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Grecia antica

Le fondamenta del teatro occidentale

Si parte da qui per parlare di storia del teatro d'Occidente, perché quella d'Oriente si basa su tutt'altri princìpi e non sarebbe sufficiente qualche lezione per un approfondimento esaustivo.

Le due fondamenta del teatro occidentale sono:

  • Lògos, la parola. Nel teatro le azioni sceniche partono sempre da un testo.
  • L'origine legata alla religione. Secondo gli studiosi infatti, il teatro nasce ispirandosi ai rituali religiosi che poi prendono una direzione autonoma. Lo conferma il legame che esso aveva nell'antica Grecia con Dioniso, dio dell'ebrezza e dell'istinto.

Altri termini a riguardo:

  • Ditirambo = canto eseguito da un coro in onore di Dioniso che prevedeva un risponditore, detto hipocrites, che faceva da voce singola.
  • Tragedia (da Tragòida: Tragos + Oidé) = canto del capro -> l'animale sacro a Dioniso, che veniva sacrificato sull'altare durante le rappresentazioni.
  • Thymele = ara al centro dell'orchestra.

Il luogo teatrale nel V secolo a.C.

Il teatro di Dioniso ad Atene era concepito come un luogo di riunione culturale cittadina, un momento dove si rinsaldava la comunità. Ecco perché si trattava di uno spazio così aperto ed ecco perché era collocato nel pieno dell'Acropoli.

L'insieme delle scalinate si chiamano Theatron, letteralmente "luogo da cui si guarda". L'origine della parola teatro riguarda dunque proprio gli spettatori. Ci sono poi le Diazoma, corridoi tra le varie scalinate, e le Klimakes, scalette per andare a sedersi.

L'orchestra (da Orcheomai = muoversi danzando) stava allora nello spazio circolare centrale. I Parodoi erano i corridoi da cui il coro entrava, tanto che questa parola andrà ad indicare lo stesso momento anche nel testo della tragedia.

La scena (da Skené) nasce dopo, cambiando il destino dell'orchestra, che dal centro viene spostata verso il theatron e rimpicciolita. All'inizio la scena non era che una tenda, una sorta di spogliatoio. Il palco (si chiamava allora Logéion = luogo in cui si parla) non era molto alto (60 cm - 1 m) perché gli attori e l'orchestra dovevano sempre essere in contatto e sullo stesso piano, era sorretto da degli avamposti chiamati Paraskenion.

Si trattava di un sistema tripartito: pubblico, attori, coro.

Il luogo teatrale nel IV/III secolo a.C.

Esempio: Il teatro di Epidauro in età ellenistica (Architetto Policrito, famoso per la sua acustica). È in questo momento che le cose cambiano, perché dopo il secolo d'oro dei tre grandi tragediografi greci, il loro modello teatrale si diffonde in tutto il mondo antico.

Maggiore compattezza, acustica perfetta e spazio che permette visibilità a tutti. Ma soprattutto l'avvicinamento tra orchestra e pubblico, quest'ultimo viene come ad avvolgerla, i Parodoi diventano una sorta di portale che salda scena e pubblico.

Il sistema è ancora tripartito, ma ci si avvia al cambiamento e superamento del sistema precedente: l'attenzione dello spettatore si sposta più sulla scena, che è ormai diventata una parete (frontale, chiamata Prokèmon, decorata da pitture chiamate Pinakes e caratterizzate da porte chiamate Thyromates da cui escono gli attori che possono essere 3/5/2) e il palco si è alzato a 3/4 m.

Lo spazio teatrale nel mondo latino

Fino all'800 lo spazio teatrale riflette infatti il valore del teatro stesso. Nel mondo greco, lo spettacolo ha funzione aggregativa, una conferma dei valori collettivi della polis, è voluta e organizzata dalle istituzioni stesse, dall'Arconte Eponimo, in occasioni eccezionali di festività: le grandi Dionisie, feste religiose per questo dio che si svolgevano in primavera, quando riprendevano le navigazioni e ad Atene confluivano esponenti di altre città per il prestigio della polis.

L'Arconte organizzava tutte le rappresentazioni che per 6 giorni avrebbero avuto luogo, ma non si occupava direttamente dei finanziamenti. Le spese erano assunte da privati cittadini: il Corego, ovvero il produttore. Era lui che pagava l'allestimento, preoccupandosi anche di strutturare e vestire coro e attori e degli effetti speciali. In cambio aveva un "ritorno di immagine", il proprio nome diveniva noto all'interno della polis, importante nel caso di carriere politiche nascenti o aspirazioni a cariche amministrative, per questo era una posizione molto ambita.

