro come oggetto di studio storico può essere considerato su due livelli: il livello teorico (ideologico) e quello pratico (prassi scenica). Tra il ‘500 e il ‘600 vennero scritti numerosi trattati sul ruolo principale del testo nel teatro e questo portò ad un’irresistibile ascesa dell’autore. Tuttavia, queste teorizzazioni restavano ancora sul piano ideologico, non venendo mai concretamente seguite in scena.
Punti teorico metodologici
- I testi non sono ciò che più conta nel teatro, ma ciò che rimane.
- È indispensabile distinguere il testo drammatico dal testo come parte dello spettacolo, poiché tutti i testi drammatici sono sia opere letterarie sia materiale per lo spettacolo.
- Fra testo e spettacolo va postulato un rapporto di indipendenza relativa (o autonomia reciproca parziale): il testo drammatico (copione) non è il punto di partenza inevitabile dello spettacolo, ma può trattarsi di un romanzo, racconto, poesia, poema epico ecc.
- Il rapporto testo drammatico - spettacolo non esaurisce il rapporto tra letteratura e teatro:
- Spazio letterario del teatro: tutto ciò che si può riversare nel teatro (anche la letteratura senza dramma).
- Teatro in forma di libro: Artaut, “Il teatro e il suo doppio”. Le opere teatrali vengono lette.
- Per cogliere le dinamiche fra testo e spettacolo è necessario passare da un punto di vista del prodotto ai processi: composizione drammatica e composizione scenica.
- Composizione drammatica: dipende da tecniche e da condizionamenti.
Tecniche di composizione del testo
- Composizione a più fasi e a più livelli:
- Fasi: dramma composto in diversi momenti, anche dopo tempi lunghi (divisione verticale).
- Livelli: mythos (l’intreccio) e lexis (il linguaggio), stilati in momenti diversi (divisione orizzontale).
- Composizione in équipe (più autori): lavoro diviso generalmente in senso orizzontale.
- Composizione combinatoria (o di riscrittura) di materiale preesistente: rielaborare o combinare più drammi, anche dello stesso repertorio (esempio: il “baule” di Goldoni).
- Consuntività del testo: la drammaturgia si mette a punto dopo lo spettacolo - prima stesura data alla compagnia - perfezionamento della stesura in base a quanto accaduto in scena (esito scenico).
La drammaturgia è un oggetto mobile che si sposta tra autore e attore.
Drammaturgia dell'attore
- Attore-scrittore (esempio Moliere).
- Attore-collaboratore di un autore.
- Attore drammaturgo in quanto attore (la sua interpretazione in scena).
Teatro del testo
(Tutto in funzione dell’opera drammatica)
Partendo dal testo, il regista consegna questo agli attori, che egli sceglie sempre in base al testo.
Poetica di Aristotele
Contesto storico
II metà del IV sec a.C., fine del grande periodo dei tragediografi. Testo esoterico: concepito per i suoi allievi. Essendo ellittica e lacunosa, si presume non sia un prodotto finito. È contraddittoria poiché presenta due linee argomentative discordanti.
Esigenze
- Dimostrare la tesi dell’autonomia del testo sullo spettacolo.
- Produrre la catarsi (purificazione) anche alla sola lettura, che poteva essere generata dalla pietà (eleos) o dalla paura (phobos) cap. 14.
- Ragioni sociologiche: pochi lettori, molti spettatori.
- Aristotele doveva arginare la forza dell’opsis e cercava di far risaltare la forza del testo (Ludovico Castelvetro, autore rinascimentale).
Statuto del teatro e rapporto con lo spettacolo
Unità di tempo, luogo e azione: drammi di durata di una sola giornata, con un’unica scenografia, senza azioni simultanee. Regola di carattere descrittivo (era consuetudine), non normativo.
Capitolo 6
«“Magazzino” delle definizioni» (Lonza)
- Elementi costitutivi del dramma:
- Opsis = spettacolo
- Melopoìa = musica e canto
- Lexis = linguaggio
- Diànoia = pensiero del personaggio (invisibile)
- Ethos = comportamento del personaggio (visibile)
- Mythos = intreccio
Mimesi per
- Modo (opsis)
- Mezzi (lexis - melopoìa)
- Oggetti (mythos - ethos - dianoia)
Le contraddizioni
Due linee argomentative
Prima linea argomentativa
Importanza al mythos, in quanto « syntesis ton pragmaton » (insieme delle azioni): arché (inizio) e psyché (anima) della tragedia, fatto di:
- Peripezie: colpi di scena, cambiamento improvviso e inaspettato dalla buona alla cattiva sorte
- Agnizione: riconoscimento, quando si scopre l’identità di un personaggio.
Melopoìa, considerata solo un ornamento. Opsis, considerata la più estranea all’arte (atechnotatos).
Motivazioni: l’estromissione dello spettacolo dipende da una strategia difensiva.
Seconda linea argomentativa
L’opsis rappresenta il banco di prova per saggiare il valore di una tragedia.
Capitolo 13: la tragedia migliore è quella che presenta un solo personaggio, perché ha migliore riuscita scenica.
Capitolo 17: gli errori drammatici si rivelano solo nella messinscena, mentre alla lettura sfuggono.
Il drammaturgo deve visualizzare la tragedia mentalmente durante la stesura.
Teatro delle parti e dei ruoli
(In funzione del ruolo)
Partendo dal ruolo, il testo viene diviso in parti assegnati agli attori in base ai ruoli ricoperti nella compagnia e su quei ruoli si impostano i personaggi.
Trascrizione di tutte e sole le battute di un personaggio in un dramma, preceduta dall’ultima battuta del personaggio precedente (come attacco).
«Quello che ciascuno degli attori deve fare in scena.» (Cicerone): insieme di parti di un attore, rappresentava anche la gerarchia all’interno della compagnia, la quale un attore poteva ascendere nel corso della carriera.
Date le caratteristiche fisse di ciascun ruolo, ogni nuova parte nasceva dalle parti precedentemente recitate presenti nel bagaglio di ciascun attore.
Relazione tra testo, parte e ruolo
Il “sistema dei ruoli” era utile:
- Ai capicomici, per distribuire facilmente le parti.
- Agli attori, per preparare la propria parte.
- Agli spettatori, per comprendere meglio la commedia.
- Ai drammaturghi, per scrivere rapidamente il dramma.
Storia del teatro delle parti e dei ruoli
500-600
Teatro dell'epoca elisabettiana e Shakespeare
La condizione dei drammaturghi elisabettiani era di subalternità, il loro compito era fornire testi alle compagnie. Il testo (the book) doveva essere approvato dal maestro di divertimento. Successivamente, veniva preparato per le varie parti (diventando the promt book) dal book keeper (il contabile), che lo passava poi al suggeritore (promter). La trama (plot) veniva sintetizzata in due colonne e appesa dietro le quinte, che era l’unica conoscenza dell’opera da parte degli attori. Solo il promter aveva il testo per intero, ovvero il testo originale. Gli autori non erano favorevoli alla pubblicazione. Solo nel 1616 Ben Jonson pubblicò.
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