Storia del teatro e dello spettacolo
Come si arriva alla nascita della scenografia moderna nella forma della scenografia prospettica
Il punto di arrivo è la codificazione delle tre scene del Serlio (verso la metà del 500). Principali fenomeni culturali che si occupano dell'elaborazione scenica che mettono in campo la nuova scena, la scena prospettica. Vi è una persistenza di elementi e moduli di pratiche medievali (struttura del dramma sacro, luoghi deputati, scena simultanea).
Prassi del rapporto con l'antico
In Italia centro meridionale, ci occupiamo dell'esegesi vitruviana (edizioni critiche, volgarizzamenti e commenti) che va insieme alla ricerca archeologica. Epicentro dell'esegesi vitruviana è settentrionale. Importante anche il De Re aedificatoria.
Trattatistica architettonica e teatro
Il quarto filone era la trattatistica architettonica originale che consiste in opere teoriche autonome che possono appoggiarsi a Vitruvio oppure no, come il trattato del Filarete (Antonio Averulino). Il teatro è pensato all'interno di una riflessione architettonica sulla città ideale: non considerato come un luogo funzionale alla rappresentazione di spettacoli ma il teatro era importante per il vedere, infatti teatro dal greco significa vedere. Teatro inteso come luogo simbolico della città, in particolare per Filarete è il luogo simbolico dell'ascesa dal vizio alla virtù; nella città ideale Sforzinda.
Tradizione delle vedute urbane
Quinto filone: che possiamo individuare nella tradizione delle vedute urbane dipinte o intarsiate (fin dalla tarda antichità e poi nel medioevo) queste vedute urbane sono costruite secondo i criteri della prospettiva: diventano luogo di sperimentazione come nel caso di tre celebri tavolette che vennero nominate in base alla città di appartenenza: tavole prospettiche di Urbino, Baltimora e Berlino.
La storia di queste 3 tavolette della seconda metà del 900: per studiare questa nuova dimensione della scena ci si rivolge a documenti iconografici (devono essere pertinenti alla scena, sono state considerate come bozzetti di scene teatrali). Erano vedute urbane prospettiche ma non direttamente legate alla scena. Si cercò di associarle a famosi allestimenti, come al 1513 con la Calandia o la Mandragola a Firenze intorno al 1520. In realtà non sono legate agli allestimenti teatrali.
Queste opere d'arte, datate nell'ultimo quarto del 400, restano estremamente interessanti perché anche se non erano create per allestimenti teatrali elaborano le stesse problematiche culturali e tecnico-scientifiche dei bozzetti teatrali; queste problematiche che le tavolette hanno in comune con il teatro sono il tema della ricerca prospettica (sperimentazione della prospettiva) e la città ideale. Queste due problematiche sono quindi condivise dalle bozzette e dal teatro.
Visioni e tavole prospettiche
- Tavola di Urbino: Non abbiamo sicurezza sull'autore di questa tavoletta, si trova nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Veduta urbana in prospettiva caratterizzata da un grosso tempio circolare, luogo simbolico.
- Tavola di Baltimora: Architetto sangallesco. Tavoletta nella quale si può notare la differenza con quella di Urbino, decisamente più antica, caratterizzata da un arco al centro e sulla sinistra un edificio circolare che richiama il Colosseo, serve a connotare la tenuta urbana come ideale perché antica. Essa è poligonale (su 2 piani), comprese 4 colonne che delimitano la piazza.
- Tavola di Berlino: Di Pietro Donzello, diverso dalle altre il fatto che la veduta urbana (piazza, strada, edifici) è introdotta da un portico con colonne; altra caratteristica: vi sono delle imbarcazioni, tutte le città per essere idealizzate dovevano essere ricondotte in qualche modo a Roma.
Sviluppo della prospettiva in pittura e architettura
Sesto filone: si entra nel pieno delle elaborazioni teorico-pratiche sulla prospettiva in pittura e architettura. Filone che interseca il filone dell'esegesi vitruviana e la trattatistica architettonica originale. Si parla di Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Paolo Uccello e Piero della Francesca. Leon Battista Alberti scrisse un trattato nel 1535 intitolato "De Pittura"; vi è un pittore particolarmente importante che sperimenta ogni possibile soluzione di rappresentazione prospettica ovvero Paolo Uccello, il quale sperimentò possibilità diverse, non ha lasciato scritti teorici al contrario di Piero della Francesca il quale scrisse un trattato intorno al 1482 intitolato "De prospectiva Pingendi". Luca Pacioli scrisse un trattato intitolato "De Divina Proportione" nel 1496 e riprende il trattato di Piero della Francesca.
- Paolo Uccello: Battaglia di San Romano (1438-1440 circa), senso della profondità del piano per riunire la scena, racconta una vicenda mettendo accanto agli altri i momenti. Nel medioevo non si riusciva a dare un vero e proprio senso della profondità.
- Piero della Francesca: La Flagellazione (1444-1470).
- Masolino: San Pietro resuscita Tabita e guarisce un paralitico (1422-26). Firenze, chiesa del Carmine. La prospettiva comincia ad essere sperimentata accanto ad altre persistenze medievali.