Esisteva persino un biglietto, il Théoricon. Non si andava disordinatamente. Una sorta di tesserina di terracotta dove era scritto il posto dello spettatore, che presentandolo e presentandosi allo spettacolo veniva rimborsato con il costo del biglietto: il suo presenziare significava appartenenza a quella comunità. Ma non lo faceva per questo, bensì perché gli spettacoli, essendo organizzati in forma di "gare drammatiche", erano molto avvincenti. Competevano 3 autori, ciascuno con 3 tragedie (trilogia tragica) e un dramma satiresco, occupando così tutti i 6 giorni.

Questo portava ad una grande partecipazione del pubblico, che tifava per l'uno o l'altro. Il teatro greco diventa così una vicenda mitica, leggendaria di cui si sente parlare in tutto il resto del mondo e nei secoli a venire.

Attori e rappresentazioni

L'attore del coro, l'Hypocritès. Anche qui si tratta di ipotesi, rese possibili dalle rappresentazioni della pittura vascolare. Esempio: Il vaso Pronomos (Napoli, Museo archeologico) che mostra una compagnia al completo, probabilmente al momento finale della trilogia tragica. Di solito queste trattavano dei miti del mondo greco, con stili alti e poetici e un finale a grande richiamo emotivo.

Di contro il dramma satiresco doveva risollevare gli animi degli spettatori, ed era una sorta di parodia degli stessi temi appena presentati nelle tragedie. I coristi hanno tuniche di pelle di capro (Satiro) e gli attori hanno vestiti più lunghi e complessi, si distinguono i due con i vestiti delle tragedie. C'era poi il flautista che accompagnava.

La tunica serviva anche per configurare se il personaggio fosse uomo o donna (le prime donne attrici si vedranno nel 1500 con la Commedia dell'Arte), e ancora più indispensabile era la maschera, con tratti molto più marcati del reale per dare una facile interpretazione e visibilità e perché ogni attore potesse così interpretare più personaggi. Gli attori in scena erano infatti non più di 3, ma i personaggi della tragedia erano molti di più. Solo protagonista, antagonista, deuteragonista (spalla).

La maschera copriva l'intera faccia, aveva anche capelli ed era dunque molto pesante, per questo gli studiosi pensano che una sua terza funzione fosse quella di amplificatrice del suono (la bocca è sempre spalancata, e la voce era la caratteristica principale all'epoca, se non era abbastanza alta il pubblico fischiava e protestava), -> recitazione un po' cantata con l'accompagnamento musicale. Da qui l'idea base che l'attore sia uno con una grande voce. I calzari, sandali piatti, sono la prova finale che si tratta di un attore del V secolo (in questo dipinto).

Mentre, come mostra una famosa statuetta del III secolo, in età ellenistica il costume dell'attore si enfatizza e diventa più grande, più robusto. Essendosi alzata la parete del palco, non si sarebbero visti con i costumi normali. Prevedeva imbottiture e cothurni, calzature alte, "con zeppa" -> talmente rappresentativo che "calzare il cothurno" significherà recitare in una tragedia, diventa un simbolo. Anche le parrucche si elevano e le espressioni delle maschere sono molto più pronunciate.

Effetti speciali e scenografia

  • Théologeion -> più che un effetto speciale è una terrazza che si metteva in alto sopra la scena, da cui potevano affacciarsi sempre gli dei. Dava una prima possibilità di recitazione su più livelli.
  • Mechané -> Il Deus Ex Machina. Si tratta di una vera e propria "macchina" che porta in scena gli dei per dare una svolta risolutiva sul finale. Fa la sua fortuna soprattutto con Euripide, dove a volte avviene anche che il personaggio stesso venga elevato al cielo verso gli dei. Si tratta di un espediente drammaturgico derivato da un effetto di scena.
  • Ekkyklema -> pedana rotante che viene fatta muovere dalle porte della Skène per mostrare il finale: essendo un finale dove generalmente moriva qualcuno o succedeva un evento tragico, ma non c'era il sipario o il buio, quindi era necessario avere una cosa che poi si potesse ritirare indietro (esempio: un cadavere).
  • Scaletta di Caronte -> la stessa cosa del Théologeion ma al contrario: una botola in mezzo alla scena che permetteva agli dei di risalire dagli Inferi.

