13/14 Novembre
Il teatro nasce dentro alla cultura religiosa greca come necessità antropologica. La religione si porta dietro la ritualità, a noi interessa il rito che si codifica e si modifica. È una ritualità festiva. Il teatro non è un genere della letteratura, al massimo lo è la letteratura teatrale. Il teatro è qualcosa che avviene, è un evento.
“Il teatro è qualcosa che succede tra un attore e uno spettatore” → ci dice qualcosa, non cosa, il qualcosa è determinato dal tipo di teatro. Qualcosa di emotivo, intellettuale, estetico. È la scintilla che scatta tra due polarità che si frappongono.
Se il teatro è effimero, perché noi abbiamo la convinzione che sia la rappresentazione di un testo? Perché in fondo quello che rimane è il testo, la storia. Dato che il testo è l'unica cosa che resta, cominciamo a pensare che il testo debba essere l'origine di tutto anche se non è così. La parola è l'unico strumento trasmissibile, che resta.
Pirandello odiava il teatro perché diceva che la materialità del teatro tradiva la sua idea originale. Quindi è giusto dire che dal testo alla rappresentazione abbiamo solo un lento declino? No, perché ok perderemo inevitabilmente un po' di senso del testo ma avremo l'aggiunta della creatività del regista, dello scenografo, costumista ecc., che apporterà nuovi elementi ed idee al testo.
Anche lo spettatore non è passivo, è un protagonista dell'evento teatrale, vive lo spettacolo. Ognuno lo vive a modo suo. A teatro è importante vedere i linguaggi specifici del teatro, quelli sono gli elementi da andare a vedere.
Il teatro entra in crisi col cinema come la pittura con la fotografia. L'arte contemporanea è molto più attenta al linguaggio (come rappresentare invece di cosa rappresentare). Nel contesto di una cultura pagana, il teatro nasce all'interno delle cerimonie festive dedicate a Dioniso, dio della trasgressione che esce dalle regole.
15 Novembre
Idea teatro grecia classica → festa → non c'è separazione tra chi agisce e chi è spettatore. Solitamente carica religiosa e antropologica. Contenuto → religioso celebrativo. Teatro → nasce dalla festa, si istituisce una frattura.
Valori da mettere in campo → il teatro è il luogo privilegiato in cui la comunità mette in campo i suoi valori → luogo in cui la comunità si riunisce e si riconosce come tale. Si ha qualcosa in comune. Miti fondanti, no invenzione, mettere in scena la tradizione, riadattamenti ma permane il senso generale. → mutazione, termini sociali, politici, culturali → comportano delle scelte, cambiamenti.
20 Novembre
Modello teatro greco, al centro abbiamo la UBRIS → atto di trasgressione (non sempre volontario, a volte è semplicemente un fatto che il fato che governa la vita dell'uomo greco ha portato a compiere; come Edipo e come Fedra ecc.)
Nella tragedia greca non c'è mai nessuno che vince, è vero che la tragedia è costituita dallo scontro ma non porta mai a una sconfitta da una parte e a una vittoria dall'altra, le due forze che si scontrano sono tutte e due giuste o tutte e due sbagliate, sono pari. Qualunque sia la scelta, perdi, quindi non ci sono scelte giuste o sbagliate. I personaggi non hanno via d'uscita.
Due cose cementano il “noi”, la comunità:
- I miti
- Le modalità dello spettacolo: ci sono 3 giornate dedicate ciascuna a un tragediografo a cui vengono commissionate 3 trilogie o tetralogie (3 tragedie) e 1 dramma satiresco. Le 3 tragedie non sempre sviluppano dei temi in ordine cronologico (unica trilogia rimasta è L'Orestea di Eschilo che è in ordine cronologico → importante dal punto di vista storico-sociale, c'è l'ottica della giustizia famigliare, ripagare con la stessa moneta, ma siccome non si può andare avanti in eterno alla fine c'è un salto di qualità, che racconta anche un cambiamento sociale, compare Minerva che dice basta e fa giudicare Oreste a un tribunale, nascita della giustizia, del tribunale, dello stato che amministra la giustizia, passaggio da giustizia individuale a giustizia statuale.)
Alla fine della trilogia c'è un dramma satiresco. Viene dai satiri, che avevano costumi particolari. Il dramma satiresco è molto più leggero e corto, fa un po' ridere con personaggi strani. Era come dire: ti ho massacrato con 3 tragedie e il dramma satiresco serviva per alleggerire i toni. Perché ci sono 3 tragedie e il dramma satiresco di fila? Sono ore di attenzione, si va quindi a teatro non per divertirsi, sono come festival, il pubblico viene coinvolto come giudice dei drammaturghi e degli attori.
Le rappresentazioni avvengono di giorno all'aperto in uno spazio dedicato al teatro. Sulla pendenza di una collina. Se il teatro è collegato alla religione deve stare anche fisicamente vicino ad essa, quindi lo costruisco sul fianco della collina sulla cui sommità si trova il tempio. Poi ci sono ragioni più pratiche di visibilità e acustica.
Siamo abituati a pensare che il teatro sia fatto di 2 spazi: spazio degli attori e spazio del pubblico e siamo abituati a pensare che questo spazio sia frontale. Come se ci fosse una barriera. Il teatro greco in realtà non è fatto così. È fatto a 2/3 di cerchio, quasi un cerchio perché fa più comunità. Dietro al palco c'è la skené, ambiente in cui gli attori entrano a cambiarsi e riposare. E frontalmente c'è la facciata del palazzo.
La morte nel teatro greco non viene mai rappresentata, solo raccontata o evocata, quindi gli spettatori pensano che la morte avvenga nella skené. Lo spazio circolare al centro è dove sta il coro, la tragedia greca nasce dal coro, il coro resta nella tragedia e ha un ruolo fondamentale, fa da intermediario tra attori e pubblico, da un lato è un attore collettivo che dialoga in qualche modo con gli altri attori, ma è anche il portaparola del pubblico. Se il teatro greco è comunità non posso permettermi di avere una barriera, devo avere qualcosa che unisce. Gli spettatori non stanno lì a guardare ma a partecipare. È l'unica volta in cui avviene questo nella storia del teatro. Se il coro ha questa funzione, si riflette anche nello spazio. In mezzo al coro c'era l'altare in cui viene sacrificato il capro per sacralizzare il tempo e lo spazio successivo.
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