- Botticelli: Annunciazione (1489) rappresentazione dell'interno con veduta esterna, veduta di campagna, una rappresentazione prospettica.
- Beato Angelico: Annunciazione (1430 circa) scena canonica da un portico.
Opere importanti perché sono lo sfondo delle sperimentazioni scenografiche di alcuni gruppi operativi, in pochi decenni porteranno all'emergere della scena prospettica: Bramante, Raffaello, Sangallo, Vasari, G. Genga, B. Peruzzi, questi staff operano a Milano, Roma, Firenze, Ferrara e Urbino quindi quelle che sono le principali capitali dello spettacolo, emergeranno poi Mantova e Venezia. Si occupano di sperimentazioni d'avanguardia che sono stimolate dalla necessità di trovare delle soluzioni pratiche per l'allestimento delle commedie antiche e poi nuove, aventi luogo nell'ambito di occasioni festive. In queste sperimentazioni sulla scena e sul luogo teatrale riprendono i vari filoni, le sperimentazioni sceno-architettoniche mescolano due filoni: filone classicistico vitruviano e filone medievale romanzo quindi il filone che si collega al classico e quello che si collega al medievale; perciò si mescola il 400 con le teorizzazioni classicistiche d'avanguardia.
Approfondimento esegesi vitruviana
4 edizioni: Fra Giocondo 1511, Cesariano 1521, Caporali 1536 e conclusiva di Daniele Barbaro 1556. Oggetto principale della trattatistica non è la scena ma l'edificio perché il problema del recupero del teatro antico si pone all'interno di un problema della progettazione della città ideale: città nella quale l'edificio teatrale per necessità culturale deve trovare un posto centrale, simbolico; quindi teatro considerato come monumento, luogo da guardare più che un luogo per guardare. È un edificio sprovvisto di funzioni pratiche che ha più una funzione culturale-celebrativa, luogo di culto per la civitas piuttosto che essere luogo per rappresentazioni teatrali.
Significativo le diciture di Leonardo da Vinci a tre teatri: tre disegni di ricostruzione del teatro antico sulla base di rovine e di Vitruvio; teatri per udire messa e teatro per predicare: queste sono le funzioni per il teatro. Ciò significa che il problema della scena diventa un problema secondario, trattato in poche frasi e quasi sempre con gravi fraintendimenti sul testo di Vitruvio, il clamoroso caso dell'Alberti: pianta di teatro antico che manca nella scena (soltanto la cavea semicircolare).
Visione immagini
- Teatro romano di Orange
- Teatro romano di Sabratha (fine del 2 sec)
- Teatro romano di Bosra (inizi 2 sec d.C.)
Paradosso: sono proprio i brevi passaggi dedicati alla scena dalla quale possiamo trovare gli elementi più originali e quelli di maggior rilevanza per le pratiche sceniche. Rapporto inverso tra importanza teorica e pratica: l'edificio è importante nella teoria (tra 400-500 si è ignorata la questione di edificio che diventa importante solo da metà 500: non vi era un luogo apposito per le rappresentazioni) la scena ha invece scarso rilievo nella teoria ma grande importanza nella pratica, lo sfondo è indispensabile per le commedie e per le tragedie. Conseguenze di questo rapporto inverso: il recupero dell'edificio teatrale antico più legato all'esegesi vitruviana normativa. Teatro come edificio simbolico che in qualche modo non è solo il più importante ma è anche ciò che simboleggia tutta la città, riassume la città. Totale attaccamento al Vitruvio.
Invece nel recupero della scena antica è meno normativo il rispetto di Vitruvio subendo anche influssi: teatro medievale e le ricerche sulla prospettiva; esse fanno sì che le ricostruzioni della scena antica siano meno fedeli a Vitruvio.
Storia del teatro e dello spettacolo
Filoni culturali che si intrecciano per l'elaborazione della scena prospettica, l'analizzeremo in maniera cronologica. Non si tratta di una sequenza di fatti omogenei, come proponeva la storiografia evoluzionistica, sono quindi esperienze eterogenee. Prima esperienza che ci porta ad un trattato fondamentale: il trattato il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti tra il 1443 e 1452, edizione postuma nel 1485, ci fermeremo sul capitolo 7 dell'ottavo libro (teatro e scena).
Messa a confronto del testo vitruviano (edizione di Barbaro, quella più corretta, con tavole illustrative di Palladio) e il testo di Alberti. Tentativo di sintesi tra la scena romana, la scena classica e l'esigenza di dare uno sfondo più ideale, più funzionale, meno astratto di quello puramente architettonico della scena classica romana (non sappiamo fino a che punto dossero integrate da elementi figurativi, anche mobili, ne sappiamo pochissimo. Vedi sistema dei periatti, prismi a tre facce forse incardinati nelle 3 porte della scena, ruotavano e visualizzavano luoghi diversi, forse le 3 scene fondamentali).
Alberti parla di due o tre colonnati, la cui figura complessiva doveva essere "ex domorum habitazione" (a somiglianza delle case) tenta un compromesso in questo modo. Vitruvio parla di diverso arredo di scena tragica (palazzi, colonne...) e scena comica (case, comuni), natura nella scena boschereccia. Lettura capitolo settimo del libro ottavo dove Alberti si confronta con queste tematiche.