La scrittura delle tragedie del V secolo

  • Scritte in forma di copione pensati per una sola rappresentazione. Se vinceva la gara bene, se no niente. Quando la produzione si impoverisce verso il IV/III secolo, si decide però di riprendere i testi e depositarli e impedire agli attori di modificarle a loro piacimento.
  • Strutture testuali in versi polimetrici, ma senza didascalie: era il drammaturgo stesso a indirizzare gli attori sui movimenti e le azioni.
  • Prologo/parodo/episodi (attori)/stasimi (coro, anche se spesso i due si mixavano)/epilogo: è scritta proprio per lo spazio scenico e per lo spettacolo che va a costituire -> strettissima qui la correlazione tra teatro e spettacolo.

Eschilo

  • Coro > Attori: come si vede dai titoli delle sue 7 tragedie, dà più importanza al coro che agli attori, quindi crede fortemente nel valore della comunità e della collettività sull'individuo.
  • Crede nel fatto di dover trasmettere alla comunità ciò che è giusto, per esempio nell'attualissima "I Persiani" fa vedere il dolore della sconfitta dal loro punto di vista. (Lui ha anche vissuto in prima persona l'orrore della guerra).
  • Trilogia legata -> le sue tragedie sono unite tematicamente, cioè sono tre sezioni della stessa storia. L'unica arrivata a noi è l'Orestea, che racconta la storia di Agamennone e Oreste. Anche questa trasmette dei valori importanti per la collettività: dal mondo barbarico di Agamennone basato sulla vendetta ai primi passi verso la civiltà quando Oreste viene aiutato dal Parlamento.
  • Usa perlopiù 2 attori.

Sofocle

  • Passa agli eroi individuali, il che rende la sua opera più vicina alla tragedia che conosciamo noi.
  • I valori però rimangono quelli del V secolo, anche se sono individui non si esplora il loro conflitto psicologico ma si mettono i loro comportamenti nel contesto dei valori collettivi.
  • Compare il terzo attore.

Euripide

  • Il più moderno dei tre (per questo il meno apprezzato nella sua epoca - Aristofane lo prendeva sempre in giro - e rivalutato dopo) perché riesce ad incarnare nelle sue tragedie le inquietudini del periodo finale della polis.
  • Con lui si riduce infatti l'interesse nella mitologia, il ruolo del coro, compare il conflitto psicologico: le regole della tragedia cambiano, essa non deve necessariamente finire male e non deve per forza guardare solo ai valori collettivi. Esempio: Medea, che uccide per vendetta dopo aver scoperto il tradimento del marito, ma non viene necessariamente condannata, anzi ne vengono spiegate le ragioni.
  • Di conseguenza, mentre gli altri due tramontano perché troppo legati alla loro epoca, Euripide sopravvive anche in seguito nel mondo ellenistico e nel mondo romano (ci arrivano infatti 17 tragedie).

Il teatro romano

Poche affinità con quello greco:

  • L'importanza della collettività, il teatro è per tutti. Non c'è il Theoricon, pagano tutto le grande personalità politiche che vogliono rafforzare il loro prestigio.
  • Le occasioni per andare sono le festività religiose.

Per il resto ci sono enormi differenze, cambia la concezione stessa del teatro e della sua funzione. Mentre per i Greci significa rafforzamento dei valori culturali e civici che tengono insieme la comunità, a Roma il teatro è solo Spectaculum, qualcosa da guardare solo per divertirsi. Non c'è nessun contenuto culturale che consapevolmente si abbina alla sua organizzazione. Il cittadino ci va quando vuole ridere, spaventarsi, meravigliarsi -> per questo cambiano anche i generi prediletti: non più la drammaturgia propriamente detta, cioè tragedie e commedie, ma i generi cosiddetti para-teatrali:

  • Mimi e pantomimi: scenette, balletti con una voce fuori scena.
  • Combattimenti tra gladiatori.
  • Venationes.
  • Naumachie: battaglie navali.
  • Balletti acquatici, dove partecipano anche le donne (schiave, le uniche che potevano mostrare il corpo ecc) quindi dal carattere sensuale.

Quello che voleva lo spettatore insomma era essere impressionato, se una commedia/tragedia non gli piaceva o qualcos'altro li distraeva, potevano benissimo andarsene.

Lo spazio teatrale nel mondo latino

Non è più uno spazio aperto, non si appoggia a un luogo naturale. È un vero e proprio edificio architettonico che sorge in pianura, in genere in centro città, dove si entra tramite vari ingressi. Le scalinate per spettatori si chiamano Càvea, i corridoi che le separano Vomitoria.

Si continua dunque a seguire il modello greco, ma la struttura delle sedute è perfettamente semicircolare e strettamente collegata alla scena. Non si dà più tanto spazio al coro: c'è ancora l'Orchestra, ma è separata dal pubblico da parapetti, e non ci sono più i Parodoi, suonano sul palco -> la comunicazione teatrale passa definitivamente da 3 livelli a 2: pubblico e palcoscenico, tra loro si crea una frontalità che sarà fondamentale in tutta la successiva tradizione teatrale italiana. Escludendo la parte del coro, si parla di anfiteatro, che è il meglio per le esigenze dei romani: qui l'orchestra diventa Arena. Nel caso di spettacoli teatrali propriamente detti l'orchestra diventa invece spazio per gli spettatori importanti.

La parete scenica, chiamata Scaenae frons, in cui si aprivano le 3 canoniche porte era molto più ornata di quella greca. Il protagonista entrava dalla Porta Regia, le altre 2 si chiamavano Hospitalia, quelle laterali Versure, convenzionalmente una verso la città e una verso la campagna.

Ne è un esempio il teatro di Marcello, 13 a.C., il primo in muratura arrivato a noi. Nei primi secoli della Repubblica il Senato aveva infatti vietato la costruzione di strutture stabili per gli spettacoli perché il teatro era visto solo come "fenomeno di importazione" dai Greci, un simbolo della loro mollezza che contrastava invece la virilità dei romani. Gli spettacoli si facevano quindi in strutture provvisorie (di legno) che poi si smantellavano, per esempio sui gradini del tempio.

Ma con il passaggio al Principato le cose cambiano, infatti Marcello è il nipote di Augusto ed è il primo a pensare di costruirne uno, fino ad allora c'era stato solo quello di Pompeo ma era durato poco. Il Teatro di Marcello era più sontuoso e aveva il Velarium, una sorta di vela sopra la Càvea che proteggeva il pubblico dal sole. Al Colosseo sono ancora visibili le pietre che mantenevano queste vele. Inizia l'idea di un Teatro pensato per tutto il popolo, sviluppato dagli imperatori in cambio di consenso politico. "Panem et circensem".

La considerazione degli attori

A cominciare da questo periodo, gli attori non erano visti tanto bene, le compagnie teatrali erano discreditate a livello morale e sociale. Si andrà avanti così fino alla Rivoluzione Francese. Basta vedere le definizioni:

  • Per compagnia teatrale Grex, gregis, cioè "gregge", oppure Caterva, cioè insieme disordinato di cose.
  • Per il capo teatrale Dominus gregis -> dominus in senso di padrone che possiede degli schiavi.
  • Per gli attori, NON Actor che significa "colui che agisce", ma Histrio, histrionis, cioè istrione, un termine etrusco che ha da sempre avuto connotazione negativa, oppure, per i più colti, Hypocrita, che già allora aveva il significato di persona falsa, che era poi la stessa condanna che avrebbero dato i cristiani secoli dopo.
  • Per l'attore che organizzava il tutto, trasposero una parola dal greco, Choragus ma sempre in senso negativo (diversa la società, diversa la connotazione termine).

Insomma il teatro era sì per divertirsi ma non meritava nessuna considerazione in ambito culturale.

I generi teatrali

Come già detto, le opere drammaturgiche erano poco considerate in età romana e vennero riscoperte nel medioevo/rinascimento, avendo così un'influenza indiretta e tardiva per il successivo teatro europeo, che le prese comunque come un modello. Per i romani la commedia/tragedia si chiamava Fabula e il genere era determinato a seconda dell'aggettivo:

  • Cothurnata: tragedia mitologica, fondata su miti greci (sempre facendo riferimento al Cothurnio).
  • Praetexta: tragedia storica romana, soprattutto su primi secoli della Repubblica (Praetexta era la tunica civica dei senatori).
  • Palliata: commedia di ambientazione greca (Pallio = mantello usato nel mondo greco) -> era il 90% della produzione.
  • Togata: commedia di ambientazione italica (per la Toga. Italica perché certe situazioni comiche non potevano avvenire a Roma, per ragioni di censura erano quindi ambientate fuori. Si nota ancora il disprezzo delle istituzioni politiche verso il Teatro).
  • Atellana: commedia farsesca in mezzo alle strade, piccoli sketch comici con personaggi fissi.

Plauto (259-184 a.C.)

  • Più di ogni altro ha contribuito alle basi del teatro comico europeo, sarà di ispirazione per tutti, anche guardando i titoli: Anfitrione, Aulularia, riprese da Molière, Miles gloriosus diventa il celebre soldato fanfarone e Mostellaria la commedia dei fantasmi, ripresi nella Commedia Dell'Arte.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher buahbuah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cambiaghi Mariagabriella.
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